Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 406 del 14/1/2004
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Si riprende la discussione del disegno di legge di conversione n. 4548.

(Ripresa dichiarazioni di voto finale - A.C. 4548)

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Russo Spena. Ne ha facoltà.

GIOVANNI RUSSO SPENA. Signor Presidente, il gruppo di Rifondazione comunista voterà contro il disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 315 del 2003, che va anche al di là della normativa relativa alla composizione delle commissioni per la valutazione di impatto ambientale e i procedimenti autorizzatori per le infrastrutture di comunicazione elettronica.
Constatiamo innanzitutto che l'uso del decreto-legge nel caso in esame - in verità spesso accade in questa legislatura - è del tutto scorretto. Contestiamo dunque l'uso di tale strumento: non ricorrono infatti, a nostro avviso, i requisiti di necessità e di urgenza. Il fine del decreto-legge sembra essere costituito esclusivamente da un assetto dei poteri che il Governo intende ricostruire e controllare attraverso un sistema che richiama più o meno lo spoils system, che non è uno strumento che si conforma alla struttura amministrativa del nostro Stato e del Ministero in questione.
L'occasione per la decretazione d'urgenza è stata costituita dalla sentenza della Corte costituzionale n. 303 del 1o ottobre 2003. Si tratta di un'occasione colta come alibi per mettere mano, da parte del Governo, alla commissione per la valutazione di impatto ambientale. Il motivo - è molto semplice dedurlo dalla discussione che si è svolta, oltre che dalla normativa - è certamente rappresentato dall'esigenza di aumentare il numero dei componenti la commissione per la valutazione di impatto ambientale, che passano da venti a trentacinque, e soprattutto di sostituire gli attuali membri con altri che siano magari più inesperti ma più affidabili per il Governo. Un Governo, giova ricordarlo, impegnato spasmodicamente nell'imporre i progetti relativi alle grandi opere pubbliche, ma impegnato anche, ad esempio, nell'individuazione del sito per le scorie nucleari, militarizzando scelte e gestioni e diventando controparte delle comunità locali e delle stesse istituzioni decentrate, oltre che della comunità scientifica, come è accaduto per il caso di Scanzano Jonico.
Appare, in tal modo, evidente come il vero obiettivo del decreto-legge non sia certamente il recepimento della sentenza della Corte costituzionale, che sarebbe un atto giusto ed accettabile. In realtà, il decreto-legge entra in rotta di collisione con le sentenze di alcuni tribunali amministrativi regionali che hanno reintegrato nella commissione per la valutazione di impatto ambientale alcuni componenti che il Governo ha cercato di escludere per via amministrativa e, fallita l'operazione amministrativa, con il colpo di mano pretestuoso che lo stesso decreto-legge configura.
Vi è un secondo elemento grave. Mi riferisco a ciò che il Governo configura con l'articolo 4 del provvedimento. Nonostante il decreto legislativo 20 agosto 2002, n. 190, riguardante i ripetitori della telefonia mobile ovvero la loro liberalizzazione, sia stato dichiarato incostituzionale perché viola palesemente le prerogative degli enti locali, con l'articolo 4 del presente provvedimento si opera una sanatoria di fatto, che permette di ottenere le autorizzazioni riguardanti i ripetitori, in pratica sanando le autorizzazioni avviate con il decreto legislativo n. 190 del 2002, sul quale è intervenuta la Corte costituzionale.
Come sappiamo, il decreto-legge, entrato in vigore il 19 novembre 2003, ha il chiaro obiettivo di salvare tutti gli impianti di telefonia mobile le cui procedure autorizzatorie siano state avviate durante il regime del cosiddetto decreto Gasparri, dichiarato incostituzionale dalla Corte costituzionale il 1o ottobre 2003. Si tratta


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della sentenza n. 303 del 2003. Con l'articolo 4 di questo decreto-legge si prevede, infatti, di disciplinare tali impianti con le modalità autorizzatorie previste dal nuovo codice delle comunicazioni elettroniche, entrato in vigore prima della sentenza della Consulta e che rappresenta, in gran parte, una fotocopia dell'incostituzionale decreto Gasparri.
Ricordo, inoltre, che tutte le autorizzazioni concesse dai comuni in ottemperanza al decreto Gasparri mancavano di due documenti fondamentali: l'elenco delle antenne strategiche e l'accordo con le regioni per la loro puntuale localizzazione. Tali autorizzazioni, quindi, andrebbero tutte - proprio tutte - annullate, in quanto atti amministrativi non esauriti, come si dice con un termine tecnico, ai quali va applicata la retroattività della sentenza n. 303 del 2003, della Corte costituzionale, che ha dichiarato incostituzionale, come detto, il decreto Gasparri.
In conclusione, in base a tali motivazioni, espresse anche da tanti comitati ed associazioni localizzati sull'intero territorio nazionale - vi è, infatti, una sensibilità diffusa ed organizzata su questi temi -, i deputati di Rifondazione comunista voteranno contro la conversione in legge del decreto-legge, anche per il rapporto che li lega a queste organizzazioni.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zanella. Ne ha facoltà.

LUANA ZANELLA. Signor Presidente, abbiamo illustrato ed argomentato a lungo e in modo approfondito gli aspetti di incostituzionalità riscontrabili nel decreto-legge di cui oggi chiedete la conversione in legge. A suo tempo, abbiamo presentato - e voi avete puntualmente bocciato - questioni pregiudiziali di costituzionalità, che siamo costretti a porre praticamente per ogni decreto-legge e per molti disegni di legge. Nel corso del dibattito sia in Commissione che in Assemblea, al Senato e alla Camera, è stato ribadito che, ancora una volta, ci troviamo di fronte all'abuso della decretazione d'urgenza, in questo caso fondata su presupposti assolutamente e ancor più inaccettabili. La Corte costituzionale ha chiesto l'integrazione della commissione speciale per la valutazione di impatto ambientale prevista dalla legge 21 dicembre 2001, n. 443, con un rappresentante delle regioni e delle province autonome di volta in volta coinvolte nell'opera da valutare.
Ora, voi avete approfittato della necessità di applicare questa sentenza per intervenire anche sulla commissione ordinaria con il sistema dello spoils system, dimissionando quei commissari che vi sembravano scomodi. In effetti, come sottolineavo nel mio intervento di ieri, il problema è di ordine culturale, di cultura politica. Infatti, la VIA da questo Governo è considerata uno dei tanti «lacci e lacciuoli» che impedirebbero al paese di decollare realizzando le grandi opere e le infrastrutture necessarie per il suo sviluppo, mentre la commissione per la valutazione di impatto ambientale dovrebbe essere considerata uno degli strumenti indispensabili, utili, necessari per garantire la qualità stessa dello sviluppo, così come la qualità, l'efficacia e il rispetto da parte di chi è preposto alle decisioni sui diritti delle popolazioni di volta in volta coinvolte nella realizzazione delle opere.
Abbiamo cercato - e credo che ci siamo riusciti - di fare assoluta chiarezza su questa sorta di «telenovela» rispetto alla commissione ordinaria; noi ambientalisti, noi verdi, abbiamo presente, ad esempio, il parere negativo che la commissione ha espresso sul MOSE e sul consolidamento del ciclo del cloro a Porto Marghera. Si tratta di una questione politica di primaria importanza. Il ministro deve ancora rispondere ad interrogazioni presentate dall'opposizione in merito ai pareri che non sono stati ancora resi pubblici e che sono stati già adottati da parte della vecchia commissione VIA; così come non è stata fatta chiarezza rispetto alle scelte in ordine alla valutazione di impatto ambientale per le opere facente parti del sistema MOSE sottoposte alle procedure di VIA regionale e non statale. Infatti, quando fa comodo, il federalismo


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viene invocato e perseguito, a prescindere dalla legge e dal dettato costituzionale; quando invece non fa comodo, si ricorre alle forme più spregevoli di centralismo e di decisionismo, a prescindere dal coinvolgimento degli enti locali e delle regioni.
Lo strumento utilizzato, il decreto-legge in questo caso, non serve nient'altro che a bypassare la sentenza del TAR e a sottrarsi a quella del Consiglio di Stato, che sarebbe dovuta intervenire nel prossimo aprile. Le modifiche in base alle quali il ministero avrebbe dovuto procedere al reintegro dei commissari legittimamente dimissionati vengono così evitate e si procederà alla nomina di una commissione gradita e addomesticata. Lo strumento adottato appare ancora più inadeguato a fronte della possibilità intrinseca alla legge delega Lunardi, che prevede un lasso di tempo fino a tre anni anche per le eventuali correzioni rese necessarie a seguito dell'applicazione dei decreti legislativi adottati.
Rispetto all'articolo 4, vorrei anch'io sottolineare alcuni aspetti che forse non sono stati ancora ben messi in luce, riprendendo anche quanto detto dal collega Russo Spena. L'articolo 4, di fatto, prevede una sanatoria rispetto a tutti gli interventi in itinere, in modo tale che non vengano interrotti dopo la dichiarazione di incostituzionalità del decreto Gasparri, in quanto in quel caso il decreto legislativo n. 198 del 2002 è stato integralmente dichiarato incostituzionale perché venivano violate le competenze degli enti locali in ordine al governo del territorio.
Il citato decreto legislativo disponeva che le autorizzazioni per l'installazione di impianti di telecomunicazioni potessero essere rilasciate con procedure semplificate, e che potessero operare in deroga agli strumenti urbanistici e all'articolo 8 della legge n. 36 del 2001, in materia di elettromagnetismo. In sostanza, l'articolo 4 dovrebbe normare il regime transitorio tra il richiamato decreto e la sentenza della Corte costituzionale; inoltre, prevede che siano da ritenersi validi i termini di presentazione delle domande avanzate secondo la procedura del decreto Gasparri. I tempi di risposta da parte degli enti locali dovrebbero essere quelli previsti dagli articoli 87 e 88 del decreto legislativo n. 259 del 2003, quindi molto ristretti. Il rischio è l'impossibilità di vaglio delle richieste, cui conseguirebbe un'autorizzazione praticamente automatica, con conseguenze deleterie per la salute delle persone, per l'ambiente e per lo stesso ordine pubblico, visto l'acuirsi del conflitto sociale a causa del proliferare, soprattutto in tempi recenti, delle antenne «selvagge».
Ricordo, inoltre, che il comma 3 dell'articolo 86 del codice delle comunicazioni - appunto, il decreto legislativo n. 259 del 2003, emanato prima della sentenza della Corte costituzionale che dichiarava l'incostituzionalità del decreto legislativo n. 198 del 2002 - prevede che le infrastrutture di reti pubbliche di comunicazione siano assimilabili alle opere di urbanizzazione primaria.
Vorrei che venisse compreso questo aspetto: cosa significa ciò concretamente, che conseguenze ha sull'attività e sugli interessi degli enti locali? Significa che gli operatori non pagheranno oneri di urbanizzazione per l'occupazione del suolo pubblico o per le opere di urbanizzazione, con la possibilità di utilizzare gli istituti dell'esproprio e la servitù di passaggio come per le altre opere tecnologiche. Quindi, per quanto riguarda le reti sotterranee, sarà addirittura possibile effettuare un intervento di variante di piano regolatore. Di fatto, l'articolo 4 non soltanto sana i procedimenti avviati sotto un regime messo in atto da un decreto legislativo valutato come incostituzionale dalla Corte costituzionale, ma non rimette sul giusto binario la complessiva normativa in relazione ad uno dei temi più caldi, che è anche oggetto di conflitto e di grande preoccupazione a livello di enti locali, tant'è vero che la stessa ANCI ha preso in mano tutta la complessa problematica.
Per questi motivi, Presidente, rappresentanti del Governo e colleghi, il gruppo dei Verdi esprimerà convintamente un voto contrario alla conversione in legge del decreto-legge in esame.


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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Parolo. Ne ha facoltà.

UGO PAROLO. Signor Presidente, intervengo solo per dichiarare il voto favorevole del gruppo della Lega Nord Federazione Padana.
Il nostro gruppo è favorevole all'approvazione di questo provvedimento, che riteniamo necessario ed utile per consentire il corretto svolgimento dell'iter burocratico ed amministrativo di approvazione delle opere strategiche e non, che sono attese nel nostro paese. Siamo di fronte a sentenze della Corte costituzionale e di un tribunale amministrativo che, di fatto, hanno paralizzato l'attività di due importanti commissioni, la commissione VIA e la commissione VIA per le opere strategiche. La strada scelta dal Governo ci sembra quella più ragionevole; tra l'altro, è anche quella indicata dalla Corte costituzionale.
Le contestazioni mosse dall'opposizione, soprattutto riguardo all'opportunità di procedere anche al rinnovo completo della commissione per la valutazione di impatto ambientale per le opere non strategiche, ci sembrano puramente strumentali. A nostro avviso, il Governo ha fatto bene, visto che se ne presentava l'opportunità, a rinnovare completamente entrambe le commissioni, anche perché, se il principio espresso dalla Corte costituzionale vale per la commissione per la valutazione di impatto ambientale delle opere strategiche, tale principio, per analogia, dovrebbe valere anche per la commissione di valutazione delle opere ordinarie. Se per la costituzione della commissione per la valutazione di impatto ambientale delle opere strategiche è necessario prevedere una rappresentanza delle regioni al suo interno, infatti, tale necessità dovrebbe valere anche per l'altra commissione di valutazione. Pertanto, è corretto che il Governo e il ministro abbiano previsto una nuova composizione della suddetta commissione, integrandola con i rappresentanti regionali.
È questo, a nostro avviso, il nodo centrale della questione, ma nelle dichiarazioni di voto dei rappresentanti dell'opposizione questo aspetto è stato completamente omesso. Infatti, non si procederà solamente al rinnovo dei membri che siederanno in queste importanti commissioni, ma verranno modificati anche i criteri di nomina e di rappresentatività, perché vorrei ribadire che, a seguito dell'approvazione del presente decreto-legge, all'interno delle commissioni per la valutazione di impatto ambientale vi saranno anche i componenti designati dalle regioni.
Pertanto, in conclusione, il gruppo della Lega Nord Federazione Padana ribadisce il proprio voto favorevole sul provvedimento, nella convinzione che le numerose opere strategiche attese nel nostro paese non debbano incontrare intralci nel loro iter amministrativo-burocratico. Quanto ai sospetti che le nuove nomine potrebbero essere effettuate in maniera non adeguata, invito, ancora una volta, a rileggere il testo del decreto-legge, nel quale vengono fissati, in maniera puntuale, i criteri di nomina.
Infine, lasciatemi sinceramente dire che, se dovessimo esprimere un giudizio sull'operato delle precedenti commissioni, ci sarebbe molto da dire: basti considerare i tempi lunghissimi e gli anni di attesa cui si è dovuto sottostare per ottenere i pareri della commissione per la valutazione di impatto ambientale riguardo alla realizzazione di opere che i cittadini attendevano da anni e che spesso stanno ancora attendendo (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega Nord Federazione Padana, di Forza Italia e di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Villari. Ne ha facoltà.

RICCARDO VILLARI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori rappresentanti del Governo, le dichiarazioni di voto finali sul decreto-legge al nostro esame vedono il gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo contrario all'approvazione di tale provvedimento, così come, del resto, è


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emerso dagli interventi svolti nelle precedenti sedute.
Nel ripercorrere oggettivamente l'iter di questo decreto-legge, c'è solo l'imbarazzo della scelta degli aspetti da cui partire, poiché si tratta di un vero e proprio pasticcio, che non condividiamo né nel metodo, né nel merito.
In primo luogo, infatti, si invoca la sentenza della Corte costituzionale, su sollecitazione delle regioni, sentenza che ha recepito le osservazioni avanzate dagli enti locali a proposito dell'integrazione della commissione per la valutazione di impatto ambientale cosiddetta straordinaria con rappresentanti delle regioni. Per recepire tale sentenza, tuttavia, era sufficiente l'articolo 1 di questo decreto-legge; viceversa, gli articoli sono quattro, e si è utilizzato il «cavallo di Troia» di tale sentenza per azzerare la commissione di valutazione cosiddetta ordinaria, che si era provato, in qualche misura, a «disarcionare» con una iniziativa improvvida, che, alla prova del Tribunale amministrativo regionale del Lazio, è risultata tale, in quanto il TAR ha disposto il reintegro dei valutatori.
Per quanto concerne l'articolo 4, esso interviene su una materia che c'entra come i «cavoli a merenda»! Anche su questo aspetto proporrò qualche considerazione.
Abbiamo provato a migliorare il provvedimento, ma il nostro contributo e le nostre riflessioni non sono stati minimamente accettati. Abbiamo provato a farlo sia in ordine alla composizione della commissione sia con riferimento alle caratteristiche, sotto il profilo delle garanzie, dei suoi componenti, ma, paradossalmente, le precisazioni che intendevamo proporre al Governo non sono state tenute nella benché minima considerazione. Si parla genericamente di esperti, mentre noi volevamo che la figura fosse connotata in maniera più puntuale: poiché la VIA è una procedura complessa, il contributo della commissione non deve intervenire soltanto nella fase finale, ma deve accompagnare tutto l'iter progettuale delle iniziative.
Con l'intento di migliorare il testo al nostro esame, avevamo suggerito che, in ordine alla composizione delle commissioni, fosse acquisito il parere del Ministero dei beni culturali. A tale proposito, ricordiamo a chi avesse smarrito la memoria che il nostro è un paese ricco di beni culturali e storici. Allorquando si interviene su opere che hanno un impatto tanto significativo sull'ambiente, non si può non considerare che tale impatto ha riflessi anche sul nostro patrimonio. È giusto, quindi, allargare le competenze e la partecipazione.
Dietro questo decreto-legge si cela, in qualche modo, anche un disegno politico: non essendo riusciti a cambiare le cose per la via ordinaria, si cerca, ora, di fare uno «slalom» tra le sentenze già pronunciate dalla magistratura, a partire da quella della Corte costituzionale, e di anticipare la pronuncia del Consiglio di Stato (con ogni probabilità, sfavorevole e, quindi, di conferma della sentenza del TAR del Lazio). In altre parole, si cerca di «disinnescare», lavorando sempre sull'emergenza e, di conseguenza, non bene.
Riguardo all'articolo 4, che fa seguito alla dichiarazione di incostituzionalità del provvedimento proposto dal ministro Gasparri, ribadita, come i colleghi hanno già segnalato, la sua assoluta estraneità alla materia disciplinata dal decreto-legge, va rilevato che con esso si tenta una sorta di sanatoria. Peraltro, non si capisce bene se tale sanatoria preveda una deroga alle norme urbanistiche ed a quelle sull'inquinamento elettromagnetico.
Avevamo segnalato che il provvedimento Gasparri presentava profili di incostituzionalità: così è stato ritenuto dalla Corte costituzionale! Questa è la dimostrazione che il rapporto tra maggioranza ed opposizione deve essere più fecondo sia in Commissione sia in Assemblea. Da questo punto di vista, vi abbiamo sollecitato - e continuiamo a farlo - affinché ascoltiate le nostre osservazioni. In maniera semplicistica, tacciate di ostruzionismo le nostre iniziative; invece, i fatti dimostrano che sarebbe utile recepire il nostro contributo!
Infine, desidero ribadire una riflessione già svolta nel corso della discussione sulle linee generali. Mi riferisco alla presenza di


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due commissioni, una ordinaria ed una straordinaria. Ci auguriamo di poter aprire, al riguardo, un confronto, con rigore, ma anche con la volontà di semplificare perché siamo l'unico paese in cui esistono due commissioni; ciò si traduce in un rallentamento e, talvolta, in un palleggio di responsabilità e di attribuzioni. Ad esempio, la stessa commissione potrebbe seguire la procedura ordinaria o quella straordinaria, a seconda dei casi. Probabilmente, ciò semplificherebbe le cose.
Perché si è preferito azzerare e non integrare?
Probabilmente, azzerando la commissione - il mio è un retropensiero, ma la procedura, piuttosto sorprendente, adottata dal Governo ne dimostrerà la fondatezza - si tenta di procedere alla nomina di valutatori, tutti, in qualche maniera, addomesticati. In previsione dello smantellamento che intende attuare questo Governo, che confonde la semplificazione con la politica delle mani libere, vi è la necessità di organismi addomesticati che non ostacolino e non disturbino il manovratore.
Ma - è cronaca di questi giorni - non sempre, per fortuna, l'arroganza, la durezza, l'approssimazione e la superficialità nella procedura sono sufficienti ad affermare questo modo di andare avanti. Grazie a Dio, lo Stato di diritto prevale e le cose, alla fine, si sistemano. Ciò costituisce anche una garanzia.
In questa sede comunque sollecitiamo una maggiore attenzione. Non vogliamo la mobilitazione del Governo, nella persona del ministro Matteoli (peraltro solo in quest'occasione); auspichiamo invece una collaborazione ed un confronto più fecondi. Non credo (ciò è emerso anche nel corso della discussione in aula) sia sufficiente la precisazione verbale del ministro per dirimere la seguente controversia: allorquando un'opera interessa più regioni, la presenza nella commissione deve limitarsi all'esponente di una regione o deve riguardare le regioni interessate? In tal senso vi è la valutazione del ministro, ma, nel testo, ciò si ricava in maniera diversa, imprecisa. Non so - lo ripeto - se la precisazione verbale sia sufficiente a dirimere tale controversia. Anche questa è la dimostrazione che, quando si lavora di concerto su questioni che hanno un comune interesse, se lo si fa con una capacità di ascolto più puntuale, probabilmente, queste disattenzioni (chiamiamole così) possono essere superate in sede di redazione degli atti. È la testimonianza, dunque, che da parte nostra vi è la volontà di migliorare gli atti del Governo.
Nel ribadire il voto contrario del gruppo della Margherita, invito, ancora volta, la maggioranza a non arroccarsi rispetto a provvedimenti che, molto spesso, la maggioranza stessa non considera nella loro reale portata. Stiamo parlando di organismi che devono essere terzi e dotati di grande competenza e professionalità per costituire la garanzia che lo sviluppo e la crescita del nostro paese non vadano a danno dell'ambiente e dei cittadini (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ghiglia. Ne ha facoltà.

AGOSTINO GHIGLIA. Signor Presidente, signor ministro, onorevoli colleghi, innanzitutto vorrei rivolgere al ministro Matteoli e ai sottosegretari che si sono occupati di questa vicenda un ringraziamento, anche per l'attenzione, la sensibilità con cui non hanno voluto, in alcun modo, forzare la mano del Parlamento con voti di fiducia che taluni auspicavano ma che non sono stati necessari. Ciò è stato possibile grazie alla disponibilità e alla volontà della maggioranza di discutere approfonditamente sul decreto-legge, al fine di smascherare la vacuità e l'assoluta inconsistenza delle critiche che, per alcuni giorni, già prima di Natale, l'opposizione ha voluto muovere al provvedimento d'urgenza.
Questo decreto è stato reso necessario anche dal fatto che la Corte costituzionale lo aveva dichiarato illegittimo relativamente alla mancata previsione di un rappresentante delle regioni e delle province


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autonome per le opere di loro interesse. Allora, in questo decreto... Scusi, Presidente, io non riesco neanche a sentire la mia voce. Abbia pazienza!

PRESIDENTE. Le imminenti votazioni hanno provocato un afflusso consistente di deputati in aula. Prego i colleghi di rientrare con «passo felpato».

AGOSTINO GHIGLIA. Presidente, il passo va bene, il tono un po' meno...!

PRESIDENTE. Prego i colleghi di limitare il brusio. Onorevole Ghiglia, prosegua.

AGOSTINO GHIGLIA. La ringrazio, Presidente. Nell'articolo 1, relativamente all'istituzione della commissione speciale, è stata espressamente prevista la presenza di un componente delle regioni o delle province autonome nel momento in cui venga rilevata da entrambe le parti - lo Stato e le autonomie locali - la necessità e l'esigenza di avere una valutazione più approfondita del territorio con l'inserimento di un rappresentante delle stesse autonomie locali, prendendo in considerazione le sensibilità, le peculiarità e la conoscenza dei territori.
È stato piuttosto risibile il fatto che più volte, anche con improbabili differenziazioni semantiche, qualche collega abbia pronunciato frasi del tipo: «Ma ne inserite uno solo? Forse le parole sono state male interpretate: ma non c'è scritto per ciascuna regione? Correggetelo!» Ecco, quando si fanno delle valutazioni che sono puramente semantiche, se non addirittura ortografiche, si ha la dimostrazione più palese che non c'è nulla da dire. Ed è questo nulla che è stato profuso in più giorni, a più riprese, da parte dell'opposizione.
Altri colleghi, invece, hanno tentato di svolgere un discorso di opposizione partendo da altri presupposti, cioè mettendo sul fuoco di questo decreto carne che faceva parte eventualmente di altri barbecue. In altre parole, hanno richiamato in quest'Assemblea più volte l'illegittimità parziale della legge Gasparri, che c'entra poco o nulla. Addirittura, una collega ci ha detto che quella di ieri sarebbe stata per tutta la maggioranza una giornata dolorosa, penosa, difficile (non ricordo esattamente il termine). Magari noi ieri abbiamo avuto una giornata particolarmente difficile, ma io non me ne sono accorto. C'è chi tra pochi mesi «compie» 1095 giorni difficili e, stando all'opposizione, sono tre anni che «rosica», perché questo Governo sta realizzando quanto chi è stato al Governo per i tanti anni precedenti non è riuscito neanche ad abbozzare. Quindi, noi abbiamo una giornata difficile contro le 1095 dell'opposizione, e ve ne aspettano ancora diverse migliaia, quindi forse sarebbe opportuno che le discussioni entrassero un po' più nel merito.
Le commissioni - quella speciale e quella ordinaria - e la loro ricomposizione servono per cercare di sbloccare ed accelerare ulteriormente le procedure. Infatti, con le commissioni del passato e l'intervento delle numerose autonomie territoriali, che andavano anche un po' oltre le loro competenze, avete bloccato centinaia di opere pubbliche, piccole e grandi, causando alla nazione una perdita economica ed una mancanza di progresso quasi irrecuperabili, di fronte alle quali questo Governo, con la legge obiettivo, con la delega ambientale e anche con questo decreto in esame, tenta di trovare delle soluzioni e di recuperare il tempo perduto.
Non ho intenzione di fare il solito esempio banale, ma ne vorrei proporre uno puntuale: avete bloccato ideologicamente per anni lo sviluppo di questa nazione. Vorrei ricordare che l'ex ministro Ronchi - che due mesi fa è stato assunto dal comune di Torino quale consulente per l'alta velocità e per la raccolta differenziata, dopo che egli stesso aveva adottato un provvedimento in materia nel 1997 - per anni ha bloccato ideologicamente la linea ad alta capacità Torino-Lione, così come ha bloccato ideologicamente l'autostrada Asti-Cuneo. Questi sono stati i vostri ministri e questa è stata la vostra impostazione ideologica: bloccare per bloccare, bloccare per eventuali male interpretati e male intesi interessi puramente


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politici o partitici! Capisco quindi che oggi dia fastidio l'accelerazione che questo Governo ha impresso alle grandi opere ed alle grandi infrastrutture.
Allora, queste commissioni hanno un valore strategico ben più ampio della portata letterale del decreto-legge, ossia quello di consentire - e non solo di accelerare - la realizzazione e la fattibilità delle grandi opere. Con l'ostruzionismo che avete realizzato in questi giorni e prima di Natale, in realtà, avete semplicemente e, addirittura, banalmente tentato di frenare ulteriormente l'attività del Governo Berlusconi, della legge obiettivo, nonché l'attività del Ministero dell'ambiente. Avete fatto solo questo!
Nei giorni scorsi ci siamo sentiti ripetere - come ha affermato anche un collega poc'anzi - che questo decreto-legge sarebbe, in realtà, un cavallo di Troia per modificare le commissioni. Sicuramente non è questo l'intendimento del decreto-legge. Tuttavia, personalmente, potrei anche dirvi che, qualora lo fosse, sarebbe comunque un fine nobile, perché tali commissioni, che per anni hanno bloccato in maniera assolutamente atecnica e pesantemente ideologica le opere, vanno sostituite con tecnici ed esperti che, da un punto di vista «a-ideologico», con il doveroso e sentito rispetto ambientale, consentono a questa nazione di progredire e consentono la realizzazione di opere che sono indispensabili.
Allora, mi chiedo e chiedo a voi come ho già fatto ieri: se ci accusate ed accusate il Governo di aver usato questo decreto-legge come un cavallo di Troia per cambiare le commissioni, perché voi, invece, difendete con tale forza ed enfasi e con tanta sospetta pervicacia le commissioni attuali? Quali sono i vostri interessi per coprire l'esistente ed il passato, anziché cambiare il futuro?
Signor Presidente, mi avvio alla conclusione. L'interesse del Governo, del centrodestra e, segnatamente, di Alleanza nazionale è unicamente quello di difendere il territorio e di far progredire la nazione. Vorremmo capire quale sia il vostro interesse nella difesa dell'esistente e, soprattutto, nella difesa del passato che, dal punto di vista del progresso, dell'innovazione e della rapidità dell'esecuzione dei lavori e dell'attenzione alle esigenze del territorio, ha dato ben poco.
Ribadisco, quindi, il voto favorevole di Alleanza nazionale sul provvedimento in esame.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bandoli. Ne ha facoltà.

FULVIA BANDOLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nel confermare il voto contrario del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo sul provvedimento in esame, vorrei soltanto ribadire brevemente le nostre posizioni e fornire anche alcuni chiarimenti. Mi è sembrato, infatti, che, anche nell'ultimo intervento, forse per nostra responsabilità, alcuni elementi non siano ancora del tutto chiari.
Noi non contestiamo la legittimità, da parte di questo Governo e del ministro, di integrare, come la Corte costituzionale ha chiesto con una sua sentenza, il nucleo speciale di valutazione di impatto ambientale con i rappresentanti delle regioni. Ci mancherebbe altro! Noi siamo d'accordo con questa integrazione, che riteniamo puntuale, probabilmente a correzione anche di limiti che noi stessi abbiamo avuto nel predisporre la composizione dei precedenti nuclei di valutazione di impatto ambientale; è chiaro infatti che le opere strategiche devono essere predisposte con il concorso degli enti locali e delle regioni. Noi abbiamo chiesto, molto più semplicemente, pur non ottenendo ancora una risposta, per quale ragione abbiate adottato un decreto-legge quando sarebbe stato sufficiente un decreto legislativo per integrare i membri mancanti.
Il decreto-legge serve chiaramente a qualcos'altro: se non fosse così, avreste deciso, in modo molto più lineare, di consentire l'approvazione dell'emendamento all'articolo 3, che stabilisce il reintegro dei vecchi rappresentanti del primo nucleo di valutazione di impatto ambientale. Diciamo meglio: questo decreto-legge


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serve sia per ottemperare giustamente ad una pronuncia della Corte costituzionale sia per adottare un'altra misura, ovvero quella che definisce per sempre la vertenza che avete aperto con il TAR del Lazio, che vi chiedeva di reintegrare i membri illegittimamente destituiti dal ministro e che voi, non volendo reintegrare, avete deciso di eliminare con l'articolo 3 di questo decreto-legge.
Non credo di forzare la realtà, perché l'articolo 3 è una norma scritta e la possono leggere tutti: i cittadini come i commissari interessati, che io non conosco, ma i diritti dei quali mi stanno a cuore come quelli di qualsiasi altro cittadino. Questo è il punto del decreto-legge! Se poi vogliamo discutere di un tema che, con molta forza, l'esponente di Alleanza nazionale ha posto alla nostra attenzione, parlando dell'efficienza e dell'efficacia dei nuclei di valutazione di impatto ambientale, vorrei solo ricordare al mio collega che, da oltre un anno, il nucleo di valutazione ordinario di impatto ambientale è composto esattamente come il ministro Matteoli lo desiderava, dal momento che un anno fa egli lo ha «manomesso», procedendo a nuove nomine.
Come diceva ieri il collega Vigni, nell'ultimo anno il nucleo di valutazione di impatto ambientale ha licenziato sette progetti. È scritto sul sito del Ministero dell'ambiente! L'anno prima, il vecchio nucleo da voi commissariato ne aveva licenziati oltre ottanta. Allora, delle due l'una: o il precedente nucleo di valutazione di impatto ambientale ha licenziato progetti per opere inesistenti oppure quello attuale non funziona e non è efficace. Si tratta del nucleo di valutazione da voi costituito! Quindi non comprendo cosa voglia dire bloccare ideologicamente le opere: si tratta, oltre che di un'espressione resa in un italiano poco comprensibile, anche di un dato che non corrisponde al nostro obbiettivo. Noi, come voi spero, abbiamo l'obiettivo di predisporre opere sicure per il territorio, per i cittadini, per l'ambiente e per le imprese che le costruiscono; opere che non producano danni a posteriori o disastri ambientali e che siano sicure anche per i cittadini.
Ricordiamo proprio in questi giorni - lo abbiamo fatto anche nelle settimane e nei mesi scorsi - uno dei disastri più inquietanti nel nostro paese: quello del Vajont. Ebbene, a quell'epoca non vi era la valutazione di impatto ambientale. Infatti, una seria valutazione di impatto ambientale avrebbe impedito la costruzione della diga in quel punto e in quel modo ed avrebbe evitato una delle tragedie più grandi di questo paese.
Questa è la valutazione di impatto ambientale, colleghi. Non si tratta di una procedura qualsiasi, ma di una procedura importante e fondamentale. Spesso è una garanzia per il territorio, per i cittadini ed anche per le imprese. A volte determina se un'opera strategica si può fare o meno e serve a prevenire eventuali danni futuri ed a valutare la compatibilità. Le commissioni in questione, dunque, sono importantissime perché hanno grandi responsabilità.
Vorrei che fosse chiaro che non mettiamo in discussione la competenza: non ho mai detto in quest'aula che i membri scelti dal precedente Governo erano competenti e quelli che sceglierete voi sono incompetenti. Il problema è che per voi la competenza si deve sempre abbinare anche all'affinità politica: questa è una concezione inaccettabile dello spoils system! Inoltre, è una concezione molto pesante perché significa che prima di tutto si guarda all'affinità politica e poi alla competenza: se entrambe le condizioni sono rispettate, allora il commissario va bene.
Voi non avete nessuna critica da fare, infatti non l'avete fatta, all'operato del nucleo di valutazione di impatto ambientale precedente, a meno che non si tratti di critiche generiche. Il collega di Alleanza nazionale ha urlato molto forte in quest'aula che si bloccavano tutti i progetti. Ne sono stati licenziati oltre 80, onorevole Ghiglia, lei non li conosce!

AGOSTINO GHIGLIA. Conosco i miei!


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FULVIA BANDOLI. Lei conosce solo i sette progetti che il nucleo di valutazione ha licenziato nell'ultimo anno. Sono sette, ma forse sono quei sette che a lei interessano, quindi lei conosce quelli. Il problema è che sono sette in totale: sette progetti licenziati in un anno!

AGOSTINO GHIGLIA. Parliamo di Ronchi!

FULVIA BANDOLI. Noi riteniamo che tale ruolino di marcia per un nucleo di valutazione di impatto ambientale sia largamente inefficiente, inefficace ed inaccettabile.
Vorrei anche risponderle su un altro punto sul quale lei ha insistito anche in Commissione ambiente. È vero che l'ex ministro dell'ambiente Ronchi è consulente, come privato cittadino, del comune di Torino per il piano dei rifiuti. Non vedo cosa ci sia di strano nel fatto che un privato cittadino sia consulente del comune di Torino!

AGOSTINO GHIGLIA. Assolutamente niente...

FULVIA BANDOLI. Lei non ha trovato nessun inciampo a votare in questa sede una legge sul conflitto di interessi che vede il Presidente del Consiglio, nelle posizioni attuali...

AGOSTINO GHIGLIA. Cosa c'entra?

FULVIA BANDOLI. Come cosa c'entra! Lei ha sollevato in questa sede come uno scandalo il fatto che un privato cittadino che è stato ministro faccia il consulente di un comune e non ha trovato niente di scandaloso (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale)...

AGOSTINO GHIGLIA. Allora risolvete il conflitto di Ronchi!

FULVIA BANDOLI. Vi prego di fare silenzio perché io non interrompo mai.

PRESIDENTE. Onorevole Ghiglia...

FULVIA BANDOLI. Lei non ha trovato scandalosi né la legge Gasparri, rinviata dal Presidente della Repubblica alle Camere, né la sentenza della Corte costituzionale di ieri sul lodo Schifani e neanche il fatto che su questo decreto-legge siate inciampati, ancora una volta, nella Corte costituzionale. Ieri non volevo fare alcuna ironia: stavo solo dicendo che negli ultimi giorni avete avuto alcuni incidenti di percorso che mi sembrano molto seri.
Rilevavo semplicemente un dato di fatto, che oggi rilevano tutti i giornali d'Italia: voi inciampate spesso e volentieri nella Corte costituzionale; segno è che le leggi non le fate proprio esattamente come dovrebbero essere fatte.
Per quel che riguarda la presenza del ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, mi auguro che lei, signor ministro, essendo stato così assiduo su questo provvedimento, tutto sommato non fondamentale, e sempre assente su tutti gli altri provvedimenti che riguardavano l'ambiente, abbia oggi inaugurato una nuova era, quella della sua presenza in aula quando si discute di ambiente. Mi auguro, quindi, di vederla qui in Parlamento e ne sarei anche molto contenta (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.

FRANCESCO NUCARA, Sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FRANCESCO NUCARA, Sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio. Vorrei ringraziare il relatore e i componenti della Commissione ambiente della Camera dei deputati per il lavoro intenso che è stato svolto e vorrei, altresì, ringraziare il Parlamento nel suo complesso, ed anche l'opposizione, per la passione che ha voluto esprimere in questo dibattito.


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Vorrei, tuttavia, svolgere alcune precisazioni rispetto al dibattito che si è svolto in questi due giorni. Il ministro è stato accusato di essere spesso assente nell'aula parlamentare; forse, gli onorevoli deputati dell'opposizione si sono scordati che c'è stato il semestre di presidenza europea e che, dunque, si sono persi i primi sei mesi del 2003 per prepararlo e i secondi sei mesi per realizzarlo. Vorrei, inoltre, rispondere ad alcune affermazioni un po' forzate. Mi riferisco all'onorevole Vianello ed anche, mi pare, all'onorevole Lettieri, quando parlano dell'inquietante capo di gabinetto Paolo Togni, così come mi riferisco all'onorevole Acquarone, il quale dice che forse sarebbe stato meglio lasciare le cose come stavano. Ebbene, credo che tutti si siano scordati che il 13 maggio 2001 vi è stata una consultazione elettorale. L'unico che si è accorto di quella consultazione elettorale è stato il ministro Bordon, il quale emanò un decreto, nominando la nuova commissione VIA, la mattina del 15 maggio 2001 (due giorni dopo che in quella consultazione elettorale era stata definita una nuova maggioranza) e nominando il professor Paolo Togni componente di quella commissione VIA.
Mi auguro che la conversione in legge del decreto sia approvata dall'Assemblea, perché ritengo che con esso inizi una nuova stagione. Infine, vorrei fare un'ultima considerazione, per rispondere all'onorevole Vigni e per dare un'informazione all'Assemblea. I sette pareri richiamati sono decreti e i pareri VIA licenziati dalla nuova commissione sono pari a quelli licenziati dalla vecchia (sia quelli positivi, sia quelli negativi).

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