Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 395 del 3/12/2003
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(Discussione - Doc. IV-quater, n. 66)

PRESIDENTE. Passiamo dunque alla discussione del seguente documento:
Relazione della Giunta per le autorizzazioni sulla richiesta relativa all'applicabilità dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento civile nei confronti del deputato Previti (Doc. IV-quater, n. 66).
Ricordo che per l'esame di tale documento a ciascun gruppo è assegnato un tempo di cinque minuti (dieci minuti per gruppo di appartenenza del deputato interessato). A questo tempo si aggiungono cinque minuti per il relatore, cinque minuti per richiami al regolamento e dieci minuti per interventi a titolo personale.
La Giunta propone di dichiarare che i fatti per i quali è in corso il procedimento concernono opinioni espresse dal deputato Previti nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi del primo comma dell'articolo 68 della Costituzione.
Dichiaro aperta la discussione.
Ha facoltà di parlare il relatore, onorevole Lussana.

CAROLINA LUSSANA, Relatore. Signor Presidente, i fatti all'origine del procedimento consistono nella pubblicazione di un articolo su la Repubblica del 7 settembre 2002, a firma di Giuseppe D'Avanzo, intitolato, in prima pagina, «La mafia voleva uccidere due deputati» e, nel seguito del medesimo articolo alle pagine 2 e 3, «Previti e Dell'Utri nel mirino della mafia».
Nell'atto di citazione del deputato Previti ci si duole del contenuto di tale articolo per i seguenti motivi: il cronista avrebbe rivelato segreti di Stato, dal momento che avrebbe riportato il contenuto di un rapporto riservato del SISDE, secondo il quale la mafia siciliana avrebbe avuto l'intenzione di porre in essere un atto di forte impatto destabilizzante nei confronti di due deputati vicini al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi (gli onorevoli Previti, appunto, e Dell'Utri), in modo da richiamare l'attuale maggioranza politica a una maggiore attenzione verso le attese delle organizzazioni criminali, in particolare mediante l'approvazione di taluni provvedimenti legislativi da queste ritenuti vantaggiosi; il cronista avrebbe, altresì, violato il suo dovere relativo al segreto d'ufficio, anche qui per avere indebitamente rivelato il contenuto di un rapporto riservato; egli avrebbe, inoltre, violato la riservatezza dell'onorevole Previti, giacché l'aver reso noto il contenuto del rapporto dei servizi di informazione avrebbe scosso e turbato la tranquillità sua e della sua famiglia. Infine, nell'atto di citazione, si lamentava il chiaro ed evidente carattere diffamatorio dell'articolo.
Per tali affermazioni, il deputato Previti ha chiesto la condanna in solido del gruppo editoriale L'Espresso, del direttore responsabile Ezio Mauro e del giornalista Giuseppe D'Avanzo al pagamento della somma di 3 milioni di euro a titolo di risarcimento del danno. Nel costituirsi in giudizio, i convenuti hanno depositato domanda riconvenzionale contro l'onorevole Previti, ai sensi dell'articolo 167, comma 2, del codice di procedura civile. È proprio relativamente al contenuto di tale domanda riconvenzionale che l'onorevole Previti ha presentato la richiesta relativa all'applicabilità dell'insindacabilità. Nella domanda riconvenzionale i convenuti si dolgono di un comunicato stampa, diffuso dal deputato Previti nella stessa data del 7 settembre 2002, con cui egli avrebbe usato le seguenti espressioni: «Se la mafia non aveva pensato a questa idea, D'Avanzo ha fornito ad essa l'ispirazione. ...Il giornalista, che di mafia se ne intende, sembra avere tratto dalla stessa mafia il linguaggio ambiguo, gli intenti intimidatori e l'abitudine a delegittimare moralmente la vittima


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prima ancora di ucciderla fisicamente. ...Evidentemente, non riuscendo ad abbattermi attraverso un processo ingiusto, nel quale io cerco disperatamente di difendermi contro gli abusi di un gruppo di magistrati, si cerca un'altra e ben più drammatica via, suggerendo a chi non ci avesse pensato una soluzione diversa, drammatica e definitiva. Accostarmi alla mafia non solo è falso, ma è criminale. Ormai i professionisti del giustizialismo non si accontentano più del tintinnar di manette: se non riescono nell'obiettivo di abbattere il nemico per via giudiziaria, auspicano la sua morte. Quando leggo che i mafiosi avrebbero deciso di colpire uomini delle istituzioni perché infuriati per l'accelerazione impressa al disegno di legge Cirami e per la mancata attuazione di norme favorevoli alle cosche, il primo istinto è quello di provare pietà per chi ha il coraggio di scrivere simili assurde falsità. Ma è tutto drammaticamente serio, grave, messo nero su bianco da un giornalista di uno dei quotidiani più diffusi d'Italia [così] da farmi capire che se la mafia non aveva pensato a questa idea, D'Avanzo ha fornito ad essa l'ispirazione». Queste le parole del comunicato stampa di Previti.
Nella domanda riconvenzionale queste affermazioni sono state ritenute gravemente offensive per la reputazione professionale e la dignità dei convenuti, che hanno pertanto chiesto non solo che il giudice rigetti la domanda principale del Previti, ma altresì la condanna di quest'ultimo al risarcimento di 1 milione di euro ciascuno in favore del direttore responsabile Mauro e del cronista D'Avanzo, nonché di 2 milioni di euro in favore del gruppo editoriale.
La Giunta ha esaminato il caso nella seduta del 20 marzo 2003.
Durante l'esame è emerso che la vicenda prende le mosse dalla condotta parlamentare del deputato Previti: nell'ipotesi informativa dei servizi, tutta peraltro da verificare, infatti, egli potrebbe essere stato oggetto di un progetto criminale in virtù della sua inerzia nel sostenere in Parlamento iniziative legislative volte a conseguire effetti favorevoli per quanti sono stati condannati o processati per delitti di mafia.
Questo aspetto risulta per tabulas dallo stesso articolo del quotidiano romano del 7 settembre 2002. Esso, infatti, è significativamente intitolato: «La mafia voleva uccidere due deputati», dove il vocabolo «deputati» non sta genericamente a indicare le persone che rivestono anche tale carica, ma vuole significare proprio che - secondo il Sisde - le due persone di cui si tratta potrebbero essere entrate nel mirino della mafia proprio per la funzione parlamentare che svolgevano.
Del resto, nel comunicato stampa di cui il deputato Previti è chiamato a rispondere egli ha affermato: «Quando leggo che i mafiosi avrebbero deciso di colpire uomini delle istituzioni perché infuriati per l'accelerazione impressa al disegno di legge Cirami e per la mancata attuazione di norme favorevoli alle cosche...». Si tratta, com'è evidente, di un richiamo all'espresso operato parlamentare, quindi vi è un'evidente difesa della propria funzione di legislatore, legata all'esame di precisi provvedimenti presso la Camera dei deputati, e non di un gratuito attacco personale ai convenuti.
Proprio per queste ragioni, in seno alla maggioranza della Giunta è maturata la convinzione che il comunicato stampa di cui si tratta non solo si qualifica come un moto di autodifesa e come espressione del diritto di critica politica in relazione a temi di attualità e di interesse pubblico, ma è anche intimamente e profondamente connesso con l'espletamento del mandato parlamentare del deputato Previti.
La Giunta, a maggioranza, ha dunque ritenuto che le frasi attribuite all'onorevole Previti costituiscono un momento di esercizio delle sue funzioni parlamentari e pertanto propone all'Assemblea di deliberarne l'insindacabilità.

PRESIDENTE. Non vi sono iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione.

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