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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Siniscalchi. Ne ha facoltà.
VINCENZO SINISCALCHI. Signor Presidente, tenendo conto dell'ultimo intervento del sottosegretario Ventucci, a me pare che il lavoro da noi svolto in questa delicata materia sia molto importante. Credo, pertanto, che i colleghi vorranno partecipare alla votazione sui principi enunciati nella mozione presentata dall'onorevole Folena, che coinvolge anche valori internazionali, in particolare quelli che fanno riferimento a convenzioni non soltanto europee. Credo che voteranno sulla base di una forte presa di coscienza del significato che attribuiamo ad un problema che si pone in relazione ad una questione di estrema contemporaneità, vale a dire quella del contemperamento delle garanzie per le persone, intese non più in senso ottocentesco e collegate solamente ad un tipo di civiltà individualista, ma facenti parte di una civiltà complessa che, soprattutto sul piano della comunicazione tra singoli (ma non solo), ha fatto
emergere una serie di problemi nuovi, attinenti alla necessità di un contemperamento delle garanzie per le persone.
Credo che al collegamento della mozione Folena (che ho sottoscritto con numerosissimi altri colleghi) con la relazione annuale del Garante per la protezione dei dati personali occorresse prestare un'adeguata attenzione, che ha trovato, ieri ed oggi, eco nelle parole del sottosegretario.
Infatti, attraverso la relazione del Garante, prendiamo atto dell'esistenza di problemi assolutamente nuovi, riguardanti le possibilità, sempre crescenti, di invasione nella sfera del privato, e della comunicazione individuale, che si produce attraverso vuoti legislativi.
Si pone la necessità, attraverso un impegno, non solo da parte del Governo, ma anche delle assemblee legislative, di una disciplina chiara in ordine al contemperamento dei diritti dei singoli, dei diritti alla riservatezza, dei diritti di libertà nella comunicazione, con le esigenze di sicurezza, che vanno sempre più crescendo negli ultimi tempi.
Si pone, altresì, il problema di una sostanziale diversità culturale che richiediamo al nostro legislatore - a noi stessi - e per la quale vogliamo che il Governo si impegni. Auspichiamo l'approvazione di provvedimenti riguardanti soprattutto il settore delle biotecnologie e che risolvano il crescente fenomeno dello spamming, l'eccessiva invadenza degli elementi di costrizione della libertà personale, che spesso sono introdotti, in maniera surrettizia, con il giusto riferimento all'emergenza terroristica ma con il travisamento completo dei problemi che pone l'emergenza terroristica nei confronti di insopprimibili esigenze riguardanti la sfera privata del cittadino.
Ebbene, rivolgiamo tale richiesta al Governo e - lo ripeto - allo stesso Parlamento. È chiaro, infatti, che un corpo di indicazioni normative non potrà essere il risultato solo del contemperamento delle decisioni governative rispetto alle convenzioni europee. Infatti, di una produzione legislativa in questa materia il più possibile aggiornata e tecnologicamente corretta ma che segni un punto di diversità culturale nei confronti del Patriot act, emesso dall'amministrazione americana dopo l'11 settembre, dovrà farsi carico anche questa Assemblea.
Vedete, onorevoli colleghi, in questa materia noi abbiamo verificato anche la forte vigilanza che esercita la Corte suprema negli Stati Uniti. Io ho avuto recentemente l'onore di guidare una delegazione della Giunta, che presiedo, a Washington, e, proprio in una delle visite e degli incontri alla Corte suprema, ci siamo trovati a dover verificare l'atteggiamento, rigorosamente e non astrattamente garantista, della Corte suprema nei confronti delle decisioni dell'amministrazione.
È vero che un malinteso senso di un ritorno della cultura dell'emergenza porta spesso a sovvertire i principi fondamentali, come quelli della Common law o come quelli fondamentali nella civiltà democratica contemporanea del Bill of rights, però è altrettanto vero che c'è il mondo dei giuristi, delle associazioni, delle organizzazioni democratiche parlamentari. Ne è una riprova il messaggio di un gruppo di autorevoli costituzionalisti italiani, che recentemente avete ricevuto nelle vostre caselle postali, nel quale sono indicati i pericoli rappresentati da quel decreto di urgenza del 24 dicembre scorso, adottato dal Governo seguendo una linea che noi ci auguriamo verrà rettificata nella discussione che si svolgerà su quel particolare provvedimento. Infatti, come sottolineano giustamente i costituzionalisti, da Azzariti a Sorrentino a moltissimi altri, come avete potuto notare, non è attraverso una restrizione dello spazio di libertà comunicativa, né attraverso una incidenza dura, pesante e repressiva sulla diffusione dei sistemi di comunicazione informatica - e parliamo soprattutto del valore fondamentale che ha Internet, oltre le deviazioni dello spamming (sapete tutti cos'è lo spamming: è quel sistema delle comunicazioni indesiderate, che rappresenta anch'esso un'aggressione alla privacy e alla libertà del singolo, ma consente il dissenso) - che può essere affrontato il tema delle garanzie; quindi, non in quel modo radicale,
stravolgente, da legge eccezionale, che è stato posto in essere dall'amministrazione americana. Altrimenti, non si produce soltanto una tenaglia, una morsa tra le garanzie da difendere e le esigenze di sicurezza da contemperare, ma si produce sostanzialmente un soffocamento della libertà di iniziativa della comunicazione informatica.
Sicurezza e terrorismo, in altri termini, non debbono e non possono mai essere un pretesto astratto, che produce una sostanziale restrizione di garanzie e che non colpisce nella direzione giusta, così come è avvenuto - e gli esempi sono stati fatti molto opportunamente nella mozione - a proposito della richiesta dell'amministrazione doganale americana all'Alitalia di fornire tutti i dati relativi anche alla scelta del cibo, che noi passeggeri facciamo, ad esempio optando per un cibo vegetariano. Così il cibo vegetariano si riconduce a quella cultura del sospetto, in virtù della quale, dopo i tragici eventi, noi dobbiamo anche finire per sospettare l'uno dell'altro sedendoci nei posti accanto, sia che si vada nei paesi islamici sia che si vada nei paesi della civiltà occidentale.
Queste sono cose che appartengono ad una visione brutale, pesante, radicalmente repressiva, e che non producono poi i risultati auspicati.
Se producessero risultati, non si comprenderebbe perché, oltre a questa giustizia unilaterale che sospende i diritti, in questo Parlamento da molti anni (soprattutto negli ultimi due anni e mezzo) si sente giustamente parlare dei diritti e delle garanzie dell'assistenza in relazione a situazioni personali. Tuttavia, la realtà è che la cultura delle garanzie deve essere sperimentata anche con una ferma barriera contro una cultura repressiva delle garanzie che si esprime attraverso...
PRESIDENTE. Onorevole Siniscalchi, come tutti i colleghi, la ascolto sempre molto volentieri per tanti motivi, anche personali. Tuttavia, lei ha esaurito il tempo a sua disposizione.
VINCENZO SINISCALCHI. Era di dieci minuti...
PRESIDENTE. Sì, ma quando uno parla bene, non se ne accorge. Prego, onorevole Siniscalchi.
VINCENZO SINISCALCHI. La ringrazio per il complimento, ma non me ne sono accorto solo perché non riesco a vedere il grande orologio di fronte a me.
PRESIDENTE. Se mi crede, glielo dico io...
VINCENZO SINISCALCHI. Onorevoli colleghi, il punto fondamentale, che è posto nella mozione che ci accingiamo e vi invitiamo ad approvare attraverso una forte presa di coscienza, è proprio quello di fornire, sì, un sistema di protezione, un sistema che privilegi la sicurezza, ma che sia anche un sistema trasparente.
Concludo con queste parole: nel 2004 sarebbe veramente assurdo reprimere indiscriminatamente la comunicazione attraverso Internet e dover registrare che tutto un sistema di controlli bancari, di mercati azionari, finanziari ed economici ha prodotto nel corso del tempo sia i disastri che non ha provocato la cultura di Internet sia la vocazione allo scandalo finanziario esplosa clamorosamente in questi giorni.
Ecco il motivo per cui mi permetto di invitarvi a votare a favore della mozione Folena n. 1-00215 (ulteriore formulazione) volta a sollecitare un impegno sul quale il Governo ha manifestato la sua disponibilità attraverso la parola del sottosegretario Ventucci (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
Onorevole Boato, so che lei parlerà con la sua sperimentata sintesi.
MARCO BOATO. Signor Presidente, così farò. Ho ascoltato con grande attenzione l'intervento che il collega Siniscalchi ha appena svolto in quest'aula e lo condivido dalla prima all'ultima parola. Proprio perché siamo nella fase finale della
mattinata, non riprendo le sue considerazioni e le faccio integralmente mie a nome dei deputati Verdi.
Ricordo anch'io, con riferimento ad una materia che, in qualche modo, si interseca con questa, l'appello dei costituzionalisti cui il collega Siniscalchi ha fatto giustamente riferimento. Sottolineo (lo ripeto: non è un argomento specifico all'ordine del giorno, ma è strettamente connesso a quello in esame) la delicatezza della discussione che si svolgerà in Commissione giustizia sul decreto-legge n. 354 del 24 dicembre 2003, su cui il Garante per la protezione dei dati personali ha attirato l'attenzione per quanto riguarda l'articolo 3, esprimendo le stesse preoccupazioni che il collega Siniscalchi ha poco fa trasmesso al Governo ed a tutta l'Assemblea.
In conclusione, annuncio anch'io il voto favorevole sulla mozione, di cui sono cofirmatario, presentata dal collega Folena.
Signor Presidente, spero di avere rispettato il suo invito alla sintesi.
PRESIDENTE. Onorevole Boato, nessuno potrebbe negarlo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Magnolfi. Ne ha facoltà.
BEATRICE MARIA MAGNOLFI. Signor Presidente, anch'io mi adeguo volentieri alle esigenze di brevità manifestate dall'Assemblea, dovute all'orario ed agli impegni connessi ai nostri lavori.
Vorrei semplicemente dire che apprezziamo la convergenza che si è verificata in quest'aula su temi così vitali per la nostra democrazia e per la qualità della stessa. Apprezziamo anche l'intervento del sottosegretario Ventucci e voteremo ovviamente a favore della mozione Folena ed altri n. 1-00215, molto tempestiva ed opportuna, che reca la firma di molti di noi. Voteremo anche a favore della mozione Antonio Leone ed altri n. 1-00304 che non contiene tutti gli aspetti che abbiamo affrontato nella nostra mozione, ma che tuttavia ci fa ben sperare per la prossima discussione che si svolgerà prima in Commissione giustizia e poi in quest'aula sul decreto-legge che il Consiglio dei ministri ha approvato il 24 dicembre e che prevede la conservazione dei dati e delle comunicazioni via Internet per cinque anni, stravolgendo in qualche modo anche l'articolo 132 del precedente codice sulla tutela dei dati personali, approvato con decreto legislativo nel luglio scorso.
Ci auguriamo che questa sensibilità sulle ragioni della sicurezza, da un lato, e sulle ragioni della libertà personale, delle garanzie e del diritto alla riservatezza, dall'altro, ragioni che vanno tenute insieme e contemperate con grande equilibrio, possa spingerci a collaborare su un testo il più possibile condiviso e che tuttavia non arretri sul piano dei diritti di democrazia sanciti dall'articolo 15 della Costituzione e dai testi adottati a livello comunitario su questi argomenti. Avevo preparato un intervento più articolato e motivato su tutti gli aspetti sollevati dalle mozioni; tuttavia, per ragioni di sintesi, chiedo l'autorizzazione alla Presidenza alla pubblicazione in calce al resoconto stenografico della seduta odierna delle considerazioni integrative del testo della mia dichiarazione di voto (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. La Presidenza lo consente sulla base dei consueti criteri.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lusetti. Ne ha facoltà.
RENZO LUSETTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, cercherò di svolgere brevemente il mio intervento, dichiarando il voto favorevole del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo sia nei confronti della mozione a firma Folena ed altri sia nei riguardi della mozione a firma Antonio Leone ed altri. Ringrazio il Governo per aver accolto preventivamente, con un parere favorevole, il contenuto di queste mozioni. Lo sottolineo perché con l'approvazione e la recente entrata in vigore del testo unico sulla privacy, l'Italia ha recepito la direttiva europea che disciplina proprio il trattamento dei dati personali e la tutela della vita privata nel settore delle
comunicazioni elettroniche, in parte rispondendo all'esigenza diffusa di rafforzare la tutela della riservatezza ed anche introducendo specifiche sanzioni penali.
Tuttavia, e mi rivolgo ai rappresentanti del Governo presenti in aula, vorrei svolgere un'osservazione, dal momento che recentemente il Governo ha adottato un decreto-legge che ha suscitato qualche inquietudine in molti colleghi parlamentari. Mi riferisco al decreto-legge n. 354 del 2003 adottato alla vigilia di Natale. Noi vorremmo che, nel tutelare i cittadini, non si gravi proprio su quei soggetti che operano nel mercato - mi riferisco ai cosiddetti Internet service provider - e che spesso possono essere ritenuti corresponsabili in una attività che li vede invece gestori di un sistema di servizi ad alto valore aggiunto.
Vorrei approfittare della dichiarazione di voto sulle mozioni per contestare il contenuto del recente decreto-legge che obbliga i fornitori di accesso ad Internet a conservare per un periodo di 60 mesi i dati relativi alle connessioni, con tutti gli elementi utili ad individuare data, ora e durata del collegamento, esclusi naturalmente i contenuti. Non si comprende per quale ragione i cosiddetti Internet service provider debbano farsi carico di un meccanismo così oneroso, che non ha una stretta attinenza con il loro business; è ipotizzabile tuttavia la possibilità per il Garante di detenere, sempre per la durata di 30 giorni, tali dati in un libro bianco, una volta effettuata regolare segnalazione ai cosiddetti Internet service provider.
Sembra importante utilizzare il parere favorevole del Governo su queste mozioni anche per l'imminente discussione del decreto-legge alla Camera; esso dovrà essere oggetto di una discussione molto attenta e ponderata sia rispetto alla tutela della privacy, sia rispetto alla tutela della sicurezza dei cittadini. Per questo, e mi avvio alla conclusione, auspico un'iniziativa legislativa ad hoc sul cosiddetto spamming, dal momento che si tratta di una materia delicata sul versante delle comunicazioni non sollecitate, che merita proprio per questo un attento esame da parte del Parlamento.
Dobbiamo anche tenere presente che una normativa nazionale potrebbe scontrarsi con la natura stessa del fenomeno dello spamming che ha un carattere più vasto: europeo ed internazionale.
Tale direttiva lascia impregiudicata la possibilità per gli Stati membri di prevedere sanzioni amministrative e penali (queste ultime, peraltro, sono previste dal testo unico), ma nulla vieta che il Parlamento decida di inasprirle qualora si tratti della sicurezza dei cittadini. In realtà, auspichiamo proprio un rafforzamento - lo dice in maniera specifica la mozione Folena ed altri n. 1-00215 - della lotta contro lo spamming.
Vorrei ricordare, infine, che la legge n. 248 del 2000 sulla tutela del diritto d'autore si è rivelata, a mio avviso, un modello da seguire per tutti gli Stati membri. Anche sulla base di tale felice esperienza, approvata durante il Governo di centrosinistra, potremmo farci promotori, in Italia ed in sede europea, di iniziative legislative ad hoc tese a rendere molto più efficace la lotta allo spamming e, di conseguenza, l'effettiva tutela della privacy.
Per tali motivi ed anche con la suddetta prevenzione rispetto al decreto-legge varato dal Governo alla vigilia di Natale, che suscita in noi qualche preoccupazione, dichiaro il voto favorevole della Margherita (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Antonio Leone. Ne ha facoltà.
ANTONIO LEONE. Signor Presidente, la mozione dei deputati della Casa delle libertà di cui sono primo firmatario è diretta ad impegnare il Governo in maniera non incisiva ma piuttosto blanda - rispondo per un attimo alla collega Magnolfi - ad intervenire sui fenomeni in questione per limitare gli effetti negativi
prospettati. La nostra mozione fornisce indicazioni di massima perché si tratta di argomenti di estrema delicatezza e di complessità tecnica. La materia deve essere vagliata e valutata con estrema attenzione.
Dunque, riteniamo che queste siano le uniche richieste ragionevoli da avanzare: in ciò ci siamo differenziati rispetto alla mozione presentata dall'opposizione. Mi riferisco, ad esempio, alla richiesta da parte della mozione Folena ed altri n. 1-00215 (poi «dimagrita» ed accettata dal Governo) di garantire tout court il diritto dei cittadini a non essere localizzati. Pur essendo ciò condivisibile sul piano dei principi, si omette di prevedere, come invece facciamo nel nostro documento, che la localizzazione deve essere possibile quando sia in gioco un forte interesse pubblico, quale può essere la necessità di perseguire reati gravi. È di questi giorni la notizia di una serie di interventi svolti grazie anche all'utilizzo di tali strumenti. Chiaramente, deve sempre esservi la garanzia della specifica richiesta da parte della magistratura.
Mi riallaccio per un attimo alla questione sollevata anche dal collega Lusetti sul decreto-legge n. 354 del 2003, che modificava il decreto legislativo n. 196 del 2003. Si ipotizza un periodo di 30 mesi per la messa a disposizione dei dati di traffico per altre finalità e si raddoppia tale periodo a 60 mesi senza derogare all'articolo 15 della Costituzione. Infatti, si può derogare soltanto per finalità connesse all'uso della giustizia: al comma 3 dell'articolo 3 si deroga al comma 1, prevedendo che, dopo la scadenza del termine indicato dal comma 1, il pubblico ministero richiede al giudice, che decide con decreto motivato, l'autorizzazione ad acquisire i dati. È fatta salva dunque la garanzia prevista dall'articolo 15 della Costituzione ed è fatto salvo anche il periodo di utilizzo tout court dei 30 mesi, essendo il raddoppio a 60 mesi legato alle suddette finalità.
C'è un altro aspetto della mozione presentata dall'opposizione che non condividiamo ed è quello della richiesta di una limitazione della trasmissione dei dati relativi ai passeggeri dei voli diretti verso gli Stati Uniti. Ciò in quanto su tale questione il Governo dovrebbe essere libero di agire in base a criteri di opportunità, dato che non possiamo correre il rischio di mettere in crisi i collegamenti diretti con gli Stati Uniti, qualora questa condizione fosse posta come necessaria per tutti i passeggeri dei voli diretti in quella nazione.
Riteniamo che l'aver messo a confronto le richieste avanzate dalla mozione presentata dall'onorevole Folena con quelle contenute nella mozione presentata dalla Casa delle libertà ed anche il fatto che il gruppo di Forza Italia - ma ritengo l'intera Casa delle libertà - voterà a favore di entrambe le mozioni dimostri come si tratti di un argomento delicato, che è sotto gli occhi di tutti, oltreché connotato da una pericolosità che non deve lasciare assolutamente spazio a strumentalizzazioni. Non dobbiamo infatti mai dimenticare che il diritto di ogni cittadino deve essere comunque circoscritto e non può invadere la sfera dei diritti altrui. In uno stato democratico la funzione legislativa del Parlamento e l'attività del Governo devono essere quindi tese, alla salvaguardia di tutti i cittadini.
Nel preannunciare, pertanto, un voto favorevole su entrambe le mozioni, vorrei aggiungere che partecipiamo con piacere a questo dibattito - mi scuso, peraltro, per aver rubato qualche minuto ai colleghi -, perché così potrà essere portato all'attenzione dell'intero paese l'atteggiamento del Governo davanti a questi delicatissimi problemi (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
PRESIDENTE. Mi permetto di sottolineare che l'importanza è anche nella motivazione del provvedimento, che spesso è meramente formale e ripetitiva. Forse è bene specificare che un provvedimento deve essere motivato.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cannella. Ne ha facoltà.
PIETRO CANNELLA. Premesso che annuncio, fin da ora, il voto favorevole del
gruppo di Alleanza nazionale su entrambe le mozioni e che consegnerò agli atti la mia dichiarazione di voto integrale, vorrei tuttavia esprimere alcune considerazioni su questo argomento, perché lo ritengo certamente centrale e delicato. Le esigenze di sicurezza, in un periodo storico in cui i fenomeni terroristici e criminali ormai colpiscono su scala planetaria in maniera inusitata, certamente pongono la questione pesante del rapporto fra sicurezza e libertà.
Credo che un elemento di chiarezza sul diritto alla riservatezza nelle comunicazioni possa venire da trattati internazionali che hanno affrontato seriamente il problema. Mi riferisco ad esempio alla dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, che all'articolo 12 recita che nessuno deve essere soggetto ad arbitrarie interferenze nella propria privacy e che ognuno ha il diritto alla protezione della legge contro ogni interferenza. Mi riferisco, inoltre, alla Convenzione internazionale per i diritti civili e politici, dove nell'articolo 17 è scritto che nessuno deve essere soggetto ad arbitrarie o illegali interferenze nella propria privacy. Dunque, vi sono una serie di convenzioni che pongono in evidenza due termini: arbitrario e illegale. Tali termini sono il vero anello di congiunzione tra la privacy e la sicurezza nazionale.
In questo senso, il rafforzamento delle normative in materia di privacy non può prescindere da un analogo rafforzamento delle disposizioni sul trattamento dei dati, ad esempio telefonici, dai quali dipende in modo determinante la sicurezza dello Stato. Ovviamente condivido quanto espresso dal collega Leone e vorrei aggiungere, a titolo esemplificativo, che grandi operazioni antiterroristiche sono state condotte proprio grazie all'utilizzo e alla consultazione di dati telefonici. Mi riferisco alle indagini contro gli autori degli attentati ai danni dei professori D'Antona e Biagi, così come, ad esempio, ad altre indagini che hanno consentito la localizzazione di pericolosi criminali latitanti. Ecco perché ritengo che sia certamente importante avere un quadro normativo che garantisca la tutela della riservatezza e della libertà del cittadino e che comunque garantisca la conservazione dei dati telefonici di rete fissa, mobile e di Internet, che sono fondamentali nell'ambito di un utilizzo non arbitrario né illegale volto a salvaguardare la sicurezza dei cittadini e dello Stato.
Esprimeremo, comunque, un convinto voto favorevole sulle mozioni presentate, insieme, credo, a tutti gli esponenti della Casa delle libertà, consapevoli che le esigenze legittime di sicurezza non possono certamente travalicare la libertà e la democrazia.
Chiedo alla Presidenza l'autorizzazione alla pubblicazione in calce al resoconto stenografico della seduta odierna delle considerazioni integrative della mia dichiarazione di voto (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
PRESIDENTE. La Presidenza lo consente sulla base dei consueti criteri.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mascia. Ne ha facoltà.
GRAZIELLA MASCIA. Signor Presidente, mi pare che il dibattito abbia sottolineato almeno tre aspetti: che le nuove tecnologie non sono e non possono essere considerate neutre, che è cresciuta la sensibilità dei cittadini sui temi della riservatezza ed, infine, che la tutela della privacy non è e non può essere considerata come un ostacolo alla sicurezza, perché anche la democrazia ha un costo.
Nel dibattito si è sottolineata la modifica, avvenuta negli ultimi anni, del contesto in cui si inquadra la questione, in particolare dopo il settembre 2001: abbiamo assistito ed assistiamo anche in questi giorni, in queste settimane ad una continua intrusione, proprio in nome della sicurezza, nella vita di cittadini.
Già in passato le carte di credito hanno consentito di conoscere, di approfondire, di studiare l'abitudine dei consumatori, l'identità del cittadino a fini commerciali; oggi questi stessi dati possono e, spesso, vengono usati per altri scopi, in un mondo in cui tutto viene guardato con sospetto e
si è determinata una sorta di guerra tra civiltà. Pertanto, i sospetti sorgono se si ha di fronte un cittadino straniero o di religione diversa.
È stato, inoltre, sottolineato come sia difficile difendersi dall'uso della pubblicità su Internet, nonostante le norme ricordate dal sottosegretario (molte sono le intrusioni nella nostra vita) e come qualsiasi strumento, apparente o reale, di miglioramento della nostra vita quotidiana (mi riferisco alle tessere sanitarie o alle carte di identità elettroniche) possa, da elemento positivo, trasformarsi in uno strumento che si ritorce contro di noi. Senza determinate e rigorose regole, dunque, di registrazione, di archiviazione o di accesso agli atti che questi strumenti mettono a disposizione si possono manifestare discriminazioni pesanti (basti pensare ai posti di lavoro, all'uso che può essere fatto di questi dati nel mercato del lavoro o all'utilizzo che spesso ne fanno in altri paesi le assicurazioni).
Rispetto a tutto ciò è aumentata la consapevolezza, ma, dopo l'11 settembre, credo vi siano nuovi elementi di preoccupazione. È stato ricordato in questa sede come, in nome della lotta al terrorismo, siano state introdotte alcune misure che non solo violano la privacy, ma mettono a repentaglio le libertà e le garanzie fondamentali dei cittadini.
La Corte suprema degli Stati Uniti, proprio in questi giorni ha confermato il Patriot act, vale a dire la possibilità di arrestare arbitrariamente persone accusate di terrorismo, senza diffonderne i nomi, le ragioni ed i luoghi delle detenzioni (si tengono segrete perfino le accuse). Vi è all'incirca un migliaio di persone che si trova in tali condizioni; ricordo, inoltre, l'esperienza tragica di 600 detenuti a Guantanamo, tra cui anche diversi europei e, forse, come qualcuno afferma, anche cittadini italiani, i quali sono segregati in condizioni non degne di paesi civili (in contrasto, peraltro, con tutte le norme internazionali).
Non emerge questa situazione né in Italia né in Europa. Tuttavia, vi è un accumulo di informazioni, di dati relativi alla nostra vita, di intrusioni che, credo, giustifichino le preoccupazioni emerse da molti interventi. Ci è stato fornito un dato - lo vorrei citare - circa la questione delle intercettazioni: sappiamo che con le leggi emergenziali sono state facilitate, in modo indiscriminato, le intercettazioni senza autorizzazione da parte della magistratura (da 230 milioni di euro, spesi nel 2002, si passa a circa 300 mila euro spesi nel 2003, dato sempre in crescita) e, soprattutto, quelle che, spesso, vengono usate non per avvalorare certe accuse, come accade anche in altri paesi, ma, addirittura, per costruirle; intercettazioni che, pertanto, non si pongono a sostegno di prove già esistenti, ma costituiscono elementi di accusa.
Si sono create situazioni preoccupanti, sulla base di intercettazioni e di ricostruzioni a mio avviso spesso abnormi. Di tali intercettazioni si è fatto un uso molto discutibile e non opportuno, che ha condotto ad inchieste che abbiamo contestato alla radice proprio per la loro costruzione e, recentemente, anche all'espulsione di cittadini stranieri semplicemente sulla base di opinioni espresse nel corso di intercettazioni.
Ritengo che siano elementi sui quali riflettere nel momento in cui si decide di legiferare su materie come queste. In Europa e nel nostro paese esiste già il problema - che non è stato risolto nel corso di questi mesi, proprio perché tutti i paesi si muovono al riguardo con cautela - della richiesta dei dati personali avanzata con grande pressione dagli Stati Uniti, che di certo le osservazioni testé svolte dal collega Antonio Leone non contribuiscono a risolvere. Vi sono aspetti attinenti alla democrazia che non possono essere giustificati da nessuna di tali richieste.
Esiste soprattutto la preoccupazione espressa dal Garante della privacy a seguito del decreto approvato lo scorso dicembre. Peraltro, ancor prima che esso entri in vigore, siamo di fronte ad un nuovo decreto che allunga i tempi di conservazione dei dati, estendendoli al traffico su Internet.
Di tali tempi, derivanti anche da una determinazione della Commissione antimafia, si era già discusso ed il Governo inizialmente aveva proposto un termine più breve; infatti, in tutti i paesi europei è previsto al massimo un periodo di conservazione di 12 mesi. Pertanto già allora si era provveduto ad allungare tale periodo - a mio avviso, impropriamente - e oggi, sull'onda della necessità derivante dalla lotta al terrorismo, si estende ulteriormente tale termine. A tale proposito non solo vi è una preoccupazione espressa dallo stesso Garante, ma anche - come ricordato ieri dal collega Folena - una presa di posizione di illustri giuristi che evidenzia l'esistenza di un conflitto tra questo decreto e le norme costituzionali sulla libertà e la segretezza delle comunicazioni e sulla libertà di manifestazione del pensiero.
Ritengo che la discussione sulle presenti mozioni sia stata opportuna e che il parere favorevole espresso dal Governo su entrambe sia un segnale che evidenzia una disponibilità al dialogo. Infatti, tra qualche settimana, ci troveremo a discutere di questo decreto che, a mio avviso, rappresenta una questione assai importante. Nel frattempo, esprimiamo un voto favorevole non solo sulla mozione Folena, che abbiamo sottoscritto, ma anche su quella a prima firma Antonio Leone.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Caparini. Ne ha facoltà.
DAVIDE CAPARINI. Signor Presidente, le mozioni in esame hanno sicuramente il merito di affrontare una serie di problematiche relative al trattamento dei dati personali. Particolare riferimento è stato fatto ai nuovi strumenti di comunicazione, quindi ad Internet e alla telefonia mobile.
Ricordo che sono tre i provvedimenti importanti riguardanti questa materia, due dei quali di recente attuazione. Mi riferisco al recepimento della direttiva 96/2/CE in tema di comunicazioni mobili e personali e al provvedimento riguardante la fornitura di accesso ad Internet, oltre, ovviamente, alla legge sulla privacy, che paga lo scotto di doversi confrontare con nuovi strumenti di comunicazione e, conseguentemente, perde, in molti casi, d'incisività. A questo riguardo un esempio è sicuramente rappresentato da Internet e dagli strumenti che, di giorno in giorno, sono utilizzati per contattare l'utente di Internet: lo spamming - il vero e proprio diluvio di e-mail di cui l'utente, potenziale consumatore, è fatto oggetto -, cui si fa riferimento nella mozione Folena ed altri n. 1-00215, è uno di questi. Oltre allo spamming occorre citare anche l'utilizzo di cookie che sono delle vere e proprie insidie per i personal computer dato che consentono una e vera e propria tracciabilità del profilo dell'utente in Internet e, quindi, ne condizionano i gusti e le possibilità di consumo.
Rimane poi il fatto che la telefonia, fissa e mobile, pone, in questi anni di grandissima evoluzione, forti dubbi e gravi problemi per quanto riguarda la tutela dei dati personali e la tutela della privacy. La possibilità tecnica di localizzazione dell'utente e la conservazione dei dati relativi al traffico sono sicuramente argomenti che devono essere soggetti a regolamentazione e al rispetto della riservatezza dei dati del cittadino. Va sottolineato, comunque, che queste pratiche non rivestono necessariamente dei connotati negativi; si pensi, ad esempio, all'uso dei controlli dei dati sensibili in giudizio durante le indagini difensive. A questo riguardo desidero citare le interrogazioni presentate da parlamentari del gruppo della Lega Nord Federazione Padana in ordine ad uno dei casi più eclatanti d'utilizzo di questi dati; caso che, purtroppo, ha determinato delle indicazioni fallaci dei dati di traffico da parte del gestore, Telecom Italia mobile. Faccio riferimento al processo per omicidio del compianto giuslavorista Marco Biagi; allora, gli inquirenti poterono constatare che i tabulati della Telecom erano, purtroppo, inaffidabili, cioè non c'era una precisa corrispondenza tra le telefonate effettuate e quelle che il compianto Marco Biagi aveva denunciato di aver ricevuto. Questo fatto ha posto una serie di problematiche
che sono tuttora alla nostra attenzione e che dovranno essere affrontate in questa sede, tenuto conto delle numerose interpellanze che, come gruppo della Lega Nord Federazione Padana, abbiamo presentato, perché tutto ciò pone dei grossi dubbi e getta delle ombre sull'attendibilità dei dati in questione. Peraltro, oltre agli aspetti relativi alle indagini, con riferimento alla fondatezza e alla veridicità dei dati a base di molti processi, vi è anche un problema meramente economico di non poco conto. Poiché, infatti, sul traffico di telefonate si basa l'entità delle bollette degli utenti, qualora la quantificazione del traffico sia inesatta ne consegue che anche le bollette potrebbero essere inesatte. Al riguardo, ritengo che il Governo debba, insieme all'Autorità garante, prestare particolare attenzione.
C'è poi anche un ulteriore aspetto che riveste notevole importanza; mi riferisco alla richiesta degli Stati Uniti d'America di trasmissione dei dati relativi ai passeggeri dei voli internazionali.
Se da una parte la lotta al terrorismo rappresenta un obiettivo primario di tutte le società democratiche, dall'altro va rilevato come tale richiesta interessi un numero ingente di passeggeri (si calcola tra i 10 e gli 11 milioni di passeggeri ogni anno) e si scontra quindi con il rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali, fra cui quello oggetto delle mozioni in esame, ovvero il diritto alla privacy e alla protezione dei dati personali, che - lo ricordo - sono tutelati da una direttiva europea, dall'articolo 8 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea.
In tal senso, non possiamo che richiamare l'esigenza di un'azione bilaterale - e non unilaterale, come quella alla quale purtroppo oggi stiamo assistendo - e quindi invocare una forte e cogente azione da parte dell'Unione europea al fine di ottemperare al dettato dell'articolo 25 della direttiva, che prevede che gli Stati membri possano consentire il trasferimento dei dati verso un paese terzo, a condizione che il paese terzo garantisca un livello di protezione adeguato dei dati stessi.
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.
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