Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 403 del 17/12/2003
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DICHIARAZIONE DI VOTO FINALE DEL DEPUTATO ROBERTO DAMIANI SUL DISEGNO DI LEGGE N. 4489

ROBERTO DAMIANI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono ben consapevole di quanto sia irrituale che un singolo deputato si ritagli uno spazio autonomo di intervento, specie in occasioni impegnative e faticose come questa.
Avverto tuttavia l'esigenza di lasciare agli atti una breve riflessione su un tema che incide profondamente anche sulla mia sensibilità di parlamentare espresso da una lista civica.
«Trieste deve volere una ferrovia, due ferrovie che l'uniscano alla Germania (...) ogni cosa al commercio necessaria è violazione di italianità». Scipio Slataper, autore dell'autobiografia lirica «Il mio Carso», cittadino austriaco, nel 1916 volontario nell'esercito italiano, nello stesso anno caduto eroicamente sul Podgora, così riassumeva il dramma storico di una città-porto che, prodotto degli ideali illuministici, liberamente scelse prima di sentirsi poi di essere italiana.
Le vicende successive al novembre 1918 confermarono il nostro ineluttabile declino economico e sociale. Per due secoli fiorente emporio e successivamente ricco porto di transito di un vasto impero sovranazionale, avevamo giocato un ruolo attivo per dissolverlo.
Consapevoli di subordinare ogni interesse materiale alla opzione di italianità fummo anche nell'ottobre 1954. Posso personalmente testimoniarlo poiché, da adolescente, vissi intensamente quegli attimi: la città intera si strinse in ideale abbraccio con il resto del paese, nel cui grembo ritornava dopo aver subito in dieci anni tre successive occupazioni militari straniere.
Sincero e convinto fu dunque il mio apprezzamento per la decisione assunta dalla maggioranza di deliberare, in sede di Commissione, il finanziamento straordinario volto a celebrare la ricorrenza su proposta del collega triestino Roberto Menia.
Alberga in me il fanciullino di pascoliana memoria: ma fu improvvido il suo suggerimento che si trattasse di un segno di attenzione del Governo tutto e della maggioranza verso un territorio che ebbe a pagare pesantemente le conseguenze dirette e indirette del secondo conflitto e che è oggi preziosa testa di ponte dell'allargamento a est della comune casa europea, con le difficoltà che quell'allargamento inizialmente comporta per i territori contermini.


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Con grande disagio - dicevo - mi trovo qui a riflettere su una palese contraddizione. Anche ridotto, lo stanziamento consentirà di «commemorare» il secondo congiungimento di Trieste all'Italia.
Vi sarebbe, tuttavia, stato un modo per «celebrare» degnamente e ritornare ad attualizzare i cinquant'anni da quel freddo e piovoso giorno d'ottobre: mostrarsi solidali nel fornire o almeno confermare gli strumenti minimi per accompagnare lo sviluppo della città, per sostenere le infrastrutture, per sviluppare il mercato del lavoro, per rilanciare un'industria e un comparto commerciale che soffrono di una crisi profonda. Il pericolo invece è di ridurre un sofferto brandello di storia e di memoria a episodio effimero e caduco.
Ho sino a qui sempre cercato di adeguare il mio comportamento alla Camera a un giudizio di merito sui singoli provvedimenti.
Forte di questa indipendenza, che ritengo essere il mio patrimonio più prezioso, annuncio un voto contrario nel merito e nel metodo, ma auspico nel contempo che si perfezioni il dialogo costruttivo tra il territorio di cui sono espressione e chi, nella maggioranza e nel Governo, ha già fornito segnali incoraggianti su fatti concreti, come è avvenuto anche stamane con l'accettazione dell'ordine del giorno di cui sono primo firmatario relativo all'annoso problema dell'equo indennizzo per gli esuli istriani, fiumani e dalmati.

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