Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 391 del 19/11/2003
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(Dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia - A.C. 4447)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Collè. Ne ha facoltà.
Onorevole Collè, le ricordo che ha tre minuti di tempo a sua disposizione.

IVO COLLÈ. Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, siamo chiamati oggi a concedere la fiducia sul cosiddetto decretone che accompagna la finanziaria per il 2004. Devo innanzitutto dire che questo procedimento accelera indubbiamente le procedure ma, in sostanza, azzera totalmente il dibattito su un tema fondamentale, da una parte, non tenendo conto del lavoro svolto dalle Commissioni, dall'altra, negando ogni possibile approfondimento che avrebbe consentito a ciascun deputato di svolgere in maniera inequivocabile il proprio mandato. È la prima volta che il Governo pone la fiducia su un atto collegato alla finanziaria. Sicuramente questo non è un buon segnale. Permetteteci di dirvi che vi state muovendo nella direzione sbagliata.
Vorrei ora soffermare la mia analisi e focalizzare la vostra attenzione su alcune questioni che ritengo importanti.
Per quanto riguarda l'amianto, non sono arrivate le risposte da noi auspicate. Siamo di fronte ad una chiara discriminazione generata dall'articolato. Alcune misure una tantum sono state prese e hanno determinato benefici soprattutto nel settore energetico. È sicuramente positivo intervenire con deroghe che agevolino i comuni montani. Tuttavia, la questione si ripresenterà comunque l'anno prossimo e la situazione di disagio diventerà nuovamente arbitrale e decisa in base a circostanze aleatorie. Ecco, quindi, la necessità di seguire e fare proprio il progetto presentato ma, per ora, non preso realmente in considerazione: mi riferisco al progetto organico della montagna. Esso potrebbe dare, finalmente, risposte concrete al problema dello spopolamento dell'ambiente montano.
A questo proposito, visti i numerosi progetti sulla viabilità presentati dal Governo per quanto riguarda il nord ovest d'Italia, mi preme sottolineare l'emendamento da noi presentato all'articolo 5, nel quale richiedevamo esplicitamente un intervento per il miglioramento del sistema di trasporto ferroviario Chivasso-Aosta.
La risistemazione di questa via di comunicazione non può che portare un ulteriore contributo, importante al fine di migliorare i collegamenti regionali, nazionali e internazionali, rendendo fattibile un interscambio commerciale e culturale tra la montagna e le grandi città. Un ulteriore aspetto che voglio portare alla vostra attenzione è l'attuale rapporto tra lo Stato e le autonomie, in particolare quelle speciali. Credo sia importante affrontare i vari temi, apertamente, con un confronto sereno e costruttivo. Per fare ciò, risulta determinante interpellare costantemente gli organismi che operano in maniera più diretta con i cittadini: parlo degli enti locali, delle province e delle regioni. Ricavare le giuste osservazioni e segnalazioni


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da questi organi non può che dar vita ad un dialogo costruttivo ed efficace. In tal senso, ci siamo sempre mossi qui in Parlamento come componenti del gruppo misto delle minoranze linguistiche ed abbiamo dato la nostra disponibilità ad affrontare temi vicini alla realtà che rappresentiamo. Purtroppo, la discussione è venuta meno proprio in occasione di momenti importanti quali quello di oggi.
Concludo con un auspicio. Mi auguro che per il futuro ci siano nuove occasioni per un dibattito effettivo nel quale si possano trovare soluzioni valide al fine di dare delle risposte credibili e chiare ai nostri cittadini. Oggi questo confronto non c'è stato e pertanto, onorevoli colleghi, annuncio il nostro voto contrario (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Minoranze linguistiche e Misto-Verdi-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Nicolosi. Ne ha facoltà.

NICOLÒ NICOLOSI. Signor Presidente, la manovra del Governo attraverso il cosiddetto «decretone» è fondamentale in quanto è propedeutica alla legge finanziaria e stabilisce i termini, i temi, gli spazi e gli strumenti che dovranno consentire il raggiungimento degli obiettivi di politica economica previsti nel documento di programmazione economico-finanziaria. Quindi, occorre che la legge finanziaria abbia base e certezze di strumenti e di norme che il «decretone» delinea ed individua nei settori più vasti dell'economia e della società nell'equilibrio dello sviluppo, mobilitando le risorse disponibili e facendo attenzione alle esigenze sociali che stanno alla base del patto politico fra istituzioni e società.
La richiesta del voto di fiducia sul provvedimento in discussione prima della legge finanziaria, anche se può apparire per alcuni versi una compressione delle esigenze parlamentari, è tecnicamente giustificata per difendersi dall'assalto di emendamenti, spesso non necessari, qualche volta strumentali, privi come sono di concreta copertura finanziaria in un momento difficile per le entrate dello Stato e degli enti locali. Infatti, le condizioni dell'economia, le difficoltà dello sviluppo del sistema, in un contesto internazionale largamente recessivo, pongono seri problemi per il gettito tributario, che riflette lo stato della congiuntura attualmente negativo. Indispensabili, quindi, sono gli sforzi per lo sviluppo, per cercare di ampliare la base imponibile, che nel dosaggio tra incentivi in conto capitale e spese deve trovare il punto di svolta per una dinamica economica e produttiva di reddito e quindi di gettito, per le finanze dello Stato e per quelle derivate e autonome delle regioni e degli enti locali.
Il voto di fiducia è nell'interesse del Parlamento e del Governo del paese per impedire distorsioni e ritardi che si riflettano negativamente sulle politica di sviluppo. Il fatto che tutti i governi di sinistra - da Dini a Ciampi, a Prodi, a D'Alema e ad Amato - abbiano usato tale strumento di governo parlamentare per momenti difficili, delicati e fondamentali della politica finanziaria e tributaria dello Stato è segno che occorre, se si vuole evitare tale ricorso, modificare gli strumenti di azione del Governo - bilancio, legge finanziaria e decreti collegati - in una visione più coerente e più rigorosa per conseguire tempestivamente risultati di una politica economica e finanziaria che i governi sottopongono all'approvazione del Parlamento.
Si tratta di un problema che va affrontato e non è rinviabile per evitare che ogni anno il Parlamento arrivi a momenti di paralisi. D'altronde, l'apertura del Governo sulla possibilità che in sede di legge finanziaria possano essere rivisti alcuni aspetti delle norme del «decretone» è importante perché sottolinea l'attenzione del Governo per quelle giuste istanze emendative che altrimenti non avrebbero potuto essere riconsiderate e nello steso tempo conferma la validità dell'impianto del provvedimento in tutti i suoi aspetti essenziali quale base indispensabile e strutturale della legge finanziaria. Qualcuno a sinistra ha criticato la richiesta del


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voto di fiducia tentando di legarla all'incertezza e alla confusione che regnerebbe nel Governo.
Non è così! Non possiamo essere d'accordo. Non vi è caos legislativo, ma chiarezza assoluta nel predisporre gli strumenti essenziali della manovra fiscale quale presupposto della validità e della concretezza della finanziaria, a parte l'urgenza di approvare alcune proposte, come la trasformazione della Cassa depositi e prestiti in Spa ed altre condizioni di sviluppo e certezze nei settori più vari, dagli immobili alle società per azioni, dai trasferimenti finanziari alle manovre connesse con la riforma pensionistica, nonché alle procedure fiscali per le quali i tempi ristretti devono essere rispettati negli interessi concreti di tutti i cittadini.
Vi è un problema evidente di riforma della legge sul bilancio e sulla finanziaria. Affrontiamolo subito, senza ipocrisia per evitare che, nel futuro, quali che siano le maggioranze, sorgano critiche strumentali e prive di fondamento, in contrasto con gli interessi dello Stato, delle regioni e dei cittadini.
È indubbio che bisognerà approfondire e chiarire in sede di finanziaria l'interesse delle regioni che, già fin da questo momento, intendiamo sottolineare, alla luce delle loro nuove competenze costituzionali e di quelle speciali relative alla regione siciliana.
Per tali motivi, onorevole Presidente, preannuncio l'espressione del voto favorevole del gruppo misto Liberal-democratici, Repubblicani, Nuovo PSI.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zanella, a cui ricordo che ha a disposizione cinque minuti di tempo. Ne ha facoltà.

LUANA ZANELLA. Signor Presidente, con la decisione di chiedere alla Camera la fiducia anche sul maxidecreto, il Governo persiste e si accanisce nella violazione delle regole. Come affermato nel corso della discussione sulle linee generali, il Governo e la maggioranza, se ravvisavano la necessità di porre mano alla normativa vigente che regolamenta la sessione di bilancio, avrebbero potuto tranquillamente procedere. I numeri li avete: margini non ampi, di più!
È inaccettabile, invece, per la dignità dell'istituzione parlamentare ed il rispetto stesso del nostro lavoro, che il Governo utilizzi il doppio Blitz del voto di fiducia per sanare o meglio temporaneamente congelare le contraddizioni ed i contrasti al proprio interno e chiudere in fretta e furia i conti, convertendo in legge il decreto-legge, una sorta di collegato omnibus alla finanziaria, che pesa moltissimo, per ben 13,6 miliardi, sul totale dei 16 complessivi. Esso rappresenta il cuore della manovra per il 2004, manovra tanto meschina e di cortissimo respiro, quanto insidiosa e pericolosa, perché fatta di misure una tantum per oltre due terzi, alcune delle quali particolarmente nefaste. Mi riferisco al condono edilizio che, tra l'altro, non è affatto detto frutterà alle casse dello Stato i 3,16 miliardi di euro previsti, mentre, sicuramente, causerà ulteriori devastazioni al territorio, alla sicurezza dei cittadini ed alla salvaguardia dell'ambiente. Comporterà, inoltre, spese aggiuntive (8,7 miliardi di euro, si calcola) per gli enti locali e darà un durissimo colpo alla credibilità stessa delle istituzioni.
Colleghi, vorrei che ce ne rendessimo conto: si sta consumando un attacco al diritto di noi parlamentari, al diritto di fare il proprio dovere. L'opposizione, con questa procedura autoritaria, è messa nell'angolo, mentre la maggioranza è mortificata nel mercanteggiamento, poco trasparente, degli accordi tra partiti. Il tutto, in un momento particolarmente duro e critico per la vita del paese, un paese che si sta impoverendo, in lento ma costante declino, in cui perdura l'inflazione al di sopra della media europea e che vede messo a rischio il proprio sistema di welfare ed inficiata la possibilità di procedere ad una distribuzione più equa del reddito e delle risorse della nazione.
Noi, colleghi, non abbiamo potuto né confrontarci né scontrarci sui contenuti portanti della manovra.


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Faccio notare che a fatica si riesce ad informare il paese di quanto sta accadendo, non solo, credo, a causa della tragedia irachena che ci ha colpito così duramente. Il Governo questa volta si è guardato bene dal dare risonanza al provvedimento. I media, tranne qualche eccezione, non se ne sono interessati. Noi avremmo voluto entrare nel merito delle questioni: lo avremmo voluto fare sul condono, sul concordato preventivo, sulla trasformazione della Cassa depositi e prestiti in società per azioni, sulla cartolarizzazione e dismissione dei beni mobili e immobili pubblici, sulla revoca dei benefici previdenziali per i lavoratori esposti all'amianto, sull'Istituto italiano di tecnologia, sulle disposizioni di monitoraggio della spesa sanitaria che inaugurano il più forte attacco al diritto alla privacy, come bene ha illustrato il collega Boato in discussione sulle linee generali, sulle scelte di politica familiare, sull'assenza di misure per lo sviluppo e la riconversione ecosostenibile e su quant'altro.
Voi tuttavia ce lo impedite: questo decreto-legge conferma la totale incapacità del Governo nel far fronte ad una situazione di conti pubblici sempre più critica e l'inadeguatezza di un ministro dell'economia impermeabile alle critiche come alle proposte, da qualsiasi parte provengano, comprese quelle avanzate dalle istituzioni più autorevoli che dovrebbero essere il suo supporto tecnico.
Ci volete costringere a ricorrere alla piazza per esprimere il nostro dissenso e la nostra ansia per le incerte sorti del paese. Noi ancora prima del diritto, abbiamo il dovere di fare opposizione in Parlamento perché così prevede la Costituzione, così prevedono le norme inerenti alla sessione di bilancio. Poiché questo non ci è consentito, e per la prima volta nella storia della Repubblica si ricorre al doppio voto di fiducia, in assenza di un dichiarato stato di crisi gravissima, come fu nel 1992, per sottolineare quanto questa decisione rappresenti un oltraggio alla democrazia, non parteciperemo al voto di fiducia (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Villetti. Ne ha facoltà.

ROBERTO VILLETTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la manovra di bilancio è portata avanti quest'anno in un modo che sarebbe giustificato...

PRESIDENTE. Onorevole Sgobio, la prego.

ROBERTO VILLETTI. ...solo se il paese fosse sull'orlo di una grave crisi economica, come accadde nel 1992, situazione nella quale fortunatamente non siamo.
Attraverso un decreto-legge varato per di più con un doppio voto di fiducia alla Camera e al Senato, si svuota di contenuto la legge finanziaria. Il decreto-legge, come ricordato, è l'85 per cento dell'intera manovra di finanza pubblica.
Mi attengo per quanto riguarda questo aspetto a quanto è stato detto dal relatore di minoranza, onorevole Michele Ventura: siamo di fronte ad una riforma della sessione di bilancio realizzata d'autorità.
È del tutto evidente che il ricorso a questo modo di fare avviene non tanto per fronteggiare l'ostruzionismo dell'opposizione, che non vi sarebbe stato, quanto per superare i dissensi e le divisioni che ci sono nella maggioranza. Le obiezioni sulla sostanza non sono meno rilevanti di quelle sulla forma. Su tutto prevale una constatazione: il Governo non ha una visione dello sviluppo che è necessaria per la nostra economia, né una politica di rigore indispensabile per lo stato dei nostri conti pubblici.
Noi abbiamo una sequenza di condoni: lo scorso anno quello fiscale, quest'anno quello edilizio, il prossimo anno forse quello previdenziale.
I condoni sono la caratteristica più rilevante della politica economica e finanziaria del Governo, a cui si accompagna una cartolarizzazione dopo l'altra. Se il


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condono ha minato la credibilità dello Stato, quello edilizio rischia di compromettere il patrimonio naturale, artistico e ambientale del paese e di favorire indirettamente la costruzione di altri edifici abusivi.
Con le nuove risorse, pur così maldestramente reperite, il Governo non investe nei settori chiave dell'innovazione, della ricerca e della formazione, ma si limita a tappare i buchi che si sono purtroppo aperti nei conti pubblici. I condoni, prima di essere strumenti per reperire risorse straordinarie, appaiono il frutto di una vera e propria filosofia del Governo.
Le destre, che oggi si arroccano su politiche neoprotezioniste e riscoprono il valore propulsivo della spesa pubblica, alla fine dello scorso secolo avevano imbracciato la bandiera della deregolamentazione. Il messaggio, invece, che il Governo Berlusconi rivolge ai cittadini non è quello della deregolamentazione, ma quello della sregolatezza: non si cancellano leggi e regolamenti, ma si invitano i cittadini a non tenerne conto e ad arrangiarsi come possono e come vogliono.
Neppure sul piano del risanamento si sono fatti passi in avanti. La riduzione dell'incidenza dello stock del debito sul PIL finora è stata realizzata soprattutto ricorrendo ad artifici contabili. È mancata una coraggiosa politica di privatizzazione. Dopo la trasformazione dei debiti del Tesoro verso la Banca d'Italia, oggi si cerca di ottenere risultati analoghi con la trasformazione della Cassa depositi e prestiti.
Il Governo si vanta di fronte all'Unione europea di aver proposto una efficace riforma del sistema pensionistico che è indubbiamente il tallone d'Achille di molte economie europee. Ma, a parte ogni considerazione di merito - che è pure negativa -, né per l'immediato né per il medio periodo questa presunta riforma darà alcun vantaggio alla finanza pubblica, poiché inizierà a determinare i suoi effetti - se sarà approvata, se il voto degli italiani andrà in una direzione che noi non auspichiamo - soltanto nel 2008 e nel 2015.
Di fronte al caro-vita, che diminuisce la capacità di acquisto di stipendi e salari, il Governo nel migliore dei casi dichiara la sua completa impotenza; nel peggiore, addossa la colpa all'euro con un sottinteso e malcelato euroscetticismo. Non gli viene neppure in mente che si potrebbero adottare politiche di liberalizzazione delle licenze e introdurre regole per affermare maggiore trasparenza e maggiore informazione!
Dato il modo in cui si stanno svolgendo le cose, che impedisce di fatto di sviluppare il confronto, le opposizioni non parteciperanno al voto sulla fiducia. Noi Socialisti dello SDI, noi dell'Ulivo accompagniamo questa nostra convinta dichiarazione di sfiducia verso il Governo, che è un atto fisiologico della nostra democrazia, con una profonda fiducia nei cittadini che, in un momento tragico della nostra storia nazionale come quello che stiamo vivendo, hanno saputo esprimere con forza d'animo i valori dell'unità nazionale, della sicurezza e della pace. Queste stesse energie ci devono far sperare tutti in un futuro migliore (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Socialisti democratici italiani e del deputato Boato).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rizzo. Ne ha facoltà.

MARCO RIZZO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, dopo la triste giornata di ieri, in cui tutta l'Italia e tutti i partiti politici hanno onorato i nostri connazionali morti in Iraq, oggi siamo tornati a discutere delle politiche portate avanti da questo Governo e delle sue scelte economiche. Discutiamo di conti pubblici e provvedimenti di bilancio, ma questa dura verità non si può nascondere al paese a fronte del dolore di tutti noi per il vile attentato di guerra subito dai nostri connazionali. Ma veniamo al tema del giorno.
Il Parlamento è chiamato ad esprimere un voto di fiducia al Governo su un decreto-legge che contiene al suo interno i punti più importanti della manovra economica per il prossimo anno. Questo dovrebbe


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bastare per far gridare allo scandalo in una moderna democrazia normale.
Il fatto stesso che si voti la sfiducia su una materia economica la dice lunga sul grado di rispetto e sulla volontà di dialogo che il Governo, sia nella persona del Presidente del Consiglio sia in quella del ministro dell'economia Tremonti, hanno nei confronti dell'opposizione.
Il voto di oggi spegne ogni discussione, azzera ogni dialogo e mette la mordacchia a qualunque tentativo del Parlamento di discutere ed affrontare a viso aperto le scelte di politica economica.
La verità, onorevoli colleghi, è che questo Governo ha paura della sua stessa maggioranza. La verità è che ci troviamo di fronte ad un'enorme, vergognosa lotta di potere che mira ad una nuova spartizione delle seggiole e delle poltrone e, in questa lotta di potere, la maggioranza vacilla paurosamente, trovandosi, sempre più spesso, sull'orlo della crisi politica.
Vi sono poi questioni di merito. Non si è mai visto che provvedimenti fondamentali di politica economica siano messi in un «decretone» di tale portata. Badate, non stiamo parlando di ordinari provvedimenti fiscali e leve per lo sviluppo del paese. Stiamo parlando del condono fiscale, un'inaudita vergogna che fa il paio con la politica di condono e di sanatoria fiscale attuata con selvaggia sistematicità dal ministro dell'economia. Stiamo parlando di provvedimenti che alimentano lo spirito di illegalità nel paese, allontanando i cittadini dalle istituzioni.
Con questi provvedimenti si mette mano alla Cassa depositi e prestiti, si vende il patrimonio artistico e culturale dello Stato, si attuano politiche di agevolazione solo per settori privilegiati: non vi è lo straccio di una strategia complessiva di sviluppo del paese a fronte di un sistema industriale produttivo che, a detta degli stessi indicatori internazionali, segna il passo.
E tutto questo perché avviene? Perché il ministro Tremonti deve fare cassa, perché questo Governo ha aperto una falla enorme nei conti dello Stato, inseguendo una finanza creativa che altro non è stata se non una lunga di serie di provvedimenti a favore di lobby privilegiate, mentre i lavoratori non riescono più ad arrivare alla fine del mese con i salari bloccati e un'inflazione nascosta che erode concretamente il potere d'acquisto. Avviene questo perché il Governo vuole tagliare addirittura le pensioni per fare cassa, mentre il Presidente del Consiglio macina utili con le sue televisioni. Avviene questo perché ci troviamo di fronte al fallimento, non solo di una politica economica, ma anche di un progetto politico, quello del centrodestra.
Gli italiani non sono stupidi. Hanno scoperto il bluff dell'onorevole Berlusconi e presto gli presenteranno il conto. Noi, Comunisti italiani, faremo la nostra parte, non solo qui in Parlamento, ma anche nel paese, partecipando e sostenendo le forme dell'opposizione civile e democratica a questa classe dirigente che presto dovrà ammettere la propria sconfitta.
Anche se continuate a praticare la censura politica, come nel caso del programma di Sabina Guzzanti (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale), non riuscirete a far tacere la nostra voce critica nei confronti dell'operato di questo Governo, così come non farete tacere la nostra voce nel Parlamento e nel paese contro la scelta sciagurata di questo Governo e di questa maggioranza di aver partecipato ad una missione militare di guerra in Iraq, una missione militare che ora è coperta dalla vostra gigantesca operazione di propaganda e di disinformazione (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e Alleanza nazionale). Una missione militare che ha portato un'enorme tragedia nel nostro paese...

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi...

MARCO RIZZO. Grazie, Presidente. Una missione...

SANDRO DELMASTRO DELLE VEDOVE. Buffone!

GIOVANNI JACINI. Buffone!


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PRESIDENTE. Colleghi, colleghi! Fate concludere, per favore, il collega che sta parlando.

MARCO RIZZO. Sì, perché altrimenti mi impressiono, potrei non continuare.

PRESIDENTE. No, perché ha diritto di parlare per tutto il tempo a sua disposizione.

MARCO RIZZO. Una missione militare che ha portato un'enorme tragedia nel nostro paese, ma nei cui confronti continueremo la nostra battaglia politica convinti della giustezza delle nostre ragioni.
Onorevoli colleghi, questa fiducia viene chiesta per zittire il Parlamento. Noi, Comunisti italiani, riteniamo che i vostri metodi di Governo siano indecenti e indegni di una moderna democrazia.
Per questo motivo, non parteciperemo al voto di fiducia. Votatevela da soli (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Comunisti italiani)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pisicchio, al quale ricordo che ha sette minuti di tempo a sua disposizione. Ne ha facoltà.

PINO PISICCHIO. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, onorevole rappresentante del Governo, il nostro profondo dissenso rispetto al modo con cui il Governo ha ritenuto di agire per raccogliere l'approvazione sulla parte più cospicua del documento di bilancio non riguarda soltanto la dimensione giuridico-formale, che, già di per sé, rappresenterebbe ragione importante per marcare la nostra distanza dal comportamento della maggioranza.
La modalità del voto di fiducia, infatti, è un'anomalia nella struttura della legge finanziaria, un'anomalia di cui non sono rintracciabili precedenti nell'esperienza del Parlamento democratico, se non quello di pochi giorni fa al Senato, ad opera del medesimo Governo. Bisognerebbe, peraltro, spiegare agli italiani con quale artifizio formale il Governo intenda aggirare la netta ed inderogabile disposizione dell'articolo 77 della Costituzione, che limita l'iniziativa del decreto governativo solo a casi straordinari di necessità ed urgenza: casi limitati, comprovati; casi rispetto ai quali l'omissione di intervento rappresenterebbe causa di pregiudizio più grave per il paese. Ma noi, onorevoli colleghi, stiamo ragionando intorno al documento di bilancio riferito al prossimo anno, ad un periodo che deve ancora determinarsi! Dove risiederebbe, allora, la ragione giuridica a sostegno del decreto-legge?
Stiamo creando, dunque, un pericoloso precedente, che si muove nella logica dello snaturamento del ruolo del Parlamento nella dialettica democratica, un'alterazione del dettato costituzionale senza che gli assetti istituzionali abbiano avuto adeguate modifiche.
So bene che alcune linee interne alla filosofia «maggioritarista», che tiene banco, da qualche anno, nel nostro paese, ritengono di poter assumere quale esempio istituzionale proponibile per il nostro ordinamento il bipartitismo inglese, che, nella proiezione governativa e parlamentare, disegna un modo della responsabilità della maggioranza che coinvolge anche la proposta di legge finanziaria, considerata un documento inemendabile di pertinenza e responsabilità piena del Governo proponente. So bene che anche nell'opposizione parlamentare quella impostazione può essere, da alcuni, ritenuta accettabile in un sistema di democrazia bipolare che ricalchi lo schema anglosassone. E non ritengo affatto eccentrica, pur non condividendone la filosofia, la posizione di chi ritiene di chiedere, in un sistema maggioritario, una responsabilità piena per il Governo proponente.
Ma il caso di oggi, colleghi, è assai diverso! La fiducia chiesta sul decreto-legge al nostro esame, che svuota, com'è stato ricordato dai colleghi che mi hanno preceduto, la sostanza del documento finanziario, viola le regole costituzionali e la prassi parlamentare e compie tale violazione - me lo si lasci dire! - per l'elementare ragione dell'insostenibile leggerezza


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della maggioranza che sostiene il Governo, per la sua litigiosità, per la sua mancanza di coesione, per l'incompatibilità politica e culturale delle posizioni di chi, come i centristi dell'UDC e le correnti inclini ad accogliere l'istanza sociale, presenti in Alleanza nazionale ed in Forza Italia, non riesce a reggere l'alleanza competitiva con gli oltranzisti, soprattutto, della Lega.
L'opposizione aveva fatto una proposta collaborativa e carica di senso delle istituzioni: siamo disposti a rinunciare ad una parte cospicua dei nostri emendamenti purché il Parlamento resti il luogo della sovranità delle scelte sul documento di bilancio più importante della vita economica e sociale del paese. La maggioranza non ha voluto - o non ha potuto - accogliere questa proposta, a causa della sua difficoltà interna e, dunque, ha ritenuto di riproporre alla Camera lo stesso comodo schema operativo già sperimentato al Senato: una blindatura, per non correre rischi!
Il decreto-legge passerà, onorevoli colleghi della maggioranza, ma questo non servirà a dileguare le vostre profonde divisioni. Resterà sul campo un inutile vulnus alla regola parlamentare ed alla consuetudine democratica di quest'Assemblea. Per questa ragione, dichiaro, anche a nome della componente UDEUR-Popolari per l'Europa del gruppo misto, che non parteciperemo a questa votazione sulla fiducia (Applausi dei deputati del gruppo Misto-UDEUR-Popolari per l'Europa e Misto-Verdi-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Russo Spena. Ne ha facoltà.

GIOVANNI RUSSO SPENA. Signor Presidente, anche Rifondazione comunista, come tutte le altre opposizioni, non parteciperà al voto di fiducia per segnalare una radicale critica democratica all'abbattimento di regole ed equilibri dello Stato di diritto che il Governo persegue con allarmante pervicacia. Noi marchiamo la nostra netta opposizione nel Parlamento e nel paese contro una manovra economica pessima, classista, pericolosa. Sì, anche pericolosa, perché, basando larga parte delle entrate sui condoni, corrompe, sfibra lo stesso spirito civico, che è a fondamento della statualità democratica e della cittadinanza.
Alfonso Gianni ha già ben espresso nella discussione generale le nostre critiche nel merito punto per punto. Io voglio qui marcare un tratto inedito di fondo, che inquieta: l'autoritarismo insito nella manovra del Governo. Non è un caso accidentale o un errore di conduzione, è il frutto avvelenato di un'operazione economica che tende a collocare sempre più il nostro modello sociale nel solco autoritario della globalizzazione liberista in crisi. Il liberismo in crisi, incapace, impossibilitato ad un modello progressivo, tende al massimo grado l'arco dell'involuzione autoritaria. Osserviamo del resto ogni giorno che alla guerra preventiva, drammatico nuovo principio ordinatore della politica, corrispondono Stato penale globale e intolleranza per le pratiche democratiche.
Il paradigma è di semplice lettura: a contenuti di infamia civica, come i condoni, e di accanimento antisociale, come la vergognosa cancellazione dei diritti dei lavoratori esposti all'amianto e la riduzione addirittura retroattiva delle prestazioni della cassa integrazione, corrisponde una sessione di bilancio che, contro gli articoli 77 e 81 della Costituzione, è costruita all'85 per cento su un decreto-legge su cui, al Senato come alla Camera, il Governo pone la questione di fiducia; cioè il Governo nega l'autonomia stessa del Parlamento, nega con una inaudita torsione autoritaria la sede stessa della rappresentanza e della sovranità in una democrazia rappresentativa. Noi poniamo qui il tema del rapporto tra Governo e Parlamento in uno Stato di diritto, poniamo, senza enfasi retorica, ma con fermezza, il tema della salvaguardia del costituzionalismo democratico.
Siamo preoccupati, preoccupati dall'abbattimento di ogni autonomia sindacale come parlamentare, di ogni controllo, di ogni equilibrio tra poteri. La manovra


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economica del Governo, verso la quale ogni sottovalutazione è un errore, perché essa è nel suo complesso consistente e classista, accompagna ed alimenta il declino industriale del paese, punta a modificare stabilmente l'assetto delle azioni sociali attraverso l'impoverimento di massa, crocifisso ancora dal totem del monetarismo.
Non viene rilanciata la domanda, anzi vengono repressi stipendi e salari, non vengono tutelati i beni comuni, a partire dalla sanità, dall'acqua, da una scuola e da una formazione pubblica pluralista, repubblicana, socializzata, che è la base fondativa di uno Stato sociale contemporaneo. Gli enti locali vengono strangolati, la rivolta delle comunità di Scanzano, con le quali noi siamo, è il segno di un accentramento autoritario grave dei poteri decisionali in epoca di devoluzione secessionista. Scanzano, il mercato delle scorie nucleari, lo sfregio del territorio attraverso il condono sono la metafora di un Governo in crisi e quindi sempre più autoritario e pericoloso. Un Governo, che, dopo aver precarizzato la vita dei giovani e delle ragazze facendo della precarietà una relazione sociale, un furto di sogni, una privazione di senso, vuole precarizzare anche la vecchiaia, distruggendo la previdenza pubblica contro i vecchi e contro i giovani. Vengono rilanciate politiche familistiche e di attacco all'autodeterminazione delle donne, si ripropone un proibizionismo propagandistico criminale e inefficace, si nega ogni paradigma di una cittadinanza transnazionale con le vergogne xenofobe, con l'intensificarsi di modelli segregazionisti di controllo razzista, tra i quali spiccano per infamia i centri di permanenza temporanea.
Noi, insomma, non neghiamo soltanto la fiducia al Governo in Parlamento, ma la stiamo negando in queste ore manifestando, insieme con tutte le organizzazioni pacifiste, dinanzi al palazzo del Governo per chiedere che, nelle martoriate terre di Palestina, viva un'iniziativa politico-diplomatica dell'Unione europea affinché si costruiscano, com'è stato ripetuto qualche giorno fa dal più autorevole dei pulpiti, ponti e non muri perché i ponti alludono alla socializzazione, alla comunicazione, alle relazioni; i muri, invece, alludono alle soggezioni, alle segregazioni, all'odio. E manifesteremo ancora per la pace sabato, come a Londra duecentomila persone in queste ore, come è stato deciso a Parigi al Social forum europeo.
Noi siamo parte di un popolo dolente che ha accompagnato le salme di uomini convinti individualmente di agire in azioni di solidarietà e, invece, quegli uomini erano stati inviati dal Governo in un contesto di guerra ad occupare, a marcare, un territorio in una missione, peraltro, non di peacekeeping ma contro l'ordinamento giuridico internazionale e contro le direttive internazionali. Sono uomini rimasti uccisi nella morsa tra guerra preventiva e terrorismo: una coppia infame che si autoalimenta. Non si può, non si può morire per un paradosso imperiale, per un'ipocrisia politicista, per una volontà di potere. Per questo dicevamo, prima della strage di Nassiriya, e diciamo oggi, con più fermezza dopo la sofferenza, che la missione militare deve essere ritirata. Il nostro dire «no» in Parlamento alla fiducia è parte di un'iniziativa politica, sociale e pacifista, di collegamento con il conflitto sindacale, tesa a creare le condizioni per la sconfitta anticipata di un Governo che organizza esso stesso i punti più regressivi della società, e che è leva e coagulo di tutte spinte nazionali e, per questo, va sconfitto.
Noi guardiamo alla costruzione di una sinistra di alternativa che tenta di riproporre la questione della trasformazione sociale che grandi movimenti hanno negli ultimi anni proposto come tema. Un altro mondo è possibile attraverso un diverso rapporto tra società, conflitto, politica e ricostruzione di uno spazio pubblico su una strada di grande unità e di intensa radicalità di una rivolta morale e di una ribellione sociale disobbediente e, in quanto tale, rigidamente di massa e non violenta.
Abbiamo iniziato, in un confronto plurale, insieme ai movimenti sindacali, pacifisti, un percorso importante e serio con


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le altre opposizioni (con le forze del centrosinistra). Non è un percorso semplice; è un incontro ma é anche una competizione, una sfida, ma pensiamo che sia ineludibile per sconfiggere il Governo. Colleghe e colleghi, noi non lo viviamo come una necessità banalmente frontista, ma come occasione di lotta per un nuovo corso politico e sociale. Pensiamo che sia la stessa realtà ad interrogare e a interpellare tutti noi sulla capacità, oggi, di collegare conflitti e programma, di qualificare le opposizioni, per costruire un'alternativa programmatica ai Governi delle destre.
Colleghe e colleghi, Rifondazione comunista, statene certi, come sempre, farà la sua parte (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sergio Rossi. Ne ha facoltà.

SERGIO ROSSI. Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, la concorrenza dei paesi emergenti, soprattutto dai paesi dell'Asia orientale, si è fatta pesantemente sentire per ora solo in settori produttivi nazionali a bassa tecnologia. Il nostro paese, anche per le conseguenze di questa concorrenza, sta attraversando un periodo di crisi economica come tutti i paesi appartenenti all'Unione europea. É pertanto nostro compito adottare misure urgenti per fronteggiare nei prossimi anni l'eventuale concorrenza negli altri settori tecnologicamente più avanzati. Poiché i mercati dei paesi emergenti possono offrire notevoli opportunità anche ai nostri prodotti di alta qualità e di alta tecnologia, condividiamo i contenuti di questo provvedimento volti a dare impulso allo sviluppo del paese puntando, giustamente, sulla concessione di contributi, di finanziamenti, e sulla detassazione per gli investimenti in ricerca scientifica e tecnologica, sugli incentivi per il rientro dei ricercatori residenti all'estero, e sui premi per la quotazione delle società in Borsa volte ad incentivare la crescita delle piccole e medie imprese.
Sono condivisibili anche le misure a sostegno dell'internazionalizzazione delle imprese e le norme volte a meglio tutelare i marchi, i brevetti ed il made in Italy.
Per completare il quadro delle misure volte a favorire lo sviluppo, suggeriamo l'abolizione dell'IRAP anche sui costi del personale impegnato nella ricerca già presente nel nostro paese, e non solo sui costi dei ricercatori che rientreranno dall'estero.
Per quanto riguarda la politica a sostegno della famiglia, è senz'altro positiva la concessione di un assegno anche per ogni ulteriore figlio oltre al primogenito; inoltre, l'avvio - per il momento, solo in via sperimentale - della de-tax e delle ulteriori agevolazioni fiscali in favore delle ONLUS introduce una politica fiscale basata sul principio della sussidiarietà (più privato e meno pubblico).
Quelli citati sono i maggiori interventi di questa manovra finanziaria che giudichiamo positivamente; pertanto, il gruppo della Lega nord Padania esprimerà la propria fiducia al Governo e voterà a favore della conversione in legge del presente decreto-legge, senza rinunciare, tuttavia, ad elencare anche gli aspetti negativi, su cui la Lega nord Padania esprime il proprio dissenso.
Iniziamo con il condono edilizio. Pur comprendendo la necessità di fare cassa, al fine di mantenere in equilibrio il bilancio della pubblica amministrazione senza ricorrere all'aumento delle imposte, riteniamo il condono edilizio troppo generoso, sia come volumetria condonabile, sia come sanzioni da applicare, e soprattutto troppo garantista nei riguardi dei soggetti che hanno edificato abusivamente.
Tale generosità prosegue con l'anomalo condono previsto per i concessionari delle scommesse sportive, avente le stesse caratteristiche del precedente condono, che riguardò i concessionari delle scommesse ippiche, su cui già manifestammo la nostra contrarietà. Va precisato che tali concessionari, con i dovuti distinguo, sono non comuni evasori fiscali, bensì soggetti colpevoli del reato di indebita appropriazione di somme di proprietà dello Stato.


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Passiamo allo sconto del 30 per cento che il Governo è intenzionato a concedere agli acquirenti degli immobili pubblici di pregio. La classificazione di immobili di pregio deriva dalla loro collocazione (generalmente situati nei centri storici) e dalla loro tipologia (normalmente si tratta di palazzi d'epoca), ma non deriva affatto dal loro stato di conservazione. Si sa che gli inquilini degli immobili pubblici di pregio sono, in gran parte, inquilini benestanti che hanno sempre pagato affitti simbolici.
Il Governo, quindi, farebbe bene a guardare le dichiarazioni dei redditi di questi inquilini, aspiranti acquirenti, prima di concedere loro - con leggerezza - lo sconto del 30 per cento su un prezzo di vendita già basso, perché ciò significherebbe svendere il patrimonio immobiliare pubblico. Ci stupisce che siano stati anche i partiti del centrosinistra a chiedere tale privilegio, dal momento che si dichiarano paladini dei ceti poveri, ma poi si battono per favorire i ricchi: evidentemente, qualche inquilino di lusso ce l'hanno anche loro!
Come si può notare, abbiamo elencato tre tipologie di interventi, da noi giudicati negativamente, che hanno come comune denominatore la concessione di benefici a soggetti che non sono in stato di necessità. Eppure, tutto questo è stato concesso con un decreto-legge e con un maxiemendamento di 30 pagine, su cui è stata chiesta la fiducia anche al Senato: neppure un euro è stato stanziato in favore dei soggetti colpiti dalle calamità naturali dell'anno precedente!
Qualcuno ha già rimosso dalla sua memoria quelle drammatiche immagini, apparse su tutti i quotidiani nazionali e su tutte le reti televisive, che mostravano le case che crollavano e le strade che venivano inghiottite dalle frane.
Pochissimi sono stati i soldi sinora stanziati in favore di questi soggetti: meno del 13 per cento dell'ammontare dei danni accertati dalla protezione civile.
Il Governo si era impegnato a stanziare ulteriori fondi, utilizzando le maggiori entrate che sarebbero derivate dal gettito dei condoni fiscali rispetto agli importi inizialmente stanziati in bilancio. Il maggior gettito del condono fiscale vi è stato ed è stato anche consistente. Allora, chiediamo al Governo di ricordarsi anche delle persone bisognose e non solo dei soggetti furbi (come i beneficiari dei condoni) e dei soggetti ricchi (come gli acquirenti degli immobili di pregio).
Rammentiamo al Governo anche altri due argomenti su cui si era precedentemente impegnato, ma di cui non vediamo traccia in questo provvedimento. Il primo impegno riguarda la progressiva riduzione delle accise sul metano da riscaldamento nelle aree del nord, al fine di eliminare le ingiuste differenziazioni con le aree del sud. Se con questa legge finanziaria non verranno stanziati appositi fondi, i cittadini del nord, con decorrenza 1o gennaio 2004, vedranno aumentare le accise sul metano da riscaldamento e ciò contribuirà ad alimentare l'inflazione.
Serve a poco promettere ai cittadini l'impiego dei vigili urbani o della Guardia di finanza per controllare i prezzi di mercato, in modo particolare dei generi alimentari, se poi si aumentano le accise da metano per il riscaldamento. L'aumento dell'inflazione, in questo caso, non sarà solo percepita dai cittadini, come si usa dire adesso, ma effettivamente subita e per responsabilità diretta del Governo.
Il secondo impegno riguarda il redditometro. In data 29 luglio di quest'anno il Governo accolse una mozione con cui si chiede la differenziazione per aree geografiche del calcolo dell'indicatore socio-economico delle famiglie, il cosiddetto redditometro. Infatti, è stato evidenziato che il maggior reddito percepito in alcune aree non è indicativo del potere di acquisto e di un migliore livello della vita, ma serve solo a compensare il maggior costo della vita. Ad esempio, nelle aree climaticamente svantaggiate le famiglie spendono in media circa 2-3 milioni in più all'anno per fronteggiare il freddo. Se non si provvederà ad introdurre un calcolo differenziato del redditometro per aree geografiche, si finirà per escludere molte famiglie, soprattutto al nord, dalla possibilità di accedere


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ai servizi pubblici con tariffe agevolate; mi riferisco, in special modo, a tasse universitarie, trasporti, asili nido, assistenza sanitaria, telefono, luce e, adesso, con questa legge finanziaria anche alle polizze assicurative sugli immobili per le calamità naturali.
Concludo, ricordando anche quanto di positivo è stato fatto in questi due anni e mezzo. Il Parlamento ha già approvato le riforme della scuola e del mercato del lavoro che adesso sono nella fase attuativa e ciò favorirà lo sviluppo.
Per quanto riguarda infrastrutture, viabilità e centrali elettriche, stiamo recuperando anni di immobilismo che ha penalizzato il settore produttivo nazionale. Importanti sono anche gli interventi in favore della famiglia già adottati (gli asili nido, i finanziamenti per l'acquisto della prima casa alle giovani coppie, le detrazioni fiscali e gli assegni per i figli, l'aumento delle pensioni minime).
Quanto citato sinora è senz'altro importante, ma non quanto le riforme dell'ordinamento dello Stato. Queste riforme sono il principale punto del programma elettorale della Casa delle libertà, ma tardano ad essere approvate dal Parlamento. Solo con le riforme si potranno eliminare le spese collegate all'assistenzialismo che è stato la causa dell'enorme debito pubblico accumulato. Solo eliminando l'assistenzialismo si potrà diminuire la tassazione sui redditi dei cittadini e delle imprese ed essere più competitivi sui mercati internazionali.
La riforma fiscale è già stata approvata dal Parlamento, ma attende la riforma dell'ordinamento dello Stato per poter essere attuata. Purtroppo, all'interno del Parlamento vi sono resistenze al cambiamento, perché qualcuno non vuole perdere il proprio potere. Qui si saldano i privilegi territoriali con i privilegi personali.
Per questi politici il voto segreto è anche il comodo strumento per rompere i processi delle riforme, per qualcun altro è anche lo strumento per rompere le maggioranze.

PRESIDENTE. Onorevole Sergio Rossi...

SERGIO ROSSI. Coloro che chiedono il voto segreto con insistenza e coloro che lo concedono facilmente lo sanno.
Concludo dichiarando che la Lega nord Padania rinnova la fiducia al Governo con la reiterata speranza di giungere presto ad una Repubblica federale più vicina ai cittadini (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania - Congratulazioni).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Peretti. Ne ha facoltà.

ETTORE PERETTI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'UDC voterà la fiducia al Governo sul provvedimento oggi in esame. Riteniamo che la questione di fiducia sia un fatto tecnico. Nella passata legislatura era un fatto consueto: il Governo di centrosinistra vi ha fatto ricorso per più di venti volte. Quindi, non vi è alcuno scandalo, la questione di fiducia serve per approvare in fretta questo documento perché è importante che venga approvato subito.
La questione di fiducia è stata posta su una delle misure cardine della manovra di bilancio che prevede molti interventi significativi. Vorrei ricordarne qualcuno: la detassazione degli investimenti in ricerca e sviluppo; la trasformazione della Cassa depositi e prestiti in società per azioni; il completamento della disciplina dei confidi che era atteso da molto tempo; alcune misure importanti di sostegno alla famiglia. Si tratta di misure fortemente richieste dall'UDC come l'assegno per i figli dopo il primo e misure di assistenza domiciliare che riguardano soprattutto gli anziani ed i non autosufficienti.
Certo, il decreto-legge in esame contiene anche la misura del condono edilizio. Questa, forse, è la misura che ci piace di meno - lo dobbiamo e lo vogliamo dire - anche se la accettiamo per la capacità che ha di impedire il taglio alla spesa sociale. Si tratta di scelte di fondo migliorabili ma,


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comunque, condivisibili. L'efficacia di tali scelte dipende proprio dalla rapidità con la quale il provvedimento viene approvato.
Onorevoli colleghi, siamo stati chiamati a governare in un momento molto difficile. Vi è un problema di crescita economica: tale crescita è stata vicina allo zero, anche se ultimamente abbiamo ottimi e confortanti segnali di ripresa. Inoltre, dobbiamo dire che l'occupazione non ha risentito della crescita vicina allo zero, anzi vi è stata una progressiva riduzione della disoccupazione. Il momento è caratterizzato anche da una globalizzazione che spesso avviene senza regole e ci obbliga anche a rivedere le condizioni di fondo della nostra competitività, della competitività della nostra economia. Perciò alcune misure rispondono alla necessità di spostarsi verso settori produttivi che siano caratterizzati da un complesso di tecnologia e di qualità del lavoro più alta a discapito del lavoro dequalificato.
Ci preoccupa molto anche la velocità di alcune trasformazioni sociali come l'invecchiamento della popolazione che avviene con una legislazione sociale ancora ferma al paradigma nel quale i lavoratori erano molto superiori ai pensionati. Questo - dobbiamo dirlo - crea una fattura, un dualismo tra i sacrosanti diritti delle persone e la loro sostenibilità economica.
Tutto ciò avviene in un momento molto importante di trasferimento - in parte già avvenuto, in parte avverrà - di competenza della politica economica dallo Stato nazionale all'Unione europea che ha ridotto di molto i gradi di libertà della nostra politica economica. In tale contesto siamo chiamati ad operare una quadratura molto difficile.
Da un lato, dobbiamo trovare le risorse per la competitività - e in questo senso vanno le misure adottate per la detassazione delle spese in ricerca e sviluppo - e abbiamo la necessità di assicurare la coesione sociale ed è per questo che noi, come gruppo dell'UDC, abbiamo voluto inserire nella risoluzione di approvazione del DPEF la volontà di mantenere inalterato il livello di spesa sociale, pur apportando delle modificazioni nella legislazione del welfare. Dall'altro lato, abbiamo l'obbligo del rispetto del pareggio di bilancio, che non è solo un'imposizione da parte dell'Unione europea, ma è un obiettivo importante, perché tutti sappiamo che il nostro debito pubblico è molto elevato e che siamo sotto osservazione da parte delle agenzie di rating proprio per l'ammontare del nostro debito pubblico.
Siamo alla metà del guado: alcune riforme sono state fatte, come la riforma del mercato del lavoro (la cosiddetta riforma Biagi), che è una riforma che coniuga la necessaria, ma giusta, flessibilità, che serve per una maggiore efficienza del mercato del lavoro, a diritti come quello della fine del rapporto di collaborazione coordinata e continuativa e nella sua trasformazione in lavoro a progetto. Abbiamo portato avanti in maniera significativa anche la riforma della normativa sull'immigrazione, che ci permette oggi di dire che stiamo uscendo dall'emergenza immigrazione e che abbiamo uno strumento importante a sostegno del nostro sistema produttivo. Abbiamo, inoltre, l'orgoglio di dire che, dopo un decennio di investimenti in opere pubbliche rimasti latenti, oggi è in corso un risveglio e una nuova partenza anche per un'altra delle questioni fondamentali della nostra politica economica, appunto gli investimenti.
Tuttavia, dobbiamo andare oltre e c'è una questione sulla quale dobbiamo porre la dovuta attenzione: da oggi in poi abbiamo infatti la necessità di intervenire anche per dare qualità, efficienza ed efficacia alla spesa pubblica e in generale alla pubblica amministrazione. Ciò deve significare la necessità di arrivare anche ad una selettività degli interventi, a un controllo di gestione dell'attività della pubblica amministrazione e a una valutazione della produttività dell'attività amministrativa svolta. Credo che questa sia una misura molto importante, che rappresenta un salto culturale e una scommessa, alla quale, come maggioranza e soprattutto come Governo, non possiamo sottrarci, affinché la bontà dell'attività di governo venga misurata, da adesso in avanti, non solo sulla base dell'attenzione prestata ai


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livelli e ai saldi della spesa pubblica, ma anche sulla base della qualità e della capacità della spesa pubblica di sapere spendere nella maniera migliore i pochi soldi che abbiamo a disposizione.
Queste sono considerazioni che poi ribadiremo anche in sede di esame della legge finanziaria, in una sessione di bilancio che certamente sappiamo essere difficile, ma il viatico che abbiamo avuto da una ripresa della crescita del prodotto interno lordo e da una diminuzione del tasso di disoccupazione ci fanno ben pensare che siamo sulla strada giusta e che quindi la nostra azione e quella degli altri gruppi parlamentari, di miglioramento della legge finanziaria, vada nella direzione di una crescita e di uno sviluppo. Con queste considerazioni, ribadiamo il voto di fiducia positivo al Governo su questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Loiero. Ne ha facoltà.

AGAZIO LOIERO. Signori del Governo, onorevoli colleghi, mi permetto di rivolgermi, per una volta, quasi esclusivamente al Presidente della Camera per una questione di metodo e ai parlamentari della maggioranza per una questione di sostanza politica, di fatto saltando a piè pari il riferimento diretto al Governo. Lo faccio con disappunto, perché mi rendo conto di compiere uno strappo alla consuetudine istituzionale. Mi rendo conto, però, che siamo arrivati al punto in cui l'attuale esecutivo, come ha già dimostrato nel corso di questa legislatura, non è in grado di recepire istanze semplici, tipiche di ordinari percorsi parlamentari.
Signor Presidente, dove sono nascoste la necessità e l'urgenza in questo voto di fiducia? Con la maggioranza di cui disponete si sarebbe potuto agevolmente votare un provvedimento legislativo senza dover ricorrere a questa scandalosa compressione della democrazia, che non fa onore a nessuno in quest'aula. Ma non siete voi - amici della maggioranza - a ricordarci, con un trionfalismo che diventa buffo in occasioni come questa, che la maggioranza uscita dalle urne del 13 maggio 2001 è tanto ampia da far impallidire quella offerta dagli italiani a De Gasperi in anni lontani, in anni in cui, pur in presenza di una lotta politica furibonda, su temi non secondari, esistenziali prima che politici - quali democrazia, libertà, modello di ricostruzione e di sviluppo -, avevamo comunque a che fare con una democrazia delle regole?
Signor Presidente, la finanziaria - perché è la finanziaria che votiamo oggi - racchiude in sé l'identità stessa del Governo, rappresenta la cifra degli interessi da salvaguardare, il reddito da redistribuire, le risorse da drenare. Per il fatto poi che essa temporalmente cade in un momento difficile della vita del nostro paese ed anche al fine di evitare che la compressione dell'esecutivo sul legislativo, esercitata così tante volte nel corso della presente legislatura, appaia attraverso questo tipo particolare di voto di fiducia, così massiccio da mettere a rischio il generale equilibrio dei poteri democratici, il gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo, cui appartengo, ha presentato solo 25 emendamenti e tutti gli altri gruppi, a cominciare dai Democratici di sinistra, avevano manifestato in sede di discussione sulle linee generali l'intenzione di non porre con intransigenza problemi di cui, come opposizione, siamo legittimamente portatori.
Ma non c'è stato nulla da fare, in quanto il Governo, che nei momenti di difficoltà chiede collaborazione all'opposizione in quest'aula, poi procede deciso, lungo una rotta immaginata fuori da qui, con finalità politiche estranee a noi parlamentari dell'opposizione, ma anche a voi, parlamentare della maggioranza!
Per colmo di paradosso un identico comune destino coinvolge i nostri percorsi parlamentari, fateci caso. Vi accingete ad approvare un testo che sapete già - perché alcuni membri del Governo lo hanno dichiarato sui giornali - che sarà modificato non appena pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.


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Vi ricordo che un procedimento del genere è stato già seguito nella presente legislatura, addirittura con un testo costituzionale. Infatti, nella scorsa primavera, per permettere al ministro delle riforme di raccattare qualche voto in più nel turno di elezioni amministrative, il Parlamento fu costretto a votare la cosiddetta devolution, pur sapendo tutti, maggioranza e opposizione, che quel provvedimento sarebbe stato inglobato in un testo costituzionale più ampio, risultando nei fatti inutile e privo di effetti.
Ma, nel caso odierno, si tratta - se ciò è possibile - di un fatto ancora più grave. Ci troviamo di fronte alla collocazione della manovra finanziaria per l'anno venturo in un decreto-legge, nel quale si prevedono riforme importantissime. Ne cito due sole: il condono edilizio, che ha effetti pedagogici scandalosi nella società italiana e la riforma della Cassa depositi e prestiti. È un progetto dai contorni oscuri che lascia completamente privi di risposta alcuni importanti quesiti.
Come si garantiranno, a testo approvato, finanziamenti agevolati a regioni ed enti locali? Quale ruolo avrà la nuova Cassa depositi e prestiti nel finanziamento delle infrastrutture? Amici parlamentari della maggioranza, perché è sempre a voi che mi rivolgo - e lo dico con un po' di accoramento -, si possono prendere in gioco in forma così plateale alcuni postulati della democrazia, delle sue regole, persino dei suoi riti?
È possibile che nessuno di voi si renda conto che anche sul piano della forma si sta commettendo un errore politico, di cui tutti pagheremo in futuro le conseguenze? C'è sempre qualcosa di retorico nell'enfatizzare le forme della partecipazione democratica. Voglio tuttavia ricordare che già Pericle, nel V secolo avanti Cristo, rivolgendosi ai cittadini ateniesi, rammentava che un uomo che trascuri i pubblici affari, che non si interessi dello Stato, della democrazia e delle sue regole, non può essere considerato innocuo, ma inutile. Ritengo si tratti dell'offesa più bruciante che si possa rivolgere a un politico: esseri inutili in politica è grave quasi quanto essere disonesti!
So che molti di voi subiscono questa violenza parlamentare. La subiscono per quieto vivere, per un malinteso vincolo di coalizione, ma tale vincolo cessa quando vengono meno le ragioni dello stare insieme. Se per un momento mi vien fatto di pensare a tutto quello che il premier in campagna elettorale ha promesso nel Mezzogiorno, se mi vien fatto di pensare a tutti i voti ricevuti in quel territorio troppo spesso attraversato da abbagli visionari (è il mio territorio, ma questo è un fatto che ammetto con facilità), se penso che il sud ritorna oggi sulle prime pagine dei giornali solamente perché diventa, per decisione unilaterale assunta a livello centrale, ricettacolo di scorie radioattive, mi assale un senso di impotenza e sono certo che la stessa sensazione prenda moltissimi di voi.
Per tutti questi motivi, che sono di merito e di metodo - mai le due cose si sono coniugate così negativamente - assumo oggi, insieme con l'intera opposizione, una decisione per me insolita e con la quale faccio violenza a me stesso: quella di non partecipare al voto.
Sono personalmente contrario a tali forme di protesta, che, dopo il voto favorevole, il voto contrario e quello di astensione, possono dar luogo a una quarta categoria di manifestazione di volontà in sede parlamentare, quella della non partecipazione. Lo faccio solo nella speranza di scuotere, con un gesto inusuale, la vostra indifferenza. Ma dubito di riuscirci (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Alberto Giorgetti. Ne ha facoltà.

ALBERTO GIORGETTI. Signor Presidente, ci troviamo alla fine di un lungo dibattito sul provvedimento in esame che dimostra, anche sulla base dell'intervento dell'onorevole Loiero, come da parte dell'opposizione non si sia in realtà voluto


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approfondire le questioni di merito, quanto piuttosto le questioni di metodo relative alla decisione da parte del Governo di presentare un intervento di necessità ed urgenza e di scegliere un percorso veloce per la conversione.
Vogliamo ribadire pacatamente ai colleghi, anche dell'opposizione, come la scelta del Governo di porre la questione di fiducia avvenga dopo un lungo dibattito, che si è svolto al Senato, con grande civiltà, che ha portato a modifiche a mio avviso importanti e sostanziali del testo originario del provvedimento, che è proseguito anche alla Camera e che va a chiudersi questa sera con la conversione.
Da una parte, c'è l'obiettivo tecnico di garantire certezza sui tempi di conversione; dall'altra, la necessità, più volte sostenuta anche dai colleghi dell'opposizione, di intervenire attraverso una serie di provvedimenti che, più in generale, affrontino sia il tema del controllo della spesa pubblica e delle dinamiche dei conti pubblici, sia il tema, più ampio, più forte e più importante, relativo al percorso di rilancio della competitività del sistema Italia, di difesa della competitività del prodotto italiano in un contesto globalizzato e di vero e proprio rilancio dell'economia.
Si tratta dunque di una scelta legata a un aspetto di carattere tecnico, ma anche e soprattutto ad una valutazione di carattere politico, per poter spingere rapidamente e con efficacia quelli che sono i primi segnali di ripresa di un contesto economico nazionale che comincia comunque a dare, lo ribadisco, i primi segni di rilancio e quindi anche di aumento del prodotto interno lordo in una prospettiva che auspichiamo essere più forte rispetto ai dati attuali.
È sotto gli occhi di tutti, colleghi, una congiuntura internazionale che ancora non dà segnali stabili di ripresa. Vorrei sottolineare questo aspetto: da parte di autorevoli osservatori - e non soltanto da parte del Governo e della maggioranza - si è sottolineato come la ripresa in corso negli Stati Uniti sia sostanzialmente una ripresa congiunturale, i cui elementi di stabilità devono essere ancora valutati nel medio e lungo termine. Tutti gli indicatori internazionali hanno mostrato, progressivamente, una riduzione delle stime di crescita. Oggi, c'è l'aspettativa che questa prospettiva di ripresa possa stabilizzarsi.
In questo contesto, è evidente come il Governo non potesse operare se non evitando possibili interventi depressivi per quanto riguarda la fiducia delle imprese e delle famiglie. Si è cercato, con le risorse attualmente disponibili, di intravedere una strada di ripresa che auspichiamo forte e ancora più efficace.
Del resto, colleghi, vorrei sottolineare un aspetto. E mi rivolgo, in modo particolare, all'onorevole Loiero e anche all'onorevole Violante, che nella discussione sulle linee generali ha posto la questione della centralità del Parlamento. È evidente come il Parlamento sia un luogo di mediazione e come tutte le forze politiche - soprattutto quelle di maggioranza, ma anche quelle di opposizione - abbiano sempre coltivato, durante la sessione di bilancio e in fase di esame dei provvedimenti ad essa connessi, l'importanza del dibattito come elemento di mediazione, anche allo scopo di evitare possibili conflittualità sociali.
Ebbene, questo è un provvedimento che non tocca sensibilità particolari sul versante dell'opinione pubblica. C'è un tema sicuramente importante, quello relativo alla cosiddetta sanatoria edilizia che ha caratteristiche rilevanti. Non nascondiamo il problema legato ad un intervento che si configura come misura una tantum; tuttavia, al di là di questo, per la prima volta - credo con grande interesse -, si stanziano risorse per rendere reale la potenzialità degli enti locali, in termini di abbattimento delle realtà che hanno rappresentato e rappresentano i grandi scandali edilizi nazionali. L'assenza di controlli, che ha caratterizzato, purtroppo, queste realtà e che ha coinvolto, storicamente, tutti i governi precedenti, compreso, evidentemente, il Governo di centrosinistra, può essere superata attraverso lo stanziamento di risorse destinate a sostenere gli enti locali che vorranno dare un segnale in


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contro tendenza. Quindi, da questo punto di vista, si tratta di una sanatoria che prende atto della situazione determinatasi nel tempo e che, contemporaneamente, punta a dare per la prima volta un segnale forte sul possibile versante degli abbattimenti.
Colleghi, dicevo come, rispetto alla vicenda del decreto-legge, complessivamente, il dibattito attorno a questi provvedimenti non si possa considerare chiuso. Sappiamo molto bene - e credo ciò rappresenti il punto di forza del Governo e della maggioranza - come gli interventi inseriti all'interno di questo provvedimento esprimano una politica economica del Governo che ha un filo conduttore continuo e che ha caratterizzato anche la nostra credibilità agli occhi internazionali, in un contesto europeo in cui il patto di stabilità ha un valore straordinario. Qui si contestano le scelte del Governo, indirizzate verso il rigore dei conti pubblici e il collegamento forte con gli enti locali. Sotto certi aspetti, indubbiamente, si è trattato anche di scontro per quanto riguarda i contenuti stessi del patto di stabilità interno. Da una parte, si punta alla correzione ed al controllo dell'andamento dei conti pubblici, a tal punto da essere oggi più virtuosi, a livello internazionale, rispetto a partner importanti quali la Francia e la Germania. Noi manteniamo gli impegni rispetto al patto di stabilità e l'opposizione critica questo tipo di scelte. Dall'altra parte, non si mette nemmeno in discussione il percorso che, a volte, è stato proposto anche da questa forza politica all'interno della maggioranza: mi riferisco alla necessità di indirizzare il Governo verso un possibile percorso di ridefinizione del patto di stabilità europeo.
Tutto ciò con l'obbiettivo, oltre che di mantenere un forte rigore sui conti pubblici, di consentire dinamiche che creino un volano efficace per lo sviluppo.
Questo provvedimento è intriso di interventi che puntano a dare segnali efficaci sotto questo versante ed anche a ridefinire il rapporto tra cittadino e pubblica amministrazione con strumenti innovativi. È stata citata la vicenda della Cassa depositi e prestiti su cui c'è stato un dibattito anche all'interno della maggioranza che ha portato comunque a un miglioramento complessivo del testo. Anche questo intervento punta sostanzialmente a completare la platea delle strutture nella pubblica amministrazione controllate di fatto dallo Stato che sono trasformate in società per azioni con l'obiettivo di sostenere oggi il percorso di rilancio delle infrastrutture. Tutto ciò, evidentemente, da una parte, al fine di poter dare i giusti servizi al cittadino e, dall'altra, di non abbandonare gli enti locali, come qualcuno ha detto in quest'aula, ma dando ad essi nuove opportunità, nuovi strumenti, sapendo che molto spesso i privati devono essere ulteriormente convinti e motivati su questo percorso. La Cassa depositi e prestiti può affiancarsi alle società Infrastrutture Spa e Patrimonio Spa per la migliore gestione complessiva degli immobili, anche in un percorso di dismissione e di valorizzazione che deve essere evidentemente controllato e vigilato, così come risulta dalla proposta attualmente in discussione in Parlamento che è in fase di dibattito avanzato, la quale punta a rendere efficiente la gestione degli immobili pubblici e a dismettere ciò che non è più necessario da parte dello Stato. Si tratta di un percorso che prevede maggiori opportunità per gli enti locali, maggiori possibilità di realizzazione e quindi sostegno alla domanda interna e, attraverso quest'ultima, il sostegno alle famiglie e quello alle opere pubbliche. In questo senso, oggi noi abbiamo ottenuto comunque un risultato migliore in termini di crescita di prodotto interno lordo.
Quindi, un intervento di politica economica che prosegue sul percorso creato in questi anni che non va sicuramente a deprimere l'economia, che dà segnali importanti anche su un altro versante, perché il tema della cosiddetta globalizzazione e della competitività del sistema Italia deve tener conto anche di fattori di capitalizzazione di impresa che sono stati abbandonati dei governi precedenti, che sono stati sicuramente dimenticati dal centrosinistra e che noi vogliamo riproporre. Penso agli interventi di sostegno per


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la possibile quotazione in borsa delle aziende e delle imprese, penso anche agli interventi per quanto riguarda i fondi di investimento al fine di poter sostenere le piccole e medie imprese con agevolazioni fiscali che incentivino i risparmiatori a dare le proprie risorse verso un percorso di sviluppo di ciò che rappresenta l'ossatura fondamentale del nostro tessuto imprenditoriale, economico e culturale.
Il terzo grande intervento è, evidentemente, legato al made in Italy. È stato ammesso anche da parte dei diversi colleghi dell'opposizione negli interventi che mi hanno preceduto come il made in Italy sia la partita rilevante su cui credo che Alleanza nazionale abbia effettivamente giocato un ruolo importante sia come presenza di Governo che come partito. Noi continuiamo a sostenere come sia importante procedere verso un sostegno diretto nei confronti del prodotto italiano che non è soltanto all'interno di questo decreto-legge ma anche della legge finanziaria.
Ho citato questi esempi solo per ribadire ai colleghi di Alleanza nazionale e a tutti i colleghi dell'Assemblea come vi sia una certa coerenza di intervento che porta Alleanza nazionale a ribadire la propria fiducia al Governo e ad esprimere un voto positivo nei confronti del provvedimento con l'aspettativa di intervenire - lo dico con grande chiarezza - sulla legge finanziaria con eventuali correttivi marginali, ma soprattutto con una serie di interventi che ulteriormente rafforzino le politiche del nostro Governo di controllo della spesa pubblica e di sostegno alle imprese e alle famiglie (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Violante. Ne ha facoltà.

LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ieri, in tutta l'Italia... Grazie onorevole Biondi. Dicevo che ieri tutta l'Italia si è riunita in un momento di dolore...

ALFREDO BIONDI. Scusi, presidente.

LUCIANO VIOLANTE. Ci mancherebbe, signor Vicepresidente.
Dicevo che ieri tutta l'Italia si è riunita in un momento di dolore e di memoria. Oggi c'è stata una manifestazione unitaria a Firenze contro il terrorismo e mi pare che dovremmo cercare di sforzarci tutti quanti insieme di mantenere il più possibile un clima che, insieme alle legittime contrapposizioni che ci sono, faccia salvi però alcuni elementi di fondo unitari senza dei quali un paese moderno non riesce ad andare avanti.
Perciò, avremmo preferito, signor Presidente e colleghi, che il confronto sul provvedimento in esame fosse stato di merito. Eravamo disponibili, come è stato dichiarato dal collega Loiero (tanti lo hanno affermato), a ridurre drasticamente il numero degli emendamenti, ad un confronto che comportasse in tempi accettabili il voto finale, pur di raffrontarci con le proposte del Governo. Non era solo una nostra esigenza. Da parte del collega della Lega sono state mosse - le ho contate - nove obiezioni pesanti sul testo del decreto-legge; non vi è, quindi, solo un problema dell'opposizione, ma anche di una parte significativa della maggioranza.
Come è stato già detto, non parteciperemo al voto; questa volta non per una forma di protesta, ma perché siamo profondamente convinti che si tratti di un voto di fiducia che il Governo pone alla sua maggioranza e, quindi, il Governo se la deve vedere con la sua maggioranza. Siamo estranei a questo tipo di conflitto, perché il conflitto si è aperto tra Governo e maggioranza e non tra maggioranza ed opposizione. Tuttavia, in ogni caso, una riflessione politica, per quanto breve, deve essere svolta.
Si tratta di una questione di fiducia che viene posta a metà legislatura e, pertanto, un bilancio sulla stessa deve essere svolto.
Il collega Alberto Giorgetti, intervenuto prima di me (mi pare sia stato lui ad averlo affermato, se non ricordo male), ha ricordato che altre volte il Governo di centrosinistra ha posto questioni di fiducia. È vero, ma il Governo di centrosinistra aveva 13 voti di scarto; voi ne avete 97 e,


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quando si pone la questione di fiducia avendo 97 voti di vantaggio, vi è un problema politico di fondo che riguarda non l'opposizione, ma la maggioranza, altrimenti non vi è bisogno di ricorrere al voto di fiducia.
A due anni e mezzo dall'inizio della legislatura, posso dire che - certamente, il mio è un punto di vista di un partito, di un gruppo dell'opposizione - l'Italia sia più povera, meno competitiva e disorientata. Tutti noi abbiamo accolto con sollievo la notizia del piccolo rimbalzo dello 0,5 per cento in più di prodotto interno lordo che si è registrato, ma oggi arriva la doccia fredda.
Secondo il bollettino economico della Banca d'Italia, nel primo semestre di quest'anno è stato registrato un calo in Italia della produttività industriale dell'1,3 per cento e da questo dato si procede con molti elementi contabili preoccupanti in ordine alla situazione economica del paese. Vi è un contrappeso negativo, sbagliato e grave e la responsabilità è, evidentemente, del Governo. Vi sono due punti che, per quanto ci riguarda, sono particolarmente criticabili.
La prima questione riguarda (è presente in aula il ministro Buttiglione che, per la sua educazione e formazione politica e civile, credo sia particolarmente attento a questo problema) la disattenzione rispetto alle differenze economiche. Quando si prevede l'attribuzione del buono per il secondo o terzo o quarto figlio a tutte le donne, indipendentemente dal reddito, e che esso venga finanziato con i fondi destinati alla disoccupazione, si crea sostanzialmente un principio in base al quale i poveri stanno finanziando i ricchi; si sottraggono risorse ai ceti più deboli per finanziare i ceti più forti. Non sarebbe, forse, stato meglio, più giusto, più equo e più rispondente ai valori civili dare di più ai ceti più deboli e non dare ai ceti forti ciò di cui essi non hanno bisogno?
Il secondo aspetto, sul quale molti colleghi sono intervenuti (i colleghi dell'UDC e della Lega, il collega Loiero approfonditamente), riguarda i condoni. Non si tratta di un pregiudizio morale o moralistico, signor Presidente. Siamo contrari ai condoni, se volete, non solo per una ragione di etica pubblica, che pure è importante per noi, ma credo anche per molti di voi, ma per una ragione di mercato.
Intendo dire che l'imprenditore che non ha pagato le tasse ed ha investito ciò che non ha dato allo Stato nella sua azienda si trova ad avere un'azienda più competitiva rispetto a quello che ha osservato la legge ed ha pagato le tasse, ed oggi è riammesso nella legalità, pagando una piccola cifra. Rispetto ad un imprenditore che ha esportato i propri capitali, chi li ha mantenuti in Italia ha pagato imposte che possono, in alcuni casi, arrivare sino al 46 per cento. Chi, invece, li ha portati all'estero, li può far rientrare in Italia, pagando il 2,5 per cento (si trova, quindi, ad avere una somma quasi intatta) e, quindi, diventa molto più competitivo rispetto all'altro che ha osservato la legge.
Onorevoli colleghi, lo stesso ragionamento vale per il condono edilizio: l'imprenditore edile che ha osservato le norme, non ha costruito; l'altro, che non le ha osservate e ha costruito, è stato premiato.
Signor Presidente, signor ministro, onorevoli colleghi, il problema di fondo è che, se una società non riconosce e premia il merito, specie una società che si ispira ai valori del centrodestra che del merito ha tante volte fatto un elemento centrale, - noi nella nostra storia abbiamo piuttosto fatto leva sui bisogni - , ma punisce il merito e non riconosce i bisogni, premiando l'illegalità, la società si disorienta e non ha più punti di riferimento: da questo è scaturito lo sfaldamento del blocco sociale e l'indebolimento del vincolo di coalizione.
Questo è un punto che è emerso anche oggi nelle critiche dell'UDC, in quelle dei colleghi della Lega nord Padania e nella necessità che avete sentito di porre la questione di fiducia.
In questo caso, qual è la questione di fondo? Siete partiti dalla filosofia dell'assenza di confronto con l'opposizione e


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siete arrivati, dopo due anni e mezzo, alla filosofia dell'assenza di confronto con la vostra maggioranza.
Credo che qui vi sia il segno della crisi politica più delicata: ho accennato nell'intervento svolto nei giorni scorsi al rischio che si corre nel mettere il Parlamento da parte in questioni di tal genere. Stiamo sempre più assistendo ad un meccanismo di populismo moderno, in base al quale c'è un rapporto diretto fra l'esecutivo ed il paese.
Questo rapporto diretto fa sì che le decisioni dell'esecutivo piovano direttamente sulle spalle e nelle tasche del paese, senza passare attraverso una mediazione parlamentare; conseguentemente, la protesta del paese si «scarica» direttamente sul Governo senza passare attraverso la mediazione parlamentare.
Questo è un fatto grave e negativo per tutti: per voi, in particolare, colleghi del Governo, ma per tutti perché il paese rischia di vivere sempre più sullo scontro e non sulle mediazioni. Rischia di vivere sempre più sui conflitti piuttosto che sui punti di intesa: questo non giova, non serve, non ci fa andare avanti!
Se la situazione economica è così grave, come vediamo nei dati che ricordavo poc'anzi forniti dalla Banca d'Italia, e se la situazione, lasciatemi passare il termine, morale del paese è così grave, si è privi di punti di riferimento; se, come ripeto, chi ha violato la legge è stato premiato, mentre chi l'ha osservata è stato punito, se, infine, il merito non viene riconosciuto, come è accaduto per quelle centinaia e centinaia di studiosi che da due anni, studiando e lavorando, attendono di entrare nelle università come ricercatori - e non so se potranno entrarci adesso -, succede che in due anni di attesa interi settori della ricerca sono profondamente cambiati, come quelli chimico ed ingegneristico, e queste persone arrivano già «vecchie»: abbiamo così perso intelligenze e capitale umano, come si dice oggi, per una responsabilità che è specifica e propria del Governo; intelligenze che potevano arrecare benefici al paese.
In tutto questo c'è un ragionamento di fondo: voi, cercando di bypassare il Parlamento, avete arrecato un danno al paese, perché, se avessimo potuto discutere in questa sede, avremmo potuto trovare in tempi accettabili misure tali da rispondere maggiormente ai bisogni del paese. D'altra parte, è un'illusione, lo dico ai colleghi della maggioranza, pensare di aver posto la questione di fiducia per avere una maggiore certezza dei dati contabili che vi occorrono. In primo luogo, questi dati contabili avranno effetti a partire dal primo gennaio 2004; in secondo luogo, sapete bene che vi è un accordo tra Governo e maggioranza in base al quale questo testo verrà profondamente modificato attraverso l'esame della legge finanziaria, lo sappiamo tutti.
Si tratta di dati non stabili e incerti: questa è stata la contropartita in base alla quale voi, colleghi della maggioranza, avete accettato il voto di fiducia, come al Senato hanno accettato il voto di fiducia sulla base di una modifica portata attraverso un maxiemendamento.
Allora, la questione è la seguente: credo che noi continueremo a misurarci sul testo di questo decreto-legge, nel momento in cui affronteremo l'esame della legge finanziaria. Parteciperemo al voto sul decreto-legge, perché intendiamo esprimere i nostri punti di vista attraverso gli ordini del giorno. A questo proposito, considerata la presenza del ministro Tremonti, vorrei chiedergli se, dal momento che non siamo intervenuti sul testo dei singoli articoli e degli emendamenti ad essi riferiti, sia possibile esaminare in modo approfondito gli ordini del giorno perché essi costituiscono, come dire, l'unica linea che l'opposizione ha per definire una propria posizione su questo testo.
Infine, colleghi, mi auguro che, al di là dell'inevitabile retorica che c'è stata in questi giorni, cogliamo tutti l'esigenza che il paese faccia un passo in avanti e un passo in avanti lo farà non producendo ancora a lungo questi elementi di disorientamento, di punizione del merito, di


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riconoscimento dell'illegalità, di rottura verticale tra maggioranza e opposizione: così non si farà molta strada.
L'Italia ha le risorse, la possibilità, la capacità e l'intelligenza per superare questo momento di difficoltà, ma le avrà se tutti quanti noi saremo all'altezza delle nostre responsabilità (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani e Misto-Socialisti democratici italiani).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Angelino Alfano. Ne ha facoltà.

ANGELINO ALFANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Forza Italia voterà a favore di questo decreto-legge, voterà la fiducia al Governo e lo farà con convinzione. Lo farà perché considera questo decreto parte integrante di una manovra di finanza pubblica per il 2004 assolutamente condivisibile e assolutamente coerente con quella che è stata sin qui la politica economica del Governo.
Si tratta di un provvedimento che sposa ancora una volta la linea del rigore, la linea del controllo dei conti, la linea del contenimento della spesa, ma che abbina a questo rigore alcune importanti innovazioni legislative che porteranno beneficio al nostro paese e alla nostra economia. Mi riferisco in primo luogo alla Cassa depositi e prestiti, alla riforma del sistema dei confidi, agli interventi a favore del volontariato, alla tecno-Tremonti (cioè la detassazione degli investimenti in sviluppo e ricerca), ai micro asili, agli interventi sul caroprezzi e sul carovita, agli interventi a favore delle società quotate in borsa. Si tratta di un decreto che sviluppa una politica economica lineare, trasparente, visibile, che ha al centro la necessità di tenere sotto controllo i conti dello Stato, attraverso misure fisiologicamente a breve termine, che si accompagnano però a misure e ad interventi strutturali che hanno un arco temporale di sviluppo dei propri effetti assolutamente più lungo.
È questa la ragione di coerenza nella nostra politica economica, onorevoli colleghi: c'è un binomio tra riforma e sviluppo, tra rigore e riforme che non si è slegato mai in questi due anni e mezzo. E lo diciamo con franchezza, perché riteniamo che, proprio perché siamo riusciti a tenere insieme il rigore e le riforme, noi oggi siamo più credibili in Europa, siamo più credibili di fronte al mercato, siamo più credibili di fronte alle autorità monetarie europee e a quelle mondiali. Questa è una linea che noi intendiamo seguire e, in questa circostanza, lo abbiamo fatto attraverso lo strumento del decreto-legge.
Ricordo bene se dico che non è la prima volta che una manovra di finanza pubblica si articola attraverso più provvedimenti. Non è infingimento o ipocrisia affermare che voi lo avete fatto ampiamente, onorevoli colleghi della sinistra, nel corso della precedente legislatura, facendone uso e abuso, quello stesso uso e abuso della fiducia che oggi ci rimproverate. Ci rimproverate un uso della fiducia che avrebbe violato le regole, un metodo non condivisibile, quasi un soffocamento, una compressione della democrazia parlamentare. Ma io mi chiedo e vi chiedo: a quali fulgidi esempi di democrazia parlamentare vi riferite quando ve la prendete con noi? Ai 26 casi in cui in due anni Prodi chiese la fiducia al Parlamento oppure a quella circostanza in cui si varò la legge finanziaria del 1997, quando un collegato fu sottoposto per ben tre volte alla fiducia del Parlamento?
Ecco perché credo che, in questa circostanza, abbiate sbagliato la mira ed abbiate sbagliato la mira anche sul condono. Ho assistito a più di una predica sul condono con accenti moraleggianti, anzi direi quasi da moralismo prêt-à-porter. Credo sia lecito da parte vostra contestare il condono edilizio; sarebbe stato elegante e bello sapere dal centrosinistra perché e come queste case abusive sono sorte nelle regioni che il centrosinistra governa e amministra, negli anni in cui il centrosinistra governava a Roma (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia)!


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Sarebbe stato anche più coerente sapere dal centrosinistra le ragioni per le quali, in quegli anni, non sono state abbattute tali case e se per caso gli italiani siano stati sordi nel non avere sentito neanche un rombo di motore di ruspa, motore alimentato con i vostri ideali di legalità e di tutela del valore dell'ambiente.
Credo che gli italiani non siano stati sordi. Probabilmente, in quegli anni, la sinistra fu sorda e cieca, perché si adeguò a bisogni territoriali, a bisogni di mantenimento del consenso di una serie di amministratori del centrosinistra.
Ecco perché questa sinistra, a volte, non capisce la gravità del momento. Accolgo pienamente l'appello formulato, poc'anzi, dall'onorevole Violante: occorre abbassare i toni. Non ho intenzione di sviluppare, in questa sede, una polemica frontale con il centrosinistra. Credo che momenti della storia repubblicana come quelli che stiamo vivendo necessitino e meritino, senza dubbio, un appello condiviso al senso di unità nazionale.
Tuttavia, unitamente al senso di unità nazionale, occorre sviluppare un ragionamento scevro da ogni ipocrisia. Occorre giocare una partita dove l'ipocrisia non abbia posto insieme ai doppiopesismi.
Ecco perché la sinistra, onorevoli colleghi, anche in queste circostanze, non mi sembra sincera nel dire queste cose. Ha fatto a noi una lezione che mi ha fatto tornare in mente una bella strofa di De André, parafrasando la quale mi verrebbe da dire che la sinistra sa dare solo buoni consigli, sentendosi come Gesù nel tempio; dà buoni consigli, non potendo più dare il cattivo... (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia). Ecco, questo mi sembra il messaggio di una sinistra ipocrita che non ha saputo né voluto affrontare con chiarezza neanche questo scorcio di dibattito.
Per questo dibattito, sarebbe stato necessario, come premessa da parte della sinistra, il riconoscimento del contesto internazionale nel quale il Governo sta svolgendo la propria azione di politica economica; il riconoscimento di una situazione internazionale che fa confrontare questo Governo con una delle fasi più difficili della storia recente dell'Europa e del mondo.
Due guerre in due anni significano la rottura di un ordine geopolitico mondiale esistente. L'espansione senza regole della Cina pone a tutti - e lo pone con serietà - il tema di come affrontare la questione della competitività dell'Italia e dell'Europa. La fine della bolla speculativa, della quale il centrosinistra ha tentato di approfittare, senza riuscirvi, negli anni del Governo, e del collasso delle borse; l'introduzione dell'euro, il changeover, che ha creato problemi che non avevano avuto precedenti nella storia repubblicana: è una fase, questa, che richiederebbe sistemi di governance forti, credibili, a livello europeo. Invece, scontiamo un'asimmetria, un paradosso che passa tra la grandezza dei problemi e la piccolezza degli strumenti a disposizione degli Stati nazionali per affrontare questi stessi problemi.
Onorevoli colleghi, noi, Stati nazionali, abbiamo ceduto quote importanti di sovranità, che riguardano i bilanci, i saggi di cambio, i saggi di interesse. Le abbiamo cedute all'Europa, a beneficio di un potere politico, quello europeo, che non ha rimpiazzato la sovranità nazionale con una nuova costituita sovranità europea.
In questo vuoto, si inserisce la crisi del pianeta in questo momento, un vuoto nel quale non vi sono più i vecchi poteri nazionali e non vi sono ancora i nuovi poteri europei.
Nell'attesa che questa transizione si compia, il Governo Berlusconi ha avuto la forza ed il coraggio di attrezzare il paese perché questo sia pronto con istituzioni più moderne, leggi più efficaci quando la ripresa arriverà.
Ecco perché abbiamo avuto una forte politica riformatrice, una politica che è passata dalla riforma del diritto societario alla riforma della scuola, alla riforma del mercato del lavoro, all'avvio della riforma fiscale. Stiamo per varare la riforma previdenziale.
Abbiamo rinnovato profondamente il sistema di finanziamento e di realizzazione delle opere pubbliche, così come


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abbiamo rinnovato, in termini di efficacia, di trasparenza e di efficienza della spesa, gli interventi per il sud, al punto da far cambiare parere alle autorità monetarie internazionali, al Fondo monetario internazionale, all'OCSE. Abbiamo prodotto una riforma dell'immigrazione che ha attenuato il rilievo del problema ed abbiamo approntato una riforma dell'ordinamento giudiziario. Inoltre, abbiamo intenzione - e ci riusciremo - di approvare una grande riforma delle nostre istituzioni entro gennaio.
Abbiamo anche sostenuto con forza la famiglia. Da questo punto di vista, mi sento di obiettare in maniera ferma a quanto detto dall'onorevole Violante poc'anzi. Facendo riferimento agli incentivi a beneficio dei nuovi nati, dei figli, egli ha detto che occorreva parametrare l'intervento al reddito. No, la nostra politica è un'altra! La nostra visione del mondo è un'altra! Noi sosteniamo il miracolo, il prodigio della vita in quanto tale, a prescindere dal reddito dei genitori che fanno nascere un figlio (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia)!
Questo è un atteggiamento profondamente diverso, che frappone una distanza siderale tra la vostra e la nostra concezione, che non distingue tra bisogno e merito, i quali camminano insieme, ma pone al suo centro la persona e la vita: la famiglia si sostiene - l'abbiamo fatto e lo faremo ancora - con politiche fiscali forti e visibili, tali che essa possa beneficiarne. Io credo che anche a tutela...

PRESIDENTE. Onorevole Angelino Alfano...

ANGELINO ALFANO. ...della famiglia vadano alcune norme contenute nel decreto-legge che ci accingiamo a votare.
Abbiamo fatto, dunque, grandi riforme e, nel contempo, abbiamo tamponato l'emergenza finanziaria, l'emergenza economica del pianeta. Ci siamo riusciti, fin qui, sottraendo l'Italia al destino al quale...

PRESIDENTE. Onorevole Angelino Alfano, dovrebbe concludere.

ANGELINO ALFANO. ...la sinistra l'avrebbe condannata.
Concludo, signor Presidente, e colgo l'occasione che i segnali della ripresa americana ci stanno per dire che la ripresa, probabilmente, è alle porte. Tutti gli indicatori economici supportano questa opinione. Quindi, noi continueremo sulla strada delle riforme, perché è per questo che siamo stati eletti, per adempiere a questo dovere morale al quale non ci possiamo sottrarre, questo dovere di fare le riforme che è l'unico motivo per combattere una battaglia che potrà consentirci di lasciare ai nostri figli un'Italia più libera, più democratica e più prospera. Grazie (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Angelino Alfano.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Adduce, in dissenso dal proprio gruppo. Ne ha facoltà per un minuto.
Prima di dare la parola all'onorevole Adduce, mi consentano i colleghi di rivolgere un saluto alle appartenenti al club Lions Flavia Gens di Rieti, presenti in tribuna per assistere ai nostri lavori (Applausi).
Prego, onorevole Adduce.

SALVATORE ADDUCE. Signor Presidente, naturalmente, parlo contro la fiducia al Governo, ma parlo anche in dissenso dalla decisione presa dal mio gruppo di uscire dall'aula.
Io, invece, voglio rimanere in aula per sottolineare la mia totale e drastica contrarietà al decretone, al merito del decretone ed al metodo seguito dal Governo: in un colpo solo, tale metodo ha tolto di mezzo un dibattito, una discussione presente non solo tra i banchi dell'opposizione, tra i rappresentanti delle opposizioni, ma anche, e direi soprattutto, all'interno della maggioranza, la quale si vede calare dall'alto decreti su decreti, come l'ultimo che ci riguarda direttamente.
Ancora una volta, con un metodo non solo discutibile, ma sicuramente negativo,


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il Governo ha deciso di compromettere per sempre la vita degli italiani residenti nel Mezzogiorno, in Basilicata, decidendo la costruzione di un deposito nazionale delle scorie nucleari e radioattive a Scanzano, in provincia di Matera.
Nel corso di una riunione, Presidente, del Consiglio dei ministri il 13 novembre, mentre l'Italia, attonita, piangeva i suoi figli morti a Nassiriya, mentre il Presidente della Repubblica, avrebbe dovuto firmare il decreto e non lo ha fatto, perché era fuori dall'Italia per una visita di Stato negli Stati Uniti, il Governo in sette minuti ha deciso di cambiare il destino di un territorio che comprende l'intero arco del Golfo di Taranto, rischiando di desertificare una delle più belle zone d'Italia.

PRESIDENTE. Onorevole...

SALVATORE ADDUCE. Ho finito, Presidente. Tutto questo senza nessuna consultazione delle istituzioni locali, a cominciare dalla regione, e in spregio delle leggi dello Stato. Le chiedo, Presidente, che il Presidente del Consiglio dei ministri venga a riferire subito in quest'aula come si è arrivati a tanto. Noi pensiamo che questo problema sia di enorme interesse nazionale ed europeo. Non è tollerabile che il Governo lo affronti e lo liquidi in sette minuti. L'Italia ha il diritto e il dovere di discutere.
Il Governo ritiri il decreto, Presidente (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo - I deputati Piglionica, Luongo, Adduce e Potenza espongono cartelli recanti la scritta: «No scorie in Basilicata»).

PRESIDENTE. Sono francamente sorpreso di vedere che colleghi parlamentari utilizzino per fare politica questi metodi da squallide manovre propagandistiche (Vivi commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale)! Prego i commessi di rimuovere i cartelli (I commessi ottemperano all'invito del Presidente - Vivi commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).
Colleghi, questo episodio sarà sottoposto all'Ufficio di Presidenza per le sanzioni previste dal regolamento.
Sono così esaurite (Il deputato Adduce espone un nuovo cartello recante la medesima scritta, che viene rimosso dai commessi)...
Onorevole Adduce, la richiamo all'ordine per la prima volta (Proteste dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale - Il deputato Adduce espone un ulteriore cartello recante la medesima scritta).
Onorevole Adduce, lei è espulso dall'aula! Onorevole Adduce, fuori, si accomodi fuori! Si accomodi fuori, onorevole Adduce! La prego, si accomodi fuori (Il deputato Adduce esce dall'aula)!
Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia.

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