Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 406 del 14/1/2004
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(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 4548)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.


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Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mereu. Ne ha facoltà.

ANTONIO MEREU. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il ricorso alla decretazione d'urgenza, con riferimento al provvedimento che oggi ci accingiamo a licenziare, origina dalla necessità di conformare alcune disposizioni legislative, in particolare il comma 2 dell'articolo 19 del decreto legislativo n. 190 del 2002, relativo al contenuto della valutazione di impatto ambientale, ai principi della sentenza della Corte costituzionale n. 303 del 2003, che ne dichiarò l'illegittimità, unitamente al decreto legislativo n. 198 del 2002, relativo alla realizzazione delle infrastrutture di telecomunicazioni strategiche per la modernizzazione e lo sviluppo del paese.
Il tempo a disposizione ci obbliga ad un comportamento che impedisca ulteriori slittamenti del provvedimento in esame; peraltro, tentare di utilizzare decreti legislativi attuativi della legge Lunardi per modificare tale disciplina, come talvolta richiesto dalle opposizioni, non senza una punta di calcolo politico, avrebbe significato perdere del tempo prezioso per realizzare quelle opere strategiche che sono uno dei pilastri del programma del Governo Berlusconi. Al contrario, è necessario assicurare la velocità e la continuità delle procedure di valutazione di impatto ambientale in corso sia presso la commissione speciale per la valutazione sia presso la commissione ordinaria VIA.
Alla luce dei rilievi della sentenza della Consulta, era d'obbligo l'utilizzo della decretazione d'urgenza e bene ha fatto dunque il Governo e, segnatamente, il ministro dell'ambiente, che ha agito correttamente e con tempestività per rimediare alla citata incostituzionalità dell'articolo 19.
È pur vero che la Corte costituzionale si è pronunciata per la modifica della commissione speciale VIA, integrandola con un componente designato dalle regioni o dalle province interessate alla realizzazione delle opere soggette a VIA. Tuttavia, come non cogliere l'occasione per modificare nello stesso senso la commissione ordinaria VIA? Se contestazione andava fatta, questa sarebbe stata più giusta ed ampiamente motivata se il Governo non fosse intervenuto.
Intorno a tale decisione, quella cioè di rendere omogenee le due commissioni VIA, quella ordinaria e quella speciale, si è concentrata l'azione dell'opposizione di centrosinistra, che non ha disdegnato di organizzare in aula un comportamento ostruzionistico che non ha comunque impedito alla maggioranza di giungere alla fase dell'approvazione del provvedimento in discussione.
Se si analizza con una certa attenzione il provvedimento stesso, si rileva che, al momento della sua redazione, non si pensava che avrebbe scatenato la battaglia parlamentare alla quale abbiamo assistito.
Come ho già affermato, il decreto si limita a prendere atto della sentenza della Corte costituzionale n. 303 del 1o ottobre 2003 attraverso disposizioni, suddivise in quattro articoli, ad essa consequenziali. Dunque, nulla di trascendentale; se non ci fosse stato il pronunciamento della Corte costituzionale, non ci sarebbe stato il decreto-legge e, quindi, non si può sostenere che quest'ultimo sia stato predisposto in anticipo. Conformare la commissione ordinaria VIA a quella speciale costituisce, dunque, più un'armonizzazione che una scelta.
Dall'opposizione di centrosinistra è stata contestata anche l'eventuale professionalità dei membri delle due commissioni. A tal proposito, bene ha fatto il relatore della Commissione, l'onorevole Lupi, a dimostrare quanto questa opinione fosse pretestuosa e non corrispondente al vero.
Infatti, se leggiamo attentamente il testo in discussione, ci rendiamo conto che i membri delle due commissioni devono essere scelti tra professionisti ed esperti - particolarmente con riferimento alla commissione speciale - qualificati in materia progettuale, ambientale, economica e giuridica, e tra dirigenti della pubblica amministrazione.
A questo punto, se si vuole ancora contestare, si può affermare che chiunque venga nominato dal centrodestra non è né


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bravo né preparato, mentre tutto ciò che promana dal centrosinistra è quanto di meglio esista, non solo come professionalità, ma anche come indipendenza ed obiettività.
Questo è un concetto che l'opposizione ripete costantemente nel tempo e in tutte le occasioni in quest'aula. Devo dunque sottolineare che siamo ormai abituati - e non solo noi, evidentemente - a questo modo di sentenziare, che non è più credibile né accettabile. Se rinnovare una commissione significa ricercare nuovi privilegi e protezioni, allora mi chiedo perché ciò non possa essere riconosciuto alla pari a chi difende la precedente commissione per gli stessi motivi.
Tornando al contenuto del provvedimento, occorre rilevare che, in tema di valutazione di impatto ambientale, si deve purtroppo constatare che il nostro paese denuncia l'assenza di una disciplina legislativa organica; bisogna anzi evidenziare un farraginoso intreccio di norme statali e regionali che ne hanno fin qui regolato la disciplina e che, certamente, non contribuisce a fornire i giusti riscontri ai problemi ambientali verso i quali molti si rapportano con sentimenti di dubbio e pregiudizio.
Sollevare polemiche perché l'esecutivo ha esercitato un diritto-dovere mi sembra, dunque, privo di reali motivazioni. Concludo il mio intervento, preannunciando il voto favorevole del gruppo dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro sul provvedimento in esame.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pappaterra. Ne ha facoltà.

DOMENICO PAPPATERRA. Signor Presidente, la mia dichiarazione di voto è volta principalmente ad evidenziare il fatto che il provvedimento in esame pone in evidenza alcuni elementi che, a mio avviso - ove ce ne fosse ancora bisogno -, delineano un modo di procedere del Governo e, in particolare, del Ministero dell'ambiente che consideriamo assolutamente sbagliato e al di fuori di ogni logica.
Sul piano metodologico, proprio con specifico riferimento al decreto-legge in discussione, occorre sottolineare alcuni aspetti che appaiono particolarmente negativi.
Mi riferisco, in primo luogo, ad una forte schizofrenia legislativa. Riteniamo sbagliato che, mentre il Parlamento per quasi due anni è stato bloccato a discutere lungamente una legge delega in materia ambientale nella quale sono inserite anche norme riguardanti l'aspetto specifico trattato nel decreto, attraverso l'inserimento di queste norme ad hoc in sede di decretazione d'urgenza si introducano nuove disposizioni che mirano soprattutto a rafforzare i poteri del ministero, sottoponendo all'esecutivo e al controllo ministeriale alcune commissioni, come la commissione VIA, che rappresenta un organo esclusivamente tecnico, che dovrebbe svolgere la propria attività in piena autonomia e con competenza e professionalità.
In secondo luogo, avvertiamo, con questo decreto-legge, uno scarso senso delle istituzioni democratiche: non si possono sempre e comunque sfidare la Corte costituzionale o gli organi di giurisdizione amministrativa. Noi riteniamo che occorra governare nel pieno rispetto delle norme senza fare alcuna violenza, soprattutto quando sono in gioco, come in questo caso, anche interessi legittimi di professionisti.
In terzo luogo, teniamo ad evidenziare che la lezione del caso Scanzano - vicenda gestita, anche sul piano tecnico, in maniera sciagurata dal Governo - sembra non sia servita a nulla perché si stanno commettendo gli stessi errori e gli stessi eccessi del passato. Al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio è richiesta una maggiore tutela e una minore arroganza; al contrario, in questo caso, si cerca, ancora una volta, di comporre una commissione assoggettata al controllo ministeriale e, molto probabilmente, alla volontà del ministro.
Per quanto riguarda il merito del provvedimento, noi, come SDI, ribadiamo alcuni elementi che riteniamo siano il punto focale della discussione svoltasi in questa


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sede. Signor ministro, innanzitutto ci si poteva limitare a recepire le eccezioni che erano state sollevate con la sentenza della Corte costituzionale n. 303 del 1o ottobre 2003, apportando quelle che dovevano essere le giuste correzioni al decreto legislativo 20 agosto 2002, n. 190, relativo alla realizzazione delle infrastrutture strategiche, facendo riferimento soprattutto al rispetto delle prerogative delle regioni e delle province autonome nella composizione delle commissioni VIA. Riteniamo, pertanto, che non fosse necessario fare ricorso al decreto-legge, mentre si poteva, in questo caso, adottare un decreto legislativo. A tale riguardo, posso affermare che noi, e credo anche tutte le altre forze dell'opposizione, saremmo stati d'accordo ad approvare uno strumento di quel tipo. Si è voluto, invece, approfittare di questa vicenda, di questo fatto specifico, per inserire, in un decreto-legge, una questione che è completamente estranea alla sentenza della Corte costituzionale prima citata; infatti, non si comprende per quale ragione sia stata colta l'occasione di questo decreto-legge per porre in discussione, attraverso l'articolo 2, l'attuale commissione VIA, operando un azzeramento della stessa; molto probabilmente, come è stato evidenziato, lo scopo è che, in tal modo, questa sarà più «addomesticata» alle esigenze governative. Riteniamo, quindi, grave l'atteggiamento posto in essere in quanto si introduce una metodologia che vuole condizionare un futuro pronunciamento del Consiglio di Stato, creando un elemento di turbativa rispetto alle decisioni della magistratura amministrativa.
Infine, riteniamo che il Governo, anche attraverso tali scelte, voglia, in materia ambientale, aggiungere un altro tassello per arrivare ad una concentrazione della politica ambientale nelle mani del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio.
Al ministro Matteoli, che conosce il nostro approccio molto equilibrato in ordine alle questioni ambientali, desidero dire, con molta franchezza, che all'inizio della legislatura noi avevamo salutato positivamente le linee programmatiche del suo dicastero perché avevamo colto in esse alcuni elementi che potevano, senza ombra di dubbio, imprimere una svolta alle politiche ambientali del nostro paese; tuttavia, nel corso di questi due anni, sono state assunte delle scelte che riteniamo abbiano per molti versi attenuato e addirittura cancellato completamente quell'apertura di credito che le forze del centrosinistra avevano concesso nel luglio del 2001. La delega ambientale e la gestione di alcune questioni, compresa l'ultima vicenda relativa allo smaltimento delle scorie nucleari, nonché la forzatura operata oggi con questo provvedimento, ci pongono nella condizione di poter dire che quella forte apertura di credito adesso è, per certi versi, attenuata.
Queste sono le ragioni che spingono i socialisti democratici italiani ad esprimere la propria contrarietà alla conversione in legge del decreto-legge in esame, che consideriamo sbagliato, sia nella forma, poiché si poteva far ricorso ad altri strumenti normativi per accogliere le giuste obiezioni della Corte costituzionale, sia, soprattutto, nella sostanza, in quanto riteniamo che venga operata una sorta di smantellamento delle commissioni con scelte che auspico possano corrispondere, quanto meno sul terreno della professionalità, non solo ai requisiti richiesti dalla legge ma soprattutto ai problemi del paese. Riteniamo che fino ad oggi le commissioni VIA abbiano operato nel giusto interesse del nostro paese, in particolare compiendo scelte, quando è stato necessario, di tutela ambientale.
Per questi motivi, signor Presidente, esprimiamo un voto contrario al disegno di legge di conversione in esame e ci auguriamo che in futuro il ministero possa modificare un atteggiamento che, in questa ultima fase, ci è sembrato caratterizzato da eccessive forzature.

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