pena in un ambiente più salubre e sicuro, nonché con il conforto della sua famiglia;
Risposta. - Il signor Fioravante Palestini è stato arrestato il 27 maggio 1983 per detenzione di 208 Kg di eroina e 25 Kg di morfina rinvenuti a bordo di una imbarcazione battente bandiera greca con la quale attraversava il Canale di Suez e successivamente condannato a 20 anni di reclusione. Al momento dell'arresto il Palestini era soggetto a mandato di cattura emesso dal Giudice Istruttore del Tribunale di Palermo per traffico di stupefacenti con l'accusa di avere rapporti con i maggiori esponenti della mafia siciliana (a tale riguardo, infatti, nel 1984 fu interrogato al Cairo dal giudice Giovanni Falcone).
Risposta. - Si fa presente che in relazione all'utilizzo di Internet questo Ministero, sin dal 1996, ha rivolto particolare attenzione alle problematiche tecnico-regolamentari connesse ai contenuti informativi presenti nella rete Internet anche in considerazione del crescente utilizzo che si fa della stessa segnalando, in sede europea, l'opportunità di redigere documenti recanti una disciplina della materia.
compito di predisporre uno schema di disegno di legge di autorizzazione alla ratifica della Convenzione del Consiglio d'Europa sulla criminalità informatica, fatta a Budapest il 23 novembre 2001.
Risposta. - Negli ultimi dieci anni le piante organiche delle strutture periferiche del Corpo nazionale dei vigili del fuoco non sono state adeguate, se non in minima parte, alle reali crescenti esigenze operative, cosicché la carenza di organico, lamentata dall'interrogante per il Comando provinciale dei vigili del fuoco di Catania rispecchia una generale situazione di disagio presente su tutto il territorio nazionale.
sulla Gazzetta Ufficiale 27 agosto 2003, ha stabilito in complessive 558 unità.
abusivismo che possa comprometterne la salute o arrecare danno alla persona, se non si reputi opportuno regolamentare e differenziare in maniera adeguata la professionalità degli optometristi - come già avviene negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e nella maggior parte dei paesi sviluppati e dell'Unione europea, rivelandosi un metodo funzionale per offrire il miglior servizio a prezzi ragionevoli - al fine di qualificare ulteriormente il servizio di prevenzione, di educazione alla visione e l'individuazione precoce di eventuali malattie.
Risposta. - Si comunica che la recente modifica costituzionale del Titolo V ha privato lo Stato della potestà regolamentare in materia di professioni sanitarie, ricadendo la stessa materia fra i casi di legislazione concorrente.
Risposta. - In merito agli incendi boschivi che hanno interessato le aree del Comune di Torre del Greco il Coordinatore Provinciale del Corpo Forestale dello Stato di Napoli ha riferito, alla luce delle attività svolte dal nucleo investigativo di Polizia Ambientale e Forestale, che la quasi totalità degli incendi è presumibilmente di origine dolosa.
territoriale dei carabinieri, il comandante del Corpo forestale, i sindaci dei comuni di Boscoreale, Boscotrecase, Ercolano, Massa di Somma, Ottaviano, Pollena Trocchia, S. Giuseppe Vesuviano, S. Sebastiano al Vesuvio, S. Anastasia, Somma Vesuviana, Terzigno, Trecase, Torre del Greco, il Presidente dell'Ente Parco Vesuvio ed il Presidente dell'Associazione Lega ambiente.
di fermo amministrativo di veicoli a motore ed autoscafi, pare aver fornito una risposta esauriente alle doglianze precedentemente richiamate -:
Risposta. - L'interrogante ha rilevato il continuo ricorso al fermo amministrativo dei veicoli a motore da parte dei concessionari del servizio della riscossione dei tributi ed ha evidenziato, in particolare, che se il debitore non ottempera all'obbligo di pagamento risultante dalla cartella esattoriale, entro i sessanta giorni successivi alla notifica della medesima, può trovarsi esposto all'azione del concessionario senza essere preavvisato.
MAURA COSSUTTA, CRISCI, DAMERI, ALBERTA DE SIMONE, DUCA, GIACCO, GIORDANO, GROTTO, LABATE, LEONI, LETTIERI, LOLLI, LULLI, MANCINI, MARIOTTI, MARONE, MAZZARELLO, MEDURI, MINNITI, MOLINARI, MONACO, MUSSI, NANNICINI, NIEDDU, OLIVERIO, PANATTONI, PAPPATERRA, PINOTTI, REALACCI, ROGNONI, ROSSIELLO, ROTUNDO, RUGGIERI, SERENI, VENDOLA, VERTONE e ZANI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
Risposta. - Rispondendo all'interrogazione parlamentare presentata si comunica, sulla base degli elementi forniti dal Prefetto di Vibo Valentia, che il 14 maggio scorso, in località Tomo di Ricadi, ignoti hanno incendiato del materiale di carpenteria presso un cantiere edile per la realizzazione di una struttura da adibire a centro di talassoterapia, provocando danni anche a quattro piante d'ulivo e a dieci metri di rete frangivento.
per le Forze di Polizia sia di un'attività di prevenzione capace di impedire, in assoluto, il verificarsi di tali atti, sia di un'attività di repressione capace di individuare, in ogni caso, i responsabili degli episodi delittuosi.
turistici della fascia costiera, nonché la capillare ingerenza della cosca negli appalti per i lavori di riqualificazione del tratto autostradale «Salerno-Reggio Calabria». Tra i destinatari dei provvedimenti restrittivi figurano tutti i componenti della famiglia mafiosa «Mancuso», capi strategici del gruppo criminale, e tutti i capi cosca dei territori limitrofi. Le indagini hanno consentito, inoltre, di individuare i contesti nei quali sarebbero maturati alcuni recenti omicidi di esponenti della criminalità organizzata locale, determinati da divergenze di interessi nel controllo delle attività illecite.
Risposta. - In relazione all'interrogazione parlamentare presentata si fa presente che sulle presunte violenze di cui sarebbero stati autori alcuni agenti della Polizia di Stato la notte del 23 luglio 2001, a Parma, nei confronti di quattro giovani fermati e accompagnati in Questura, sono state svolte indagini da parte della competente Procura della Repubblica, a seguito della querela sporta dagli stessi giovani.
Risposta. - Loren Arkotxa è considerato il leader politico di un'associazione basca, Udalbitza, che raggruppa un certo numero di eletti a livello municipale delle tre province basche (Guipuzcoa, Alava e Biscaglia) e della Navarra. Sorta nel 1999, Udalbitza ha come obiettivo dichiarato di «lavorare in favore della territorialità e della costruzione nazionale di Euskal Herria», termine che significa in basco «la Patria Basca». Udalbitza dichiara altresì tra i suoi principi di rifiutare il ricorso alla violenza.
da progetto tattico di ETA attraverso l'accumulazione di forze, la presenza istituzionale del fronte politico di ETA e la ristrutturazione di tale ambito a seguito della messa al bando del partito radicale basco, Batasuna».
Risposta. - In via preliminare si desidera precisare che la dichiarazione in data 30 gennaio 1998 del Tribunale europeo dei diritti umani, cui fa riferimento l'Onorevole interrogante, è in realtà una sentenza della Corte Europea per i Diritti Umani pronunciata in merito al ricorso intentato dal
Partito Comunista Unificato di Turchia contro un provvedimento di dissoluzione nei confronti del Partito stesso emesso dal Governo Turco. Nella circostanza la Corte di Strasburgo ha riconosciuto una violazione dell'articolo 11 (libertà di associazione) della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo. Occorre tuttavia ricordare che il predetto articolo non si limita ad enunciare il principio generale del diritto di ogni individuo alla libertà di riunione pacifica e di associazione, perché al comma 2 prevede anche la possibilità di restrizioni che costituiscono misure necessarie, in una società democratica, alla sicurezza nazionale, alla pubblica sicurezza, alla difesa dell'ordine ed alla prevenzione dei reati. La Corte, nel dispositivo della sentenza, si sofferma lungamente su questo aspetto del problema e non si limita ad evocare i principi generali, citati dall'Onorevole interrogante.
Risposta. - Le conclusioni della riunione a livello ministeriale del Quartetto dei Mediatori Internazionali che si è tenuta a New York lo scorso 26 settembre 2003, e a cui l'Italia ha partecipato come presidente di turno dell'Unione Europea, hanno riaffermato la grande preoccupazione della Comunità Internazionale per il tracciato esistente e progettato della barriera israeliana in Cisgiordania.
governi giordano ed egiziano hanno infatti ufficialmente paventato il rischio di un conflitto militare nella regione mentre il governo siriano ha dichiarato di non voler tollerare altre aggressioni da parte di Israele;
Risposta. - L'Italia, anche come Presidenza dell'Unione europea, ha rilasciato un comunicato lo scorso 6 ottobre in cui lamentava come l'azione militare israeliana in territorio siriano indebolisse le prospettive di dialogo; nello stesso tempo si è esortato lo Stato ebraico ad astenersi da atti che possono incrementare la tensione nella regione, ricordando come la lotta al terrorismo debba essere condotta nel rispetto della legalità internazionale.
di non poter dare applicazione all'atto da lui stesso sottoscritto perché «trasmesso all'ufficio centrale del bilancio per il visto di competenza, considerato il chiaro disposto della circolare ministeriale n. 69 prot. 177063 del 12 febbraio 1998 che vuole che gli atti relativi alle procedure concorsuali debbano pervenire agli uffici della Ragioneria dello Stato per il visto di legittimità soltanto al termine del procedimento ed unitamente ai contratti individuali di lavoro;
Risposta. - In relazione all'interrogazione parlamentare in discorso con la quale l'interrogante lamenta che alla dottoressa Anna Carbonara, vincitrice del concorso a n. 17 posti di dirigente amministrativo nel ruolo dell' amministrazione centrale e dell' amministrazione scolastica periferica, bandito con DDG dell'8 ottobre 1997, non è stata ancora conferita la nomina.
giugno 2003, la medesima è stata inserita al 13o posto della graduatoria dei vincitori.
Risposta. - In merito all'interrogazione in discorso, concernente la rimodulazione dell'offerta ferroviaria attuata da Trenitalia S.p.a. in Sicilia e la soppressione del servizio di trasporto di alcune corse della linea ferroviaria Lentini-Gela, Trenitalia S.p.a. ha motivato tale riduzione di servizi facendo presente che il livello di produzione previsto dal Contratto di Servizio non può essere sostanzialmente superato in assenza di corrispettivi che colmino lo sbilancio tra ricavi e costi del servizio.
Con riferimento alle variazioni di offerta, in assenza di ulteriori stanziamenti, gli interventi di contenimento della produzione sono stati attuati razionalizzando il servizio in base a precisi criteri che fanno riferimento ai livelli di domanda soddisfatta ed alle caratteristiche dell'offerta, operando sulla base di diverse tipologie di mobilità. I provvedimenti di rimodulazione dell'offerta riguardano tuttavia treni e/o tratte con scarse frequentazioni medie.
di Catanzaro è impegnato in delicatissime indagini di mafia;
Risposta. - Si comunica che la questione della sicurezza del dottor Eugenio Facciolla, Sostituto Procuratore presso la Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, è stata ulteriormente esaminata nel corso di un'apposita riunione Tecnica di Coordinamento tra le Forze di Polizia che si è tenuta nel giugno scorso presso la Prefettura - Ufficio Territoriale del Governo di Cosenza.
privati; la promiscuità di razze e religioni diverse e la presenza di ex detenuti e di nomadi Rom unite all'allungamento del periodo detentivo da trenta a sessanta giorni, al freddo e alla sporcizia rendono particolarmente dolorosa e disagevole la condizione di molti ospiti del centro al punto che alcuni di essi hanno ingerito batterie e molle di metallo pur di essere trasferiti altrove;
Risposta. - Rispondendo all'interrogazione parlamentare in discorso, si fa presente quanto segue.
chiedeva al prefetto di visitare, il 30 novembre, insieme ad alcuni suoi collaboratori, il Centro, chiedendo, altresì, di poter riprendere con una videocamera alcune scene di vita quotidiana all'interno del Centro.
di sostanze alimentari personale non munito di libretto d'idoneità personale»;
Risposta. - In considerazione a quanto previsto dalla vigente normativa in materia di immigrazione, si fa presente che la legge n. 189 del 2002 e il decreto-legge n. 195 del 2002 stabiliscono che i lavoratori stranieri possono ottenere il libretto di idoneità sanitaria, previsto dalla legge n. 283 del 1962, anche nelle more del procedimento di rinnovo del permesso di soggiorno.
del permesso di soggiorno tale iscrizione perderà il carattere di temporaneità ed avrà la durata del permesso stesso.
Risposta. - In relazione a quanto richiesto con l'interrogazione parlamentare in discorso circa la revisione delle direttive emanate dall'Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato, in ordine alle modalità ed agli orari di funzionamento dei distributori automatici di sigarette, si fa presente quanto segue.
fascia oraria di attivazione dei distributori in questione provoca disagi all'utenza, è in via di predisposizione una nota integrativa alle vigenti direttive che consenta, nelle realtà suddette e nelle frazioni distanti dai centri abitati, la possibilità di fissare l'orario di funzionamento di tali macchine al normale orario di chiusura delle rivendite di generi di monopolio.
Risposta. - In relazione all'atto di sindacato ispettivo in discorso si fa presente quanto segue.
tempo lamenta, giustificatamente, gravissime carenze dell'organico del personale di segreteria della Procura, assolutamente inadeguato rispetto al carico di lavoro gravante sull'ufficio;
Risposta. - Si rappresenta che un eventuale incremento della pianta organica del personale amministrativo della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Biella, essendo la stessa scoperta per il
27,78 per cento determinerebbe un aumento del numero dei posti privi di copertura e non risolverebbe il grave problema denunciato.
Risposta. - Con riferimento all'interrogazione in discorso indicata si rappresenta quanto segue.
Risposta. - In merito alla problematica prospettata nell'interrogazione in discorso si ritiene che la stessa abbia trovato adeguata soluzione nel senso auspicato dagli interroganti.
ai sensi dell'articolo 8, comma 10, lettera c), numero 4), della legge 23 dicembre 1998, n. 448, come modificato dall'articolo 12 della legge 23 dicembre 1999, n. 488.
Risposta. - In via preliminare si precisa che tutti i provvedimenti adottati dall'Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro (ISPESL) (delibere del Consiglio d'Amministrazione, decreti) sono stati assunti in conformità alle normative succedutesi nel tempo, alle decisioni e pareri della Magistratura amministrativa e sono stati sottoposti al visto ed alla registrazione degli organi di controllo (Ufficio centrale del bilancio e Corte dei conti).
registrati rispettivamente dalla Corte dei conti in data 23 settembre 1991, reg. 10 foglio 926, e 13 febbraio 1992, reg. 2 foglio 396 - in analogia a quanto avvenuto per l'Istituto superiore di sanità (ISS) - a seguito dell'equiparazione tra le qualifiche dell'ordinamento statale di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 1219 del 1984 e quelle di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 285 del 1988.
di 15 miliardi di vecchie lire (circa) che in sintesi erano quelle di non aggravare con ulteriori oneri la spesa originariamente preventivata pari a complessivi circa 23 miliardi di cui 7 miliardi circa già spesi più i 15 miliardi di vecchie lire da spendere per completare l'opera;
Risposta. - In riferimento alle problematiche evidenziate nell'interrogazione parlamentare in discorso, per quanto di competenza, si comunica che la cessata Casmez con deliberazione n. 5789 del 21 gennaio 1988 ha approvato il progetto dei lavori di completamento dei reparti contumaciale e dermatologico in Torre Angellara per l'importo di lire 5.392.570.000.
l'importo di lire 14.970.000.000 utilizzando un finanziamento di lire 14.971.911.333 disposto dal CIPE con delibera del 18 dicembre 1997, destinato alla «realizzazione del nuovo reparto malattie infettive presso l'Azienda Ospedaliera Giovanni di Dio e Ruggi d'Aragona - Ospedale di Torre Angellara».
Risposta. - L'Italia segue con attenzione e partecipazione la crisi dell'Uruguay, manifestando la volontà di riattivare la cooperazione allo sviluppo, in linea con quanto fatto con l'Argentina. Ciò per venire incontro ad un Paese che sta affrontando una gravissima crisi economica e dove circa il 40 per cento dei 3,2 milioni di abitanti è di origine italiana. In tale contesto, è ipotizzabile il lancio di programmi a sostegno delle PMI uruguayane ed una iniziativa a supporto del sistema sanitario pubblico uruguayano, con particolare riferimento all'ospedale italiano di Montevideo.
si colloca, con le 36 mensilità/anno, nella medesima posizione di Paesi quali il Cile, la Colombia, il Messico, il Perù, il Venezuela ed è secondo soltanto all'Argentina e al Brasile per evidenti ragioni legate alla consistenza numerica delle comunità italiane ivi residenti.
Risposta. - In merito all'interrogazione in discorso, Ferrovie dello Stato S.p.a. ha riferito che la stazione di Trinitapoli-San Ferdinando si trova sulla linea Foggia-Bari, sulla quale l'attivazione del sistema di comando e controllo della circolazione (SCC) della direttrice Adriatica è avvenuta in data 7 agosto 2003.
Risposta. - In risposta all'interrogazione in argomento, si fa presente quanto segue.
Risposta. - Con riferimento all'interrogazione parlamentare in discorso, sulla base
di quanto riferito in merito dall'Enel distribuzione S.p.A., si fa presente quanto segue.
Risposta. - In risposta all'interrogazione in argomento si comunica che la questione della sicurezza del dottor Eugenio Facciolla, sostituto procuratore presso la direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, è stata ulteriormente esaminata nel corso di un'apposita riunione tecnica di coordinamento tra le forze di polizia che si è tenuta nel giugno scorso presso la prefettura - ufficio territoriale del Governo di Cosenza.
alcuni episodi di intimidazione e minacce verificatisi mesi addietro che hanno formato oggetto di valutazione ai fini delle misure adottate.
Risposta. - Con riferimento all'interrogazione in discorso, si rappresenta che il dottor Francesco Antonio Pinto, previo parere del consiglio giudiziario di Catanzaro, espresso nella seduta del 22 maggio 2003, è stato confermato nell'incarico di giudice di pace nella sede di Montalto Uffugo, con deliberazione adottata dal Consiglio superiore della magistratura in data 5 giugno 2003.
ospiti e per la facilità di fuga - si presenta assolutamente inadatta allo scopo cui è destinata -:
Risposta. - L'atto di sindacato ispettivo cui si risponde riguarda i disordini provocati da alcuni ospiti extracomunitari all'interno del Centro di permanenza temporanea di corso Brunelleschi a Torino nei primi giorni di gennaio 2003.
criminalità extracomunitaria e di una illegalità diffusa in tutti i quartieri cittadini;
Risposta. - In risposta all'interrogazione parlamentare in argomento, si comunica che effettivamente, lo scorso mese di aprile, un cittadino torinese si è presentato al pronto soccorso dell'ospedale Martini di quella città per farsi medicare una profonda ferita alla guancia, sostenendo di essere stato aggredito a scopo di rapina da due individui, verosimilmente extracomunitari, uno dei quali, armato di un grosso coltello simile ad un macete, lo avrebbe colpito prima di dileguarsi col complice.
intese con le autorità diplomatiche di quel Paese per realizzare il rimpatrio assistito dei minori).
sono stati sequestrati notevoli quantitativi di sostanze stupefacenti.
e degli assistenti ed agenti della Polizia di Stato, in luogo delle 2.421 unità previste in organico, con un deficit pari a poco più del 13 per cento.
risorse esistenti e curando ogni utile sinergia con l'amministrazione comunale e con le altre istituzioni locali interessate.
Risposta. - In risposta all'interrogazione in argomento, si comunica che, a seguito della disponibilità del sacerdote cattolico ruandese Athanase Seromba a consegnarsi volontariamente al tribunale internazionale per il Ruanda, il trasferimento del medesimo alle autorità del suddetto tribunale internazionale è stato eseguito il 6 febbraio 2002.
l'esecuzione del mandato di cattura del tribunale internazionale per il Ruanda e a disporre la consegna dell'imputato al citato organismo giudiziario internazionale.
Risposta. - In risposta all'interrogazione in argomento si fa presente quanto segue.
Risposta. - In risposta all'interrogazione in argomento si fa presente quanto segue.
dinamica dedicata, da attuarsi nell'ambito del nuovo piano di controllo coordinato del territorio attraverso più frequenti passaggi e prolungate soste da parte delle autopattuglie.
Risposta. - In merito alla richiesta dell'interrogante circa le iniziative del Governo italiano in ordine alla rimodulazione dell'aliquota IVA sui prodotti fonografici.
europea che consenta di modificare ulteriormente l'allegato H della citata VI direttiva CEE.
Risposta. - In risposta all'interrogazione in argomento si fa presente quanto segue.
benefici previsti dalla normativa vigente a favore delle vittime del terrorismo e della mafia, l'amministrazione dell'interno ha richiesto, a norma dell'articolo 5, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 28 luglio 1999, n. 510, la valutazione medico-legale della Commissione medico-ospedaliera della Sanità militare al fine di accertare il grado di invalidità permanente riportato dalla stessa in seguito al fatto criminoso.
la stessa materia, era riferita anche ad eventi non ancora accaduti e, quindi, ovviamente, non conosciuti dallo scrivente all'epoca della propria interrogazione;
dell'azione della pubblica amministrazione -:
Risposta. - La vicenda degli avanzamenti di carriera e delle promozioni degli ufficiali del ruolo speciale, per i delicati aspetti che riveste, è da tempo all'attenzione di questo dicastero.
Alcuni ufficiali interessati, ritenendo tale criterio illegittimo, hanno proposto ricorso al T.A.R. Lazio, cui è stata ritualmente opposta resistenza con memoria controdeduttiva in linea con il predetto parere del Consiglio di Stato.
ha da sempre posto in essere ogni cautela per ridurre il contenzioso già esistente.
Risposta. - In merito alla visita dell'ambasciatore degli Stati Uniti d'America, Mel Sembler, a Cagliari, si fa presente che nessuna disposizione della Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche del 18 aprile 1961, resa esecutiva in Italia con la legge n. 804 del 9 agosto 1967, prevede l'obbligo per un Ambasciatore accreditato di incontrare gli esponenti della stampa, in particolare se egli si reca a visitare una regione dello Stato accreditatario.
possibile che vi siano stranieri che hanno commesso reati, denunciati sei, sette, dieci volte, e che continuino a rimanere nelle nostre città;
senza che il Governo tenti in alcun modo di porvi rimedio -:
Risposta. - In risposta all'interrogazione in argomento, si comunica che dal 1o gennaio al 31 agosto 2003 dell'anno in corso sono complessivamente sbarcati sulle coste nazionali 9.779 clandestini, con una diminuzione pari a circa il 40 per cento rispetto al corrispondente periodo dello scorso anno, nel quale erano stati 16.243.
dalla mano pubblica e dalle banche, traendo profitto dalla situazione;
Risposta. - In risposta all'interrogazione in argomento si fa presente quanto segue.
È stato emanato un provvedimento di concessione provvisoria in data 27 gennaio 1992 a favore della società Keller S.p.A., in base alla legge n. 64 del 1986, per l'ammodernamento di un impianto per la produzione di materiale rotabile e ferroviario ubicato a Palermo. In data 17 maggio 2001 è stato emesso il provvedimento di concessione definitiva. A fronte dell'investimento ammesso in fase finale per euro 5.434.151,75 è stato concesso un contributo in c/capitale di euro 593.651,71.
Risposta. - In risposta all'interrogazione in argomento, si rappresenta quanto segue.
per la polizia penitenziaria e 88 per il Corpo forestale dello Stato).
Risposta. - L'interrogante chiede di conoscere le iniziative che si intendono assumere per dimezzare o eliminare l'ICI per coloro che abitano in appartamenti di proprietà, nonché per impedire ai comuni di aumentare le rendite catastali e di investire in modo non corretto il danaro pubblico.
Risposta. - Rispondendo all'interrogazione parlamentare in discorso, si premette che il Governo è determinato nel contrastare ogni forma di intolleranza e di violenza politica diffusa e nel garantire la legalità ed il diritto di tutti di manifestare pacificamente le proprie opinioni.
regime di attività libero professionale di équipes stante il fatto che relativamente ai mesi di aprile, maggio risulta agli atti che alcuni operatori interessati hanno svolto il solo orario naturale di lavoro a fronte di una retribuzione percepita per l'attività libero professionale d'équipes relativa a detto periodo ammontante a circa euro 3.000,00 per ciascun operatore;
Risposta. - In via generale, e prima di passare all'analisi dei singoli punti oggetto dell'interrogazione, si ricorda che l'attuazione del progetto, assunto con delibera n. 161 del 20 marzo 2002, oggetto di esame, ha consentito di realizzare, per l'unità operativa di cardiologia della sede di Roma dell'Inrca:
La delibera ha pertanto raggiunto tutti i risultati che si era prefissata.
I dati innanzi importati sono stati forniti dagli uffici dell'unità operativa di cardiologia della sede di Roma dell'Inrca.
Risposta. - In merito all'interrogazione in argomento, si fa presente quanto segue.
Risposta. - In ordine all'interrogazione parlamentare in argomento, relativa alla valorizzazione del Ponte di Annibale nel comune di Scigliano (CS), interpellati gli uffici competenti, si riferisce quanto segue.
Letizia Moratti, l'adempimento della promessa «di convocare una conferenza europea sulle lingue durante il semestre di presidenza italiana» per trovare una soluzione, senza imposizioni discriminatorie, all'incombente problema dell'incomprensione tra 20 lingue nazionali;
Risposta. - In risposta alla interrogazione parlamentare in argomento con la quale l'interrogante sollecita un incontro con il dottor Giorgio Pagano, segretario dell'associazione radicale «Esperanto», si comunica che il Ministro ha fissato un incontro con il senatore Sergio Stanziani e il dottor Giorgio Pagano per il 23 ottobre 2003.
Risposta. - Il 1o marzo scorso il signor Pier Luigi Borghesi, per conto dell'Associazione «X Flottiglia MAS», comunicava alla questura di Ferrara l'intenzione di svolgere, nel comune di Migliarino, una manifestazione il 22 marzo successivo a conclusione del 5o raduno commemorativo organizzato dalla stessa associazione.
Risposta. - Relativamente all'interrogazione in argomento, interpellata la direzione generale per gli archivi, si rappresenta quanto segue.
Risposta. - Tra la fine di aprile ed i primi di maggio dell'anno corrente si è verificato un cluster di tre casi di legionellosi di possibile origine nosocomiale, verificatisi in pazienti ricoverati nei 10 giorni precedenti l'insorgenza dei sintomi presso il reparto di medicina dell'ospedale di Palombara Sabina.
della Legionella nelle possibili fonti di contagio. I prelievi ambientali hanno rivelato la presenza di Legionella Pneumophila di sierogruppo 1 e 2/14 in 18 dei 26 punti di prelievo (prevalentemente i rubinetti di bagno e doccia e centrale termica).
Risposta. - Pur nell'apprezzamento per un'iniziativa legata alla memoria dell'eccidio di Cefalonia, il Ministero degli affari esteri non è in grado, tramite capitoli di bilancio di propria competenza, di prendere in considerazione l'erogazione di contributi finanziari generici a favore dell'Associazione italo-greca «Mediterraneo» di Cefalonia.
difesa, attraverso lo Stato maggiore dell'Esercito, sarebbe in grado di custodire, presso un museo militare, il materiale storico più significativo attualmente esposto a Cefalonia, garantendone adeguata visibilità e decorosa custodia, quale testimonianza di quei tragici eventi.
Risposta. - I progetti presentati fino al 14 gennaio 2003 (data di sospensione della presentazione delle domande di agevolazione a valere sul Fondo speciale rotativo per l'innovazione tecnologica ai sensi della direttiva 16 gennaio 2001 e della circolare 11 maggio 2001, n. 10342240), sono n. 2.181, per un ammontare di agevolazioni richieste di circa 5.244M€. I progetti istruiti dalle 13 anche concessionarie, prima del blocco disposto cautelativamente dal ministero delle attività produttive a partire dal 18 marzo 2002, in relazione alle risorse finanziarie disponibili, sono n. 983.
Risposta. - Il porto di Piombino non rientra tra i porti in cui, ai sensi della legge n. 690 del 1940, è previsto il servizio antincendio portuale da parte del CNVVF, nonostante il rischio di incendi in tale struttura non sia inferiore a quello di altre realtà portuali attualmente servite dal Corpo.
il Governo non ha dato esecuzione agli impegni assunti -:
Risposta. - In via preliminare sembra opportuno permettere che l'articolo 4, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica n. 328 del 2001, al fine di garantire che all'interno degli organi degli Ordini professionali regolamentati sia assicurata un'adeguata rappresentanza degli iscritti nella sezione riservata ai laureati triennali, prevede che con successivo regolamento verranno definite le procedure elettorali e il funzionamento degli organi in sede disciplinare.
Risposta. - La questione della sicurezza del dottor Eugenio Facciolla, sostituto procuratore presso la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, è stata ulteriormente esaminata nel corso di un'apposita riunione tecnica di coordinamento tra le forze di polizia che si è tenuta nel giugno scorso presso la prefettura-ufficio rerritoriale del Governo di Cosenza.
Risposta. - Occorre preliminarmente osservare che l'attribuzione di funzioni di polizia giudiziaria (nel caso di specie l'arresto di 12 titolari di piccole imprese) nei confronti del personale della polizia municipale è contemplata sia dalla legge-quadro di settore (legge 7 marzo 1986, n. 65, articolo 5), che dal codice di procedura penale (articolo 57, comma 2, lettera b).
giudiziaria, riferita agli operatori, o di ufficiale di polizia giudiziaria, riferita ai responsabili del servizio o del corpo e agli addetti al coordinamento e al controllo.
di conseguenza nel caso di specie profili suscettibili di valutazione disciplinare.
Risposta. - Con l'interrogazione cui si risponde l'interrogante ha rilevato l'opportunità di estendere a favore delle associazioni pro loco le agevolazioni fiscali previste dall'articolo 90, commi 4 e 11, della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (legge finanziaria per il 2003) per le associazioni sportive dilettantistiche.
settembre 1973, n. 600 (Disposizioni in materia di accertamento delle imposte sui redditi), tutti gli altri contributi destinati allo svolgimento di attività commerciali erogati dalle regioni, dalle province, dai comuni e dagli altri enti pubblici e privati, esclusi quelli per l'acquisto di beni strumentali.
Risposta. - In risposta all'interrogazione parlamentare in argomento, si comunica che effettivamente, lo scorso mese di maggio, una pattuglia dell'Arma dei carabinieri è stata circondata ed aggredita da oltre 40 stranieri mentre stava eseguendo l'arresto di uno straniero, che occultava indosso 10 ovuli di cellophane contenenti 45 grammi di cocaina.
servizi coordinati di controllo, con la partecipazione congiunta di personale della polizia di Stato, dell'Arma dei carabinieri, della Guardia di finanza e della polizia municipale, sotto la direzione di un funzionario della questura.
in occasione di posti di blocco o in altri servizi di polizia.
pubblica amministrazione per l'anno in corso previste dalla legge finanziaria per il 2003, con decreto del Presidente della Repubblica del 31 luglio è stata autorizzata l'assunzione di 1465 operatori per la polizia di Stato e di 1435 per l'Arma dei carabinieri (oltre a 882 unità per la Guardia di finanza, 120 per la polizia penitenziaria e 88 per il Corpo forestale dello Stato).
Risposta. - Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo cui si risponde, si fa presente quanto segue.
del Segretario generale dell'OSA, Gaviria, ed esortava le parti ad individuare una soluzione pacifica ad una crisi che, oltre a mettere in ginocchio l'economia del Paese, ne mette a repentaglio la stessa stabilità istituzionale.
notevoli opportunità - possa riprendere quanto prima il proprio cammino di crescita e sviluppo.
Risposta. - Il Centro di riferimento italiano per la cura e lo studio della talassemia, ora Fondazione IME-Istituto mediterraneo di ematologia, nasce con l'obiettivo di costituire il punto di partenza per la creazione di una «rete» italiana di cooperazione e di interscambio, con il fondamentale compito istituzionale di integrare e creare una rete nazionale tra i centri di
eccellenza italiani in campo ematologico per il trattamento delle emoglobinopatie, con la prospettiva di estendere la «rete» a strutture estere, in particolare quelle del bacino del Mediterraneo, specializzate nella ricerca clinico-scientifica, nel trattamento e nella formazione in campo ematologico, incluso il trattamento della talassemia.
Risposta. - La questione della sicurezza del dottor Eugenio Facciolla, sostituto procuratore presso la direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, è stata ulteriormente esaminata nel corso di un'apposita riunione tecnica di coordinamento tra le forze di polizia che si è tenuta nel giugno scorso presso la prefettura-ufficio territoriale del Governo di Cosenza.
della croce di guerra ai vigili che vi appartennero, dei quali alcuni sono ancora viventi, oltre che allo stesso stendardo del corpo.
Risposta. - L'amministrazione della difesa non conserva la documentazione relativa all'attività del Corpo dei vigili del fuoco nel corso della seconda guerra mondiale, in quanto esso non dipendeva dall'allora ministero della guerra, ma dalla direzione generale dei servizi antincendi del ministero dell'interno.
Risposta. - In riferimento all'interrogazione cui si risponde, concernente il rinnovo dei contratti collettivi nazionali di lavoro dei diversi comparti del settore pubblico, si osserva quanto segue.
Risposta. - Il decreto legislativo n. 204 del 1998 attribuisce al Ministero dell'università e della ricerca scientifica il coordinamento delle politiche della ricerca, attraverso l'istituzione, di una apposita Commissione, presso il Comitato interministeriale programmazione economica (CIPE) e la creazione di organi di consulenza e valutazione.
Ciò premesso, si sottolinea che la difesa, in materia di ricerca, opera in stretto coordinamento con il dell'istruzione, dell'università e della ricerca. In particolare, nel piano nazionale della ricerca militare (PNRM) concepito in ossequio agli stessi princìpi del PNR, sono stati, o stanno per essere avviati contratti di ricerca con:
Ciò detto in linea generale, si precisa che, per quanto attiene al progetto 204, l'oggetto della ricerca non è «l'elaborazione di un software open source», ma la possibilità di utilizzo di un software open source, quale, ad esempio Linux, nell'ambito delle forze armate.
Risposta. - Relativamente all'atto di sindacato ispettivo cui si risponde. Interpellata la Direzione Generale per gli archivi, si rappresenta quanto segue.
Risposta. - Relativamente all'atto di sindacato ispettivo cui si risponde, interpellata la direzione generale per il cinema, si rappresenta quanto segue.
Risposta. - Il Centro di riferimento italiano per la cura e lo studio della talassemia, ora Fondazione IME-Istituto mediterraneo di ematologia, nasce con l'obiettivo di costituire il punto di partenza per la creazione di una «rete» italiana di cooperazione e di interscambio, con il fondamentale compito istituzionale di integrare e creare una rete nazionale tra i centri di eccellenza italiani in campo ematologico per il trattamento delle emoglobinopatie, con la prospettiva di estendere la «rete» a strutture estere, in particolare quelle del bacino del Mediterraneo, specializzate nella ricerca clinico-scientifica, nel trattamento e nella formazione in campo ematologico, incluso il trattamento della talassemia.
dell'arte, ha lanciato un allarme sul futuro dei beni culturali italiani;
«creativa», o meglio fittizia. Il vulnus inferto da questa legge alle norme di tutela, ma anche alla credibilità delle dichiarazioni governative, getta un'ombra sinistra sul futuro del nostro patrimonio monumentale e ambientale -:
Risposta. - In ordine all'interrogazione in argomento, si rappresenta quanto segue.
Risposta. - La prefettura Ufficio territoriale di Governo di Agrigento, come reso noto durante l'incontro avuto dal prefetto con alcuni manifestanti in occasione della «giornata di mobilitazione nazionale per la libera circolazione dei migranti» del 30 novembre 2002, aveva, già all'epoca, provveduto ad affidare al locale Provveditorato alle Opere pubbliche l'incarico di procedere ai sopralluoghi e ai rilievi di competenza per avviare i lavori necessari per rendere migliori le condizioni di accoglienza all'interno del centro di permanenza temporanea e assistenza di quella città, compresa la costruzione di nuovi servizi igienici.
21, decreto del Presidente della Repubblica n. 394 del 1999).
Risposta. - Il 1o marzo scorso il signor Pier Luigi Borghesi, per conto dell'associazione «X Flottiglia MAS», comunicava alla questura di Ferrara l'intenzione di svolgere, nel comune di Migliarino, una manifestazione il 22 marzo successivo a conclusione del 5o raduno commemorativo organizzato dalla stessa associazione.
raggiunto da alcuni di questi e da alcuni esponenti del centro sociale «Dazdramir» di Ferrara che inveivano contro di loro e cercavano di venire a contatto con gli stessi.
Risposta. - In merito a quanto richiesto con l'atto ispettivo cui si risponde, sono state richieste informazioni all'ENAC - Ente nazionale per l'aviazione civile - il quale fa conoscere che a partire dall'11 agosto 2003, il check-in presso il city terminal di Lecce, viene effettuato anche per gli utenti Alitalia.
Risposta. - L'interrogante, nel premettere che la concessione per l'esercizio del concorso pronostici Enalotto è in scadenza, ha chiesto di conoscere se la competente amministrazione abbia già allo studio il bando per la nuova gara e se intenda illustrare preventivamente i relativi criteri e modalità di svolgimento.
Risposta. - Sull'episodio di discriminazione razziale ad opera di un operatore sanitario dell'ospedale Ascalesi di Napoli, di cui all'interrogazione parlamentare in oggetto, si osserva, preliminarmente, che trattasi di questione afferente a materia in cui la regione ha potestà regolarmente esclusiva.
con una maggiore sensibilità degli operatori stessi che, in alcuni casi, è difficile riscontrare.
Risposta. - In risposta all'interrogazione parlamentare in argomento, si comunica che, secondo quanto riferito dal prefetto
di Padova, il capogruppo di Forza Italia presso il comune di Abano Terme, dottor Marino Massarotti, si è presentato il 25 giugno scorso alla stazione dei carabinieri di quel comune, denunciando di aver ricevuto, pochi giorni prima, una lettera anonima contenente frasi offensive e minatorie.
personali e anche domiciliari senza avere autorizzazione di accesso alle abitazioni;
Risposta. - La questione sollevata dall'interrogante è nota al ministero degli affari esteri. La scorsa estate i connazionali interessati avevano, infatti, segnalato al consolato generale a Barcellona di aver dovuto subire nella loro residenza a Formentera comportamenti anomali da parte di agenti di polizia. Il consolato generale interveniva, relativamente ad ogni caso, chiedendo immediatamente chiarimenti al rappresentante del governo centrale a livello regionale, massimo responsabile in materia di ordine pubblico. Non avendo ottenuto risposta in tempi ragionevoli, il console generale in persona si recava sul posto e nei contatti con le autorità locali esprimeva le rimostranze per l'atteggiamento aggressivo degli agenti di polizia e ne chiedeva le ragioni, sollecitando un'inchiesta.
di tutte le forze politiche della iniquità e della pericolosità di una simile soluzione;
Risposta. - In merito all'interrogazione cui si risponde, si rappresenta che l'amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato, interpellata al riguardo, ha comunicato che, nell'anno 2001, non si sono verificate sostanziali diminuzioni della raccolta del gioco del lotto rispetto all'anno precedente.
associazioni di volontariato in genere nel pieno rispetto del diritto costituzionale della libertà di associazione.
Risposta. - Relativamente all'interrogazione in argomento, nella quale si chiede di conoscere quali iniziative si intendano adottare a favore delle associazioni pro-loco e delle associazioni di volontariato in genere, al fine di consentire «ulteriori snellimenti burocratici» alle peculiari attività svolte da tali associazioni fa presente quanto segue.
o trattamento al fine di eliminare, prevenire o minimizzare un pericolo microbico, chimico e/o fisico.
Risposta. - L'interrogante nel premettere che l'articolo 5, comma 1 del testo unico delle imposte sui redditi (decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917) dispone che «I redditi delle società semplici, in nome collettivo e in accomandita semplice residenti nel territorio dello Stato sono imputati a ciascun socio, indipendentemente dalla percezione, proporzionalmente alla sua quota di partecipazione agli utili», chiede se nell'ambito della riforma del sistema fiscale non si ritenga di valutare la possibilità di espungere dalla disposizione citata l'inciso «indipendentemente dalla percezione», al fine di eliminare «l'iniquità» che si genererebbe laddove i redditi prodotti non vengono, di fatto, materialmente percepiti.
poste a fondamento della scelta in termini di trasparenza attuata anche nell'ordinamento interno.
Risposta. - È opportuno specificare, in premessa, che l'avanzamento degli ufficiali di complemento, appartenenti alla categoria del congedo ed alla cosiddetta «riserva selezionata», è soggetto all'applicazione delle previsioni dettate dall'articolo 104 della legge n. 1137 del 1955.
validi ai fini dell'avanzamento) previsti nella tabella n. 5 annessa alla citata legge n. 1137 del 1955, come modificata dalla legge n. 824 del 1973.
gestione delle scommesse precisati nella direttiva del Ministro dell'economia e delle finanze prot. n. 2001/82602 del 30 maggio 2001 e se nel frattempo fossero stati posti in essere gli altri auspicati provvedimenti (riduzione delle aliquote, avvio della raccolta tramite internet, adeguamento dei palinsesti, ed altro);
alla sopravvivenza del Coni e dell'Unire (i mancati versamenti dei 329 concessionari che valgono più di cento miliardi di lire);
Risposta. - L'interrogante ha evidenziato la difficile situazione economico finanziaria in cui versano i concessionari del servizio di raccolta delle scommesse sulle corse dei cavalli e sugli eventi sportivi che ha causato una grave crisi di liquidità finanziaria del Coni e dell'Unire per le notevoli difficoltà incontrate dalle autorità concedenti, nel recupero delle somme dovute dalle agenzie ippiche e sportive da cui gli stessi enti traggono le principali risorse.
legge n. 147 affida all'Unire l'espletamento delle relative procedure selettive. Trattasi quindi di un'attività sottratta alle competenze dell'amministrazione autonoma dei monopoli.
di 350 milioni di lire. In questa ipotesi si applicano, sulla parte di valore della quota che supera l'importo di 350 milioni di lire, le aliquote previste per il corrispondente atto di trasferimento a titolo oneroso;
Risposta. - Con l'interrogazione presentata dall'interrogante viene evidenziato il diverso onere tributario originato dal succedersi delle leggi in materia di imposte sulle successioni e donazioni.
Tale principio è stato ribadito nella circolare n. 44 del 7 maggio 2001 dell'Agenzia delle entrate, dove è riconosciuto il diritto del contribuente alla riliquidazione e al rimborso delle eventuali imposte pagate in più, sulla base di una dichiarazione di successione presentata prima dell'entrata in vigore della legge di modifica (legge n. 342 del 2000), per la quale il termine di presentazione scadeva dopo il 31 dicembre 2000.
Risposta. - Relativamente all'interrogazione parlamentare in argomento, relativa ai lavori di restauro della Basilica di San Pancrazio in Roma, si rappresenta quanto segue.
Risposta. - In merito alla questione esposta nell'atto ispettivo in esame, si fa presente che il quadro legislativo di riferimento non è mutato rispetto a quanto indicato nella nota del 28 gennaio 2003, con cui è stato risposto ad altra interrogazione parlamentare (n. 4-04096) presentata dall'interrogante.
n. 229 del 19 giugno 1999, il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e il Ministero della salute, debbono emanare un provvedimento che determini i posti disponibili a livello nazionale per le immatricolazioni ai corsi di laurea delle professioni sanitarie di cui ai decreti ministeriali datati 2 aprile 2001 (Determinazione delle classi delle lauree universitarie e delle classi delle lauree specialistiche delle professioni sanitarie) per l'anno accademico 2003-2004;
Risposta. - In data 23 luglio 2003 si è reso necessario trasmettere ai rettori delle università una nota con la quale gli stessi sono stati invitati a non attivare per il prossimo anno accademico 2003/04 i corsi di laurea specialistica delle professioni sanitarie. Ciò in quanto il 26 giugno 2003 il ministero della salute, in merito alla rilevazione del fabbisogno delle professioni sanitarie ai fini della determinazione dei posti disponibili a livello nazionale per le immatricolazioni ai corsi di laurea specialistica delle professioni sanitarie di cui al decreto ministeriale 2 aprile 2001, ha segnalato che dalle risultanze e del confronto dei dati raccolti «è emersa una evidente discrepanza tra il fabbisogno regionale, contenuto in limiti esigui e le richieste delle Associazioni professionali». È stato rilevato poi che a quella data alcune regioni (Lombardia, Molise e Calabria) non avevano inviato il proprio fabbisogno formativo.
Risposta. - L'interrogante stessa ha evidenziato che i vigili del fuoco sono intervenuti con grande professionalità ed efficienza per lo spegnimento dell'incendio al mulino Stucky. In effetti si ritiene che nessun rilievo possa essere mosso al personale vigile del fuoco che ha condotto le operazioni di soccorso e di spegnimento, utilizzando in maniera ottimale tutte le risorse disponibili. Si sottolinea anche la disponibilità del personale di turno libero accorso volontariamente in servizio, appena appresa la notizia dell'incendio, al fine di rinforzare le squadre operanti nell'immobile.
necessari a completare la formazione del personale elicotterista, peraltro già avviata.
Risposta. - Successivamente alla proposizione di numerosi ricorsi da parte di candidati non ammessi alle prove orali del concorso de quo, il T.A.R. del Lazio ha ordinato la ricorrezione degli elaborati di circa 180 candidati, mentre l'amministrazione ha ricevuto alcune pronunce da parte di T.A.R. locali con cui veniva disposta la ricorrezione degli elaborati di pochi altri candidati.
candidati che avevano presentato il ricorso innanzi al T.A.R. del Lazio e, al contempo, ha provveduto ad iniziare le ricorrezioni di quegli elaborati dei candidati che avevano presentato ricorso innanzi ai T.A.R. locali, con ciò conformandosi alle varie pronunce giurisdizionali.
correzioni di alcuni elaborati. In tale sede vengono evidenziati specifici aspetti, con riguardo a valutazioni di natura tecnico-giuridica, che non appaiono ricondotti dal notaio Raiola a candidati già individuati, oppure individuabili, tanto da poter far pensare ad un rischio per la procedura concorsuale.
conformemente a quanto disposto dal TAR. Una volta ottenuta una votazione sufficiente sul primo elaborato esaminato, la Commissione ha proceduto, sempre collegialmente, anche alla valutazione del secondo e del terzo elaborato (secondo la previsione della legge notarile in materia) ritenendoli sufficienti; quindi, la candidata è stata ammessa a sostenere le prove orali con la votazione complessiva di 108.
Risposta. - In risposta all'interrogazione parlamentare in argomento si fa presente che l'uscita dall'Ordine giudiziario del dottor Antonio Gagliardi ha prodotto la
conseguente vacanza della figura del procuratore della Repubblica presso il tribunale di Latina, pubblicata in data 18 aprile 2002 e tuttora perdurante.
Risposta. - In risposta all'interrogazione in argomento si fa presente che dal giorno 23 giugno 2003 il comando provinciale
dei vigili del fuoco di Venezia ha in dotazione presso il locale nucleo elicotteri un elicottero AB 412 EP ed un elicottero A 109 Power.
Risposta. - Il raccapricciante episodio segnalato dall'interrogante è stato giustamente denunciato ai carabinieri, per maltrattamento degli animali (20 pecore sgozzate in un campo nei pressi di Fusina).
Mira, sentiti i servizi veterinari competenti per territorio, si determina quanto segue:
Le macellazioni degli animali secondo i riti religiosi ebraico ed islamico, sono state recepite dallo Stato Italiano con il decreto ministeriale 11 giugno 1980 in attuazione di quanto previsto dalla Direttiva CEE/74/577, che stabiliva, tra l'altro, all'articolo 4, la macellazione senza preventivo stordimento e la successiva applicazione di speciali metodi di macellazione in osservanza di riti religiosi.
e un evidente disagio per i cittadini con ripercussioni sulla qualità del servizio del quarto scalo italiano.
Risposta. - In riferimento all'interrogazione in argomento l'Enac - Ente Nazionale per l'aviazione civile - sulla base di informazioni assunte dal gestore aeroportuale, fa presente che i fatti lamentati relativi allo scalo aeroportuale di Venezia costituirebbe pertanto una eccezione dovuta ad un notevole, non previsto incremento di traffico stagionale. L'attuazione di uno sciopero da parte di una società di handling costituirebbe un episodio isolato e fisiologico nell'ambito del sistema di liberalizzazione introdotto dal decreto legislativo n. 18 del 1999.
Alla 4a sessione settimanale di verifica i risultati sono stati positivi con gradienti di ulteriore ottimizzazione. In ogni caso, per tenere sotto controllo la situazione, si è disposto di proseguire nella verifica di qualità settimanale.
Risposta. - In merito alla problematica prospettata dall'interrogante si osserva, in
via preliminare, che il decreto 23 luglio 2001 del direttore dell'Agenzia delle entrate reca disposizioni in ordine alle caratteristiche degli apparecchi misuratori fiscali, al contenuto ed alle modalità di emissione dei titoli di accesso per gli intrattenimenti e le attività spettacolistiche nonché alle modalità di trasferimento alla Società italiana degli autori ed editori (Siae) dei dati relativi ai titoli di accesso ed agli altri proventi (in attuazione delle disposizioni di cui agli articoli 6 e 18 del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 60 e del decreto dell'allora ministero delle finanze 13 luglio 2000).
il signor Fioravante Palestini, nato il 9 settembre 1946, unico cittadino italiano attualmente detenuto nella Repubblica Araba d'Egitto, condannato a venticinque anni di reclusione (riducibili a venti per buona condotta) per traffico di stupefacenti, ha già scontato diciotto anni della pena presso il carcere di Abu Zabai;
è stato sottoposto, per tutti questi anni, a condizioni carcerarie di estrema durezza, trovandosi a dover dividere la propria cella, di 9 metri per 5, con altri ottanta detenuti, in una situazione in cui il rispetto delle norme igieniche e dei più elementari diritti umani è pressoché inesistente;
il Consolato d'Italia a Il Cairo ha provveduto, nel corso di questi anni, a fornirgli assistenza, pur con le limitazioni imposte dalle autorità egiziane;
i tentativi del signor Palestini di mantenersi in costante equilibrio psicofisico, continuando ad allenarsi, sono stati vanificati, la primavera scorsa, dalla morte del suo assistente spirituale, Padre Lauro Rattin, missionario comboniano a Il Cairo, che ne aveva seguito le sorti a partire dal momento dell'arresto;
questo evento ha minato pericolosamente le già precarie condizioni psicologiche del Palestini, il quale ne è rimasto provato al punto da cadere in uno stato depressivo gravissimo, acuito dal fatto che, da molti anni, egli non vede alcun membro della sua famiglia;
finora, le autorità egiziane, in assenza di un accordo bilaterale sul trasferimento dei detenuti, hanno sempre rifiutato il suo trasferimento in Italia;
il 15 febbraio 2001, l'allora Ministro della giustizia, onorevole Fassino, ha firmato l'Accordo bilaterale sul trasferimento dei detenuti tra Italia ed Egitto;
sebbene la madre del Palestini avesse precedentemente inoltrato domanda di grazia al Presidente egiziano Mubarak, le autorità egiziane, prima di dare l'avallo, ritengono indispensabile la ratifica a tale Accordo del Parlamento italiano;
le condizioni del Palestini peggiorano di giorno in giorno;
i recenti avvenimenti internazionali, scatenati dagli attentati dell'11 settembre 2001 rischiano di mettere il Palestini in una situazione di grave pericolo, dal momento che è l'unico europeo e cattolico in un carcere in cui sono detenuti anche numerosi fondamentalisti islamici, per i quali egli può rappresentare un facile bersaglio di rappresaglie -:
quali siano le valutazioni in ordine alla mancata ratifica dell'accordo suddetto nonostante da quanto esposto emerga l'estrema urgenza di un rapido trasferimento del Palestini nelle carceri italiane, dove potrebbe scontare l'ultimo anno di
quali iniziative il Governo intenda ulteriormente adottare per ottenere dalle autorità egiziane, nel più breve tempo possibile, il trasferimento del Palestini in un carcere italiano.
(4-07344)
Palestini è stato recluso per circa 18 anni nel penitenziario di Abu Zabel, a circa 40 Km dal Cairo: una prigione, dove vige un regime particolarmente duro. Ciò nonostante, grazie all'intervento della nostra Ambasciata a Il Cairo, il connazionale (che, negli anni Settanta, era l'atleta culturista che negli spot della Plasmon scolpiva a martellate il nome del prodotto) è sempre riuscito a tenere in carcere gli attrezzi necessari per il suo quotidiano allenamento fisico e per l'attività motoria che gli hanno consentito di mantenere una buona condizione psico-fisica, stante la grave durezza della detenzione.
Il 6 novembre 2001, Palestini è stato trasferito nel carcere di Kanater, in prossimità del Cairo: un penitenziario certamente migliore del precedente, dove ha potuto continuare a svolgere la sua attività fisica giornaliera.
La nostra Rappresentanza diplomatico-consolare ha assistito il Palestini sin dall'inizio della vicenda attraverso periodiche visite consolari, erogazione di sussidi in denaro ed interventi volti a migliorare le condizioni di detenzione. Inoltre il Palestini ha potuto beneficiare dell'assistenza morale e spirituale prestatagli da sacerdoti italiani presenti in Egitto. Purtroppo, i numerosi tentativi, anche ai massimi vertici istituzionali, per consentire al Palestini di scontare la pena residua in un carcere italiano hanno sempre avuto risposta negativa da parte delle Autorità egiziane che hanno opposto la gravità del reato, per il quale in Egitto è prevista anche la pena di morte.
Palestini ha fatto ritorno in Italia il 10 giugno 2003 a seguito di provvedimento di espulsione emesso dalle Autorità egiziane. Avendo, infatti, mantenuto una buona condotta, il nostro connazionale, in luogo di usufruire di cinque anni di arresti domiciliari, sconto di pena previsto dalla locale normativa solo per i cittadini egiziani, è stato espulso.
In relazione, infine, al mandato di cattura emesso il 27 maggio 1983 dal Tribunale di Palermo, si segnala che il 26 maggio 2003 la Corte di Assise d'Appello di Palermo ha disposto la sostituzione della misura della custodia cautelare in carcere con quella degli arresti domiciliari.
Il Ministero degli esteri ha sempre seguito con molta attenzione la vicenda del Palestini e, d'intesa con il Ministero della Giustizia, ha avviato un complesso negoziato con la Repubblica Araba d'Egitto in materia di trasferimento delle persone condannate, conclusosi con la firma al Cairo, in data 15 febbraio 2001, di un Accordo sul trasferimento dei detenuti.
Tale accordo, una volta in vigore, consentirà ai cittadini di ciascuno dei due Paesi, detenuti nell'altro Stato contraente, di scontare la pena detentiva nel proprio Paese di origine. In tale modo i cittadini italiani attualmente detenuti in carceri egiziane potranno tornare in Italia evitando di essere sottoposti a condizioni detentive particolarmente dure.
Mentre la parte egiziana ha ratificato l'accordo, da parte italiana l'iter di ratifica ha subito alcuni rallentamenti a seguito del più generale arresto, per difficoltà di carattere sia formale sia sostanziale, del recepimento delle Convenzioni stipulate tra Italia ed Egitto in materia di cooperazione giudiziaria penale.
Il disegno di legge di autorizzazione alla ratifica ed esecuzione nell'ordinamento interno dell'Accordo in questione doveva essere sottoposto all'esame del Consiglio dei Ministri nella seduta del 19 giugno 2003, ma la discussione è stata poi rinviata e, allo stato, non risulta fissata altra seduta per tale incombente.
Il Ministro della giustizia: Roberto Castelli.
il 9 aprile 2003 si è svolto a Roma presso la Sala del Cenacolo un importante convegno sulla tutela dei minori su internet;
durante questo convegno, al quale ha partecipato lo stesso Ministro per le comunicazioni, sì e giunti a numerose considerazioni per salvaguardare i bambini da un utilizzo sconsiderato di internet;
numerose testimonianze giunte garantiscono che la corretta informazione dei genitori circa i rischi che possono incorrere i loro figli sia possibile solo attraverso una forte campagna pubblicitaria che svolga un importante ruolo di prevenzione;
campagne informative per salvaguardare la salute pubblica o del singolo cittadino sono già state effettuate con successo, si veda ad esempio la campagna ancora in atto contro il fumo e la corretta alimentazione attuata dal Ministero per la salute -:
se non ritenga di promuovere una campagna informativa per sensibilizzare l'opinione pubblica, ed in particolar modo i genitori, affinché un importante strumento come internet venga utilizzato in un modo più corretto e proficuo e non diventi un mezzo per facilitare gli atti criminali ai danni dei bambini.
(4-06211)
Il primo di tali interventi è stato il libro verde sulla protezione dei minori e della dignità umana nei servizi audio visivi e di informazione, cui hanno fatto seguito la Comunicazione della Commissione UE relativa alle informazioni di contenuto illegale e nocivo su Internet e la decisione del Consiglio concernente l'adozione di un piano pluriennale di azione comunitaria per promuovere l'uso di Internet (2000-2001) e la relativa implementazione per il biennio 2002-2004.
Il Ministero ha coordinato varie azioni che hanno portato, per esempio, all'adozione da parte delle associazioni di providers AIIP (Associazione italiana Internet providers) e ANFOV (Associazione nazionale fornitori di video informazione) di codici di autoregolamentazione.
Il Gruppo di lavoro Internet e minori, inoltre, istituito in seno alla Commissione ministeriale per l'assetto del sistema radiotelevisivo, ha il compito di elaborare a breve termine un Codice di autoregolamentazione al fine di impedire il più possibile ogni impiego distorto della rete e quindi per difendere i minori dai pericoli di Internet, fermo restando ovviamente che, qualora si configuri una ipotesi di reato nei contenuti della rete, ogni iniziativa è demandata alla polizia postale.
In materia di un uso sicuro della rete si fa presente che in data 14 gennaio 2003 è stato istituito l'Osservatorio per la sicurezza delle reti e la tutela delle comunicazioni che ha, fra gli altri, l'incarico di predisporre un repertorio per le prestazioni e la sicurezza su Internet.
Si fa, infine, presente, che il Ministero delle comunicazioni partecipa ai lavori della Commissione interministeriale - istituita dal Ministro degli affari esteri, di concerto con il Ministro della giustizia, con il decreto 21 luglio 2003 - che ha il
Il Ministro delle comunicazioni: Maurizio Gasparri.
già da alcune settimane sono apparse con grande evidenza sulla stampa nazionale denunce autorevoli e documentate circa i drammatici problemi apertisi in tutta Italia negli organici e nelle dotazioni di mezzi di pronto intervento dei Vigili del fuoco, impossibilitati ad effettuare l'ordinaria manutenzione e persino a rifornirsi con la necessaria continuità di carburante, e ciò a causa della mancanza di risorse economiche adeguate, soprattutto dopo le forti decurtazioni introdotte dal Governo con la finanziaria 2003 nei capitoli di spesa del Ministero dell'interno;
da alcuni giorni si sta manifestando, come era prevedibile date le alte temperature, la drammatica piaga degli incendi, dolosi e fortuiti, che ogni anno priva il nostro Paese di migliaia di ettari di boschi e macchia, infliggendo danni irreparabili all'ambiente, situazione che ovviamente sta toccando ancor più da vicino le regioni del Mezzogiorno e la Sicilia in particolare;
la condizione di forti difficoltà del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco sopra descritta riguarda la Sicilia e in particolar modo la provincia di Catania, dove le emergenze estive degli scorsi anni e le conseguenti richieste di soccorso venivano parzialmente risolte attraverso stanziamenti straordinari del Governo nazionale e convenzioni stipulate con l'amministrazione provinciale di Catania e la regione siciliana;
sino ad oggi, i suddetti enti non hanno ritenuto di predisporre interventi finanziari, e neppure di rispondere alle numerose sollecitazioni in questo senso fatte pervenire dal Comando provinciale dei Vigili del fuoco di Catania;
tutte le organizzazioni sindacali provinciali dei Vigili del fuoco, con una lettera pubblica indirizzata al prefetto di Catania e alle autorità politiche regionali e provinciali, hanno proclamato sin dal 30 giugno scorso lo stato di agitazione contro questo stato di cose, che rischia di rendere inefficaci e intempestivi gli interventi antincendio e di soccorso qualora dovesse rimanere immutato -:
quali provvedimenti intenda adottare affinché sia ristabilita per il Comando provinciale di Catania una soddisfacente dotazione di personale e di mezzi efficienti e moderni di soccorso, in maniera tale da rassicurare la popolazione e gli amministratori locali, e consentire ai Vigili del fuoco quegli interventi efficienti e tempestivi che già si rendono necessari nella incipiente stagione estiva.
(4-06824)
Questo Governo ha iniziato ad incidere sul problema con la legge finanziaria 2003 che, all'articolo 34, comma 7, ha previsto un incremento della dotazione organica di 230 unità già assegnate con decreto ministeriale 4 febbraio 2003.
Oltre a questo intervento, ai sensi della stessa legge finanziaria 2003 (articolo 34, commi 5 e 6) sarà possibile procedere presumibilmente entro la fine del corrente anno, al fine di ripianare in parte le carenze di organico determinate dal turn over, all'assunzione, di un ulteriore contingente di personale, che il decreto del Presidente della Repubblica 31 luglio 2003, pubblicato
Un ulteriore incremento di personale, questa volta, volontario si potrà registrare a seguito dell'attuazione, già avviata, del progetto pluriennale denominato «Soccorso Italia in 20 minuti» finalizzato ad attivare 292 nuovi distaccamenti volontari e ad assicurare interventi di soccorso entro venti minuti dall'allertamento del «115» ad altri 6 milioni di abitanti, in aggiunta ai 46 milioni già serviti così rapidamente.
Ulteriori potenziamenti di personale allo stato sono subordinati all'approvazione da parte degli organismi istituzionali della proposta di incremento di organico del Corpo nazionale dei vigili del fuoco nell'ambito della prossima legge finanziaria.
Ciò premesso in linea generale, si informa, con riferimento all'oggetto specifico dell'interrogazione dell'interrogante che, in sede di attuazione del predetto decreto ministeriale 4 febbraio 2003, la dotazione organica del Comando provinciale Vigili del fuoco di Catania è stata recentemente incrementata di 20 unità, di cui 16 vigili permanenti e 4 capi squadra. Ulteriori assegnazioni di personale saranno valutate nel quadro generale delle esigenze del territorio nazionale, tenendo presente che la situazione della sede di Catania è comune a buona parte delle altre analoghe strutture.
Si segnala, inoltre, che nel citato progetto «Soccorso Italia in 20 minuti» è ipotizzata, con riferimento alla provincia di Catania, l'istituzione di due distaccamenti volontari, la cui concreta attivazione richiederà la fattiva collaborazione delle amministrazioni comunali interessate sia per l'acquisizione a titolo gratuito della sede di servizio che per il reperimento di un adeguato numero di volontari.
Relativamente alla carenza di mezzi di pronto intervento, si rappresenta che la dotazione del comando provinciale è in linea con quella delle altre sedi Vigili del fuoco. Si fa presente, comunque, che nello scorso mese di luglio è stata assegnata una nuova autoscala ed altre assegnazioni (un'autobotte, un veicolo «4x4» e un furgone promiscuo) sono previste entro il corrente anno.
Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Maurizio Balocchi.
sono state avanzate ipotesi di ridefinizione delle competenze della figura dell'ottico optometrista, affidando ai medici oculisti, in via esclusiva, l'attività di misurazione dei cosiddetti «difetti rifrattivi»;
così facendo agli ottici rimarrebbe la facoltà di fare piccoli monitoraggi a patto che il cliente sia in possesso di una regolare ricetta medica e di una prescrizione già compilata a mano;
tali ipotesi sarebbero motivate dalla necessità di tutelare i cittadini dal vasto fenomeno dell'abusivismo, attraverso il quale molti ottici si definirebbero optometristi senza averne titolo;
sebbene in Italia non esista una facoltà universitaria di optometria, negli ultimi quindici anni sarebbero state realizzate in ogni regione scuole di formazione professionale per optometristi;
di fatto, disturbi alla vista come ipermetropia, astigmatismo, miopia non sono considerati malattie ma «deviazioni della normalità» anche se, essendo assai complessa la materia, potrebbero presentarsi anche patologie che giustificherebbero l'intervento del medico oculista;
finora in Italia sono stati regolamentati gli ottici - una legge del 1999 li definisce come «operatori sanitari» al pari di odontotecnici - e gli oculisti - formalmente medici specializzati in oftalmologia - gli optometristi, al contrario, non hanno mai avuto un loro preciso statuto giuridico e sono stati, di fatto considerati un particolare gruppo di ottici che si interessa generalmente di lenti e di difetti visivi -:
fatte salve le necessità e il dovere di tutelare i cittadini da qualsiasi forma di
(4-06405)
Nel nuovo sistema di legislazione concorrente spetta, invero, allo Stato solo il potere di determinare i tratti della disciplina (legge ordinaria) che richiedono, per gli interessi indivisibili da realizzare, un assetto unitario (i cosiddetti princìpi fondamentali).
Va riconosciuto, invece, alla legge regionale (legittimata, nel nuovo sistema, ad avvalersi, per i tratti della disciplina di sua spettanza, anche di regolamenti regionali di attuazione) il compito di dare vita a discipline diversificate che si innestino nel tronco unitario espresso a livello di princìpi fondamentali. Alla luce delle nuove disposizioni costituzionali rientrano, pertanto, nell'ambito statale i tratti concernenti l'individuazione delle varie professioni, dei loro contenuti, (rilevanti per definire la fattispecie dell'esercizio abusivo della professione), i titoli richiesti per l'accesso all'attività professionale.
Si comunica, inoltre, che, attualmente, la regolamentazione degli ambiti professionali dell'arte ausiliaria di ottico è quella prevista dall'articolo 12 del Regio decreto 31 maggio 1928, n. 1334.
Il Ministro della salute: Girolamo Sirchia.
si ripetono, con inquietante frequenza, incendi di chiara origine dolosa alle falde del Vesuvio, in particolare nel territorio di Torre del Greco, con gravi danni ad un ambiente di particolare pregio e pericoli per la popolazione trattandosi di aree contigue a centri abitati;
con ogni probabilità tali incendi, avendo anche coinvolto delle discariche, appaiono legati ad interessi della malavita rivolti al ciclo dei rifiuti nella regione Campania -:
quali misure si intendano adottare per affrontare una vera e propria emergenza al fine di prevenire il ripetersi di questi atti vandalici ed intimidatori tali da mettere a rischio l'incolumità delle comunità vesuviane.
(4-06758)
La struttura investigativa del citato coordinamento è tuttora impegnata in attività di indagine volte alla individuazione dei responsabili nonché ai possibili interessi della criminalità nel campo del traffico di rifiuti.
Gli episodi incendiari che si sono verificati nell'area del Parco Nazionale del Vesuvio hanno, tra l'altro, riproposto il problema del controllo e della bonifica dei siti dove vengono abbandonati rifiuti ed è su questo argomento che a decorrere dal 1o luglio 2003 si sono tenuti presso la prefettura di Napoli una serie d'incontri mirati alla risoluzione dell'emergenza rifiuti nel Parco.
A tali riunioni hanno partecipato il sub-Commissario regionale per i rifiuti e le bonifiche, il questore di Napoli, il comandante provinciale, il comandante del reparto
Il Presidente del Parco ha evidenziato l'esigenza primaria di risolvere il problema della presenza di alcune discariche abusive esistenti nel parco che, oltre a comportare un'emergenza ambientale, rappresentano «minacce d'innesco» per lo sviluppo di nuovi incendi.
D'intesa fra le parti, si è ritenuto di mettere a punto un piano di sicurezza del territorio del parco che prevede, tra l'altro, un servizio di telesorveglianza a largo raggio focalizzato, in particolare, nei punti già censiti, divenuti microdiscariche abusive, collegato con la centrale operativa della Forestale e dei Carabinieri.
Nel corso di un incontro tenutosi il 7 luglio 2003, al quale è intervenuto un rappresentante di questo Ministero, unitamente ad un funzionario della regione Campania, si è convenuto di avviare uno studio per il progetto da inserire nel programma Pan sicurezza e sviluppo del Ministero stessa.
Si sta attualmente verificando la possibilità dell'Ente medesimo di essere promotore del progetto sperimentale che verrà sviluppato da tecnici della regione Campania e dell'Ente Parco Vesuvio e si sta promuovendo l'avvio della necessaria procedura di approvazione e finanziamento da parte della Comunità europea.
Lo scorso 22 luglio si è tenuto un incontro, presso la regione Campania, con l'assessore alla sicurezza urbana, il presidente dell'amministrazione provinciale il Presidente dell'Ente nazionale Parco Vesuvio e 13 sindaci della comunità del parco oltre i 5 sindaci delle aree contigue (Boscoreale, Boscotrecase, Ercolano, Massa di Somma, Ottaviano, Pollena Trocchia, S. Giuseppe vesuviano, S. Sebastiano al Vesuvio, S. Anastasia, Somma vesuviana, Terzigno, Trecase, Torre del Greco) nel corso del quale è stato sottoscritto un protocollo d'intesa per la legalità e l'ambiente.
L'Ente Parco Vesuvio sarà il capofila di questo progetto tendente a sensibilizzare la popolazione alla legalità e al rispetto per l'ambiente, sia con un'attività preventiva di corsi di formazione, a cui parteciperanno soprattutto giovani, sia con il controllo dell'area del parco mediante l'installazione di un sistema di videosorveglianza collegato con le forze dell'ordine presenti sul territorio.
Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Maurizio Balocchi.
si registra un continuo aumento dell'impiego del provvedimento di fermo amministrativo dei veicoli a motore ad opera dei concessionari titolari della riscossione coattiva delle somme iscritte nei ruoli;
in base alla normativa vigente, il concessionario, dopo la notifica della cartella di pagamento, può pignorare i beni del debitore senza dover procedere ad ulteriori oneri di notifica;
di fatto, decorsi sessanta giorni dalla notifica della cartella di pagamento, il concessionario ha la possibilità di agire «a sorpresa» sui beni del debitore o dei coobligati, limitandosi a darne notizia alla direzione regionale delle entrate e alla regione di residenza;
poiché l'ordinamento prevede sanzioni non lievi in caso di vendita di veicoli sottoposti al fermo amministrativo, è evidente il nocumento che può derivare al cittadino debitore che viene lasciato all'oscuro dell'avvio di tale procedura ai suoi danni;
del resto, neppure l'emanazione, in attuazione dell'articolo 86, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, del decreto ministeriale 7 settembre 1998, n. 503, in materia
quali iniziative normative, anche di modifica del predetto decreto ministeriale n. 503 del 1998, il Ministro interrogato ritenga di dover adottare al fine di rendere coerente la disciplina del fermo amministrativo degli autoveicoli con le garanzie riconosciute ai cittadini dallo statuto del contribuente.
(4-05035)
L'articolo 86 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, stabilisce che il fermo dei beni mobili del debitore può essere adottato dai concessionari decorsi sessanta giorni dalla notifica della cartella di pagamento e che lo stesso diventa esecutivo con l'iscrizione del provvedimento che lo dispone nei registri mobiliari.
Ai fini della concreta applicazione delle disposizioni contenute nell'articolo 86, il decreto interministeriale 7 settembre 1998, n. 503 ha fornito istruzioni ai concessionari del servizio della riscossione, in modo da improntare la loro azione ad una maggiore trasparenza e collaborazione con i contribuenti, soprattutto nella fase precedente l'esecuzione del fermo.
In particolare, l'articolo 4, comma 11, del decreto n. 503 del 1998 ha stabilito che il concessionario informi il debitore dell'avvenuta iscrizione del fermo del veicolo.
L'Agenzia delle entrate, con nota del 20 marzo 2003, ha richiamato, poi, i concessionari alla esigenza di indicare nei provvedimenti di fermo amministrativo tutti gli elementi necessari a garantire ai debitori la possibilità di individuare le ragioni della pretesa in virtù della quale si procede all'atto cautelare, vale a dire: i dati riguardanti la cartella di pagamento in relazione alla quale lo stesso debitore si è reso moroso e la relativa data di notifica, l'importo del debito iscritto a ruolo, l'ente creditore, nonché i termini e l'organo innanzi al quale impugnare l'atto cautelare.
Con provvedimento del Direttore dell'agenzia delle entrate del 31 marzo 2003, inoltre, sono state apportate integrazioni al frontespizio riepilogativo della cartella di pagamento, ove, al fine di richiamare l'attenzione del debitore sulle concrete conseguenze connesse al mancato adempimento dell'obbligazione risultante dal ruolo, è stato inserito, tra l'altro, l'espresso riferimento all'applicazione del fermo amministrativo a seguito del mancato pagamento.
Con nota del 9 aprile 2003, la predetta Agenzia ha fornito ai concessionari istruzioni per far precedere l'iscrizione nel Pubblico registro automobilistico da una comunicazione preventiva contenente l'invito ad effettuare, entro venti giorni, il versamento della somma iscritta a ruolo.
Tale comunicazione ha la duplice funzione di non rendere operativo il fermo nel caso di sollecito adempimento e, in caso contrario, di far conoscere al debitore, in una data antecedente a quella di decorrenza del divieto di circolazione, conseguente all'iscrizione del fermo, l'esistenza dello stesso.
Da quanto sopra esposto, si ritiene, pertanto, che sia stata adottata, nel senso auspicato dalla interrogante, ogni iniziativa utile a rendere coerente la disciplina del fermo amministrativo di veicoli con le garanzie riconosciute ai cittadini dallo Statuto del contribuente.
Il Sottosegretario di Stato per l'economia e per le finanze: Daniele Molgora.
nella notte del 14 maggio 2003, in località Tomo di Ricadi (Vibo Valentia), ignoti criminali hanno dato alle fiamme, causando ingenti danni, le casse-forme «annate» di un cantiere in cui si sta costruendo la struttura turistica «Centro Benessere di Talassoterapia» di Giuseppe Giuliano, noto imprenditore turistico del Vibonese;
l'incendio si configura ad avviso degli interpellanti come un chiaro attentato di stampo mafioso e segue una incalzante escalation di atti intimidatori perpetrati da ignoti ai danni di numerosi operatori economici e cittadini della zona;
questa sequenza di attentati provoca nella pubblica opinione del Vibonese rabbia, sconcerto e paura a fronte dell'impunità di cui godono gli autori dei moltissimi attentati intimidatori;
la quotidiana continuità con cui vengono colpiti operatori economici e quanti vorrebbero dedicarsi ad attività imprenditoriali rischia di compromettere e di fare arretrare lo sviluppo di una delle poche aree della Calabria in cui è presente un forte e ramificato tessuto produttivo -:
quali iniziative intenda intraprendere al fine di garantire:
la sicurezza agli operatori economici e alle imprese che nella zona garantiscono reddito e benessere a tantissime famiglie;
la pacifica e libera convivenza ai cittadini di Ricadi e dell'intera provincia di Vibo Valentia.
(4-07450)
In relazione all'episodio criminoso la vittima, l'operatore turistico Giuseppe Giuliano proprietario della struttura, ha riferito di non avere ricevuto minacce o richieste di alcun genere.
Sull'episodio delittuoso sono tuttora in corso indagini da parte della Stazione dei Carabinieri di Spilinga.
Con riguardo all'andamento della delittuosità nei primi otto mesi del corrente anno, il Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri ha comunicato che, nel Comune di Ricadi, si è registrato rispetto all'analogo periodo dell'anno precedente un incremento dei delitti (78 nel 2002, 121 nel 2003) cui ha riscontro un aumento di quelli scoperti (22 nel 2002, 39 nel 2003) e delle persone deferite all'Autorità Giudiziaria (20 nel 2002, 69 nel 2003).
Nella provincia di Vibo Valentia il numero di attentati dinamitardi o incendiari, spesso connessi ad intimidazioni e finalità estorsive, ha subito nel primo semestre dell'anno un sensibile incremento con 72 casi segnalati rispetto agli 11 dello stesso periodo dell'anno precedente.
Occorre, tuttavia, osservare che gli atti intimidatori e gli attentati, quale quello citato in premessa, non richiedono particolari capacità operative o sforzi organizzativi, né modalità e tempi di esecuzione che espongano a rilevanti rischi di essere individuati attraverso attività d'indagine; inoltre, possono rivolgersi verso un numero indeterminato ed incontrollabile di potenziali obiettivi. Sulla base di queste considerazioni occorre riconoscere l'obiettiva difficoltà
In molti casi gli episodi denunciati sono stati e vengono esaminati dai Comitati provinciali per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica, appositamente ed immediatamente convocati, che spesso decidono l'adozione di misure di protezione personale commisurate all'entità del rischio obiettivamente riscontrato.
Una rinnovata linea d'intervento delle Forze dell'Ordine, calibrata sulle specifiche emergenze criminali della provincia, è stata tracciata nel corso di un'apposita riunione tenutasi il 27 febbraio 2003, competenti organismi centrali dipartimentali, le Autorità provinciali di Pubblica Sicurezza e le Forze di Polizia locali. In quella sede è stato impresso un maggior impulso alle attività di controllo del territorio attraverso l'invio, a supporto delle risorse locali e per l'impiego in servizi mirati, di contingenti dei Reparti Prevenzione Crimine della Polizia di Stato (per un totale di 8 equipaggi), della Compagnia Intervento Operativo dei Carabinieri (con 25 unità) e di ulteriori rinforzi della Compagnia Speciale dei Carabinieri di Vibo Valentia. L'ottimizzazione delle risorse umane è stata completata con l'assegnazione di 20 militari della stessa Arma, a ripianamento degli organici dei Reparti territoriali della provincia.
Gli operatori complessivamente impiegati, compreso il contingente della Guardia di Finanza, sono 1.285 alla data del 31 maggio uscente, con un rapporto tra numero di abitanti per singolo operatore di polizia di 133, contro la media regionale che è di 179 abitanti e quella nazionale che è di 252.
L'intensificazione delle attività di contrasto da parte delle Forze di Polizia ha condotto, inoltre, nel primo semestre del corrente anno, a risultati significativi nella lotta alla criminalità, con un incremento rispetto al precedente anno delle persone denunciate (+ 6,90 per cento) e degli arrestati (+ 125 per cento).
Tra le operazioni di maggior rilievo condotte quest'anno, si segnala che il 7 gennaio scorso, personale della Polizia di Stato ha dato esecuzione ad un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dall'autorità Giudiziaria, nei confronti di 21 persone appartenenti alla cosca «Anello», ritenute responsabili di danneggiamento, estorsioni, reati in materia d'anni ed omicidio. Il successivo 26 febbraio, nell'ambito dell'operazione «Sybaris», analogo provvedimento è stato adottato nei confronti di 31 persone, accusate di associazione a delinquere di tipo mafioso finalizzata al controllo ed allo sfruttamento delle risorse economiche, al traffico di stupefacenti, alle estorsioni, ai furti, danneggiamenti, attentati incendiari, detenzione e porto abusivo di armi da fuoco.
Il 12 marzo sono stati tratti in arresto due pericolosi pregiudicati, Giacomo De Salvo affiliato al clan «Mancuso» ritenuto responsabile di tentato omicidio e Bruno Di Leo, per associazione di stampo mafioso.
Il 21 e 22 maggio 2003, è stata data esecuzione a due ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di 11 persone ritenute responsabili di diversi reati comuni e tre pericolosi pregiudicati, affiliati alla cosca «Mancuso», ritenuti responsabili dei reati di associazione mafiosa, estorsione continuata ed aggravata, minacce, danneggiamenti ed altri delitti.
L'11 luglio 2003, nell'ambito dell'operazione «Village 2», è stato arrestato un operatore turistico e sono stati sottoposti agli arresti domiciliari due pregiudicati per concorso in estorsione e danneggiamento aggravato ai danni di un' attività commerciale.
In ultimo, l'8 ottobre 2003, a conclusione di complesse indagini protrattesi per circa due anni, la Polizia di Stato ha dato esecuzione a 44 ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico di altrettanti esponenti del clan «Mancuso» di Limbadi, per associazione di tipo mafioso, omicidio, estorsione, riciclaggio, condizionamento d'appalti pubblici, traffico di stupefacenti ed altri delitti. Dalle investigazioni è emersa, in particolare, una sistematica attività estorsiva in pregiudizio di numerosi operatori
Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Alfredo Mantovano.
come riportato anche dai giornali, nella notte tra il 23 e il 24 luglio sono stati fermati dalla polizia della questura di Parma quattro giovani sospettati di aver prodotto scritte anti G8 sui muri;
i giovani appartengono al collettivo politico di «Alternativa marxista» di via Picasso;
risulta che i ragazzi siano stati «presi e picchiati» in strada prima di essere condotti in questura;
nella notte stessa i medici del pronto soccorso dell'Azienda ospedaliera di Parma che li hanno visitati hanno riscontrato diverse contusioni e fratture -:
quali siano le valutazioni del Ministro interrogato sui fatti sopra esposti;
se il Ministro non ritenga opportuno appurare la dinamica dei fatti che ha portato gli agenti di polizia della questura di Parma, nella notte tra il 23 e il 24 luglio, a fermare i quattro giovani e picchiarli per strada provocando loro fratture e contusioni;
se il Ministro non ravvisi gli estremi degli abusi nell'azione della polizia e quali provvedimenti intenda adottare.
(4-00516)
A conclusione delle indagini, il G.I.P. di Parma ha disposto l'archiviazione del procedimento per infondatezza della notizia di reato.
I quattro giovani erano stati fermati in quanto sospettati di aver imbrattato con scritte muri, panchine ed altri beni pubblici in alcune vie del centro cittadino.
L'intervento delle Forze dell'ordine era stato disposto a seguito di una segnalazione telefonica, in piena notte, di un dipendente fuori servizio della stessa Polizia di Stato, che aveva visto e poi seguito un gruppo di giovani mentre facevano le scritte.
Le pattuglie intervenute hanno potuto intercettare solo una parte del gruppo, che all'arrivo delle Forze dell'ordine sia era disperso in più direzioni.
I quattro, che presentavano sulle mani tracce della vernice utilizzata, sono stati invitati a salire sulle auto di servizio per gli atti di polizia giudiziaria da compiersi negli Uffici della Questura; due di essi, sia pure in momenti diversi, hanno opposto una forte resistenza, anche spintonando gli agenti, con ciò rendendo necessaria la loro immobilizzazione.
Nel corso dell'intervento sono stati rinvenuti e sequestrati pennelli, una tanica e varie bombolette di vernice, nonché altro materiale utilizzato per tracciare le scritte.
In Questura, alla presenza del difensore di fiducia, sono stati redatti i verbali di identificazione dei quattro, con l'indicazione dei fatti rispettivamente ascritti a ciascuno di essi.
Successivamente, i fermati si sono recati al pronto soccorso, accompagnati dallo stesso legale.
Le diagnosi rese dai sanitari, peraltro, non hanno confermato le accuse mosse nei confronti degli operatori di Polizia.
Infatti, ad uno dei giovani sono stati riscontrati graffi alle ginocchia, guaribili in 3 giorni, verosimilmente procurati mentre tentava di nascondersi alle Forze dell'ordine in una siepe di rovi; ad un secondo giovane è stato riscontrato un trauma distorsivo dipendente da fattori pregressi, mentre agli altri due sono state diagnosticate lievi distorsioni e contusioni (nessuna frattura) guaribili in 13 e 5 giorni, con ogni probabilità procurate nelle fasi in cui gli stessi tentavano di respingere gli agenti e di divincolarsi dalla loro presa.
All'esito dei procedimenti penali avviati sulla vicenda, due dei quattro giovani sono stati condannati, in primo grado, all'ammenda di 2.280 euro ciascuno per danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale, mentre altri due sono stati assolti; essendo stata proposta opposizione al decreto penale di condanna, l'udienza per la trattazione della impugnazione è fissata per il gennaio 2004.
Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Alfredo Mantovano.
nei giorni precedenti le recenti elezioni amministrative spagnole la polizia ha arrestato, su ordine del giudice Garzon, Loren Arkotxa, presidente dell'Assemblea degli eletti del popolo basco, denominata Udalbitza e sindaco della città di Ondarroa, e due membri della medesima associazione, Imanol Esnaola e Miren Josu Aranburu; essi erano stati convocati per un colloquio presso l'Udienza Nazionale per il giorno 23 maggio, appuntamento al quale si sono puntualmente presentati, ma in tale occasione sono stati arrestati, senza che fossero emersi elementi precisi a loro carico e con la giustificazione che potevano «darsi alla fuga»;
Arkotxa e gli altri membri di Udalbitza non hanno così potuto partecipare alla fase finale della campagna per le elezioni amministrative, nell'ambito della quale avevano in programma importanti iniziative elettorali; incomprensibile è poi la motivazione dell'arresto, considerato che la convocazione per il colloquio era giunta 15 giorni addietro, periodo durante il quale essi sono stati sempre presenti presso le proprie abitazioni invece di rendersi irreperibili -:
se non ritenga opportuno intervenire presso le opportune sedi diplomatiche per assumere informazioni sulle motivazioni di un provvedimento giudiziario che pare ledere diritti fondamentali del cittadino e di discriminare fortemente, attraverso l'arresto immotivato di esponenti politici impegnati nella campagna elettorale, le possibilità di rappresentanza democratica della comunità basca.
(4-06472)
L'associazione fu costituita nel 1999 a seguito della convocazione effettuata da 21 sindaci e, secondo fonti dell'organizzazione stessa, riunì nella sua prima sessione 1.778 cariche elette delle aree sopracitate.
Le motivazioni all'origine dell'arresto dei responsabili di Udalbitza, tra cui Loren Arkotxa, discenderebbero, secondo le dichiarazioni del giudice Baltazar Garzòn riportate dalla stampa spagnola, dall'accusa di presunta integrazione nella banda terroristica dell'ETA. In particolare, il giudice sostiene che i detenuti avrebbero partecipato, diretto e controllato piani volti a dare continuità alla «izquierda abertzale» (la sinistra patriottica), con l'obiettivo di «servire
Nello sviluppo dell'inchiesta riguardante l'Associazione Udalbitza, ritenuta essere collegata anche al disciolto partito indipendentista basco Batasuna, il giudice Baltazar Garzòn ha disposto l'arresto, fra gli altri, del leader basco Loren Arkotxa: il magistrato spagnolo imputa al detenuto, nella sua qualità di Presidente di Udalbitza, di essere il massimo responsabile delle attività dell'associazione.
Si ricorda, infine, che il Regno di Spagna si regge sulla Costituzione promulgata nel 1978, la quale garantisce i diritti e le libertà fondamentali dei cittadini, la divisione dei poteri e la possibilità di rappresentanza politica attraverso la partecipazione democratica.
Sulla base di quanto precede, non si ritiene che sussistano i presupposti per specifiche iniziative diplomatiche del Governo italiano nei confronti di quello spagnolo.
Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri: Roberto Antonione.
in occasione delle recenti elezioni amministrative spagnole sono state escluse dalla consultazione elettorale nei Paesi baschi sia la piattaforma elettorale AUB, sia circa 200 liste elettorali locali presentatesi nei municipi baschi; secondo il giudice Garzon, autore del provvedimento che ha portato all'esclusione delle suddette liste, l'iniziativa giudiziaria sarebbe stata motivata dal sospetto che i raggruppamenti in oggetto sarebbero legati alla disciolta organizzazione indipendentista basca Batasuna;
va sottolineato che le liste alle quali è stato impedito di partecipare alla sessione elettorale avevano raccolto oltre 80.000 firme per la presentazione dei propri candidati, vale a dire circa il triplo di quelle effettivamente necessarie, secondo la legge spagnola, per presentare liste alle elezioni amministrative e che in occasione delle votazioni molti elettori - ben 150.000, pari al 10 per cento dell'elettorato attivo basco - hanno deciso comunque di esprimere il proprio voto a sostegno delle liste soppresse, voti che sono stati comunque annullati;
questi numeri testimoniano il forte seguito popolare che tali liste possono vantare e, in assenza di riscontri sull'effettiva loro contiguità alla disciolta organizzazione indipendentista Batasuna, pare possa configurarsi, ad avviso dell'interrogante, un'arbitraria spoliazione del diritto ad esprimere le proprie opinioni politiche a danno di una vasta fetta di cittadini baschi;
in particolare paiono violati i principi previsti, in materia di partecipazione elettorale, pluralismo politico e libera espressione delle idee, dal Tribunale europeo dei diritti umani in data 30 gennaio 1998; l'articolo 21, comma 3 della Dichiarazione universale dei diritti umani; i paragrafi 5 e 6 del Documento di Copenhagen della Conferenza sulla dimensione umana del Consiglio di sicurezza e Cooperazione europea (CSCE) -:
se non ritenga opportuno intervenire presso le adeguate sedi diplomatiche per assumere informazioni sull'esclusione delle liste di cui in premessa dalla consultazione elettorale nei Paesi baschi, affinché possa essere garantita la piena fruizione dei diritti fondamentali dell'uomo e la compiuta libertà di espressione di tutti i cittadini europei.
(4-06548)
Per quanto attiene al comma 3 dell'articolo 21 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, esso statuisce il principio secondo cui i Governi traggono autorità dal consenso dei cittadini espresso liberamente e su basi di eguaglianza. La dichiarazione di Copenaghen, adottata in ambito OSCE nel 1990, ribadisce ai paragrafi 5 e 6, citati dall'Onorevole interrogante, i principi contenuti nel summenzionato articolo della Dichiarazione Universale dei diritti dell'Uomo, sviluppando alcuni concetti propri della realizzazione dello stato di diritto, come la separazione dei poteri, la preminenza del diritto, il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, l'indipendenza della magistratura, la certezza del diritto, la partecipazione dei cittadini all'esercizio del potere attraverso la designazione libera di propri rappresentanti.
Nel corso delle elezioni amministrative svoltesi in Spagna lo scorso 25 maggio, la maggior parte delle candidature presentate dalla formazione AuB (Autodeterminaziorako Bilgunea) - 241 di 249 - sono state ritenute dal Tribunale Supremo direttamente collegate alla disciolta organizzazione politica Batasuna e, pertanto, escluse dalla partecipazione alle consultazioni elettorali. La stessa formazione AuB è stata dichiarata illegale in quanto ritenuta emanazione diretta del disciolto partito indipendentista basco Batasuna, che si sarebbe ricostituito in occasione delle elezioni amministrative assumendo la summenzionata sigla.
In termini generali, appare opportuno ricordare che il Regno di Spagna si regge sulla Costituzione promulgata nel 1978, che garantisce i diritti e le libertà fondamentali dei cittadini, la divisione dei poteri e la possibilità di rappresentanza politica attraverso la partecipazione democratica dei cittadini. Non vi è pertanto motivo di dubitare del corretto esercizio della funzione giurisdizionale. Inoltre, i provvedimenti adottati contro la formazione AuB, pur avendo inciso su di una già delicata situazione politica e sociale interna al Paese, appaiono riconducibili all'esercizio di prerogative istituzionali non oppugnabili.
Una presa di posizione critica da parte del Governo italiano, anche presso le competenti sedi internazionali, non risulterebbe pertanto giustificata.
Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri: Roberto Antonione.
nell'estate del 2002 sono iniziati i lavori di costruzione da parte del governo israeliano di un muro, di cui è stato già completato un tratto per una lunghezza di circa 150 chilometri, che a lavori ultimati dovrebbe raggiungere una lunghezza di circa 350 chilometri, racchiudendo la gran parte degli insediamenti ebraici in Cisgiordania; la costruzione di tale muro non rispetta i confini del 1967 tra Israele e territori occupati ma si addentra per oltre 20 chilometri dentro la West Bank; quest'ultima sarà a sua volta suddivisa in 2 sotto-bandustan la cui superficie non supererà il 40 per cento del totale della superficie della Cisgiordania (che a sua volta è appena il 23 per cento della Palestina mandataria);
secondo questo schema ai palestinesi non andrebbe più del 9 per cento loro territorio, mentre Israele si annetterebbe di fatto il 60 per cento delle terre della Cisgiordania, concentrando tutti gli abitanti arabi, circa 1,7 milioni, all'interno di grandi bandustan «autonomi», inframmezzati da colonie, strade per i coloni, installazioni militari tec.;
nonostante la dura presa di posizione delle Nazioni unite, che hanno definito la barriera e il suo arbitrario ampliamento «del tutto illegale» ed «equivalente ad un atto di annessione», il governo israeliano ha dunque deciso di procedere a quest'illegale operazione -:
se non ritenga opportuno rappresentare presso le opportune sedi diplomatiche la protesta del nostro Governo per quella che si configura come una palese violazione dei confini geografici definiti nel 1967, chiedendo il rispetto della risoluzione delle Nazioni unite e dei diritti del popolo palestinese.
(4-07608)
Anche il Consiglio Europeo presieduto dall'Italia il 16 e 17 ottobre scorsi si è detto particolarmente preoccupato per il tracciato dei cosiddetto muro di sicurezza nella Cisgiordania occupata: nelle conclusioni della Presidenza si è infatti rimarcato come la prevista deviazione del tracciato rispetto alla «linea verde» potrebbe pregiudicare futuri negoziati e rendere fisicamente impossibile l'attuazione della soluzione dei due Stati. La deviazione dalla linea verde arrecherebbe inoltre ai palestinesi ulteriori sofferenze sotto il profilo umanitario ed economico.
L'Italia in particolare, in tutti i suoi contatti con le Autorità israeliane, pur riconoscendo il diritto israeliano a difendersi con tutte le misure opportune dal terrorismo garantendo la sicurezza dei propri cittadini, ha espresso la propria preoccupazione per l'attuale tracciato del muro di sicurezza invitando il Governo israeliano a non proseguire la costruzione lungo le linee attuali.
Questo Ministero degli esteri ha inoltre dato istruzioni all'Ambasciata a Tel Aviv e al Consolato generale a Gerusalemme di monitorare attentamente, in stretto contatto con i partner europei ed anche attraverso sopralluoghi, l'attività di costruzione del muro, anche per garantire la tutela dei Luoghi Santi e degli Enti ecclesiastici presenti in Terra Santa.
L'Italia infine rimane convinta che l'applicazione in buona fede della Road Map, e quindi anche l'impegno effettivo e concreto dell'Autorità nazionale palestinese a porre definitivamente fine al terrorismo, sia l'unica strada per giungere ad una pace giusta e duratura che garantisca il diritto palestinese all'autodeterminazione e quello israeliano a vivere in pace e sicurezza all'interno dei propri confini.
Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri: Alfredo Luigi Mantica.
il governo di Israele ha effettuato nei giorni scorsi delle incursioni aeree in territorio siriano come rappresaglia per la strage compiuta da Hamas in un ristorante di Haifa; i vertici militari israeliani hanno reso noto che è stato preso di mira un campo di addestramento palestinese situato a Ein Zaheb, secondo la loro stessa ammissione «molto all'interno del territorio siriano»; a parere di Israele il campo serviva da base a diversi gruppi terroristici palestinesi, tra cui Hamas e la Jihad islamica;
ad avviso dell'interrogante questo episodio rischia di generare un repentino innalzamento della tensione nell'area; i
tale episodio rende inoltre problematica qualsiasi iniziativa di dialogo sia tra i paesi confinanti nell'aerea sia con quelle nazioni europee, tra cui l'Italia, che in questi mesi hanno tentato di avviare un difficile lavoro di mediazione diplomatica volto a riaprire uno spiraglio di pace in questa martoriata area del medioriente;
oltre a ciò, l'iniziativa israeliana si configura come una palese violazione del diritto internazionale, nei confronti della quale la protesta di Damasco appare del tutto giustificata -:
se non ritenga opportuno esprimere presso le opportune sedi diplomatiche la condanna del nostro Governo nei confronti di iniziative che, ad avviso dell'interrogante, oggettivamente si configurano come atti di guerra nei confronti di un paese confinante, che rischiano di vanificare gli sforzi compiuti nella direzione della pace e di innalzare drammaticamente la tensione militare nell'area.
(4-07614)
L'Italia si è poi immediatamente impegnata per evitare un allargamento della tensione nella regione: abbiamo inviato ai Paesi della regione dei messaggi chiari, esortandoli a compiere gesti distensivi e ad astenersi da azioni che avrebbero portato ad un innalzamento della tensione.
Siamo convinti, e ne abbiamo fatto stato a tutte le nostre controparti, che la Road Map costituisca l'unica strada possibile per giungere alla pace nella regione. Per questo ci attendiamo che tutti i Paesi dell'area diano il loro sostegno pieno e convinto a questa fondamentale iniziativa.
Come emerge chiaramente dalle conclusioni del Consiglio europeo del 16 e 17 ottobre scorsi la lotta al terrorismo costituisce una priorità dell'azione internazionale dell'Unione europea. Non vi può essere alcuna giustificazione morale ai gravi atti di terrorismo che hanno provocato nelle ultime settimane numerose vittime tra i cittadini israeliani e americani. Per questo l'Italia ha invitato e invita tutti i Paesi della regione a non dare alcun sostegno a organizzazioni che si macchiano di tali azioni ed in particolare invita il Governo dell'Autorità nazionale palestinese ad agire immediatamente e senza esitazioni per porre fine al terrorismo.
Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri: Alfredo Luigi Mantica.
la dottoressa Anna Carbonara ha partecipato ad un concorso, per esami, bandito dal ministero della pubblica istruzione per il conferimento di n. 17 posti di dirigente amministrativo nel ruolo dell'amministrazione centrale e dell'amministrazione scolastica periferica (D.D.G. dell'8 ottobre 1997);
con decreto del 18 marzo 2002 della direzione generale del personale della scuola e dell'amministrazione, a seguito di ricorso promosso avanti al giudice del lavoro accolto con disposizione «dell'immediato inserimento in graduatoria» e con l'ordinanza di «adottare tutti gli atti conseguenti e necessari richiesti dalla natura del diritto tutelato», veniva disposto l'inserimento al 13 posto della graduatoria il nominativo di Anna Carbonara;
con nota prot. 3699 del 7 aprile 2003 il direttore generale del personale comunicava
a tutt'oggi non si è dato corso al decreto di nomina della dottoressa Anna Carbonara;
in tutti questi anni la dottoressa Anna Carbonara ha subito una grave ingiustizia che né il provvedimento di un giudice né un decreto dell'amministrazione ministeriale, entrambi disattesi non si sa bene da chi e per quale motivo, hanno rimosso, anzi, il danno patito dalla dottoressa Anna Carbonara assume ogni giorno di più proporzioni sempre maggiori -:
se non ritenga il signor Ministro di ordinare una indagine conoscitiva per fare luce sulle cause che hanno permesso il verificarsi dei fatti descritti;
come intenda il Ministro ripristinare la legalità garantendo la effettiva tutela del diritto violato a danno della dottoressa Anna Carbonara.
(4-06805)
Al riguardo si fa presente preliminarmente che la candidata, dipendente del Ministero, inquadrata nell'area C posizione C1, con D.D.G del 16 novembre 1998 è stata esclusa dal concorso, bandito con D.D.G. 8 ottobre 1997, in ottemperanza a quanto disposto dall'articolo 2 del bando stesso, in quanto non appartenente all'ex carriera direttiva.
In accoglimento dell'ordinanza del Consiglio di Stato del 5 febbraio 1999 n. 194, la medesima è stata ammessa con riserva alle prove orali del concorso medesimo superate con punteggio utile ai fini dell'inserimento in graduatoria.
Gli organi di giustizia amministrativa, aditi dall'interessata, hanno poi respinto i ricorsi avanzati dalla medesima confermando il provvedimento di esclusione mentre il giudice del lavoro di Latina, presso il quale era stata successivamente attivata la procedura d'urgenza, ex articolo 700 del codice di procedura civile, ha accolto la richiesta della candidata disponendo «l'immediato inserimento del nominativo della ricorrente nelle graduatorie del concorso in questione».
L'Amministrazione ha ottemperato a detta ordinanza con D D.G. 18 marzo 2002.
In data 8 maggio 2002 del Tribunale di Latina ha accolto il ricorso proposto dal Ministero, ha revocato la precedente ordinanza del 18 febbraio 2002 e dichiarato inammissibile il ricorso ex articolo700 codice di procedura civile.
Nelle more del contenzioso instaurato dall'interessata è intervenuto il decreto legislativo 387 che ha modificato l'articolo 28 del Decreto Legislativo 29 del 1993, ammettendo ai concorsi per l'accesso alla qualifica di dirigente il personale munito di laurea con almeno cinque anni di servizio svolto in posizioni funzionali per le quali è richiesto il possesso del diploma di laurea.
A seguito poi dell'entrata in vigore della legge 15 luglio 2002 n. 145 - la quale all'articolo 4 ha previsto che «a coloro i quali, anteriormente alla data di entrata in vigore del decreto legislativo 29 ottobre 1993, n. 387 sono stati ammessi con riserva ai concorsi banditi ai sensi dell'articolo 28, comma 2 del decreto legislativo 29 del 1993, si applicano i medesimi requisiti di accesso previsti dal D. L.vo 387/98» - su istanza della dottoressa Carbonara, volta ad ottenere l'applicazione del su indicato articolo 4, con decreto del 17 marzo 2003, vistato dall'Ufficio centrale di bilancio il 10
Il Ministero aveva interessato anche della questione la Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento funzione pubblica, la quale in data 18 aprile 2003 aveva comunicato che l'eventuale conferimento dell'incarico dirigenziale alla dottoressa Carbonara fosse da considerarsi a tutti gli effetti una nuova assunzione e pertanto rientrante nel blocco delle assunzioni previste dall'articolo 34 della legge 27 dicembre 2002 n.289 (legge finanziaria 2003).
Tenuto conto che sussistono forti aspettative da parte dell'interessata alla nomina nella qualifica dirigenziale, in data 15 settembre 2003 è stato richiesto a detto Dipartimento di riesaminare la possibilità di autorizzare il conferimento dell'incarico dirigenziale.
Il Sottosegretario di Stato per l'istruzione, per l'università e per la ricerca: Maria Grazia Siliquini.
le Ferrovie dello Stato Spa, con nota del 23 gennaio 2001, hanno comunicato la soppressione del servizio di trasporto sulla linea Lentini diramazione Gela nei giorni festivi a far data dal 27 gennaio 2001;
tale decisione costituisce l'ultima, di una lunga serie che, a seguito dell'avvenuta trasformazione delle Ferrovie dello Stato in società per azioni, sta determinando il progressivo smantellamento della suddetta tratta ferroviaria, già concretatosi nella chiusura e nell'abbandono di diverse stazioni intermedie come Militello, Palagonia, Scordia, Vizzini, Niscemi, Grammichele;
si è proceduto alla soppressione di numerose corse di treni e alla chiusura dello scalo merci di Caltagirone;
il territorio siciliano non può essere penalizzato oltremodo, in ragione delle sue peculiarità geografiche e logistiche, dallo smantellamento del sistema dei trasporti su rotaia;
le razionalizzazione di corse e i tagli sulle fermate dei treni hanno come conseguenza l'intasamento delle arterie stradali, del tutto insufficienti a sostenere oltremodo il traffico su gomma ed in particolare quello pesante legato al settore economico e produttivo della regione;
in particolare Caltagirone è sede di importanti plessi scolastici e quindi meta di pendolarismo studentesco proveniente dai centri limitrofi;
l'area industriale di Gela rappresenta una importante realtà economica e produttiva in ragione della presenza del polo petrolchimico e questo comporta un rilevante pendolarismo giornaliero nel comprensorio;
la tratta ferroviaria in questione rappresenta una importante infrastruttura di collegamento per il distretto agricolo del Calatino sud Simeto e collega i comuni della piana di Catania, centro di importante produzione agrumicola;
è evidente quali diseconomie potrebbero prodursi sull'intero compatto economico e produttivo se la decisione delle Ferrovie dello Stato non dovesse essere riconsiderata;
il nodo infrastrutture, ed in particolare il potenziamento della rete ferroviaria, rappresenta una priorità per la Sicilia;
la tratta succitata risulta essere oggetto di finanziamenti regionali e provinciali;
la prevista soppressione da parte delle Ferrovie dello Stato del servizio di trasporto della linea ferroviaria Lentini Diramazione-Gela nei giorni festivi rappresenta una penalizzazione eccessiva ed immotivata del comprensorio, creando indubbi disagi sul tessuto socio economico siciliano;
i comuni dell'area hanno attivato una mobilitazione istituzionale nei confronti delle istituzioni locali e centrali -:
quali iniziative il Governo, in qualità di azionista di maggioranza delle Ferrovie dello Stato spa, intenda promuovere rapidamente affinché venga ripristinato nei giorni festivi il servizio di trasporto sulla linea Lentini diramazione-Gela e quali misure intenda adottare affinché il trasporto ferroviario venga potenziato in considerazione della rilevanza che assume per il territorio la variabile economica del trasporto che non può limitarsi a quello su gomma.
(4-01946)
Al fine di rendere evidenti gli elementi che hanno orientato le scelte di programmazione e di produzione dei servizi ferroviari regionali in Sicilia, Trenitalia S.p.a. ha evidenziato che:
i volumi di produzione previsti dal Contratto di Servizio, recependo i contenuti dell'Accordo quadro Stato-Regioni, prevedono per la Sicilia la fornitura di 10.700.000 treni/km per anno solare da parte della Divisioni trasporto regionale di Trenitalia S.p.a.;
a partire dal mese di ottobre 2001 è stato attivato un nuovo collegamento fra Palermo e l'aeroporto Falcone-Borsellino per un ammontare di circa 500.000 treni km annui;
a partire dal mese di giugno 2001 è stato potenziato il servizio ferroviario urbano nel circuito metropolitano di Palermo.
Per quanto di competenza, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, già dal mese di novembre 2001, d'intesa con la competente Autorità regionale, si è attivato per ottenere una integrazione di fondi per la Regione Sicilia da prevedere nella legge finanziaria 2002 nella quota relativa alle regioni a statuto speciale del Contratto di servizio nazionale.
Non avendo avuto tale intendimento esito positivo sono stati riattivati nel corrente anno contatti con il Ministero dell'economia e delle finanze allo scopo di verificare la possibilità di ulteriori stanziamenti.
Quanto sopra, in considerazione del fatto che tra gli obblighi di servizio disciplinati dal Contratto di Servizio Nazionale rientra la disciplina dei servizi di trasporto regionale nelle Regioni a statuto speciale e Province autonome, in attesa che sia completato il trasferimento di funzioni e risorse ai sensi del decreto legislativo n. 422 del 1997 che prevede altresì l'estensione del potere decisionale delle Regioni a statuto speciale e Province autonome nella definizione del programma di esercizio annuale e nella valutazione sul corretto adempimento degli obblighi contrattuali di Trenitalia S.p.a.
Il Sottosegretario di Stato per le infrastrutture e per i trasporti: Nino Sospiri.
il dottor Eugenio Facciolla magistrato di punta della Direzione distrettuale antimafia
lo stesso, pertanto, unitamente alla sua famiglia, corre seri rischi anche per la incolumità fisica;
questi rischi sono concretamente dimostrati dalle diverse minacce subite e dai piani scoperti di un eventuale attentato ai suoi danni;
inopinatamente nel mese di luglio al magistrato è stato ridotto il servizio di scorta;
lo stesso in forza di tale, sconcertante decisione degli organi preposti non è più nelle migliori condizioni di serenità per svolgere, in una realtà come la nostra, il suo delicato ed anche pericoloso compito istituzionale;
allo scopo di restituire un minimo di serenità e sicurezza alla propria famiglia si è visto costretto ad assumere (pagandoli personalmente) dei vigilantes privati onde avere una sorveglianza fissa -:
quali siano state le motivazioni che hanno indotto gli organi preposti a ridurre la scorta al magistrato, mettendo così a repentaglio la sua incolumità fisica e quella della propria famiglia, costringendolo, pertanto, ad affidarsi ad un istituto di vigilanza privata;
quali provvedimenti si intendano assumere affinché il magistrato possa svolgere la sua delicata e pericolosa funzione avendo dallo Stato una doverosa, opportuna ed efficace tutela unitamente alla propria famiglia.
(4-07310)
In tale sede è stato deliberato il mantenimento del particolare dispositivo di protezione della «scorta rinforzata», in considerazione della effettiva, concreta ed attuale esposizione del dottor Facciolla ad elevato rischio, riconducibile alle delicate indagini dallo stesso coordinate, cui vanno ad aggiungersi alcuni episodi di intimidazione e minacce verificatisi mesi addietro che hanno formato oggetto di valutazione ai fini delle misure adottate.
Nel contempo, su concorde parere del Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte d'Appello di Catanzaro, è stata sostituita la misura della vigilanza fissa all'abitazione del Magistrato, disposta dal luglio 2002, con un servizio di vigilanza dinamica dedicata, da attuarsi nell'ambito del nuovo piano di controllo coordinato del territorio attraverso più frequenti passaggi e prolungate soste da parte delle autopattuglie.
Il Prefetto di Catanzaro, infine; ha riferito che personale della Polizia di Stato e dei Carabinieri effettua frequenti controlli presso l'ufficio del locale Tribunale dove svolge le proprie funzioni il dottor Facciolla.
Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Alfredo Mantovano.
il deputato Calogero Miccichè, nell'esercizio delle sue funzioni di membro dell'assemblea regionale siciliana ha visitato il centro di permanenza temporanea per immigrati clandestini di Agrigento il 30 novembre ed il 9 dicembre 2002 riscontrando gravi carenze della struttura in termini di igiene e vivibilità;
in particolare le camerate sono gelide, sovraffollate ed estremamente sudicie, l'intimità è garantita solo da tendine lacere imbrattate di escrementi ed agli stranieri trattenuti nel centro sono negati diritti civili minimi come quello di espletare i propri bisogni corporali in spazi
le inadeguate condizioni di ospitalità della struttura erano state già denunciate dall'onorevole Miccichè in numerose occasioni pubbliche ed erano state oggetto di appelli al Presidente della Repubblica e all'assemblea regionale siciliana con i quali aveva cercato di spingere le istituzioni pubbliche ad intervenire per assicurare agli immigrati clandestini trattenuti nel C.P.T. di Contrada San Benedetto in Agrigento condizioni di soggiorno più dignitose;
nel corso della seconda visita al deputato Miccichè, per ordine del Prefetto di Agrigento, veniva impedito di accedere al Centro accompagnato da collaboratori e da operatori tecnici provvisti di videocamere in grado di testimoniare con immagini divulgabili le indecenti condizioni igieniche e di vivibilità che una struttura pubblica assicura agli immigrati clandestini;
il deputato Miccichè, nel tentativo di documentare le condizioni di vita e le carenze della struttura, provvedeva personalmente ad intervistare gli immigrati e a raccogliere immagini con una macchina fotografica personale, incontrando subito la reazione dei funzionari di polizia del Centro che richiedevano la consegna della pellicola fotografica; di fronte al rifiuto del deputato regionale ed alla sua richiesta di far venire il Prefetto sul posto, il personale di sorveglianza provvedeva ad informare il Prefetto che giungeva nel giro di poche ore al Centro;
dietro esplicite e reiterate richieste del Prefetto, che però riconosceva l'indeguatezza del Centro, Miccichè consegnava le immagini riprese, lamentando una illegittima lesione del suo diritto di informazione, anche tramite documentazione fotografica, delle violazioni di diritti civili e delle libertà fondamentali dell'individuo e della limitazione illegittima delle sue prerogative di parlamentare regionale;
i collaboratori del deputato Miccichè in attesa fuori dal C.P.T., sono stati oggetto di ripetuti controlli da parte della polizia e ciò, unito alla reticenza e al divieto di documentare le condizioni di permanenza degli immigrati, costituisce, ad avviso dell'interrogante, un preoccupante segnale di una chiara volontà di nascondere condizioni di trattamento indegne di un paese civile e contrarie alla legge -:
se il ministro non ritenga di avviare immediatamente un'indagine interna volta ad accertare se, nel corso della visita del deputato Miccichè al C.P.T. di Agrigento in data 9 dicembre 2002 il personale di polizia ed il Prefetto abbiano abusato dei loro poteri negando l'accesso al centro a persone diverse dal deputato regionale ed impedendo le riprese di quanto visto ed ascoltato dal medesimo;
se non ritenga necessario accertare la veridicità di quanto denunciato pubblicamente, nell'esercizio delle sue funzioni istituzionali di membro dell'Assemblea Regionale Siciliana, sulle condizioni igieniche e di vivibilità del Centro di Permanenza Temporanea per immigrati clandestini di Agrigento e, nel caso, adottare i conseguenti provvedimenti nei confronti dei responsabili.
(4-04889)
Con riguardo alle visite al Centro di permanenza temporanea di Agrigento da parte del deputato regionale On. Calogero Micciché, tenutesi, la prima, in occasione della «giornata di mobilitazione nazionale per la libera circolazione dei migranti» del 30 novembre 2002 e la seconda il 9 dicembre 2002, si precisa quanto segue.
Con istanza del 27 novembre 2002, il deputato regionale On. Calogero Micciché
A tale richiesta, il prefetto di Agrigento rispondeva con lettera del 28 novembre 2002, precisando che non sussisteva alcuna difficoltà ad accogliere la richiesta con riguardo alla persona dello stesso deputato regionale, ma che l'accesso dei collaboratori non poteva essere consentito in quanto non previsto dal Regolamento attuativo della disciplina in materia di immigrazione (articolo 21, decreto del Presidente della Repubblica n. 394 del 1999).
In merito poi alla richiesta di effettuare le riprese con la videocamera, il prefetto, con la stessa lettera, rispondeva che a ciò ostavano motivazioni connesse alla tutela della privacy delle persone ospitate all'interno del Centro.
Nel corso della seconda visita, l'On. Micciché, cui il nuovo accesso era stato consentito con le stesse modalità del primo, ha scattato, sebbene non autorizzato, alcune fotografie, consegnando però poco dopo al Prefetto, che ne aveva fatto richiesta, la memoria della macchina fotografica digitale, per rispetto della privacy dei trattenuti e per evitare pericoli agli eventuali richiedenti asilo.
Nel merito delle denunce relative alle carenze riscontrate dall'On. Micciché presso il Centro di Agrigento, si rileva che la Prefettura-UTG di Agrigento, come reso noto durante l'incontro avuto dal prefetto con il citato deputato e alcuni manifestanti in occasione della «giornata di mobilitazione nazionale per la libera circolazione dei migranti» del 30 novembre 2002, aveva, già all'epoca, provveduto ad affidare al locale Provveditorato alle Opere pubbliche l'incarico di procedere ai sopralluoghi e ai rilievi di competenza per avviare i lavori necessari per rendere migliori le condizioni di accoglienza all'interno del Centro di permanenza temporanea e assistenza di quella città, compresa la costruzione di nuovi servizi igienici.
In proposito, si informa che, recentemente, dopo la conclusione della fase di elaborazione progettuale e di autorizzazione della spesa, la stessa Prefettura ha affidato al Provveditorato l'incarico di curare le procedure di aggiudicazione delle opere (per un importo complessivo di 1.210.000,00 euro) concernenti l'esecuzione di interventi di ristrutturazione e di sistemazione e installazione di impianti tecnologici.
Oltre a ciò, la Prefettura ha avviato l'iter tecnico-amministrativo per procedere all'esecuzione di lavori di manutenzione straordinaria per il potenziamento dei sistemi di sicurezza del Centro.
Nel frattempo, con particolare riguardo agli aspetti igienico-sanitari della struttura, la Confraternita Misericordie d'Italia, incaricata della gestione, ha assunto diverse misure per migliorare la difficile situazione, dovuta, in parte, a comportamenti vandalici e, in parte, a usi impropri dei servizi riconducibili alle diverse abitudini igieniche degli ospiti del Centro.
Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Alfredo Mantovano.
risulta all'interrogante che in molte aziende sanitarie locali e in particolar modo, la Asl Rm H6 di Nettuno, ai lavoratori stranieri, sia essi comunitari o extracomunitari, che hanno in corso il rinnovo del permesso di soggiorno, non gli vengono rinnovati i libretti d'idoneità sanitaria, certificazione necessaria per gli operatori del comparto alimentare e della ristorazione;
detti lavoratori quindi, sprovvisti del rinnovo del libretto sanitario, sono sospesi, da parte del datore di lavoro, dal lavoro e non percepiscono di conseguenza alcun stipendio, così come prevede la legge n. 283 del 1962 che dice: «È severamente vietato assumere e mantenere in servizio per la produzione, manipolazione e vendita
secondo quanto invece prevede la normativa vigente sull'immigrazione, ai sensi della legge 30 luglio 2002, n. 189 e dal decreto-legge 9 settembre 2002 n. 195, convertito in legge il 9 ottobre 2002 n. 222, con la presentazione di un documento di identità (passaporto o altro documento equipollente) e del cedolino di accettazione assicurata, anche al cittadino straniero, che ha attivato la procedura di regolarizzazione deve essere rilasciato il libretto di idoneità sanitaria, ovviamente dopo essere stati sottoposti agli esami di laboratorio previsti e che questi ultimi risultino negativi -:
se i ministri interrogati siano a conoscenza dei suddetti fatti e se questi corrispondano al vero;
se non ritengano di intervenire tempestivamente presso le autorità competenti affinché venga rispettata la normativa vigente sull'immigrazione al fine di rinnovare il libretto di idoneità sanitaria dei cittadini stranieri mentre per gli stessi è in atto l'attesa del rinnovo del permesso di soggiorno e non dopo poiché attualmente tale rinnovo è di almeno quattro mesi di attesa il che significherebbe la perdita sicura del posto di lavoro e andrebbe ad incidere ancor più sul già grave problema dell'occupazione in Italia.
(4-05844)
Premesso che è compito delle varie Aziende Sanitarie Locali dare completa attuazione alle norme di settore attualmente in vigore, questo Ministero si impegna a invitare le autorità citate al rispetto delle norme di cui sopra, affinché venga tutelato il diritto d'accesso al mondo del lavoro anche dei cittadini extracomunitari.
Dal canto suo, l'Ufficio territoriale del Governo di Roma, interpellato sull'atto in esame, comunica che:
«A seguito dell'entrata in vigore della legge n. 189 del 2002 e del decreto-legge n. 195 del 2002 convertito in legge n. 222 del 2002 la Regione Lazio - direzione Regionale SSR - Servizio sanitario regionale - Area 10 KI.3 - Servizio integrazione socio sanitaria ha ritenuto opportuno precisare quanto segue con circolare n. 44695 del 1o ottobre 2002:
la legge sopra citata non apporta alcuna modifica agli articoli 34, 35 e 36 del decreto legislativo n. 286 del 1998 che disciplinano e regolamentano le procedure di accesso al Servizio sanitario nazionale da parte degli stranieri. Rimangono, quindi, invariate le disposizioni in materia sanitaria riferite agli stranieri regolarmente soggiornanti ed a quelli non in regola con le norme relative all'ingresso ed al soggiorno (STP) di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 349 del 1999, nonché della deliberazione di G.R. 2444 del 2000 «Linee Guida» per l'assistenza sanitaria agli stranieri non appartenenti alla Unione europea;
devono essere iscritti al Servizio sanitario regionale tutti gli stranieri non in regola per i quali, ai sensi delle recenti disposizioni di legge, è stata presentata la dichiarazione di emersione di lavoro irregolare e sono, quindi, in attesa di regolarizzazione. Costoro, ai sensi del telex del Ministero della sanità del 1o aprile 2000 e della circolare n. 24 del 1999 dell'Assessorato Sanità della Regione Lazio, sono iscritti temporaneamente (sei mesi, rinnovabili) al Servizio sanitario regionale in attesa della definizione della propria posizione e del conseguente rilascio del permesso di soggiorno.
Ai fini dell'iscrizione temporanea sarà sufficiente, per lo straniero, presentare alla Azienda ASL competente, una documentazione attestante l'avvenuta dichiarazione di emersione ed una attestazione dei propri dati anagrafici. In seguito alla presentazione
Nonostante le suddette disposizioni - impartite a tutti i Direttori Generali delle Aziende ASL Lazio, Policlinici Universitari, IRCCS, Aziende Ospedaliere - risulta effettivamente che alcune ASL avevano delle perplessità in materia.
Pertanto a tal proposito, questo Ufficio Territoriale del Governo, attraverso il Comune di Roma, il 28 febbraio 2002 invitava i rappresentanti delle ASL di Roma per discutere le modalità procedurali per il rilascio dell'idoneità sanitaria. In tale incontro è stato chiarito che l'ambito di competenza delle ASL nel rilascio del libretto di idoneità personale (L.I.S.A.) è atto strettamente sanitario e in tal senso è pertanto estensibile indistintamente a tutti i cittadini richiedenti la regolarizzazione emersione di lavoro irregolare extracomunitario.
Dopo il suddetto incontro nomi risulta si siano verificati ulteriori inconvenienti».
Il Ministro della salute: Girolamo Sirchia.
l'amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato, con nota prot. n. 25 137/COA/CDF/2003 del 26 maggio 2003, ha emanato, in applicazione della disciplina relativa all'interdizione dell'uso di tabacchi da parte di soggetti minori di 16 anni, direttive inerenti la gestione dei distributori automatici di sigarette, nelle quali si stabilisce che, a decorrere dal 10 gennaio 2004, i distributori automatici installati sia all'interno sia all'esterno delle rivendite, nonché i distributori ubicati presso pubblici servizi debbono essere disattivati nella fascia oraria compresa tra le ore 7 e le ore 23;
tale direttiva rischia di determinare disagi in danno di molti consumatori, soprattutto per quanti abitano nei piccoli centri, in quanto in molti casi le rivendite di tabacchi osservano un orario di apertura che non coincide con la fascia oraria nella quale i distributori dovranno essere disattivati -:
se ritenga opportuno disporre quanto prima la revisione delle direttive già emanate, al fine di prevedere che, almeno nei centri minori, l'orario di disattivazione dei distributori automatici possa essere prorogato fino all'apertura delle rivendite di tabacchi, in modo di evitare inutili disagi per i consumatori.
(4-07196)
L'Amministrazione sopra ricordata ha evidenziato che con le direttive contenute nella nota del 26 maggio 2003 (n. 2003/25137) si è inteso limitare l'utilizzo dei distributori automatici di prodotti da fumo, mediante l'adozione di un sistema automatico di rilevazione dell'età, attivabile con l'introduzione della nuova carta di identità, che inibisce l'erogazione dei prodotti medesimi ai minori di sedici anni.
L'attuale disciplina dell'orario di attivazione dei predetti distributori garantisce, seppure con alcuni limiti, la funzionalità degli stessi nelle more della transizione verso la completa adozione, su tutto il territorio nazionale, del documento di identità che determinerà la possibilità, per le macchine dotate della descritta tecnologia, di essere attive senza alcuna interruzione.
Quanto, in particolare, alla richiesta formulata dall'interrogante, l'Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato ha fatto presente che in attesa che si pervenga alla diffusione generalizzata di detto documento di identità e preso atto che particolarmente nei piccoli comuni - ove la rete distributiva non è sempre sufficiente a garantire il servizio - la limitazione della
Il Sottosegretario di Stato per l'economia e per le finanze: Manlio Contento.
con riferimento alla vicenda dell'organo direttivo degli ordini degli ingegneri della provincia di Roma e considerato che nella seduta del 24 luglio 2002 in sede di conversione decreto-legge 10 giugno 2002 n. 107, il Governo ha accolto un ordine del giorno in cui si impegnava «ad adottare, nel più breve tempo possibile, dalla data di entrata in vigore della presente legge, tutti gli atti necessari al fine di garantire il rinnovo degli organi collegiali citati in premessa ed una adeguata rappresentatività dei laureati del nuovo ordinamento iscritti alle sezioni dei relativi albi»-:
quali provvedimenti siano stati attuati o siano in corso di attuazione per prestare fede agli impegni presi.
(4-06910)
In via preliminare sembra opportuno permettere che l'articolo 4, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica n. 328 del 2001, al fine di garantire che all'interno degli organi degli organi professionali regolamentati sia assicurata un'adeguata rappresentanza degli iscritti nella sezione riservata ai laureati triennali, prevede che con successivo regolamento verranno definite le procedure elettorali e il funzionamento degli Organi in sede disciplinare.
Peraltro, a seguito delle modifiche introdotte dalla legge costituzionale n. 3 del 2001, si è reso necessario verificare la permanenza della potestà regolamentare statale in materia, e tale verifica ha comportato ritardi nel l'applicazione delle disposizioni sopra richiamate.
In vista dell'imminente iscrizione agli albi dei laureati triennali, è stato pertanto necessario provvedere con urgenza a prorogare i Consigli degli ordini professionali, regolamentati dal decreto del Presidente della Repubblica n. 328, nella composizione vigente, in attesa che le nuove procedure elettorali fossero definite. In tal senso ha disposto l'articolo 4 del decreto-legge 10 giugno 2002, n. 107, convertito dalla legge 1o agosto 2002. Come è noto, il Governo si è impegnato in un ordine del giorno approvato dalla Camera dei deputati nella seduta del 24 luglio 2003 ad adottare, nel più breve tempo possibile, tutti gli atti necessari al fine di garantire il rinnovo degli organi collegiali interessati.
In relazione a quanto sopra è stato costituito un gruppo di lavoro interministeriale al quale è stato affidato il compito di provvedere all'attuazione delle disposizioni citate per regolamentare la composizione ed il rinnovo degli organi degli Ordini professionali.
Va precisato, al riguardo, che il lavoro istruttorio è stato estremamente complesso e laborioso, dal momento che la disposizione contempla ben 9 ordini professionali, disciplinati e strutturati secondo modalità differenziale, ciò ce ha richiesto una disciplina differenziata per ciascuno di essi.
I lavori del gruppo predetto sono ormai, peraltro, in fase di avanzata definizione.
Il Sottosegretario di Stato per l'istruzione, per l'università e per la ricerca: Maria Grazia Siliquini.
il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Biella da
l'organico risulta scoperto di sei unità e, per di più, altri due dipendenti sono assenti (congedo per maternità e malattia) per un periodo di tempo prevedibilmente lungo;
la gravità della situazione è testimoniata dall'intervento del Procuratore Generale di Torino che, infatti, ha disposto dal 9 aprile 2001 l'applicazione da Vercelli di un operatore giudiziario B2 e dalla Procura Generale che ha disposto l'applicazione, dal 29 maggio 2002 al 3 agosto 2002, di un direttore di Cancelleria C3;
la pur lodevole iniziativa del Procuratore Generale di Torino, peraltro, non vale a lenire l'amarezza per l'assoluta mancanza di provvedimenti da parte del ministero che non solo non ha assunto adeguate determinazioni ma, al contrario, ha disposto l'anticipato possesso presso l'Ufficio del Giudice di Pace di Biella di un operatore giudiziario B2, applicato alla Procura di Biella da Vercelli;
la pianta organica già risente, di per sé, di criteri che non tengono nel minimo conto l'effettivo carico di lavoro, sicché, se ad essa si aggiunge la scopertura dei posti e l'ultima iniziativa ministeriale di trasferimento mediante l'anticipato possesso di un operatore giudiziario all'ufficio del Giudice di Pace, appare evidente che si può agevolmente spiegare la ragione, esplicitamente denunciata dal Procuratore della Repubblica, per la quale la registrazione dei procedimenti penali è bloccata da mesi, mentre vi sono migliaia di processi, in fase di deposito ex-articolo 415 bis del codice di procedura penale, di cui occorre curare le notifiche, oltre a migliaia di procedimenti a citazione diretta già fissati per i quali occorre formare il fascicolo del dibattimento e dar corso ai relativi adempimenti;
pochi mesi or sono il Sottosegretario di Stato On. Michele Vietti ebbe la cortesia e la disponibilità di visitare il Palazzo di Giustizia di Biella, raccogliendo dati significativi ed importanti elementi di valutazione, dopo aver lungamente discusso con il Presidente del Tribunale, con il Procuratore della Repubblica e con i dirigenti degli uffici, rendendosi dunque personalmente conto della insostenibilità della situazione complessiva del Palazzo di Giustizia di Biella;
il Procuratore della Repubblica di Biella ha inviato al Ministero della Giustizia - Dipartimento dell'Organizzazione Giudiziaria, del personale e dei servizi - Direzione Generale del personale e della formazione - Ufficio IV - Gestione del personale, una comunicazione datata 19 agosto 2002, Prot. N. 778/02, riassuntiva di quanto in premessa evidenziato;
appare francamente insostenibile una situazione nella quale la paralisi è evitata (ma non si sa per quanto tempo ancora) soltanto grazie al senso di responsabilità ed allo spirito di sacrificio di magistrati e del personale amministrativo;
si pone dunque la necessità e l'urgenza di assumere i provvedimenti idonei a scongiurare il pericolo della paralisi dell'attività della Procura della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Biella provvedendo alla completa copertura della pianta organica, in attesa di rivedere la medesima alla luce dell'effettivo carico di lavoro -:
quali urgenti provvedimenti intenda assumere per la copertura dell'organico del personale di segreteria della Procura della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Biella, atteso che l'attuale situazione, pur «tamponata» precariamente dalla Procura Generale di Torino, se non affrontata con determinazione e concretezza, fatalmente condurrà alla completa paralisi dell'attività.
(4-03727)
Tuttavia, già con i decreti ministeriali 30 dicembre 2000 e 6 aprile 2001 la pianta organica dell'ufficio in questione è stata ampliata di complessivi 3 posti, come da tabella che segue:
decreto ministeriale 30 dicembre 2000: cancelliere C2: +1 (da 1 a 2 unità); operatore giudiziario B2: -1 (da 4 a 3 unità);
decreto ministeriale 6 aprile 2001: cancelliere C1: +1 (da 2 a 3 unità); operatore giudiziario B3: +1 (da 0 a 1 unità); operatore giudiziario B2: +1 (da 3 a 4 unità).
Totale: +3.
Con decreto ministeriale 6 aprile 2001, a seguito del mutato assetto organizzativo e ordinamentale conseguente alla stipula del contratto integrativo di amministrazione, sono state modificate le dotazioni organiche dell'Amministrazione giudiziaria, ed in particolare l'Ufficio in esame ha subito la variazione dell'organico come sopra dettagliatamente specificato.
La dotazione organica del personale amministrativo in servizio alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Biella prevede pertanto 18 unità, di cui sono presenti 13, con una scopertura dell'Ufficio, come sopra accennato, pari al 27,78 per cento a fronte di una scopertura nel distretto di Torino pari al 13,74 per cento e di quella nazionale dell'11,63 per cento.
Per quanto riguarda l'operatore giudiziario B2 citato nell'atto di sindacato ispettivo, in servizio presso la Procura della Repubblica di Vercelli, ed applicato alla Procura della Repubblica di Biella, si fa presente che il possesso del medesimo nell'Ufficio del Giudice di pace di Biella è stato disposto a seguito del parere favorevole espresso in merito dal competente Procuratore della Repubblica di Vercelli.
Si rappresenta infine che, ai sensi dell'articolo 18 dell'accordo del 28 luglio 1998 e secondo la procedura indicata con la circolare del 7 aprile 2000, i provvedimenti di applicazione di personale da altri uffici del distretto sono di competenza del Presidente della corte d'Appello e del Procuratore generale.
Il Ministro della giustizia: Roberto Castelli.
in data 17 settembre 2002 l'assemblea degli avvocati del Foro di Nola (Napoli) ha ulteriormente prorogato, anche se in forma attenuata, lo stato di agitazione dopo nove lunghi mesi di blocco delle udienze civili e penali;
la situazione ha ormai raggiunto e superato ogni limite di tollerabilità e dunque pare meritevole di attenzione e di accoglimento la pressante richiesta dell'avvocatura di ottenere un'ispezione ministeriale per una documentata verifica in loco delle difficoltà operative del palazzo di giustizia;
l'avvocatura nolana sta attuando la grave protesta addirittura dal 7 gennaio 2002 -:
se, tenuto conto della grave protesta messa in atto dall'avvocatura nolana da oltre nove mesi, non ritenga di dover sollecitamente disporre un'ispezione ministeriale preso il palazzo di giustizia di Nola per una verifica delle esigenze della struttura giudiziaria e per l'assunzione dei conseguenti provvedimenti.
(4-03876)
Il Tribunale di Nola ha avuto la copertura del posto di Dirigente con il conferimento dell'incarico al dottor Alfredo Orsini, che ha preso possesso in data 31 marzo 2003.
La dotazione organica del personale amministrativo del Tribunale di Nola prevede 141 unità, di cui sono presenti 127, con una scopertura del 9,92 per cento, a fronte di una scopertura del distretto di Napoli del 6,05 per cento e di quella nazionale dell'11,15 per cento.
Prestano inoltre servizio non conteggiate nell'organico: 3 unità di personale a tempo determinato, ai sensi della legge n. 448 del 2002, 2 unità di personale distaccato e 6 unità di personale comandato da altre Amministrazioni.
Pertanto, le presenze effettive salgono a 138 e la percentuale di scopertura scende a 2,12 per cento.
L'Ufficio N.E.P. ha in organico 47 unità di cui sono presenti 38, con una percentuale di scopertura del 19,15 per cento a fronte della scopertura nel distretto del 13,82 per cento e di quella nazionale del 23,05 per cento.
Anche il predetto Ufficio si avvale della collaborazione di 2 unità di personale a tempo determinato, ai sensi della legge n. 448 del 2001, non conteggiate in organico.
Pertanto, le presenze effettive salgono a 40 e la scopertura scende al 14,89 per cento.
La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Nola ha una dotazione organica del personale amministrativo di 49 unità, di cui sono presenti 45 con una percentuale di scopertura dell'8,16 per cento.
Sono peraltro in servizio, non conteggiate in organico le seguenti unità di personale: 3 a tempo determinato ai sensi della legge n. 448 del 2001; 1 in posizione di distacco e 6 comandate da altre Amministrazioni.
Pertanto, le presenze effettive salgono a 55 unità.
Per quanto concerne la situazione edilizia, si fa presente che il Tribunale di Nola dalla sua istituzione nel 1992, ha sede nel Palazzo Orsini, edificio di proprietà demaniale.
Tale struttura è stata adeguata con un finanziamento ad hoc concesso ai sensi della legge n. 392/1941 per il primo impianto del Tribunale.
Dal 1999 gli uffici giudiziari dispongono di un secondo edificio, originariamente destinato alla Pretura. L'immobile era stato progettato nel 1981 e finanziato con fondi previsti dall'articolo 19 della legge n. 119 del 1981 per oltre 7 miliardi di lire.
Le Autorità giudiziarie lamentano da tempo la scarsa funzionalità del Palazzo Orsini. Pertanto l'Amministrazione comunale, intenzionata a risolvere definitivamente il problema, ha recentemente manifestato la volontà di acquisire un immobile di proprietà demaniale, una ex Caserma in via di dismissione.
Il progetto per l'acquisizione e l'adeguamento è stato delineato nelle sue linee di massima con una stima dei costi di 69.359.228 euro.
Per l'acquisto il Comune già dispone di un mutuo di 3.500.000 euro contratto con la Cassa Depositi e Prestiti, ex articolo 19 della legge n. 119 del 1981 per costruire un carcere mandamentale non più realizzato. Per i lavori di adeguamento e ristrutturazione il Comune indicherà un programma di lavori per lotti funzionali con un piano pluriennale di spesa. Dovrà inoltre far conoscere la somma con la quale intende contribuire al finanziamento dell'opera.
Il Ministero ha inserito la richiesta nell'elenco degli interventi da finanziare con mutuo della Cassa Depositi e Prestiti ex articolo 19 della legge n. 119 del 1981. Le richieste attualmente pendenti, provenienti da tutti i comuni sedi di uffici giudiziari, ammontano ad oltre 700 milioni di euro.
L'esaurimento dei fondi disponibili per l'edilizia giudiziaria comunale non consente attualmente di garantire la possibilità di finanziare tali lavori.
Pertanto, progetti importanti come quello proposto dal Comune di Nola, non avranno possibilità di finanziamento statale ex articolo 19 della legge n. 119 del 1981.
Il Comune di Nola ha inoltre presentato un progetto di manutenzione del Palazzo Orsini per un importo di 221.291 euro e la competente Direzione Generale di questo Ministero in data 18 settembre 2002 ha autorizzato la spesa ai sensi della legge n. 392 del 1941.
Tutto ciò premesso non si ravvisano elementi atti a giustificare un'inchiesta di carattere ispettivo da parte di questo Ministero.
Il Ministro della giustizia: Roberto Castelli.
l'agenzia delle dogane continua ad inviare ai comuni circolari, risoluzioni, lettere, comunicati stampa e chiarimenti circa l'applicazione delle facilitazioni previste dalla vigente normativa per il GPL ed il gasolio da riscaldamento in determinate zone climatiche;
ciascuno dei documenti provenienti dall'agenzia delle dogane fa riferimento e richiamo alla deliberazione che annualmente deve essere assunta dal consiglio comunale, prevista dalla legge n. 488 del 1998 e dalle successive modificazioni ed integrazioni;
l'ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) ha più volte evidenziato l'inutile complessità dell'atto amministrativo richiesto;
in particolare, quanto allo strumento della deliberazione consiliare, si è giustamente osservato che, trattandosi sostanzialmente della certificazione di uno stato di fatto, sarebbe certamente preferibile che essa venisse in ogni caso predisposta e sottoscritta dal segretario comunale o dal responsabile dell'ufficio tecnico del comune;
si è inoltre rilevato che trattandosi, per la quasi totalità dei comuni, di situazioni inalterate dal 1999, risulta inutile ripetere pedissequamente ogni anno la deliberazione contenente la richiesta certificazione;
è bene sottolineare che il comune deve, sulla base della normativa richiamata, predisporre delibere, allegati, avvisi e moduli aggiornati per l'autocertificazione, spedire le deliberazioni ai due ministeri interessati ed ai distributori;
nel contempo, ogni anno gli utenti finali debbono sobbarcarsi, a cadenza annuale, l'onere dell'autocertificazione e della consegna al distributore;
i distributori locali, a loro volta, già tenuti all'anticipazione per intero dell'accisa allo Stato, vi è l'onere di tenere aggiornato l'elenco dei beneficiari aggiornando le richieste di rimborso;
i comuni continuano legittimamente e sacrosantamente a sostenere che tali atti potrebbero trovare obbligatorietà di compimento soltanto nell'ipotesi in cui si verifichi un cambiamento dello stato di fatto;
è importante e caratterizzante impegno del Governo la politica di semplificazione degli atti, sicché, a fronte della ragionevolezza della richiesta avanzata dai comuni, il ministero dell'economia e delle finanze dovrebbe approntare una modifica normativa nel senso sovra indicato -:
se non ritenga di dover adottare iniziative normative volte ad innovare la normativa prevista dalla legge n. 488 del 1998 e dalle successive integrazioni e modificazioni ponendo a carico dei comuni l'onere della deliberazione annuale in materia soltanto in caso di effettivo mutamento dello stato di fatto e se, in via subordinata, non ritenga comunque di dover prevedere che la richiesta certificazione possa essere sottoscritta, senza necessità della deliberazione consiliare, dal segretario comunale o dal responsabile dell'ufficio tecnico.
(4-06411)
Infatti, l'articolo 17-bis, comma 2, del decreto-legge 24 giugno 2003, n. 147 - convertito, con modificazioni, dalla legge 1o agosto 2003, n. 200 -, ha stabilito che, in assenza di variazioni dello stato di metanizzazione, l'ente locale non è tenuto ad adottare una nuova delibera ai fini dell'applicabilità della riduzione del prezzo del gasolio e del gas di petrolio liquefatti impiegati come combustibili per riscaldamento, in quanto mantengono la loro validità le delibere precedentemente adottate
Si evidenzia, infine, che l'articolo 7 della legge 7 aprile 2003, n. 80, che delega al Governo la riforma del sistema fiscale statale, ha previsto tra i criteri direttivi della riforma del sistema dell'accisa, una diversificazione dell'aliquota di accisa sugli oli minerali da riscaldamento, correlata alla quantità di consumi, che consenta la riduzione dell'incidenza nelle aree climaticamente svantaggiate.
In proposito, il Dipartimento per le politiche fiscali ha allo studio tale problematica al fine di dare puntuale attuazione alla delega stessa.
Il Sottosegretario di Stato per l'economia e per le finanze: Manlio Contento.
l'ISPESL, organo tecnico scientifico posto alle dipendenze del Ministro della salute, è istituto di ricerca dotato di larga autonomia funzionale e contabile di circa mille dipendenti;
nell'imminenza di riordino dell'istituto, a norma del decreto legislativo n. 419 del 1999, fino ad ora rinviato, l'amministrazione dell'ISPESL ha ricostruito inquadramento e carriera, con annessi adeguamenti stipendiali, di venti dipendenti, passati dall'inquadramento di tecnologo al ruolo di ricercatore e primo ricercatore, nonostante su tale passaggio di ruolo da parte dei predetti dipendenti pendessero due sentenze negative del TAR del Lazio sez. III-ter (n. 1212 e 1213 del 2000), confortate anche da una precedente sentenza del Consiglio di Stato sez. VI (n. 350 del 1993);
precedentemente era già accaduto che personale transitato all'ISPESL dai soppressi ENPI e ANCC beneficiasse di complesse ricostruzioni di carriera e passaggi di qualifica tali da far guadagnare dal 1983 al 1987 ben cinque livelli fino al ruolo di ricercatore, senza mai sottoporsi a concorso pubblico;
su questa vicenda si è innestato un amplissimo contenzioso amministrativo tanto che la Corte dei conti ha aperto il fascicolo d'indagine n. 320/129, anche in seguito a ripetute e dettagliate denunzie da parte di diverse sigle sindacali;
su impulso della Corte dei conti è stata istituita anche una commissione d'inchiesta ministeriale nel 1996, promossa dall'allora Ministro della sanità onorevole Bindi (Prot. n. 100/6307. 14/8592 del 14 dicembre 1996);
con la trasformazione a ricercatore di personale non provvisto di laurea tecnico-scientifica, unicamente in virtù di opzioni contrattuali, sembra venir compromessa la qualità e competenza scientifica dell'attività di ricerca dell'Istituto e la sua conseguente pubblica utilità -:
come intenda il Ministro far fronte alla situazione esposta in premessa.
(4-05696)
In merito, in particolare, al segnalato amplissimo contenzioso amministrativo instaurato dai dipendenti dell'Ispesl, occorre tener presente che tale contenzioso è scaturito dalle particolari vicissitudini che hanno investito il personale dell'Istituto, proveniente dallo scioglimento dell'Ente nazionale prevenzione infortuni (ENPI) e della Associazione nazionale controllo combustione (ANCC), personale al quale nel corso degli anni sono stati applicati i contratti riguardanti i comparti del parastato, dello Stato e della ricerca.
L'intersecarsi ed il sovrapporsi di varie norme concernenti l'inquadramento giuridico del personale ha generato una serie di notevoli problematiche inerenti l'applicazione delle suddette norme, problematiche rese ancor più complesse da pronunce della giustizia amministrativa, tanto da indurre la scrivente amministrazione a richiedere l'intervento del Consiglio di Stato in sede consultiva.
Le premesse di cui sopra rilevano in merito all'eccezione principale sollevata nell'interrogazione parlamentare, nella quale si fa esplicito riferimento alla ricostruzione di carriera operata nei confronti di venti dipendenti passati dall'inquadramento di Tecnologo a quello di Ricercatore.
Si ritiene doveroso richiamare il decreto del Presidente della Repubblica n. 619 del 1980, istitutivo dell'Ispesl, e la data del 1o luglio 1982 di costituzione dell'Istituto stesso, a seguito dello scioglimento degli Enti ENPI ed ANCC.
Alla suddetta data confluisce nell'Ispesl tutto il personale delle sedi centrali, fatta eccezione per coloro che avevano chiesto il passaggio alle USL e per il personale delle sedi periferiche, anch'esso trasferito alle USL e poi riassegnato all'Istituto ex decreto-legge 30 giugno 1982, n. 390, convertito nella legge 12 agosto 1982, n. 597, per l'istituzione delle sedi periferiche (decreto ministeriale 23 dicembre 1982).
Con decreto ministeriale 30 dicembre 1982, il personale delle sedi centrali e periferiche è assegnato provvisoriamente all'Ispesl.
L'assegnazione definitiva avviene con decreti dei Ministro della sanità del 28 dicembre 1985 e 26 giugno 1986.
Si richiamano, altresì, le Tabelle di equiparazione per l'inquadramento nei ruoli dell'Ispesl del personale assegnato all'Istituto, emanate con D.I. del 23 luglio 1987.
In particolare, in materia di personale, ai sensi dell'articolo 16, ultimo comma, del decreto del Presidente della Repubblica n. 619 del 1980, il personale ex ENPI ed ANCC conserva lo stato giuridico ed economico dell'ente di provenienza, fino al definitivo inquadramento nel ruolo organico dell'Istituto (che avviene, ai sensi dell'articolo 33 del ROP, con decorrenza 30 dicembre 1987).
Per effetto del citato articolo 16, al personale dell'Ispesl sono state applicate fino al 29 dicembre 1987 le disposizioni normative e contrattuali del personale di cui alla legge del parastato (legge n. 70 del 1975), di cui i suddetti enti erano destinatari.
Il decreto interministeriale 23 luglio 1987 - al fine di assicurare parità di trattamento tra tutto il personale soggetto ai processi di mobilità della legge di riforma sanitaria e trasferito allo Stato, in base al principio sancito dall'articolo 21 della legge 20 marzo 1970, n. 75 - ha stabilito che il personale, proveniente dall'ex ENPI e ANCC, fosse inquadrato nei ruoli dell'Istituto in base all'equiparazione fra le qualifiche dell'ordinamento statale e le posizioni giuridiche rivestite nei predetti Enti, stabilita nei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri 7 febbraio 1981 e 27 aprile 1983, e con l'osservanza dei criteri fissati dai predetti decreti.
Il regolamento organico dell'Ispesl, adottato con decreto ministeriale 2 giugno 1988, ha previsto all'articolo 33 che l'inquadramento nei ruoli dell'Istituto avvenisse con decorrenza 30 dicembre 1987, facendo riferimento alle posizioni giuridiche rivestite dal personale alla data del 29 dicembre 1987, secondo lo stato giuridico degli ordinamenti di provenienza.
L'inquadramento nell'Istituto è stato pertanto effettuato sulla base delle qualifiche funzionali di cui alla legge n. 312 del 1980, con espressa riserva di attribuire al personale, con successivo provvedimento, il profilo professionale proprio della ricerca di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 568 del 1987.
Tutti i provvedimenti di inquadramento di cui al citato decreto interministeriale 23 luglio 1987, sono stati posti al visto degli Organi di controllo (Ufficio Centrale di Ragioneria, Corte dei conti) e da questi ritualmente registrati.
Si precisa che alcuni dipendenti hanno conseguito, con decorrenza 30 dicembre 1987, la X qualifica funzionale - profilo di collaboratore professionale enti di ricerca - ai sensi e per gli effetti dei decreti ministeriali 22 luglio 1991 e 2 novembre 1991,
Sulla base di tale equiparazione, ed in vigenza del decreto del Presidente della Repubblica n. 171 del 1991, gli interessati, con decreto ministeriale del 1o aprile 1992 - visto e registrato dall'Ufficio centrale di ragioneria il 3 giugno 1992 ed ammesso al visto ed alla conseguente registrazione della Corte dei conti il 20 ottobre 1992, reg. 13, foglio 168, con esclusione dei commi riguardanti il decreto del Presidente della Repubblica n. 171 del 1991, oggetto di gravame da parte di una organizzazione sindacale - sono stati inquadrati nel profilo di Tecnologo in attesa che l'apposita commissione, prevista dalla delibera n. 113 del 1991 del Comitato Amministrativo dell'Ispesl, e nominata con deliberazione n. 187 del 1991 del medesimo organo, provvedesse all'accertamento del possesso dei requisiti per l'inquadramento definitivo degli stessi nel profilo di Ricercatore o Tecnologo.
In relazione al parere espresso dalla citata commissione, 22 dipendenti, con decreto direttoriale del 9 novembre 1994, sono stati inquadrati nel profili di Ricercatore, provvedimento che l'Ufficio centrale di ragioneria non ha ritenuto di registrare.
Il TAR del Lazio, pronunciandosi in merito ai ricorsi proposti da due dipendenti, avverso i rilievi della Ragioneria generale, nonché avverso la nota con cui, a seguito della deliberazione n. 156 del 1996 della Corte dei conti è stato negato il diritto all'inquadramento nel profilo di ricercatore, ha con decisione n. 1123 del 1o aprile 1999, annullato gli atti impugnati riconoscendo il diritto dei ricorrenti ad essere inquadrati nel profilo di Ricercatore con decorrenza 30 dicembre 1987, precisando inoltre che «tale inquadramento si configura come premessa indispensabile rispetto all'inquadramento a Primo ricercatore», già sancito con sentenza n. 1051 del 1996 dallo stesso TAR del Lazio.
A seguito di detta sentenza, l'Amministrazione ha adottato il provvedimento d'inquadramento a Ricercatore degli interessati (D.d. del 21 novembre 2000) nonché dei restanti dipendenti (D.D. del 12 aprile 2001), che inquadrati provvisoriamente nel profilo di Tecnologo erano stati dalla competente commissione ritenuti in possesso dei requisiti previsti per l'inquadramento a Ricercatore.
Il Ministro della salute: Girolamo Sirchia.
nel 1995 già erano stati effettuati alcuni primi lavori di ristrutturazione del plesso sanitario in località Torre Angellara di Salerno spendendo una parte del finanziamento assegnato ex legge n. 135 del 1990 (Emergenza Aids circa 5/6 miliardi di vecchie lire per la realizzazione dell'opera in oggetto;
il comune di Salerno ostacolò (non rilasciando la licenza edilizia anche se non ne aveva titolo) la realizzazione dell'opera, senza successo, perché il TAR Sezione di Salerno nel 1996 diede ragione al ricorrente l'azienda ospedaliera di Salerno;
successivamente si cercò, comunque, di verificare la fattibilità dell'opera all'interno dell'area ospedaliera (centralizzandola) nell'area già esistente in località San Leonardo di Salerno;
a fronte della variante al progetto originario si sollevava già l'ipotesi di rischio di perdita del finanziamento (restanti circa 15 miliardi di vecchie lire);
in ogni caso nel 1999 con decreto n. 3199 il ministero dei lavori pubblici imponeva alla azienda ospedaliera di Salerno «S. Giovanni di Dio e Ruggi d'Aragona» di deliberare accettando le nuove clausole della concessione del finanziamento
l'azienda ospedaliera di Salerno con delibera n. 1003 del 3 dicembre 1999 prese atto delle nuove condizioni espresse nel decreto in questione. (Una in particolare si vuole qui evidenziare, la clausola: B) prendere atto che con il più volte citato decreto viene ulteriormente prorogato a tutto il 30 aprile 2000 il termine di validità della convenzione);
la stessa regione Campania con delibera della giunta regionale n. 6887 del dicembre 2000 conformerebbe a quella data la disponibilità del finanziamento di 15 miliardi di vecchie lire circa alla Azienda Ospedaliera di Salerno;
l'azienda ospedaliera di Salerno con atto deliberativo 339 del 19 settembre 2002 informa su richiesta della stessa regione Campania, la stessa regione Campania della «disponibilità» dei finanziamenti in conto capitale ex articolo 20 della legge finanziaria 1998 (circa 46 miliardi di vecchie lire, opere solo in parte cantierizzate ma, poi sospeso vedasi il caso della Torre Cardio-Chirurgica ma questo è un altro caso) tra i quali anche i famosi 15 miliardi di vecchie lire della legge n. 135 del 1990 Emergenza Aids;
occorre evitare che la città di Salerno perda la possibilità di realizzare un'opera così necessaria considerato anche il fatto che l'attuale dipartimento infettivi Aids è allocato all'interno dell'area ospedaliera in località San Leonardo Salerno in locali già adibiti ad uffici con la mancanza assoluta del rispetto dei minimi requisiti e standards igienico-organizzativi -:
se non ritengano di disporre un'inchiesta amministrativa per verificare l'utilità hanno realizzato i soldi già spesi e per quale ragione, se la disponibilità del finanziamento era stata confermata dal ministero dei lavori pubblici con decreto e confermato dalla delibera regionale, l'azienda ospedaliera di Salerno non abbia immediatamente cantierizzato l'opera con la variante prevista costruendo la nuova struttura all'interno dell'area ospedaliera in località San Leonardo.
(4-05719)
Il comitato di gestione dell'ex Agensud con delibera n. 4534 del 13 luglio 1988 ha approvato, ai sensi dell'articolo 5 della legge 64/1986, il trasferimento alla U.S.L. 53 del- l'opera in oggetto e dei relativi mezzi finanziari per l'importo di lire 1.351.408.870, variato con disposizione direttoriale n. 1817 del 13 marzo 1989 in lire 1.377.099.428, aggiuntivi all'importo erogato in regime di concessione di lire 4.579.909.650, per cui l'importo globale del progetto ammontava a lire 5.957.009.078.
Con l'atto di trasferimento stipulato fra l'Agenzia per la promozione dello sviluppo del Mezzogiorno e la U.S.L./53 di Salerno in data 30 marzo 1989, Rep. N. 634, l'ex Agensud ha trasferito alla suddetta U.S.L./53 l'opera, le competenze, attività e prestazioni necessarie alla realizzazione del progetto: 0/1407 - lavori di completamento dei reparti contumaciale e dermatologico in Torre Angellara.
Con delibera n. 694 del 15 luglio 1998 l'Azienda ospedaliera ha approvato il quadro riepilogativo finale di spesa dei lavori realizzati con fondi Agensud per l'importo di lire 5.931.318.520.
I relativi lavori sono stati ultimati in data 30 agosto 1994 e collaudati in data 10 maggio 1996 ma occorrevano ulteriori lavori e forniture per rendere interamente fruibile il complesso.
L'Azienda Ospedaliera con delibera n. 1086 del 31 dicembre 1998 ha approvato il progetto di completamento del plesso per
Pertanto, questa Amministrazione, nel prendere atto che l'obiettivo a suo tempo individuato dall'Ente finanziatore veniva in tal modo raggiunto in una versione ampliata, con decreto n. 3199 del 4 novembre 1999 prorogava i termini della convenzione al 30 aprile 2000 e con successivo provvedimento del 3 marzo 2000 erogava la 2a-3a-4a rata per un importo complessivo di lire 895.114.630.
Allo stato resta da erogare la rata di saldo della convenzione pari al 5 per cento dell'importo di trasferimento in sede di ultimazione e collaudo dei lavori di completamento finanziati con la predetta delibera CIPE.
Il Provveditorato alle Opere pubbliche per la Campania ha sollecitato, in data 24 marzo 2003, l'ente trasferitario a rimettere il riepilogo delle spese sostenute in considerazione del fatto che i termini di convenzione risultavano scaduti al 30 aprile 2000 senza che l'Ente medesimo avesse provveduto ad inoltrare né una rendicontazione dello stato della convenzione né una richiesta di proroga dei termini di scadenza dell'atto di trasferimento.
In data 21 maggio 2003 è stato effettuato un sopralluogo presso i reparti contumaciale e dermatologico in Torre Angellara (Salerno) per la verifica dello stato degli adempimento previsti dall'atto di trasferimento del progetto di che trattasi e si è convenuti comunque che l'Amministrazione adempia a tutti gli obblighi, non esistendo cause ostative per la chiusura della convenzione del progetto stesso in uno con la proroga a sanatoria dei termini di vigenza.
Il Sottosegretario di Stato per le infrastrutture e per i trasporti: Nino Sospiri.
oltre all'Argentina, anche il vicino Paese dell'Uruguay sta subendo una pesante crisi economica;
tale crisi, che va aggravandosi giorno dopo giorno, ha coinvolto anche la comunità italiana in Uruguay dove si registrano casi di estrema indigenza;
la nostra comunità italiana in Sud America denuncia, anche tramite le autorità locali, la mancata attenzione a queste problematiche da parte delle autorità italiane e di essere confinata tra le questioni di poco interesse;
la stessa stampa non mostra alcun particolare interesse, come ha recentemente rilevato anche il periodico Bellunesi nel mondo;
in Uruguay si cerca di risolvere questa crisi con i soli aiuti interni;
si presta poca attenzione a questa crisi generale nonostante la situazione in Uruguay sia uguale se non peggiore di quella in Argentina, Paese che ha maggiori possibilità di superare la situazione in un periodo relativamente breve anche per la grande disponibilità di materie prime, mentre l'Uruguay dovrà attendere il graduale risanamento delle economie dei Paesi vicini, con una ripresa più lenta e successiva;
a tutt'oggi non esiste un canale unico di informazione che raccolga e segnali le notizie relative a tutti i cittadini italiani nel mondo, soprattutto quando questi versano in situazioni difficili, come sta accadendo in Uruguay -:
se il Ministro interrogato, in relazione ai fatti sopra esposti non ritenga di adottare iniziative, anche normative, volte a:
a) incrementare gli aiuti di carattere umanitario per gli italiani dell'Uruguay;
b) promuovere iniziative di formazione e qualificazione professionale per i giovani italiani o discendenti di italiani del Paese;
c) stimolare, d'intesa con gli altri ministeri competenti, la presenza dell'imprenditoria italiana nel Paese;
d) incrementare le borse di studio presso le nostre Università in Uruguay per giovani italiani ivi residenti;
e) estendere anche all'Uruguay ogni altra iniziativa di aiuto già promossa per l'Argentina.
(4-04934)
A questo proposito sono stati conclusi recentemente interventi quali una linea di credito di circa 18 milioni di euro destinata al sostegno delle PMI; un programma di protezione materno-infantile e di sviluppo della cardiologia pediatrica, con il quale si è rifornito di attrezzature l'istituto di Cardiologia infantile di Montevideo (dono di 1,5 milioni di euro) e un programma promosso da ONG in favore dei bambini di strada (per circa 300.000 euro).
Sono inoltre in corso le seguenti iniziative: un programma di ampliamento della rete telefonica di Montevideo del valore di circa 13 milioni di euro; un progetto relativo a un «Centro per il disegno industriale», finalizzato alla realizzazione di specifiche attività di formazione nel settore del disegno industriale; un programma affidato ad una ONG destinato alla formazione professionale nel settore turistico-alberghiero del valore di circa 1,2 milioni di euro.
La presenza delle ONG italiane è molto attiva. In particolare sono da segnalare un programma di sostegno tecnico e finanziario alla Federazione delle cooperative di produzione e lavoro realizzato dal COSPE; un programma a favore dello sviluppo della produzione organica per piccoli e medi produttori agricoli promosso dal CESVI; un programma a favore di adolescenti e giovani emarginati nell'area metropolitana di Montevideo e Canelones del CIES. Ulteriori iniziative sono in istruttoria.
Sono state infine identificate alcune possibili iniziative, per le quali è stato approvato un accordo con l'Istituto italo latinoamericano per la costituzione di un «Trust Fund», per la valorizzazione e tutela del patrimonio culturale, come risorsa di sviluppo dei rapporti in questo campo tra l'Italia e i Paesi latinoamericani.
La direzione generale della cooperazione allo sviluppo del Ministero degli affari esteri è pronta ad avviare la riapertura della cooperazione bilaterale a dono e a credito di aiuto a favore della popolazione uruguayana.
In merito poi alle borse di studio per Italiani residenti all'estero (IRE) in Uruguay, non espressamente previste da accordi e protocolli esecutivi, ma concesse nell'ambito del contingente stanziato annualmente per le borse di studio dalla direzione generale per la cooperazione culturale del Ministero degli affari esteri, ammontano attualmente a 36 mensilità/anno, solitamente suddivise in 4 borse di 9 mensilità ciascuna. Le borse sono destinate a studenti che intendono frequentare corsi post-laurea (perfezionamenti, specializzazioni, master) in Italia.
Si segnala inoltre che allo stato attuale non si registra in Uruguay la presenza di sedi di università italiane. Risultano però in corso programmi di collaborazione interuniversitaria fra università italiane ed uruguayane.
In aggiunta a quanto sopra indicato, si attira l'attenzione sul fatto che, nel quadro delle 322 mensilità di borse di studio assegnate in America Latina per l'anno 2002-2003 a italiani residenti all'estero per corsi post-laurea da effettuarsi in Italia, l'Uruguay
Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri: Mario Baccini.
a quanto apprende l'interrogante dall'Amministrazione cittadina di San Ferdinando di Puglia, le Ferrovie dello Stato intendono sopprimere la stazione ferroviaria Trinitapoli - San Ferdinando di Puglia (Foggia), sita sulla linea Bari-Foggia;
la stazione di cui sopra serve un bacino di utenza che include i comuni di San Ferdinando, Trinitapoli e Margherita di Savoia, quest'ultima nota località turistico-termale, per totale oltre 40 mila abitanti;
la chiusura di detta stazione, in cui fermano attualmente solo treni per il trasporto locale, comporterebbe gravi disagi alla popolazione dei tre comuni e in particolare agli studenti universitari che frequentano gli atenei di Bari e di Foggia, nonché danneggerebbe le attività turistiche della zona;
l'amministrazione di San Ferdinando di Puglia ha già espresso, in una nota, il proprio disappunto e chiesto alle Ferrovie dello Stato in mantenimento in attività della stazione -:
se risulti al Ministro quanto esposto in premessa, e, nel caso, quali provvedimenti intenda adottare, anche in concorso con la regione Puglia, affinché le Ferrovie dello Stato mantengano attiva la stazione di Trinitapoli - San Ferdinando di Puglia.
(4-07837)
Obiettivi del progetto SCC sono il miglioramento della qualità del servizio reso all'utenza e la minimizzazione dei costi di gestione a parità di livelli di sicurezza garantiti del sistema ferroviario.
Con la suddetta attivazione la stazione sarà telecomandata dal posto centrale SCC di Bari, per cui nella stessa non sarà più presente il Dirigente movimento.
Il servizio offerto alla clientela non subirà, comunque, garantisce Ferrovie, alcuna limitazione sia per quanto riguarda la quantità e la qualità dei treni aventi fermata sia per quanto concerne l'informazione e la sorveglianza.
Il Sottosegretario di Stato per le infrastrutture e per i trasporti: Nino Sospiri.
con decreto ministeriale 7 gennaio 1993 l'Enel Spa è stata autorizzata ad eseguire gli interventi per il risanamento ambientale della centrale termoelettrica detta «La Casella», posta nel territorio dei comuni di Castel San Giovanni e di Sarmato, in provincia di Piacenza;
la porzione di area, già facente parte del territorio di pertinenza della predetta centrale, ricadente nel comune di Sarmato e sulla quale è ospitata la stazione elettrica, risulta conferita alla società Terna Spa, mentre la centrale «La Casella» ad Enel produzione Spa;
Enel ha stanziato contributi economici, assimilabili ai fondi ex legge n. 8 del 1983, per opere pubbliche straordinarie a favore del comune di Castel San Giovanni, ignorando del tutto le attese e le aspettative del comune di Sarmato;
detta decisione pare oltremodo lesiva degli interessi e dei diritti del comune di Sarmato -:
se intenda assumere idonee iniziative volte a suggerire ai vertici Enel di tenere in debita considerazione le richieste e i progetti alla stessa presentati in data 1 marzo 2001 dall'amministrazione comunale di Sarmato.
(4-07800)
Il processo di liberalizzazione del mercato elettrico avviato con il decreto legislativo 79/99 ha imposto all'Enel SpA la riorganizzazione interna e la separazione societaria per le varie attività (trasmissione, distribuzione, produzione, vendita al mercato libero) fino ad allora svolte in maniera integrata.
Per effetto del processo di trasformazione societario sopra delineato, anche il complesso dei beni facenti parte della centrale di La Casella è stato suddiviso tra l'Enel produzione SpA (gli impianti di produzione, interamente ubicati nel comune di Castel San Giovanni) e la Terna SpA (la stazione elettrica, localizzata nel territorio del comune di Sarmato).
In ogni caso, l'Enel produzione, al fine di garantire un controllo puntuale sulle ricadute atmosferiche, oltre alla rete di monitoraggio per il controllo della qualità dell'aria nella zona direttamente circostante la centrale in questione (ricadente in parte sul territorio del comune di Sarmato), ha manifestato l'impegno alla realizzazione di una rete di monitoraggio biologico più estesa, in un'area più vasta che comprende anche l'intero territorio del comune di Sarmato.
Si coglie l'occasione per comunicare che la trasformazione in ciclo combinato della quarta sezione della centrale La casella, ubicata nel comune di Castel San Giovanni, è stata autorizzata il 29 maggio 2003, con decreto del ministero delle attività produttive a seguito della pronuncia positiva di compatibilità ambientale da parte del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio, di concerto con il Ministro per i beni e le attività culturali, sentita la regione Emilia Romagna.
Per quanto concerne i rapporti con gli enti territoriali, Enel produzione SpA comunica di voler stipulare con la regione Emilia Romagna una convenzione al fine di corrispondere ai comuni di Castel San Giovanni e Sarmato, un contributo per la realizzazione delle opere di urbanizzazione secondaria.
Ai sensi dell'accordo territoriale stipulato fra la regione Emilia Romagna, provincia di Piacenza, Comune di Castel San Giovanni e comune di Sarmato, la regione potrà concordare con le parti interessate, ulteriori perequazioni territoriali allo scopo di soddisfare le attese del comune di Sarmato.
Il Sottosegretario di Stato per le attività produttive: Giovanni Dell'Elce.
le forti precipitazioni di questi giorni hanno provocato gravi ed ingenti danni nei territori dell'Alta Val Trebbia (in provincia di Piacenza) ed in particolare nelle zone comprese nei comuni di Ottone, Coli, Cortebrugnatella e Bobbio;
le esondazioni verificatesi sono, in parte, conseguenza dell'autorizzata apertura della diga di Boschi: a seguito, infatti, di detta decisione, il livello delle acque del fiume Trebbia è notevolmente cresciuto, il che ha favorito la distruzione delle paratie e delle opere di difesa spondale, realizzate nei mesi precedenti -:
quale autorità abbia autorizzato l'apertura della diga di Boschi ed in ragione di quali specifiche ragioni detta decisione sia stata assunta.
(4-07801)
Il bacino di Boschi, con l'omonima diga, è situato sul torrente Aveto ed alimenta l'impianto Enel di Salsominore (Piacenza).
Le manovre degli organi di scarico della diga vengono effettuate nel rispetto di quanto disposto nel documento di protezione civile, annesso al foglio di condizioni per l'esercizio e la manutenzione della diga stessa, emanato in conformità con la normativa di settore.
Tale documento prevede l'apertura degli organi di scarico al raggiungimento della quota di massima regolazione del bacino pari a 615 metri sopra il livello del mare, allo scopo di non superare la «quota di massimo invaso» di 615 metri e 50 centimetri sopra il livello del mare, per la quale la diga è stata collaudata.
Il violento evento meteorologico registratosi nella zona fra i giorni 20 e 21 ottobre 2001 ha comportato, nell'arco delle 24 ore, precipitazioni pari a circa 84 millimetri.
Tali precipitazioni si sono concentrate, in particolar modo, dalle ore 18 alle ore 24 del 20 ottobre.
Il personale addetto ha seguito pertanto le procedure previste in caso di forti precipitazioni avvisando tempestivamente la prefettura dell'apertura degli organi di scarico della diga.
Il Sottosegretario di Stato per le attività produttive: Giovanni Dell'Elce.
alcuni quotidiani della Calabria hanno riferito in data 1 febbraio 2002, che il pubblico ministero dottor Facciolla, magistrato della direzione distrettuale antimafia di Catanzaro sarebbe stato controllato da alcuni elementi della criminalità organizzata indagati dal pubblico ministero;
tutto questo sarebbe emerso in seguito ad intercettazioni avvenute nel carcere di Via Popilla di Cosenza, che si riferiscono a tentativi tesi a bloccare l'attività del magistrato;
gli uomini della scorta avrebbero notato alcuni soggetti intenti a fotografare l'ingresso dell'abitazione del pubblico ministero;
il magistrato insieme con i colleghi della direzione distrettuale antimafia è fortemente impegnato nella lotta contro il crimine;
la notizia ha da un lato suscitato allarme ma dall'altro tanta solidarietà nei confronti del magistrato -:
se quanto riportato dalla stampa risponda al vero e se, in caso affermativo, quali iniziative il Governo intenda assumere per una maggiore tutela dell'azione dei magistrati che come il dottor Facciolla quotidianamente sono impegnati nella lotta contro la criminalità;
se risponda altresì al vero che (vedere La Provincia Cosentina del 1 febbraio 2002) il pubblico ministero avrebbe chiesto in più occasioni, ma inutilmente, una maggiore attenzione da parte delle istituzioni in riferimento alla particolarità delle azioni svolte.
(4-02128)
In tale sede è stato deliberato il mantenimento del particolare dispositivo di protezione della «scorta rinforzata», in considerazione della effettiva, concreta ed attuale esposizione del dottor Facciolla ad elevato rischio, riconducibile alle delicate indagini dallo stesso coordinate, cui vanno ad aggiungersi
Nel contempo, su concorde parere del procuratore generale della Repubblica presso la Corte d'appello di Catanzaro, è stata sostituita la misura della vigilanza fissa all'abitazione del magistrato, disposta dal luglio 2002, con un servizio di vigilanza dinamica dedicata, da attuarsi nell'ambito del nuovo piano di controllo coordinato del territorio attraverso più frequenti passaggi e prolungate soste da parte delle autopattuglie.
Il prefetto di Catanzaro, infine, ha riferito che personale della polizia di Stato e dei carabinieri effettua frequenti controlli presso l'ufficio del locale tribunale dove svolge le proprie funzioni il dottor Facciolla.
Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Alfredo Mantovano.
a seguito del decreto ministeriale pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, 4 serie speciale, del 27 settembre 1996, n. 78, veniva nominato (e prendeva possesso in data 26 aprile 2003) giudice di pace, nella sede di Montalto Uffugo (Cosenza) il dottor Francesco Antonio Pinto (sede dipendente dal tribunale di Cosenza - Corte d'appello di Catanzaro);
lo stesso ha esercitato le funzioni di giudice di pace coordinatore presso l'Ufficio di Montalto Affugo a far data dal 26 aprile 1999, fino alla data 26 aprile 2003;
in data 15 ottobre 2002 il Pinto ha chiesto, come di rito, la conferma nelle funzioni di giudice di pace per ulteriori quattro anni, conformemente al dettato normativo;
a tutt'oggi, l'iter istruttorio non è stato completato -:
i motivi del ritardo dell'istruttoria e della trasmissione (da parte della Corte d'appello di Catanzaro al Consiglio superiore della magistratura) della pratica di conferma a giudice di pace del dottor Pinto Francesco Antonio;
se vi siano stati, o sono attualmente persistenti comportamenti omissivi, dell'organo istruttore.
(4-06375)
L'incarico del dottor Pinto nella predetta sede per quattro anni è stato confermato con decreto ministeriale del 19 giugno 2003, pubblicato nel Bollettino ufficiale di questo ministero del 30 settembre 2003.
Il Ministro della giustizia: Roberto Castelli.
a Torino il problema della convivenza fra la popolazione e il centro di accoglienza di corso Brunelleschi per cittadini extracomunitari ritenuti clandestini in attesa di accertamenti e di essere rimpatriati, ha assunto toni drammatici;
una rivolta e due incendi sono stati inscenati nei primi giorni di gennaio dalle donne extracomunitarie ospiti nel Centro di Accoglienza di corso Brunelleschi a Torino;
tale episodio rappresenta l'ennesima, ma non ultima, dimostrazione dell'inadeguatezza e della insicurezza dei cittadini, delle forze dell'ordine e degli stessi ospiti del Centro di accoglienza;
la struttura di corso Brunelleschi - per la sua localizzazione, per la sua costruzione, per l'enorme sorveglianza di cui necessita in rapporto all'esiguo numero di
se non ritenga, alla luce di quanto detto, di chiudere il centro di accoglienza di corso Brunelleschi e di trasferirlo in una struttura più sicura e più facilmente sorvegliabile;
se abbia valutato la possibilità di trasferire il centro presso le ex-carceri «Nuove» - opportunamente declassate - al fine di realizzare, senza le pericolose rivolte ormai settimanali, le finalità proprie di un centro di accoglienza;
se non ritenga opportuno verificare l'opportunità che il centro continui ad essere gestito dalla Croce Rossa, la quale non sembra, ad avviso dell'interrogante, in grado di assicurare il normale funzionamento ed i cui costi risultano decisamente superiori rispetto ad attività analoghe gestite direttamente dallo Stato.
(4-05074)
In tale circostanza si era verificato un principio di incendio, prontamente sedato dai vigili del fuoco, durante il quale nessuna persona riportò lesioni fisiche, né si verificarono danni alla struttura tali da comprometterne l'agibilità e la ricettività.
Gli unici danni riscontrati hanno riguardato due moduli mensa per i quali è stato immediatamente attivato l'iter tecnico-amministrativo per una rapida sostituzione.
A seguito di tale episodio, la prefettura di Torino ha, pertanto, interessato il dipartimento della protezione civile per effettuare sopralluoghi tecnici volti al ripristino di una ottimale funzionalità della struttura nonché per verificare le condizioni generali e di manutenzione degli impianti al fine di poter apportare eventuali migliorie di natura tecnica.
Ciò anche per permettere una piena realizzazione degli standards qualitativi e quantitativi dei servizi resi all'interno dei Centri agli extracomunitari, come previsto nelle «linee guida» elaborate da questo ministero e contenute in apposita direttiva dell'8 gennaio 2003.
In proposito, si ritiene di precisare che né in occasione dei fatti citati né nei successivi mesi del 2003 si sono mai verificati tentativi di fuga dal centro.
Venendo ora alla questione della collocazione del centro in un contesto densamente abitato, si fa presente che le autorità amministrative locali stanno esaminando varie proposte per una diversa sistemazione della struttura, cercando di individuare siti più periferici rispetto al tessuto urbano di Torino.
In ogni caso la questura di Torino ha riferito di non aver più ricevuto, negli ultimi mesi, lettere di protesta da parte degli abitanti delle zone limitrofe.
Per quanto riguarda la gestione del centro da parte della Croce Rossa Italiana, da più parti è stata sottolineata l'efficienza e la professionalità profusa dall'ente nell'erogazione dei servizi assistenziali agli extracomunitari. Ciò ha indotto la prefettura di Torino a rinnovare, a seguito di svolgimento di apposita gara, fino al 31 dicembre 2004 la Convenzione stipulata nel 1999.
Il predetto atto negoziale è attualmente al visto dei competenti organi di controllo e consentirà una continuità operativa e gestionale dei servizi prestati nella struttura.
Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Alfredo Mantovano.
un grave episodio di violenza è stato perpetrato a Torino da due extracomunitari armati di scimitarra nei confronti di un cittadino, il quale è stato brutalmente rapinato e ferito;
simili episodi dimostrano ad avviso dell'interrogante la presenza di una allarmante
evidentemente nonostante il continuo ed encomiabile impegno delle Forze dell'ordine, a Torino non sono ancora il grado di garantire la legalità e, di conseguenza, la sicurezza dei cittadini nel quartiere di porta Palazzo -:
se non intenda adottare con la massima tempestività possibile misure atte a fronteggiare adeguatamente l'emergenza criminalità a Torino;
se non ritenga indispensabile incrementare gli stanziamenti nel capoluogo subalpino al fine di potenziare e rendere più incisiva l'attività delle Forze dell'ordine sul territorio con particolare riferimento alla prevenzione e alla attività di intelligence.
(4-06098)
Con riguardo alla situazione generale dell'ordine e della sicurezza pubblica nella città di Torino, si riferisce che gli indici della criminalità, valutati nell'arco dell'ultimo decennio, denotano un andamento irregolare, con un valore minimo nel 1994, allorché furono denunciati 90.171 reati, ed una punta massima nel 1997, allorché ne furono denunciati 137.561; dopo un periodo di flessione fino al 1999, si è verificata una inversione di tendenza, con una crescita contenuta, ma costante, dei reati denunciati.
Nel 2002 i delitti censiti sono stati 137.334, il 61,86 per cento dei quali costituiti da furti (84.963 episodi).
Per quanto riguarda l'anno in corso, sono disponibili i dati completi relativi al primo quadrimestre, che confermano la tendenza in atto dal 2000, facendo registrare una ulteriore, leggera crescita rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente (47.120 delitti denunciati, contro i 45.183 del 2002); anche in entrambi tali periodi i furti hanno rappresentato l'ipotesi largamente preponderante (29.126 nel primo quadrimestre 2003 e 27.540 nel primo quadrimestre 2002).
Nell'ultimo periodo si segnala, inoltre un preoccupante aumento delle rapine (1.104 a fronte delle 751 del primo quadrimestre 2002), pur essendo in calo quelle ai danni di istituti bancari (36 a fronte delle 45 perpetrate nel 2002).
La situazione, dunque, è caratterizzata da una marcata presenza di reati di tipo predatorio (furti, scippi e rapine di lieve entità), ascrivibili alla criminalità comune.
È attiva, in questo campo, una criminalità straniera pericolosa, articolata su basi etniche.
Vi sono bande di albanesi dedite soprattutto allo sfruttamento della prostituzione, al traffico di armi e di stupefacenti e alla commissione di reati contro il patrimonio; l'aggressività di queste bande ha determinato un sensibile ridimensionamento, nell'area metropolitana, della criminalità nord-africana, che ha ripiegato verso la prima cintura periferica.
Nello sfruttamento della prostituzione e nel traffico di stupefacenti operano anche gruppi nigeriani e senegalesi, divisi su base tribale, con stretti collegamenti con i Paesi d'origine.
I maghrebini, oltre ad occuparsi dello spaccio minuto di eroina ed hashish, si sono inseriti da qualche anno nel campo della ricettazione e del trasporto all'estero di veicoli rubati.
La criminalità rumena, da tempo dedita a reati contro il patrimonio, ha conquistato un ruolo primario anche nella gestione della prostituzione; tra l'altro, nell'ultimo periodo è emerso il problema dei borseggi praticati da bande di minori rumeni, specie nelle adiacenze della stazione di Porta Nuova (al riguardo, sono state raggiunte
Infine, vi è la criminalità cinese, attiva nel favoreggiamento dell'immigrazione clandestina di propri connazionali (quasi tutti dalla regione dello Zhejiang) e nel loro sfruttamento nel settore tessile, nella ristorazione e nella prostituzione, nonché nella gestione di un vero e proprio «sistema creditizio», con cui esercita il controllo di rilevanti flussi finanziari verso la Cina ed i Paesi asiatici in genere.
Inoltre, risultano collegamenti e forme di intesa tra i gruppi stranieri impegnati nel traffico degli stupefacenti e cellule piemontesi della n'drangheta calabrese.
Il coinvolgimento di stranieri nei fenomeni criminali legati ai traffici di stupefacenti risulta a Torino superiore alla media nazionale; infatti, il numero di stranieri denunciati per tali reati è stato pari, negli ultimi due anni, al 74-76 per cento del totale dei denunciati, a fronte di una percentuale nazionale che si colloca attorno al 30 per cento.
Le aree più colpite da queste forme criminali si confermano San Salvario-Porta Nuova, Porta Palazzo, Borgo Dora, piazza Vittorio Veneto ed i Murazzi del Po.
Quella di Porta Palazzo costituisce la situazione più complessa e preoccupante, a causa della vastità dell'area, delle condizioni urbanistiche di particolare degrado, della presenza del mercato giornaliero più grande del Piemonte e di numerosissimi insediamenti di extracomunitari, spesso irregolari, che vivono in stabili per lo più fatiscenti.
La zona di San Salvario, forse la più nota alle cronache, riguarda un'area assai meno estesa della precedente e meno degradata, salvo l'area della stazione di Porta Nuova.
Entrambe sono molto frequentate e costituiscono luogo di ritrovo abituale di tossicodipendenti, di sbandati e di gruppi di stranieri attivi nello spaccio di stupefacenti, nel commercio ambulante abusivo, nello sfruttamento della prostituzione ed in altre attività illecite.
Le strategie di prevenzione e di contrasto vanno ben oltre le consuete attività di controllo coordinato del territorio, prevedendo anche pattugliamenti di vario genere, spesso interforze, operazioni straordinarie su ampia scala, ripetute durante la settimana, servizi mirati di «poliziotto e carabiniere di quartiere» ed altre ancora, con una costante verifica dei risultati in sede di Comitato provinciale per l'Ordine e la sicurezza pubblica.
In questi quartieri gli interventi sono quotidiani, secondo moduli operativi collaudati, che prevedono servizi specifici anche nelle ore notturne.
Durante le giornate di sabato e domenica, quando maggiore è la presenza sia di cittadini che di stranieri, vengono disposti servizi coordinati di controllo, con la partecipazione congiunta di personale della polizia di Stato, dell'Arma dei carabinieri, della guardia di finanza e della polizia municipale, sotto la direzione di un funzionario della questura.
Con il personale della polizia municipale si procede a regolari verifiche delle licenze degli esercizi pubblici e dei venditori ambulanti, mentre vengono eseguiti frequentemente, nelle zone più densamente popolate da stranieri immigrati, servizi di controllo anche dei relativi immobili, cui partecipano la stessa polizia municipale, nonché rappresentanti dell'ufficio di igiene e dell'ufficio tecnico del comune.
Periodicamente vengono organizzati servizi straordinari di controllo del territorio finalizzati alla individuazione e all'allontanamento degli stranieri irregolari.
Nel quartiere di Porta Palazzo, nel periodo gennaio-aprile di quest'anno è stata realizzata un'operazione denominata «Ad Alto Impatto», articolata in sei successive fasi di intervento, che ha consentito, solo in quella zona, l'arresto di 99 persone, 58 delle quali di origine extracomunitaria e la denuncia in stato di libertà di altre 153, con la perquisizione di ben 88 blocchi di edifici e di 30 esercizi pubblici, nonché con la espulsione di 62 clandestini, riaccompagnati nel Paese di origine con un apposito volo charter; nel corso dell'operazione, inoltre,
La zona dei Murazzi del Po e di piazza Vittorio Veneto pone problemi in parte diversi, dovuti alla notevole concentrazione di locali di ritrovo serale e notturno che attraggono, specie nei mesi estivi, molte migliaia di persone ogni sera, in prevalenza giovani.
L'affollamento è tale da rendere difficile persino il passaggio, creando problemi di vario tipo sia per l'ordine che per l'igiene pubblica.
Anche qui sono presenti gruppi di extracomunitari dediti allo spaccio di stupefacenti e, talvolta, a piccole rapine e borseggi.
In occasione del periodo estivo sono stati intensificati i pattugliamenti ed i periodici servizi straordinari di controllo ed è stato predisposto un servizio fisso delle forze dell'ordine nelle ore serali e notturne.
L'azione delle forze di polizia, tuttavia, incontra difficoltà e limiti obiettivi, ove si consideri che la pericolosità delle aree, il loro normale affollamento e la concentrazione di soggetti da controllare rendono necessari interventi «in forze», anche a supporto della Polizia Municipale, i quali non possono essere eseguiti se non periodicamente.
Più in generale, comunque, dal febbraio dello scorso anno, la città di Torino ed il suo hinterland sono stati ripetutamente interessati dalle operazioni nazionali di controllo straordinario del territorio denominate «Vie Libere», indirizzate a prevenire e reprimere la prostituzione, l'immigrazione clandestina, lo spaccio di stupefacenti, l'abusivismo commerciale ed i reati contro il patrimonio in genere, che hanno consentito l'arresto o la denuncia di migliaia di persone (oltre il 70 per cento delle quali straniere) e l'espulsione di un migliaio di extracomunitari irregolari.
Soltanto la decima ed ultima fase, svoltasi tra il 30 maggio e l'11 luglio, ha consentito di trarre in arresto, per vari reati, 192 persone (di cui 135 extracomunitari, la maggior parte dei quali di etnia rumena e maghrebina), di denunciarne 394 (di cui 308 extracomunitari, in maggioranza delle stesse etnie), nonché di eseguire 142 rimpatri di stranieri irregolari, 262 espulsioni mediante intimazione e 126 accompagnamenti presso i centri di permanenza temporanea.
Complessivamente, l'attività delle forze di polizia ha consentito, secondo i dati disponibili, di aumentare sensibilmente il numero delle persone arrestate che, nel primo quadrimestre dell'anno in corso sono state 2.527 (il 12,3 per cento in più rispetto allo stesso periodo del 2002), confermando un indice delle persone arrestate per 100 mila abitanti superiore sia a quello nazionale che a quello regionale (Torino 301,8 nel 2002; Piemonte 228,9; nazionale 217,9).
Nel primo quadrimestre del 2003 sono state anche controllate 126.349 persone in occasione di posti di blocco o in altri servizi di polizia.
Va riconosciuto, però, che la particolare delicatezza della situazione nelle zone cui si è fatto cenno affonda le sue radici in complessi problemi di ordine sociale, economico e persino urbanistico, che non possono essere risolti soltanto attraverso interventi di polizia, per quanto massicci, richiedendo, invece, iniziative strutturali di medio-lungo termine, che non attengono solo alle attribuzioni del ministero dell'interno e del Governo.
Per tale ragione, la prefettura e la questura di Torino sono impegnate a collaborare innanzitutto con l'amministrazione comunale di quella città nell'attuazione di alcuni importanti piani di recupero e riqualificazione delle aree più degradate, tra i quali il progetto comunitario «The Gate» per la ristrutturazione del mercato di Porta Palazzo ed il riordino globale della zona dei Murazzi, nonché alle iniziative di «sicurezza allargata» assunte dalla stessa amministrazione (interventi sulla illuminazione pubblica, sull'arredo urbano, sulla pulizia delle aree, sulla viabilità e sui servizi sociali).
Per quanto concerne gli organici delle forze dell'ordine, la questura di Torino ed i commissariati dipendenti dispongono, secondo dati aggiornati al 1o agosto scorso, di 2.089 unità di personale dei ruoli dei funzionari, degli ispettori, dei sovrintendenti
Bisogna però considerare che presso gli stessi uffici sono in servizio 64 operatori tecnici della polizia di Stato e 206 unità di personale dell'amministrazione civile dell'interno, che alla data della definizione delle piante organiche non erano contemplate; conseguentemente, pur con le dovute considerazioni sulla ricaduta d'impiego di tale personale, il saldo negativo, rispetto a dette piante, viene a ridursi sensibilmente.
Con riferimento, invece, alla totalità degli uffici e reparti della polizia di Stato operanti nella provincia, compresi quelli con funzioni strumentali, di supporto, ispettive e di controllo (direzione interregionale, autocentro, gabinetto di polizia scientifica) si registra una disponibilità di 3.689 unità di personale, di cui 160 operatori tecnici, a fronte di una previsione organica complessiva di 3.908 unità.
Anche in questo caso, il saldo negativo andrebbe ridotto computando i 306 impiegati civili in servizio presso gli stessi Uffici e non contemplati dalle piante organiche.
Non vi è dubbio, tuttavia, che comunque vi è un saldo negativo e che la situazione locale richieda obiettivamente un potenziamento degli organici, soprattutto della questura.
A tale esigenza si sta rispondendo nei limiti delle risorse disponibili, obiettivamente insufficienti, e delle concomitanti, analoghe esigenze di personale dei presidi di numerose altre realtà territoriali, in Piemonte ed in altre regioni.
Negli ultimi 18 mesi sono state assegnate agli uffici della polizia di Stato operanti nella provincia di Torino 76 unità di personale (di cui 29 alla questura), pari a circa il 4 per cento dell'intero numero di unità assegnate, nello stesso periodo, a tutti gli uffici della polizia di Stato del Paese.
Inoltre, in occasione delle destinazioni del 60o corso per agenti ausiliari di leva, disposte lo scorso mese di giugno, sono state assegnate alla questura torinese 15 unità.
Le disponibilità del momento non hanno consentito l'invio di quote maggiori, considerate anche le politiche in atto di contenimento della spesa pubblica, che non hanno permesso, negli ultimi anni, aumenti adeguati degli organici delle forze di Polizia.
Il ministero dell'interno ha, comunque, ben presente l'esigenza di un ulteriore, complessivo rafforzamento degli uffici della questura di Torino e ne terrà conto in occasione delle future immissioni in servizio nei vari ruoli della polizia di Stato, compatibilmente con le analoghe esigenze di altri uffici e reparti sul territorio nazionale.
In argomento, il Governo ha avviato un rilevante programma di assunzioni per potenziare gli organici delle forze di polizia.
In particolare, nell'ambito delle autorizzazioni alle assunzioni di personale nella pubblica amministrazione per l'anno in corso previste dalla legge finanziaria per il 2003, con decreto del Presidente della Repubblica del 31 luglio è stata autorizzata l'assunzione di 1465 operatori per la polizia di Stato e di 1435 per l'Arma dei carabinieri (oltre a 882 unità per la guardia di finanza, 120 per la polizia penitenziaria e 88 per il Corpo forestale dello Stato).
Per quanto riguarda la polizia di Stato, al contingente che si è detto va aggiunto quello, di 1000 agenti, stabilito con decreto-legge n. 253 del 10 settembre scorso, che ne prevede il reclutamento attraverso procedure accelerate, utilizzando risorse appositamente stanziate dalla citata legge finanziaria.
Conclusivamente, pur non potendosi considerare particolarmente allarmante la situazione dell'ordine pubblico nel capoluogo piemontese, e pur tenendo conto di talune enfatizzazioni che talvolta vi sono state, restano, specie in alcune zone della città, problematiche di un certo spessore, che richiedono ulteriori sforzi ed attenzioni da parte dei responsabili della sicurezza pubblica e delle Autorità di Governo.
Pertanto, l'attività di controllo in questa città, così come nelle altre aree a rischio del Paese, continuerà secondo una pianificazione e con modalità flessibili, che saranno definite di volta in volta, sviluppando il coordinamento e la razionalizzazione delle
Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Alfredo Mantovano.
esiste il documento che elenca la serie di prove a sostegno dell'ordine di cattura spiccato dal procuratore generale Carla Del Ponte nei confronti di Athanase Seromba, il prete cattolico ruandese da tempo riparato in Italia e ricercato dal tribunale penale internazionale dell'ONU;
il primo capo di imputazione accusa il prelato di genocidio, infatti si legge nel provvedimento «tra il 6 e il 20 aprile 1994 Athanase Seromba si è reso responsabile di omicidio e di lesioni gravissime nei confronti di numerosi membri delle popolazioni Tutsi, commessi allo scopo di annientare un gruppo etnico o razziale»;
il secondo capo recita «sulla base dei suoi comportamenti si è accertato che l'accusato ha pianificato, incitato a commettere, ordinato ed incoraggiato a realizzare la strage nella piccola chiesa di Nyange»;
il terzo capo recita «ha personalmente ordinato l'abbattimento della chiesa con due carterpillar fatti prelevare nel cantiere di un'impresa di costruzioni, facendo morire nel crollo, quasi 2 mila persone, tra cui molte donne e bambini»;
dall'ordinanza di custodia cautelare del tribuna1e dell'ONU emerge il ruolo del prete ruandese, che non si è limitato ad osservare e subire passivamente la mattanza portata avanti dalle milizie degli estremisti Hutu, ma ha progettato la strage;
l'atto di accusa si basa su testimonianze degli stessi sopravvissuti della strage, del capo della polizia comunale di Kivumu, del cuoco della parrocchia, del borgomastro del paese, di uno degli autisti dei carterpillar;
le testimonianze, i racconti sono stati vagliati, riscontrati ed incrociati con altre deposizioni;
nonostante l'emissione dell'ordine di cattura internazionale il Governo italiano continua a tacere su questa vicenda;
tale comportamento è stato più volte stigmatizzato dal procuratore genera1e Carla Del Ponte -:
tenendo conto delle prove schiaccianti a carico di padre Athanase Seromba si chiede di conoscere perché fino ad ora non sia stata ottemperata la richiesta di esecuzione del mandato di cattura internazionale nei confronti del suddetto e di mettere in atto tutte le procedure necessarie per accogliere la richiesta del tribunale penale internazionale dell'ONU.
(4-00496)
In merito alla questione dell'esecuzione dell'ordine di cattura emesso nei confronti di Athanase Seromba dall'anzidetto tribunale internazionale per i crimini commessi in Ruanda, si rappresenta che al momento della presentazione della relativa richiesta, in data 9 luglio 2001, non era stato possibile darvi esecuzione poiché la legge esecutiva e di adattamento della normativa interna alla Risoluzione delle Nazioni Unite, che ha istituito il tribunale internazionale in parola, non era stata ancora approvata dal Parlamento italiano. Infatti senza la disciplina legislativa di adattamento interno non vi era nell'ordinamento italiano la previsione della procedura e delle autorità competenti a convalidare
In proposito si osserva che anche per fornire cooperazione giudiziaria all'analogo tribunale internazionale per i crimini commessi nella ex Jugoslavia è stato necessario approvare una analoga legge di esecuzione e di adattamento interno.
Con la legge del 2 agosto 2002, n. 181, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 14 agosto 2002 recante «Disposizioni in materia di cooperazione con il tribunale internazionale competente per gravi violazioni del diritto umanitario commesse nel territorio del Ruanda e Stati vicini» è stata infine approvata dal Parlamento italiano la legge esecutiva e di adattamento interno alla risoluzione dell'ONU istitutiva del suddetto tribunale internazionale, risultando specificamente disciplinata dagli articoli 10 e 11 la fattispecie della cooperazione giudiziaria e della consegna di imputato.
Il Ministro della giustizia: Roberto Castelli.
la situazione complessiva della provincia di Catanzaro in merito alla protezione civile e vigili del fuoco risulta essere deficitaria;
a Soverato la caserma dei vigili del Fuoco consiste in un capannone promiscuo che si trova in una zona di esondazione, non risponde alle norme antisismiche, la situazione igienica e abitativa è del tutto precaria, la strada di accesso è sterrata, all'interno sono state ricavate con pannelli coibentati alcune stanze per allocare i vigili ed i mezzi sono tenuti fuori dal capannone;
a Nicastro l'organico è di solo 7 unità per una popolazione di oltre 70.000 abitanti, mentre a Vibo su 40.000 abitanti ci sono 80 unità e a Crotone su 60.000 abitanti ci sono 80 unità;
a Catanzaro nel 1995 esistevano 3 automezzi di soccorso più altri servizi vari tipo autogrù, autoscala, piccoli servizi; oggi si riesce appena ad organizzare un automezzo e senza che gli stessi siano mai stati revisionati;
ogni anno per la campagna antincendio si predispongono pacchetti di lavoro straordinario per il personale dei vigili del fuoco in servizio; la convenzione di questo anno prevede 37.000 ore di straordinario per tutta la regione; in questo modo vengono sfruttati i precari ad uso e consumo dell'amministrazione fino alla fine della stagione estiva. Dopo essi rimangono disoccupati, mentre i lavoratori rimanenti in servizio subiscono fortemente il peso dell'eccedenza di lavoro tanto che esiste un alto tasso di personale che si ammala -:
che iniziative intenda assumere affinché vengano potenziate le strutture di prevenzione e affinché venga salvaguardata l'occupazione ampliando e qualificando gli organici e le strutture e mettendo i lavoratori in condizione di espletare la loro opera;
se non ritenga necessario evitare ogni forma di aggravio e di intensificazione dei rapporti di lavoro tali da alterare l'equilibrio psicofisico del lavoratore e ledere l'efficacia dell'opera prestata.
(4-03809)
Negli ultimi dieci anni le piante organiche delle strutture periferiche del Corpo nazionale dei vigili del fuoco non sono state adeguate, se non in minima parte, alle reali, crescenti esigenze operative, cosicché la carenza di organico, lamentata dall'interrogante per il Comando provinciale dei vigili del fuoco di Catanzaro, rispecchia una generale situazione di disagio presente su tutto il territorio nazionale.
Il Governo ha iniziato ad incidere sul problema con la legge finanziaria 2003 che, all'articolo 34, comma 7, ha previsto un incremento della dotazione organica di 230 unità.
Oltre a questo intervento, sarà possibile procedere, ai sensi della stessa legge finanziaria 2003, all'assunzione di un ulteriore contingente di personale al momento non quantificabile numericamente. L'articolo 34, commi 5 e 6, di tale articolato prevede, infatti, che le amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, possano procedere ad assunzioni, nel limite di un contingente di personale complessivamente corrispondente ad una spesa annua lorda pari a 220 milioni di euro, immettendo prioritariamente in servizio gli addetti ai compiti connessi a vari settori di particolare delicatezza, tra i quali il soccorso tecnico urgente e la prevenzione e vigilanza antincendi.
Ad ulteriore conferma della particolare attenzione riservata ai vigili del fuoco, la direttiva generale per l'attività amministrativa per il 2003, adottata dal Ministro dell'interno il 17 marzo scorso, prevede tra gli obiettivi strategici il potenziamento organizzativo del Corpo nazionale ed individua una serie di obiettivi operativi, tra i quali, in particolare l'incremento dell'organico e l'attuazione dei piani di assunzione previsti dalla legge finanziaria per il 2003, anche attraverso la ridistribuzione delle professionalità ed i processi di riqualificazione.
Un ulteriore incremento di personale, questa volta, volontario si potrà registrare a seguito dell'attuazione, già avviata, del progetto pluriennale denominato «Soccorso Italia in 20 minuti» finalizzato ad attivare 292 nuovi distaccamenti dei vigili del fuoco sul territorio, soprattutto volontari, e ad assicurare interventi di soccorso entro venti minuti dall'allertamento del « 115» ad altri 6 milioni di abitanti, in aggiunta ai 46 milioni già serviti così rapidamente.
Si auspica che, in sede di discussione della legge finanziaria 2004, il Parlamento approvi ulteriori potenziamenti di personale del CNVVF.
Ciò premesso in linea generale, si informa, con riferimento all'oggetto specifico dell'interrogazione, che l'attuale pianta organica del CNVVF per Catanzaro è di 254 unità operative vigili del fuoco di cui 84 nella sede di Catanzaro, 29 a Chiaravalle, 37 a Lametia Terme, 88 nella sede aeroportuale di Lametia Terme e 16 a Soverato.
Nello scorso anno gli incrementi di organico sono stati assai limitati e quindi non è stato possibile effettuare un aumento delle dotazioni organiche delle singole sedi del territorio nazionale ma sono stati adottati solo alcuni provvedimenti di tipo prioritario quali ad esempio l'istituzione del distaccamento di Soverato. La sede di servizio di tale distaccamento è stata posta a disposizione dal Comune di Soverato ed è stata giudicata idonea dal Comando.
Relativamente alla dotazione dei veicoli da soccorso presso il comando provinciale di Catanzaro, si rappresenta che dal 1995 ad oggi sono state assegnate n. 5 autopompeserbatoio, n. 2 autobottipompa, di cui una a trazione integrale, n. 1 autoscala con altezza massima di lavoro di 37 m., n. 1 autogrù con portata massima di 35 tonnellate, oltre a veicoli per servizio di istituto. Tale parco veicolare serve le tre sedi operative del detto Comando (la sede centrale nel capoluogo e i due distaccamenti di Chiaravalle e Nicastro), secondo le disposizioni e l'articolazione del servizio determinata localmente. Con una presenza complessiva di circa 36 unità di personale per turno, pari a non oltre 6 squadre in tutto il territorio provinciale, la dotazione di automezzi di primo intervento è sufficiente e comunque non inferiore a quella degli altri comandi vigili del fuoco con un impegno analogo. È, comunque, ormai prossima la prevista assegnazione al comando di Catanzaro di una autopompaserbatoio di ultima generazione.
Per quanto riguarda la campagna antincendio boschiva, si fa presente che generalmente, ogni anno per il periodo estivo, vengono adottati dei provvedimenti legislativi con i quali sono stanziati i fondi statali per fronteggiare il pericolo d'incendio su tutto il territorio nazionale che a livello regionale possono essere integrati da apposita convenzione con la regione. Tali provvedimenti sono indispensabili a garantire su tutto il territorio nazionale la dovuta copertura antincendio nell'ambito degli incrementi di richieste di soccorso durante il periodo estivo.
Per l'anno in corso lo Stato non ha stanziato fondi per le esigenze in questione, mentre, in virtù di un'apposita convenzione stipulata tra la regione Calabria ed il Corpo nazionale vigili del fuoco, si è resa possibile la formazione di ulteriori 11 squadre (3 in provincia di Cosenza, Catania e Reggio Calabria ed 1 in provincia di Vibo Valentia e Crotone) operanti per due mesi dalle ore 8,00 alle 20,00.
In relazione all'asserito sfruttamento dei precari, si fa presente che presso i comandi provinciali vigili del fuoco della regione si registra un'elevatissima disponibilità da parte dei vigili del fuoco volontari ad essere richiamati in servizio.
Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Maurizio Balocchi.
improvvisamente al magistrato Eugenio Facciolla, uno dei magistrati di punta della Procura antimafia di Catanzaro, è stata revocata la sorveglianza fissa;
la revoca è avvenuta senza fargli pervenire nessun tipo di comunicazione ufficiale;
al magistrato Facciolla è stata tolta la sorveglianza diurna e notturna alla sua abitazione, lasciandogli solo quella che concerne i suoi spostamenti per ragioni di servizio (il Domani, 4 settembre 2003);
di conseguenza è stato costretto ad affidarsi per la sua sicurezza e quella dei suoi familiari ad un istituto di vigilanza privata;
è paradossale e del tutto fuori luogo che un magistrato che svolge funzioni così delicate all'interno della Procura antimafia di Catanzaro, a salvaguardia dell'intera comunità, debba provvedere da solo, attraverso una sorveglianza privata, per garantire la propria sicurezza e quella dei suoi famigliari;
infatti Eugenio Facciolla più volte in passato è stato vittima di intimidazioni e minacce (il Domani, 4 settembre 2003), ma malgrado le numerose segnalazioni di questi episodi alle forze dell'ordine, il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica di Cosenza (luogo di residenza del magistrato), nel luglio scorso, ha ritenuto di revocare, non ravvisandone più la necessità, la sorveglianza fissa nell'abitazione di Facciolla. Ancora più singolare il fatto che nessuno ha ritenuto di comunicargli la decisione;
infatti il magistrato uscendo una mattina dalla sua abitazione ha scoperto da solo con grande sorpresa l'assenza delle forze dell'ordine incaricate della sorveglianza -:
quali provvedimenti intenda assumere affinché venga garantita dalle istituzioni preposte l'incolumità fisica del magistrato Facciolla e dei suoi familiari.
(4-07321)
La questione della sicurezza del dottor Eugenio Facciolla, sostituto procuratore presso la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, è stata ulteriormente esaminata nel corso di un'apposita riunione tecnica di coordinamento tra le forze di polizia che si è tenuta nel giugno scorso presso la prefettura - ufficio territoriale del Governo di Cosenza.
In tale sede è stato deliberato il mantenimento del particolare dispositivo di protezione della «scorta rinforzata», in considerazione della effettiva, concreta ed attuale esposizione del dottor Facciolla ad elevato rischio, riconducibile alle delicate indagini dallo stesso coordinate, cui vanno ad aggiungersi alcuni episodi di intimidazione e minacce verificatisi mesi addietro che hanno formato oggetto di valutazione ai fini delle misure adottate.
Nel contempo, su concorde parere del procuratore generale della Repubblica presso la Corte d'appello di Catanzaro, è stata sostituita la misura della vigilanza fissa all'abitazione del magistrato, disposta dal luglio 2002, con un servizio di vigilanza
Nella stessa seduta è stato, inoltre, incaricato il questore di comunicare le misure di protezione così rimodulate all'interessato, entro dieci giorni dall'avvenuta ratifica del provvedimento da parte dell'ufficio centrale interforze per la sicurezza personale istituito presso il dipartimento della pubblica sicurezza.
Il prefetto di Catanzaro, infine, ha riferito che personale della polizia di Stato e dei carabinieri effettua frequenti controlli presso l'ufficio del locale tribunale dove svolge le proprie funzioni il dottor Facciolla.
Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Alfredo Mantovano.
come apparso recentemente sugli organi di stampa il Presidente del Consiglio Francese, Raffarin, ha chiesto al Presidente Berlusconi di intervenire durante il semestre di presidenza italiano per garantire il diritto di ciascun paese a sperimentare sul proprio territorio un'aliquota IVA ridotta sui prodotti musicali;
nella relazione sul programma operativo della Commissione europea per il 2003 c'è un esplicito riferimento al tema dell'IVA per avvicinare le stesse aliquote per le opere musicali a quelle vigenti per l'editoria;
la Commissione finanze della Camera, nella seduta del 28 novembre 2001, ha approvato l'ordine del giorno n. 9/1984/VI/1 (Giulietti ed altri), accolto dal Governo, in merito alla riduzione dell'aliquota IVA sui prodotti fonografici;
nella seduta del 16 luglio 2002 la Camera dei deputati ha approvato la mozione dell'onorevole Ruzzante ed altri (n. 1-00086) accolta dal Governo nel primo punto in cui impegnava il Governo stesso «a promuovere presso l'Unione europea tutte le azioni necessarie volte alla possibile emanazione di una direttiva comunitaria che stabilisca, per tutti i Paesi membri, criteri uniformi sulle aliquote IVA, equiparando, in particolare, il consumo dei prodotti musicali a quello di altri prodotti culturali, come quelli librari» -:
quali siano gli intendimenti della Presidenza del Consiglio durante il periodo di Presidenza italiana del Consiglio europeo in merito alla richiesta del Presidente del Consiglio francese Raffarin di garantire il diritto di ciascun paese a sperimentare sul proprio territorio un'aliquota IVA ridotta sui prodotti musicali;
quali siano le misure fiscali che il governo italiano intende intraprendere per rimodulare l'aliquota IVA sui prodotti fonografici per risolvere l'iniquo trattamento fiscale che grava su tali strumenti culturali penalizzandoli rispetto ad altri prodotti culturali.
(4-06760)
In proposito si fa presente che l'articolo 12 della VI direttiva CEE (direttiva del 17 maggio 1977, n. 388), come modificato dalla Direttiva comunitaria 92/77/CEE del 19 ottobre 1992, dispone che l'aliquota normale dell'imposta sul valore aggiunto è fissata da ciascun Stato membro in una percentuale della base imponibile che non può essere inferiore al 15 per cento.
Lo stesso articolo dà, inoltre, la possibilità di applicare una o due aliquote ridotte, fissate comunque in una percentuale non inferiore al 5 per cento, soltanto alle forniture di beni e alle prestazioni di servizi elencate nell'allegato H (nel quale non sono inclusi i beni oggetto dell'interrogazione).
Allo stato attuale, pertanto, l'introduzione di una aliquota ridotta per i beni di cui trattasi non può prescindere da un accordo tra gli Stati membri dell'Unione
Ciò premesso, si evidenzia che l'Esecutivo ritiene opportuna una riduzione dell'aliquota IVA sui prodotti audio (dischi, CD e cassette musicali), in modo da consentire a questi beni di beneficiare di un trattamento fiscale uguale a quello di altri beni con valenza culturale.
Tale intento è stato manifestato dal Ministro dell'economia e delle finanze con una lettera dell'11 giugno 2003, indirizzata al Commissario europeo Frits Bolkestein, nella quale si sottolineano i motivi che inducono ad una riduzione dell'aliquota IVA per i prodotti di cui trattasi (incremento delle vendite, disincentivo della pirateria, promozione della circolazione delle idee e dei messaggi culturali) e si auspica un provvedimento in tal senso.
A tal fine, nella lettera menzionata la Commissione è stata invitata a farsi promotrice di questa iniziativa in occasione della revisione della Direttiva sull'IVA e, in particolare, del suo allegato H.
Il Sottosegretario di Stato per l'economia e per le finanze: Daniele Molgora.
in data 2 novembre 2001, la signora Annita Buosi è stata vittima di un attentato dinamitardo nel cimitero di Motta di Livenza in provincia di Treviso, a seguito del quale è stata ricoverata d'urgenza presso il reparto di chirurgia plastica dell'azienda ospedaliera di Padova, per un grave trauma che ha coinvolto le mani e l'occhio destro;
la suddetta è stata sottoposta d'urgenza a diversi interventi chirurgici alle parti predette, come ampiamente documentato da referti ospedalieri, con conseguenze agli organi irreparabili (amputazione del pollice destro e della III falange dell'indice destro - perdita della funzione prensile della mano sinistra - scoppio del bulbo oculare destro con perdita della funzione visiva);
successive e molteplici visite mediche di controllo specialistiche, fisiatriche e diagnosi definitive anch'esse documentabili, hanno confermato lo stato d'invalidità della signora Buosi nelle parti gravemente colpite;
a seguito dei traumi fisici e psicologici, la sfortunata signora, in data 11 dicembre 2001, ha fatto richiesta al ministero dell'interno, tramite la prefettura di Treviso, per ottenere i benefici previsti dalla legge n. 302 del 20 ottobre 1990 e successive modifiche, a favore delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata;
in data 13 dicembre 2001, la signora Buosi ha presentato istanza tendente ad ottenere l'accertamento della condizione di invalidità;
nella relazione conclusiva della azienda ospedaliera ULSS n. 9 di Treviso, si notano chiaramente l'iniziale riconoscimento di invalidità civile con percentuale di invalidità pari al 100 per cento e, successivamente, la relativa cancellazione, con cause e motivi tuttora inspiegabili ad avviso dell'interrogante -:
quali iniziative intenda assumere per effettuare le verifiche di controllo necessarie per chiarire questa vicenda che ha lasciato un segno fisico e psicologico indelebile per la signora Annita Buosi;
se ritenga dover interpellare l'azienda ULSS n. 9 di Treviso, affinché si possano definitivamente ottenere i chiarimenti necessari, che accertino il grado di invalidità civile della suddetta e i conseguenti legittimi benefici derivanti dalla condizione di vittima del terrorismo.
(4-05094)
In ordine all'istanza presentata dalla signora Buosi volta al conseguimento dei
La Commissione medico-ospedaliera presso il centro militare di medicina legale di Padova ha effettuato la visita in data 17 febbraio 2003 e ha accertato che le menomazioni attinenti alle lesioni causate dall'evento comportavano complessivamente un grado di invalidità pari al 55 per cento.
Ai sensi del comma 6 dell'articolo 5 del citato decreto del Presidente della Repubblica n. 510/1999, il giudizio espresso dalla suindicata Commissione medica, nella composizione integrata da due sanitari della polizia di Stato, esperti in medicina legale, ha carattere definitivo.
La signora Buosi ha impugnato il verbale di accertamento dinnanzi al T.A.R. per il Veneto con ricorso presentato il 16 aprile 2003 avverso il ministero dell'interno e il ministero della difesa.
Per completezza di informazione si fa presente che il verbale redatto dalla suddetta Commissione non è suscettibile di impugnazione autonoma trattandosi di atto endoprocedimentale che esplica i suoi effetti sul provvedimento finale e, dunque, impugnabile soltanto all'atto conclusivo del procedimento che, nel caso in questione, non si è ancora concluso.
Difatti, a norma del comma 1 dell'articolo 7 della legge n. 302/1990 «i competenti organi amministrativi decidono sul conferimento dei benefici sulla base di quanto attestato in sede giurisdizionale con sentenza, ancorché non definitiva».
Il procedimento penale instaurato a seguito del ferimento della signora Buosi e in atto nella fase delle indagini preliminari presso la procura della Repubblica del tribunale di Treviso e, pertanto, l'iter amministrativo conseguente alla richiesta di concessione dei benefici è ancora in fase istruttoria.
Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Alfredo Mantovano.
con interrogazione n. 4-02613 si chiedeva al Governo di sollecitare una rapida conclusione della complessa vicenda degli avanzamenti di carriera e delle promozioni degli ufficiali del ruolo speciale;
nonostante, infatti, diverse sentenze del giudice amministrativo obbligassero l'amministrazione alla ricostruzione della carriera degli ufficiali ricorrenti nel senso dagli stessi auspicato, a tutt'oggi tale obiettivo non è stato raggiunto a causa di incomprensibili ritardi nella esecuzione delle pronunce giurisdizionali;
nella risposta dell'11 ottobre 2002 il Governo confermava la complessità della situazione, sostenendo che vi erano sentenze favorevoli ai ricorrenti passate in giudicato non applicate;
i ricorrenti in attesa del giudizio di appello e altri ufficiali interessati che non avevano ancora proposto ricorso e che avrebbero potuto proporlo;
il Governo, comunque, affermava nella risposta che era in attesa di una pronuncia definitiva del Consiglio di Stato e del formarsi di un consolidato ed univoco orientamento giurisprudenziale utile ad una sistemazione organica e completa dell'intera materia;
dal semplice raffronto fra l'interrogazione e la risposta fornita, consegue la constatazione che non v'è alcun nesso tra le due e che quindi, di fatto, l'interrogante non ha ancora ricevuto risposta; o, meglio, ha ricevuto la medesima risposta che è stata fornita ai quesiti posti dal collega On. Ascierto in una sua più recente interrogazione (5-01172) che, pur riguardando
è auspicio dell'interrogante ottenere risposta pertinente al quesito ancora inevaso essendosi nel frattempo la vicenda, ereditata dal precedente Governo, ancor più aggravata e complicata;
le sentenze n. 12260/01, 384/02, 385/02 e 390/02 del T.A.R. Lazio sono favorevoli agli ufficiali ricorrenti essendo stata ravvisata nei provvedimenti impugnati «...violazione dell'articolo 11, legge n. 404 del 1990 come modificato dall'articolo 39, comma 6, decreto legislativo n. 490 del 1997, per eccesso di potere, per disparità di trattamento, illogicità, contraddittorietà manifesta»;
anche il Consiglio di Stato, con atto n. 589/2000 in data 28 marzo 2000, si era espresso a favore dell'immediata applicabilità del comma 6 dell'articolo 39, decreto legislativo n. 490 del 1997, cioè per l'immediata ricostruzione di carriera degli ufficiali scavalcati nel ruolo di appartenenza «fin dal momento dello scavalcamento subito» senza attendere la loro promozione «a turno normale»;
è noto il principio di cui al all'articolo 33, legge 1034 del 1971 (legge T.A.R.) per il quale le sentenze dei T.A.R. sono immediatamente esecutive e obbligano l'amministrazione a dar corso alle pronunce di primo grado;
principio ribadito dal Consiglio di Stato con i provvedimenti n. 673/99 e 767/99 che comprendono anche le pronunce in pendenza di impugnativa;
esistono tre «relate di notifica» attestanti che in data 19 aprile 2002 sono state notificate per il giudizio di ottemperanza, le diffide relative alle tre sentenze del T.A.R. Lazio (n. 384/02, 385/02 e 390/02) non appellate e, quindi, passate in giudicato;
nonostante tutto quanto sopra esposto e malgrado ulteriori sopravvenute diffide e denunce accompagnate anche da svariate interrogazioni parlamentari sull'argomento, l'indifferenza da parte dei dirigenti della direzione generale per il personale militare è continuata fino alla emissione dei decreti del 18 luglio 2002 con i quali venivano disposte le promozioni «a turno normale» di molti ufficiali scavalcati, senza tener conto, ancora una volta, del disposto di legge e di tutti i provvedimenti giurisdizionali intervenuti per garantire la corretta applicazione della norma;
soltanto più tardi, a seguito della richiamata interrogazione dell'On. Ascierto, si poteva apprendere che le citate tre sentenze (384, 385 e 390 del 16 gennaio 2002) non erano state appellate mentre solo una (la n. 12260 del 27 dicembre 2001), precedente alle altre tre, pendeva in giudizio d'appello, pur essendo le quattro sentenze assolutamente identiche nel petitum e nella causa petendi, con il Ministro pro tempore, mai costituitosi in giudizio;
appare, quindi, incomprensibile l'atteggiamento dell'Amministrazione che contraddice se stessa con due opposti orientamenti squilibrati fra loro nel merito e nel metodo;
a seguito di tale situazione, l'amministrazione si trova esposta a provvedimenti anche di natura risarcitoria ed ulteriori azioni legali da parte degli ufficiali interessati il cui numero aumenta in modo quasi esponenziale. Se all'inizio, infatti, gli ufficiali che avevano scavalcato nel ruolo colleghi più anziani erano soltanto in due, oggi, per effetto della rideterminazione dell'anzianità, limitata pervicacemente e inspiegabilmente ai soli 88 ricorrenti di cui alle tre sentenze passate in giudicato, la situazione si è spiralizzata per effetto dell'ulteriore scavalcamento operato da questi 88 ufficiali nei confronti degli altri ricorrenti ancora in attesa del giudizio d'appello o di primo grado;
la vicenda esposta rischia di compromettere il rapporto di fiducia di moltissimi uomini in uniforme nella coerenza e imparzialità
se il Ministro interrogato, accertati i fatti esposti in premessa:
a) intenda chiarire i motivi per i quali non sia stata attuata la direttiva del 6 marzo 2002 del Ministro della difesa nella parte in cui si delinea una migliore e più snella gestione del contenzioso;
b) intenda far conoscere i motivi per cui, benché le tre sentenze non appellate dimostrino un orientamento giurisprudenziale più recente perché cronologicamente successive (16 gennaio 2002) a quella appellata (27 dicembre 2001) e riguardino un numero di ufficiali tre volte maggiore, il ministero della difesa abbia continuato a non tenerne conto con riguardo alle posizioni dei ricorrenti e più in generale di tutti coloro i quali sono coinvolti nel contenzioso in questione;
c) intenda far decadere il contenzioso determinatosi attraverso un formale atto di autotutela con il quale si potrebbe disporre l'immediata rinuncia all'appello che grava sulla sentenza n. 12260/01 del T.A.R. Lazio, la rinuncia all'appello di tutte le eventuali analoghe sentenze future, l'immediata rideterminazione dell'anzianità, nei termini di legge, per tutti gli ufficiali ricorrenti per i quali non è ancora intervenuta alcuna decisione e per tutti gli altri non ricorrenti dello stesso ruolo scavalcati da colleghi meno anziani;
d) intenda fare piena luce sulla intera vicenda anche attraverso una commissione d'indagine allo scopo di definire eventuali responsabilità al fine di tutelare per il futuro l'amministrazione da probabili azioni di carattere legale compresi i risarcimenti per danni e spese legali.
(4-04685)
Ciò detto, per una corretta comprensione della problematica rappresentata dall'interrogante, si reputano necessarie alcune considerazioni preliminari.
Nel quadro normativo dell'avanzamento degli ufficiali si sono succedute, nel tempo, alcune disposizioni finalizzate a perequare le carriere di ufficiali appartenenti a ruoli diversi.
In particolare, l'articolo 24, quarto comma, della legge n. 224 del 1986 ha riallineato la carriera di ufficiali appartenenti al ruolo speciale nei confronti di quelli del ruolo ad esaurimento di pari anzianità di servizio da ufficiale, al fine di evitare che i primi, ancorché del servizio permanente, potessero avere una carriera più lenta dei colleghi del complemento.
Tali riallineamenti hanno a loro volta comportato ulteriori scavalcamenti tra ufficiali del servizio permanente. Il legislatore, pertanto, con l'articolo 11 della legge n. 404 del 1990, ha introdotto un meccanismo di riequilibrio dei ruoli, prevedendo tuttavia un limite massimo di recupero di anzianità fissato in un biennio.
In tale quadro, alcuni ufficiali in servizio permanente effettivo del ruolo speciale dell'Esercito, potendo vantare un collega di pari anzianità del ruolo ad esaurimento, hanno beneficiato del citato articolo 24 della legge n. 224 del 1986, conseguendo un forte recupero di anzianità rispetto ai colleghi dello stesso ruolo di appartenenza (Ruolo Speciale).
A quest'ultimi, pertanto, al fine di ristabilire l'originario assetto del ruolo, è stato quindi applicato il beneficio previsto dall'articolo 11 della legge n. 404 del 1990, che, tuttavia non ha consentito di poter conseguire il totale recupero della loro posizione in ruolo, stante il citato limite di due anni ai fini della ricostruzione della carriera.
Successivamente, l'articolo 39, comma 6, del decreto legislativo n. 490 del 1997 ha eliminato, a decorrere dal 1o gennaio 1998, il limite biennale previsto dall'articolo 11 della legge n. 404 del 1990.
In relazione alla predetta modifica legislativa, gli ufficiali già destinatari della norma in parola hanno invocato l'applicazione del più favorevole beneficio della ricostruzione di carriera senza la limitazione biennale.
L'amministrazione della difesa, pur considerando che le disposizioni del citato articolo 39, comma 6, avrebbero dovuto trovare applicazione, per espressa statuizione normativa, a decorrere dal 1o gennaio 1998, ha adito sul punto il Consiglio di Stato, il quale, con il parere n. 589/2000 reso il 28 marzo 2000, ha chiarito che:
il limite biennale di cui all'articolo 11 della legge n. 404 del 1990 continua ad applicarsi alle ricostruzioni dipendenti da scavalcamenti precedenti ai 1o gennaio 1998, data di entrata in vigore del decreto legislativo n. 490 del 1997;
l'applicazione dell'articolo 11 senza limitazione biennale è strettamente connessa a scavalcamenti in ruolo causati dalle rideterminazioni delle anzianità disposte ai sensi dell'articolo 39, comma 6, del decreto legislativo n. 490 del 1997. In sostanza, le nuove disposizioni si applicano solo in connessione con le progressioni di carriera del ruolo esaurimento in dipendenza del predetto articolo 39.
Il tribunale amministrativo ha, però, recepito le motivazioni dei ricorrenti ritenendo che, indipendentemente dalla data sotto la quale ha avuto luogo lo scavalcamento in ruolo, «a partire dal 1o gennaio 1998, per i destinatari dell'articolo 11 della legge n. 404 del 1990, il beneficio della maggiore anzianità assoluta di grado non è più soggetto al limite biennale prima vigente».
In particolare, si tratta di quattro decisioni favorevoli per altrettanti gruppi di ricorrenti.
La competente direzione generale per il personale militare in forza del parere espresso dal Consiglio di Stato, ha proposto di interporre appello avverso tutte e quattro le decisioni in questione, ma per disguidi presso l'Avvocatura generale dello Stato soltanto una è stata gravata di appello all'Alto Consesso in sede giurisdizionale, da parte della stessa Avvocatura.
Di conseguenza, l'amministrazione ha adottato i relativi provvedimenti di promozione per tutti i ricorrenti (n. 88) delle tre decisioni non appellate, procedendo alla ricostruzione delle loro carriere.
Successivamente sono state pronunciate dal giudice di 1o grado altre 8 sentenze (anno 2003), tutte favorevoli agli interessati, per un totale di 148 ufficiali. Per le stesse, è stato interposto gravame innanzi al Consiglio di Stato.
Di conseguenza, per questi ultimi ufficiali (n. 148) e per gli altri ricorrenti (n. 27), al momento, la difesa non può che attendere l'esito dei ricorsi appellati con motivazioni in perfetta aderenza con quanto il Consiglio di Stato aveva già indicato nel citato parere n. 589/2000.
In ogni caso, l'amministrazione non potrebbe procedere alla ricostruzione in via amministrativa della carriera di tutti gli ufficiali del ruolo speciale interessati, stante il divieto di estensione dei giudicato, previsto dall'articolo 23 della legge n. 448 del 2001.
Pertanto, vista la complessità del contenzioso, che richiede una rapida definizione della vertenza allo scopo di dare qualche stabilità ad un ruolo ordinativamente sconvolto da altalenanti atteggiamenti e soluzioni processuali, l'amministrazione della difesa ha nuovamente riattivato l'Avvocatura Generale dello Stato perché si esprima sul comportamento da attuare per modificare le decisioni nella tutela dell'amministrazione e per predisporre atti propedeutici per l'esecuzione delle sentenze di primo grado in via cautelare.
Alla luce di quanto precede, non si ravvisano gli estremi per l'istituzione di una Commissione d'indagine volta ad accertare eventuali responsabilità, posto che nello svolgimento dell'attività amministrativa finalizzata a definire le questioni in argomento, non sembrano sussistere profili di inadempienza, come rilevato dall'interrogante.
Per quanto concerne, in ultimo, il richiamo alla direttiva del 6 marzo 2002, è opportuno precisare che questa amministrazione
Nel caso specifico, invece, l'amministrazione ha dovuto conformare il proprio operato alle enunciazioni contenute nel citato parere del Consiglio di Stato.
Peraltro, la stessa Avvocatura dello Stato, non limitandosi ad un mero ed acritico recepimento di quanto proposto dall'organo tecnico competente, ha formalizzato gli atti di appello dinnanzi al Consiglio di Stato.
Il Ministro della difesa: Antonio Martino.
il sito internet «Diariodiguerra.com» ha pubblicato la notizia secondo cui nella giornata di oggi, Ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, Mel Sembler in visita a Cagliari per una serie di riunioni con le autorità regionali della Sardegna, avrebbe di rifiutato di incontrare i giornalisti;
tale censura sarebbe stata agevolata dal Presidente della regione Sardegna Mauro Pili che ha impedito l'accesso ai giornalisti nella sede di rappresentanza della regione;
ilfatto sarebbe reso ancora più grave dalla considerazione che lo stesso Pili è giornalista e dalla considerazione che la conferenza stampa era stata convocata per le 12,30 dal medesimo Presidente;
l'accesso sarebbe stato consentito solo a fotografi e cineoperatori ma non ai cronisti cui è stato consegnato un comunicato stampa -:
se non intenda rappresentare per via diplomatica la deplorazione del Governo italiano per il comportamento tenuto dall'Ambasciatore Mel Sembler.
(4-06032)
La decisione dell'ambasciatore statunitense di non incontrare i cronisti presenti a Cagliari non appare dunque formalmente censurabile.
Non si ritiene peraltro opportuno interferire con l'atteggiamento liberamente assunto dall'ambasciatore degli Stati Uniti, nonostante la sorpresa e lo scontento suscitati nei giornalisti presenti a Cagliari, comprensibilmente in attesa di poter avere con lui un contatto diretto.
Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri: Mario Baccini.
a giudizio dell'interrogante non deve e non può permettersi, così come hanno fatto i governi precedenti, che stranieri possano circolare nel nostro Paese senza documenti e senza un permesso di soggiorno;
appare quindi necessario aprire le porte a chi viene per lavorare, e non consentire l'ingresso e la circolazione di clandestini -:
se non ritengano che gli ultimi avvenimenti internazionali debbano determinare dei provvedimenti severi circa la clandestinità;
se non si ritenga per la sicurezza nazionale disporre subito l'allontanamento coatto dei clandestini che non lavorano, regolando però quanti hanno una attività lavorativa certa e documentata;
se non si ritenga di allontanare subito ed in modo coatto gli stranieri che hanno commesso azioni di criminalità: non è
se non si ritenga di mobilitare la marina militare per bloccare gli sbarchi di migliaia di clandestini, riaccompagnando nei lidi di partenza le carrette del mare, tutto ciò anche per dissuadere altra povera gente a fare un viaggio avventuroso e pagare i mercanti di esseri umani;
se non ritengano che occorre fermezza per bloccare questi continui sbarchi, che oltretutto costituiscono un pericolo per la sicurezza nazionale, dato che criminali di ogni risma si camuffano e si nascondono tra la povera gente.
(4-00695)
continua lo sbarco di clandestini africani ed asiatici a Lampedusa e lungo le altre coste della Sicilia;
le nostre navi militari, di fatto, aiutano lo sbarco, trascinando le carrette del mare sulle nostre coste e consentendo lo sbarco degli occupanti che vengono posti nei centri di accoglienza, da dove fuggono per giungere nelle varie città italiane o per essere assoldati dalle associazioni criminali;
ormai nei vari paesi del mondo si sa che se si arriva sulle coste è fatta ed infatti in molti si preparano al viaggio;
il nostro Paese ormai è allo sfascio e ad avviso dell'interrogante, l'aumento di nuovi extracomunitari continua a porre in pericolo le nostre città -:
se e quando vorranno i Ministri interroganti non consentire più lo sbarco dei clandestini, riportandoli invece indietro, nei luoghi di partenza, dopo averli rifocillati e fatti salire nelle nostre navi e provvedendo, inoltre ad affondare subito le carrette del mare.
(4-04530)
se sia a conoscenza che in Sicilia ormai tutti i giorni sbarcano centinaia di extracomunitari provenienti da tutto il mondo e tutto ciò crea problemi immensi;
se il Governo ritiene di rimanere inerte e di non fare nulla per impedire gli sbarchi, riportando le carrette del mare nei luoghi di partenza, ancora prima che arrivino sulle nostre coste.
(4-05943)
il notiziario l'Informatore, nella edizione Sicilia, titolo: «Sempre più massicci gli sbarchi di clandestini in Sicilia» riporta quanto segue: «È legittimo il malcontento esistente in Sicilia, non basta fare le leggi, ma occorre applicarle. Finora non si è fatto nulla per scoraggiare gli sbarchi di clandestini sulle coste siciliane, che ormai avvengono tutti i giorni. Migliaia di clandestini circolano liberamente in Sicilia e tutti i giorni ne sbarcano a centinaia. Il Ministro della difesa, Martino, siciliano, non si pronuncia, mentre il Ministro dell'interno, Pisanu, tace. Chi si deve occupare di questa drammatica situazione? Chi deve fermare le carrette del mare, che puntano tutte sulle coste della Sicilia? Una situazione intollerabile, che non può essere giustificata in alcun modo. I parlamentari siciliani hanno il dovere di intervenire e chiedere al Governo di agire con prontezza e determinazione, di porre fine a questa drammatica situazione. La Sicilia ha già i suoi problemi, non può assolutamente farsi carico di migliaia di disperati che arrivano da ogni parte del mondo. Né il Governo nazionale può omettere di intervenire, lasciando le popolazioni nella disperazione per questa vera invasione. Il problema esiste, è grave e va affrontato con la dovuta determinazione»;
l'Informatore è riuscito benissimo a fotografare lo stato d'animo dei siciliani di fronte alla quotidiana invasione delle coste,
quali iniziative i Ministri interrogati intendano porre in essere a fronte della delicata questione esposta in premessa.
(4-06624)
La diminuzione è particolarmente marcata per quanto riguarda le coste calabresi (177 clandestini, erano stati 1.791) e pugliesi (81, erano stati 3.337), ma riguarda anche quelle siciliane, dove, nel periodo indicato, sono sbarcati 9.521 immigrati (erano stati 11.115).
Per quanto riguarda la Sicilia, il dato, benché ancora rilevante, va valutato con soddisfazione poiché segna una inversione di tendenza rispetto al forte incremento che si era verificato nel 2002, allorché sbarcarono in questa regione 18.225 clandestini (erano stati 5.504 nel 2001).
I dati della Calabria e della Puglia confermano, invece, la tendenza ad un netto decremento che si è manifestata a partire dal 2001 (in quell'anno sbarcarono 8.546 clandestini in Puglia e 6.093 in Calabria, nel 2002 i clandestini sbarcati sono stati, rispettivamente, 3.372 e 2.122).
Gli stranieri rintracciati in posizione irregolare sul territorio nazionale sono stati, dal 1o gennaio scorso al 31 agosto, 66.989; ne sono stati effettivamente allontanati dal territorio nazionale 39.916, pari al 59,5 per cento.
Rispetto allo stesso arco temporale del 2002, nel quale gli stranieri irregolari individuati erano stati 103.701 e quelli effettivamente allontanati 58.826 (pari al 5 6,7 per cento), si registra una flessione del numero complessivo dei clandestini rintracciati, dovuta alla riduzione degli sbarchi e ad un più efficace controllo delle frontiere esterne, ma un aumento apprezzabile, benché contenuto, della percentuale di coloro che hanno effettivamente abbandonato il territorio italiano.
Nell'intero 2002, gli stranieri rintracciati in posizione irregolare sono stati 150.746; ne sono stati effettivamente allontanati 88.501 (nel 2001 i rintracciati erano stati 134332 e gli effettivamente allontanati 77,699).
Per rendere tempestivi e reali i riaccompagnamenti nei Paesi d'origine, negli ultimi tempi si è fatto un uso crescente di voli charter.
Nel 2000 erano stati effettuati 5 voli charter per il rimpatrio di 433 clandestini; nel 2001 ne sono stati effettuati 13 per il rimpatrio di 1700; nel 2002 sono saliti a 26 per il rimpatrio di 2.294 stranieri; infine, nel primo semestre dell'anno in corso ne sono stati 10, per il rimpatrio di 712 extracomunitari.
Vi è, dunque, da un lato, una tendenza obiettiva e generalizzata alla diminuzione degli sbarchi, che costituisce il risultato delle iniziative di contrasto messe in atto dal Governo sul piano interno e su quello internazionale, e, dall'altro, una azione forte e sempre più efficace mirata all'individuazione ed all'allontanamento degli stranieri irregolari dal territorio nazionale.
Sul piano normativo, uno dei punti di maggiore novità, introdotto dalla nota legge n. 189 del 30 luglio 2002, così detta Fini-Bossi, è costituito proprio dalle misure per il contrasto dell'immigrazione clandestina via mare, che prevedono il concorso delle navi della Marina militare per il fermo, l'ispezione ed il sequestro delle imbarcazioni di cui si sospetta il coinvolgimento nel trasporto illecito di migranti.
Con decreto interministeriale del 14 luglio 2003 sono state definite le modalità di intervento e di raccordo tra le navi della Manna militare e quelle in servizio di polizia.
È in atto, inoltre, un intenso lavoro sul piano internazionale, in sedi europee ed extraeuropee, con tre obiettivi fondamentali.
Il primo è quello di estendere e consolidare gli accordi bilaterali con i Paesi di origine e di transito dei maggiori flussi migratori.
Al momento sono in corso negoziati per la stipula di accordi di riammissione con 17 Stati; mentre vi sono intese ed una crescente cooperazione con i maggiori Paesi del Nord-Africa e dell'intera area mediterranea, tra i quali il Libano e la Siria.
Con alcuni Stati di origine o transito dei flussi migratori diretti verso l'Italia con i quali non esistono accordi di riammissione è stato possibile realizzare accordi di cooperazione e di polizia, che rendono egualmente possibili le operazioni di rimpatrio.
Pur non esistendo un accordo di riammissione con l'Egitto - per fare un esempio tra i più significativi - è stato possibile procedere regolarmente al rimpatrio di egiziani alla stregua di intese con le autorità di polizia di quel paese; inoltre, grazie a tale collaborazione, unitamente a quella con lo Sri Lanka, negli ultimi mesi si è azzerato il flusso di cittadini cingalesi diretti in Italia a bordo di navi che, entrate nel Mar Rosso attraverso il Golfo di Aden, raggiungevano il Mediterraneo attraversando il Canale di Suez.
Un secondo obiettivo è quello di pervenire ad una gestione integrata, a livello comunitario, delle frontiere terrestri, marittime ed aeree europee dell'Unione europea allargata; su questo obiettivo va registrata una crescita del consenso sulle proposte della Presidenza italiana, come testimoniano le conclusioni del recente vertice europeo di Salonicco e del Consiglio europeo di Siviglia.
In questo ambito assume particolare rilevanza il progetto «Nettuno» per il pattugliamento congiunto del Mediterraneo centro-orientale, che vedrà direttamente impegnate unità italiane, tedesche, francesi, olandesi, del Regno Unito, greche, maltesi e cipriote.
La Presidenza italiana di turno dell'Unione europea è fortemente impegnata, inoltre, ad estendere, a livello europeo, il modello di collaborazione positivamente avviato a livello bilaterale con i paesi di origine e transito dei maggiori flussi migratori; in questa ottica si sta lavorando all'obiettivo di giungere ad una rapida conclusione dei negoziati in corso per la sottoscrizione di accordi di riammissione comunitaria.
Durante il semestre di Presidenza italiana potranno essere portati a risultati importanti, inoltre, i lavori connessi all'adozione di provvedimenti normativi comunitari pendenti nei settori dell'asilo e dell'immigrazione, tra i quali sette direttive comunitarie attualmente all'esame dei competenti gruppi di lavoro.
L'impegno del Governo italiano sarà volto a rispettare le scadenze previste dal Consiglio europeo di Siviglia e, in particolare, a giungere entro l'anno all'adozione della direttiva per gli standard minimi per le procedure di concessione e revoca dello status di rifugiato.
Infine, un terzo obiettivo di fondo è quello di sviluppare ogni possibile forma di contrasto delle organizzazioni criminali che sfruttano ed alimentano l'immigrazione clandestina, anche attraverso una più stretta collaborazione ed una disciplina giuridica più omogenea ed efficace a livello internazionale.
L'impegno su questo versante ha consentito, nel periodo dal 1o gennaio al 31 agosto dell'anno in corso, di trarre in arresto 56 scafisti e trafficanti di esseri umani, intercettati al momento degli sbarchi o individuati a seguito di indagini, e di sequestrare 124 natanti.
Nel 2002 gli arresti di scafisti e trasportatori di immigrati erano stati 277, pari al 38,5 per cento in più rispetto al 2001, nel quale erano stati 200.
Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Alfredo Mantovano.
se i Ministri siano informati del recente arresto del faccendiere e pseudo-imprenditore Kurt Mayer, accusato di vari e gravi reati in rapporto alla vicenda che lo portò a rilevare la «Keller» di Palermo;
se corrisponda al vero che il suddetto Mayer abbia ottenuto ingenti elargizioni
se sia vero che il suddetto Mayer venne accreditato e sostenuto dal Ministero del tesoro e dal Ministero dell'industria del tempo e accolto come un taumaturgo dal sindaco di Palermo Orlando, e tutto ciò senza che fosse stato compiuto alcuno di quegli accertamenti che avrebbero potuto facilmente evitare i guasti e gli abusi che si sono verificati;
e infine quali siano i danni realmente patiti, per siffatta leggerezza, dall'erario, dal sistema bancario e dai lavoratori interessati.
(4-02060)
La società Keller S.p.A. ha presentato vari programmi agevolativi ai sensi della legge n. 64 del 1986 e leggi pregresse ed ha ottenuto, relativamente a tali programmi, finanziamenti statali per lo stabilimento di Palermo, per un numero complessivo di 13 iniziative, due delle quali mediante contributi in leasing per un totale erogato di contributo in c/canoni di euro 2201.529,37. Per le restanti 11 iniziative sono stati erogati contributi in conto capitale per un totale di euro 2.457.376,8 ed in conto interessi per un totale di euro 3.336.841,5.
Di seguito si riporta solo l'iniziativa per la quale non risultano all'attualità scaduti i vincoli di destinazione dell'opificio interessato alle agevolazioni e per la quale sono state avviate le procedure di verifica di rispetto delle condizioni normative:
1) Prog. 61106/CI - matr. 10209/00/13 - Cifi 36077/0.
Il Sottosegretario di Stato per le attività produttive: Giuseppe Galati.
se e quando verranno potenziate le forze di polizia nel trapanese e se non ritenga insufficienti i 20 uomini mandati in zona, vista la necessità di fare fronte alla criminalità con gruppi consistenti di uomini e con mezzi moderni;
quando si ritenga di nominare i funzionari per le dirigenze del Commissariato di Castallammare del Golfo, di Mazara del Vallo, e della questura di Trapani nonché i dirigenti della polizia amministrativa, della Digos e dell'ufficio prevenzione antimafia (uffici attualmente retti «a scavalco»).
(4-03965)
se non ritenga di accogliere il suggerimento del sindacato di polizia Siulp di Trapani, rafforzando le forze di polizia nel trapanese di 200 unità;
se non ritenga inoltre che un gruppo di polizia si dedichi esclusivamente alla prevenzione di azioni criminose da parte di extracomunitari.
(4-04128)
Si comunica che la questura di Trapani e i cinque commissari di pubblica sicurezza presenti nella provincia dispongono, secondo dati aggiornati al 1o agosto 2003, di una forza effettiva di 634 dipendenti, superiore di 110 unità alle piante organiche, che prevedono, per tali uffici, 524 unità di personale.
Considerato anche il personale impegnato nei servizi delle «Specialità» della polizia di Stato (stradale, ferroviaria, postale e di frontiera), nonché nella, sezione di Trapani della Direzione investigativa antimafia, si ha una «eccedenza», alla stessa data, di 46 unità rispetto alle previsioni tabellari (864 dipendenti, contro i previsti 818).
Peraltro, le stesse previsioni organiche risalgono al 1989 e, perciò, non possono ritenersi del tutto rispondenti alle mutate esigenze di questa provincia, che invece rendono necessari ulteriori potenziamenti.
A tali esigenze si è risposto, negli ultimi due anni, nei limiti delle risorse disponibili, obiettivamente insufficienti, anche a causa delle politiche di contenimento della spesa pubblica adottate, e tenendo conto delle concomitanti, esigenze di personale dei presidi di numerose realtà territoriali in Sicilia ed in altre regioni.
Dal 2002 ad oggi sono stati assegnati 27 dipendenti appartenenti al ruolo degli assistenti ed agenti alla questura, 2 ciascuno ai commissariati di Alcamo e di Castellammare del Golfo ed uno alla polizia di frontiera.
Nel periodo dal 1o agosto al 15 settembre, per le esigenze connesse al rinforzo dei presidi estivi, sono stati inviati in missione presso la questura trapanese 10 dipendenti, pure appartenenti al ruolo degli assistenti ed agenti, mentre altre 4 unità sono state inviate dal 30 giugno al 30 settembre scorsi per l'attivazione delle procedure relative alla regolarizzazione degli extracomunitari.
Dal 5 luglio sono stati aggregati presso la questura ulteriori 5 ispettori e 5 sovrintendenti della polizia di Stato, per le esigenze connesse all'apertura del nuovo centro di permanenza temporanea di Salina Grande.
In merito alla nomina dei dirigenti dei commissariati di pubblica sicurezza e degli altri uffici della questura cui fa riferimento l'interrogazione n. 4-03965, si informa che il dirigente del commissariato di Castellammare del Golfo è stato nominato il 25 novembre ed ha assunto regolare servizio; il dirigente del commissariato di Mazara del Vallo, già in missione presso quel presidio dal 18 novembre 2002, vi è stato definitivamente trasferito il 20 dicembre successivo; il funzionario incaricato di dirigere la Digos della questura vi è stato dapprima aggregato e poi definitivamente trasferito il 4 agosto scorso; la divisione anticrimine della questura è retta da un funzionario del ruolo direttivo, che si occupa anche delle misure di prevenzione, dal 20 dicembre 2002; infine, la divisione polizia amministrativa e sociale è diretta, in via di supplenza, da un vice questore aggiunto della polizia di Stato.
L'Arma dei carabinieri, a sua volta, dispone nella provincia di 771 unità di personale; nel corso del 2003 il dispositivo territoriale dell'Arma è stato aumentato di 5 unità, assegnate al comando provinciale.
In ogni caso, il rapporto tra numero degli abitanti e militari dell'Arma è, nella provincia di Trapani, favorevole sia rispetto alla media regionale, che a quella nazionale (i rispettivi valori sono di 562, 580 e 713).
È favorevole anche il rapporto tra la somma degli operatori della polizia di Stato e dell'Arma dei carabinieri ed il numero degli abitanti della provincia di Trapani, che è pari a 1/264, mentre a livello nazionale è pari a 1/327.
Quanto alla guardia di finanza, gli organici operanti nel trapanese sono stati incrementati nell'ottobre 2002 con 7 unità, assegnate alla sezione operativa navale di Trapani e alla squadriglia navale di Mazara del Vallo.
In prospettiva, comunque, il Governo sta operando concretamente per risolvere il problema delle insufficienze di organico di molti uffici e reparti delle Forze dell'ordine, tra i quali, quelli della provincia di Trapani, con l'avvio di un rilevante programma di potenziamento.
In particolare, nell'ambito delle autorizzazioni alle assunzioni di personale nella pubblica amministrazione per l'anno in corso, previste dalla legge finanziaria per il 2003, con decreto del Presidente della Repubblica del 31 luglio è stata autorizzata l'assunzione di 1465 operatori per la polizia di Stato e di 1435 per l'Arma dei carabinieri (oltre a 882 per la guardia di finanza, 120
Al contingente della polizia di Stato che si è detto va aggiunto quello, di 1000 agenti, stabilito con decreto-legge n. 253 del 10, settembre scorso, che ne prevede il reclutamento attraverso procedure accelerate, utilizzando risorse appositamente stanziate dalla citata legge finanziaria.
Infine, si fa presente che a seguito di specifiche disposizioni impartite con direttiva ministeriale, anche presso la questura di Trapani sono stati rimodulati gli assetti organizzativi della squadra mobile, allo scopo di renderli più aderenti all'evoluzione delle attività criminali presenti sul territorio.
È stata perciò istituita una specifica, sezione preposta alla criminalità extracomunitaria, con compiti, innanzitutto, di contrasto dei reati di favoreggiamento e sfruttamento dell'immigrazione clandestina, nonché delle varie forme di delinquenza riconducibili a stranieri extracomunitari.
Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Alfredo Mantovano.
l'imposta ICI, che non doveva superare il 4 per cento, con l'aumento delle rendite catastali ha superato la soglia del 9 per mille;
in alcuni quartieri delle grandi città vi è poi un contrasto di fondo, alcuni palazzi vengono considerati di lusso, altri - anche se nella stessa strada - modesti, con ciò si verifica che alcuni pagano una imposta maggiorata rispetto ad altri;
le somme ricavate dall'imposta dovrebbero essere utilizzate solo ed esclusivamente per investimenti produttivi o per interventi di opere pubbliche e non per fiere paesane, per feste di fine anno, per campi di golf, per pubblicazioni varie, per elargire rilevanti somme a city manager, per carnevali e festeggiamenti vari, per viaggi ricreativi degli assessori e loro collaboratori -:
se il Governo non intenda adottare iniziative normative per eliminare o dimezzare l'ICI per coloro che abitano appartamenti di proprietà e per impedire ai comuni di aumentare le rendite catastali;
se il Governo non ritenga doveroso intervenire in difesa dei cittadini, regolamentando tale spesa e soprattutto definendo le cose da realizzare con il ricavato, affinché il sacrificio dei cittadini non serva per incrementare le gite turistiche di assessori e loro collaboratori, per ingigantire gli uffici stampa e pubbliche relazioni dei sindaci.
(4-04973)
Al riguardo, occorre ricordare che con l'articolo 52 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, è stato attribuito agli enti locali l'esercizio del potere regolamentare; sulla base di detto potere gli enti locali disciplinano autonomamente le proprie entrate anche tributarie, nel rispetto dei limiti relativi all'individuazione e definizione delle fattispecie imponibili, dei soggetti passivi e dell'aliquota massima dei singoli tributi.
Ciò premesso si fa presente che ai sensi dell'articolo 6, comma 2, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504, istitutivo dell'imposta comunale sugli immobili, «l'aliquota deve essere deliberata in misura non inferiore al 4 per mille, né superiore al 7 per mille...».
L'articolo 1, comma 5, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, consente, poi, agli enti locali di deliberare aliquote anche inferiori al 4 per mille a favore dei proprietari di unità immobiliari inagibili che eseguono interventi di recupero delle stesse o interventi di recupero di immobili di interesse storico o architettonico o per la realizzazione di autorimesse o posti auto.
Successivamente, con l'articolo 2, comma 4 della legge 9 dicembre 1998, n. 431, concernente la disciplina delle locazioni e del rilascio di immobili adibiti ad uso abitativo, la possibilità di deliberare aliquote inferiori alla predetta misura è stata estesa anche a favore dei proprietari che concedono gli immobili in locazione a titolo di abitazione principale.
Con lo stesso articolo è stata prevista, ancora, la possibilità per i comuni di deliberare l'inasprimento dell'aliquota massima dal 7 al 9 per mille solo per gli immobili non beati per i quali non risultano registrati contratti di locazione da almeno due anni.
Appare evidente, pertanto, che l'obiettivo della predetta norma è quello di incentivare l'utilizzazione di unità immobiliari da parte dei relativi proprietari.
Per quanto attiene, poi, la possibilità di introdurre, tra le norme che disciplinano l'ICI, disposizioni che prevedano l'esonero o la riduzione del carico tributario a favore di coloro che abitano appartamenti di proprietà, si evidenzia che la normativa vigente (articolo 8, commi 2 e 3, del decreto legislativo n. 504 del 1992, come sostituito dall'articolo 3, comma 55 della legge 23 dicembre 1996, n. 662) già prevede per i comuni la possibilità di deliberare la riduzione fino al 50 per cento dell'imposta dovuta per l'unità immobiliare direttamente adibita ad abitazione principale o, in alternativa, l'elevazione fino ad euro 258,23 (pari a 500.000 delle vecchie lire) dell'importo della detrazione per l'abitazione principale normalmente fissato a euro 103,29 (pari a lire 200.000 delle vecchie lire).
Va altresì precisato che l'articolo 58, comma 3, del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, dispone che, limitatamente all'unità immobiliare adibita ad abitazione principale del soggetto passivo ICI, la predetta detrazione può essere stabilita in misura superiore a euro 258,23 e fino a concorrenza dell'imposta dovuta per la stessa unità.
In sostanza le norme citate permettono di raggiungere lo stesso obiettivo che si prefigge l'interrogante con l'unica differenza che la legge rimette questa facoltà ad una autonoma e responsabile valutazione dei predetti enti i quali la esercitano sulla base di situazioni territoriali giudicate socialmente rilevanti tenuto conto, ovviamente, della compatibilità delle minori entrate con gli equilibri di bilancio.
Per quanto concerne, infine, l'adozione di iniziative volte, come richiesto con l'interrogazione cui si risponde, ad «impedire ai comuni di aumentare le rendite catastali» occorre precisare che l'attribuzione e/o la modifica delle rendite avviene secondo le modalità e le procedure previste dalla normativa vigente e rientra tra le competenze dell'Agenzia del territorio.
Gli atti attributivi o modificativi delle rendite catastali sono efficaci solo a decorrere dalla loro notificazione, a cura dell'ufficio del territorio competente, ai soggetti intestatari della partita. Gli stessi uffici danno tempestiva comunicazione dell'avvenuta notificazione ai comuni interessati.
È opportuno far presente che l'attribuzione di una rendita catastale, giudicata non corrispondente alla situazione strutturale e ambientale riferibile ad un fabbricato, può essere oggetto di ricorso innanzi alle commissioni tributarie da parte del proprietario interessato (articolo 74 della legge 21 novembre 2000, n. 342).
Il Sottosegretario di Stato per l'economia e per le finanze: Daniele Molgora.
non deve essere consentito a nessuno di circolare con il viso coperto, le leggi vigenti non lo permettono, quindi è ingiustificabile l'inerzia della polizia ed il mancato intervento -:
quali siano i motivi per cui alcuni scalmanati o teppisti, possano liberamente circolare con il viso coperto durante le sfilate e quindi procedere alla devastazione di vetrine lungo le strade senza che scatti un'operazione di polizia che li blocchi prima che mettano a segno gli atti criminosi;
quale sia stato il meccanismo che abbia permesso sia a Roma che a Milano a dei squallidi rivoltosi di dare libero sfogo al proprio istinto bestiale e delinquenziale, senza che vi sia stata una preventiva azione di polizia;
se il Ministro intenda disporre con precisa circolare che l'ordine pubblico debba essere garantito e che non si debba mai più tollerare che teppisti possano circolare con il volto bendato ed addirittura muniti di spranghe e bastoni di ogni tipo.
(4-06138)
A tale fine, anche a seguito dei primi episodi di intolleranza verificatisi nella Case di tensione seguita all'avvio dei conflitto in Iraq, sono state allettate le questure affinché fosse curata l'attività investigativa ed informativa, nonché di prevenzione delle attività e delle iniziative di gruppi e movimenti di ogni estrazione politica potenzialmente violenti.
In particolare, è stato raccomandato di orientare gli interventi delle forze di polizia a fermezza nei confronti delle illegalità e, al tempo stesso, ad equilibrio, limitando l'uso della forza ai soli casi di effettiva necessità, anche per evitare di innescare più gravi tensioni e di coinvolgere manifestanti pacifici o cittadini estranei ai fatti.
Spesso i gruppi violenti si confondono all'interno dei cortei, dai quali si staccano improvvisamente per poi rientrarvi, mescolandosi con i manifestanti pacifici dopo aver compiuto azioni teppistiche.
Il travisamento viene effettuato solo all'interno del corteo per il tempo necessario al compimento dell'azione.
Interventi delle forze dell'ordine all'interno dei cortei comporterebbero conseguenze non prevedibili per l'ordine pubblico, coinvolgendo cittadini pacifici.
Per tali ragioni, i questori dispongono la presenza, in tutte le manifestazioni pubbliche di aliquote di personale della Digos con il compito di individuare i soggetti che si mascherano e quelli che commettono illegalità, per la denuncia all'autorità giudiziaria.
Ciò è avvenuto anche in occasione delle manifestazioni di Roma del 17 marzo e del 12 aprile 2003 (rispettivamente organizzate, la prima, dal Centro Sociale «Spazio Sociale 32» di via dei Volsci e, la seconda, dalla CGIL e da Rifondazione Comunista) e di Milano del 25 aprile scorsi (organizzala dal Comitato Promotore Celebrazioni Anniversario della Liberazione), alle quali, verosimilmente, si riferisce la S.V. Onorevole.
In tali circostanze le azioni violente sono state caratterizzate da veloci travisamenti eseguiti all'interno del corteo, fuoriuscita dei gruppi travisati da quest'ultimo e successivo ricompattamento con il resto dei dimostranti subito dopo l'azione criminosa.
In tutte le occasioni vi è stato un pronto intervento delle forze di polizia, che ha dato luogo anche a scontri con i facinorosi ed è servito ad impedire la prosecuzione delle azioni violente e ad individuare una parte consistente dei responsabili.
Ad esempio, in relazione alle violenze compiute durante la manifestazione svolta a Roma il 17 marzo, la Questura capitolina ha riconosciuto circa 150 manifestanti, che sono stati deferiti all'autorità giudiziaria.
Il questore della capitale ha riferito che l'attività di vigilanza sulle manifestazioni pubbliche ha consentito, nell'arco dell'intero periodo caratterizzato da iniziative di piazza contro la guerra in Iraq, di identificare e denunciare all'autorità giudiziaria 226 persone per reati inerenti all'ordine pubblico, tra i quali anche il travisamento ed il porto ingiustificato di strumenti atti ad offendere.
Anche il prefetto di Milano ha riferito che gli autori dei danneggiamenti compiuti in occasione della citata manifestazione svolta in quella città il 25 aprile sono stati individuati e denunciati all'autorita giudiziaria.
Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Alfredo Mantovano.
il commissario straordinario dell'Istituto nazionale di ricovero e cura a carattere scientifico con personalità giuridica di diritto pubblico INRCA, con propria determinazione n. 161 del 20 marzo 2002, ha assunto il progetto operativo dell'unità operativa di cardiologia della sede di Roma teso alla riduzione delle liste di attesa delle prestazioni attualmente erogate dalla suddetta Unità, nonché alla produzione di talune altre prestazioni che, ancorché presenti nel nomenclatore nazionale, non erano allo stato erogate per il sottodimensionamento degli operatori medici, costituenti l'organico di detta unità operativa;
l'accennata determinazione si fondava su documento istruttorio, che della prima costituisce parte integrante e sostanziale, documento così come predisposto e presentato dalla direzione sanitaria di istituto nel quale sono descritti, fra l'altro, i protocolli operativi connessi a tale iniziativa e i benefìci che ne deriverebbero per gli eventuali fruitori del Servizio sanitario nazionale, nonché i vantaggi in termini di ricavi per l'istituto, valutabili in euro 413.000,00 a fronte di un costo di gestione annuo pari a euro 13.000,00, nonché di quello di euro 200.000,00, quale fonte di produttività da assegnare in quota agli operatori partecipanti al progetto;
la deliberazione del commissario straordinario fa proprio l'intento degli estensori del progetto di che trattasi, che con esso intendono conseguire: «l'incremento delle attività di cardiologia con esami che attualmente non sono eseguiti per mancanza di personale dirigente medico, nonché la riduzione delle liste di attesa fino a 15 giorni dalla prenotazione rispetto all'attuale spazio temporale da giorni 45 intercorrente fra domanda di prestazione cardiologia ed esecuzione delle medesime»;
il fondo di produttività cui dovranno attingere gli operatori, corrisponderà al 50 per cento del volume dei ricavi complessivi, depurati dei 13.000,00 euro dei costi gestionali, che deriveranno per effetto delle prestazioni cardiologiche aggiuntive, cioè prestazioni svolte oltre il normale orario di lavoro;
non risulterebbe acquisita agli atti di ufficio alcuna certificazione, ovvero altro documento da cui risulti la verifica che andava compiuta da parte dell'amministrazione circa i risultati raggiunti con la esecuzione del progetto in predicato nonché la valutazione del grado di partecipazione al progetto di ciascun operatore, ovvero alcuna conoscenza è data di avere in ordine al consuntivo economico relativo alle attività svolte -:
se il progetto di cui al provvedimento deliberativo n. 161 del 20 marzo 2002, avente ad oggetto «Sede di Roma - Progetto per la riduzione delle liste di attesa dell'unità operativa di cardiologia» risulta essere stato pienamente realizzato e ove, fosse, se ha implicato il raggiungimento dei prefissati obiettivi:
1) incremento delle prestazioni complessive cardiologiche, riferendone la misura;
2) la effettiva riduzione delle liste di attesa da 45 a 15 giorni;
3) i maggiori ricavi per l'Istituto revisionati in effettivi euro 200.000,00, tenuto conto che alla erogazione dei proventi, a favore dei dirigenti medici della unità operativa di cardiologia partecipanti al progetto, si è proceduto sulla base della valorizzazione di tutte le prestazioni ambulatoriali senza distinguere tra quelle rese in orario ordinario e quelle espletate in regime di attività libero professionale determinando conseguentemente con tale modus procedendi, un'eventuale attribuzione del 50 per cento degli introiti dell'intera attività ambulatoriale alle équipes interessate, un costo di circa euro 200.000,00 a fronte di un incremento di attività pari a euro 174.440,00;
4) lo svolgimento effettivo delle prestazioni aggiuntive fuori dal normale orario di lavoro settimanale (38 ore) in
quali provvedimenti intenda adottare nei riguardi del commissario straordinario, del direttore sanitario di istituto e del direttore amministrativo in caso di accertata irregolarità nell'esecuzione del progetto nonché nel mancato raggiungimento degli obiettivi in esso previsti.
(4-06209)
a) un fatturato annuo pari ad euro 3.508.393,75, superiore a quanto preventivato in sede di negoziazione del budget per il 2002 (euro 3.320.061,77); in particolare, per la parte ambulatoriale, il fatturato è stato di euro 582.936,03 non solo superiore rispetto a quanto negoziato per il 2002 (459.646,64) ma con un significativo incremento rispetto al 2001 pari ad euro 174.439,74;
b) la riduzione delle liste d'attesa da 45 giorni sino a 15 giorni richiesti dalla normativa regionale.
Inoltre, va precisato che:
1) l'organico della unità operativa di cardiologia nell'anno 2002 ha contato su nove medici; nel corso del 2601, oltre agli stessi nove medici, il reparto ha potuto avvalersi di un'altra unità sino al 30 settembre 2001 e di un ulteriore rapporto di consulenza sino al 30 giugno 2001 (il professor Armando Dagianti): pertanto, sembra corretto affermare che, pur in presenza, nell'anno 2002, di un documentato decremento del personale medico assegnato all'Unità, quest'ultima ha incrementato i propri risultati;
2) i pagamenti delle ore in plus orario sono stati effettuati mensilmente e a consuntivo proprio per evitare pagamenti ingiustificati; quando è accaduto che non vi fosse la prova del lavoro prestato o lo stesso fosse in dubbio, il pagamento è stato sospeso;
3) la predetta delibera n. 161 del 2002 non perseguiva l'obiettivo di realizzare un «incremento dei ricavi dell'istituto per prestazioni ambulatoriali» pari a euro 413.000; l'Ente aveva infatti stimato in euro 413.000 l'introito complessivo dell'attività ambulatoriale in regime di libera professione e non già come un «incremento» della stessa non meglio quantificato. Nella delibera si afferma letteralmente che «le quote dovute ai dirigenti medici interessati al progetto, pari a circa 200.000 curo annui e, per le spese di produzione, pari a circa euro 13.000 annui, trovano finanziamento attraverso i ricavi per attività rese a favore di terzi paganti singoli o associati, aziende ospedaliere e sanitarie, pazienti ambulatoriali a carico del SSN, previsti in circa euro 413.000 annui, per cui l'Ente ha un ricavo di circa euro 200.000 annui». I dati a consuntivo confermano pressoché integralmente le previsioni, avendo l'Ente erogato in regime di libera professione prestazioni per un fatturato pari a circa euro 395.000, a fronte del pagamento per le relative prestazioni professionali di euro 198.198, con un ricavo complessivo netto pari ad euro 197.000 circa, Il tutto, avendo riportato le liste d'attesa nei limiti previsti dalle disposizioni nazionali e regionali;
4) il fatturato complessivo per prestazioni ambulatoriali è stato quantificato in euro 582.936 e al personale medico è stata effettivamente erogata la somma di euro 198.198, corrispondente a meno della metà dei soli importi riferiti alle attività libero professionali.
L'Istituto assicura, in ogni caso, che porrà in essere, anche con l'ausilio delle competenti autorità vigilanti, ogni verifica utile ed idonea a garantire che l'attività della sede di Roma venga svolta nella più garantita legalità ed efficienza.
È comunque intenzione di questo ministero effettuare direttamente una verifica presso la sede Inrca di Roma per una compiuta valutazione dei fatti e dei dati indicati nell'atto in esame.
Il Ministro della salute: Girolamo Sirchia.
la Camera dei deputati e Senato ha approvato la legge 12 marzo 1999, n. 68 - norme per il diritto al lavoro dei disabili - finalizzata alla promozione ed all'inserimento ed alla integrazione lavorativa delle persone disabili nel mondo del lavoro attraverso servizi di sostegno e di collocamento mirato;
la citata legge apre anche ad altre nuove categorie meritevoli che hanno minorazioni fisiche di cui all'articolo 18 comma 2;
questa legge ha lo scopo di riconoscere al minorato fisico il lavoro ed a indennizzare i familiari delle vittime del dovere e del terrorismo, dei profughi italiani, degli orfani e vedove di guerra ed equiparati:
la legge, secondo quanto risulta all'interrogante, risulta disattesa dalle amministrazioni pubbliche che non rispettano la percentuale del 1 per cento che consente a detta categoria di essere quota di riserva come sancito dall'articolo 3 e dall'articolo 18 comma 2, nonché dalle circolari 77 del 1999 e 4 del 2000 -:
se al ministro risultano i fatti esposti in premessa e quali iniziative intenda assumere a tal proposito.
(4-04178)
Relativamente all'affermazione circa la mancata applicazione dell'articolo 18 della legge 12 marzo 1999, n. 68 da parte dei datori di lavoro pubblici, si rappresenta che gli stessi, in conformità a quanto previsto dall'articolo 36 del decreto legislativo n. 29 del 1993, modificato dall'articolo 22, comma 1, del decreto legislativo n. 80 del 1998, assolvono l'obbligo di assunzione dei soggetti disabili, nonché di quelli di cui all'articolo 18, comma 2, della legge 12 marzo 1999, n. 68 mediante procedure selettive concorsuali e, per le qualifiche ed i profili per cui è richiesto il solo requisito della scuola dell'obbligo, mediante l'avviamento a selezione ai sensi della normativa vigente.
Pertanto, la mancata copertura dei posti riservati, e quindi il differimento nel tempo degli obblighi previsti dalla normativa sul collocamento obbligatorio da parte dei datori di lavoro pubblici, può trovare la sua legittimazione sia nell'esistenza di vincoli e/o di limitazioni di natura contabile e giuridica esistenti, cui le amministrazioni sono tenute a conformarsi, nonché nel disposto normativo, che di fatto consente tali soggetti ampi margini di discrezionalità in ordine all'assolvimento degli obblighi occupazionali. Da quanto sopra ne consegue che ai servizi provinciali, in mancanza di una richiesta di avviamento da parte dei datori di lavoro pubblici, non è attribuito potere di procedere d'ufficio all'inserimento lavorativo dei soggetti protetti presso l'Ente stesso.
Si fa presente, infine, che la legge n. 68 del 1999 non prevede l'assoggettabilità dei datori di lavoro pubblici a sanzione amministrativa per la mancata o per la ritardata presentazione, agli uffici competenti, del «prospetto» previsto all'articolo 9, comma 6, della citata legge n. 68/99, contenente le informazioni richieste dal decreto ministeriale 22 novembre 1999.
Il Sottosegretario di Stato per il lavoro e per le politiche sociali: Grazia Sestini.
il ponte Annibale che è situato nel territorio del comune di Scigliano è ad arcata unica e a tutto sesto, costruito da esperti ingegneri romani, presumibilmente tra il 131 e il 129 a.C. è tra i pochissimi esemplari di quell'epoca ad essere conservati integri in Italia;
il ponte sul fiume Savuto in più presenta una caratteristica idraulica eccezionale perché venne realizzato dai romani nello stesso punto scelto da Annibale per il posizionamento del proprio accampamento che è l'unico punto dove il fiume, per l'ansa particolare che percorre, non sarebbe mai straripato;
oggi il ponte di Annibale potrebbe diventare meta di studiosi ma anche di turisti se agli sforzi encomiabili dell'amministrazione comunale di Scigliano si affiancasse da parte del Governo un'opportuna azione di informazione e di valorizzazione del sito che dovrà essere reso più facilmente raggiungibile;
il ponte di Annibale poi, potrebbe fornire un'occasione di riflessione e di comparazione storica ed architettonica con il ponte di Calatrava, architetto contemporaneo di fama mondiale, che sta per essere realizzato nella città di Cosenza;
in più bisognerebbe lavorare per fare rientrare il ponte di Annibale in un percorso storico-archeologico che comprenda anche i tanti patrimoni presenti nella valle del Savuto -:
se non intenda attivarsi al fine di far conoscere di più e meglio il ponte di Annibale, il cui fascino e le cui potenzialità culturali e turistiche rischiano di essere messe a repentaglio dalla realizzazione a pochi chilometri di distanza, di un impianto di smaltimento di rifiuti che la giunta regionale vorrebbe venisse ubicato nel vicino comune di Altilia.
(4-06490)
Si precisa che il ponte in questione, pur risalente ad epoca romana, non risulta attribuibile ad Annibale.
Si rende noto che in passato, la Sovrintendenza per i beni archeologici, intervenendo su iniziativa dell'amministrazione comunale di Scigliano, si è interessata al consolidamento e al restauro del ponte, intervento reso necessario allora per esigenze di staticità.
Attualmente, la soprintendenza competente, pur prospettando l'utilità di effettuare un'indagine del ponte e della via consolare Popilila ed auspicando, più in generale, la creazione di un apposito itinerario storico archeologico destinato a valorizzare il patrimonio artistico dell'intera valle, ha sottolineato anche l'esiguità dei finanziamenti erogati nel corso degli ultimi anni a tal fine.
Per quanto riguarda, inoltre, la richiesta dell'interrogante di rendere il ponte più facilmente raggiungibile, la soprintendenza ha evidenziato che ogni eventuale intervento in tal senso potrebbe provocare gravi effetti di danneggiamento del contesto paesaggistico e naturalistico del luogo, attualmente salvaguardato.
In merito, infine, al progetto regionale, denunciato dall'interrogante, finalizzato alla realizzazione di un impianto di smaltimento di rifiuti nei comune limitrofo di Altilia, si comunica che, al momento, non risulta essere stata presentata alcuna richiesta di autorizzazione alla locale Soprintendenza.
Il Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali: Nicola Bono.
dal 26 settembre 2003 Giorgio Pagano, responsabile radicale della campagna per il diritto alla lingua & alla Lingua internazionale e Segretario dell'associazione radicale «Esperanto», ha iniziato un digiuno per ottenere dal Ministro dell'Istruzione,
a tre mesi dall'inizio del semestre di Presidenza italiana dell'Unione europea non c'è traccia di tale convocazione;
in questi mesi la Commissione europea sta elaborando un piano d'azione sulla pluralità linguistica e l'apprendimento delle lingue, mentre è in corso anche una procedura di consultazione per sviluppare i nuovi programmi europei nel campo sia dell'istruzione generale e professionale sia dei giovani che, dopo il 2006, sostituiranno i programmi ora in vigore Socrates, Tempus, Leonardo e Gioventù -:
se non ritiene opportuno e anche necessario acconsentire alla richiesta di un incontro chiarificatore con le associazioni citate e, quel che più conta, indicare i modi affinché le prospettive e le iniziative che il Ministro stesso ha definito possano trovare attuazione.
(4-07652)
Il Sottosegretario di Stato per l'istruzione, per l'università e per la ricerca: Valentina Aprea.
a Migliarino (Ferrara) il 22 marzo 2003 si è svolto il raduno della X Mas per commemorare i caduti della guerra 1915-1918;
risulta che i reduci della X Mas non avessero l'autorizzazione per un corteo e che lo stesso prefetto Ferorelli avesse dato assicurazioni in tal senso nell'ambito di incontri con i rappresentanti del Capi (Comitato antifascista permanente intercomunale al quale aderiscono Rifondazione Comunista, forze politiche del centrosinistra e Anpi) tenutisi prima della manifestazione;
stando alla ricostruzione fatta da alcuni organi di stampa (La Nuova Ferrara, Resto del Carlino), i reduci della X Mas e alcuni militanti di Forza Nuova hanno potuto sfilare per le strade di Migliarino sventolando una grande bandiera nera su cui campeggiava la croce celtica e sfoggiando labari e gagliardetti neri al grido «saluto ai camerati!»;
i militanti del Capi, diversi centri sociali ferraresi e numerosi studenti sono immediatamente accorsi per presidiare il luogo della cerimonia;
polizia e carabinieri, in assetto di isommossa, hanno fatto un cordone di sicurezza affinché i due gruppi non venissero a diretto contatto, senza però bloccare il corteo dei reduci della X Mas e dei suoi simpatizzanti, i quali sono comunque riusciti a raggiungere il monumento ai Caduti per deporre la loro corona d'alloro;
riteniamo piuttosto discutibile la linea tenuta dal prefetto Ferorelli nella gestione della vicenda, considerato che la manifestazione non autorizzata dei reduci si è svolta regolarmente, nonostante le proteste e l'indignazione espresse da ampi settori della comunità locale;
Pierluigi Borghesi, uno degli organizzatori della manifestazione dei reduci della X Mas, ha dichiarato, tra l'altro, (Resto del Carlino, 23 marzo 2003): «Ringraziamo le forze dell'ordine per aver consentito che tutto si svolgesse senza problemi...» -:
se intenda fornire una spiegazione di quanto avvenuto soprattutto per quanto riguarda il comportamento tenuto in questa vicenda dal prefetto Ferorelli;
se vi siano state direttive del ministero in grado di giustificare la linea tenuta dal prefetto e se, in caso contrario, intenda prendere provvedimenti al fine di impedire il ripetersi di simili episodi.
(4-05843)
Il 18 marzo 2003 il questore di quella città, come peraltro effettuato in occasione di analoghe manifestazioni svolte negli anni precedenti, emetteva un'apposita ordinanza, notificata il 19 marzo al citato Borghesi, con la quale vietava espressamente ai manifestanti l'uso di divise militari, l'esposizione di labari, gagliardetti, bandiere se non quelle della Repubblica italiana o di associazioni riconosciute e, infine, indicava il percorso che il corteo avrebbe dovuto effettuare senza l'utilizzo di mezzi.
Alla manifestazione hanno preso parte circa 50 persone le quali, dopo aver deposto una corona di fiori al Monumento ai caduti della guerra 1915-18 in piazza Trento e Trieste di Migliarino, mentre percorrevano a piedi il percorso stabilito, si sono trovati di fronte circa trecento appartenenti al comitato antifascista, con bandiere e cartelli che, alloro passaggio, hanno inveito con slogans tentando, in alcuni casi isolati, di superare infruttuosamente il cordone di protezione predisposto dalle Forze dell'ordine per impedire qualsiasi contatto tra i due gruppi.
Nel corso della manifestazione, solo in alcune circostanze, si è reso necessario l'intervento delle forze dell'ordine e cioè quando, all'inizio della celebrazione, è stato fatto rimuovere dalle insegne un labaro ritenuto non autorizzato, successivamente quando un giovane ha eseguito il «saluto romano» e infine quando è stata sventolata una bandiera nera con su disegnata la croce celtica.
Si è comunque trattato di casi singoli e ben controllati dalle forze dell'ordine.
Durante il tragitto di ritorno, verso la stazione ferroviaria, il corteo dei reduci seppur deviato in un'altra via rispetto a quella inizialmente stabilita, alfine di evitare eventuali contatti con gli appartenenti al comitato antifascista, veniva comunque raggiunto da alcuni di questi e da alcuni esponenti del centro sociale «Dazdramir» di Ferrara che inveivano contro di loro e cercavano di venire a contatto con gli stessi.
Anche in questo caso il tempestivo intervento delle forze dell'ordine, peraltro corretto e misurato, ha impedito che la situazione degenerasse.
I reduci, quindi, una volta giunti nei pressi della stazione ferroviaria di Migliarino, si allontanavano a bordo delle proprie autovetture.
Dopo una necessaria ricostruzione di quanto avvenuto, si reputa opportuno ricordare che il diritto di riunione, purché esercitato in modo pacifico e senza armi, riveste rango costituzionale e, come è noto, il suo esercizio non è sottoposto ad autorizzazione di sorta. L'articolo 17 della Costituzione prevede soltanto un onere di preavviso alle competenti autorità, dove la riunione si svolga in luogo pubblico.
Secondo la stessa disposizione costituzionale, la riunione può essere vietata solo per comprovati motivi di sicurezza ed incolumità pubblica, e soltanto a condizione che sussista un pericolo concreto e non meramente probabile per la sicurezza o l'incolumità dei cittadini.
Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Alfredo Mantovano.
l'Archivio di Stato di Reggio Calabria comprendente anche la sezione di Palmi rischia di chiudere a causa dei tagli imposti dall'ultima legge finanziaria per l'anno 2003 da parte del Ministro Tremonti;
con l'ultima finanziaria sono stati tagliati i fondi con una forbice che oscilla tra il 40 e il 50 per cento, con il serio rischio che le strutture degli archivi di Reggio Calabria e della sezione di Palmi chiudano;
i soldi stanziati sono a malapena sufficienti per ottemperare al pagamento delle bollette, senza porre in essere alcuna politica di promozione culturale compito a cui invece sarebbero preposti;
l'Archivio di Stato rappresenta il luogo dov'è custodita la memoria di un popolo e di una comunità;
il Presidente della Repubblica, Ciampi, ha affermato che la cultura è la base dell'identità nazionale -:
quali iniziative intenda adottare il Ministro affinché vengano stanziate adeguate risorse al fine di poter mettere in condizione gli Archivi di Stato di poter operare e promuovere la cultura e il patrimonio culturale custodito.
(4-06215)
Com'è noto, negli ultimi anni le manovre per il contenimento della spesa pubblica hanno determinato una progressiva decurtazione degli stanziamenti di parte corrente per tutta la pubblica amministrazione.
Anche questo dicastero ha risentito, in generale, di tale situazione, con riflessi particolarmente negativi per il centro di responsabilità «Archivi», i cui numerosi istituti sono diffusi sul territorio.
Si segnala, comunque, che a seguito di uno specifico incontro sulle problematiche degli archivi, tenutosi lo scorso aprile, questa amministrazione ha ottenuto che il disegno di legge per l'assestamento del bilancio preveda l'assegnazione al centro di responsabilità «Archivi» di cinque milioni e duecento mila euro, mentre ulteriori fondi saranno messi a disposizione da parte del Ministero dell'economia e delle finanze che attingerà al proprio fondo di riserva.
Tali disposizioni consentiranno, ovviamente, di venire incontro anche alle esigenze finanziarie degli istituti archivistici di Reggio Calabria e di Palmi.
Il Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali: Nicola Bono.
se corrisponda al vero che, nei giorni scorsi, un ricoverato sia deceduto dopo avere contratto la legionella all'interno dell'ospedale di Palombara;
in caso di risposta positiva, quali iniziative siano state assunte per evitare che episodi del genere abbiano a ripetersi;
se risulti al ministro che la regione o la competente ASL abbiano istituito una commissione d'inchiesta e quali siano le risultanze.
(4-06376)
Il caso cui si fa riferimento nell'interrogazione riguarda un uomo di 64 anni, affetto da diabete mellito ed epatopatia, ricoverato presso l'ospedale di Palombara Sabina dal 18 aprile all'8 maggio a seguito dell'insorgenza di ittero colestatico.
I sintomi relativi alla legionellosi sono insorti il 5 maggio 203 ed il paziente, trasferito presso l'Aurelia hospital di Roma, è deceduto in data 9 maggio.
Per quanto riguarda le misure di prevenzione e controllo, il servizio di igiene pubblica della ASL competente (Roma G) ha proceduto ad effettuare indagini epidemiologiche ed ambientali, disponendo la sorveglianza attiva su 19 pazienti ricoverati presso lo stesso reparto e dimessi dopo il 1o maggio, ed effettuando campionamenti d'acqua e tamponi superficiali per la ricerca
Sono stati, infine, disposti interventi di bonifica con iperclorazione ed è, quindi, stato effettuato un secondo campionamento in data 26 maggio, di cui si attendono i risultati.
Le misure intraprese risultano conformi a quelle indicate nel documento di linee guida per la prevenzione ed il controllo della legionellosi, predisposte dal Ministero della salute ed adottate dalla Conferenza Stato-Regioni il 4 aprile 2000.
Il Ministro della salute: Girolamo Sirchia.
l'Associazione Italo-Greca «Mediterraneo» già due anni or sono e con le proprie forze ha fondato nell'isola di Cefalonia una mostra-museo che mantiene viva la memoria degli eventi che, nel 1943, portarono alla morte di decine di migliaia di soldati della Divisione Acqui, massacrati dall'esercito regolare di Hitler;
nell'arco di questi due anni il museo, ospitato con grande generosità dai padri Cappuccini di Cefalonia in una delle sale della Chiesa cattolica dell'isola, è stato visitato da oltre 10.000 visitatori italiani, tra cui lo stesso Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi nonché numerose scolaresche provenienti da più parti d'Italia che così hanno potuto apprendere con vividità documentaria quei tragici eventi;
attualmente, l'Associazione Mediterraneo, gestita in regime di volontariato, versa in difficoltà economiche tali da mettere a repentaglio la sopravvivenza del museo oltre il prossimo settembre, dal momento che viene a rendersi necessario versare un affitto ai padri Cappuccini oppure per una nuova e più adeguata sede -:
se non si ritenga opportuno intervenire per garantire la sopravvivenza di questo luogo della memoria che, per di più, conta su importanti prospettive di espansione documentaria inerente a questo fondamentale momento della storia d'Italia;
quali strumenti di aiuto si intenda mettere in campo per assicurare all'Associazione Mediterraneo la possibilità di proseguire nell'azione di tutela del patrimonio storico della nostra Repubblica.
(4-06530)
Il Ministero degli esteri può infatti assegnare nel campo culturale contributi finanziari per specifici progetti (capitolo 2493: spese per l'organizzazione di manifestazioni artistiche e culturali da parte delle rappresentanze diplomatiche) o per l'attività di promozione culturale all'estero (capitolo 2761: assegni agli istituti di cultura all'estero).
Pertanto, pur ritenendo l'iniziativa in parola meritevole di attenzione, non sono al momento disponibili strumenti di bilancio utilizzabili per sostenere la mostra museo di Cefalonia.
Anche il ministero della difesa segnala che non sussiste la possibilità di elargire contributi o sovvenzioni a favore dell'associazione «Mediterraneo», in quanto non compresa nel novero delle associazioni e degli organismi che, svolgendo attività di interesse della difesa, sono inclusi nel decreto ministeriale (Difesa-Tesoro) di ripartizione dei fondi ex capitolo 4091, di cui alle leggi n. 549 del 1995 e n. 448 del 2001. Tuttavia, ove la chiusura dell'associazione risultasse indefettibile, il dicastero della
Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri: Roberto Antonione.
risulta preoccupante il blocco che da alcuni mesi si registra circa i finanziamenti alla ricerca per le aziende stante il fatto che dal 17 marzo 2002 il Ministero competente disponeva che le banche concessionarie non facessero l'istruttoria relativa al F.I.T. (Fondo innovazione tecnologica) e che dal gennaio 2003 si è definitivamente chiusa la possibilità di presentazione delle domande su tutto il territorio;
sarebbero circa 800 le pratiche in attesa di istruttoria mentre anche quelle già definite sarebbero prive di stipula del relativo contratto;
risulta essenziale dotare le nostre aziende di effettivi supporti di ricerca con certezza dei tempi ed evitando elementi discriminatori in merito -:
quali iniziative urgenti si intenda assumere per rendere operativa la politica e le misure di sostegno all'innovazione tecnologica delle nostre aziende.
(4-06614)
Nel corso del 2002 sono stati approvati n. 557 progetti, a fronte dei quali sono state impegnate agevolazioni per circa 1.092M€. Nel 2003 i progetti approvati sono stati finora n 59, a fronte dei quali sono state impegnate agevolazioni per circa 120M€.
Per i rimanenti n. 1.198 progetti, in relazione alla limitata disponibilità di fondi (notevolmente inferiore alle necessità), si sta valutando la possibilità di delineare nuove procedure di selezione.
Nel corso del 2003 sono stati inoltre esaminati n. 489 progetti, presentati a seguito del primo bando P.I.A. Innovazione - in applicazione del Programma operativo nazionale (PON) «Sviluppo imprenditoriale locale», misura 2, «Pacchetto integrato di agevolazioni». Di detti progetti ne sono stati approvati n. 289 ed ammessi alle agevolazioni, in relazione alle disponibilità finanziarie, n. 247.
Sono stati finora emessi n. 525 decreti di concessione e sono in lavorazione n. 59 decreti riguardanti i progetti approvati nel corso del 2003.
Il Sottosegretario di Stato per le attività produttive: Giuseppe Galati.
nei giorni scorsi il quotidiano «Il Tirreno» ha denunciato l'incredibile assenza di una postazione fissa dei vigili del fuoco presso il Porto della città di Piombino (Livorno);
da parte sua, l'Autorità Portuale di Piombino ha già da tempo deliberato l'assegnazione di una sede fissa ai vigili del fuoco, ma in pratica manca il personale necessario all'apertura della postazione. Solo nei mesi estivi un piccolo nucleo di vigili del fuoco viene distaccato presso il porto;
oltre al personale, sarebbero necessarie imbarcazioni-autopompe in grado di intervenire in casi d'emergenza;
negli ultimi anni il porto di Piombino sia per movimentazione merci che per trasporto passeggeri ha via via assunto sempre più importanza;
è della settimana scorsa la notizia del grave incidente avvenuto nel vicino Porto di Livorno, che ha coinvolto una nave cisterna contenente metanolo, con 9 feriti; dove grazie anche alle misure di sicurezza e al rapido intervento dei vigili del fuoco si è evitata una tragedia ancor più grave -:
se il Ministro dell'interno voglia verificare la rispondenza al vero di quanto sopra esposto;
quali provvedimenti urgenti intenda adottare per far fronte alla carenza di organico del locale distaccamento dei vigili del fuoco;
quali iniziative urgenti intenda assumere per risolvere la situazione dei mezzi necessari a fronteggiare eventuali emergenze e necessari per il qualificato svolgimento dell'attività dei vigili del fuoco che con abnegazione, professionalità e sacrificio adempiono quotidianamente il proprio lavoro.
(4-05878)
L'apertura di un nuovo distaccamento portuale a Piombino richiederebbe l'impiego di circa 30 vigili con specializzazione nautica, oltre che unità navali e materiale tecnico appropriato.
Considerato che la formazione degli specialisti e la dotazione di unità navali potrebbero avvenire in tempi relativamente brevi, il problema più rilevante è costituito dalla carenza numerica di personale, dato che il comando provinciale dei Vigili del fuoco di Livorno non dispone delle unità necessarie e che le stesse non sono previste neanche dall'attuale dotazione organica.
Ciò premesso, si sottolinea che l'eventuale apertura della sede portuale in questione sarà valutata nel quadro generale delle esigenze del territorio nazionale. L'avvio a soluzione del problema potrà essere preso in considerazione con l'ingresso dei nuovi contingenti di personale autorizzati con decreto del Presidente della Repubblica del 31 luglio scorso. In ogni caso la questione potrà essere definita esaustivamente soltanto nel momento in cui sarà disposto dai competenti organi istituzionali un ulteriore, congruo potenziamento dell'organico del Corpo nazionale dei vigili del fuoco.
In attesa di ciò, è stato organizzato un servizio temporaneo esclusivamente durante la stagione estiva, periodo in cui si registrano maggiori incrementi dei flussi di persone e merci.
Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Maurizio Balocchi.
la risoluzione della nota situazione della conclusione del ballottaggio e l'elezione del nuovo Consiglio presso l'Ordine degli Ingegneri di Roma era stata portata in Aula, con proposte emendative, durante la fase di conversione del decreto-legge n. 107 del 10 giugno 2002;
le proposte emendative sono state trasformate in un ordine del giorno, accolto dal Governo in data 24 luglio 2002;
con il citato ordine del giorno il Governo si è impegnato «ad adottare, nel più breve tempo possibile, dalla data di entrata in vigore della presente legge, tutti gli atti di necessari al fine di garantire il rinnovo degli organi collegiali citati in premessa ad una adeguata rappresentativa dei laureati del nuovo ordinamento iscritti alle sezioni dei relativi albi»;
pur essendo trascorso un anno dall'accoglimento del citato ordine del giorno,
quali urgenti iniziative intenda assumere al fine di garantire l'attuazione degli impegni assunti con l'accoglimento dell'ordine del giorno in questione e consentire così la conclusione del ballottaggio e l'elezione del nuovo Consiglio presso l'Ordine degli Ingegneri di Roma.
(4-06952)
Peraltro, a seguito delle modifiche introdotte dalla legge costituzionale n. 3 del 2001, si è reso necessario verificare la permanenza della potestà regolamentare statale in materia, e tale verifica ha comportato ritardi nell'applicazione delle disposizioni sopra richiamate.
In vista dell'imminente iscrizione agli albi dei laureati triennali, è stato pertanto necessario provvedere con urgenza a prorogare i Consigli degli ordini professionali, regolamentati dal decreto del Presidente della Repubblica n. 329, nella composizione vigente, in attesa che le nuove procedure elettorali fossero definite. In tal senso ha disposto l'articolo 4 del decreto-legge 10 giugno 2002, n. 107, convertito dalla legge 1o agosto 2002. Come è noto, il Governo si è impegnato in un ordine del giorno approvato dalla Camera dei deputati nella seduta del 24 luglio 2003 ad adottare, nel più breve tempo possibile, tutti gli atti necessari al fine di garantire il rinnovo degli organi collegiali interessati.
In relazione a quanto sopra è stato costituito un gruppo di lavoro interministeriale al quale è stato affidato il compito di provvedere all'attuazione delle disposizioni citate per regolamentare la composizione ed il rinnovo degli organi degli Ordini professionali.
Va precisato, al riguardo, che il lavoro istruttorio è stato estremamente complesso e laborioso, dal momento che la disposizione contempla ben 9 ordini professionali, disciplinati e strutturali secondo modalità differenziate, ciò che ha richiesto una disciplina differenziata per ciascuno di essi.
I lavori del gruppo predetto sono ormai, peraltro, in fase di avanzata definizione.
Il Sottosegretario di Stato per l'istruzione, per l'università e per la ricerca: Maria Grazia Siliquini.
il dottor Eugenio Facciola, della procura distrettuale antimafia (DDA), di Catanzaro, ha affrontato importanti e delicate inchieste, in particolare nella provincia di Cosenza, che hanno fatto emergere le collusioni tra 'ndrangheta e imprenditoria e tra 'ndrangheta e «colletti bianchi» in genere;
i colpi inferti alla criminalità organizzata per il suo inserimenti negli appalti relativi ai lavori di ampliamento e ristrutturazione dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria, sono legati proprio all'attività del pubblico ministero Facciola;
in passato il magistrato in questione è stato oggetto di pesanti intimidazioni; nei giorni scorsi si è avuta notizia che al magistrato Facciola è stato revocato il servizio di sorveglianza fissa alla sua abitazione -:
se quanto denunciato corrisponda al vero e quali urgenti iniziative intendano adottare al fine di garantire la massima sicurezza al magistrato Facciola impegnato negli ultimi anni in tutte le più importanti inchieste di mafia nella provincia di Cosenza.
(4-07205)
In tale sede è stato deliberato il mantenimento del particolare dispositivo di protezione della «scorta rinforzata», in considerazione della effettiva, concreta ed attuale esposizione del dottor Facciolla ad elevato rischio, riconducibile alle delicate indagini dallo stesso coordinate, cui vanno ad aggiungersi alcuni episodi di intimidazione e minacce verificatisi mesi addietro che hanno formato oggetto di valutazione ai fini delle misure adottate.
Nel contempo, su concorde parere del procuratore generale della Repubblica presso la Corte d'appello di Catanzaro, è stata sostituita la misura della vigilanza fissa all'abitazione del magistrato, disposta dal luglio 2002, con un servizio di vigilanza dinamica dedicata, da attuarsi nell'ambito del nuovo piano di controllo coordinato del territorio attraverso più frequenti passaggi e prolungate soste da parte delle autopattuglie.
Il prefetto di Catanzaro, infine, ha riferito che personale della polizia di Stato e dei carabinieri effettua frequenti controlli presso l'ufficio del locale tribunale dove svolge le proprie funzioni il dottor Facciolla.
Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Alfredo Mantovano.
nella provincia di Torino le scorse settimane sono stati arrestati 12 piccoli imprenditori, arresti operati alle sei del mattino davanti a figli e familiari sbigottiti;
queste operazioni sono state operate da persone appartenenti al Corpo dei vigili urbani di Torino;
se nell'ordinamento giudiziario italiano alle forze della polizia giudiziaria già stabilite nell'Arma dei carabinieri, nella guardia di finanza, nella polizia di Stato, nelle sezioni di polizia giudiziaria presso le procure della Repubblica sia stata aggiunta una nuova e ulteriore forza di polizia giudiziaria negli organi dei vigili urbani -:
se in caso alternativo i Ministri interrogati non ritengano sufficienti come numero le forze di polizia giudiziaria consolidate e quali siano le ragioni per tale ulteriore implementazione;
se i vigili urbani che operano al di fuori della circoscrizione territoriale dei comuni di appartenenza siano legittimati di diritto a svolgere funzioni ed attività di polizia giudiziaria nonché intercettazioni, arresti e perquisizioni;
quali iniziative il Ministro della giustizia, nell'ambito della propria competenza intenda adottare nel caso in cui fosse verificato che l'impiego dei vigili urbani per le descritte operazioni sia stato disposto dal magistrato competente in violazione di legge;
quale sia stato l'iter formativo e professionale seguito dal personale dei vigili urbani interessati per operare nel settore della repressione dei reati tributari attività che, in base alle risultanze rese pubbliche dell'inchiesta interessata, risulterebbe essere svolta da parte del personale suddetto.
(4-03202)
La legge n. 65 del 1986 precisa che detto personale esercita tali funzioni nell'ambito territoriale dell'ente di appartenenza e nei limiti delle proprie attribuzioni, rivestendo a tal fine la qualità di agente di polizia
L'articolo 57 del codice di procedura penale chiarisce che «sono agenti di polizia giudiziaria, nell'ambito territoriale dell'ente di appartenenza, le guardie delle province e dei comuni quando sono in servizio».
Ne consegue che la qualifica di agenti di polizia giudiziaria attribuita ai vigili urbani è limitata nel tempo («quando sono in servizio») e nello spazio («nell'ambito territoriale dell'ente di appartenenza»), a differenza di altri corpi (polizia di Stato, carabinieri, Guardia di finanza, eccetera) i cui appartenenti operano su tutto il territorio nazionale e sono sempre in servizio).
Le predette disposizioni vengono comunemente interpretate nel senso che al suddetto personale deve essere riconosciuta una capacità di intervento non circoscritta alle sole violazioni penali attinenti alla sfera tipica delle competenze degli enti locali, ma estesa anche alle violazioni estranee a quella sfera, nei limiti del territorio dell'ente di appartenenza e con riguardo agli interventi che presuppongono la qualifica di agente di polizia giudiziaria, da esso posseduta durante il servizio.
L'articolo 3 della stessa legge quadro del 1986 stabilisce che gli operatori della polizia municipale collaborano con le forze di polizia dello Stato, nell'ambito delle proprie attribuzioni e previa disposizione del sindaco, all'espletamento di specifiche operazioni, anche di polizia giudiziaria, quando ne venga fatta motivata richiesta dalla competente autorità, mentre il successivo articolo 4 elenca i casi nei quali sono consentiti interventi esterni al territorio dell'ente di appartenenza.
In virtù di tale quadro normativo, nonché dell'articolo 5, comma 2, delle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale, presso la procura della Repubblica di Torino sono applicati 36 dipendenti del Corpo di polizia municipale del comune di quella città. In ordine alle modalità di svolgimento di detti interventi, le locali autorità provinciali di pubblica sicurezza di Torino non dispongono di informazioni dettagliate.
Risulta che la prosecuzione delle indagini sia stata successivamente demandata al nucleo provinciale della Guardia di finanza di Torino.
Per quanto riguarda, invece, l'altra questione sollevata dall'interrogante sulla legittimità di funzioni ed attività di polizia giudiziaria esercitate dai vigili urbani, fuori dalla circoscrizione territoriale dei comuni di appartenenza, si risponde sulla base degli elementi forniti dal ministero della giustizia.
Con nota del 23 luglio 2002, il procuratore della Repubblica di Torino, ha rilevato che «salvo le intercettazioni, tutte eseguite nei locali della procura di Torino, alcune perquisizioni e alcuni arresti sono stati eseguiti in territorio della provincia di Torino ma non in quello del comune di Torino». Lo stesso procuratore ha tuttavia osservato che «ciò deve considerarsi pienamente legittimo, trattandosi di attività investigativa non di iniziativa (ma su ordine e delega dell'autorità giudiziaria) costituente il naturale completamento di quella eseguita in Torino», ove era stata consumata la più parte dei reati ascritti agli indagati (si trattava di un'associazione a delinquere finalizzata al compimento di reati di turbativa d'asta).
Il predetto dicastero ritiene pertanto condivisibile tale osservazione tenuto conto della natura marginale e meramente complementare dell'attività compiuta fuori dal territorio comunale della città di Torino, nonché del fatto che, secondo quanto rilevato dallo stesso Procuratore, «non è chi non veda che turbative d'asta esercitate in relazione ad appalti indetti dal comune di Torino e da altri comuni della provincia costituiscono (...) comportamenti delittuosi che ledono, prima di tutti, gli interessi di detti comuni».
In ogni caso, per i suddetti motivi, deve escludersi che i magistrati che conferiscono la delega siano incorsi in macroscopiche violazioni di legge determinate da negligenza inescusabile, ovvero siano stati animati dall'intento di perseguire fini estranei all'esercizio della giurisdizione, non evidenziandosi
Per quanto riguarda, infine, lo specifico addestramento professionale dei vigili urbani impegnati nella repressione dei reati tributari, si precisa che la formazione e l'aggiornamento professionale del personale di cui trattasi sono rimessi alle regioni (articolo 6, comma 2, della legge quadro citata) ed agli enti di appartenenza.
Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Alfredo Mantovano.
la legge finanziaria per l'anno 2003 ha introdotto norme che prevedono notevoli agevolazioni a favore delle associazioni sportive dilettantistiche in quanto prevede per esse, in particolare, i seguenti provvedimenti:
a) articolo 90, comma 4: «Il CONI, le federazioni sportive nazionali e gli enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI non sono obbligati ad operare la ritenuta del 4 per cento a titolo di acconto sui contributi erogati alle societa ed associazioni sportive dilettantistiche, stabilita dall'articolo 28, secondo comma, del decreto del Presidente della repubblica 29 settembre 1973 n. 600»;
b) articolo 90, comma 11: «all'articolo 111-bis, comma 4, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986 n. 917, sono aggiunte, infine, le seguenti parole ed: "alle associazioni sportive dilettantistiche"»;
c) tali misure a favore delle suddette società sono profondamente motivate e quantificate in relazione al fatto che esse svolgono attività senza scopo di lucro con benefici rilevanti a favore della collettività nazionale;
nel nostro paese sono diffuse le associazioni pro loco che, parimenti, seppure in campo operativo diverso, svolgono rilevante attività senza fine di lucro con un apporto proficuo nel settore della promozione turistica e con conseguenti benefici a favore della collettività nazionale -:
se non ritenga giusto valutare che anche le pro loco operano non a scopo di lucro come le associazioni sportive dilettantistiche;
se non ritenga di conseguenza giusto ed opportuno adottare iniziative normative volte ad estendere anche alle pro loco la normativa di agevolazione prevista per le società sportive dilettantistiche e in particolare:
a) la norma che prevede l'esenzione dalla ritenuta d'acconto nella misura del 4 per cento sui contributi erogati da enti pubblici o privati da utilizzare per fini istituzionali;
b) la norma contenuta nell'articolo 111-bis, comma 4 del TUIR (Testo unico delle imposte sui redditi);
se non valuti positivamente l'estensione alle pro loco dei suddetti benefici, in quanto le stesse ne ritrarrebbero consistenti benefici senza che questi vengano a gravare in modo consistente sul bilancio dello Stato.
(4-05179)
In particolare, l'articolo 90, comma 4, della legge n. 289 del 2002 ha previsto che il CONI, le Federazioni sportive nazionali e gli enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI, non sono obbligati ad operare la ritenuta del 4 per cento a titolo di acconto sui contributi erogati alle società e associazioni sportive dilettantistiche.
Sulla base di tale previsione, rimangono assoggettati a tale ritenuta d'acconto, stabilita dall'articolo 28, secondo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29
Ad avviso dell'Agenzia delle entrate l'interrogante sembrerebbe chiedere, invece, nei confronti delle pro loco l'introduzione di un'esenzione dalla ritenuta di cui al citato articolo 28, secondo comma, del decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973, riferita indistintamente a tutti i contributi corrisposti da tutti gli enti pubblici e privati «da utilizzare per fini istituzionali».
Al riguardo, la predetta Agenzia ha fatto preliminarmente presente che i contributi erogati agli enti non commerciali per fini istituzionali non concorrono alla determinazione del reddito imponibile e sugli stessi, pertanto, non grava alcuna ritenuta alla fonte a titolo di acconto.
Quindi, la norma di esenzione proposta, se riferita ai contributi destinati alle finalità istituzionali delle associazioni pro loco, risulterebbe priva di significato in quanto detti contributi non sono assoggettati ad imposizione e, conseguentemente, alla ritenuta d'acconto di cui all'articolo 28, secondo comma, del decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973.
Qualora, invece, si intenda riferirsi ai contributi destinati ad attività commerciale, la norma proposta costituirebbe un'ulteriore deroga alla previsione del citato articolo 28, secondo comma, più ampia rispetto a quella prevista in favore di società e associazioni sportive dilettantistiche dall'articolo 90, comma 4, della legge n. 289 del 2002, con conseguente alterazione dell'attuale modalità d'imposizione di detti contributi.
Per quanto concerne l'estensione alle pro loco del beneficio previsto dall'articolo 90, comma 11, della legge n. 289 del 2002 per le associazioni sportive dilettantistiche, ossia l'inapplicabilità della normativa relativa alla perdita di qualifica di ente non commerciale, di cui all'articolo 111-bis del testo unico delle imposte sui redditi (approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917), l'Agenzia delle entrate ha osservato che l'articolo 111-bis, comma 1, contiene una presunzione legale di perdita della qualifica di ente non commerciale qualora, indipendentemente dalle previsioni statutarie, l'ente eserciti prevalentemente attività commerciale.
Inoltre, il successivo comma 2 del citato articolo 111-bis indica alcuni parametri rilevanti ai fini della perdita di qualifica di ente non commerciale.
In base alla normativa vigente, l'articolo 111-bis non si applica, come è noto, agli enti ecclesiastici riconosciuti come persone giuridiche agli effetti civili ed alle associazioni sportive dilettantistiche.
Pertanto, ad avviso della predetta Agenzia, un'ulteriore deroga all'applicazione delle disposizioni relative alla perdita di qualifica di ente non commerciale in favore delle pro loco potrebbe indurre anche altri enti non commerciali, e in primo luogo enti associativi con finalità non lucrative, a chiedere, a loro favore, la non applicabilità della disposizione di cui al citato articolo 111-bis del testo unico delle imposte sui redditi, la quale, conseguentemente, risulterebbe priva di contenuto e di effettività.
Infine, sono all'esame del Parlamento, come è noto, alcuni provvedimenti contenenti disposizioni in favore delle associazioni pro loco (tra i quali l'A.C. 3735), volti ad estendere a tali associazioni, tra l'altro, le norme previste dai citati commi 4 e 11 dell'articolo 90 della legge finanziaria per il 2003 in favore delle associazioni sportive dilettantistiche.
Il Sottosegretario di Stato per l'economia e per le finanze: Daniele Molgora.
la situazione dell'ordine pubblico in alcune zone di Torino è divenuta intollerabile e indegna di una città civile;
tra queste zone, quella di San Salvario e quella intorno a Porta Palazzo e a Piazza della Repubblica presentano aspetti così gravi di degrado che ne fanno un territorio a sé, nel quale la sicurezza dei cittadini non è un diritto, ma è legata al caso, e quindi minacciata continuamente;
tale situazione è - se possibile - ancora peggiorata in questi ultimi tempi, contrassegnati dalla crescente presenza di bande di ladri, di spacciatori di droghe, di sfruttatori della prostituzione;
sono accaduti in questi giorni gravissimi episodi - ampiamente raccontati dai giornali - che hanno ulteriormente impressionato i cittadini italiani, creando vero e proprio panico: basti ricordare l'episodio di un gruppo di spacciatori armati che hanno circondato una pattuglia di carabinieri per ribellarsi all'arresto di un clandestino della Sierra Leone e hanno ferito un maresciallo e un appuntato;
le forze dell'ordine - Carabinieri e Polizia di Stato - fanno, come sempre, il loro dovere, ma non hanno uomini e mezzi sufficienti per far fronte ad una criminalità sempre più forte ed arrogante;
collegato a questa situazione è il crescente verificarsi dell'abbandono di esercizi commerciali e di case di abitazione da parte di cittadini italiani: e ciò avrà come conseguenza che alcuni quartieri della città diventeranno delle specie di ghetti di tipo americano, separati di fatto dalla comunità cittadina e nazionale -:
cosa intenda fare per affrontare definitivamente una situazione divenuta intollerabile e, in particolare, come intenda rafforzare le forze dell'ordine che presiedono le zone di Torino più a rischio, anche dando alle forze stesse la piena sicurezza della assoluta consapevolezza del Suo ministero del gravoso compito loro affidato e della necessità di agire senza lassismi e senza tolleranze per nessuno e ciò con l'obiettivo di tutelare non solo i cittadini italiani, ma anche i cittadini stranieri che intendono vivere e svolgere onestamente il proprio lavoro nel Paese e nella città che li ospita.
(4-06231)
Il pronto intervento di altre pattuglie dei carabinieri e la reazione della pattuglia aggredita hanno consentito di disperdere gli assalitori e di arrestare lo spacciatore, risultato clandestino.
Con riguardo alla situazione generale dell'ordine e della sicurezza pubblica nella città di Torino, si riferisce che gli indici della criminalità, valutati nell'arco dell'ultimo decennio, denotano un andamento irregolare, con un valore minimo nel 1994, allorché furono denunciati 90.171 reati, ed una punta massima nel 1997, allorché ne furono denunciati 137.561; dopo un periodo di flessione fino al 1999, si è verificata una inversione di tendenza, con una crescita contenuta, ma costante, dei reati denunciati.
Nel 2002 i delitti censiti sono stati 137.334, il 61,86 per cento dei quali costituiti da furti (84.963 episodi).
Per quanto riguarda l'anno in corso, sono disponibili i dati completi relativi al primo quadrimestre, che confermano la tendenza in atto dal 2000, facendo registrare una ulteriore, leggera crescita rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente (47.120 delitti denunciati, contro i 45.183 del 2002); anche in entrambi tali periodi i furti hanno rappresentato l'ipotesi largamente preponderante (29126 nel primo quadrimestre 2003 e 27.540 nel primo quadrimestre 2002).
Nell'ultimo periodo si segnala, inoltre un preoccupante aumento delle rapine (1.104 a fronte delle 751 del primo quadrimestre 2002), pur essendo in calo quelle ai danni di istituti bancari (36 a fronte delle 45 perpetrate nel 2002).
La situazione, dunque, è caratterizzata da una marcata presenza di reati di tipo predatorio (furti, scippi e rapine di lieve entità), ascrivibili alla criminalità comune.
È attiva, in questo campo, una criminalità straniera pericolosa, articolata su basi etniche.
Vi sono bande di albanesi dedite soprattutto allo sfruttamento della prostituzione, al traffico di armi e di stupefacenti e alla commissione di reati contro il patrimonio; l'aggressività di queste bande ha determinato un sensibile ridimensionamento, nell'area metropolitana, della criminalità nord-africana, che ha ripiegato verso la prima cintura periferica.
Nello sfruttamento della prostituzione e nel traffico di stupefacenti operano anche gruppi nigeriani e senegalesi, divisi su base tribale, con stretti collegamenti con i Paesi d'origine.
I maghrebini, oltre ad occuparsi dello spaccio minuto di eroina ed hashish, si sono inseriti da qualche anno nel campo della ricettazione e del trasporto all'estero di veicoli rubati.
La criminalità rumena, da tempo dedita a reati contro il patrimonio, ha conquistato un ruolo primario anche nella gestione della prostituzione; tra l'altro, nell'ultimo periodo è emerso il problema dei borseggi praticati da bande di minori rumeni, specie nelle adiacenze della «Stazione di Porta Nuova (al riguardo, sono state raggiunte intese con le autorità diplomatiche di quel Paese per realizzare il rimpatrio assistito dei minori).
Infine, vi è la criminalità cinese, attiva nel favoreggiamento dell'immigrazione clandestina di propri connazionali (quasi tutti dalla regione dello Zhejiang) e nel loro sfruttamento nel settore tessile, nella ristorazione e nella prostituzione, nonché nella gestione di un vero e proprio «sistema creditizio», con cui esercita il controllo di rilevanti flussi finanziari verso la Cina ed i Paesi asiatici in genere.
Inoltre, risultano collegamenti e forme di intesa tra i gruppi stranieri impegnati nel traffico degli stupefacenti e cellule piemontesi della n'drangheta calabrese.
Il coinvolgimento di stranieri nei fenomeni criminali legati ai traffici di stupefacenti risulta a Torino superiore alla media nazionale; infatti, il numero di stranieri denunciati per tali reati è stato pari, negli ultimi due anni, al 74-76 per cento del totale dei denunciati, a fronte di una percentuale nazionale che si colloca attorno al 30 per cento.
Le aree più colpite da queste forme criminali si confermano San Salvario-Porta Nuova, Porta Palazzo, Borgo Dora, piazza Vittorio Veneto ed i Murazzi del Po.
Quella di Porta Palazzo costituisce la situazione più complessa e preoccupante, a causa della vastità dell'area, delle condizioni urbanistiche di particolare degrado, della presenza del mercato giornaliero più grande del Piemonte e di numerosissimi insediamenti di extracomunitari, spesso irregolari, che vivono in stabili per lo più fatiscenti.
La zona di San Salvario, forse la più nota alle cronache, riguarda un'area assai meno estesa della precedente e meno degradata, salvo l'area della stazione di Porta Nuova.
Entrambe sono molto frequentate e costituiscono luogo di ritrovo abituale di tossicodipendenti, di sbandati e di gruppi di stranieri attivi nello spaccio di stupefacenti, nel commercio ambulante abusivo, nello sfruttamento della prostituzione ed in altre attività illecite.
Le strategie di prevenzione e di contrasto vanno ben oltre le consuete attività di controllo coordinato del territorio, prevedendo anche pattugliamenti di vario genere, spesso interforze, operazioni straordinarie su ampia scala, ripetute durante la settimana, servizi mirati di «poliziotto e carabiniere di quartiere» ed altre ancora, con una costante verifica dei risultati in sede di Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica.
In questi quartieri gli interventi sono quotidiani, secondo moduli operativi collaudati, che prevedono servizi specifici anche nelle ore notturne.
Durante le giornate di sabato e domenica, quando maggiore è la presenza sia di cittadini che di stranieri, vengono disposti
Con il personale della polizia municipale si procede a regolari verifiche delle licenze degli esercizi pubblici e dei venditori ambulanti, mentre vengono eseguiti frequentemente, nelle zone più densamente popolate da stranieri immigrati, servizi di controllo anche dei relativi immobili, cui partecipano la stessa polizia municipale, nonché rappresentanti dell'ufficio di igiene e dell'ufficio tecnico del comune.
Periodicamente vengono organizzati servizi straordinari di controllo del territorio finalizzati alla individuazione e all'allontanamento degli stranieri irregolari.
Nel quartiere di Porta Palazzo, nel periodo gennaio-aprile di quest'anno è stata realizzata un'operazione denominata «Ad alto impatto», articolata in sei successive fasi di intervento, che ha consentito, solo in quella zona, l'arresto di 99 persone, 58 delle quali di origine extracomunitaria e la denuncia in stato di libertà di altre 153, con la perquisizione di ben 88 blocchi di edifici e di 30 esercizi pubblici, nonché con la espulsione di 62 clandestini, riaccompagnati nel Paese di origine con un apposito volo charter; nel corso dell'operazione, inoltre, sono stati sequestrati notevoli quantitativi di sostanze stupefacenti.
La zona dei Murazzi del Po e di piazza Vittorio Veneto pone problemi in parte diversi, dovuti alla notevole concentrazione di locali di ritrovo serale e notturno che attraggono, specie nei mesi estivi, molte migliaia di persone ogni sera, in prevalenza giovani.
L'affollamento è tale da rendere difficile persino il passaggio, creando problemi di vario tipo sia per l'ordine che per l'igiene pubblica.
Anche qui sono presenti gruppi di extracomunitari dediti allo spaccio di stupefacenti e, talvolta, a piccole rapine e borseggi.
In occasione del periodo estivo sono stati intensificati i pattugliamenti ed i periodici servizi straordinari di controllo ed è stato predisposto un servizio fisso delle Forze dell'ordine nelle ore serali e notturne.
L'azione delle forze di polizia, tuttavia, incontra difficoltà e limiti obiettivi, ove si consideri che la pericolosità delle aree, il loro normale affollamento e la concentrazione di soggetti da controllare rendono necessari interventi «in forze», anche a supporto della polizia municipale, i quali non possono essere eseguiti se non periodicamente.
Più in generale, comunque, dal febbraio dello scorso anno, la città di Torino ed il suo hinterland sono stati ripetutamente interessati dalle operazioni nazionali di controllo straordinario del territorio denominate «Vie Libere», indirizzate a prevenire e reprimere la prostituzione, l'immigrazione clandestina, lo spaccio di stupefacenti, l'abusivismo commerciale ed i reati contro il patrimonio in genere, che hanno consentito l'arresto o la denuncia di migliaia di persone (oltre il 70 per cento delle quali straniere) e la espulsione di un migliaio di extracomunitari irregolari.
Soltanto la decima ed ultima fase, svoltasi tra il 30 maggio e l'11 luglio, ha consentito di trarre in arresto, per vari reati, 192 persone (di cui 135 extracomunitari, la maggior parte dei quali di etnia rumena e maghrebina), di denunciarne 394 (di cui 308 extracomunitari, in maggioranza delle stesse etnie), nonché di eseguire 142 rimpatri di stranieri irregolari, 262 espulsioni mediante intimazione e 126 accompagnamenti presso i Centri di permanenza temporanea.
Complessivamente, l'attività delle forze di polizia ha consentito, secondo i dati disponibili, di aumentare sensibilmente il numero delle persone arrestate che, nel primo quadrimestre dell'anno in corso sono state 2.527 (il 12,3 per cento in più rispetto allo stesso periodo del 2002), confermando un indice delle persone arrestate per 100 mila abitanti superiore sia a quello nazionale che a quello regionale (Torino 301,8 nel 2002; Piemonte 228,9; nazionale 217,9).
Nel primo quadrimestre del 2003 sono state anche controllate 126.349 persone
Va riconosciuto, però, che la particolare delicatezza della situazione nelle zone cui si è fatto cenno affonda le sue radici in complessi problemi di ordine sociale, economico e persino urbanistico, che non possono essere risolti soltanto attraverso interventi di polizia, per quanto massicci, richiedendo, invece, iniziative strutturali di medio-lungo termine, che non attengono solo alle attribuzioni del ministero dell'interno e del Governo.
Per tale ragione, la prefettura e la questura di Torino sono impegnate a collaborare innanzitutto con l'amministrazione comunale di quella città nell'attuazione di alcuni importanti piani di recupero e riqualificazione delle aree più degradate, tra i quali il progetto comunitario «The Gate» per la ristrutturazione del mercato di Porta Palazzo ed il riordino globale della zona dei Murazzi, nonché alle iniziative di «sicurezza allargata» assunte dalla stessa amministrazione (interventi sulla illuminazione pubblica, sull'arredo urbano, sulla pulizia delle aree, sulla viabilità e sui servizi sociali).
Per quanto concerne gli organici delle forze dell'ordine, la questura di Torino ed i commissariati dipendenti dispongono, secondo dati aggiornati al 1o agosto scorso, di 2.089 unità di personale dei ruoli dei funzionari, degli ispettori, dei sovrintendenti e degli assistenti ed agenti della polizia di Stato, in luogo delle 2.421 unità previste in organico, con un deficit pari a poco più del 13 per cento.
Bisogna però considerare che presso gli stessi uffici sono in servizio 64 operatori tecnici della polizia di Stato e 206 unità di personale dell'amministrazione civile dell'interno, che alla data della definizione delle piante organiche non erano contemplate; conseguentemente, pur con le dovute considerazioni sulla ricaduta d'impiego di tale personale, il saldo negativo, rispetto a dette piante, viene a ridursi sensibilmente.
Con riferimento, invece, alla totalità degli uffici e reparti della polizia di Stato operanti nella provincia, compresi quelli con funzioni strumentali, di supporto, ispettive e di controllo (direzione interregionale, autocentro, gabinetto di polizia scientifica) si registra una disponibilità di 3.689 unità di personale, di cui 160 operatori tecnici, a fronte di una previsione organica complessiva di 3.908 unità.
Anche in questo caso, il saldo negativo andrebbe ridotto computando i 306 impiegati civili in servizio presso gli stessi uffici e non contemplati dalle piante organiche.
Non vi è dubbio, tuttavia, che comunque vi è un saldo negativo e che la situazione locale richieda obiettivamente un potenziamento degli organici, soprattutto della questura.
A tale esigenza si sta rispondendo nei limiti delle risorse disponibili, obiettivamente insufficienti, e delle concomitanti, analoghe esigenze di personale dei presidi di numerose altre realtà territoriali, in Piemonte ed in altre regioni.
Negli ultimi 18 mesi sono state assegnate agli uffici della polizia di Stato operanti nella provincia di Torino 76 unità di personale (di cui 29 alla questura), pari a circa il 4 per cento dell'intero numero di unità assegnate, nello stesso periodo, a tutti gli uffici della polizia di Stato del Paese.
Inoltre, in occasione delle destinazioni del 60o corso per agenti ausiliari di leva, disposte lo scorso mese di giugno, sono state assegnate alla questura torinese 15 unità.
Le disponibilità del momento non hanno consentito l'invio di quote maggiori, considerate anche le politiche in atto di contenimento della spesa pubblica, che non hanno permesso, negli ultimi anni, aumenti adeguati degli organici delle forze di polizia.
Il ministero dell'interno ha, comunque, ben presente l'esigenza di un ulteriore, complessivo rafforzamento degli uffici della questura di Torino e ne terrà conto in occasione delle future immissioni in servizio nei vari ruoli della polizia di Stato, compatibilmente con le analoghe esigenze di altri uffici e reparti sul territorio nazionale.
In argomento, il Governo ha avviato un rilevante programma di assunzioni per potenziare gli organici delle forze di Polizia.
In particolare, nell'ambito delle autorizzazioni alle assunzioni di personale nella
Per quanto riguarda la polizia di Stato, al contingente che si è detto va aggiunto quello, di 1000 agenti, stabilito con decreto-legge n. 253 del 10 settembre scorso, che ne prevede il reclutamento attraverso procedure accelerate, utilizzando risorse appositamente stanziate dalla citata legge finanziaria.
Conclusivamente, pur non potendosi considerare particolarmente allarmante la situazione dell'ordine pubblico nel capoluogo piemontese, e pur tenendo conto di talune enfatizzazioni che talvolta vi sono state, restano, specie in alcune zone della città, problematiche di un certo spessore, che richiedono ulteriori sforzi ed attenzioni da parte dei responsabili della sicurezza pubblica e delle autorità di Governo.
Pertanto, l'attività di controllo in questa città, così come nelle altre aree a rischio del Paese, continuerà secondo una pianificazione e con modalità flessibili, che saranno definite di volta in volta, sviluppando il coordinamento e la razionalizzazione delle risorse esistenti e curando ogni utile sinergia con l'amministrazione comunale e con le altre istituzioni locali interessate.
Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Alfredo Mantovano.
in Venezuela, ormai da qualche mese, permane una situazione di conflitto sociale e istituzionale esplosiva sottolineata da un prolungatissimo sciopero generale che sta mettendo in ginocchio l'intera economia di quel Paese;
due milioni di disoccupati su 23 milioni di abitanti, di cui 5 milioni con lavoro precario, un'inflazione del 25 per cento e una svalutazione del Bolivar vicina al l00 per cento, sono numeri assolutamente preoccupanti;
le marce di protesta contro il Governo Chavez non si contano più da parte di un'opposizione pacifica;
purtroppo sono ormai decine le vittime degli scontri con le forze di polizia governative;
i residenti con cittadinanza italiana in Venezuela sono oltre 130.000 a cui bisogna aggiungere alcune migliaia di venezuelani figli di italiani;
è necessario sottolineare che le condizioni di vita degli italiani residenti in Venezuela negli ultimi anni del Governo Chavez sono notevolmente peggiorate: molti di loro hanno perso il lavoro o le aziende e sono vittime della burocrazia allorquando vogliono tornare in Italia -:
che cosa abbia fatto, cosa faccia e cosa intenda fare l'Italia per aiutare un popolo fratello come quello venezuelano ad uscire da una crisi ogni giorno più grave che rischia di sfociare in una guerra civile;
che cosa abbia fatto, cosa faccia e cosa intenda fare il Governo italiano per garantire sicurezza e assistenza ai suoi figli lontani.
(4-05028)
Fin dallo scoppio della crisi, l'Italia ha seguito con la massima attenzione l'evoluzione della situazione interna venezuelana. Al Venezuela ci legano infatti profondi vincoli di amicizia, cementati dalla presenza di una nutrita e qualificata collettività di origine italiana e di una crescente e qualificata presenza imprenditoriale in numerosi settori dell'economia. Proprio l'Italia nello scorso mese di dicembre si è fatta promotrice di una dichiarazione dell'Unione europea che prendendo atto delle difficoltà della situazione, esprimeva un convinto sostegno agli sforzi di mediazione
L'Ambasciata d'Italia a Caracas ed i dipendenti degli uffici consolari di Caracas e Maracaibo sono in grado di monitorare le effettive esigenze dei nostri connazionali e quindi di predispone programmi di intervento capaci di creare una rete di assistenza strutturata e affidabile. Tale assistenza diretta è indirizzata in primo luogo alle fasce più deboli, anziani e giovani, che più di altri risentono della crisi in corso, e viene svolta sia attraverso la concessione di sussidi diretti ai connazionali in difficoltà, sia attraverso la stipulazione di convenzioni con enti specializzati (ospedali, case di riposo), che siano in grado di supplire alle carenze locali nell'ambito della protezione sociale. Nel corso del 2002 sono stati concessi finanziamenti parti a circa un milione di euro sul capitolo dell'assistenza diretta. Per quanto riguarda l'assistenza indiretta, nel 2002 sono stati erogati contributi a numerosi enti assistenziali che operano su gran parte del territorio venezuelano per un valore pari a circa 300.000 euro.
Il nostro Paese ha inoltre preso atto della costituzione del «Gruppo dei paesi amici», formatosi su iniziativa del Brasile e ha espresso la propria disponibilità a farne parte in caso di ampliamento.
La posizione di non interferenza negli affari interni di un altro Paese, assunta dall'Italia negli ultimi mesi, e la conseguente linea di neutralità rispetto alla situazione in atto in Venezuela, non ha peraltro impedito al Governo di porre in essere, tramite l'Ambasciata italiana a Caracas, tutte le iniziative possibili, per un'efficace tutela della libertà e della sicurezza della collettività italiana in loco.
L'Italia è infatti convinta che spetti in primo luogo al popolo venezuelano individuare una soluzione ad una crisi di carattere interno. A tale proposito abbiamo manifestato, con continuità, alle autorità governative venezuelane il nostro fermo auspicio affinché agiscano in linea con i princìpi di democrazia e rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali per trovare una soluzione che (come stabilito dalla risoluzione 833 del consiglio permanente dell'OSA), sia al contempo «costituzionale, democratica, pacifica ed elettorale».
Nel corso della mia visita avvenuta nel gennaio scorso, ho avuto incontri con i rappresentanti del Governo, dell'opposizione, degli organismi internazionali impegnati nell'opera di mediazione tra le parti, nonché con i rappresentanti nella nostra collettività in loco.
La circostanza è valsa a ribadire l'attenzione con cui da parte italiana si seguono le vicende interne al Venezuela. Inoltre, una delegazione del Senato si è recata a Caracas all'inizio del mese di aprile.
Sebbene lo scorso 31 gennaio si sia concluso il lungo sciopero che ha messo in ginocchio l'economia del Paese, la situazione economica resta precaria. Nonostante la riattivazione del settore petrolifero, le misure adottate dal Governo in materia di controlli sull'accesso alle divise straniere appaiono sintomatiche delle difficoltà che il Paese sta attraversando, e non mancano di creare problemi alle società operanti con l'estero.
Un segnale positivo, invece, è arrivato dal segretario generale dell'OSA, Gaviria, che ha annunciato l'avvenuta firma, il 29 maggio scorso, di un'intesa fra il Governo e l'opposizione, per l'indizione di un referendum finalizzato a stabilire la popolarità di cui gode il Presidente della Repubblica, in proposito, occorre sottolineare che secondo la Costituzione nazionale il referendum potrà portare alla revoca del mandato presidenziale soltanto nel caso in cui tale proposta ottenga un consenso superiore a quello raccolto da Chavez al momento della sua elezione.
Va infine sottolineato che non risulta si stia delineando, al momento, un fenomeno di «migrazione di ritorno» verso l'Italia. Il «sentire» prevalente della locale comunità di italiani, indica piuttosto l'auspicio che la crisi in atto possa trovare soluzione e che il Paese - che nel corso del secondo dopoguerra, ha offerto ai nostri emigrati
Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri: Mario Baccini.
la cura e la prevenzione della Thalassemia e delle emoglobinopatie in generale rappresenta una grave emergenza che il Ministero della salute ha deciso di affrontare mediante l'erogazione di un finanziamento di oltre 30 milioni di euro destinato alla realizzazione di un Centro nazionale per lo studio, la prevenzione e la cura di tale grave patologia genetica;
l'intendimento manifestato dal Ministero di attribuire all'istituto ematologico di Pesaro il ruolo di centro di riferimento scientifico nazionale per lo sviluppo della ricerca, la cura e la prevenzione delle Thalassemie non è stato, peraltro, portato a compimento giacché il presidio sanitario marchigiano non si è rivelato idoneo a garantire lo svolgimento di tale importante funzione, non figurando nemmeno tra gli Istituti di Ricovero con carattere scientifico (IRCCS);
è imprescindibile, a tal uopo, avere una consolidata esperienza nel campo della terapia emotrasfusionale e ferrochelante e nel controllo delle conseguenze delle complicanze della malattia, disporre di una qualificata struttura diagnostica molecolare pre o post natale, garantire una diagnosi preconcezionale, uno screening e una consultazione genetica a tutti i soggetti a rischio, nonché promuovere un'attività di ricerca avanzata e dettare le linee guida per una puntuale e capillare attività di prevenzione e di educazione sanitaria della popolazione;
peraltro, la impellente necessità di provvedere al sostegno della ricerca per la cura e la prevenzione di tali gravi patologie genetiche può essere adeguatamente soddisfatta istituendo il Centro di Riferimento italiano per la cura e la prevenzione della Thalassemia presso l'Istituto Regionale per le Microcitemie della Sardegna;
l'unico centro che possiede tutti i requisiti strutturali, le competenze ed esperienze necessarie è, infatti, l'istituto regionale per le Microcitemie della Sardegna che è sorto ed ha operato in una regione che detiene il triste primato, nazionale ed europeo, degli individui affetti dalla patologia che genericamente si indica come anemia mediterranea: in Sardegna più di 1.200 individui sono affetti da tale sindrome e oltre 200.000 ne sono portatori sani;
riconosciuto da circa vent'anni come «Centro di riferimento OMS per il controllo delle emoglobinopatie», l'istituto del capoluogo sardo ha messo a disposizione della comunità internazionale uno straordinario bagaglio di esperienze scientifiche e sanitarie, grazie al quale sono stati drasticamente limitati gli effetti delle malattie genetiche e delle emoglobinopatie, non solo in Sardegna ma anche in tutte le altre regioni italiane ed europee nella quali questa patologia si manifesta -:
se, alla luce di quanto sopra esposto - considerata l'effettiva professionalità, competenza ed esperienza dell'Istituto microcitemico di Cagliari, nonché l'impellente necessità di provvedere al sostegno della cura e prevenzione di tali patologie genetiche - non ritenga di attribuire al predetto istituto il ruolo di guida per la ricerca, la prevenzione e la cura delle emoglobinopatie ed istituire presso tale centro la sede della Scuola Nazionale di Talassemia.
(4-04460)
L'ubicazione del primo nodo della rete a Roma e l'apertura verso la naturale estensione progressiva ad altri nodi nazionali ed internazionali, segnano un percorso per lo sviluppo e l'innovazione nell'ambito della cura e della ricerca, utilizzando il modello di rete per favorire l'integrazione delle esperienze e delle conoscenze con l'ulteriore obiettivo di promuovere e divulgare a livello internazionale il know-how come patrimonio del nostro Paese nel campo sanitario e della ricerca scientifica nel settore dell'ematologia, dove l'Italia può vantare primati e riconoscimenti internazionali.
La scelta della collocazione della sede della fondazione IME a Roma deriva da ragioni logistiche, organizzative e funzionali di collegamento con i principali, centri ed istituti del Paese, nonché con le rappresentanze istituzionali nazionali e diplomatiche straniere.
La missione della fondazione comporterà lo sviluppo di un intenso ed attivo sistema di relazioni, con la conseguente ed opportuna apertura verso altri soggetti in Italia, che, auspicabilmente in veste di «partecipanti istituzionali», entreranno a far parte dell'IME.
Nel contesto sopra descritto, si inserisce il progetto internazionale di talassemia, un'iniziativa di cooperazione allo sviluppo voluta dal Governo italiano (presentato nell'ambito degli incontri internazionali del G8) che, superando le tradizionali modalità solidaristiche di aiuto, propone un modello di azione basato sulla produzione e trasferimento di conoscenze clinico scientifiche, puntando alla soluzione radicale della talassemia, malattia ad altissima incidenza epidemiologica non solo nell'area mediterranea e mediorientale, ma anche in vaste zone dell'Asia.
Il modello proposto costituisce anche un importante strumento di politica estera, proponendo un primato italiano come motore per la crescita e qualificazione di strutture sanitarie straniere, in Paesi afflitti da questa grave malattia.
Lo statuto della fondazione IME prevede la partecipazione in qualità di partecipanti istituzionali, di persone fisiche o giuridiche, pubbliche o private, i cui scopi siano conformi a quelli della fondazione stessa.
Il Ministro della salute: Girolamo Sirchia.
il comitato provinciale per l'ordine pubblico avrebbe negato, nel mese di luglio, la conferma della scorta al magistrato antimafia Eugenio Facciolla, come si evince anche da un articolo comparso su Repubblica il 4 settembre 2003;
la scelta della non conferma giungerebbe nel momento più delicato delle indagini, nelle quali, dopo l'arresto di 37 persone ed il coinvolgimento nelle stesse di 84 persone, si è arrivato anche toccare il terzo livello, ossia quello politico, grazie alle rivelazioni dell'ex Presidente dell'ANAS;
il magistrato stesso avrebbe più volte denunciato minacce nei confronti suoi e della sua famiglia, soprattutto in seguito anche alle indagini sulle infiltrazioni mafiose nel caso Cosenza calcio;
il magistrato sembrerebbe essere ricorso paradossalmente all'utilizzo di un istituto privato di vigilanza per assicurare l'incolumità della moglie e dei suoi figli -:
se il Governo sia a conoscenza dei fatti e se non sia il caso di ripristinare immediatamente la scorta al magistrato per assicurargli la serenità indispensabile per il corretto svolgimento delle indagini e quali iniziative intenda adottare per garantire la protezione a coloro i quali mettono in pericolo la loro vita al servizio dello Stato per sconfiggere il fenomeno mafioso.
(4-07312)
In tale sede è stato deliberato il mantenimento dei particolare dispositivo di protezione della «scorta rinforzata», in considerazione della effettiva, concreta ed attuale esposizione del dottor Facciolla ad elevato rischio, riconducibile alle delicate indagini dallo stesso coordinate, cui vanno ad aggiungersi alcuni episodi di intimidazione e minacce verificatisi mesi addietro che hanno formato oggetto di valutazione ai fini delle misure adottate.
Nel contempo, su concorde parere del procuratore generale della Repubblica presso la Corte d'appello di Catanzaro, è stata sostituita la misura della vigilanza fissa all'abitazione del magistrato, disposta dal luglio 2002, con un servizio di vigilanza dinamica dedicata, da attuarsi nell'ambito del nuovo piano di controllo coordinato del territorio attraverso più frequenti passaggi e prolungate soste da parte delle autopattuglie.
Il prefetto di Catanzaro, infine, ha riferito che personale della polizia di Stato e dei carabinieri effettua frequenti controlli presso l'ufficio del locale tribunale dove svolge le proprie funzioni il dottor Facciolla.
Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Alfredo Mantovano.
l'istituzione del corpo nazionale dei vigili del fuoco avvenne con regio decreto-legge 27 febbraio 1939-XVII, n. 333, mediante l'accorpamento di tutti i corpi provinciali operanti in Italia;
successivamente i componenti il 32 corpo dei vigili del fuoco di Foggia vennero armati per ostacolare eventuali temuti lanci di paracadutisti nemici che, nell'iter operativo militare, potevano essere effettuati sulle città subito dopo i bombardamenti;
l'addestramento alle armi fu curato dagli ufficiali dell'esercito, dai quali essi dipendevano gerarchicamente, nel solo espletamento delle funzioni militari;
il decreto interministeriale del 20 maggio 1935-XIII concernente l'istituzione di distintivi d'onore per i militari feriti, mutilati e deceduti per causa di servizio, includeva anche la concessione dei distintivi d'onore ai vigili che avevano subito mutilazioni o ferite, riportate per causa di servizio durante la guerra;
il corpo nazionale dei vigili del fuoco non ha mai avuto un ufficio storico che è stato costituito solo da qualche anno, per cui ha avviato l'acquisizione delle frammentarie notizie pervenute dai vari corpi ubicati nei capoluoghi di provincia;
a causa di questo malfunzionamento i funzionari della direzione generale dei vigili del fuoco, privi degli atti dei trascorsi della guerra, si sono limitati a trasmettere le istanze avanzate dai singoli vigili, al ministero della difesa che non ha riconosciuto sia l'avvenuto armamento dei vigili del fuoco, sia la disposta mobilitazione, sia ancora la conseguente militarizzazione, cosicché ai componenti del 32 corpo operanti in Foggia non è stato possibile acquisire la qualifica di combattenti e quindi di fregiarsi della medaglia della II guerra e della croce di guerra;
i vigili del fuoco di Foggia, anche durante gli ultimi eventi bellici, hanno dimostrato di aver sempre mantenute alte le tradizioni del corpo, con privazioni, sacrifici, atti di eroismo -:
se non ritenga necessaria la concessione della medaglia-distintivo della partecipazione all'ultima guerra e soprattutto il riconoscimento di combattenti per l'avvenuta mobilitazione e militarizzazione del 32 corpo dei vigili del fuoco di Foggia, con la dovuta conseguente assegnazione
(4-06092)
Infatti, le ricerche d'archivio effettuate dall'amministrazione hanno consentito di accertare che i vigili del fuoco non erano compresi tra le forze dipendenti dal Comando della 7a Armata, né dal Comando del IX Corpo d'Armata, che hanno operato in Puglia nel 1943.
Risulta, tuttavia, agli atti che la provincia di Foggia venne dichiarata «zona di operazioni» nel giugno 1943 e che il Comando del IX Corpo d'Armata dispose, con ordinanza n. 6 del 26 luglio 1943, il passaggio alle proprie dipendenze, per la tutela dell'ordine pubblico, di tutte le forze armate e di polizia dislocate nella provincia, delle milizie delle varie specialità, dei corpi armati cittadini e della guardie giurate.
Ciò detto, si precisa che il quadro normativo di riferimento in materia di benefici combattentistici relativi al secondo conflitto mondiale prevede che tra i beneficiari siano compresi i civili ed i militari che, trovandosi in territorio dichiarato «in stato di guerra», abbiano nel contempo partecipato e/o collaborato attivamente con i reparti militari nelle zone di operazioni.
In particolare, oltre ai militari ne hanno diritto altre categorie di soggetti, quali gli assimilati, i militarizzati, i marittimi, i naviganti ed i civili che abbiano collaborato con i reparti belligeranti (regio decreto n. 1729/1942; decreto legislativo n. 137/ 1948; legge n. 390/1950).
Peraltro, in relazione alla fattispecie posta dal senatore interrogante, si evidenzia l'assenza di un provvedimento formale di militarizzazione da parte del Ministero competente a favore del Corpo dei vigili del fuoco che - al pari di quanto previsto per gli altri corpi ausiliari (Croce Rossa Italiana, Sovrano Militare Ordine di Malta ed altri) - ne riconoscesse la qualità di «assimilato» alle forze armate e ne disponesse l'assoggettamento alla giurisdizione militare.
A ciò si aggiunge che lo stato di civile militarizzato del secondo conflitto mondiale è riconosciuto e disciplinato da norme che non contemplano tra i beneficiari gli appartenenti ai vigili del fuoco (regio decreto n. 2707; legge n. 1304/1940; legge n. 1610/1940; bandi del 6 febbraio 1942, n. 108 e del 9 marzo 1942, n. 118).
La ragione storica di tale esclusione va probabilmente ricercata nel fatto che molti vigili del fuoco sono stati «richiamati» e «inquadrati» in reparti regolari delle forze armate perdendo, in tal modo, lo status d'origine.
In tale quadro quanto chiesto dall'interrogante non trova possibilità di accoglimento.
Il Ministro della difesa: Antonio Martino.
nel febbraio del 2002 fu il Vice Presidente del Consiglio Gianfranco Fini, che assieme al suo collega Franco Frattini, all'epoca Ministro alla funzione pubblica ed attuale Ministro degli affari esteri, a firmare un accordo con i sindacati che garantiva i rinnovi contrattuali di tutto il settore pubblico. A distanza di oltre 15 mesi, il Governo, però, non ha ancora mantenuto fede a quell'accordo. Una situazione inusuale, non solo per i riflessi in termini sociali derivanti dal crescente malumore delle categorie interessate, che è già sfociato in una manifestazione di piazza lo scorso 26 giugno a Roma con la presenza di ben 150 mila manifestanti. Questo temporeggiare, quindi, è da considerarsi un grave errore, sotto tutti gli aspetti;
sul pubblico impiego, infatti, la situazione è già al limite dello scandalo, ma è ancor più paradossale che i lavoratori del pubblico impiego siano costretti a scioperare per far sì che l'accordo firmato sia onorato. Tra l'altro, onorare il contratto sul pubblico impiego ha in questo momento un'ulteriore valenza sul piano sociale, perché si evita di inasprire i conflitti con le organizzazioni sindacali già alquanto «caldi» su alcune prospettive di riforma avanzate dal Governo. E diventa ancora più importante alla luce del prossimo Dpef e della successiva legge finanziaria che dovranno mettere in campo politiche pubbliche e industriali per rilanciare lo sviluppo in attesa della ripresa economica che si spera possa arrivare nel 2004;
il Governo deve quindi cogliere questa occasione d'intesa con i sindacati. C'è il rischio, invece, procedendo sulla strada attuale, che i sindacati si schierino in futuro con forza e ostinatamente contro le politiche del Governo. Un muro contro muro di conflittualità sociale che non farebbe certamente bene al Governo, ai sindacati, ma soprattutto al Paese. La vertenza sul contratto del pubblico impiego ha quindi assunto il massimo valore socio-sindacale, oltre che politico. Il rinnovo dei contratti di lavoro del Pubblico impiego segna un passo a quasi due anni dalla scadenza e ad oltre un anno dall'accordo, solo il contratto dei lavoratori dei Ministeri è stato stipulato, mentre tutti gli altri sono tuttora bloccati -:
se il Governo, viste anche le continue sollecitazioni bei segretari generali di CGIL, CISL, UIL e UGL intenda convocare un incontro urgente sul rinnovo dei contratti pubblici, al fine della risoluzione della vertenza stessa che, nella denegata ipotesi di un eventuale esito negativo, porterà lo scontro ad un ulteriore livello di inasprimento, ipotesi che è assolutamente da scongiurare.
(4-06915)
1. Oltre al CCNL 2002-2005 del comparto ministeri (circa 260.000 dipendenti), definitivamente sottoscritto il 12 giugno 2002, si sono concluse positivamente le trattative per il comparto scuola (oltre un milione di addetti) ed il comparto enti pubblici non economici (circa 52.000 lavoratori), i cui contratti sono stati definitivamente sottoscritti, rispettivamente in data 24 luglio 2003, e 9 ottobre 2003, a seguito dell'avvenuta certificazione positiva ad opera della Corte dei conti.
2. In data 16 ottobre 2003 è stata sottoscritta l'ipotesi di accordo relativa al comparto regioni ed autonomie locali che interessa quasi 600.000 dipendenti.
3. In data 31 luglio 2003 è stato approvato dal Consiglio dei ministri, ed inviato nella stessa data all'Aran, l'atto di indirizzo per il comparto sanità.
4. Per quanto riguarda i contratti collettivi relativi al personale delle amministrazioni per le quali il dipartimento della funzione pubblica esercita le funzioni di comitato di settore, sono stati inviati all'Aran, in data 30 e 31 luglio 2003 gli atti di indirizzo relativi alle agenzie fiscali, alla Presidenza del Consiglio dei ministri, alle aziende autonome (Corpo nazionale dei vigili del fuoco e monopoli), alle Istituzioni di alta formazione artistica e musicale (Accademie e Conservatori). Anche per tali comparti si ritiene si possa pervenire in tempi brevi alla sottoscrizione di un ipotesi di accordo.
Per quanto attiene il comparto enti di ricerca ed il comparto università, i relativi atti di indirizzo sono stati sollecitati anche per le vie brevi ed è comunque da evidenziarsi che il precedente rinnovo contrattuale è intervenuto in tempi molto recenti (il 21 febbraio 2002 per gli enti di ricerca ed il 13 maggio 2003, per l'università).
5. Circa lo stato delle trattative, si fa presente che in data 6 agosto 2003, in sede Aran, si sono avviate le trattative per i comparti Presidenza del Consiglio dei ministri, aziende da ordinamento autonomo ed agenzie fiscali ed in data 7 agosto 2003 quelle relative al comparto sanità.
Si sottolinea, inoltre, che dal mese di settembre continuano a svolgersi presso l'Aran, numerosi incontri con le organizzazioni sindacali e che sembrano sussistere le condizioni perché i negoziati si possano presto concludere.
Il Ministro per la funzione pubblica: Luigi Mazzella.
è stata recentemente trasmessa alla commissione Difesa per il previsto parere parlamentare, la relazione concernente la destinazione del fondo per gli investimenti del Ministero della difesa, da finanziare con il «Fondo Unico» per la ricerca scientifica per l'arino 2003;
i confini tra ricerca di base, ricerca applicata, sviluppo ed esecuzione di un progetto su specifica sono difficilmente distinguibili;
l'insieme dei progetti di «ricerca» militare, tuttavia, sembra all'interrogante concernere più l'esecuzione e lo sviluppo di progetti che non la ricerca in quanto tale;
si rileva che l'eccessiva genericità della formulazione dei singoli progetti non consente di esercitare compiutamente quella funzione di controllo e di indirizzo che le commissioni esercitano attraverso il parere;
a titolo di esempio, il progetto n. 204 relativo alla Dalmat - azienda di rilevanti dimensioni operante nel settore dell'informatica e spesso ricorrente nei rapporti con la difesa - riguarda l'elaborazione di software «Open Source», tale tipologia di software per definizione deve essere pubblico, a disposizione di tutti e consegnato in linguaggio sorgente da tutti comprensibile: appare quindi necessario indicare la specificità dell'uso in campo militare -:
se il Ministro non ritenga ingiustificato escludere i centri pubblici di eccellenza nel settore quali l'Istituto nazionale fisica nucleare, il Cnr e l'Enea dall'insieme dei soggetti finanziati.
(4-06536)
Detto coordinamento si è estrinsecato anche con la predisposizione del piano nazionale della ricerca (PNR), le cui scelte strategiche hanno come scopo principale il coordinamento dei centri di eccellenza della ricerca di base, ottimizzandone gli sforzi e definendone gli obiettivi verso determinati programmi strategici di interesse prettamente civile.
In ambito militare, invece, la legge di riforma dei vertici della difesa (legge n. 25 del 1997), ha individuato nel Segretario generale della difesa-direttore nazionale degli armamenti il responsabile delle attività di ricerca e sviluppo, di produzione ed approvvigionamento dei sistemi d'arma, della politica industriale e tecnologica.
Ciò premesso, il fondo unico per la ricerca scientifica e tecnologica assicura, oltre ai programmi di sviluppo, gli investimenti negli ambiti istituzionali quali:
WEAG (Western European Armament Group), che ha il compito di rafforzare la cooperazione europea nel campo della ricerca e della tecnologia per la difesa;
Piano nazionale della ricerca militare, che esprime l'impegno della difesa nel settore della ricerca nazionale, stabilendo i programmi da lanciare per assolvere a specifiche esigenze e/o a sostegno della partecipazione italiana a programmi internazionali;
EPAT (Europen Technology Acquisition Programme), programma internazionale nel settore dei veicoli da combattimento.
università di Bari; università di Pisa-Scuola superiore Sant'Anna; università di Roma-Tor Vergata; università di Udine; università di Roma-La Sapienza; università di Napoli; CIRA-Centro italiano di ricerche aerospaziali; Enea; INSEAN-Istituto nazionale per studi ed esperienze di architettura navale; Centro trasfusionale della marina militare; università di Genova; ospedale Galliera di Genova; Istituto Gaslini di Genova; Istituto nazionale ricerca sul cancro di Genova; Cnit.
Si tratta pertanto di verificare la convenienza economica di impiegare un software non proprietario, e cioè no-cost perché privo di diritti di licenza, valutando la sua applicabilità ai sistemi informatici della difesa e la qualità di risorse umane necessarie al suo mantenimento in esercizio e ai suoi aggiornamenti quest'ultimi, non assicurati dal fornitore, come avviene invece, ad esempio, nel caso dei prodotti Miscrosoft.
Il Ministro della difesa: Antonio Martino.
il 16 aprile 2003, a Firenze, i dirigenti degli Istituti archivistici italiani (archivi di Stato provinciali e soprintendenze archivistiche regionali) hanno annunciato di essere pronti alle dimissioni di massa, entro la fine del mese di aprile, se non arriveranno risposte concrete dal Ministero per i beni culturali, in merito alla grave e preoccupante situazione in cui versano gli archivi di Stato stessi, a causa della totale carenza di fondi per i servizi essenziali (dalle pulizie alla sorveglianza) e l'impossibilità di effettuare pagamenti anche per l'acqua, la luce e i telefoni;
tale situazione è più o meno generalizzata, con alcune zone ancora più critiche come quella di Pisa, dove l'archivio, in assenza di risposte dal ministero, dovrà chiudere al pubblico già dopo le prossime festività pasquali;
in due anni, dal 2001 al 2003, il taglio per le spese di funzionamento degli archivi è stato di quasi 2 milioni di euro e le richieste dei sindacati confederali, che nel frattempo sono state avanzate al ministro Giulio Urbani, nel pacchetto complessivo di quelle che interessano tutti i dipendenti dei beni culturali, a tutt'oggi restano ancora senza risposta alcune -:
quali iniziative intenda adottare al fine di sbloccare la preoccupante e grave situazione, nell'intento di tutelare la dignità ed i diritti dei lavoratori e garantire la corretta prosecuzione dell'attività di tali importanti strutture che versano in uno stato di totale abbandono, con un danno enorme per la ricerca e la stessa memoria storica del nostro Paese.
(4-06117)
Com'è noto, negli ultimi anni le manovre per il contenimento della spesa pubblica hanno determinato una progressiva decurtazione degli stanziamenti di parte corrente per tutta la pubblica amministrazione.
Anche questo dicastero ha risentito, in generale, di tale situazione, con riflessi particolarmente negativi per il centro di responsabilità «Archivi», i cui numerosi istituti sono diffusi sul territorio.
Si segnala, comunque, che a seguito di uno specifico incontro sulle problematiche degli archivi, tenutosi lo scorso aprile, questa amministrazione ha ottenuto che il disegno di legge per l'assestamento del bilancio preveda l'assegnazione al centro di responsabilità «Archivi» di cinque milioni e duecentomila euro, mentre ulteriori fondi saranno messi a disposizione da parte del Ministero dell'economia e delle finanze che attingerà al proprio fondo di riserva.
Tali disposizioni consentiranno, ovviamente, di venire incontro anche alle esigenze finanziarie degli istituti archivistici della Toscana.
Il Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali: Nicola Bono.
ilCentro Studi Eolie rischia la chiusura a causa della mancanza di fondi;
come denunciato dal presidente del suddetto Centro studi, Nino Saltalamacchia - e come riportato dal settimanale Avvenimenti di venerdì 8 agosto scorso - il Centro Studi «non riceve da anni nessun fondo né dall'amministrazione comunale e né dalla regione»;
la più importante attività che il Centro Studi realizza da due decenni è quello di portare il cinema nelle Eolie, a Lipari in particolare, nella suggestiva cornice dell'anfiteatro del castello, ma anche a Salina, Vulcano, Panarea, Filicudi, Alicudi e Stromboli;
da alcuni anni a questa parte è stata istituita anche una piccola casa editrice, finalizzata alla conservazione e alla promozione della cultura locale, con i libri sui film girati nelle isole (come Stromboli di Rossellini, L'Avventura di Antonioni o Caro Diario di Moretti), sulla cucina tradizionale e sulle grandi escursioni di illustri viaggiatori nell'arcipelago eoliano;
l'attività del Centro Studi non riguarda solo il cinema ma comprende, nei mesi invernali, ogni attività nel campo delle arti, dalla presentazione di libri all'esposizione di mostre -:
se non ritenga opportuno assumere opportune iniziative affinché sia scongiurata la chiusura del Centro Studi o il ridimensionamento della sua importante attività culturale, individuando soluzioni capaci di garantire gli impegni finanziari necessari al proseguimento e ad una maggiore qualificazione dell'attività stessa.
(4-07264)
Il ministero per i beni e le attività culturali ha sostenuto l'attività svolta dal predetto centro con l'assegnazione di un contributo di quindici milioni annui per gli anni dal 1999 al 2001 e di otto mila euro per l'anno 2002.
Per quanto riguarda l'anno 2003, si fa presente che la relativa richiesta di contributo sarà sottoposta al parere della competente commissione consultiva cinema, compatibilmente con le limitate risorse del fondo unico per lo spettacolo.
Si ritiene, comunque, auspicabile, considerata anche l'indubbia valenza culturale di tale attività per lo sviluppo turistico del territorio eoliano, che anche gli enti locali contribuiscano adeguatamente al suo sostegno.
Il Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali: Nicola Bono.
gli organi di stampa hanno riportato la notizia che la scuola internazionale di talassemia non è stata ancora costituita;
l'ospedale San Salvatore di Pesaro (inizialmente indicato) non è IRCCS (Istituto ricovero con carattere scientifico);
la regione Marche non sembra disponibile alla realizzazione di tale scuola;
la Sardegna vive purtroppo la drammaticità dell'altissima incidenza della patologia;
nella regione lavorano medici la cui competenza è riconosciuta a livello internazionale;
l'Ospedale Microcitemico di Cagliari, possiede tutti i requisiti per diventare il polo di ricerca, prevenzione e cura della talassemia -:
quali siano le valutazioni del Governo e se non ritenga opportuno assumere urgenti provvedimenti per realizzare a Cagliari, il centro di riferimento italiano per la cura e la prevenzione della talassemia.
(4-04463)
L'ubicazione del primo nodo della rete a Roma e l'apertura verso la naturale estensione progressiva ad altri nodi nazionali ed internazionali, segnano un percorso per lo sviluppo e l'innovazione nell'ambito della cura e della ricerca, utilizzando il modello di rete per favorire l'integrazione delle esperienze e delle conoscenze con l'ulteriore obiettivo di promuovere e divulgare a livello internazionale il know-how come patrimonio del nostro Paese nel campo sanitario e della ricerca scientifica nel settore dell'ematologia, dove l'Italia può vantare primati e riconoscimenti internazionali.
La scelta della collocazione della sede della Fondazione IME a Roma deriva da ragioni logistiche, organizzative e funzionali di collegamento con i principali Centri ed istituti del Paese, nonché con le rappresentanze istituzionali nazionali e diplomatiche straniere.
La missione della Fondazione comporterà lo sviluppo di un intenso ed attivo sistema di relazioni, con la conseguente ed opportuna apertura verso altri soggetti in Italia, che, auspicabilmente in veste di «partecipanti istituzionali», entreranno a far parte dell'IME.
Nel contesto sopra descritto, si inserisce il progetto internazionale di talassemia, un'iniziativa di cooperazione allo sviluppo voluta dal Governo italiano (presentato nell'ambito degli incontri internazionali del G8) che, superando le tradizionali modalità solidaristiche di aiuto, propone un modello di azione basato sulla produzione e trasferimento di conoscenze clinico scientifiche, puntando alla soluzione radicale della talassemia, malattia ad altissima incidenza epidemiologica non solo nell'area mediterranea e mediorientale, ma anche in vaste zone dell'Asia.
Il modello proposto costituisce anche un importante strumento di politica estera, proponendo un primato italiano come motore per la crescita e qualificazione di strutture sanitarie straniere, in Paesi afflitti da questa grave malattia.
Lo Statuto della fondazione IME prevede la partecipazione in qualità di partecipanti istituzionali, di persone fisiche o giuridiche, pubbliche o private, i cui scopi siano conformi a quelli della fondazione stessa.
Il Ministro della salute: Girolamo Sirchia.
su La Repubblica di questa settimana il professor Settis, direttore della Scuola Superiore S. Anna ed eminente storico
la dismissione del patrimonio artistico prevista dalla legge Tremonti del 15 giugno 2002, infatti, arriva dove non era arrivato nessuno prima d'ora, e cioè alla sostanziale equiparazione, ai fini della vendita, tra beni del demanio pubblico e beni del demanio artistico «rendendo tutti i beni dello Stato disponibili ai meccanismi della cartolarizzazione e della vendita, in un gioco di bussolotti fra la «Patrimonio dello Stato s.p.a.» e la «Infrastrutture s.p.a ...coinvolgendo anche quella parte del patrimonio pubblico che è di riconosciuto valore storico-artistico e che era sempre stata inalienabile», con l'unica, debole garanzia di una preventiva intesa con il ministro dei beni e attività culturali, peraltro limitata ai soli monumenti «di particolare valore artistico e storico»;
una direttiva emanata dal Cipe il 19 dicembre 2002, che ha fissato precisi paletti «etici» alla dismissione dei beni artistici, e le dichiarazioni del Ministro dei beni e le attività culturali, Giuliano Urbani, sul suo personale intervento diretto al presidio del patrimonio artistico e la nuova codificazione delle norme di tutela, avrebbe dovuto accrescere le garanzie di tutela;
il Ministro Tremonti ha già cominciato a svendere il nostro patrimonio culturale attraverso una norma della legge n. 410 del 23 novembre 2001, emanata prima della Patrimonio spa istitutiva della Scip, «Società per la Cartolarizzazione degli immobili Pubblici»: ...«la norma è concepita in modo da evitare lo scomodo passaggio attraverso il parere del Ministero per i beni e le attività culturali, al punto che la stessa inclusione di un determinato immobile nelle liste pubblicate dal ministero dell'economia, secondo la legge «produce il passaggio dei beni al patrimonio disponibile» (articolo 3, comma 1), sottraendoli al demanio artistico (per sua natura inalienabile), e rendendone in tal modo agevole la vendita con un meccanismo ancor più radicale»;
come ha rivelato sul Giornale dell'arte di febbraio 2003 Gaetano Palumbo (del World Monuments Fund), si è già proceduto attraverso la Scip a una prima asta di 35 beni di proprietà pubblica, da Milano a Palermo, da Genova a Trieste e la legge prevede esplicitamente che gli immobili da porsi in vendita con questa procedura «non sono soggetti alle autorizzazioni di cui al decreto legislativo 490/1999», cioè al testo unico sui beni culturali, ed esclude ogni diritto di prelazione nell'acquisto da parte di tutti gli enti pubblici, centrali e locali (articolo 3, comma 17). Viene in tal modo elusa anche la procedura per «l'alienazione di beni immobili del demanio storico e artistico» fissata dal governo precedente con decreto del Presidente della Repubblica 283/2000, e più volte richiamata dal Ministro Urbani come garanzia contro le dismissioni troppo facili;
il decreto-legge n. 282 del 24 dicembre 2002, convertito dalla legge n. 27 del 21 febbraio 2003, ha introdotto il concetto di «dismissione urgente», mettendo in vendita «a trattativa privata, anche in blocco» in una trentina di città italiane svariati immobili, di cui 27 appartenenti all'ente tabacchi. «Fra gli altri immobili velocissimamente posti in vendita figura la Manifattura di Firenze, edificio monumentale già vincolato dal ministero (che non è stato nemmeno consultato), ma dismesso da Tremonti in dispregio delle leggi e delle dichiarazioni del suo collega Urbani, per quanto già destinato a «Cittadella della Cultura». Un altro esempio è la Manifattura di Milano, già destinata alla scuola nazionale del cinema (che dipende dal ministero per i beni e le attività culturali), e letteralmente «scippata» da un ministro all'altro. In molti casi, l'acquirente risulta essere la Fintecna, e cioè una società privata (ex Iri), ma controllata dallo stesso ministero dell'economia e delle finanze: così per esempio l'edificio di Tor Pagnotta a Roma, dove hanno sede uffici del ministero dell'economia e delle finanze, non sarà più proprietà dello stesso ministero, ma di Fintecna, che tuttavia è da esso controllata, e a essa dovrà pagare l'affitto, con un'operazione, suppongo, di finanza
se siano allo studio del ministero per i beni e le attività culturali operazioni analoghe a quella descritta in premessa e, in caso affermativo, quali;
quale sia, su questo fronte, la politica del Governo, se quella del Ministro Urbani, o quella delle dismissioni del Ministro Tremonti.
(4-05738)
Come è noto, il trasferimento di beni del demanio storico-artistico dello Stato alla patrimonio dello Stato SpA «è effettuato d'intesa con il Ministro per i beni e le attività culturali», ai sensi dell'articolo 7, comma 10, quarto periodo, del decreto-legge 15 aprile 2002, n. 63, convertito nella legge 15 giugno 2002, n. 112. Pertanto, nessun bene avente valenza culturale può, allo stato, essere trasferito senza l'assenso del Ministero per i beni e le attività culturali.
Si premette che il tema della alienabilità dei beni del demanio storico-artistico dello Stato non è stato, peraltro, trattato per la prima volta dai provvedimenti normativi sopracitati.
Infatti, com'è noto, la prima disposizione normativa che ha disciplinato l'alienabilità dei beni del demanio storico-artistico, nell'ambito della generale previsione di una dismissione programmata dei beni del patrimonio immobiliare pubblico, è contenuta nell'articolo 3, commi 86 e seguenti, della legge 23 dicembre 1996, n. 662 (legge finanziaria per il 1997). A questa norma hanno poi fatto seguito le disposizioni di cui all'articolo 12 della legge 15 maggio 1997, n. 127 e quelle degli articoli 19, 32 e 44 della legge 23 dicembre 1998, n. 448 (legge finanziaria per il 1999).
Dalla normativa citata si ricava che l'alienabilità dei beni pubblici di interesse culturale è ammessa in via di principio sia pure previa autorizzazione dei competenti organi di questo ministero. Successivamente, il decreto del Presidente della Repubblica 7 settembre 2000, n. 283, adottato in attuazione dell'articolo 32 della legge n. 448 del 1998 ha regolamentato in modo più dettagliato il meccanismo di alienazione. Anche tale regolamento conferma il principio della alienabilità dei beni in questione (seppur condizionandola ad un procedimento autorizzatorio), stabilendo che solo alcuni dei beni pubblici di interesse culturale sono espressamente esclusi da ogni ipotesi di vendita.
Si fa presente che il medesimo principio è ripreso anche dal «Codice dei beni culturali e paesaggistici» approvato nell'ultimo Consiglio dei ministri. Le sole novità, peraltro rimarchevoli, introdotte in materia consistono nell'ampliamento delle categorie di beni culturali pubblici sottratte all'alienabilità e nella semplificazione del procedimento autorizzatorio per i beni vendibili.
È altresì da aggiungere che il codice ha disciplinato l'alienabilità all'interno di un sistema più ampio che si fonda sull'istituto della verifica dell'interesse culturale di tutti i beni del patrimonio pubblico (da espletarsi obbligatoriamente, anche d 'ufficio) e sulla sottoposizione medio tempore di detti beni, in via cautelare, alle disposizioni di tutela e al regime di inalienabilità.
Nelle more dell'entrata in vigore del codice, parte della descritta disciplina - ed esattamente le norme relative alla verifica della valenza culturale del patrimonio pubblico e alla sua alienabilità, limitatamente ai casi in cui detta verifica dia esito negativo - è stata anticipata in un decreto legge pur esso approvato nell'ultimo Consiglio dei ministri le cui disposizioni, ovviamente, sono destinate a venir meno con l'entrata in vigore del predetto codice.
Alla luce di quanto sopra, questo ministero ritiene non già di aver mantenuto ma di avere invece potenziato gli strumenti normativi concernenti l'alienazione dei beni del demanio storico-artistico, attesa la limitatezza degli strumenti ereditati dal passato.
Il Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali: Nicola Bono.
in occasione della giornata nazionale di mobilitazione dei Centri di permanenza temporanei, nella città di Agrigento si è svolta una manifestazione di solidarietà nei confronti di cittadini stranieri, vittime di una legge ingiusta che lede i più basilari diritti della dignità umana;
la manifestazione si è svolta, in forma pacifica, davanti al Centro di permanenza temporanea, luogo di detenzione che priva i cittadini di ogni forma di libertà individuale, costringendoli a vivere in uno stato di assoluto isolamento;
i partecipanti alla manifestazione, hanno chiesto di visitare con una delegazione il Centro per verificare il degrado nel quale, versa il suddetto luogo. La richiesta ha avuto risposta negativa da parte del prefetto di Agrigento che non ha ritenuto di motivare in alcun modo il diniego -:
se non ritenga opportuno provvedere alla chiusura del Centro in questione visto lo stato di estrema precarietà e degrado delle strutture del centro stesso, situazione che incide sui più elementari diritti di rispetto delle dignità e della persona umane dei cittadini stranieri che vi sono ospitati;
se non ritenga vista la precarietà delle condizioni igenico-sanitarie presenti all'interno del Centro in questione, accertare le eventuali responsabilità amministrative di tale stato di abbandono.
(4-04740)
In proposito, si informa che, recentemente, dopo la conclusione della fase di elaborazione progettuale e di autorizzazione della spesa, la stessa prefettura ha affidato al provveditorato l'incarico di curare le procedure di aggiudicazione delle opere (per un importo complessivo di 1.210.000,00 euro) concernenti l'esecuzione di interventi di ristrutturazione e di sistemazione e installazione di impianti tecnologici.
Oltre a ciò, la prefettura ha avviato l'iter tecnico-amministrativo per procedere all'esecuzione di lavori di manutenzione straordinaria per il potenziamento dei sistemi di sicurezza del centro.
Nel frattempo, con particolare riguardo agli aspetti igienico-sanitari della struttura, la Confraternita misericordie d'Italia, incaricata della gestione, ha assunto diverse misure per migliorare la difficile situazione, evidenziata anche dall'interrogante e dovuta, in parte, a comportamenti vandalici e, in parte, a usi impropri dei servizi riconducibili alle diverse abitudini igieniche degli ospiti del centro.
Per quanto riguarda il presunto, immotivato diniego di accesso alla struttura che ospita il centro fornito dal prefetto di Agrigento ad alcuni manifestanti in occasione della citata «giornata di mobilitazione nazionale», si precisa quanto segue.
Con istanza del 27 novembre 2002, il deputato regionale onorevole Calogero Miccichè chiedeva al prefetto di visitare, il 30 novembre, insieme ad alcuni suoi collaboratori, il centro, chiedendo, altresì, di poter riprendere con una videocamera alcune scene di vita quotidiana all'interno del centro.
A tale richiesta, il prefetto di Agrigento rispondeva con lettera del 28 novembre, precisando che non sussisteva alcuna difficoltà ad accogliere la richiesta con riguardo alla persona dello stesso deputato regionale, ma che l'accesso dei collaboratori non poteva essere consentito in quanto non previsto dal regolamento attuativo della disciplina in materia di immigrazione (articolo
In merito poi alla richiesta di effettuare le riprese con la videocamera, il prefetto, con la stessa lettera, rispondeva che a ciò ostavano motivazioni connesse alla tutela della privacy delle persone ospitate all'interno del centro.
Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Alfredo Mantovano.
il 22 marzo 2003 reduci nostalgici della X MAS hanno organizzato una sfilata nella Piazza centrale di Migliarino (Ferrara);
nonostante i precisi accordi intervenuti negli anni scorsi tra il sindaco, il comitato antifascista e la prefettura di Ferrara, che prevedevano il divieto di sfilare con insegne fasciste o inneggianti al disciolto partito fascista, i reduci della X MAS, contravvenendo ai suddetti accordi e protetti di fatto dalle forze dell'ordine, hanno organizzato un corteo in divisa, con fregi nazifascisti, bandiere del reparto, gagliardetti fascisti e saluti romani;
grazie alla fermezza ed alla capacità di governare la tensione prodottasi tra i cittadini della democratica ed antifascista città di Migliarino (Ferrara), messe in atto dal sindaco, dal comitato antifascista, dai dirigenti locali dell'ANPI e da partiti ed organizzazioni sindacali è stato scongiurato che la provocazione sfociasse in scontro aperto -:
se il Ministro interrogato avesse diramato delle direttive che autorizzavano tale comportamento da parte dell'autorità prefettizia;
se quanto accaduto sia stato invece il frutto di una pericolosa leggerezza e sottovalutazione del problema da parte del neo prefetto di Ferrara e, in caso affermativo, quali siano i provvedimenti che il Ministro intenda adottare.
(4-05815)
Il 18 marzo il questore di quella città, come peraltro effettuato in occasione di analoghe manifestazioni svolte negli anni precedenti, emetteva un'apposita ordinanza, notificata il 19 marzo al citato Borghesi, con la quale vietava espressamente ai manifestanti l'uso di divise militari, l'esposizione di labari, gagliardetti, bandiere se non quelle della Repubblica italiana o di associazioni riconosciute e, infine, indicava il percorso che il corteo avrebbe dovuto effettuare senza l'utilizzo di mezzi.
Alla manifestazione hanno preso parte circa 50 persone le quali, dopo aver deposto una corona di fiori al Monumento ai caduti della guerra 1915-18 in piazza Trento e Trieste di Migliarino, mentre percorrevano a piedi il percorso stabilito, si sono trovati di fronte circa trecento appartenenti al comitato antifascista, con bandiere e cartelli che, al loro passaggio, hanno inveito con slogans tentando, in alcuni casi isolati, di superare infruttuosamente il cordone di protezione predisposto dalle forze dell'ordine per impedire qualsiasi contatto tra i due gruppi.
Nel corso della manifestazione, solo in alcune circostanze, si è reso necessario l'intervento delle forze dell'ordine e cioè quando, all'inizio della celebrazione, e' stato fatto rimuovere dalle insegne un labaro ritenuto non autorizzato, successivamente quando un giovane ha eseguito il «saluto romano» e infine quando è stata sventolata una bandiera nera con su disegnata la croce celtica.
Si è comunque trattato di casi singoli e ben controllati dalle forze dell'ordine.
Durante il tragitto di ritorno, verso la stazione ferroviaria, il corteo dei reduci seppur deviato in un'altra via rispetto a quella inizialmente stabilita, alfine di evitare eventuali contatti con gli appartenenti al Comitato antifascista, veniva comunque
Anche in questo caso il tempestivo intervento delle forze dell'ordine, peraltro corretto e misurato, ha impedito che la situazione degenerasse.
I reduci, quindi, una volta giunti nei pressi della stazione ferroviaria di Migliarino, si allontanavano a bordo delle proprie autovetture.
Dopo una necessaria ricostruzione di quanto avvenuto, si reputa opportuno ricordare che il diritto di riunione, purché esercitato in modo pacifico e senza armi, riveste rango costituzionale e, come è noto, il suo esercizio non è sottoposto ad autorizzazione di sorta. L'articolo 17 della Costituzione prevede soltanto un onere di preavviso alle competenti autorità, dove la riunione si svolga in luogo pubblico.
Secondo la stessa disposizione costituzionale, la riunione può essere vietata solo per comprovati motivi di sicurezza ed incolumità pubblica, e soltanto a condizione che sussista un pericolo concreto e non meramente probabile per la sicurezza o l'incolumità dei cittadini.
Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Alfredo Mantovano.
(4-07004)
Il Viceministro delle infrastrutture e dei trasporti: Mario Tassone.
è in scadenza la concessione per l'esercizio del superenalotto -:
se l'amministrazione dei Monopoli abbia già allo studio il bando per la nuova gara e se il Ministro non intenda illustrare preventivamente i criteri e le modalità di tale nuova gara.
(4-06715)
L'amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato ha fatto presente in proposito che la concessione per l'esercizio del concorso pronostici Enalotto è stata rilasciata alla Sisal Spa con convenzione del 18 gennaio 1996, per una durata di cinque anni, salvo rinnovo di biennio in biennio per non oltre quattro anni.
Tale convenzione è stata rinnovata, con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate del 22 marzo 2001, per un periodo di due anni, a decorrere dal 31 marzo 2001, con riserva di ulteriore automatico rinnovo per il successivo biennio, condizionato all'assolvimento di alcuni adempimenti (incensurabile gestione del servizio e realizzazione di investimenti di carattere gestionale) previsti dallo stesso provvedimento, di fatto osservati dalla società concessionaria.
Ciò posto, la predetta amministrazione ha precisato che, allo stato, non è in corso di predisposizione alcun bando di gara per l'affidamento dei servizi relativi all'esercizio del concorso pronostici Enalotto, essendo stata rinnovata la concessione alla Sisal Spa anche per il biennio 2003-2005.
Il Sottosegretario di Stato per l'economia e per le finanze: Manlio Contento.
venerdì 6 dicembre 2002 una trentaduenne di nazionalità somala, Hassan Kalif Hodan, è deceduta dentro il cortile dell'ospedale Ascalesi per non curanza ed abbandono;
«Genet», questo il soprannome di Hassan, si era presentata la sera di mercoledì 4 dicembre 2002 al pronto soccorso del suddetto ospedale in stato confusionale e con due vistose ferite lacero-contuse, una al sopracciglio, l'altra alla nuca. Diceva di essersele procurate per una caduta;
dopo aver ricevuto la medicazione chirurgica era stata dimessa senza troppa indulgenza, ma Genet non ce la faceva proprio ad uscire da sola, si era adagiata su una sedia nel cortile del pronto soccorso a smaltire la sbornia;
all'alba la guardia giurata di turno l'avvicinava con biscotti e cappuccino; Genet era ancora lì, e ci rimaneva fino alle 17 circa, quando alcuni membri del Forum per il Diritto alla Salute la notavano nello spazio antistante l'ospedale; al primo contatto Genet si mostrava diffidente e disorientata, poi riconosceva una persona del Forum, riprendeva fiducia e incominciava a reagire;
veniva adagiata su una barella; il personale di pronto soccorso veniva subito allertato:
Genet era astenica, l'addome vistosamente gonfio; i rappresentanti del Forum insistevano per farla entrare nelle stanze del pronto soccorso; Genet accettava, dopo un'accesa discussione con il medico che continuava a sostenere l'ipotesi «stato di ubriachezza» a ventiquattro ore ormai dall'arrivo di Genet in ospedale, e riuscivano ad ottenere una disponibilità di ricovero, in barella, per mancanza di posti;
all'una di notte iniziava un imponente episodio di ematemesi, perdeva sangue dalla bocca e, grazie all'intervento di un medico radiologo, veniva ricoverata nel reparto di chirurgia d'urgenza dove, però, decedeva -:
ad avviso dell'interrogante in questo caso si ravvisa un episodio di razzismo nei confronti di una ragazza somala;
se non intenda procedere ad un'opera di sensibilizzazione degli operatori sanitari affinché non abbiano più a verificarsi negli ospedali odiosi episodi di discriminazione razziale.
(4-04918)
Conseguentemente, questa amministrazione ha provveduto a segnalare il caso al competente assessorato, anche al fine di verificare la possibilità di un richiamo degli operatori sanitari ad un comportamento deontologicamente corretto.
Infatti qualora l'organo regionale dovesse accertare condotte disdicevoli dovrà darne opportuna segnalazione all'ordine o collegio professionale di appartenenza.
Per altro verso, questo ministero potrà esaminare se, nell'ambito delle iniziative in tema di educazione continua in medicina, vi siano margini per l'inserimento di programmi di formazione concernenti i rapporti operatori-utenti, in particolare extracomunitari.
In ogni caso, appare ovvio che qualunque iniziativa al riguardo dovrà coincidere
Pertanto sull'episodio, la questura di Napoli, interpellata dall'ufficio territoriale del Governo di Napoli, previa richiesta di questo ministero, ha comunicato quanto segue:
«In riferimento al contenuto dell'interrogazione parlamentare indicata in oggetto, relativa al decesso di una cittadina somala avvenuto in questo capoluogo, si comunicano le notizie acquisite in proposito dalla locale questura.
Si fa presente che alle ore 23,10 del 4 dicembre 2002, presso il pronto soccorso del presidio ospedaliero Ascalesi di Napoli, giungeva, trasportata da un'ambulanza del «118», una persona sconosciuta, di sesso femminile, in stato di etilismo alla quale i medici di turno riscontravano: «ferita lacero contusa regione fronte/parietale destra».
La paziente veniva suturata a cura del personale medico di servizio e, poi, sistemata sul lettino di visita del pronto soccorso dove si addormentava, rimanendovi fino al mattino del giorno 5 dicembre 2002 seguita e controllata dal personale in servizio.
Alle ore 23,00 del giorno successivo, la paziente accusava un improvviso episodio di emorragia digestiva massiva con conseguente stato di shock emorragico e malgrado venisse immediatamente sottoposta a terapia d'urgenza e ad esami strumentali, la stessa decedeva.
Al riguardo veniva informata l'autorità giudiziaria che disponeva il sequestro della cartella clinica e del verbale redatto a carico del primario del reparto chirurgia d'urgenza del citato presidio ospedaliero.
Per quanto riguarda l'identità della donna deceduta che presso l'ospedale aveva dichiarato di chiamarsi Jacson Janet, si rappresenta che personale del centro interregionale di polizia scientifica sottoponeva a rilievi fotosegnaletici la salma.
Le ricerche dattiloscopiche eseguite in campo nazionale consentivano di accertare che la persona risultava fotosegnalata varie volte, con generalità diverse.
In data 7 dicembre 2002, presso l'obitorio dell'Ipogeo, dove giaceva la salma in attesa delle determinazioni dell'A.G., veniva segnalata la presenza della cittadina somala Hassan Kalif Sadsan, nata a Dagaheur, (Etiopia) il 15 settembre 1982, residente a Tivoli alla via Empolitana 182, in regola con le norme di ingresso e soggiorno, che riconosceva nella salma la propria sorella Hassan Kalif Hodan, nata a Dagaheur il 3 novembre 1970.
La predetta riferiva, in quella circostanza, che la sorella deceduta soffriva di problemi psichici e che spesso si allontanava da Tivoli, per portarsi in questo capoluogo».
Il Sottosegretario di Stato per la salute: Cesare Cursi.
il 2 luglio 2003 un consigliere comunale di Forza Italia del comune di Abano Terme ha ricevuto una lettera minatoria contenente una esplicita minaccia di morte;
sempre il 2 luglio 2003 ad un consigliere comunale dei DS del comune di Vigonza veniva incendiata l'auto mentre era parcheggiata presso la sua abitazione e che solo per una fortunata coincidenza le fiamme non si sono propagate all'abitazione dell'esponente politico -:
se il Ministro sia a conoscenza dei gravi episodi intimidatori ai danni dei due consiglieri comunali;
se il Ministro, vista la frequenza di episodi di questo genere nella provincia di Padova, non intenda porre in essere misure concrete volte a prevenire il verificarsi di tali intimidazioni;
quali garanzie sono state messe in atto per tutelare i consiglieri comunali vittime dei gravi atti intimidatori.
(4-06830)
Le indagini svolte non hanno consentito di individuare gli autori del gesto, che potrebbe essere legato all'incarico, ricoperto dallo stesso dottor Massarotti, di coordinatore della sottocommissione comunale terme e turismo, la quale sta definendo un progetto per la realizzazione di un centro di studi chimici sulle cure termali.
Le indagini esperite non hanno sinora consentito di individuare i responsabili neppure dell'altro episodio cui fa riferimento l'interrogante, consistito nel tentativo, eseguito la notte del 1o luglio scorso a Vigonza (PD), di dare alle fiamme l'autovettura del consigliere comunale dei DS Riccardo Scarso.
L'incendio ha prodotto danni limitati a causa della scarsa infiammabilità del liquido utilizzato (gasolio).
Secondo gli investigatori l'atto intimidatorio potrebbe essere collegato alle attività della vittima quale dirigente di una squadra di calcio locale; si è accertato, infatti, che nei giorni precedenti l'episodio in questione vi erano state tensioni tra lo stesso dirigente sportivo ed i responsabili di altri club calcistici della zona, dopo che questi aveva tesserato alcuni giovani, promettenti calciatori, sottraendoli ad altre società sportive.
Nessuno dei due episodi è stato oggetto di rivendicazione, né sono, comunque, emersi obiettivi risvolti politici.
La esposizione a rischio delle vittime dei due atti di intimidazione è stata oggetto di esame anche in sede di riunione tecnica di coordinamento delle forze di polizia della provincia, all'esito della quale non sono emersi elementi sufficienti a richiedere l'adozione di misure di protezione personale.
Più in generale, il Governo non sottovaluta il significato degli atti di vandalismo o di intimidazione ai danni di amministratori locali, di titolari di funzioni pubbliche, di sedi di uffici pubblici, di partiti o di forze politiche, anche quando hanno carattere solo dimostrativo o simbolico e non sono tali da produrre danni di rilievo.
Si tratta, comunque, di atti che puntano a condizionare con metodi violenti la normale dialettica democratica ed il corretto svolgimento delle funzioni amministrative, e che potrebbero degenerare in più gravi atti di intolleranza.
Occorre, però, riconoscere la obiettiva impossibilità sia di un'attività di prevenzione capace di impedire in assoluto il ripetersi di atti del genere, che possono rivolgersi ad un numero altissimo di possibili obiettivi in ogni parte del Paese, sia di un'attività di repressione capace di individuare in ogni caso i responsabili di gesti che non richiedono particolari capacità operative o sforzi organizzativi, né modalità e tempi di esecuzione che espongano a rischi concreti di essere individuati.
Si assicura, comunque, che la protezione degli amministratori locali, nonché, nella misura del possibile, dei loro familiari e dei loro beni, così come di tutte le persone esposte a rischio a causa delle funzioni esercitate, nonché delle sedi di uffici pubblici, di partiti, di circoli e di movimenti politici, costituisce una delle priorità dei servizi di controllo del territorio svolti dalle forze dell'ordine in ogni regione del Paese secondo una programmazione definita provincia per provincia.
Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Alfredo Mantovano.
l'isola spagnola di Formentera ormai da anni è diventata meta di numerosi italiani che nel mese di agosto costituiscono la quasi totalità della popolazione turistica;
anche durante gli ultimi mesi estivi, come per lo scorso anno, sono state segnalate, a danno dei nostri connazionali, da parte di membri della locale polizia, ripetute azioni di intimidazione con perquisizioni
la Polizia locale dovrebbe garantire tranquillità e ordine anche ai turisti, invece di minacciare denunce e fermi di polizia ingiustificati, ma resi temibili dalla divisa indossata;
è stato informato del ripetersi di tali spiacevoli situazioni, anche il Console italiano a Barcellona - Dott.ssa Sgarbi - che ha garantito un suo tempestivo intervento -:
se non ritenga opportuno indirizzare, alle competenti Autorità spagnole, una richiesta di chiarimenti sugli spiacevoli episodi verificatisi, al fine di poter conoscere le motivazioni di tali apparenti anomali comportamenti della locale polizia avverso i nostri conterranei anche per evitare che in futuro, ripetendosi tale atteggiamento intimidatorio, vi possano essere attriti difficilmente gestibili.
(4-07477)
Al momento i risultati dell'indagine, che lo stesso rappresentante del governo centrale spagnolo aveva assicurato, non sono ancora pervenuti. Risulta peraltro che in uno dei casi presi in considerazione si poteva configurare sulla base della normativa spagnola una infrazione amministrativa, non essendo stata richiesta dagli interessati la prevista autorizzazione per lo svolgimento di un evento sociale in una residenza privata.
I connazionali interessati sono in contatto con il consolato generale e sono costantemente informati degli sviluppi della vicenda.
Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri: Roberto Antonione.
con decreto del 13 dicembre 1999 è stata disposta la diminuzione dal 10 all'8 per cento dell'aggio corrisposto ai raccoglitori del gioco del lotto, violando una precisa norma di legge che dava facoltà al Governo di fissare l'aggio ad un livello non inferiore al 10 per cento né superiore al 12 per cento;
quasi contemporaneamente venivano adottati decreti riduttivi dell'aggio per la vendita delle schede abilitanti il gioco del lotto telefonico fino al 50 per cento di quello normalmente praticato sulla raccolta in ricevitoria e misure di ampliamento della rete senza concordare con la categoria il livello di riscossione media da garantire a chi già svolgeva la funzione di raccoglitore del gioco, così come prescrive la legge;
questo avveniva prima che si concludesse il dibattito sulla legge finanziaria 2000 nel corso del quale, alla pretesa del Ministro di reperire in tal modo i 350 miliardi necessari alla elevazione delle pensioni sociali minime, erano state opposte soluzioni più conformi al testo di legge varato poi dalla «Finanziaria» stessa;
a nulla valse il ripetuto motivato avvertimento da parte di autorevoli rappresentanti
prevalsero invece le esigenze di «blindatura» che da qualche anno a questa parte caratterizzano il varo di «corpus iuris» di rilevanza politica per la sola azione di Governo;
ora le schede per il gioco del lotto a mezzo telefonico non vengono vendute, tanto è vero che con un ulteriore e, a giudizio dell'interrogante, infausto decreto direttoriale (25 luglio 2000, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 19 agosto 2000) è stata attribuita alla società di gestione l'emissione e la vendita diretta di tali schede «per scopi promozionali», escludendo quindi ricevitori ex lottisti e tabaccai abilitati da una prerogativa loro concessa dalla legge;
in materia non si possono invocare, come impropriamente si è fatto a proposito del decreto ministeriale succitato, abrogazioni tacite richiamando a supporto di tali tesi un ambiguo parere del Consiglio di Stato che, peraltro, dovrebbe poi giudicare sulla stessa questione, per ora dedotta innanzi al livello giurisdizionale di prima istanza;
ciò che è più grave è che quest'anno, secondo i dati di questi primi 8 mesi, il gettito del gioco del lotto sarà inferiore di 3.500 miliardi:
cosa ritenga di fare il Ministro in indirizzo per correggere ciò che all'interrogante appare un clamoroso errore di rotta certamente non imputabile né ai videogiochi, come si cerca già da tempo di accreditare da qualche parte, né a disaffezioni temporanee a favore di altri giochi che, peraltro, non vanno meglio;
se non si intenda provvedere subito a rispettare il dettato della legge, ancora vigente, che suggerisce di elevare l'aggio e contenere lo sviluppo della rete di raccolta quando non si è in grado di assicurare la redditività media conseguita in un certo momento storico dai ricevitori della rete esistente.
(4-01352)
In particolare il valore delle giocate, nell'anno 2001, è stato pari a circa 7.345 miliardi di euro, a fronte di 7.349 miliardi di euro dell'anno 2000.
Nell'anno 2002, invece, si è riscontrato un aumento del 7 per cento rispetto all'anno precedente che ha determinato, pertanto, un valore complessivo delle giocate pari a 7.863 miliardi di euro.
La citata amministrazione, in relazione a tali dati, ha evidenziato che la raccolta media delle ricevitorie, e la conseguente redditività, nell'anno 2001 è stata ampiamente superiore a quella stabilita d'intesa con le organizzazioni sindacali di categoria quale parametro di riferimento valutativo per l'ulteriore ampliamento della rete di raccolta (500 milioni di lire di raccolta, fissati con decreto direttoriale dei 30 dicembre 1999).
Rete di raccolta che, nell'anno di riferimento, è stata implementata con l'attivazione di nuove 9000 ricevitorie ed ha raggiunto, al 31 dicembre, il numero di circa 24.000 punti.
Successivamente, nel corso dell'anno 2002, si è conclusa la fase di ampliamento della stessa rete di raccolta del gioco del lotto con l'attivazione di circa 4.600 nuove ricevitorie.
Per quanto concerne, infine, l'aggio corrisposto ai ricevitori, lo stesso è, attualmente, fissato all'8 per cento con decreto dei Ministro delle finanze 13 dicembre 1999, n. 474, emanato ai sensi dell'articolo 16 della legge 13 maggio 1999, n. 133, che stabiliva, appunto, la competenza del Ministro a disciplinare la corresponsione di aggi, diritti e proventi dovuti a qualsiasi titolo con riferimento ad ogni tipo di gioco, concorso pronostici e scommesse.
Il Sottosegretario di Stato per l'economia e per le finanze: Manlio Contento.
i comuni di Cordignano, Castelfranco Veneto, Possagno (Treviso) e Dueville (Vicenza) hanno recentemente approvato una mozione concernente l'applicazione della normativa in materia di igiene dei prodotti alimentari anche alle associazioni di lucro operanti senza fini di lucro;
nonostante sia certamente necessaria una corretta prassi sanitaria durante l'organizzazione di tutte le manifestazioni enogastronomiche, le associazioni senza fini di lucro e le pro loco non possono per questo essere equiparate alla ristorazione privata poiché a fronte delle normative del settore risulta di fatto impraticabile ogni e qualsiasi attività di ristorazione se non condotta in forma professionale e con grande dispendio di risorse ed energie;
dal 1 aprile 2000 sono in vigore le pesanti sanzioni (pena fino a 4 anni e multa fino a 40 milioni di lire) di cui al decreto legislativo n. 155 del 1997 in materia di «Igiene dei prodotti alimentari». Tale norma risulta di fatto limitativa per lo svolgimento delle normali attività organizzate da associazioni che operano a favore della cittadinanza senza fini di lucro e nel più completo spirito di servizio, rischiando di determinare, la scomparsa delle manifestazioni legate alla valorizzazione delle produzioni tipiche, causando già da subito una drastica limitazione delle iniziative solidaristiche e del volontariato e penalizzando così tutte le attività collaterali per la promozione del territorio;
inoltre l'attività di formazione dei dirigenti di pro loco e di associazioni senza fini di lucro, comunque svolta con la massima puntualità, non potrà dare applicazione a quanto previsto dalle nuove normative a motivo della loro stessa complessità oltre che determinare ulteriori costi aggiuntivi;
in materia fiscale l'articolo 25 della legge 13 maggio 1999 recante «Disposizioni in materia di perequazione, razionalizzazione e federalismo fiscale», e la successiva circolare del Ministero delle finanze n. 43/E dell'8 marzo 2000 hanno, di fatto, confermato la limitata attenzione del legislatore in materia di associazioni senza scopo di lucro e di pro loco, limitando la piena applicazione del comma 1 del suddetto articolo unicamente alle sole società sportive;
in particolare, il comma 1 del citato articolo 25 recita: «Non concorrono a formare il reddito imponibile se percepiti in via occasionale e saltuaria, e comunque per un numero non superiore a due eventi per anno e per un importo non superiore al limite annuo fissato con decreto del Ministero delle finanze (lire 100 milioni): proventi realizzati dalle società nello svolgimento delle attività commerciali connesse agli scopi istituzionali e proventi realizzati per il tramite di raccolte fondi effettuate con qualsiasi modalità»;
si ritiene che quanto previsto dal comma 1 dell'articolo 25 della suddetta legge n. 133 del 1999 possa trovare specifica applicazione anche a favore delle pro loco, come già disposto dalla legge n. 62 del 1992, a norma della quale: «Alle associazioni senza fini di lucro e alle associazioni pro loco si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui alla legge 16 dicembre 1991, n. 398, a favore delle società sportive»;
l'applicazione di tali attuali normative, per finalità igienico-sanitaria e fiscale, rischia di frenare l'attività di volontariato che con grande spirito di dedizione, sacrificio ed altruismo, spesso in sinergia e collaborazione con istituzioni ed enti pubblici quali i comuni e le comunità montane, nel più disinteressato servizio, ha dato e può ancora dare molto con notevoli risultati a favore della cittadinanza nel settore della promozione della cultura locale, delle tradizioni, delle produzioni tipiche e del turismo del territorio in cui operano -:
quali iniziative si intendano adottare al fine di consentire ulteriori snellimenti burocratici a favore delle pro loco e delle
(4-01393)
In particolare, per quanto concerne l'auspicata estensione alle associazioni pro-loco della disposizione agevolativa a favore delle associazioni sportive dilettantistiche contenuta nell'articolo 25 della legge 13 maggio 1999, n. 133, si osserva che l'articolo 25, comma 1-bis, della legge n. 133 del 1999 - come modificato dall'articolo 37, comma 2, lettera a), della legge 21 novembre 2000, n. 342 e, successivamente, dall'articolo 33, comma 5, della legge 23 dicembre 2000, n. 388 - ha disposto che anche per le associazioni pro-loco non concorrono a formare il reddito imponibile, per un numero di eventi complessivamente non superiore a due per anno e per un importo non superiore a lire 250.000 euro per periodo di imposta, i proventi realizzati nello svolgimento di attività commerciali connesse agli scopi istituzionali, nonché i proventi realizzati per il tramite della raccolta pubblica di fondi effettuata in conformità all'articolo 108, comma 2-bis, lettera a), del Testo unico delle imposte sui redditi (approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917), in materia di formazione del reddito complessivo.
Con circolare n. 21 del 22 aprile 2003, l'Agenzia delle entrate ha precisato che l'elevazione a 250.000 euro stabilita dall'articolo 90, comma 2, della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (legge finanziaria per il 2003), si applica anche alle associazioni senza fine di lucro, ai sensi dell'articolo 9-bis del decreto-legge 30 dicembre 1991, n. 417 (convertito dalla legge 6 febbraio 1992, n. 66).
Inoltre, le associazioni di volontariato di cui alla legge 11 agosto 1991, n. 266, iscritte nei registri istituiti dalle Regioni e dalle Province autonome di Trento e Bolzano, quali Onlus di diritto (ai sensi dell'articolo 10, comma 8, del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460), e le associazioni senza fini di lucro (in possesso dei requisiti previsti dal citato articolo 10 del decreto legislativo n. 460 del 1997), che abbiano assunto la qualifica di Onlus, possono beneficiare delle disposizioni agevolative contenute nell'articolo 108, comma 2-bis, lettera a), del Tuir, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 (in virtù del rinvio che l'articolo 26 del decreto legislativo n. 460 del 1997 opera per le Onlus, in particolare alle norme dell'articolo 2).
L'articolo 108, comma 2-bis, lettera a), prevede che non concorrono alla formazione del reddito i fondi pervenuti a seguito di raccolte pubbliche effettuate occasionalmente, in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze, nonché i contributi corrisposti da amministrazioni pubbliche per lo svolgimento di attività aventi finalità sociali.
Per quanto attiene l'applicazione della normativa in materia di igiene dei prodotti alimentari durante le manifestazioni enogastronomiche, il ministero della salute ha fatto presente che le disposizioni contenute nel decreto legislativo 26 maggio 1997, n. 155, in attuazione di apposite direttive comunitarie concernenti l'igiene dei prodotti alimentari, hanno la finalità di assicurare la sicurezza e la salubrità degli alimenti per tutelare il consumatore.
Il citato Dicastero ha evidenziato che, per soddisfare le esigenze di alcuni operatori, è stata prevista l'individuazione, da parte delle Regioni e delle Province autonome, di industrie alimentari nei confronti delle quali adottare misure dirette a semplificare le procedure del sistema Hazard analysis and critical control points (Haccp), ai sensi dell'articolo 10, comma 5, della legge 21 dicembre 1999, n. 526. Detto sistema è finalizzato all'analisi preventiva dei rischi che un alimento incontra nel corso della sua preparazione, nonché al controllo in ogni punto, fase o procedura, posizione
Il Sottosegretario di Stato per l'economia e per le finanze: Daniele Molgora.
il testo unico delle imposte sui redditi di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, all'articolo 5, comma 1, prevede che: «I redditi delle società semplici, in nome collettivo e in accomandita semplici residenti nel territorio dello Stato sono imputati a ciascun socio, indipendentemente dalla percezione, proporzionalmente alla sua quota di partecipazione agli utili»;
dalla applicazione della norma, laddove recita «indipendentemente dalla percezione», discende ad avviso dell'interrogante un'iniquità;
esistono migliaia di persone che non hanno percepito alcun dividendo, sia perché non è stato loro liquidato, sia per fallimento della società, per colpa di amministratori disonesti, per mancato reddito della attività contestata dalla amministrazione in contenzioso e per tante altre ragioni;
esistono persino casi in cui persone sprovvedute hanno accettato l'attribuzione di quote sociali a titolo gratuito e hanno prestato il proprio nome -:
se nell'ambito della annunciata riforma fiscale, non intenda valutare l'opportunità di procedere all'abrogazione, della norma richiamata, dell'inciso «indipendentemente dalla percezione», posto che lo Stato comunque non verrebbe a perdere il dovuto in quanto la responsabilità rimane sempre in capo a chi ha materialmente percepito le somme.
(4-04535)
Al riguardo si osserva che il dettato contenuto nella disposizione in argomento reca «il principio della tassazione per trasparenza» generalmente applicato dall'ordinamento tributario per la tassazione dei redditi delle società di persone.
In particolare, l'accoglimento della «trasparenza» nell'ambito dell'imposizione reddituale impone l'imputazione proporzionale degli utili societari direttamente in capo ai soci, senza tenere conto della effettiva percezione degli utili stessi, attribuendo, in buona sostanza, rilievo al solo fatto della produzione; il reddito imponibile non viene, pertanto, collegato agli utili percepiti effettivamente dai soci, bensì agli utili prodotti dalla società.
Tale impostazione viene usualmente identificata con la denominazione di «teoria della produzione», ad indicare che ai fini delle ricostruzione oggettiva del presupposto d'imposta si dà rilievo al fatto della produzione di un determinato reddito.
Quanto, in particolare, alla richiesta di adozione di un metodo di imposizione in base al quale il reddito attribuito direttamente e proporzionalmente ai soci divenga imponibile «soltanto al momento della effettiva percezione», si evidenzia che detta scelta non risulta frequentemente attuata negli ordinamenti tributari di altri Paesi, in quanto, ben potendo l'adozione ditale metodo consentire un differimento sine die dell'imposizione, la sua applicazione sembrerebbe contrastare con ragioni di carattere pragmatico che, evidentemente, sono
Occorre, peraltro, segnalare che la legge delega per la riforma del sistema fiscale statale dispone l'adozione opzionale del regime di trasparenza, anche da parte delle società di capitali, nonché delle società a responsabilità limitata a ristretta base societaria al verificarsi di determinate condizioni (articolo 4, comma 1, lettera h) della legge 7 aprile 2003, n. 80). Tali previsioni hanno trovato successiva conferma negli articoli 116 e 117 dello schema di decreto legislativo concernente la riforma dell'imposizione sul reddito delle società attuativo dell'articolo 4 della predetta legge delega.
Il Sottosegretario di Stato per l'economia e per le finanze: Daniele Molgora.
il progressivo venir meno della coscrizione obbligatoria pone in assoluto risalto il ruolo dei volontari temporanei e dei riservisti nelle forze armate, in particolare in quei ruoli ausiliari e di supporto o specializzazione specifica che possano risultare molto utili all'impiego, anche sotto il profilo economico, per l'amministrazione della difesa;
in particolare l'Esercito italiano ha per primo efficacemente utilizzato anche normative già esistenti per mettere a sistema un'organizzazione utile al fine di attingere ai propri riservisti o nuovi soggetti particolarmente specializzati, da impiegarsi in Italia e all'estero, integrandoli nell'apparato ordinario della forza armata;
purtroppo a queste validissime iniziative non sempre è seguita una costante attenzione ministeriale alla valorizzazione di quei soggetti, in particolare ufficiali di complemento, che hanno svolto corsi di richiamo, avanzamento e specializzazione -:
perché, a fronte del grande dinamismo dello Stato Maggiore Esercito nel curare i rapporti con la nuova riserva selezionata o i propri ufficiali di complemento già richiamati, la direzione generale del personale esercito proceda con eccessiva lentezza negli avanzamenti di grado previsti da Tenente a Capitano così come da Capitano a Maggiore ed oltre ancora, accumulando ritardi ingiustificati anche di oltre dieci anni, nella convocazione per le visite mediche e nella predisposizione delle relative aliquote di avanzamento al grado militare superiore degli ufficiali già richiamati che, tra l'altro, non superano le poche centinaia di unità con l'effetto di demoralizzare ed allontanare individui particolarmente idonei e legati alla forza armata di appartenenza, originando per giunta assurde sperequazioni con quei nuovi soggetti che sono stati nominati ufficiali sulla base della nuova organizzazione di reclutamento.
(4-07195)
Tale norma, infatti, stabilisce che l'amministrazione difesa determini, in relazione alle prevedibili esigenze di mobilitazione da soddisfare, le aliquote di ruolo degli ufficiali in ausiliaria, di complemento e della riserva per la formazione dei relativi quadri di avanzamento.
Successivamente, in fase di avanzamento, si procede alla valutazione dei requisiti fisici, morali, di carattere, intellettuali, culturali e professionali, previsti dall'articolo 8 del decreto legislativo n. 490 del 1997.
Gli ufficiali, inoltre, devono aver frequentato i corsi di aggiornamento o di istruzione, ovvero devono aver soddisfatto i requisiti (comando/servizio o esperimenti
È appena il caso di sottolineare, peraltro, che il possesso dei requisiti di cui alla citata tabella, non costituisce un diritto autonomo od automatico alla promozione al grado superiore, bensì una mera condizione, sebbene necessaria, che deve essere soddisfatta nel caso in cui l'aliquota di avanzamento sia effettivamente formata, in linea con i criteri sopra esposti.
Le promozioni in argomento, pertanto, sono finalizzate a soddisfare esigenze funzionali non altrimenti ripianabili, là dove si verifichino situazioni di necessità tali da rendere opportuna la loro attivazione.
È ovvio che le esigenze di mobilitazione determinano risultati variabili, non solo riguardo ai tempi di avvio delle procedure, ma anche con riferimento all'entità dei contingenti da richiamare e, di conseguenza, al numero delle promozioni suppletive da effettuare.
In tale quadro normativo la competente direzione generale per il personale militare procede alla valutazione ed alla promozione degli ufficiali provenienti dalla categoria del congedo o dalla cosiddetta «riserva selezionata», solo sulla base delle effettive necessità - rappresentate dagli Stati maggiori di forza armata - di disporre di un determinato numero di promozioni nel grado superiore, secondo una valutazione propriamente discrezionale.
È evidente che tali presupposti determinano, di fatto, l'impossibilità ad assicurare una completa progressione di carriera per tutti gli Ufficiali in questione.
Per quanto concerne, in ultimo, i termini del procedimento di avanzamento, si osserva che essi decorrono dalla formalizzazione delle citate esigenze per concludersi con l'emissione formale dei decreti di promozione, entro un termine non inferiore a cinque mesi, a decorrere dal momento in cui gli Enti territoriali completano l'inoltro della prevista documentazione.
Il Ministro della difesa: Antonio Martino.
è diffuso ed incontestato il giudizio che il sistema di raccolta e di gestione delle scommesse (attivato relativamente alle scommesse sportive con i commi 229, 230 e 231 dell'articolo 3 della legge 28 dicembre 1995 n. 549, e sue integrazioni e conseguente decreto del Ministro delle finanze n. 174 del 2 giugno 1998, e relativamente alle scommesse ippiche dai commi 77 e 78 dell'articolo 3 della legge 23 dicembre 1996, n. 662 e dal decreto legislativo n. 169 dell'8 aprile 1998) ha dato risultati fallimentari sotto il profilo organizzativo ed economico sia per i concedenti, sia per i concessionari, sia per l'Erario;
la formazione del suddetto quadro normativo è stata influenzata dalla evidente volontà di salvaguardare gli interessi dei pochi che avevano operato nel settore delle scommesse fino ad allora, godendo di una posizione privilegiata. Infatti:
a) la gestione delle scommesse sugli esiti degli eventi sportivi è stata riservata nel periodo transitorio iniziale (giugno 1998 - dicembre 2000) ai 329 agenti ippici già operanti, i quali avevano tentato in precedenza di occupare in esclusiva tutte le aree geografiche possibili;
b) sempre a vantaggio dei precedenti concessionari, è stata inserita nei bandi una norma eccezionale che precludeva a società possedute da istituzioni finanziarie o da altra società la possibilità di concorrere alle gare, pur essendone nota la composizione del capitale sociale; di fatto tale limitazione ha impedito ai più importanti allibratori comunitari o a operatori finanziari di partecipare alle gare pur essendo interessati a tali attività;
c) ai 329 agenti ippici è stata rinnovata con effetto dal 1 gennaio 2001, la concessione per le scommesse ippiche, senza che fosse loro richiesto di concorrere a bandi di gara;
tale fallimento si manifesta attraverso i seguenti dati di fatto:
a) i concedenti, ossia il Coni e l'Unire, quali enti beneficiari dello svolgimento in monopolio legale delle attività di gestione scommesse, non sono in grado di riscuotere i crediti che avevano iscritto nei propri bilanci di previsione nella convinzione, rivelatasi a posteriori ottimistica e immotivata, che i concessionari fossero in grado di assolvere i minimi garantiti dichiarati, nonché di integrare le garanzie rilasciate e di promuovere la diffusione della raccolta di scommesse sulla rete allargata;
b) molti concessionari non riescono a raccogliere volumi di scommesse sufficienti a coprire gli oneri di gestione ed a consentire il versamento di quanto da loro dovuto ai concedenti;
c) oltre la metà dei concessionari dovrà quindi interrompere forzatamente la propria attività, compromettendo i livelli occupazionali e provocando dissesti a catena a danno di imprese che operano nel settore e perdite di gettito anche per l'erario, obbligando il lancio di nuove gare il cui esito sarà sicuramente modesto visti i precedenti;
la Commissione delle Comunità europee ha notificato allo Stato italiano la diffida SG2001 d 290192 con cui veniva contestato il rinnovo delle concessioni per le scommesse ippiche precedenti al 31 dicembre 2000 senza metterle a bando, e l'attuazione di provvedimenti che di fatto hanno discriminato altri operatori comunitari;
le aliquote di prelievo lordo (ivi comprese quelle relative all'imposta unica) sono state determinate solamente attraverso un decreto ministeriale; il provvedimento amministrativo del Ministro è stato motivato dichiarando che lo stesso aveva come obiettivo principale il contrasto della raccolta di scommesse da parte di allibratori non titolari di concessione, obiettivo non raggiunto;
l'ampia diffusione di internet manifestatasi nel settore - ed in dimensioni inaspettate per le Amministrazioni pubbliche italiane ed estere, oltre che per gli stessi operatori nazionali ed internazionali - contemporaneamente all'avvio del nuovo regime (autunno 1999 primavera 2000), ha inserito il mercato italiano delle scommesse in quello mondiale, vincolandolo di fatto alle sue regole; gli scommettitori cercano le offerte più vantaggiose e gli italiani trovano conveniente rivolgersi all'estero dove i soggetti autorizzati sopportano oneri notevolmente inferiori e propongono quindi offerte più convenienti;
ilMinistro dell'economia e delle finanze nella recente risposta all'interrogazione parlamentare n. 5-00191 del 9 ottobre 2001, ha riconosciuto che il flusso delle scommesse trasmesse via internet costituisce una forma di concorrenza sleale, però non perseguibile sotto un profilo legale, che inequivocabilmente ha recato grave danno ai concessionari;
l'afflusso delle scommesse verso l'estero per i motivi sopra individuati, nonché alcuni inadempimenti degli enti concedenti, le difficoltà tipiche della fase d'avvio ed eccessi d'ottimismo da parte di alcuni partecipanti alle gare hanno impedito di raggiungere gli incrementi di volumi preventivati dal Coni, dall'Unire, dall'Agenzia delle Entrate e da moltissimi concessionari; conseguentemente la maggioranza dei concessionari ha attivato collegi arbitrali, in conformità alle disposizioni contenute nelle convenzioni regolanti le scommesse, sia ippiche sia sportive, con lo scopo di ottenere non solo il riconoscimento della non «debbenza» dei minimi garantiti, ma anche del diritto al risarcimento dei danni subiti;
con decreto prot. n. 2001/82045 del 28 maggio 2001, il Ministero dell'economia e delle finanze, resosi conto dello stato di crisi del settore e delle cause eccezionali che la hanno provocata, ha sospeso fino al 15 dicembre 2001, la riscossione dell'imposta unica; tale rinvio sarebbe stato giustificato ed utile se nel periodo tra l'emanazione del decreto e la scadenza della sospensione l'Agenzia delle entrate avesse attivato i provvedimenti migliorativi della
non essendo intervenuti gli auspicati e previsti provvedimenti, la maggioranza dei concessionari non sarà nelle condizioni di assolvere l'imposta unica alla prossima scadenza del 15 dicembre 2001, in conseguenza del fatto che non sono stati posti in essere i provvedimenti di natura operativa di cui sopra;
continuano ad essere esercitate forme di discriminazione a vantaggio dei vecchi concessionari, ai quali non viene intimato il rilascio delle specifiche garanzie previste come condizione essenziale per il rinnovo della concessione -:
se il ministro interrogato non ritenga di assumere le opportune iniziative anche normative al fine di:
a) adeguare le aliquote di prelievo lordo, comprensive dell'imposta unica e delle quote da assegnare ai concedenti, Coni ed Unire, a quelle in concreto praticate nella Comunità europea, ove operano gli allibratori che ricevono scommesse tramite internet da scommettitori italiani. Da tenere presente che questi allibratori sono prevalentemente ubicati in Austria e nel Regno Unito. In questo ultimo Stato, che per tradizione è il più attivo e rappresentativo nel settore, le autorità fiscali competenti hanno da ottobre abbassato le aliquote di prelievo in forza di provvedimenti assunti in marzo e sono così riuscite a riportare sul proprio territorio gli allibratori che nei mesi precedenti avevano trasferito le proprie sedi operative off shore (Gibilterra, Malta ed altre);
b) concentrare tutta l'attività di gestione di scommesse e pronostici tradizionalmente gestite dal Coni e dall'Unire, sotto il controllo della costituenda Agenzia dei giochi, oppure in alternativa; individuare norme che disciplinino l'attività del Coni nel settore delle scommesse e dei pronostici obbligando tale ente a rispettare principi di economicità, di trasparenza, di efficienza e di correttezza nei confronti dei concedenti e del mercato, restituire all'Unire il proprio ruolo operativo tradizionale, sottrattole dai commi 77 e 78 dell'articolo 3 della legge 23 dicembre 1996 n. 662, e dal decreto n. 169 del 8 aprile 1998, e disciplinarne l'attività nel rispetto dei principi di economicità, di trasparenza, di efficienza e di correttezza nei confronti dei concedenti e del mercato, imporre ai due suddetti enti di adeguare le proprie uscite alle somme delle entrate ottenute dallo svolgimento delle attività di gestione di scommesse e pronostici e dei contributi certi che gli enti pubblici, nazionali e regionali, si siano impegnati ad erogare loro e limitare il ruolo della nuova struttura dei giochi a funzioni di supervisione e controllo, al fine di tutelare le esigenze di interesse generale e contrastare i rischi di criminalità e frode;
c) adeguarsi alle diffide comunitarie e quindi revocare le concessioni attribuite ai 329 concessionari senza ricorrere a procedura concorsuale e metterle a gara, qualora siano considerati correttamente motivati i rilievi mossi dalla Commissione della Comunità europea;
d) eseguire, a tutela degli interessi erariali, il provvedimento di immediata sospensione della concessione nei confronti dei concessionari cui è stata rinnovata senza partecipare ai bandi, nell'eventualità in cui gli stessi non rilasciassero tempestivamente le garanzie richieste dall'Agenzia delle entrate, come precisato negli atti loro notificati e che per ora non hanno dato risultato alcuno;
e) sospendere immediatamente la concessione ai soggetti che non hanno ancora rilasciato la fideiussione e che sono debitori verso l'erario per mancati versamenti, con il duplice obbiettivo di eliminare almeno in parte le discriminazioni che sono oggi in essere tra i concessionari, e recuperare risorse dovute e necessarie
f) promuovere la predisposizione di un testo unico in materia penale ed amministrativa che disciplini in maniera organica tutto il settore (case da gioco, bingo, videopoker, scommesse, lotterie, concorsi pronostici, lotto ed altro), superando le inefficienze conseguenti all'esistenza di sovrapposizioni di adempimenti e di funzioni di controllo tra organi del Ministero dell'economia e delle finanze e le questure;
g) intervenire sugli enti concedenti affinché, in attesa della definizione transattiva delle controversie, sospendano la riscossione coattiva degli importi la cui richiesta appare ingiustificata alla luce delle circostanze in precedenza esposte, anche perché tali azioni esecutive determinerebbero l'immediato collasso della maggioranza della rete;
h) sopperire, con contributi straordinari, alle esigenze finanziarie transitorie del Coni e dell'Unire, nell'attesa che questi ultimi possano disporre di adeguati flussi di entrate provenienti da una rete di raccolta ripristinata e resa efficiente con l'attuazione degli interventi ipotizzati.
(4-01686)
L'interrogante ha, altresì, prospettato i conseguenti rischi per i livelli occupazionali delle imprese che operano nel settore, nonché il possibile accentuarsi dello spostamento del mercato delle scommesse verso operatori esteri.
Al riguardo, l'amministrazione autonoma dei monopoli di Stato ha fatto presente quanto segue.
L'articolo 8, comma 10 del decreto legge 24 giugno 2003, n. 147, convertito, con modificazioni, nella legge 1o agosto 2003, n. 200, prevede che, a far data dal 1o gennaio 2003, con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro delle politiche agricole e forestali, è disposta la riduzione dell'aliquota dell'imposta unica sulle scommesse ippiche di cui all'articolo 4, comma 1, lettera b, numero 2), del decreto legislativo 23 dicembre 1998, n. 504, in misura necessaria a consentire un aumento medio di 4,58 punti, quanto alle scommesse sportive a totalizzatore nazionale e di 2,60 punti, quanto alle scommesse sportive a quota fissa, nonché un aumento medio di 4,82 punti, quanto alle scommesse ippiche a totalizzatore nazionale e di 5,26 punti, quanto alle scommesse ippiche a quota fissa, della misura percentuale del corrispettivo spettante ai concessionari per il servizio di raccolta delle scommesse.
Si prevede altresì che con il medesimo decreto l'aliquota dell'imposta unica relativa alle scommesse di cui all'articolo 4, comma 1, lettera b), numero 1) del citato decreto legislativo n. 504 del 1998 è ridotta al 22,5 per cento. I decreti in argomento sono in corso di perfezionamento.
Il comma 13, del predetto articolo 8, del decreto legge n. 147 del 2003 stabilisce che, ferme le attribuzioni di rispettiva competenza dei Ministri e dei ministeri dell'economia e delle finanze e delle politiche agricole e forestali, nonché dell'Unire, limitatamente alle concessioni in atto alla data di entrata in vigore del regolamento emanato ai sensi dell'articolo 3, comma 78, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, sono attribuiti in via esclusiva all'Unire i compiti relativi alla gestione delle predette concessioni, ivi compresi quelli di adozione di ogni provvedimento amministrativo conseguente, anche di natura cautelare.
In merito alla procedura di infrazione avviata dalla Comunità europea per l'assegnazione delle concessioni rinnovate, ai sensi dell'articolo 25 del decreto del Presidente della Repubblica 8 aprile 1998, n. 169, senza una preventiva gara pubblica, si osserva che l'articolo 8 del citato decreto
Anche l'adozione di eventuali provvedimenti di sospensione delle concessioni rinnovate ai sensi del citato articolo 25 per l'omessa produzione delle prescritte fideiussioni costituisce un'iniziativa rimessa alla competenza dell'Unire. Inoltre, non risultano allo stato altri concessionari che non abbiano prodotto la garanzie richieste dalla normativa vigente.
Per quanto concerne la proposta di elaborare un testo unico in materia di giochi, si fa presente che l'amministrazione dei monopoli ha già iniziato ad elaborare il provvedimento.
Anche la proposta di sospendere la riscossione coattiva degli importi dovuti agli enti concedenti, in presenza dei presupposti di legge e comunque per consentire la definizione delle procedure transattive in corso, non può che trovare consensi. Infatti prima il decreto legge 24 settembre 2002, n. 209, convertito dalla legge 22 novembre 2002, n. 265, e successivamente i decreti legge 21 marzo 2003, n. 45, non convertito e 24 giugno 2003, n. 147, convertito dalla legge del 1o agosto 2003, n. 200, hanno sospeso gli effetti dei provvedimenti, determinanti la cessazione dei rapporti di concessione, adottati sulla base del decreto interdirigenziale 6 giugno 2002.
In ordine alla proposta di concedere contributi straordinari al Coni e all'Unire si fa presente che l'articolo 8, comma 2, del citato decreto legge n. 147 del 2003, al fine di favorire la stabilizzazione finanziaria dell'Unire, autorizza la Cassa depositi e prestiti a concedere all'ente, nell'anno corrente, un mutuo decennale di 150 milioni di euro, con oneri a parziale carico del bilancio dello Stato. Conseguentemente nella stessa disposizione si prevede che il ministero dell'economia e delle finanze debba corrispondere all'Unire, a decorrere dall'anno 2003, un contributo, in conto interessi e in quote costanti, nel limite massimo di 3,5 milioni di euro annui.
Analogamente nei confronti del Coni, l'articolo 4 del decreto legge 8 luglio 2002, n. 138, convertito con modificazioni dalla legge 8 agosto 2002, n. 178, allo scopo di unificare le competenze amministrative in materia di giochi, ha assegnato in concessione all'amministrazione autonoma dei monopoli di Stato le funzioni statali in materia di scommesse e concorsi pronostici connessi a manifestazioni sportive ed ha stabilito che con il disciplinare di concessione venissero distribuite risorse aggiuntive volte a soddisfare adeguatamente, in funzione dell'andamento dei giochi di competenza, le necessità finanziarie del Coni, nel rispetto della sua autonomia finanziaria.
Con il disciplinare, stipulato in data 6 novembre 2002, l'amministrazione autonoma dei monopoli di Stato si è impegnata ad assicurare al Coni, per l'anno 2003, un totale di proventi derivanti dai concorsi e dalle scommesse non inferiore a euro 210.000.000 da destinare alle finalità istituzionali dell'ente.
Dalle considerazioni sopraesposte deriva, pertanto, che le iniziative sollecitate dall'interrogante, per quanto di competenza di questo Dicastero, sono state già, in buona sostanza, adottate.
Il Sottosegretario di Stato per l'economia e per le finanze: Manlio Contento.
l'articolo 13 della legge 383 del 18 ottobre del 2001, recante primi interventi per il rilancio dell'economia, nel prevedere la soppressione dell'imposta sulle successioni e donazioni ha, altresì, stabilito che i trasferimenti di beni e diritti in virtù di donazioni o altre liberalità tra vivi fatti a favore di soggetti diversi dal coniuge, dai parenti in linea retta e dagli altri parenti fino al quarto grado, sono soggetti alle imposte sui trasferimenti ordinariamente applicabili per le operazioni a titolo oneroso, se il valore della quota spettante a ciascun beneficiario è superiore all'importo
in relazione all'ambito di applicazione di queste disposizioni, l'articolo 17 specifica che il nuovo regime fiscale derivante dalla soppressione dell'imposta sulle successioni si applica alle successioni per causa di morte aperte e alle donazioni fatte successivamente alla data di entrata in vigore della legge;
al riguardo, va rilevato che l'ambito di applicazione della normativa in questione è diverso da quello previsto dal decreto legislativo n. 342 del 2000 che ha anch'esso profondamente modificato il testo unico delle imposte sulle successioni e donazioni, prevedendo, tra l'altro, un nuovo criterio di tassazione in forza del quale l'applicazione delle aliquote si riferisce alle sole quote di eredità o del legato e non, come in precedenza, al valore globale dell'asse ereditario;
l'articolo 69 del decreto legislativo n. 342 del 2000 stabilisce, infatti, che le disposizioni in esso contenute si applicano alle successioni per le quali il termine di presentazione delle relative dichiarazioni scade successivamente al 31 dicembre 2000 ed alle donazioni fatte a decorrere dal 1 gennaio 2001. Tenuto conto che il termine previsto per la presentazione della dichiarazione di successione è di sei mesi dalla data di apertura, la disciplina di cui all'articolo 69 può essere applicata retroattivamente;
ad avviso dell'interrogante la successione in tempi così ravvicinati delle due fondamentali riforme sopra richiamate ha creato alcuni dubbi interpretativi dovuti in parte alla diversa disciplina riguardante l'ambito temporale di riferimento ai fini dell'applicazione delle nuove norme che in alcuni casi ha comportato delle disparità di trattamento tra eredi e legatari di successioni diverse. La legge n. 342 del 2000, infatti, non riconduce al momento dell'apertura della successione l'applicazione delle nuove e più favorevoli disposizioni con la conseguenza che hanno potuto beneficiare delle nuove aliquote previste dalla legge n. 342 del 2000 solamente coloro che hanno procrastinato il termine di presentazione della dichiarazione di successione dopo l'entrata in vigore della nuova disciplina normativa, creandosi in tal modo disparità di trattamento ai danni dei beneficiari delle successioni che siano state aperte successivamente all'entrata in vigore della legge n. 342 del 2000 -:
quali iniziative di propria competenza intenda adottare al fine di chiarire la corretta interpretazione della normativa indicata in premessa;
se non ritenga di dovere adottare ogni iniziativa di propria competenza per sanare parzialmente la disparità di trattamento indicata in premessa, anche attraverso l'adozione di iniziative volte all'introduzione di una normativa transitoria che regoli il passaggio dalla vecchia alla nuova disciplina e che preveda una riduzione dell'imposta di successione.
(4-05095)
Infatti, la disciplina dell'imposta sulle successioni e donazioni ha subito, negli ultimi anni, rilevanti modifiche.
La prima è intervenuta con l'entrata in vigore dell'articolo 69 della legge 21 novembre 2000, n. 342, che ha attuato la riforma dell'imposta con interventi modificativi del testo unico delle disposizioni concernenti l'imposta sulle successioni e donazioni, approvato con decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 346. Le novità introdotte «si applicano alle successioni per le quali il termine di presentazione delle relative dichiarazioni scade successivamente al 31 dicembre 2000 ed alle donazioni fatte a decorrere dal 1o gennaio 2001» (comma 15).
In ordine ai presunti dubbi interpretativi sul termine di decorrenza di tale regime, si precisa che il nuovo regime tributario delle successioni, di cui all'articolo 69, può essere applicato anche a successioni apertesi prima del 31 dicembre 2000, poiché il decreto legislativo n. 346 del 1990, all'articolo 31, comma 1, stabilisce che il termine previsto per la presentazione della dichiarazione è di sei mesi dalla data di apertura della successione.
Sul punto l'allora dipartimento delle entrate, con circolare n. 207 del 16 novembre 2000, ha infatti precisato che il nuovo regime tributario si applica a tutte le dichiarazioni di successione:
regolarmente presentate dopo il 31 dicembre 2000 nel rispetto dei termini previsti dall'articolo 31, commi 1 e 2 del testo unico;
presentate prima di tale data, in anticipo rispetto al termine di decadenza.
I contribuenti che hanno, invece, presentato la dichiarazione di successione dopo il 31 dicembre 2000, ma oltre i termini, previsti dal già citato articolo 31 del testo unico in materia di imposta sulle successioni e donazioni, non possono beneficiare delle aliquote più favorevoli in quanto non rientrano nella previsione normativa.
Il citato articolo 69, quindi, accoglie un criterio di decorrenza delle nuove modalità di applicazione dell'imposta diverso dalla regola generale consistente nell'applicare alla successione la norma vigente alla data di apertura della stessa, dato che il presupposto dell'imposta è il trasferimento dei beni che coincide con la morte del de cuius (apertura della successione).
Una ulteriore riforma in materia di successione è stata introdotta dalla legge 18 ottobre 2001, n. 383, che ha soppresso l'imposta sulle successioni e donazioni.
Le nuove disposizioni «si applicano alle successioni per causa di morte aperte e alle donazioni fatte successivamente alla data di entrata in vigore della presente legge».
Tale norma, a differenza della precedente, prevede invece l'applicazione del citato principio di carattere generale dell'apertura della successione. Anche in questo caso l'Agenzia delle entrate ha precisato la decorrenza del nuovo regime nella circolare n. 91 del 18 ottobre 2001, rendendolo applicabile alle successioni aperte dal giorno successivo a quello di pubblicazione della legge nella Gazzetta Ufficiale.
Pertanto, per quanto concerne la decorrenza delle novità in materia di successione, le istruzioni amministrative sono state tempestive e puntuali non determinando, di conseguenza, alcun dubbio sui criteri e sulle modalità di applicazione dei tributi.
Peraltro, la paventata disparità di trattamento, così come rappresentata dall'interrogante, non sembrerebbe fondata in quanto la problematica va ricondotta nell'ambito del più generale sistema della successione di leggi nel tempo, la cui disciplina detta criteri certi e predeterminati per supplire all'assenza di norme in ipotesi di passaggio da una vecchia ad una nuova normativa.
Un siffatto sistema di regole, infatti, trattandosi di uno strumento normativo di applicazione a livello generale, risponde all'esigenza di individuare la linea di demarcazione tra due normative che si succedono nel tempo, onde governare gli effetti di tale passaggio sulle situazioni in atto.
È quindi conforme alla legge e, nel contempo, connaturale all'evoluzione della normativa nel tempo la possibilità che si possa assistere alla temporanea coesistenza di discipline diverse rispetto a situazioni tra loro sovrapponibili, senza che ciò, tuttavia, giustifichi il sospetto della disparità di trattamento.
Il Sottosegretario di Stato per l'economia e per le finanze: Daniele Molgora.
il grave ritardo dei lavori di restauro della Basilica di San Pancrazio desta sempre più viva preoccupazione in tutti i parrocchiani e nei devoti del Santo, sparsi nel mondo, per l'avvicinarsi del 2004, anno in cui ricorre il 1700 anniversario del martirio del Santo;
la comunità religiosa ed i cittadini di Monteverde non hanno ancora ricevuto notizie ufficiali circa la completa agibilità della basilica per l'importante anniversario del Santo, nonostante reiterate richieste da parte della parrocchia, l'ultima fatta il 12 maggio del 2003;
l'assenza di risposte ufficiali da parte del Ministero costituisce una violazione delle norme sulla trasparenza nonché una mancanza di rispetto nei confronti della parrocchia, dei fedeli e dei cittadini;
neppure dal cartello del cantiere relativo all'affidamento dei lavori si evince la data di ultimazione;
sono stati stanziati cospicui finanziamenti (circa 2,3 milioni di euro) ma risultano investiti solo in minima parte;
non si vedono ancora tracce di lavori nella navata sinistra ove permangono i ponteggi successivi al crollo di parte del tetto avvenuto il 18 agosto 2001;
lungo tutta la navata destra sono stati montati i ponteggi e non si ha notizia dei lavori relativi -:
se intenda rispondere ai quesiti posti dalla parrocchia di San Pancrazio con una dettagliata relazione sui progetti, sulle perizie di spesa, sulle gare di appalto, sulle date di affidamento e di ultimazione dei lavori previsti;
se intenda assumere iniziative straordinarie per garantire l'agibilità della basilica per l'inizio del 2004 in occasione del 1700 anniversario di San Pancrazio.
(4-06396)
Come probabilmente è già noto all'interrogante, in data 22 maggio 2003, la Soprintendenza competente ha comunicato, con lettera ufficiale, tutti i chiarimenti sui lavori di restauro in corso.
Per quanto riguarda i restauri programmati con fondi 2003, si rende noto che sono state redatte le perizie di spesa ed i progetti per la realizzazione degli impianti tecnologici - elettrico, antintrusione, antincendio, audio - ed è stata completata la progettazione e la relativa perizia di spesa inerente i restauri ed i consolidamenti strutturali delle murature della Basilica. Attualmente si è in attesa dell'accredito dei relativi fondi.
Al riguardo, la Soprintendenza competente comunica che, poiché tali lavori impegneranno parte del 2004 con possibili problemi di agibilità della basilica durante le celebrazioni dell'anniversario del Santo, la stessa intende procedere all'approntamento di piccoli cantieri costituenti unità minime di intervento concluso, non impegnando così contemporaneamente le varie parti dell'edificio oggetto degli interventi.
Si comunica, altresì, che la gara di appalto concernente le opere impiantistiche è stata espletata ed attualmente è in fase di registrazione il contratto di appalto. Per quanto concerne le opere edili, si fa presente che è in fase di espletamento la relativa gara.
La Soprintendenza sottolinea che, come sempre, tutte le decisioni di carattere organizzativo e dei relativi tempi saranno concordate con il Parroco della Basilica il quale è sempre stato un importante punto di riferimento nella conduzione dei lavori, unitamente al rappresentante incaricato di seguire i lavori dal Vicariato di Roma.
Il Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali: Nicola Bono.
in data 28 gennaio 2003 il Ministro della salute ha risposto alla interrogazione n. 4-04096 in modo carente sotto il profilo giuridico e contrastante con altri pareri forniti da organi dello Stato. Infatti l'articolo 2, comma 6, del decreto legislativo 130 del 2000 non solo precisa che le nuove disposizioni «non modificano la disciplina relativa ai soggetti tenuti alla prestazione degli alimenti ai sensi dell'articolo 433 del codice civile», ma stabilisce che le stesse disposizioni «non possono essere interpretate nel senso dell'attribuzione agli enti erogatori delle facoltà di cui all'articolo 438, primo comma, del codice civile nei confronti dei componenti il nucleo famigliare del richiedente la prestazione sociale agevolata». Resta dunque confermato, come precisa l'articolo 438 del codice civile, che «gli alimenti possono essere chiesti solo da chi versa in stato di bisogno e non è in grado di provvedere al proprio mantenimento», dunque gli alimenti possono essere richiesti solo dall'interessato (o dal suo tutore se è stata pronunciata l'interdizione) o da nessun altro ente o persona;
la precisazione contenuta nel decreto legislativo 130 del 2000 non fa altro che confermare che gli enti pubblici non possono pretendere contributi ai parenti degli assistiti maggiorenni come è stato disposto dalle note del Direttore Generale del Ministero dell'interno del 27 dicembre 1993, protocollo 12287/70 e dell'8 giugno 1999, protocollo 190 e 412 B. 5, del Capo dell'Ufficio legislativo del Dipartimento per gli affari sociali della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 15 aprile 1994, protocollo DAS 4390/1/H/795, del 28 ottobre 1995, protocollo DAS/13811/1/h/795 e del 29 luglio 1997 protocollo DAS/247/UL/1/h/795 e dalla lettera inviata dal Capo dell'Ufficio Legislativo del Ministero della solidarietà sociale in data 15 ottobre 1999, protocollo DAS/625/UL-607 all'ANCI nazionale, dal parere fornito in data 18 settembre 1996, protocollo 2667/1.3.16 dal Direttore del servizio affari giuridici della Regione autonoma Friuli Venezia-Giulia, dalla risposta fornita dall'Assessore all'Assistenza della Regione Piemonte in data 7 marzo 1996 ad una interrogazione, dai provvedimenti assunti dal CORECO di Torino in data 13 dicembre 1995 n. 36002, 1 agosto 1996, n. 11004/96-bis e 31 luglio 1997 n. 9152/97-bis e dalla sentenza del Tribunale amministrativo regionale del Veneto n. 1795 del 1999. Si veda inoltre la sentenza del Tribunale di Torino del 25 gennaio 1999 (testo depositato il primo marzo 1999). Si consideri altresì il parere del professor Massimo Dogliotti, docente di diritto civile all'Università di Genova e magistrato di Cassazione;
qualsiasi altro decreto applicativo non può modificare le disposizione di legge. Nel merito molti comuni hanno già dato disposizione per l'applicazione del decreto legislativo 130 del 2000 articolo 2 comma 6. Si veda in particolare la delibera del Comune di Milano 1000/2000 del 16 aprile 2002 che fra l'altro afferma che «sul piano giuridico l'Amministrazione Comunale non ha più la facoltà di richiedere alcuna contribuzione per prestazioni socio assistenziali agli obbligati ex articolo 433 del codice civile dei richiedenti le prestazioni in questione -:
se intenda rivedere la sua posizione e pronunciarsi nuovamente in merito alla questione esposta in materia.
(4-06101)
Il Ministro della salute: Girolamo Sirchia.
ai sensi della legge n. 264 del 2 agosto 1999 e del decreto Legislativo
il Ministero della salute ha avviato, nei mesi scorsi, una rilevazione che ha interessato le università degli studi, le regioni e le Federazioni nazionali dei collegi professionali e le Associazioni professionali delle professioni sanitarie;
nel corso di tale rilevazione i Ministeri interessati ipotizzarono, trovando il consenso delle regioni, delle federazioni e delle associazioni, di programmare l'istituzione dei corsi di laurea specialistica, quantificando i relativi accessi nell'ordine del 5 per cento rispetto ai valori indicati per la formazione universitaria delle lauree di base per il prossimo anno accademico;
allo stato, risulta che i dati riferiti alle immatricolazioni per le lauree universitarie delle professioni sanitarie siano già stati messi a punto, mentre le indicazioni relative ai corsi di laurea specialistica, pur essendo una mera esecuzione dell'articolo 5, della legge n. 251/00, risultano essere contraddittori se non allarmanti, infatti, le facoltà di medicina e chirurgia degli atenei interessati non hanno alcuna informazione in ordine alla istituzione dei suddetti corsi di laurea specialistica -:
se anche quest'anno le lauree specialistiche non venissero attivate si configurerebbe un'ulteriore concreta espressione di questo governo tendente a vanificare i contenuti riformatori delle leggi 42/99 e 251/00;
se intenda applicare uno dei passaggi fondamentali della legge n. 251/00 e dare corso, alle immatricolazioni ai corsi di laurea specialistica per le professioni sanitarie e con quali criteri e modalità.
(4-06860)
Con la nota inviata ai rettori è stato comunicato che le valutazioni effettuate dal ministero della salute dovranno essere sottoposte all'esame della Conferenza per il rapporto tra lo Stato e le regioni e le province autonome ai fini della definizione di un accordo da porre alla base della programmazione. È stato segnalato ancora, che il formale iter per l'istituzione dei corsi di laurea in questione potrà essere avviato solo al termine delle procedure della programmazione del ministero della salute in ordine ai relativi fabbisogni dopo la predetta valutazione da parte della Conferenza Stato-regioni e province autonome.
Ciò stante, i criteri e le modalità per dare corso alle immatricolazioni ai corsi di laurea specialistica per le professioni sanitarie potranno essere definiti, come già segnalato dai rettori nella nota sopra ricordata, in relazione alle valutazioni conclusive degli organi competenti.
Il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca: Letizia Moratti.
il 15 aprile 2003 un furioso incendio ha distrutto a Venezia le strutture dell'edificio Molino Stucky;
i Vigili del Fuoco sono intervenuti con grande professionalità e grande efficienza;
nonostante ciò, l'opera di spegnimento dell'incendio è stata ostacolata dall'assenza dell'elicottero spegni-incendio; riportano le cronache come, nonostante l'incendio sia scoppiato alle 13 il primo elicottero sia giunto alle ore 15,17, solo alle 16 sia giunto il più potente elicottero della protezione civile regionale;
tali ritardi sono dovuti al fatto che l'unico elicottero della protezione civile in dotazione alla città di Venezia era in manutenzione -:
quali siano le cause che hanno ritardato il pronto arrivo degli elicotteri spegni-incendio, tenuto conto che tra l'inizio dell'incendio e l'arrivo degli elicotteri sono trascorse oltre due ore;
se non si ritenga assolutamente insufficiente in una città come Venezia, fragile nella sua struttura urbana e in presenza di un costante rischio industriale a Porto Marghera, la dotazione di un solo elicottero anti-incendio.
(4-06100)
In merito al ritardo nell'intervento degli elicotteri, si fa presente preliminarmente che l'elicottero non costituisce il mezzo più appropriato per l'estinzione dell'incendio di un edificio, prima del crollo del tetto, in quanto l'acqua irrorata dall'alto non può attraversare le coperture e conseguentemente raggiungere i prodotti incendiati, ma al contrario, colpendo con energia le strutture dell'edificio, provoca danni allo stesso.
Per tale motivo non è corretto asserire che la mancata disponibilità dell'unico elicottero assegnato al nucleo elicotteri di Venezia Tessera, in quanto in manutenzione programmata, ha ostacolato o ritardato l'opera di spegnimento dell'incendio, come riportato dai principali organi di informazione, in quanto l'elicottero, in un primo momento, non avrebbe comunque potuto essere utilizzato.
In realtà solo un intervento rapido dall'interno avrebbe permesso di cambiare il corso degli eventi, situazione non verificatasi non solo per la difficile accessibilità del sito, ma anche per la velocità di propagazione dell'incendio causata dalla presenza di diversi focolai iniziali.
Comunque, a prescindere da ciò, appena verificata la gravità dell'incendio, ancora prima che si realizzassero le condizioni operative per l'intervento di un elicottero, è stata tempestivamente contattata la protezione civile della regione Veneto, che ha reso disponibili due elicotteri dislocati nella provincia di Belluno, utilizzati, comunque, solo dopo il crollo del tetto.
In ordine al secondo punto dell'interrogazione, si segnala che tra le misure a favore della città di Venezia, che confermano la particolare attenzione ad essa riservata, si è provveduto, grazie agli stanziamenti di bilancio previsti dalle leggi finanziarie per il 2002 e 2003, a rafforzare il nucleo elicotteri con l'acquisizione di due nuovi elicotteri (AB 412 EP e A 109 Power), assegnati lo scorso 23 giugno, entrambi dotati di strumentazione idonea al volo strumentale e notturno e di caratteristiche che consentono di effettuare i vari profili di missione previsti per i compiti istituzionali del Corpo nazionale dei vigili del fuoco. Tali elicotteri saranno operativi nei tempi strettamente
Oltre a ciò, si è provveduto ad integrare le risorse finanziarie del comando provinciale di Venezia per l'acquisto di nuove imbarcazioni e di nuovi motori nautici.
Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Maurizio Balocchi.
nello svolgimento del concorso notarile espletato dalla commissione presieduta dalla dottoressa Simonetta Sotgiu si sono avute le dimissioni dei commissari professor Santoni, notaio Raiola e notaio Balice;
tali dimissioni, più che attribuibili a personali e riservati motivi sono da imputarsi, almeno per il notaio Raiola (che lo ha ribadito per iscritto al Presidente del Consiglio Nazionale del Notariato dottor Mascheroni), al singolare procedimento utilizzato sia per la ricorrezione delle prove scritte che per l'espletamento della prova orale di una candidata di Catania;
sembrerebbe che l'iniziativa della «singolare» impostazione del procedimento di corruzione sia stata assunta dai notai Corsaro, anch'essa di Catania e Mazzola;
a seguito di tanto la candidata di Catania avrebbe superato gli scritti a seguito dell'applicazione di un procedimento tutt'altro che logico per il quale la brutta copia del compito, che peraltro sembrerebbe presentare irregolarità formali, avrebbe avuto il merito di sanare le gravi lacune contenute nel compito in bella: e tutto ciò a buste aperte e, di conseguenza, con la conoscenza dell'identità della candidata, la quale avrebbe, comunque, riportato un punteggio sproporzionato rispetto al contesto generale;
tale ricorrezione avrebbe avuto luogo quando ancora era in corso l'espletamento delle prove orali dei candidati regolarmente ammessi ed in assenza di informazione di tutti i membri della Commissione, finanche di tutti i membri effettivi;
si sarebbe poi verificato che la suddetta candidata avrebbe sostenuto la prova orale non solo prima che fosse completato il riesame delle prove scritte degli altri candidati ammessi alla ricorrezione dal TAR, ma addirittura con precedenza rispetto ai candidati già ammessi alla prova orale della Commissione e, per i quali non pendeva alcun giudizio di giudici amministrativi -:
se le circostanze innanzi indicate, corrispondano al vero;
se il Ministro ne sia stato informato;
se risulti al ministero, in ogni caso, la lettera del notaio Raiola;
cosa intenda fare per accertare eventuali responsabilità e con quali rimedi.
(4-04818)
I giudici amministrativi hanno, tuttavia, disposto in modo difforme quanto alla garanzia di anonimato nella ricorrezione ed in merito al termine entro cui procedere alle operazioni.
Infatti, il T.A.R. del Lazio, a differenza dei giudici amministrativi locali, ha ordinato alla Commissione di procedere ad una nuova valutazione dei temi, ripristinando l'anonimato dei candidati e non ha stabilito un termine entro il quale procedere alla ricorrezione.
Tanto premesso, da quanto risulta agli atti del competente ufficio ministeriale, la Commissione d'esame ha avviato la procedura per ripristinare l'anonimato per quei
Tra questi ultimi, va annoverato il caso della candidata di Catania citata nell'interrogazione, che aveva proposto ricorso innanzi al T.A.R. Sicilia - Sezione staccata di Catania.
Si riporta per esteso parte del dispositivo dell'ordinanza n. 1036/02, dell'8 maggio 2002, pronunciata dai giudici di Catania, in ordine al caso in questione, perché chiarisce in modo inequivocabile le modalità secondo cui la Commissione avrebbe dovuto, come poi è avvenuto, procedere alla nuova valutazione degli elaborati della ricorrente: «Il Tribunale amministrativo regionale della Sicilia - Sezione staccata di Catania (Sez. 1) accoglie la domanda di sospensione dell'esecuzione del provvedimento impugnato con il ricorso descritto in epigrafe. Conseguentemente, la Commissione giudicatrice dovrà farsi carico di esaminare, entro 30 (trenta) giorni dalla comunicazione o dalla notifica a cura di parte della presente ordinanza, gli elaborati (atto di ultima volontà) della ricorrente, tenendo conto anche della "minuta", esprimendo un giudizio motivato congruamente, in relazione ai criteri fissati per il raggiungimento del punteggio minimo richiesto (30/50)».
In effetti, stante il termine assegnato dai giudici, la Commissione ha dovuto procedere tempestivamente alla ricorrezione - così come ha fatto per altri candidati destinatari di analoghe pronunce da parte di T.A.R. locali - dato che la mancata ottemperanza avrebbe potuto determinare il tribunale alla nomina di un commissario ad acta, con possibile responsabilità erariale a carico della Commissione ed eventuale responsabilità penale per omissione di atti di ufficio.
Pertanto, la Commissione di esame ha proceduto alla ricorrezione dei compiti della predetta candidata il giorno 6 giugno 2002, secondo il calendario a suo tempo predisposto della Commissione medesima.
A tale seduta erano stati convocati tutti i commissari effettivi. Tuttavia, il professor Santoni, regolarmente presentatosi, nel corso della medesima mattina dichiarava di rassegnare le dimissioni e, pertanto, veniva sostituito dal professor Capunzo.
La Commissione ha provveduto, dunque, alla ricorrezione degli elaborati della ricorrente e, verosimilmente, ritenendo che fossero presenti nell'intero elaborato dell'atto mortis causa (bella copia e minuta, come espressamente indicato nell'ordinanza del T.A.R.) tutti gli elementi per valutare la prova come sufficiente, al pari delle altre due prove esaminate, ha ammesso la candidata a sostenere le prove orali.
Agli atti risulta, inoltre, che con la stessa comunicazione del risultato delle prove scritte - quindi nell'immediatezza della ricorrezione degli elaborati - la Commissione ha fissato la data per lo svolgimento delle prove orali della ricorrente, stabilita per il giorno 5 luglio 2002 (data ultima del calendario predisposto per le prove orali di tutti i candidati).
Solo successivamente alla convocazione della stessa ricorrente la Commissione ha previsto due ulteriori date per gli esami orali (giorni 11 e 12 luglio 2002), posto che si è trovata nella necessità di rinviare le prove dei candidati stabilite per i giorni 27 e 28 giugno 2002 a seguito della indisponibilità manifestata dal componente notaio Mazzola.
Per concludere, si rileva che la valutazione compiuta dalla Commissione di esame degli elaborati della ricorrente, in ottemperanza ed in conformità all'ordine dell'autorità giudiziaria, è un'attività della medesima Commissione di natura tecnico-discrezionale sulla quale non è ammissibile alcun sindacato da parte di questa amministrazione.
Come noto, le eventuali doglianze potevano comunque essere espresse mediante la impugnativa degli atti innanzi al giudice amministrativo.
Per quanto concerne le lettere del notaio Raiola, si osserva che lo stesso, nella prima missiva, solleva problemi di «metodo» delle
Si tratta, in sostanza, di critiche rivolte ad alcune scelte interpretative effettuate da parte di un membro della Commissione di esame, nell'ambito delle operazioni di correzione dei temi.
Il notaio Raiola ha evidenziato, nelle sue note, peraltro, delle «anomalie», che si sarebbero verificate nell'ambito della ricorrezione degli elaborati della predetta candidata di Catania a seguito dell'ordinanza del TAR Sicilia - sezione staccata di Catania, n.1036/02, dell'8 maggio 2002.
Ad integrazione di quanto precedentemente illustrato, si precisa che nel verbale della seduta della Commissione del 5 luglio 2002 si legge che il professor Santoni, appreso dell'esame orale della candidata ricorrente, fissato per il pomeriggio, ha inteso rassegnare le dimissioni non condividendo la decisione di «procedere all'espletamento della prova orale di una candidata riammessa a seguito di ricorso amministrativo prima che sia stato completato l'espletamento delle prove orali dei partecipanti al concorso che sono risultati ammessi alle stesse al termine della correzione delle prove scritte a buste chiuse e prima che si sia dato inizio alla ricorrezione delle prove scritte degli altri candidati che hanno presentato ricorso innanzi a tribunali amministrativi regionali e da questi riammessi alla ricorrezione delle prove scritte». La Commissione, quindi, preso atto della decisione del professor Santoni di rassegnare le proprie dimissioni, ha convocato, per la prosecuzione dei lavori nella seduta pomeridiana, il professor Capunzo.
In merito ed in via preliminare, fermo restando l'autonomia del presidente nella fissazione del calendario di esame, si deve ritenere che la Commissione fosse a conoscenza delle date nelle quali si sarebbero tenute le prove orali di alcuni candidati, tanto che in quei giorni ha proceduto ad interrogare diversi esaminandi. Lo stesso giorno 5 luglio 2002, nel pomeriggio, sono stati esaminati, oltre alla predetta ricorrente, anche altri due candidati.
Quanto al punto sollevato dal professor Santoni si può evidenziare esclusivamente che la prova orale della ricorrente era stata fissata per l'ultimo giorno previsto per le medesime prove orali e che soltanto in data successiva furono aggiunte le sedute dell'11 e 12 luglio, a seguito dei rinvii sopra evidenziati (per indisponibilità di un componente della Commissione).
Va, infine, precisato che la Commissione si è attenuta a quanto disposto dal TAR Sicilia che stabiliva che le ricorrezioni dei temi della ricorrente dovessero avvenire entro trenta giorni dalla comunicazione o dalla notifica, a cura di parte, della stessa ordinanza. Infatti, la notificazione risulta avvenuta, a mezzo posta, con timbro di invio dell'ufficio postale in data 14 maggio 2002 e la ricorrezione è avvenuta il 6 giugno 2002. Le prove orali si sono svolte a distanza di circa trenta giorni (il 5 luglio), come avviene per tutti gli altri casi di fissazione degli orali.
Circa il punteggio attribuito alla candidata si osserva che lo stesso è stato deliberato dalla Commissione collegialmente e che per questo aspetto vale il principio sopra evidenziato, secondo cui le scelte della Commissione di esame riguardano il merito delle valutazioni compiute e, pertanto, non sono sindacabili dall'amministrazione.
In ordine al problema dell'esame della c.d. «brutta copia» redatta dalla ricorrente per ciò che concerne l'atto di ultima volontà, per cui la candidata non era stata ammessa alle successive valutazioni, si osserva che la Commissione era vincolata alla lettura della minuta, dato che il TAR Sicilia aveva stabilito, nell'ordinanza con cui disponeva la ricorrezione degli elaborati, che la stessa fosse effettuata» ...tenendo conto anche della minuta». All'uopo, si rileva esclusivamente che la Commissione ha ritenuto sufficiente il compito, con l'assegnazione di punti aggiuntivi, sulla base dell'esame complessivo dell'elaborato che ha tenuto conto di quanto scritto dalla candidata nella «bella copia» e nella minuta,
Infine, relativamente alla rilevata mancanza di numerazione sul foglio della minuta dell'atto di ultima volontà, contenuto nella busta, si osserva che lo stesso TAR ha ordinato la ricorrezione della minuta del tema in questione, con ciò dovendosi ritenere che quest'ultima fosse stata redatta dalla candidata - la quale ha dedotto, nell'ambito del ricorso, specificamente degli elementi contenuti nella c.d. «brutta copia», indicandone anche la pagina - e che, per mero errore materiale, il numero segnato sulla busta grande non sia stato apposto sul foglio della minuta.
La mancata numerazione di fogli di temi di candidati si è verificata anche altre volte in passato, soprattutto per la mole di compiti corretti.
Da tutto quanto sinora evidenziato, non si ritengono sussistere elementi che possano far desumere aspetti penalmente rilevanti.
A ciò si aggiunge che lo stesso notaio Raiola, nella sua seconda nota ha precisato che i fatti esposti nella missiva erano dettati a spiegazione delle proprie dimissioni, ma che, comunque, non aveva alcun sospetto di comportamento rilevante sotto il profilo penale.
Pertanto, non si è ritenuto opportuno inviare la missiva del notaio Raiola all'autorità giudiziaria.
Il Ministro della giustizia: Roberto Castelli.
il tragico episodio relativo all'esplosione di un ordigno all'interno di un'auto, verificatosi ieri sul lungomare di Latina, che ha causato la morte di un esponente di una delle più note famiglie rom del luogo, unitamente al precedente ferimento a colpi di arma da fuoco avvenuto in pieno centro di Latina e probabilmente collegato al fatto dinamitardo, ripropone la necessità di mantenere alta la guardia e di assicurare un controllo più serrato del territorio al fine di garantire la tranquillità sociale;
ci sono fondati motivi per ritenere che siamo di fronte ad un innalzamento del tasso di criminalità nella provincia di Latina in particolare, per quanto attiene ai delitti di maggiore allarme sociale il dato più significativo è costituito, per la loro efferatezza, dal notevole aumento degli omicidi volontari;
la vacatio dei vertici della Procura di Latina dura da più di un anno e vi è inoltre la forte necessità di una immediata integrazione degli organici delle forze dell'ordine affinché si possa fornire concreta e celere risposta ai problemi di ordine pubblico e sicurezza dell'intera provincia;
si sono registrati vari vuoti nell'organico della Magistratura ed appare indispensabile, per porre rimedio a situazioni di emergenza che per Latina si ripeteranno anche in futuro, visti i trasferimenti dei magistrati che tendono a rientrare a Roma luogo abituale di residenza, procedere a loro sostituzione -:
quali iniziative di propria competenza intenda adottare ed in che tempi per poter giungere alla nomina del nuovo procuratore della Repubblica presso il tribunale di Latina;
quali iniziative di propria competenza intenda adottare ed in che tempi affinché sia tempestivamente disposta l'applicazione di altri magistrati in sostituzione di quelli in congedo o trasferiti e soprattutto per la previsione dell'ampliamento della pianta organica.
(4-06905)
Giova precisare, in proposito, che l'iter procedimentale delineato dal combinato disposto degli articoli 11, comma terzo, della legge 24 marzo 1958 n. 195 e 22 del Regolamento interno del Consiglio superiore della magistratura in ordine al conferimento degli uffici direttivi (quale è quello di procuratore della Repubblica presso l'ufficio in parola), prevede l'applicazione dell'istituto del «concerto».
Allo stato non risulta ancora adottata da parte della competente commissione consiliare la deliberazione prodromica all'avvio del predetto iter.
Quanto alla più generale situazione organica della procura della Repubblica presso il tribunale di Latina, si sottolinea l'assenza di ulteriori vacanze presso l'Ufficio in parola; l'imminente ingresso dei dottori Simona Gentile e Marco Giancristoforo, uditori giudiziari attualmente in tirocinio presso il tribunale di Roma, completerà, infatti, la dotazione delle figure di sostituto procuratore della Repubblica assegnate alla procura pontina.
Il Ministro della giustizia: Roberto Castelli.
presso l'aeroporto di Tessera (Venezia) esiste un nucleo operativo elicotteristi di Vigili del fuoco utilizzato in caso di calamità nel Nordest;
il soccorso con elicottero rientra tra i compiti istituzionali dei Vigili del fuoco e con il mezzo aereo il personale dei Vigili del fuoco di Venezia ha effettuato innumerevoli interventi di soccorso e salvataggio di persone, animali e cose anche in condizioni proibitive e fuori norma, assumendosi quindi enormi responsabilità personali;
la tipologia del territorio sul quale si estende la provincia veneziana merita un'attenzione particolare per la presenza della zona lagunare, del polo industriale e di una viabilità precaria;
il personale del Nucleo elicotteri di Venezia è composto principalmente da piloti abilitati al volo notturno e strumentale;
attualmente nel suddetto aeroporto manca un idoneo elicottero bimotore certificato per il volo notturno e strumentale e in regola con le normative europee (Jar - Joint Aviation Regulamentation) in grado di intervenire di notte e in presenza di nebbia, di penetrare nubi tossiche (pericolo possibile nella zona a causa della vicinanza con il polo chimico), di prelevare campioni d'aria in volo, di comunicare disposizioni alla popolazione con altoparlanti, di decollare in verticale (molto utile in casi di soccorso sanitario);
il tipo d'elicottero più adatto ad intervenire nelle situazioni esposte è l'A 109 Power equipaggiato con Flir (Forward Looking Infra Red) mentre per l'aeroporto di Tessera dovrebbe arrivare, nel 2004, l'A B 412 che costa 20 miliardi, il doppio dell'A 109, fuori produzione e prodotto dall'Augusta solo su ordinazione stradale -:
se non ritenga che un territorio come quello veneziano meriti una attenzione più efficiente, in grado di fornire un servizio adeguato alla città in caso di necessità che potrebbero essere anche molto gravi e pregiudicare la salute dei cittadini data la vicinanza con il polo chimico;
se non ritenga che sarebbe più adatta alla tipologia del territorio un tipo di elicottero di nuova generazione come l'A 109 che, tra l'altro, dato il prezzo notevolmente più basso rispetto all' A B 412, permetterebbe l'acquisto di due mezzi e quindi un servizio più efficiente per la città di Venezia e per i suoi cittadini.
(4-05090)
Sono in corso di attuazione i corsi pratici di transizione del personale pilota e specialista sulle due nuove linee di volo, che si aggiungono a quelle già schierate sul Nucleo elicotteri in questione.
I nuovi elicotteri sono dotati entrambi di tecnologia idonea al volo strumentale e notturno e di caratteristiche che consentono di effettuare le varie tipologie di missione rientranti nei compiti istituzionali del Corpo nazionale dei vigili del fuoco.
Comunque è doveroso evidenziare che l'attività operativa sul luogo di intervento, compreso il lancio d'acqua su incendi, richiede necessariamente, per l'efficacia e la sicurezza delle operazioni, il contatto visivo con il suolo e l'area circostante. Inoltre, in presenza di rischi di tipo chimico, l'efficacia dell'attività non è determinata dal tipo di elicottero bensì dal tipo di allestimento e dotazioni necessarie per lo specifico intervento nonché per la sicurezza e l'incolumità degli equipaggi.
Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Maurizio Balocchi.
il pomeriggio del 1 maggio sono state sgozzate, in un campo nei pressi di Fusina, davanti ad alcuni passanti, fra i quali anche bambini, una ventina di pecore;
il fatto sarebbe stato commesso da alcune persone che, dopo aver ucciso brutalmente gli animali, morti per dissanguamento dopo un'agonia di un quarto d'ora, avrebbero caricato le carcasse su un camion che poi è partito verso una destinazione ignota;
il fatto è stato denunciato ai carabinieri di Marghera da A.D., esponente della Lega difesa animali randagi che vive nella zona;
è probabile che l'episodio sia avvenuto nell'ambito di una macellazione rituale -:
se non ritenga che tale episodio sia ancora più da censurare a fronte della recente approvazione alla Camera dei deputati del testo unificato «Disposizioni a tutela degli animali» sul maltrattamento degli animali che vengono riconosciuti come senzienti e con una esistenza giuridica autonoma;
se non ritenga necessario procedere a disciplinare le macellazioni rituali, anche attraverso la convocazione di un tavolo aperto alle associazioni animaliste e alle comunità religiose, attraverso lo stordimento, evitando così agli animali dolore e sofferenza, e disponendo ovviamente che avvengano nei luoghi autorizzati.
(4-06233)
L'episodio non può minimamente essere riferito alla macellazione secondo rito religioso, la quale è disciplinata dal Consiglio d'Europa, con la convenzione del 10 maggio 1979 sulla protezione degli animali da macello, convenzione recepita in campo nazionale con legge 14/10/1985, n. 623 e in campo comunitario dalla Direttiva 93/119/CEE recepita con decreto legislativo 1o settembre 1998, n. 333 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 28 settembre 1988, n. 226, dove sono contemplate tutte le condizioni alle quali devono essere assoggettati i macelli autorizzati al fine di procurare il minor dolore agli animali.
Da quanto sopra appare evidente che si tratta di un atto delinquenziale che è stato giustamente denunciato per l'applicazione severe delle pene previste dalle sopra citate disposizioni comunitarie e nazionali.
Inoltre sull'episodio la Regione Veneto ha comunicato quanto segue: «in riferimento all'interrogazione parlamentare indicata a margine, relativa all'uccisione in modo cruento di una ventina di ovini in un campo ai confini tra i comuni di Venezia e
è necessario innanzitutto precisare che queste pratiche di macellazioni rituali sono spesso praticate nei luoghi più disparati perché frutto di abigeato. Nel contempo si rappresenta che anche i pastori in prossimità delle feste pasquali usano macellare degli agnelli per consumo familiare.
Si rileva, peraltro, che tutto ciò deve avvenire obbligatoriamente presso uno stabilimento di macellazione, alla presenza dell'autorità religiosa per conto della quale sono effettuate le macellazioni e del veterinario ufficiale.
Per quanto si riferisce alle macellazioni per consumo familiare, il decreto legislativo 1o settembre 1998, n. 333, previa ordinanza sindacale, concede la possibilità di macellazione al domicilio anche per gli ovi-caprini.
Si ricorda, peraltro, che sarà compito dei servizi veterinari delle aziende Ulss competenti per territorio, se avvertiti tempestivamente, sequestrare e distruggere le carni.
Si informa, altresì, che non è giunta alcuna segnalazione riferita al fatto in oggetto, né sono giunte segnalazioni di greggi transitanti nel territorio delle aziende Ulss di riferimento».
Il Sottosegretario di Stato per la salute: Cesare Cursi.
l'aeroporto di Venezia con circa 240 voli al giorno più la giurisdizione sul traffico del vicino aeroporto del Lido, di Padova, e la gestione, in stretta collaborazione con i colleghi militari di Istrana, del traffico aereo dell'aeroporto di Treviso, è il quarto aeroporto italiano dopo Fiumicino (900 voli), Malpensa (800) e Linate (400);
la SAV è una delle tre società che gestisce i servizi a terra per aerei e passeggeri. Proprio nei giorni scorsi il 75 per cento del personale SAV (una percentuale altissima) ha scioperato con inevitabili cancellazioni dei voli (8 in partenza, 4 in arrivo), ritardi (8 in partenza) e il dirottamento nei vicini aeroporti di Verona e Treviso (1 in partenza, 2 in arrivo);
i sindacati oltre a lamentare la «pessima situazione contrattuale» denunciano la scarsa qualità del servizio fornito ai passeggeri, caratterizzata dai ritardi: circa mezz'ora di ritardo medio al ritiro bagagli e la perdita di commesse da parte delle SAV la «la Spanair che ha scelto un altro handling. La neo arrivata Deutsche British affiliata alla British Airways, ha preferito la Eagles Service alla Sav». Sottolineano inoltre che «I tempi di attesa per l'imbarco si allungano perché le compagnie aeree, per ridurre i costi, pagano per 2 soli banchi di accettazione, e quindi riducono pure la qualità»;
la Cgil lamenta infine un pessimo trattamento nell'Alpi Eagles: «Da settembre l'azienda ha deciso di fare contratti ad personam, al di fuori del contratto collettivo di lavoro. Questo vuol dire 30 per cento in meno rispetto ai vecchi stipendi, e 10/12 ore di lavoro giornaliere: si fanno anche 5 voli al giorno»;
di fatto la situazione nello scalo veneziano, che l'interrogante frequenta abitualmente, è giunta ad un punto di insostenibilità per i continui ritardi dovuti non solo al traffico aereo ma anche, secondo quanto riferito dagli addetti, alla carenza di personale -:
se non ritenga di dover intervenire per porre fine a questo stato di cose che crea una crescente situazione di tensione
(4-06922)
Per quanto riguarda il prolungamento dei tempi di attesa per l'imbarco causato dall'utilizzo di soli due banchi di accettazione, la società Save ha fatto conoscere che il disservizio è ricollegabile alla politica commerciale delle compagnie low cost.
La direzione aeroportuale, proprio per far fronte a tali disservizi, con ordinanza del 17 giugno 2003 ha provveduto a promuovere:
una verifica giornaliera a cura della Save;
una verifica settimanale a cura della circoscrizione aeroportuale;
un resoconto mensile nell'ambito del comitato sicurezza aeroportuale.
L'Ente comunica che da parte del direttore della circoscrizione aeroportuale è stata nominata, in sede di comitato di sicurezza operativo del mese di luglio, apposita commissione di lavoro «qualità carta del passeggero» con il compito di monitorare in via sistematica per gli aeroporti di Venezia e Treviso il livello di qualità fornito/percepito al/dal passeggero che arriva e parte da Venezia e da Treviso.
L'Enac rappresenta, infine, che dalla relazione acquisita dal titolare della circoscrizione aeroportuale si può dedurre che il livello di qualità sia per gli arrivi sia per le partenze risulta comunque migliore rispetto agli anni precedenti. Ciò in considerazione del fatto che il numero dei passeggeri è passato da una media giornaliera di 12000 pax al giorno (pari a 4.220.000 passeggeri anno) ai 1700 pax anno attuali (pari a 6.000.000 pax anno) caratterizzati da gradiente di sviluppo positivi.
Il Viceministro delle infrastrutture e dei trasporti: Mario Tassone.
il decreto dell'Agenzia delle entrate del 23 luglio 2001, punto 16, ha introdotto l'obbligo anche per le società sportive dilettantistiche di notificare ogni 15 giorni alla SIAE gli incassi delle partite di calcio e di ogni altra manifestazione sportiva;
questo nuovo adempimento è soltanto un inutile balzello burocratico in quanto gli incassi per i biglietti vengono già annotati nel registro tenuto ai fini Iva e la relativa imposta viene versata all'erario ogni trimestre tramite modello F24;
questo nuovo obbligo contrasta con la linea della semplificazione degli adempimenti fiscali ed amministrativi per i cittadini e le imprese, intrapresa concretamente dal Governo -:
se non si ritenga assolutamente indispensabile ed urgente annullare la disposizione citata in premessa, al fine di eliminare un inutile e costoso adempimento burocratico.
(4-02587)
Per quanto riguarda, in particolare, le modalità di trasferimento alla Siae dei predetti dati, l'Agenzia delle entrate ha precisato che il citato decreto 23 luglio 2001 è stato emanato sulla base di quanto disposto dall'articolo 74-quater, comma 6, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633 (introdotto dall'articolo 18 del decreto legislativo n. 60 del 1999), che impone un obbligo generalizzato di fornitura dei dati tra gli esercenti le manifestazioni spettacolistiche, il ministero per i beni e le attività culturali e la Siae.
Peraltro, il punto 16 del citato decreto reca una disciplina di natura transitoria che, in attesa dell'introduzione dei misuratori fiscali o delle biglietterie automatizzate, ha previsto la compilazione di una distinta di incasso, relativamente ai biglietti e la sua trasmissione alla Siae, anche al fine dell'espletamento dell'attività di accertamento che la stessa Società effettua di propria iniziativa o su richiesta dei competenti uffici dell'amministrazione finanziaria (articolo 74-quater, comma 6, del decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972).
Successivamente, con decreto del Presidente della Repubblica 13 marzo 2002, n. 69, è stato approvato il regolamento per la semplificazione delle modalità di certificazione dei corrispettivi per le società e le associazioni sportive dilettantistiche a mezzo di titoli di ingresso, in luogo dei titoli di accesso tramite misuratori fiscali, che stabilisce anche gli adempimenti cui sono tenute le associazioni sportive che adottano detta forma di certificazione.
In particolare, l'articolo 5, comma 6, del citato decreto ha stabilito che le movimentazioni dei titoli e degli abbonamenti vengano annotati su appositi prospetti conformi al modello approvato con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate, emanato il 20 novembre 2002.
Quindi, come disposto dal successivo articolo 7, comma 2, a decorrere dal sessantesimo giorno dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale di detto provvedimento direttoriale, hanno effetto le disposizioni recate dallo stesso decreto del Presidente della Repubblica n. 69 del 2002.
Ne consegue che le associazioni sportive dilettantistiche che optino per la certificazione dei corrispettivi delle manifestazioni sportive ai sensi del predetto decreto n. 69 non sono più obbligate a trasmettere alla Siae la distinta d'incasso dei biglietti, come invece previsto, in regime transitorio, dal citato decreto dell'Agenzia delle entrate del 23 luglio 2001, in quanto una copia dei nuovi prospetti con le movimentazione dei titoli d'ingresso è ritirata dalla Siae, ai sensi dell'articolo 5, comma 6, dello stesso decreto del Presidente della Repubblica n. 69 del 2002.
Ove, invece, dette associazioni decidano di avvalersi degli apparecchi misuratori fiscali per la certificazione dei corrispettivi in argomento, rimane fermo l'obbligo di trasferimento in via telematica alla Siae dei dati relativi ai riepiloghi giornalieri e mensili dei titoli d'accesso emessi o annullati, ai sensi dell'articolo 11 del più volte citato decreto del 23 luglio 2001. In tal caso resta ferma la ricordata disciplina transitoria, fino all'installazione dei misuratori fiscali.
Il Sottosegretario di Stato per l'economia e per le finanze: Daniele Molgora.