Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 403 del 17/12/2003
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La seduta, sospesa alle 12, è ripresa alle 12,10.

Si riprende la discussione del disegno di legge n. 4489.

PRESIDENTE. Prima di passare alla votazione, informo che - come preannunciato nella seduta del 12 dicembre - il Governo ha trasmesso il prospetto di copertura, richiamato dal comma 250 dell'articolo 4 di cui all'emendamento 27.100, quale risulta a seguito delle modifiche apportate nel corso dell'esame parlamentare.
Il Governo ha altresì comunicato i titoli parziali finali delle tabelle allegate al disegno di legge finanziaria, quali risultano a seguito degli importi indicati negli emendamenti approvati.

(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 4489)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto per l'onorevole Detomas. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE DETOMAS. Signor Presidente, è difficile esprimere un giudizio sul merito della legge finanziaria senza prima porre l'accento sulle procedure con le quali siamo arrivati alla sua approvazione. È stata da più parti segnalata la grave anomalia con la quale abbiamo affrontato questa sessione di bilancio. È stata posta la questione di fiducia sul «decretone» che ha assorbito i due terzi del contenuto della manovra finanziaria, in entrambi i rami del Parlamento, con un'iniziativa, da parte del Governo, che non ha precedenti nella storia parlamentare italiana. È stata poi posta la questione di fiducia, in questo ramo del Parlamento, sulla finanziaria vera e propria, nonostante la schiacciante maggioranza parlamentare, che ne avrebbe comunque consentito l'approvazione in tempi ragionevoli.
Si è voluto così mortificare il Parlamento, il dibattito, la discussione politica e in ultima analisi il confronto democratico. Questa Camera ha dovuto accettare una manovra a scatola chiusa. Non vi è chi non veda il malessere che serpeggia all'interno dei gruppi di maggioranza e di opposizione che si sono visti espropriare del sacrosanto diritto di partecipare alla formazione della legge finanziaria, ovvero di quella legge che segna il futuro del paese e che non può prescindere dal dibattito e dal contributo che il Parlamento può e deve dare. Non possiamo naturalmente che prendere le distanze da tale comportamento.


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Passando al merito del provvedimento, balza agli occhi come lo spirito di questa manovra non sia quello di cercare di portare il paese fuori dalle secche di una crisi economica la cui fine pare non sia all'orizzonte. Non c'è alcuna misura strategica che possa dirsi veramente orientata nel senso di cogliere le opportunità e favorire misure per lo sviluppo e per una prospettiva di crescita del paese. Si tratta solo di misure una tantum, attente a sanare una situazione drammatica, frutto più di valutazioni errate che di congiunture internazionali.
Per quanto riguarda le questioni legate all'autonomia delle regioni a statuto speciale, nulla è cambiato. L'aspirazione ad accrescere il grado di autonomia e di decentramento non ha trovato alcuno spazio in questa legge finanziaria. Anzi, durante tutta la sessione di bilancio abbiamo dovuto fare i conti con un emendamento che intendeva ridurre del 50 per cento il gettito IRAP alle regioni e alle province autonome. Si è trattato di un'iniziativa parlamentare, dalla quale il Governo ha preso le distanze in modo piuttosto ambiguo.
Tale atteggiamento, che ha preoccupato non poco le popolazioni della nostra regione - parlo a nome dei deputati della regione Trentino-Südtirol delle minoranze linguistiche - non può certo mutare la nostra posizione critica nei confronti di questa maggioranza, posizione critica che confermiamo anche in occasione del voto sul provvedimento in esame (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Minoranze linguistiche, Misto-Socialisti democratici italiani e Misto-Verdi-L'Ulivo).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare per dichiarazione di voto l'onorevole La Malfa. Ne ha facoltà.

GIORGIO LA MALFA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la componente liberal-democratica, repubblicana e socialista, che qui rappresento, annunzia il proprio voto favorevole all'approvazione della legge finanziaria 2004-2006. Riteniamo che tale provvedimento legislativo si iscriva nello sforzo di risanamento della finanza pubblica del nostro paese che prosegue da molti anni e che rappresenta un aspetto positivo nell'azione di questo Governo che può essere misurato e ben compreso quando si raffronti la situazione italiana, quale emerge dalla legge finanziaria, con quella di altri grandi paesi europei.
Mi riferisco, per esempio, al fatto che, in questo stesso anno finanziario 2004 - al quale si riferisce la nostra legge -, mentre l'Italia riesce a contenere il suo disavanzo al di sotto del limite del 3 per cento fissato dalle regole del trattato di Maastricht, non avviene lo stesso per due grandi paesi come la Francia e la Germania che pure, tradizionalmente, avevano avuto una conduzione dei bilanci pubblici e della finanza pubblica migliore della nostra e che, qualche volta, avevano criticato l'Italia per il disordine dei suoi conti. Sarebbe molto curioso sottovalutare il fatto che, in anni di bassa congiuntura economica, mentre le grandi economie dell'Europa mostrano condizioni di bilancio che si vanno aggravando, fino a rischiare le riserve, le critiche e addirittura le penalizzazioni della comunità europea, l'Italia riesce a restare sotto il 3 per cento E vi riesce, onorevoli colleghi, evitando misure di aggravamento del prelievo fiscale e delle aliquote fiscali ma facendo ricorso - e lo considero un fatto positivo - a misure che incidono una volta tanto sulle condizioni dei contribuenti o di coloro i quali pagano le tasse.
La critica che viene mossa a questa finanziaria - quella di contenere misure che si dicono una tantum - è considerata da me un aspetto positivo in quanto, nel momento in cui vi sarà una ripresa economica, le aliquote più basse che abbiamo potuto mantenere rappresenteranno un elemento di forza. Naturalmente, io personalmente e il mio gruppo, abbiamo delle riserve su alcune di queste misure una tantum. Avremmo fatto volentieri a meno del condono edilizio che a noi sembra creare problemi molto gravi per il futuro dell'ambiente nel nostro paese. Tuttavia, nel complesso questa è un'impostazione


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che può essere difesa con autorità anche nel quadro europeo al quale l'Italia appartiene.
Aggiungo due elementi, Presidente. Bisognerà che, nei prossimi mesi, il Governo si concentri su due grandi problemi. Il primo è il rilancio dello sviluppo, perché ci sono segni di ripresa modesti in Europa ed in Italia. Bisogna fare uno sforzo più forte, concentrando l'attenzione sul rilancio degli investimenti privati e pubblici. Bisogna affrontare i problemi del risparmio del nostro paese. Quello che è successo in questi anni di crisi economica è che molta parte del nostro risparmio è stata persa in operazioni speculative molto negative. Il Parlamento dovrà rivedere la legislazione nel campo della vigilanza sulle banche, a tutela del risparmio - che è un valore tutelato dalla Costituzione - e dei risparmiatori. Su questi temi, nei prossimi mesi, vi saranno iniziative che crediamo andranno nella direzione necessaria (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Liberal-democratici, Repubblicani, Nuovo PSI).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pecoraro Scanio. Ne ha facoltà.

ALFONSO PECORARO SCANIO. Signor Presidente, rappresentanti del Governo, siamo di fronte ad una finanziaria e a un'intera manovra economica che è stata predisposta, scandalosamente, senza possibilità di modifiche parlamentari. È un evento gravissimo, se pensiamo che la legge di bilancio e la possibilità del Parlamento di esprimersi su queste materie rappresentano una delle basi della democrazia parlamentare. Ma, anche nel merito, si tratta di un intervento scandaloso. Mi riferisco sia al decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, sia alla finanziaria di oggi. È una finanziaria che si basa sostanzialmente sui condoni fiscali e sulla vergogna del condono edilizio, che ci adopereremo a bloccare insieme alle regioni e ai comuni. Si tratta, infatti, di una scelta incostituzionale, di un attentato all'ambiente e al nostro territorio, di un regalo ai furbi e di un'offesa agli onesti che, nel nostro paese, pagano le tasse e aspettano le licenza edilizia. Ma è una finanziaria tutta drammaticamente antiambientale: sono stati tagliati i fondi per la difesa del suolo, per le aree protette, per la difesa del mare, per le risorse idriche, per la mobilità sostenibile nelle aree urbane, per la mobilità ciclistica, per la convenzione di Washington, per le bonifiche.
È una vergogna, un'offesa alla comunità nazionale. Oltretutto, di fronte al crescente mutamento climatico, all'aumento della siccità e delle alluvioni, alle calamità naturali, continuate a fare passerella, come esponenti del Governo, nei luoghi colpiti. Quando, poi, vengono predisposte le manovre finanziarie, sottraete fondi perché dovete regalarli ai più ricchi attraverso le detrazioni fiscali.
Avete mantenuto lo scandalo della mancanza di una tassa di successione e donazione anche per i patrimoni di migliaia di miliardi di vecchie lire - una vergogna -, mentre tagliate i fondi agli enti locali per massacrare i servizi garantiti ai cittadini più poveri e più deboli. Quindi, si tratta di una finanziaria immorale e indecente, frutto di un Governo che sta slittando verso le posizioni di destra più accentuate di alcune destre internazionali. In altri paesi, almeno la tassa di successione e donazione per i plurimiliardari è una normale tassa pagata perché le ricchezze si accumulano anche grazie al beneficio derivante dal fatto di stare in una società organizzata. Quindi, è una vergogna, una normativa anti-europea. Basti pensare che Tremonti ha lavorato per far saltare il patto di stabilità, quindi con buona pace delle penose giustificazioni di esponenti che parlano tanto di libero mercato, perché in realtà queste sono leggi finanziarie che danneggiano il libero mercato.
Quindi, noi Verdi siamo, come è ovvio, duramente contrari e riteniamo scandalosa la procedura che si è seguita. Soprattutto riteniamo che dobbiamo batterci e continueremo batterci per eliminare le parti più gravi di questa legge, a cominciare dalla manovra complessiva dal condono edilizio e dalla vendita del patrimonio


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pubblico. Per questo ci rivolgiamo ai cittadini anche per chiedere il materiale per l'iniziativa contro il condono edilizio direttamente alla sede nazionale dei Verdi in Via Salandra n. 6 a Roma, perché vogliamo che non finisca qui. La legge sul condono edilizio sarà bloccata davanti alla Corte costituzionale dalle centinaia di comuni che hanno già deciso di non applicarla perché un ulteriore scempio al nostro territorio non è tollerabile.
Noi vogliamo garantire la possibilità di una differenza e grazie anche alle altre forze dell'opposizione, il nuovo programma delle opposizioni per l'alternativa di Governo non prevederà più condoni edilizi e prevederà formule alternative per salvare il nostro paese dal disastro e dal dissesto in cui lo state precipitando (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Villetti. Ne ha facoltà.

ROBERTO VILLETTI. Signor Presidente, il Governo ha anticipato larga parte dei contenuti della manovra finanziaria con un decreto-legge e sia sulla legge finanziaria sia sul decreto-legge è stata posta la questione di fiducia. Ciò significa, in pratica, che si è impedito che su questioni concrete si potessero creare nelle aule del Parlamento maggioranze diverse da quelle di Governo. Questa è una prova di debolezza, perché il Governo dimostra di non fidarsi neppure della sua maggioranza parlamentare.
Proprio sulla manovra economica si può capire cosa significhi un Governo di centrodestra rispetto ad un Governo di centrosinistra. Un Governo di centrosinistra in una situazione di difficoltà economica cerca di tutelare coloro che sono più svantaggiati. Si preoccupa innanzitutto dei disoccupati, giovani o anziani che siano, di coloro che hanno redditi bassi e medio-bassi piuttosto che quelli medio-alti o alti. Punta a sgravi fiscali concentrati nelle imprese che sono fondamentali per creare maggiore ricchezza, piuttosto che dare qualche effimero vantaggio alle famiglie. Non blocca quasi totalmente le assunzioni nella pubblica amministrazione perché vuole contrastare la disoccupazione. Inoltre, in una situazione in cui non si produce di più ricchezza nazionale, il centrosinistra si impegna a sostenere i magri bilanci delle famiglie.
La destra radicale ha tutta un'altra visione. Smantella lo Stato sociale, considera i servizi sociali gratuiti che lo Stato può dare alle famiglie un fattore puramente assistenziale che va a detrimento dello sviluppo. Punta a favorire soprattutto la crescita, senza tenere in conto chi rimane escluso, come disoccupato, emarginato, come un giovane alla ricerca della prima occupazione.
Ebbene, con la manovra economica il Governo non ha fatto alcuna scelta di fondo.
Così ha scontentato tutti: le imprese, i sindacati, gli amministratori regionali e locali. E quando dico tutti, dico tutti, nel versante di centrosinistra, ma anche nel versante di centrodestra.
Il Governo si è affidato ad una politica di condoni, i cui effetti negativi sono assolutamente evidenti a tutti, e lo ha fatto solo per tappare i buchi di bilancio. Dà una pesante sforbiciata agli enti locali e alle regioni, provocando una riduzione dei servizi sociali. Blocca le assunzioni nella pubblica amministrazione; in particolare, le blocca parzialmente nelle università e negli enti di ricerca e ciò è estremamente grave, perché questi sono i settori più avanzati, necessari per dare impulso allo sviluppo. Annuncia una drastica modifica della previdenza, ma solo per il 2008 e il 2015, con la conseguenza che viene incentivata la corsa alla pensione anticipata, nonostante i dubbi e i poco convincenti incentivi a restare al lavoro. Non riesce, dato che non ci sono risorse a disposizione, a fare sgravi fiscali di alcun tipo in una situazione di ristagno nella quale servirebbero, rinviandoli ad una fase nella quale serviranno di meno, poiché l'economia sarà avviata alla ripresa.
Il Governo Berlusconi si vanta di non aver messo le mani nelle tasche degli


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italiani con nuove tasse. Tutti sanno che con il carovita gli italiani hanno le tasche notevolmente alleggerite, poiché è notevolmente diminuito il potere d'acquisto di salari e stipendi; questo dimostra che si può stare peggio anche se le tasse non aumentano. Il Governo mostra tutta la sua impotenza in questo campo, senza riuscire a fare alcuna proposta per aumentare la concorrenza e tutelare i consumatori. Non c'è, nella manovra economica e finanziaria del Governo, non dico un progetto, ma neppure un'idea su come rilanciare l'economia del paese. È solo una gestione stanca, passiva, inerte della situazione.
Prioritario sarebbe dare sviluppo alla scuola pubblica, occorrerebbero massicci investimenti nell'innovazione, nella ricerca e nella formazione: il Governo, stretto dalla difficile congiuntura, si guarda bene dal tentare di farlo. Il Governo tira a campare. L'unico suo tentativo di difesa è ormai affidato ad una prova diabolica: voi dell'opposizione non sareste capaci di fare di meglio. Ebbene, noi diciamo ai cittadini, prima che alla maggioranza del momento: noi abbiamo governato meglio e sapremo governare meglio. Noi vogliamo esprimere la nostra sfiducia nei confronti del Governo, con la convinzione che, alle prossime elezioni, arriverà la sfiducia degli italiani (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Socialisti democratici italiani, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, Misto-UDEUR-Alleanza Popolare e Misto-Verdi-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Diliberto. Ne ha facoltà.

OLIVIERO DILIBERTO. Signor Presidente, colleghi, questo 2003, per il Governo Berlusconi, finisce veramente male. Anzi, pessimamente. Ma poiché siete, per nostra disgrazia, il Governo del paese, finisce male per tutti.
La Presidenza italiana dell'Unione europea è fallita. Le proposte di Berlusconi si sono rivelate, come al solito, un imbroglio e il vertice europeo non ha approvato la Costituzione. La legge Gasparri, architrave del sistema di potere economico e mediatico del Presidente del Consiglio, legge chiave di questa fase della legislatura, è stata rispedita al mittente. Chiunque altro, in qualunque altro paese, avrebbe preso atto della sconfitta e si sarebbe dimesso (Commenti dei deputati del gruppo di Forza Italia). Voi, invece, no: come nulla fosse accaduto, restate abbarbicati alle vostre poltrone. Nella legge finanziaria siete stati costretti a ricorrere a tre voti di fiducia consecutivi perché sapete che, altrimenti, la vostra maggioranza, pure così larga, non avrebbe retto.
Voteremo contro una politica economica che continua a far diventare i ricchi più ricchi e i poveri ancora più poveri. Ma state facendo diventare poveri anche quelli che sino a due anni fa non lo erano affatto. L'Italia è più povera, più insicura, più fragile.
L'industria chiude praticamente ovunque. Il sud è alla tragedia sociale, i padri e i nonni mantengono i figli e i nipoti. È la vostra logica: forti con i deboli e deboli con i forti, regali alle imprese e tagli ai servizi sociali.
Avete smantellato il mercato del lavoro con la legge n. 30 del 2003: nuove e tremende forme di precariato e nuovo caporalato del terzo millennio. Si tratta di una regressione di cinquant'anni, che, unita alla riforma delle pensioni, consegnerà gli anziani alla miseria in senso stretto.
Miseria, povertà: ma a voi che vi importa? Dite: fatevi la pensione integrativa, cioè privata. Le compagnie assicurative vi ringraziano, anche quella del Presidente del Consiglio. Ma come si fa a togliere dal salario di oggi - che già non basta per arrivare alla fine del mese - anche i soldi per una pensione privata? Come si fa a togliere 100 euro al mese da un salario di 700, 800 o anche 1.000 euro: ma sapete cosa significa?
I servizi sociali (sanità, trasporti, energia, assistenza) sono tutti più cari e meno efficienti. La scuola pubblica - la scuola della Costituzione - è stata colpita al cuore dalla controriforma della Moratti,


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che ha reintrodotto, ancora una volta con una regressione di cinquant'anni, l'avviamento al lavoro.
Il costo della vita aumenta ogni giorno, colpisce chi vive del proprio lavoro e affonda chi il lavoro non ce l'ha. I giovani hanno perduto la sicurezza sul proprio futuro. Cose apparentemente semplici non si riescono più a fare: pagare un affitto, accendere un mutuo per acquistare una casa, progettare un figlio, pensare il proprio futuro.
Siete riusciti a tagliare anche i fondi per il sostegno ai portatori di handicap e ai disabili. Con la legge sulla procreazione assistita, avete colpito la laicità dello Stato e umiliato i sentimenti più profondi, come quello di desiderare un figlio.
State svendendo ai privati (ovviamente, a quelli che possono permetterselo) il patrimonio architettonico, storico e ambientale dell'Italia, la più grande risorsa del paese. Di condono in condono, edilizi e fiscali, distruggete il concetto di legalità e di rispetto delle regole.
Bisogna mandarvi a casa, al più presto, prima che i danni siano irreparabili. Lavoreremo perché si chieda alle italiane e agli italiani, con il voto politico anticipato, se intendano ancora essere governati da voi, e la risposta la conoscete già: la risposta è «no»!
La posta in gioco, cari colleghi, è molto alta: è in gioco un modello complessivo di società. Vedete, la mia generazione ha ricevuto un regalo grandissimo dai propri genitori, ed io ho compreso l'importanza di quel regalo oggi che è in pericolo.
Il regalo è stato quello di farci nascere, crescere e diventare adulti in una società fondata sui diritti e sulle libertà. Il dovere della mia e della nostra generazione è quello di fare oggi lo stesso regalo ai nostri figli per farli nascere, crescere e diventare adulti in una società che continui ad essere fondata sui diritti e sulle libertà, e non sui privilegi, sull'arroganza e sulla sopraffazione.
È questa la posta in gioco, grande e difficile, tremendamente seria. Noi non ci sottrarremo a questa responsabilità: vi voteremo contro (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Comunisti italiani e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Potenza. Ne ha facoltà.

ANTONIO POTENZA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, gli italiani che hanno deciso di ascoltare i nostri discorsi, e che stanno ora davanti alla televisione, o che ascoltano alla radio o seguono sul sito Internet della Camera dei deputati i nostri lavori, si staranno ponendo sicuramente queste domande: qual è la situazione economica dell'Italia? Cosa cambierà nel 2004? E, soprattutto: miglioreranno le condizioni finanziarie della mia famiglia?
Il ministro Tremonti, per conto del Governo, dirà che l'Italia va a gonfie vele, che è tutto a posto e che nel 2004 gli italiani saranno più ricchi: insomma, quasi il paradiso terrestre.
I rappresentanti dei partiti che sostengono il Governo assicureranno che quelli dell'opposizione dicono bugie, parlano male del nostro esecutivo e indeboliscono la credibilità dell'Italia nel mondo.
Le opposizioni, dal canto loro, metteranno in evidenza la grave situazione dei conti pubblici, lo stato comatoso dell'economia, la disastrosa azione del Governo della destra. Chi ci ascolta avrà qualche difficoltà, di conseguenza, a comprendere chi dice la verità e, soprattutto, ad avere una risposta chiara alle proprie domande.
Noi dell'UDEUR-Alleanza Popolare siamo convinti che i provvedimenti posti in essere dal Governo in carica siano stati dannosi per l'economia del paese e che le misure finanziarie mandate avanti da Berlusconi, Tremonti e Bossi abbiano fortemente peggiorato la condizione delle famiglie italiane. Però, avendo sensibilità democratica, e rispettando sempre l'opinione della gente, ci rimettiamo volentieri al giudizio che chi ci ascolta darà.
Signor Presidente, mi consenta di parlare ai cittadini per il suo tramite, per rivolgere loro le seguenti domande: rispetto a tre anni fa, quando governava il


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centrosinistra, state meglio o state peggio? Con i vostri stipendi, con i vostri salari, con i vostri guadagni, con le vostre pensioni, potete acquistare di più o di meno? Potete investire di più o di meno? I vostri risparmi, comunque utilizzati, vi rendono di più o di meno?
Chiedo agli imprenditori: i vostri guadagni sono aumentati o diminuiti? Chiedo a tutti i contribuenti: pagate più tasse o meno tasse? Chiedo alle famiglie: sono migliorati o sono peggiorati i servizi (la sanità, la scuola, i trasporti)? Chiedo alle famiglie italiane: vi sentite più sicure? Avvertite una condizione di pace sociale? Siete tranquille sulle vostre prospettive di vita o avete preoccupazioni sul vostro futuro e su quello dei vostri figli? Chiedo a tutte le persone: pensate che l'abolizione del falso in bilancio, il rientro gratuito dei capitali dall'estero, i condoni per chi non paga le tasse o per chi realizza costruzioni abusive e le leggi varate per risolvere i fatti personali di Tizio o di Caio siano un bene per l'Italia?
Noi dell'UDEUR-Alleanza popolare pensiamo che le risposte a queste domande siano tutte negative e, pertanto, voteremo contro il Governo della destra e contro la sua manovra economico-finanziaria per il 2004.
Voi che ci ascoltate, passatevi una mano sulla coscienza e date una risposta di verità. Se siete d'accordo con noi, se pensate che il Governo abbia peggiorato la qualità della vita vostra e di quella degli italiani, alla prima occasione, come faremo noi oggi su quest'assurdo disegno di legge finanziaria, votate contro il Governo per mandarlo a casa! Grazie (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-UDEUR-Alleanza Popolare e Misto-Verdi-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bertinotti. Ne ha facoltà.

FAUSTO BERTINOTTI. Signor Presidente, signore deputate, signori deputati, penso che la cosa più rilevante che ci tocchi discutere sia la contrapposizione tra il paese reale e le scelte del Governo.
Mentre noi, qui, siamo alle ultime battute dell'esame del disegno di legge finanziaria, a Fiumicino, le lavoratrici ed i lavoratori sono impegnati in un'agitazione molto importante, perché rischiano di perdere il posto di lavoro in un settore in cui non vi sono ammortizzatori sociali. Quello è un settore strategico, ma il Governo non ha alcuna politica! Il settore rischia di declinare. I lavoratori rischiano di perdere il posto di lavoro. La finanziaria è lontana.
E se la finanziaria è il riassunto di una politica economica intera, quando questa fallisce, com'è fallita, il riassunto non può certo nasconderlo! Anzi, in questo caso, l'aggrava perché non è solo un riassunto, ma è incidente sulla realtà del paese.
La realtà del paese, la situazione economica e sociale, è grave e la finanziaria, obiettivamente, la peggiora. Il comportamento del Governo è un'ammissione di impotenza e di immobilismo. Fallisce la politica del Governo, ma si ripete, come se non si fosse in grado di pensare di fare altrimenti! Così, il Governo ha tentato di nascondere la sua azione svuotando la finanziaria delle sue scelte di fondo.
Così, uno degli elementi fondamentali della politica economica del Governo, vale a dire l'attacco al sistema previdenziale, è stato posto su un altro binario, ma ciò non è riuscito ad evitare lo sciopero generale da parte dei sindacati e la loro radicale opposizione, come quella di tutti i lavoratori.
Poi ha porto fuori il grosso dei provvedimenti economici con un decretone, già discutibile in punto di diritto costituzionale, precipitato nella richiesta del voto di fiducia che al Senato ha impedito ogni dibattito. Alla Camera è stata tentata la stessa cosa. Sostanzialmente è stata compiuta, ma non si è riusciti ad evitare un atteggiamento della Presidenza della Camera che suona implicitamente e critica questa scelta.
Della finanziaria resta poco o niente, ma così è peggio, perché la situazione economica e sociale del paese richiederebbe, invece, una politica forte, una grande politica.


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L'economia italiana è in crisi - come sanno bene gli esponenti del Governo - e questa crisi non è solo congiunturale: è un declino. Possibile che non se ne discuta rispetto alla finanziaria? L'Europa e l'Italia in essa è stretta in una morsa in cui, da un lato c'è il ciclo politico nordamericano alimentato da un dollaro costruito in nome della competitività delle merci americane, dall'altra parte cresce l'aggressività di nuovi paesi, di nuove realtà, come la Cina. Quando se ne parla extra moenia, fuori dalle scelte, il ministro del tesoro riconosce che questa situazione è drammatica ed indica persino una strada inedita e contraddittoria con le politiche neoliberiste, come quelle dei dazi. Poi, addirittura, salta Maastricht, la cattedrale delle politiche neoliberiste su cui si è fondata l'Europa dei mercati, perché la Francia e la Germania, che sono paesi forti, in realtà, la fanno saltare.
In Italia, non accade nulla, anzi, il contrario. Nella legge finanziaria, si tagliano le spese per la ricerca, non si costruisce nulla per quanto riguarda la politica dello sviluppo. In realtà, per questa via, davvero, il paese rischia il declino e la sua marginalizzazione.
Quando il Governo fa degli interventi di politica di sviluppo, si occupa di scorie nucleari e ottiene la rivolta, importante e sacrosanta, delle popolazioni di Scanzano.
Se dall'economia passiamo all'analisi della condizione sociale del paese, peggio mi sento. Si avvicinano le feste invernali, il Natale cristiano e non solo. Non mi riferisco certo a fenomeni di consumismo, ma al vivere quotidiano. Tanta parte del paese vede questi appuntamenti in una nuova luce, quella della preoccupazione. La povertà, il disagio, la fatica di vivere si sono allargate. Pensiamo alla condizione di vecchi ricaduti, anche quando non lo erano più, nella povertà. Una sorta di beffa! Si è parlato, il Governo l'ha fatto, di aumento delle pensioni. Le pensioni della gente comune ne sono uscite svalutate.
I salari e gli stipendi sono sotto botta. Provate ad immaginare solo come si possa vivere con una retribuzione di 850, 900 euro, che è la condizione di tanta parte della popolazione lavorativa italiana. Lavorano otto, nove ore giorno per una retribuzione di questo genere. Negli ultimi dieci anni, otto, nove punti del prodotto interno lordo - e il ministro del tesoro può confermarlo - sono stati spostati, dai salari, dagli stipendi e dalle pensioni alle rendite e ai profitti.
I prezzi hanno divorato il potere d'acquisto dei salari. Oggi, la maggior parte delle famiglie di lavoro dipendente (non sto parlando solo degli operai, ma anche degli insegnanti, degli impiegati) fa fatica davvero a raggiungere la classica fine del mese, ma voi avete mantenuto, in spregio a questa fatica di vivere, i favori ai ricchi. Avete mantenuto un'aliquota di favore alle rendite - lo ripeto - alle rendite che pagano in tasse infinitamente meno dei salari. Non avete neanche avuto lo scatto estetico - diciamo così - di reintrodurre la tassa per le successioni dei grandi patrimoni. Appunto. Solo una politica di privilegio dei ricchi nel momento in cui le povertà si allargano e il salario è sotto schiaffo.
Neppure uno scatto in questa direzione. Potevate almeno decidere, a fine d'anno, una tantum (non dico una ripartizione del reddito riequilibrante a favore dei salari e degli stipendi), un aumento di 100, 200 euro per tutti, per segnare almeno un'attenzione! Nulla di nulla.
Invece, avete tagliato la spesa degli enti locali, quella della pubblica amministrazione nelle parti più qualificate (ricerca, scuola) e così, indirettamente, piove sul bagnato. Spero che vi sarete accorti che a Roma c'è un'agitazione delle famiglie, dei genitori, dei ragazzi delle scuole perché con questa politica di tagli alla scuola e non solo si perde la qualità della formazione ma anche si peggiora la condizione della vita delle famiglie. Infatti, il tempo pieno, un'istituzione fondamentale nell'organizzazione sociale della vita delle persone e delle famiglie, rischia di essere tagliato dalle vostre politiche: perdi il salario e rischi di perdere il tempo pieno.
Davvero, come pensate di andare avanti così? Si aggrava la crisi sociale e cresce il


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conflitto sociale. È inutile che vi stracciate ipocritamente le vesti quando i tranvieri di Milano scioperano con qualche strappo alle regole: è il segno di un disagio crescente ed è la stessa cosa della manifestazione di Fiumicino, di Scanzano, dell'occupazione delle ferrovie e degli aeroporti da parte dei lavoratori siciliani della FIAT. Non avete più il consenso sociale, fallisce l'Europa, non solo quella della Presidenza italiana ma quella del Trattato, viene censurato il Governo sulla politica nelle comunicazioni di massa, non solo dai movimenti ma anche dal Presidente della Repubblica, c'è una critica crescente in settori interi della società, come i magistrati, in aree larghe del paese - ho in mente non solo le donne - la cultura democratica e laica si ribella all'infame legge come quella sulla fecondazione assistita e popolazioni intere insorgono.
Sul tema della guerra e della pace eravate già minoranza rispetto al paese, lo stato diventando rispetto a tanti temi della vita quotidiana. Potete rispondere semplicemente con una sfida alle opposizioni e queste ultime farebbero bene a raccoglierla, anche ragionando sulle loro inadeguatezze. Infatti, se siete ancora al Governo, è solo perché noi siamo ancora troppo deboli nella capacità di stabilire un rapporto con questo disagio del paese, con questa critica che dallo stesso viene nei vostri confronti. Allora, noi dell'opposizione dobbiamo essere in grado di costruire rapidamente un'alternativa di Governo, a partire dall'opposizione alle vostre politiche. Guardate, so che la politica non si fa con i «no» e che ci vogliono anche le proposte, ma saremmo molto favoriti dalla vostra politica a costruire i «sì» perché basterebbe proprio cominciare dai «no».
Ad esempio, la legge n. 30 - che, come sapete, ha fatto dell'Italia il paese a più alto tasso di precarietà d'Europa - è colpevole anche dell'assassinio del contratto dei metalmeccanici perché i padroni hanno potuto dire che non c'è bisogno dei contratti, si attinge alla legge n. 30, che prevede una moltitudine di contratti gli uni diversi dagli altri per regolare il rapporto di lavoro, e per il resto rimane soltanto la mancia salariale. Inoltre, siccome i lavoratori non possono votare sul contratto perché in Italia una legge non lo prevede e c'è una carenza di democrazia a partire dal mondo del lavoro, sì può andare avanti così. Ecco, un'opposizione seria comincia a dire: primo, vogliamo proporre una legge che dia ai lavoratori il diritto inalienabile di dire con il loro voto se un contratto va bene o non va bene; secondo, pensiamo di abrogare la legge n. 30 e di ricostruire, contro la precarietà, i diritti dei lavoratori; terzo, voi fate una politica di distribuzione del reddito a favore dei ceti possidenti e noi vogliamo fare una politica di ripartizione del reddito che riequilibri a favore di salari, stipendi e pensioni. Inoltre, per questa via, riaprire un'idea di un keynesismo non «bastardo», non quello delle opere pubbliche e delle spese militari - opere pubbliche che andrebbero bene se non fossero gigantesche operazioni di devastazione del territorio, come, per esempio, l'ipotizzato ponte - e, invece, cominciamo dalla qualificazione della domanda interna.
Penso che dall'opposizione alla vostra politica potrebbe nascere un'alternativa. Da questo punto di vista la legge finanziaria è un male ma potrebbe essere usata contro di voi a fin di bene (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione Comunista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pagliarini. Ne ha facoltà.

GIANCARLO PAGLIARINI. Signor Presidente, in primo luogo, vorrei parlare delle polemiche che sono state sollevate perché il Governo ha chiesto la fiducia sul suo disegno di legge finanziaria, espropriando, secondo alcuni colleghi, il Parlamento di un suo diritto e di un suo dovere. A mio avviso, il Governo ha fatto bene a chiedere la fiducia; anzi, ritengo che questa dovrebbe essere la regola.
La mia non è una difesa d'ufficio del Governo; questa è una opinione che viene da lontano. I resoconti stenografici della


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Camera e del Senato degli ultimi dieci anni possono dimostrare che ho sempre dichiarato che, a mio giudizio, la legge finanziaria dovrebbe essere sostanzialmente inemendabile. In pratica, ritengo che dovremmo cambiare la legge di contabilità dello Stato copiando pari pari dalla prassi e dalla legislazione anglosassone. Per elaborare la legge finanziaria il Governo potrà sentire Commissioni parlamentari, parti sociali, professionisti, centri di studio e chiunque desideri, ma poi dovrà assumersi le sue responsabilità e depositare il suo testo. Se, dopo la discussione nelle Commissioni, le Camere lo approvano si va avanti; se, invece, non lo approvano, il Governo cade e se ne torna a casa.
Infatti, se al Parlamento gli obiettivi del Governo stanno bene, vuol dire che i membri del Parlamento hanno fiducia nel Governo e ne condividono gli obiettivi e le strategie di politica economica. In questi casi, è solo logico che il Parlamento approvi la legge finanziaria senza alcuna modifica e senza emendamenti; senza piccole modifiche, perché sarebbe soltanto un'offensiva e sostanzialmente inutile perdita di tempo, e senza nemmeno grandi modifiche, perché queste ultime significherebbero insanabili disaccordi di fondo tra il Parlamento ed il Governo. Tuttavia, se il Parlamento è in disaccordo con il Governo su una questione così importante, vuol dire che bisogna prendere atto che non vi sono le condizioni per lavorare assieme. Dunque, in questo caso, il Governo dovrebbe dimettersi; dopodiché, se ne nominerà un altro o si andrà alle elezioni.
Diciamolo con onestà: la nostra legge finanziaria, ormai da tanti anni, non è ispirata al sano principio per cui è sempre dal confronto di idee che maturano le decisioni migliori e più responsabili. La nostra legge finanziaria - voglio ricordarlo, perché forse chi ci ascolta non ne è ben consapevole - da molti anni è ispirata a tre principi che alla Lega nord piacciono poco. Mi riferisco al principio dell'assurda suddivisione di una mancia per la politica (è il principio della spartizione della torta, cosa che considero vergognosa da ogni punto di vista), al principio della poco dignitosa caccia a qualche euro, a qualche pezzo di strada, di monumento, di fiera o di ristrutturazione da esibire come un trofeo nel collegio elettorale e, più in generale, al principio della perenne caccia al consenso e al voto. Questa per me è la vera negazione della politica, la vera palla al piede del paese.
Ecco il motivo per cui, a nostro avviso, il Governo quest'anno ha fatto bene ad operare una forzatura ponendo la questione di fiducia. Naturalmente, speriamo che nell'anno venturo la cosa si ripeta senza strappi e senza forzature, ma semplicemente perché la fiducia sarà prevista dalla nuova legge di contabilità dello Stato.
Il secondo argomento riguarda il voto della Lega Nord Federazione Padana. Non vi è alcun dubbio che il testo della legge potrebbe essere migliore di quello che ci accingiamo ad approvare, perché tutte le cose possono sempre essere migliorate. Solo per citare qualche punto, vorrei ricordare che il Governo, nel proporre i suoi tre emendamenti, non ha ascoltato i suggerimenti della Lega relativi al rimborso dei crediti di imposta per le piccole e medie imprese, alla necessità di tener conto del costo della vita nei calcoli del cosiddetto redditometro, alla necessità di non esagerare con gli sconti nelle vendite di immobili di prestigio dello Stato e non ha tenuto conto dei tanti altri punti ricordati nella bella e completa relazione che Sergio Rossi ha svolto lunedì scorso e che è agli atti.
Tuttavia, il punto importante per noi della Lega nord federazione padana non è certamente quello di ottenere qualcosa in più o in meno. Secondo noi, invece, è sempre più importante cambiare la cultura prevalente della politica, che si concede ancora il lusso di essere una cultura assistenziale e di perequazione, cultura che non si rende conto della velocità con cui sta cambiando l'economia del mondo e che ci sta facendo diventare tutti più poveri.
È una cultura che non può essere definita di destra o di sinistra, perché, in realtà, è comune alle parti più stataliste e


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più conservatrici dei due schieramenti, e che non può essere cambiata con una legge, con un emendamento o con una prassi di muro contro muro. Il paese e la politica, purtroppo, non sono ancora pronti per il cambiamento che commenterò tra un attimo.
Ciò chiarito, per quanto riguarda il voto sul disegno di legge finanziaria in esame, la Lega nord federazione padana dichiara la sua lealtà a questa maggioranza e la sua fiducia a questo Governo. Per questo motivo esprimeremo un voto favorevole sul suo testo.
Veniamo al terzo ed ultimo argomento: devo spiegare perché ho parlato del lusso di una cultura assistenziale e di perequazione. Pensiamo un momento alla Cina: vi sono alcune province molto ricche che producono molto PIL ed in cui vi è molta occupazione. Ci sono anche altre province, molto povere ed altre ancora in cui, addirittura, si muore di fame.
Invece di trasferire - con tasse, incentivi o altri mezzi - risorse dalle province ricche a quelle povere, la Cina ha scelto di investire sempre più nelle zone in cui vi è già ricchezza ed occupazione.
In tal modo, aumentano le differenze tra zone ricche e zone povere, ma arrivano in Cina, ogni giorno, nuovi capitali e si aprono, ogni giorno, nuove fabbriche.
Le province ricche diventano ancora più ricche, è vero (non ci vedo nulla di male), ma è anche vero che il lavoro aumenta, l'economia si muove e, in tal modo, anche le zone povere iniziano a divenire meno povere.
In Italia, ormai da anni, succede esattamente il contrario: lo Stato non fa investimenti nelle zone ricche ma, anzi, le colpisce con tasse e contributi sociali, che sono immediatamente riversati per assistenza, solidarietà e perequazione, nelle zone povere del paese.
Il risultato di tale politica è che le province ricche diventano, ogni giorno, meno competitive: pensate alla Brianza. Ormai da anni, nessuno viene ad investire in Italia, mentre moltissimi imprenditori italiani investono e aprono nuove fabbriche all'estero, come in Romania ed in Cina.
È ovvio che, in assenza di alternative, ciò genera disoccupazione ed impoverisce il paese.
Onorevoli colleghi, questa politica potevamo forse permettercela quando i mercati non erano così aperti e la competizione era meno dura e aggressiva. Quei tempi sono finiti, il mondo corre.
I risultati della politica assistenziale e di perequazione, per l'economia del paese sono, oggi, veramente drammatici.
In valore assoluto, il nostro PIL era il quinto al mondo; oggi siamo al settimo posto. Se, poi, si divide il PIL per il numero degli abitanti, il nostro PIL pro capite è, ormai, solo il diciannovesimo al mondo.
Purtroppo, molti sindacalisti, operai, dirigenti, professionisti, pensionati e troppi politici - sia della maggioranza sia dell'opposizione - non hanno ancora capito che il paese sta vivendo al di sopra delle sue possibilità.
Possiamo leggere insieme l'indice di competitività, elaborato dal World economic forum. È un indice estremamente serio e viene pubblicato, ogni anno, dal 1979. È basato su tre analisi: il funzionamento delle istituzioni (delle quali considera anche l'efficienza, la cultura ed il livello di corruzione), la tecnologia e la solidità patrimoniale.
L'ultima edizione di tale studio è stata presentata alla fine di ottobre. Da essa, risulta che il nostro paese, grazie alla politica assistenziale e di perequazione ed alla nostra organizzazione fortemente statalista, è scivolato al quarantunesimo posto, superato, oltre che da tutti i paesi dell'Unione europea (compresa la Grecia), anche da numerosi outsider.
Eppure, la qualità della nostra vita è, per il momento, ancora superiore a quella dei cittadini di tanti Stati organizzati meglio del nostro (più solidi, meno corrotti, con più investimenti in tecnologia, con meno debiti e con un ordinamento molto più leggero e molto meno invadente).


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Purtroppo, dentro e fuori quest'aula, non tutti si rendono conto che lo Stato, proprio per sua natura, si prefigge di soddisfare gli interessi economici dell'intera collettività; è inevitabile che tutto ciò che esso fa in tale direzione finisca per bloccarsi, a causa dell'«accumulo di colesterolo», rappresentato da due aspetti che fanno parte del peggior DNA della politica italiana: gli interessi particolari e l'assistenzialismo (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Federazione Padana).
Stiamo vivendo, sempre più, al di sopra delle nostre possibilità ed il paese non è ancora culturalmente preparato a correre ai ripari. Noi della Lega Nord cerchiamo, da tempo, di far capire che la politica dell'assistenzialismo e della perequazione ci fa diventare, ogni giorno, più poveri e meno competitivi.
Cerchiamo anche di far capire che è necessario cambiare rotta, analizzando la situazione con mente aperta, senza polemiche, con equilibrio e valutando tutte le opzioni, senza pregiudizi ideologici.
Siccome, però, ogni cambiamento modificherebbe la mappa del potere, i tanti conservatori e i tantissimi statalisti, di destra e di sinistra, hanno inventato (e continuano ad alimentare) la leggenda della Lega Nord razzista ed egoista. Lo fanno con un solo scopo: impedire che le nostre idee divengano oggetto di dibattito e di condivisa iniziativa politica. Ma noi teniamo duro (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord Federazione Padana - Congratulazioni).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Peretti. Ne ha facoltà.

ETTORE PERETTI. Signor Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, il gruppo dell'UDC voterà a favore delle leggi finanziaria e di bilancio per l'anno 2004. Lo farà con spirito libero e con la libertà di criticare ciò che non convince, ma anche con la consapevolezza di quanto di buono vi è nella finanziaria e, soprattutto, delle difficoltà nelle quali si trovano la nostra finanza pubblica e la nostra economia.
Non abbiamo apprezzato il modo con il quale siamo arrivati a votare questa legge finanziaria e lo abbiamo già detto nei giorni scorsi. Mi riferisco alla questione di fiducia ed al fatto che con tre votazioni si siano sostituite tutte le votazioni sugli emendamenti: la riteniamo una patologia del nostro sistema politico ed istituzionale. Tuttavia, di questo oggi non trattiamo - lo abbiamo già fatto - e vogliamo parlare di contenuti.
L'UDC comprende benissimo le difficoltà di questa sessione di bilancio. Sappiamo benissimo che la prima questione riguarda la necessità della correzione dei conti. Si tratta di una correzione dell'ordine di 16 miliardi di euro, circa 32 mila miliardi di vecchie lire: questo è il dato di partenza. Purtroppo, non possiamo mai dimenticare che ridurre il deficit è non un piacere, ma un obbligo imposto dalla nostra coscienza, dalla nostra responsabilità e dagli impegni presi in sede di Unione europea. Sappiamo anche che è difficile operare una correzione di questo tipo in un contesto di crescita prossima allo zero. Si tratta di difficoltà non solo italiane, ma europee, trasversali, che riguardano governi di centrodestra e di centrosinistra, paesi grandi come la Francia e la Germania e paesi piccoli come l'Olanda ed il Portogallo.
In questa legge finanziaria abbiamo operato una quadratura molto difficile. Abbiamo cercato di assicurare risorse per la coesione sociale in un paese che ha grandi disparità e grandi contraddizioni di carattere sociale. Vi è ancora una fascia elevata di poveri, esiste ancora un dualismo territoriale molto forte tra il nord ed il sud e si sta creando, purtroppo, anche un dualismo di tipo generazionale fra giovani lavoratori e vecchi lavoratori. Abbiamo cercato di trovare risorse per tenere insieme tali pezzi di società, tali pezzi di territorio e per non creare una guerra tra giovani ed anziani. Abbiamo cercato anche di trovare risorse per la competitività, per gli investimenti, per rilanciare l'economia: lo riteniamo fondamentale per avere tutte le risorse necessarie anche alla quadratura sociale. Inoltre, abbiamo cercato di rispettare


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gli impegni di pareggio di bilancio. Nel momento in cui tali impegni erano stati presi l'economia cresceva, mentre oggi è molto difficile mantenerli.
I problemi che abbiamo oggi vengono da lontano. Abbiamo ereditato una situazione disastrosa dovuta anche a scelte irresponsabili compiute all'indomani della campagna elettorale del 2001 dal Governo di centrosinistra. Vedete, colleghi, non è vero che il centrosinistra ci ha consegnato i conti in ordine. Il centrosinistra si è limitato, negli anni in cui ha governato, ad una semplice manutenzione del bilancio. Non ha fatto scelte che abbiano messo la nostra spesa pubblica in condizione strutturale tale da essere sostenibile. È anche vero che il centrosinistra ci ha consegnato problemi che sono stati lasciati a marcire per molto tempo. Tali problemi riguardano i mancati investimenti, i mancati fondi per la ricerca e per lo sviluppo, ma anche una questione che dovrebbe stare a cuore al centrosinistra: il welfare.
Il centrosinistra ci ha lasciato una situazione del welfare, nel quale mancano pezzi importanti, come il reddito di ultima istanza, come gli ammortizzatori sociali, come i fondi per la formazione permanente dei lavoratori. Quello che oggi il centrosinistra (ora all'opposizione) ci propone non ha la minima sostenibilità finanziaria, perché promette tutto a tutti: questa è solo demagogia e non è credibile, perché non è sostenibile. Noi crediamo che raccontare la verità non sia un tabù. Siamo persone responsabili e non abbiamo paura di dire che oggi non ci sono risorse per tutto. Purtroppo, la differenza fra le risorse disponibili e le richieste è dovuta anche alle mancate risposte da parte del centrosinistra negli anni in cui ha governato.
Mi chiedo quale credibilità possa avere il centrosinistra, che oggi ci sollecita, ad esempio, a trovare risorse per la competitività, per la ricerca e per gli rivestimenti. Quando il centrosinistra era al Governo, e noi all'opposizione, esso ha sempre negato problemi di competitività al nostro sistema produttivo, salvo riscoprirli oggi che è all'opposizione, e non ha attivato risorse per gli investimenti e per la ricerca. Non c'è un salto di continuità nelle finanziarie del centrosinistra degli anni passati. Solo oggi, a grande fatica, viene dato un segnale di discontinuità sugli investimenti e sulla ricerca.
Per quanto riguarda la nostra contrarietà alla questione di fiducia, abbiamo già detto. Avremmo preferito la via maestra, che era la via della votazione emendamento per emendamento. Tuttavia, detto questo, vale la pena di notare anche un'altra cosa: forse il Governo teme la sua maggioranza, cioè teme che vi possano essere votazioni contrarie su questioni molto sensibili. Forse, anche il sistema maggioritario e l'elezione sostanzialmente diretta del Premier hanno spostato un po' il rapporto di poteri tra il Governo e il Parlamento e forse anche i singoli deputati non hanno a cuore la questione della compatibilità finanziaria delle proprie richieste.
Detto ciò, credo che occorra comunque aggiungere che spesso i problemi e i tipi di intervento richiesti dai colleghi della maggioranza riguardano temi drammatici, relativi al rapporto dei singoli colleghi con i loro elettori sul territorio: tutti temi che non hanno mai trovato risposte credibili negli anni passati. Si tratta di problemi spesso drammatici, come la questione dell'amianto, delle alluvioni, dei terremoti, del dissesto idrogeologico, nonché dei mancati interventi infrastrutturali e della perdita di posti di lavoro (dovuta alle grandi ristrutturazioni produttive, che non nascono oggi, ma che vengono da lontano). Tutto questo riguarda, spesso, l'omissione di interventi da parte dei Governi che ci hanno preceduto. Ma, se non sono stati affrontati a suo tempo, volta per volta, come pretendere che questi problemi vengano risolti oggi, in un solo momento, con le risorse limitate che abbiamo a disposizione?
Sappiamo, cari colleghi, di essere al limite della compatibilità finanziaria e di bilancio. Certamente avremo fatto molti errori, ma sono stati commessi per privilegiare la tutela del livello di spesa sociale, rispetto all'impegno del pareggio di


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bilancio. Questo lo dobbiamo dire rispetto non solo alla riforma fiscale che abbiamo fatto, ma anche alla riforma previdenziale che faremo. Su questa, sono state già dette molte cose, anche in sede di discussione sulle linee generali, e pertanto non mi ripeterò. Tuttavia, vorrei svolgere un'unica considerazione riguardo alla sostenibilità. Credo che la sostenibilità della spesa previdenziale non possa essere misurata nel rapporto tra la spesa previdenziale italiana e quella degli altri paesi europei, perché, se fosse così, certamente il livello di spesa previdenziale italiana potrebbe essere aumentato. Non credo neanche che la sostenibilità si possa misurare separando artificialmente, in conti distinti, la previdenza dall'assistenza.
Purtroppo, non è così. Per il nostro paese, la sostenibilità si calcola valutando la struttura e l'articolazione del nostro bilancio dalle quali si desume che la spesa per gli interessi è molto elevata (circa 70 miliardi di euro l'anno, 140 mila miliardi di vecchie lire); che vi è una crescente spesa per la sanità che non riusciamo a comprimere; che si avverte la necessità di trovare risorse aggiuntive per altre questioni che riguardano il welfare (come gli ammortizzatori sociali, la formazione, il reddito di ultima istanza), e, nell'emergenza, risorse crescenti per la sicurezza, la ricerca e gli investimenti. Sono tutte questioni irrinunciabili ed incomprimibili.
Non proponiamo per la quadratura dei conti un taglio alle pensioni: la riforma che ha tagliato le pensioni è stata già attuata da Governi di centrosinistra, in particolare dal Governo Dini nel passaggio dal sistema retributivo al sistema contributivo. Chiediamo, per non rinunciare al livello della nostra spesa sociale, di lavorare di più. Chiediamo una maggiore permanenza al lavoro per un tempo ragionevole e in questo tempo ragionevole sta anche la nostra idea della riforma, il nostro rapporto con i sindacati, la nostra richiesta di welfare.
Siamo comunque abbastanza soddisfatti del suddetto disegno di legge finanziaria. Crediamo che un pezzo di credibilità della suddetta stia anche nelle risorse che il gruppo dell'UDC ha richiesto, in maniera molto forte, in Consiglio dei ministri (sono state ottenute e poi difese nel disegno di legge finanziaria in Assemblea), che riguardano l'assistenza agli anziani ed ai disabili, le barriere architettoniche ed i servizi di prima infanzia.
È un disegno di legge finanziaria difficile: abbiamo cercato di affrontarlo con responsabilità, sicuri di poter essere nelle condizioni di far uscire il paese dalla crisi nella quale si trova (Applausi dei deputati dei gruppi dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro e di Forza Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Castagnetti. Ne ha facoltà.

PIERLUIGI CASTAGNETTI. Signor Presidente, ci rendiamo conto che non è il caso di infierire sul Governo, proprio in questi giorni, segnati dalla conclusione ingloriosa della Presidenza di turno dell'Unione europea e, sul piano interno, dall'intervento clamoroso del Capo dello Stato per riportare nella legalità costituzionale la legge Gasparri (uno dei perni attorno cui ruota la missione di legislatura del Presidente del Consiglio), oltre che dal suo intervento, signor Presidente della Camera, non meno clamoroso, prima per impedire lo scempio dell'inclusione in un unico maxiemendamento dell'intero testo della finanziaria e poi per riportare nella legalità dell'aritmetica i conti indicati nei tre penosi maxiemendamenti.
Eppure, non possiamo esimerci dal manifestare la nostra preoccupazione, la nostra inquietudine: questa è la finanziaria di metà legislatura, la vostra terza, quella che segna la curva incorreggibilmente in discesa dell'intera legislatura. Dopo tre finanziarie di condoni e di una tantum, l'Italia sta cambiando e, forse, ha già cambiato pelle, in peggio.
Avete spento la speranza, l'ottimismo, la fiducia, la voglia di futuro ed esaurito, per stucchevolezza e noiosità, il refrain dell'eredità del buco finanziario.
Dopo tre anni di Governo, gli italiani hanno già capito tutto di voi. Non avete


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un'idea. Gli italiani sono condannati a guardare in televisione la ripresa dell'economia mondiale ed a chiedersi: perché mai noi «no»? Non siamo anche noi dentro questo mondo o siamo fuori dal mondo? Sono domande alla Woody Allen che accompagnano i giorni di un Governo surreale.
Mi ritornano in mente cose dette da alcuni autorevoli italiani su questa vostra finanziaria, anche se ormai macinate nella memoria dallo stupore del giorno dopo, normalmente peggiore di quello precedente.
Mancano interventi sulla spesa corrente, l'abuso dei condoni crea incertezza sulla cogenza della norma (Antonio Fazio). Troppe una tantum, cessioni di immobili, condoni edilizi e fiscali, sanatorie varie rappresentano il 90 per cento di tutte le maggiori entrate attese per il 2004 (Corte dei conti). Poco rigore e niente sviluppo (Antonio d'Amato). Dopo 10 anni il sud comincia ad avere tutti segni meno davanti alle voci: sviluppo, investimenti e occupazione (Guglielmo Epifani). Non c'è nulla sulla ricerca, sul sud, sui prezzi (Savino Pezzotta). Dopo questa finanziaria c'è il rischio che i nostri atenei escano dal sistema europeo a causa del deperimento e della loro capacità operativa e, dunque, della loro status (Conferenza dei rettori). Per finire il giudizio di un autorevole giornale straniero: con questa finanziaria il Governo italiano passa i problemi ai successori.
Avete proprio fallito e basta! Vi è un indice sintetico che dimostra pienamente, dopo tre anni, il senso del fallimento dell'azione di Governo per il risanamento dei conti pubblici: è il dato dell'avanzo primario, vale a dire dell'avanzo di bilancio al netto della spesa per interessi. Nel 1997, l'avanzo primario era al 6,7 per cento del PIL, nel 2003 è del 2,8 per cento e l'anno prossimo, secondo l'ISEA, diminuirà ancora. La riserva necessaria per impostare politiche innovative e la sicurezza della nazione è stata semplicemente dilapidata, in un periodo - si badi bene - in cui il Governo ha potuto contare sull'enorme vantaggio di tassi di interesse eccezionalmente bassi. Un vantaggio per il bilancio dello Stato di 40 miliardi di euro.
Si non ci fosse stato l'euro - lo chiediamo a voi, signori del Governo, che avete già iniziato una campagna contro la moneta unica (dopo i comunisti, le opposizioni, la Cina, ci attendiamo che nel prossimo anno questo sarà il vostro leitmotiv) -, con i suoi tassi bassi e lo scudo protettore, dove avreste reperito che questi 80 mila miliardi di vecchie lire che, a causa del debito, dovete spendere in meno rispetto a quanto toccò al centrosinistra nel 1997? Avreste chiesto agli italiani il conferimento dell'oro domestico o solo il tempo per affrontare uno dei tanti problemi di merito di questa finanziaria?
Mi soffermerò sull'abbandono del Mezzogiorno riproponendo alcuni dati anticipati ieri dal collega Boccia.
Il Governo, dal giorno successivo al suo insediamento, con il varo della Tremonti-bis, con l'imposizione del tetto per il credito di imposta, con il ridimensionamento del bonus occupazione, con la limitazione delle quote latte al sud, con la riduzione delle risorse finanziarie per le aree depresse, con la traslazione al 2005 e 2006 della maggior parte degli stanziamenti, con il mancato rispetto della quota del 30 per cento della spesa ordinaria dello Stato e del 45 per cento della spesa per investimenti, con la trasgressione del vincolo di addizionalità nell'utilizzo dei fondi comunitari, con una serie di dilazioni concernenti gli strumenti della programmazione negoziata, ha di fatto posto in essere una linea contro il Mezzogiorno.
Qualche dato: nel 2002, a fronte di una massa disponibile e spendibile complessiva per le aree depresse di 47.448 milioni di euro, i pagamenti sono stati di 15.779 milioni, meno di un terzo; nel 2002, su 775 milioni di euro per le infrastrutture, al Mezzogiorno sono andati soltanto 90 milioni, il 12 per cento; per le grandi infrastrutture strategiche, su 4.300 milioni di euro impegnati per il Mezzogiorno, a luglio ne risultavano assegnati 2.400 ed erogati zero, e potremmo continuare.
Da ultimo, vi è tutto il capitolo relativo alla forte riduzione di trasferimenti a


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regioni, province e comuni, che saranno in tal modo costretti ad aumentare i costi dei servizi sanitari e sociali a carico dei cittadini.
Poiché questa è la linea che perseguite da tre anni - meno soldi per le famiglie, nuove tasse a carico delle famiglie (che non chiamate tasse, ma costi dei servizi) -, dobbiamo pensare che ormai questa sia non una scelta congiunturale, ma strategica, strutturale.
In queste settimane, si fa gran discutere di un libro che, fra altre linee di tendenza che caratterizzano le democrazie moderne, individua la scelta di ridurre progressivamente gli interventi dello Stato nei servizi ai cittadini, al fine di indurre nei cittadini stessi distacco ed indifferenza per lo Stato e la politica. Degli altri cittadini, quelli che si ostinassero a volersi interessare di Stato e di politica, si occuperanno le lobby e le televisioni. Signori del Governo, anche noi ci siamo accorti che non stiamo discutendo solo di numeri, stiamo discutendo della nostra democrazia e per questo voteremo contro questa finanziaria. (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, di Rifondazione comunista e del Misto-Comunisti italiani).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Alberto Giorgetti. Ne ha facoltà.

ALBERTO GIORGETTI. Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, sono state lanciate dure critiche da parte dell'opposizione al documento di politica economica, la legge finanziaria 2004, che è al nostro esame. Vogliamo subito affermare, come Alleanza nazionale, che consideriamo queste critiche sostanzialmente infondate; sono espressione di un atteggiamento negativo volto esclusivamente ad un percorso ostruzionistico che non risolve i problemi del paese e che, piuttosto, mira a disgregare, aumentando la conflittualità sociale. Non possiamo e non vogliamo accettare lezioni di democrazia e di stile da chi, nella scorsa legislatura, ha posto la questione di fiducia oltre che sulla legge finanziaria del 1997, cari colleghi, decine di altre volte su questioni ben più rilevanti del testo al nostro esame. Non accettiamo lezioni da chi ha voluto proseguire l'esperienza di Governo con parlamentari eletti dai voti del centrodestra, pur di non farsi giudicare dagli elettori, da chi ha sostituito un numero ingente di ministri durante la scorsa legislatura, da chi, in fase di congiuntura economica favorevole, ha aumentato la pressione fiscale, di fatto ha peggiorato i conti pubblici, non ha varato riforme strutturali ed oggi ha il coraggio di chiedere l'eliminazione di tasse, come per esempio l'IRAP, dopo averle istituite e difese a gran voce in questa sede nel paese (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale, di Forza Italia e della Lega Nord Federazione Padana).
La finanziaria ha avuto tempi di dibattito adeguati che hanno prodotto un miglioramento del testo e la posizione della questione di fiducia è stata sicuramente una scelta forte adottata dal Governo, per combattere prioritariamente la linea ostruzionistica tenuta dall'opposizione, ma soprattutto per dare una certezza definitiva ad una manovra complessa e strategica per il rilancio del paese. Certo, non è la vostra finanziaria, colleghi della sinistra, è la nostra finanziaria, quella del centrodestra. Una legge di politica economica che sconta ancora gli effetti di una situazione di finanza pubblica negativa che voi avete avuto la responsabilità di lasciare in eredità all'attuale maggioranza del paese. Il centrodestra sta mandando avanti un percorso di risanamento delle finanze pubbliche, in una congiuntura economica non ottimale, con riforme strutturali che potevano e dovevano essere quanto meno incominciate durante la scorsa legislatura dal Governo di centrosinistra e che non sono state portate a compimento. Oggi, questo Governo e questa maggioranza hanno invece la forza e il coraggio di portare avanti con determinazione nelle istituzioni e nel paese. La riforma del mercato del lavoro, con elementi di maggiore flessibilità, la riforma delle pensioni, la riforma del diritto societario, la riforma


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del sistema di garanzia per le piccole imprese, la legge Bossi-Fini, sono alcuni degli elementi di cornice necessari per proseguire verso un profondo rinnovamento del sistema paese, i cui frutti si stanno cominciando a cogliere, con una ripresa del prodotto interno lordo e con una crescita evidente dell'occupazione, i cui effetti si registreranno in modo più chiaro nei prossimi anni.
Tutti elementi che non solo trovano il pieno conforto dei valori e programmi di Alleanza nazionale e della Casa delle libertà, ma che proiettano l'Italia tra i protagonisti dell'imminente ripresa economica dell'Europa. Gli interventi adottati dal Governo italiano hanno trovato, a livello europeo, una piena legittimazione, anche in sede di Consiglio dei ministri dell'economia dell'area euro, proprio nei giorni scorsi.
Nei documenti che hanno composto questa articolata manovra di finanza pubblica è infatti costante la proiezione del nostro paese, con le sue caratteristiche e la sua variegata composizione sociale ed economica, verso le grandi sfide dei sistemi paese. Non è infatti più possibile ragionare, come fa spesso in modo demagogico la sinistra, solo con criteri legati al mercato domestico.
La sfida lanciata è proprio quella sull'interpretazione delle grandi scelte che siamo chiamati a compiere in un quadro internazionale: sostenere, come abbiamo fatto, gli investimenti in infrastrutture e trasporti, come è avvenuto con la legge obiettivo e con il finanziamento delle grandi opere; sostenere l'innovazione e la ricerca, come è avvenuto attraverso le incentivazioni per il capitale umano e per le imprese già previste nella scorsa legge finanziaria e rafforzate in questa; il sostegno alle telecomunicazioni, assunto come elemento guida dalla Commissione europea, e lo sviluppo delle connessioni a banda larga, anche mediante il sistema delle incentivazioni; il varo della riforma delle pensioni, all'insegna di un nuovo patto generazionale tra giovani nuovi occupati ed anziani, con l'obiettivo di poter garantire l'erogazione delle pensioni in equilibrio economico, oltre che, finalmente, ridisegnare il sistema del welfare che garantisca un livello di assistenza sociale e sanitaria all'altezza delle nostre tradizioni e delle nuove esigenze della nostra società; sostenere l'occupazione, con nuove formule di flessibilità, come sta avvenendo anche con il provvedimento in esame, con una razionalizzazione degli strumenti di intervento dello Stato nelle aree depresse del Mezzogiorno e con un'ulteriore responsabilizzazione degli imprenditori, soprattutto degli imprenditori giovani che stanno iniziando a lavorare e a credere nei nostri progetti.
Ciò consente a tutti noi - non solo alla maggioranza, ma al paese - di guardare al futuro con grande speranza, consapevoli che ciò che sta iniziando a realizzare l'Italia in questi anni e con la legge finanziaria in esame costituisce anche un'autorevole indicazione per quei paesi, citati precedentemente dall'onorevole Castagnetti e dai colleghi dell'opposizione, quali la Francia e la Germania, che hanno oggi i conti pubblici in maggiore difficoltà rispetto a quelli italiani e che spesso hanno rappresentato un modello. Tali paesi iniziano a guardare all'Italia come a un punto di riferimento per le soluzioni di rigore e per lo sviluppo, anche al fine di poter evitare, in assenza di riforme, così come vorrebbe la sinistra, un'esplosione certa ed insostenibile della spesa pubblica, con un aumento stimato nell'ordine del 4-8 per cento nel caso di assenza di interventi. Parlate di spesa pubblica, ma senza tali interventi di riforma e di razionalizzazione la spesa pubblica aumenterà drammaticamente.
Per tali motivi, non stiamo al gioco allo sfascio della sinistra. Siamo consapevoli delle sfide lanciate, e nell'ambito di risorse limitate stiamo quotidianamente lavorando per ottimizzare il loro utilizzo. Con questa legge finanziaria, puntiamo non a proseguire il rito annuale sul reperimento e sull'impiego delle risorse, ma ad avviare nuove politiche di redistribuzione, in un paese che può e deve migliorare la propria condizione quale grande protagonista, così come la storia ci chiede e ci impone.


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Sicurezza, sviluppo, solidarietà, rigore nella spesa: sono questi i quattro obiettivi che si è prefissata Alleanza nazionale per la caratterizzazione della legge finanziaria 2004. Si tratta di obiettivi che consideriamo raggiunti, dopo un lungo lavoro iniziato durante l'estate, nel confronto con il ministro Tremonti e con gli alleati, e che riteniamo abbia prodotto risultati estremamente positivi.
Non esiste possibilità di sviluppo senza sicurezza. Proprio in questi ultimi giorni si è coronato l'impegno assunto da Alleanza nazionale nei confronti delle Forze armate e delle forze dell'ordine, che da tempo attendevano un segnale di conforto (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
Si tratta di un impegno che ha connotati profondi, per l'importanza del lavoro che quotidianamente svolgono al servizio dello Stato e della sicurezza dei cittadini, e per l'onore e il rispetto che procurano al nostro paese in campo internazionale nelle operazioni di pace. Alleanza nazionale, ancora una volta, esprime loro piena solidarietà e gratitudine.
Era doveroso, anche alla luce dei tragici fatti di Nassiriya, dare la possibilità ai nostri ragazzi di poter contare su stipendi e prospettive di carriera decorosi, oltre che su mezzi adeguati al contrasto della criminalità diffusa e organizzata e per potere estirpare il male dei nostri giorni, rappresentato dal drammatico fenomeno del terrorismo. Nella legge finanziaria in esame vengono stanziati per la sicurezza 840 milioni di euro: è questo il contributo che Alleanza nazionale porta in dote alla coalizione e al paese.
Si tratta di una legge finanziaria che abbiamo voluto condividere anche sul versante dello sviluppo: le misure in materia di infrastrutture, di made in Italy, di innovazione tecnologica, di sostegno al prodotto di qualità aprono la strada a politiche di intervento che rappresentano uno stretto connubio tra tradizione, cultura nazionale, valorizzazione delle nostre specificità e sfida recata dalla globalizzazione.
Si tratta di interventi che, partendo dal riconoscimento di un valore come la cultura di impresa, portatrice di identità nazionale, proiettano tricolore nel mondo con il proprio modello di imprese e di distretto produttivo, supportato da strumenti moderni di difesa delle nostre caratteristiche qualitative, della nostra fantasia, del nostro ingegno.
Con i provvedimenti complessivi di carattere ordinamentale e finanziario a sostegno della nostra produzione e con il duro contrasto alla contraffazione si agisce concretamente su un tema più volte richiamato - quale è la competitività - che non si affronta ricorrendo alla bacchetta magica ma, piuttosto, si affronta con una serie di interventi di carattere nazionale ed internazionale che trovano in questo testo un grande segnale di attenzione da parte di Governo e maggioranza. Si tratta di interventi che andranno rafforzati anche sul versante delle politiche del credito e dell'energia, che rappresentano fattori strutturali per la concorrenza delle nostre imprese industriali, artigianali ed agricole, all'insegna di: più mercato, più garanzie per i consumatori e per gli utenti. È una finanziaria che ha anche contenuti rilevanti sul versante della solidarietà, intesa per Alleanza nazionale, nel pieno riconoscimento del valore della persona umana, come una solidarietà che riesca a garantire una vera coesione sociale e favorisca la modernizzazione del nostro paese attorno alla cellula fondamentale, per noi, della famiglia. Attraverso la ripartizione del fondo per le politiche sociali la solidarietà trova concreta attuazione. Il sostegno agli anziani e alla famiglia comincia a trovare forma. L'abbattimento delle barriere architettoniche per i disabili, la realizzazione degli asili nido, oltre che l'eliminazione di alcune sperequazioni odiose nei confronti dei malati gravi, sono tutti interventi a sostegno del sistema famiglia, che non restano semplici enunciazioni di principio ma trovano risorse adeguate per dare fiducia ai nostri cittadini.

PRESIDENTE. Onorevole Alberto Giorgetti...


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ALBERTO GIORGETTI. Vi sono anche interventi che vanno nel senso del rafforzamento degli ammortizzatori sociali e del sostegno al reddito nei confronti dei soggetti più deboli.
Concludendo, signor Presidente, Alleanza nazionale voterà convintamente la manovra finanziaria 2004, consapevole della necessità di proseguire il percorso avviato, con una particolare attenzione agli interventi per lo sviluppo e per il sostegno alle famiglie e ai soggetti deboli, anche rafforzando - ministro Tremonti - il dialogo con le parti sociali. Lavoreremo costantemente e con spirito costruttivo ma con determinazione per realizzare compiutamente la svolta che tutti gli italiani attendono, una svolta all'insegna del miglioramento della qualità, della dignità e del benessere dell'intera comunità nazionale che questo Governo e questa maggioranza hanno il dovere morale di realizzare nei prossimi due anni (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale - Congratulazioni).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fassino. Ne ha facoltà.

PIERO FASSINO. Signor Presidente, signor ministro, noi non voteremo la legge finanziaria che lei, a nome del Governo, ha presentato. E non voteremo a favore di questa finanziaria non per un pregiudizio, perché ci siamo sforzati sia qui alla Camera sia al Senato di avanzare proposte sui vari capitoli di spesa. Non la voteremo, intanto perché non c'è stato permesso di discuterla, perché lei al Senato ha blindato immediatamente la discussione, chiedendo la fiducia sul decretone di accompagnamento, perché qui avete imposto tre voti di fiducia che, di fatto, hanno impedito una discussione. Per la prima volta da molti anni il Parlamento, in realtà, non ha esaminato la legge finanziaria. Probabilmente, questo era un suo obiettivo, signor ministro. Risulta che, nel Consiglio dei ministri del 29 settembre, abbiate discusso a livello di Governo della richiesta del voto di fiducia per evitare che il Parlamento discutesse. Le segnalo che la riforma istituzionale che sta a cuore al Presidente del Consiglio e alla sua parte politica non è stata ancora approvata, che siamo ancora una Repubblica parlamentare e che il luogo centrale della sovranità, in primo luogo quando si decidono leggi importanti come la legge di bilancio, è il Parlamento. Voi avete surrettiziamente svuotato il Parlamento delle sue competenze e dei suoi poteri. E questo è grave, perché potete anche pensare che si debba fare così, ma avete il dovere di portare qui delle riforme che cambino la natura della nostra Repubblica e le sue regole di funzionamento. Non l'avete fatto, e surrettiziamente avete impedito a questo Parlamento di decidere della più importante legge che un Parlamento esamina: la legge finanziaria e di bilancio. Questa è una prima ragione per cui non la potremo votare.
Non la potremo votare per ragioni di merito perché non condividiamo l'impostazione di questa legge finanziaria. Ha già ricordato il collega Castagnetti che questa è la terza legge finanziaria di questo Governo, viene a metà della legislatura e forse, dopo tre leggi finanziarie, bisognerà fare un bilancio di quale esito la politica economica che lei ha imposto al paese ha prodotto e ha dato all'Italia. Francamente, noi ci aspettavamo che lei venisse qui con una legge finanziaria molto diversa, che introducesse serie correzioni ad una politica economica che non ha dato all'Italia né crescita, né sviluppo in questi tre anni. Lei, invece, ci ha riproposto per la terza volta una politica economica che noi consideriamo sbagliata e i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Vediamo i dati: parlo di dati perché sono più forti di qualsiasi opinione. Nel 2003 l'Italia conoscerà sostanzialmente una crescita zero, dopo che già nel 2002 ha conosciuto il più basso tasso di crescita degli ultimi 10 anni. Per il 2004 le sue previsioni di crescita, su cui lei ha fondato questa legge finanziaria, sono tutte azzardate perché lei presume un tasso di crescita che tutti gli analisti dicono che si realizzerà, se va bene, per la metà. Lei ci propone una legge finanziaria dopo tre


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anni di politica economica che non fa i conti con la ripresa di un'inflazione che riduce la capacità di spesa e di acquisto dei redditi delle famiglie italiane. Lei ci presenta una legge finanziaria che non fa i conti con il fatto che l'export italiano ha conosciuto nel 2002 e nel 2003 una riduzione che è percentualmente doppia alla contrazione conosciuta da Francia e Germania, che sono i nostri due principali paesi competitori. Nell'emendamento che lei ha qui presentato e su cui ha chiesto la fiducia lei - lo richiamo al collega Alberto Giorgetti di Alleanza nazionale, che ci ha magnificato le spese per l'internazionalizzazione - ha proposto una riduzione del 25 per cento di quanto era stanziato per il sostegno del made in Italy e delle politiche di internazionalizzazione del paese. Lei ci presenta una legge finanziaria nella quale non c'è sostanzialmente una lira per gli investimenti e non c'è una lira per la modernizzazione delle infrastrutture. Non vale richiamare ogni cinque minuti il ponte di Messina, perché il ponte di Messina rischia di essere una scenografia cinematografica dietro la quale non c'è nulla. Infatti, in questa legge finanziaria non c'è un soldo per il ministro Lunardi e non c'è un soldo per aprire nessun cantiere nuovo, posto che già nel 2001 e nel 2002 Lunardi di cantieri non ne ha aperti.
Lei ci presenta una legge finanziaria che conferma quello che secondo me è uno dei principali limiti della politica economica di questo Governo, in altre parole una legge finanziaria che non considera il Mezzogiorno come una grande questione del paese. Per il terzo anno consecutivo voi ci presentate una proposta di politica economica che rimuove il Mezzogiorno e che non considera questa parte del paese come una leva strategica per lo sviluppo dell'Italia. Non mi stupisce. Sottolineo che per la prima volta da lunghissimo tempo c'è alla guida di questo paese un Governo che non ha il Mezzogiorno nella testa e non avendocelo nella testa non lo può pensare e non pensandolo non fa politiche per il Mezzogiorno e ciò si vede nelle scelte che lei ci ha proposto.
Lei ci presenta una legge finanziaria per la terza volta consecutiva che marginalizza gli investimenti per la ricerca e per l'innovazione. Non soltanto le due leggi finanziarie precedenti che lei ci ha fatto approvare hanno conosciuto una riduzione dell'investimento pubblico, ma anche quest'anno si indica un volume di investimenti assolutamente ridicolo rispetto alla considerazione che da tutti viene ormai fatta sulla necessità di investire in innovazione e ricerca se si vuole garantire che le imprese abbiano una maggiore competitività in una congiuntura internazionale più difficile. Lei ci presenta per la terza volta consecutiva una legge finanziaria che riduce ulteriormente i trasferimenti agli enti locali.
Questa espressione un po' di gergo può sembrare, tutto sommato, una tecnicalità. Allora, traduciamola in modo che gli italiani comprendano: ridurre i trasferimenti agli enti locali significa dare meno soldi a comuni, province e regioni per gli asili nido, per l'assistenza agli anziani, per l'assistenza ai portatori di handicap, per i servizi pubblici di cui i cittadini godono. Ridurre i trasferimenti agli enti locali e alle regioni significa mettere questi enti locali nella condizione o di chiudere i servizi o di farli pagare di più ai cittadini, ed è la terza volta consecutiva che questo accade!
E siccome, giustamente, da parte dei cittadini e dell'opinione pubblica c'è una grande attenzione a quello che accade nel paese e qualche settimana fa c'è stato un grande allarme nell'opinione pubblica per una forma esasperata di lotta che c'è stata a Milano da parte dei lavoratori dei trasporti, vorrei dire qui, a lei e a questo Parlamento, che se quella forma di lotta esasperata era sbagliata - e tutti l'abbiamo giudicata sbagliata - bisogna sapere però che quell'esasperazione derivava dal fatto che quei lavoratori aspettano da due anni il contratto! E i contratti, nel settore dei trasporti pubblici, non si fanno da due anni perché questo Governo, anziché trasferire agli enti locali e alle aziende municipalizzate il 65 per cento delle risorse a loro disposizione, come prevede la legge,


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ne ha trasferito fin qui il 52 per cento! È chiaro che, se non si danno agli enti locali e alle municipalizzate i soldi per fare i contratti, i contratti non si fanno! È evidente perché la gente poi si esaspera e, nell'esasperazione, può anche sbagliare le forme di lotta. È un esempio concreto di cosa produce una politica di tagli, che lei ha in questi anni ha perseguito e che rappresenta un danno per il paese e per le famiglie italiane.
Tutto questo, peraltro, senza che lei abbia avuto la capacità, in questi tre anni, di ottemperare alla principale promessa che aveva fatto agli italiani e cioè ridurre le tasse, perché gli italiani non hanno visto nessuna riduzione di tasse, né le famiglie né le imprese! Anzi, lei conosce meglio di me una relazione della Assonime - l'associazione che riunisce le società quotate in borsa - in cui risulta con evidenza che in questi ultimi due anni il prelievo fiscale sulle imprese è significativamente aumentato. Altro che alleggerimento fiscale capace di contribuire alla maggiore competitività delle imprese italiane!
Lei ha fatto una politica di condoni, in questa finanziaria come in quelle precedenti. Le segnalo, ministro, che questa politica di condoni è sbagliata per due ragioni. In primo luogo, perché induce nei cittadini un rapporto malato e sbagliato con lo Stato, la pubblica amministrazione e con la fiscalità, perché abitua i cittadini a pensare che le tasse si possono non pagare. Anzi, non bisogna pagarle, perché tanto ci sarà un condono che alleggerirà e libererà dalla responsabilità di non aver pagato le tasse! Ma le segnalo che l'efficacia pratica della sua politica di condoni è negativa anche perché il condono è stato inventato come forma aggiuntiva di introito fiscale rispetto alla fiscalità normale. Una politica di ripetuti condoni fa sì che la gente non paghi le tasse aspettando il condono...

PRESIDENTE. Onorevole Fassino, la prego di concludere.

PIERO FASSINO. ...e il risultato di tutto questo è che lei, con i condoni, introita meno di quanto introiterebbe senza farli! Quindi, il condono fiscale si sta traducendo in un danno per l'erario pubblico, tant'è vero che i suoi uffici ci hanno detto che nel corso dell'anno avete introitato 35 mila miliardi di tasse in meno senza che ai cittadini italiani sia stato ridotto il prelievo fiscale di una lira! Questa è la dimostrazione del fallimento della vostra politica!
Le segnalo che con questo condono edilizio che ci avete imposto...

PRESIDENTE. Onorevole, ha esaurito il tempo a sua disposizione.

PIERO FASSINO. ...avevate promesso che 400 milioni di euro sarebbero stati devoluti al risanamento ambientale: nell'emendamento che avete presentato, 300 milioni di quei 400 li avete fatti sparire! Sarà un condono edilizio senza neanche la possibilità di porre rimedio ai danni che quel condono produrrà (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani - Commenti dei deputati del gruppo di Forza Italia). Ho finito, signor Presidente.
Vede, ministro Tremonti - e mi rivolgo all'intero Governo -, questa finanziaria è metafora di un modo di governare, che avete in economia, ma anche in altri settori. È su tutti i giornali di oggi la dimostrazione concreta di come abbiate devastato il tema dell'informazione per preservare gli interessi aziendali del gruppo Mediaset.
Siete al punto che, per sanare la questione di Retequattro, state pensando di far firmare il decreto-legge...

PRESIDENTE. Onorevole Fassino...

PIERO FASSINO. ...dal Vicepresidente del Consiglio (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani - Commenti dei deputati del gruppo di Forza Italia)!

PRESIDENTE. Onorevole Fassino, la invito a concludere.


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PIERO FASSINO. Se non ci fosse il conflitto di interessi, perché questo decreto-legge non dovrebbe firmarlo il Presidente del Consiglio (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)?
Questo è il vostro modo di governare, ed è un modo di governare che deprime le risorse del paese. Ha ragione il Presidente Ciampi a richiamare tutti noi a considerare l'Italia un grande paese. Il problema è che questo grande paese ha un Governo piccolo, un Governo che ne deprime possibilità, risorse e potenzialità. Noi, invece, sentiamo la responsabilità, con la nostra politica e con le nostre proposte, di dare all'Italia quella speranza e quella fiducia che voi, ogni giorno, mortificate (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, Misto-Comunisti italiani e Misto-Socialisti democratici italiani)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Casero. Ne ha facoltà.

LUIGI CASERO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, nel prendere la parola, in merito al voto che esprimerà il gruppo di Forza Italia relativamente alla finanziaria per il 2004, permettetemi di svolgere alcune considerazioni sulla situazione economica complessiva del paese e sulla politica finanziaria di questo Governo e di questa maggioranza.
Infatti, onorevoli colleghi, non si può parlare della legge finanziaria escludendola dalla specifica situazione macroeconomica in cui si trova il nostro paese, così come non è possibile valutare questo singolo provvedimento senza inserirlo nel complesso degli interventi legislativi di questo Governo, interventi tutti mirati a sostenere il paese verso un più sostanzioso sviluppo economico.
Negli ultimi decenni, il nostro paese è cresciuto, dal punto di vista economico, sostanzialmente per tre motivi: una grande capacità di inventiva e di innovazione degli italiani e delle forze produttive (le imprese e i lavoratori), una moneta debole come la lira ed una spesa pubblica eccessiva, che ha «drogato» il sistema economico.
Ora, l'Italia ha l'euro, una moneta molto forte che ci ha dato dei vantaggi, come ha detto l'onorevole Castagnetti, ma che limita la capacità competitiva delle nostre imprese, ed ha vincoli di bilancio, come il patto di stabilità, che non permettono di usare la spesa pubblica come additivo allo sviluppo. Diventa, quindi, più che mai necessario intervenire con azioni strutturali, finalizzate a dare maggiore competitività al sistema Italia.
In questa logica, il Governo ha avviato una serie di riforme strutturali, che permetteranno all'Italia di diventare competitiva e di svilupparsi nel medio periodo. Si tratta di riforme indispensabili al paese e colpevolmente non affrontate dai precedenti Governi di sinistra.
Parlo della riforma del diritto societario; parlo della legge obiettivo, che permette di investire in infrastrutture in modo più razionale e rapido; parlo della riforma della scuola, che avvicinerà la scuola italiana alle esigenze della società dei nostri giorni; parlo della riforma del mercato del lavoro, che ha fatto diventare il mercato del lavoro italiano tra i più evoluti al mondo; parlo della riforma delle pensioni; parlo della riforma fiscale, che porterà ad un sistema più semplice e con una minore imposizione; parlo, infine, della riforma istituzionale in senso federale e dell'utilizzo più razionale ed efficace dei fondi per lo sviluppo del Mezzogiorno.
Anche il disegno di legge finanziaria per il 2004 contiene norme strutturali, che cercano di intervenire, in modo duraturo, sulla soluzione dei problemi del paese. Mi riferisco alle azioni a sostegno delle produzioni di eccellenza e di difesa del made in Italy, praticate attraverso non il ricorso a semplici politiche protezionistiche, ma la salvaguardia del tessuto produttivo nazionale dalla concorrenza di paesi che non rispettano le elementari regole commerciali, sociali e ambientali. Mi riferisco anche agli interventi a favore della ricerca, in particolare a quella effettuata nelle


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università, e agli interventi per favorire il completamento delle grandi infrastrutture statali.
Ma non possiamo solo investire sul futuro: dobbiamo inserire il disegno legislativo nel problematico quadro attuale, contraddistinto da una crisi economica diffusa e da una serie di accadimenti negativi generali.
Non è possibile predisporre interventi di politica economica senza considerare la situazione internazionale che si è venuta a creare dopo l'11 settembre, dimenticando i conflitti, il terrorismo, dimenticando la necessità, per il nostro paese, di mantenere i vincoli del patto di stabilità, dimenticando le calamità naturali e l'esigenza di sostenere politiche sociali che permettano a tutti livelli di vita qualitativamente accettabili.
Per queste ragioni, la politica economica deve essere un mix tra interventi strutturali ed interventi congiunturali atti a superare questo difficile momento complessivo. Per questo, la politica del Governo è fatta anche di azioni che cercano di affrontare emergenze e momenti particolari, azioni che, comunque, cercano di mantenere gli equilibri contabili complessivi senza aumentare la pressione fiscale sui cittadini.
Vedete, onorevoli colleghi, le tanto criticate azioni una tantum permettono di mantenere gli impegni internazionali sottoscritti, in un momento di grande difficoltà economica per il mondo. Con le una tantum, l'Italia ha potuto onorare il patto di stabilità europeo, cosa non fatta da paesi con un'economia più sviluppata, come la Francia e la Germania (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia). I condoni e le vendite immobiliari diventano necessari per reperire risorse per affrontare le emergenze senza alterare gli equilibri di bilancio vincolati dagli accordi europei. Di fronte al dilemma se reperire le risorse per affrontare le emergenze o aumentando le tasse o con azioni una tantum, il Governo ha scelto le una tantum! Riteniamo che questa scelta verrà molto apprezzata dal paese (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
Con le risorse così reperite e con azioni di razionalizzazione della spesa pubblica, nel rispetto dei vincoli del piano di stabilità, questo disegno di legge finanziaria affronta e cerca di risolvere problematiche che toccano pesantemente la vita degli italiani. Innanzitutto, le esigenze di tutela della sicurezza di tutti i cittadini, che hanno acquisito, anche alla luce dell'evoluzione dello scenario internazionale, una valenza particolare. Lo sviluppo del terrorismo internazionale, sfociato, per il nostro paese, nell'attacco di Nassiriya, la nascita di focolai terroristici interni, l'incremento della criminalità legato all'immigrazione clandestina e la tradizionale criminalità organizzata presente in Italia, rendono necessari interventi straordinari per la sicurezza dei cittadini e per il contrasto nei confronti della criminalità.
Le norme contenute in questo disegno di legge finanziaria mostrano che l'impegno per la sicurezza messo in atto è senza dubbio significativo soprattutto sotto il profilo finanziario. Sono state stanziate risorse per oltre 600 milioni di euro da utilizzare per accrescere il numero del personale impiegato nel settore sicurezza, per migliorarne il trattamento economico e per rafforzare le dotazioni strumentali. Abbiamo bisogno di più uomini, di uomini più esperti e meglio pagati e con più mezzi a disposizione. Il disegno di legge finanziaria risponde a tutte queste esigenze (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia)!
La necessità di salvaguardare le comunità locali come uno degli elementi determinanti per un corretto vivere civile e per il miglioramento complessivo della qualità della vita, viene affrontata da questo disegno di legge finanziaria, a differenza di quanto afferma l'onorevole Fassino, con un incremento delle risorse destinate agli enti locali, specialmente ai piccoli comuni. Inoltre, lo stesso contiene un complesso di misure dirette al completamento delle opere di ricostruzione di diverse aree del paese colpite da calamità naturali.
Particolare attenzione è stata posta alle esigenze delle categorie disagiate, cercando di garantire a tutti quel livello di vita


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qualitativo minimo essenziale in un paese civile e sviluppato. Lo sforzo compiuto ha portato alcuni osservatori persino a parlare di finanziaria sociale (e mi sembrano, questi, osservatori neutrali). È stato istituito il reddito di ultima istanza, per favorire il reinserimento di famiglie a rischio di esclusione sociale. Sono state attribuite consistenti risorse per la realizzazione di interventi a favore della famiglia, per l'abbattimento delle barriere architettoniche, per l'integrazione scolastica degli alunni portatori di handicap, per il finanziamento della scuola di prima infanzia. È stato istituito, inoltre, un apposito fondo per favorire l'edilizia a canone speciale. Tale fondo è destinato alla realizzazione ed al recupero di unità immobiliari nei comuni ad alta tensione abitativa destinate ad essere affittate, a bassi canoni, a soggetti dal reddito medio basso.
Onorevoli colleghi, l'insieme degli interventi strutturali e congiunturali, le misure relative alla sicurezza, il sostegno ai comuni, gli importanti interventi di politica sociale, il sostegno al sistema produttivo, la tutela del made in Italy, il sostegno al settore artigianale, le misure di incentivazione agli investimenti e alle infrastrutture, i finanziamenti a sostegno della ricerca scientifica e tecnologica, sono tutti elementi che ci fanno esprimere un giudizio altamente positivo su questo disegno di legge finanziaria, giudizio espresso, come un atto non dovuto, ma convinto nei contenuti delle misure proposte.
Onorevoli colleghi, un elevatissimo debito pubblico, il patto di stabilità da rispettare, una pericolosissima concorrenza internazionale di nuovi paesi in via di sviluppo, il ritardo dei precedenti Governi nell'affrontare le riforme strutturali, l'improrogabile necessità di abbassare la pressione fiscale costituivano la pesante eredità che i Governi passati ci hanno lasciato.
Le riforme strutturali compiute dal Governo Berlusconi, gli interventi strutturali e congiunturali contenuti in questo disegno di legge finanziaria che, in una difficile congiuntura politica ed economica mondiale, cerca di coniugare lo sviluppo con la coesione sociale, territoriale e generazionale portano il gruppo di Forza Italia ad esprimere un voto positivo sulle misure proposte e con esse sulla politica economica del Governo (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).

PRESIDENTE. Passiamo ora alle dichiarazioni di voto a titolo personale.
Prendo atto che l'onorevole Damiani, cortesemente, ha chiesto alla Presidenza l'autorizzazione alla pubblicazione in calce al resoconto stenografico della seduta odierna della sua dichiarazione di voto finale. La Presidenza l'autorizza, in base ai consueti criteri.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Costa. Ne ha facoltà.

RAFFAELE COSTA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho preso la parola per sottolineare, ancora una volta, una situazione che dura da molti anni, relativa al modo con cui il Governo e il Parlamento sono condizionati dinanzi alle spese degli organi costituzionali: Senato, Camera, Corte costituzionale, Presidenza della Repubblica, CSM e CNEL.
Che cosa avviene, infatti, da molti anni? Accade che il Governo deve recepire automaticamente ed annualmente, senza poter fare obiezioni, come in un Diktat, le richieste dei sei organi citati. Il Governo inserisce le cifre in bilancio e il Parlamento non le può discutere, anzi, se un malcapitato deputato propone di modificarle, la proposta emendativa è considerata inammissibile, com'è successo anche a me, quest'anno.
Questa situazione è ingiustificata ed inaccettabile sotto il profilo costituzionale e politico. In Italia c'è qualcuno, guarda caso, che è costituzionalmente più protetto. Un'autonomia, una dotazione che deve finire!
Debbo anche dire che, nel quadro assurdo che ho prospettato, si aggiungono elementi di merito assai ingombranti. Infatti, forti della propria autonomia, gli enti citati formulano richieste crescenti in progressione. Senato: dai 577 miliardi del 999,


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si è passati agli 850 miliardi del 2004; Consulta: da 60 miliardi a 76; Quirinale: dai 254 miliardi a 378 miliardi. Camera dei deputati: dai 1.204 miliardi ai 1.684 miliardi. Complessivamente, in cinque anni, da 2.187 a 3.082 miliardi, con una crescita di circa 900 miliardi, ossia più 40 per cento.
Mentre si deve faticare a chiedere o ridurre tante altre spese importanti, avviene che, dal 1999 ad oggi, gli organi costituzionali....

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Costa. Il suo discorso è molto chiaro.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Sgarbi. Ne ha facoltà.

VITTORIO SGARBI. Signor Presidente, non occorrerà più di un minuto per manifestare tutta l'indignazione verso un atto inaudito che contraddice le prevedibilmente inattendibili interviste e promesse del ministro dei beni culturali in materia di condono, se è vero che, dei 400 milioni di euro indirizzati dal condono al risanamento di aree ambientali compromesse, a tradimento rispetto alla finanziaria, con questo voto si cancellano 300 milioni di euro per restringerli a soli 100 milioni, a vergogna (Vivi applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-Socialisti democratici italiani, Misto-Verdi-l'Ulivo) di un Governo che ignora il patrimonio artistico e naturale, con un ministro incapace e bugiardo!

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.

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