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La seduta, sospesa alle 14,45, è ripresa alle 15.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il ministro delle politiche agricole e forestali, il ministro dell'ambiente e della tutela del territorio ed il ministro per i rapporti con il Parlamento.
PRESIDENTE. L'onorevole Dell'Anna, al quale ricordo che ha un minuto di tempo a sua disposizione, ha facoltà di
GREGORIO DELL'ANNA. Signor Presidente, signor ministro, onorevoli colleghi, l'interrogazione presentata nel mese di novembre dello scorso anno rimane tuttora attuale dato che le ripercussioni della situazione denunciata si stanno manifestando proprio nel corso dell'inizio del 2004. Questa situazione, creatasi nel settore agricolo nazionale e, in particolare, nel meridione, non fa altro che appesantire la già grave situazione esistente. Con la riforma dell'organizzazione comune del mercato il tabacco levantino, che veniva coltivato in Puglia, in Abruzzo e in Campania, non potrà più esserlo, facendo con seguentemente venire meno un sostegno economico di forte rilevanza per le popolazioni di quelle regioni. Alla luce di questa situazione, desidereremmo sapere cosa intende fare il Governo per venire incontro alle necessità dei nostri agricoltori, che si vedono penalizzati sia dalla mancanza, nel tessuto sociale, di ingenti quantità di denaro, che derivavano dai premi comunitari, sia dalla diminuzione dell'occupazione che, di fatto, tocca tutte le aziende agricole del Mezzogiorno, sia dal collasso totale delle attività...
PRESIDENTE. Onorevole Dell'Anna, è stato chiaro; ora il Governo risponderà.
GREGORIO DELL'ANNA. Desidereremmo, ripeto, sapere come, in questa materia, il Governo si stia muovendo.
PRESIDENTE. Benissimo. Colleghi, faccio presente che la mia severità in ordine ai tempi dipende da ragioni strettamente regolamentari, che sono stringenti.
GIOVANNI ALEMANNO, Ministro delle politiche agricole e forestali. Signor Presidente, il Governo italiano ritiene che la proposta di riforma dell'organizzazione comune di mercato del settore del tabacco sia assolutamente inaccettabile. Così definita, questa rappresenterebbe un colpo gravissimo alla produzione di tabacco in tutto il sud Europa, e ciò metterebbe in crisi tutta la filiera di produzione e trasformazione di questo settore. Per l'Italia questo significherebbe mettere in crisi 135 mila posti di lavoro; una realtà che, in altri tempi, poteva rappresentare il caso FIAT o altre realtà aventi un rilievo, in termini occupazionali, ancora superiori (ad esempio, la recente questione Parmalat). Il nostro paese sarebbe colpito in interessi essenziali, tra l'altro in aree particolarmente sensibili e in province dove non ci sono alternative né agricole né industriali atte ad assorbire la manodopera in questione.
PRESIDENTE. L'onorevole Gianfranco Conte, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di
GIANFRANCO CONTE. Signor Presidente, ringrazio il ministro Alemanno che ha centrato la questione. Riteniamo che il disaccoppiamento proposto dalla Commissione europea sia molto criticabile, anche perché i tre step successivi sono assolutamente inaccettabili in quanto determinerebbero l'uscita dal comparto del tabacco di molti lavoratori del meridione.
Il ministro delle politiche agricole e forestali, onorevole Alemanno, ha facoltà di rispondere.
Noi, tra l'altro, neghiamo nettamente l'idea, avanzata dalla Commissione europea, di un rapporto diretto tra la produzione del tabacco e la lotta al tabagismo. Inoltre, poiché già il 60 per cento del tabacco greggio è importato da fuori Europa, una scomparsa della coltivazione del tabacco porterebbe ad un aumento delle importazioni senza però incidere minimamente sul vizio del tabagismo e sul consumo di sigarette. Ecco perché fin dalla proposizione di questa riforma dell'organizzazione comune del tabacco abbiamo sviluppato un'alleanza soprattutto con i paesi del sud Europa (Spagna, Portogallo e Grecia, cui si è aggregata anche la Francia) e stiamo operando, dal punto di vista diplomatico, in tutti i modi per convincere la maggioranza del Consiglio agricoltura dell'Unione europea a cambiare la posizione della Commissione. Sono in corso contatti con la Germania, con il Regno Unito e con tutte le realtà che sono sensibili a questo problema occupazionale.
La questione è complicata dal fatto che la proposta della Commissione unisce il tema dell'OGM tabacco con quello dell'olio d'oliva, che invece giudichiamo in termini favorevoli. Siamo tuttavia convinti che nei prossimi mesi, con la scadenza di marzo, anche in base agli emendamenti presentati dalla delegazione italiana al Parlamento europeo, sia possibile giungere all'obiettivo di trasformare il disaccoppiamento totale e il phasing out del sostegno al tabacco almeno in un disaccoppiamento parziale flessibile, in maniera tale che la parte accoppiata, ovvero la parte di sussidi che rimane legata alla produzione, venga focalizzata proprio nelle aree vocate e a sostegno delle province e delle realtà che maggiormente dipendono dalla produzione del tabacco.
Abbiamo informato il Presidente del Consiglio Berlusconi e abbiamo chiesto di tener presente questo tema anche nelle future riunioni del Consiglio europeo, perché si tratta realmente di un interesse vitale della nostra nazione.
Ritengo peraltro che vi sia un approccio strettamente ideologico, perché non si capisce come si possa dire da parte della Commissione che il tabacco italiano è migliorato nella qualità e nello stesso momento dire che i nostri agricoltori non sono in grado di sostenere la produzione del tabacco a livelli qualitativi. Ha detto bene il ministro: si parla anche di un rapporto con il tabagismo, cosa che è assolutamente irrilevante.
Ci sembra che la Commissione europea si stia allontanando dalle linee tracciate nella riunione di Goteborg del 2001 e nel compromesso di Lussemburgo del 2003. Credo che il Governo stia operando nella giusta direzione, poiché vanno difesi gli interessi dei lavoratori - anche stagionali -, che sono moltissimi, e a cui bisogna guardare con attenzione, per evitare la cessazione della produzione del tabacco nelle aree meridionali. Si tratta di un rischio che riguarda soprattutto piccolissimi produttori, i quali impegnano la propria famiglia, ma anche i lavoratori; occorre difenderli da certa burocrazia europea che dà alla questione dell'uso e della produzione del tabacco una soluzione assolutamente e ideologicamente falsa.


