E)
non poteva essere definita, con certezza, idonea a quel contesto postbellico, soprattutto dopo i molteplici segnali e le minacce che giungevano da più parti e in virtù dell'escalation quotidiana del terrorismo e della guerriglia in atto in Iraq;
l'attentato alla base italiana di Nassirya, con i diciannove morti che ha provocato, ha determinato nell'opinione pubblica un grande cordoglio e a una forte partecipazione al dolore dei familiari, ma anche moltissimi dubbi sulla sicurezza dei soldati della missione italiana in Iraq;
la situazione del presunto dopoguerra iracheno si è dimostrata fin da subito estremamente complessa e gravata da continue azioni di guerriglia e di attentati nei confronti degli eserciti stranieri, avvertiti dalla popolazione come occupanti, anche in virtù dell'ormai riconosciuta, da più parti, incapacità statunitense nel gestire il dopoguerra, come hanno sottolineato anche autorevoli commentatori politici, quali Barbara Spinelli su La Stampa e Scalfari su la Repubblica di domenica 15 novembre 2003;
segnali di inquietudine erano già arrivati dal contenuto di un rapporto della Cia di non molto tempo fa, che descriveva la situazione del terrorismo in Iraq come in via di netto peggioramento. Il rapporto smentisce decisamente le più recenti dichiarazioni del dipartimento di Stato americano, che continuano a dipingere le ultime ondate di attacchi alle forze della coalizione come opera di cellule straniere estranee alla popolazione e di terroristi prezzolati da Saddam Hussein e dai suoi sostenitori. Nel documento si legge, viceversa, della crescente ostilità del popolo iracheno verso i militari occidentali, sentimento che, secondo la Cia, giustificherebbe una fattiva partecipazione all'organizzazione degli attacchi e degli attentati (come si legge in un'agenzia Ap-Biscom del 13 novembre 2003);
sono centinaia i documenti trasmessi negli ultimi mesi dai servizi segreti italiani al ministero della difesa e ai vertici militari, alcuni anche molto dettagliati e circoscritti in cui si segnalava come l'area sud dell'Iraq fosse particolarmente esposta al pericolo. E di tutto si tratta meno che di «generiche previsioni del tempo», come dice il Ministro interpellato, anzi, come ha affermato il direttore del Sismi nel presentare al Copaco i rapporti riservati, «la minaccia cresce e il livello di rischio in Iraq è sempre più alto», specificando anche «a partire da luglio, l'oggetto di tutte le minacce registrate dalla nostra rete di informatori sono gli italiani in genere e le nostre forze armate in Iraq»; (si veda la Repubblica del 20 novembre 2003);
come ha specificato sempre il direttore del Sismi la rete di intelligence nel teatro iracheno ha svolto appieno il suo lavoro informativo, mettendo assieme tre tipi di indicatori (militare, criminalità comune e terrorismo), comunicando ogni volta tempestivamente ai comandi competenti e al ministero della difesa le specifiche informative raccolte, comprese le ultime due, della prima decade di ottobre 2003 e della prima decade di novembre 2003, che fanno dire al responsabile dei servizi segreti: «Avevamo previsto tutto, non c'era dubbio che saremmo stati colpiti»;
i militari italiani impegnati a Nassirya, in un simile contesto, sembrerebbero aver assolto pienamente il compito a cui sono stati deputati in una situazione ambientale e logistica, che sembra non aver tenuto assolutamente conto dei rischi concreti;
la situazione della base italiana a Nassirya, come alcuni degli interpellanti hanno potuto constatare di persona nella missione congiunta delle Commissioni difesa della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica del 20 ottobre 2003,
come molti giornali ed esperti hanno evidenziato, la scelta dell'ubicazione della caserma al centro della città, la sua posizione, che consente di essere circondata facilmente da forze avversarie, il fatto che questa collocazione espone a rischio anche la popolazione civile e la scelta di proteggere l'ingresso con l'unico impedimento in una serie di ostacoli passivi, collocati al fine di limitare la velocità dei mezzi in transito, sembrerebbero contrastare con le affermazioni del Ministro interpellato, che ha affermato nella sua recente dichiarazione al Parlamento: «Posso assicurare che le disposizioni messe in atto nel teatro iracheno sono le più efficaci per la tutela e la sicurezza del nostro personale»;
le dichiarazioni del Ministro interpellato, del resto, fin dall'inizio della partecipazione italiana alla guerra degli Stati Uniti contro l'Iraq, sono sempre state alquanto dissonanti con la realtà della situazione che i soldati italiani hanno trovato sul territorio iracheno e tendenti a minimizzare sia il ruolo militare della missione, sia i rischi a cui i nostri soldati sarebbero andati incontro;
si possono, ad esempio, citare le dichiarazioni rese:
a) il 14 maggio 2003: «Tutte le operazioni militari armate sono rischiose, ma questa è un'operazione di stabilizzazione, sicurezza, ricostruzione ed il livello di rischio dovrebbe essere più basso di quello di altre missioni»;
b) il 25 giugno 2003: «Non sono eccessivamente preoccupato»;
c) l'11 ottobre 2003, parlando da New York: «La situazione in Iraq non è tanto preoccupante»;
d) il 13 ottobre 2003: «I militari sono ottimamente preparati per garantire la propria sicurezza, non bisogna cedere proprio adesso, è proprio quello che vogliono i terroristi»;
e) il 15 ottobre 2003: «Nassirya è una zona tranquilla» -:
di quali informazioni il Governo fosse effettivamente in possesso e come tali informazioni siano state utilizzate nel rapporto con il comando italiano a Nassirya;
cosa intenda fare per fornire il più rapidamente possibile al Parlamento un quadro esaustivo del contesto politico, ambientale e logistico entro il quale è maturata la strage dei militari italiani.
(2-01004)
«Deiana, Bellillo, Pisa, Alfonso Gianni, Bulgarelli, Cento, Grandi, Zanotti, Bandoli, Calzolaio, Cialente, Cima, Coluccini, Di Serio D'Antona, Folena, Giulietti, Grillini, Lolli, Marone, Panattoni, Pisapia, Pistone, Russo Spena, Sciacca, Sgobio, Soda, Vendola, Vertone, Zanella, Pinotti, Melandri».
(2 dicembre 2003)