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ALFIERO GRANDI. Le fiere sono uno strumento importante per gli scambi e quindi per l'economia e anche per far conoscere le realtà nazionali e locali. È tanto vero che il Governo nel decreto-legge convertito in legge ieri ha previsto norme di sostegno alle aziende che partecipano a manifestazioni fieristiche. Tuttavia il Governo è intervenuto fino ad oggi in modo episodico e inadeguato. Nella finanziaria per il 2002 è stato inserito un contributo per adeguare la mobilità di alcune fiere italiane, ma è stata esclusa Bologna. Anzi la maggioranza ha risposto alla richiesta di inserire Bologna, che è la seconda fiera italiana, inserendo Bari, ma non Bologna. Con la finanziaria per il 2002, quindi, furono previsti finanziamenti solo per Milano, Verona e Bari. Peraltro, non solo non fu inserita Bologna, ma non si colse l'occasione per fare un ragionamento su tutto l'insieme del sistema fieristico italiano, come sarebbe stato giusto, di cui fanno parte a buon titolo anche quelle minori e locali.
Con la proposta di legge presentata da me e da altri colleghi nel febbraio 2002 ci si è proposti di correggere gli errori di una politica approssimativa e quindi inevitabilmente soggetta a interessi localistici. Il centrodestra ha di fatto ammesso l'errore, presentando una proposta di legge identica alla mia. Con questa novità l'iniziativa che prima era solo dell'opposizione è diventata più ampia, anche se rivendico all'opposizione di avere fatto una pressione permanente per l'approvazione del provvedimento. Basta ricordare che se oggi questo provvedimento è in aula è perché l'opposizione lo ha chiesto nella sua quota, a termini di regolamento della Camera. È la conferma che il centrodestra, nella sostanza, ha rincorso la nostra iniziativa ed è stato costretto a riconoscerne la validità. Il testo che arriva in aula è nella sostanza un buon testo, perché affronta un quadro complessivo di problemi coinvolgendo le regioni che hanno notevoli competenze in materia. Il testo poteva essere migliore perché il finanziamento è previsto per un triennio, mentre nel provvedimento precedente per le altre fiere c'è una previsione temporale più lunga. La differenza è evidente: scaglionare con certezza il costo degli investimenti su tre anni è cosa diversa da un arco di quindici anni. Questo è un limite.
Tuttavia un primo importante risultato c'è e come tale va valorizzato: dovrebbe anche servire come insegnamento al centrodestra di Bologna, troppo incline a prendere atto delle decisioni del Governo che trascura o almeno sottovaluta le esigenze della città. Altre realtà fanno valere con grande determinazione il loro peso nazionale, mentre chi oggi amministra la città sembra non avere consapevolezza del ruolo nazionale che può e deve svolgere Bologna.
Comunque con l'approvazione del provvedimento da parte della Camera si
compie un passo in avanti importante e mi auguro che il Senato ne concluda rapidamente l'iter.
FRANCO GROTTO. I deputati socialisti esprimono un giudizio positivo sul provvedimento al nostro esame.
Con questa proposta di legge si viene incontro alle esigenze delle strutture fieristiche di rilevanza nazionale; si riconosce infatti l'importanza per il nostro sistema economico e produttivo dell'insieme del sistema fieristico.
Si prende atto che nel nostro paese vi sono diversi poli fieristici che sono diventati centri di servizio e di sostegno ai sistemi produttivi e costituiscono un volano per la crescita e lo sviluppo di aree importanti del nostro paese.
Per tutte queste ragioni esprimeremo un voto favorevole.
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