Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 389 del 13/11/2003
Back Index Forward

Pag. 50


...
Sull'ordine dei lavori e per la risposta a strumenti del sindacato ispettivo (ore 14,15).

GIUSEPPE GIULIETTI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE GIULIETTI. Mi rivolgo a lei, signor Presidente, per la sensibilità che lei ha, come Presidente e come giurista, sui temi della libertà di informazione, per porle una questione molto delicata, che riguarda l'Europa, che vorrei lei trasmettesse anche al Governo.
Nei giorni scorsi, si è verificato un episodio molto singolare. In Gran Bretagna, lei sa perfettamente che è in corso un dibattito molto forte su alcune questioni che a me non interessano, che riguardano la vita del principe Carlo; vi è dunque un dibattito molto forte, una questione delicata inerente al diritto alla riservatezza, ma tutto questo attiene ad un'altra discussione.
Per la prima volta, a mia memoria, si è verificato un episodio di questa natura: il blocco della stampa straniera e dei giornali italiani a Londra, affinché tali giornali non circolassero nella città.


Pag. 51


La questione è delicata perché si tratta di paesi dell'Unione europea, perché è la prima volta che si verifica un intervento sulla stampa, in questo caso italiana, affinché non circoli in quella giornata. Tale situazione è stata sollevata con molta tempestività dal presidente della Federazione italiana degli editori, Luca Cordero di Montezemolo e da alcune associazioni internazionali e nazionali di giornalisti.
Si apre una fattispecie nuova e rischiosa e le motivazioni fornite sono le più diverse. È stato il Governo? No, forse, non è stato il Governo inglese. È stato il principe Carlo a sollevare legittimamente una questione? Allora, vale per tutti i cittadini, quindi si apre una questione molto delicata. L'ha sollevata un avvocato o un giudice? Adesso si afferma che l'ha sollevata il distributore a sé medesimo, poiché, essendo uno zelante patriota, si è autobloccato.
Al di là di ogni battuta, ritengo si tratti di una questione rischiosa. Dunque, Presidente, chiedo la sua attenzione e quella delle istituzioni, ma anche un intervento da parte del Governo italiano sul Governo inglese al fine di acquisire il perché, le ragioni, le motivazioni di tale episodio, affinché lo stesso non si ripeta in quanto, se non affrontato con grande intelligenza e tempestività, potrebbe aprire precedenti rischiosi e pericolosi.

PRESIDENTE. Onorevole Giulietti, la ringrazio in quanto con il suo intervento ha sollevato un problema molto importante, che riguarda non solo le relazioni nell'ambito dell'Unione europea, ma la circolazione della stampa, che rappresenta lo strumento nel quale la democrazia si esplica e che consente a tutti di farsi un'opinione.
Ritengo che il Governo possa esaminare la questione e, se vuole un mio parere non ufficiale, ritengo si tratti di un vulnus, anche molto significativo, di quello che deve essere lo spirito dell'Unione europea, nella quale da un paese all'altro non vi devono essere trattamenti particolari per questo o quel soggetto e, tantomeno, un impedimento alla stampa libera del nostro paese di circolare liberamente nell'Unione. Questa è la mia opinione personale, poi il Governo porrà in essere le iniziative che riterrà più opportune.

MARIO LETTIERI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARIO LETTIERI. Signor Presidente, prendo la parola perché alcune agenzie di stampa riportano la notizia secondo la quale il Governo, con un vero e proprio Blitz, avrebbe deciso che il sito nazionale per le scorie radioattive debba essere individuato nel comune di Scansano Ionico, in provincia di Matera.
Presidente, la Basilicata non può, non vuole e non deve diventare la pattumiera delle scorie radioattive prodotte nel nostro paese.
Credo che ciò rappresenti un vero colpo al cuore della Basilicata e, nello stesso tempo, una provocazione a freddo posta in essere dal Governo nei confronti di tutti i pacifici cittadini lucani; infatti, non vi è soltanto la protesta dei deputati lucani, a partire dal collega Potenza, che si è recato nel Metapontino, in quanto deputato di quell'area.
Il Governo ignora tutto della Basilicata: ne ignora le esigenze infrastrutturali, ferroviarie, viarie, portuali e aeroportuali. E, a questo punto, decide che questa piccola regione del Mezzogiorno d'Italia debba divenire il luogo di concentrazione di queste scorie radioattive. Ma, il Governo ne ignora le risorse, la storia, la cultura, la bellezza ambientale e non sa, ad esempio, che Scansano Ionico si trova nella fascia metapontina dove vi è una mare meraviglioso, dove sono stati effettuati investimenti per centinaia di miliardi nel settore turistico, sono sorti bellissimi villaggi che ora, certamente, saranno deprezzati rimanendo vuoti.
Tutto questo il Governo di centrodestra non lo sa, dunque chiedo che l'esecutivo riveda questa decisione iniqua nei confronti delle popolazioni lucane. Questa piccola terra non può essere offesa nella


Pag. 52

sua storia, nella sua sensibilità e nelle sue esigenze di tutela ambientale, di salute e di qualità della vita.
Probabilmente, caro Presidente, sarebbe opportuno che lo stesso ministro Matteoli, che va cianciando di tutela dell'ambiente, rassegni le dimissioni, in quanto questa sua scelta è davvero molto grave ed offensiva non solo per la Basilicata, ma per l'intero Mezzogiorno.

PRESIDENTE. Naturalmente, il ministro Matteoli prima le darà una risposta, poi eventualmente si dimetterà, se lo ritiene!

ROBERTO GIACHETTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, sarò molto rapido, ma credo sia doveroso da parte mia richiamare la sua attenzione. La strage che ieri ha riguardato i nostri militari in Iraq ha visto il paese, nelle sue diverse articolazioni, trovare il modo di onorare la memoria dei caduti, prendendo nei diversi settori decisioni diverse. Il Parlamento, e in particolare la Camera, come lei sa, signor Presidente, ha deciso ieri mattina di interrompere i propri lavori, per riprenderli nel pomeriggio.
Pare ci sia un ambito di questo paese che si muove in maniera assolutamente autonoma e in controtendenza rispetto a quello che è lo spirito nazionale. Mi riferisco al calcio: ieri, nonostante da molte parti fosse venuta la richiesta di sospendere una partita amichevole, in onore dei nostri caduti, si è deciso di svolgerla ugualmente.
Leggendo i giornali di oggi, mi pare di capire che i vertici del calcio sostengono che l'unico modo per non far svolgere la partita sarebbe stato quello che non vi fosse la trasmissione in diretta della partita stessa da parte della RAI.
Non commento; dico semplicemente che quello che è accaduto ieri sera, signor Presidente, è di una gravità, a mio avviso, inaudita, ed è per questo motivo che intervengo, ancorché a fine seduta. Ieri RAI 2, che trasmetteva la partita, per mandare in onda la coda del telegiornale, da una parte, e la pubblicità, dall'altra, ha impedito agli italiani anche di assistere all'unico elemento in memoria delle vittime inserito nell'evento sportivo, ovvero il minuto di silenzio. Infatti, i programmi e le pubblicità si sono sovrapposti all'inizio della partita, e quindi il collegamento in diretta ha privato gli italiani anche di questo momento di raccoglimento in onore dei nostri caduti.
Ritengo si tratti di un fatto gravissimo: credo che lo sgomento che il popolo italiano e tutti noi abbiamo provato ieri per quanto accaduto non possa non incontrare, anche in queste occasioni, la sensibilità di chi dirige un'azienda di Stato, sulla quale il Parlamento esercita la vigilanza attraverso l'apposita Commissione.
Mi rivolgo a lei, signor Presidente, affinché, tramite il presidente della Commissione parlamentare di vigilanza, si chieda conto alla RAI di quanto accaduto e si individuino i responsabili, e credo anche necessario chiedere un'esemplare punizione nei confronti di chi si è assunto questa responsabilità.
È inaccettabile quanto ha detto questa mattina il direttore di RAI 2, Marano, in replica a una mia dichiarazione di ieri sera, ovvero che è dispiaciuto di quello che è accaduto ma che la rete non c'entra. È singolare che il direttore di una rete possa permettersi di sostenere di non avere a che fare con quello che accade nella programmazione della rete stessa.
So benissimo quali sono i limiti del Parlamento, le chiedo semplicemente di attivarsi presso il presidente della Commissione parlamentare di vigilanza perché chieda chiarimenti al presidente e al direttore generale della RAI e ovviamente anche ai vertici di RAI 2, affinché spieghino quanto accaduto e si scusino con l'Italia intera per quello che sono stati capaci di fare nella giornata di ieri.

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Giachetti. Ritengo che il problema sarà


Pag. 53

affrontato nella sede propria, la Commissione parlamentare di vigilanza. Per quanto mi riguarda, farò in modo che la sua richiesta, di cui daranno atto anche i resoconti della seduta odierna, sia portata a conoscenza del presidente della Commissione. Personalmente ritengo che un tasso di sensibilità sui grandi problemi e sui grandi dolori del paese dovrebbe avere valore erga omnes e non fermarsi nelle maglie larghe della «rete».

ALESSANDRO DE FRANCISCIS. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO DE FRANCISCIS. Signor Presidente, intervengo su una questione che credo attenga alle prerogative fondamentali del Parlamento, quella del sindacato ispettivo. Intendo segnalarle, signor Presidente, che una mia interrogazione, che reca anche la firma dell'onorevole Realacci, presentata e pubblicata in data 12 marzo 2003 con il n. 3-02067, rivolta ai ministri delle infrastrutture e trasporti e dell'ambiente e tutela del territorio, non ha avuto a tutt'oggi, otto mesi dopo, alcun tipo di risposta. Ciò pur essendo stata tale risposta da me più volte sollecitata, sia in data 13 maggio sia in data 23 settembre, e pur avendo ricevuto ripetutamente assicurazione scritta dalla Presidenza del Consiglio che la mia sollecitazione era stata riscontrata.
Dal momento che si trattava e si tratta di una questione che suscita notevole preoccupazione nella città di Caserta e che attiene alla costruzione di due palazzi per civili abitazioni in una zona nella quale la sovrintendenza, applicando le leggi nazionali, aveva stabilito che non si potesse assolutamente edificare, una zona nella quale sussistevano inoltre motivi di sicurezza legati al transito delle automobili ed al parcheggio delle stesse negli edifici che si costruivano, ponevo nel mese di marzo tale preoccupata richiesta di chiarimenti e di azione da parte del Governo.
Questo pomeriggio, devo, purtroppo - e sono anche sdegnato - notare che nessun tipo di risposta è venuta dal Governo rispetto a tale domanda, insistente e documentata.
Pertanto, volevo pregarla, Signor Presidente, di sollecitare ancora una volta, una risposta non senza riservarmi, date le prerogative concesse dal regolamento del nostro ramo del Parlamento, di ottenere anche in altro modo ciò che mi sembra non solo un diritto del deputato, ma - mi consenta di dirlo, signor Presidente - anche un dovere del Governo: avere una risposta, che, ad otto mesi di distanza, non è ancora giunta, anche considerato il garbo e l'insistenza con la quale avevo prospettato un problema di sicurezza per i cittadini.

PRESIDENTE. Sono spiacente per ciò che lei ravvisa come una mancata adesione ad un potere-dovere del parlamentare da parte del Governo nell'assumere le proprie responsabilità di fronte ad uno strumento del sindacato ispettivo, per la necessità nell'informativa generale e la conoscenza effettiva dei problemi e dei rimedi da adottare.
Trasmetterò la sua richiesta al Presidente della Camera affinché la inoltri al Governo.

CARMEN MOTTA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CARMEN MOTTA. Mi unisco alle parole del collega che mi ha appena preceduto: anch'io, signor Presidente, chiedo di sollecitare la risposta ad un'interrogazione, n. 3-01994, inoltrata il 26 febbraio 2003, sollecitata per iscritto, attraverso gli uffici, l'11 luglio 2003, ed avente per oggetto i gravi disagi interni alla filiale di Parma delle Poste italiane Spa, che, nel momento in cui formulai tale interrogazione, erano molto, molto seri.
Da allora, la situazione non è migliorata, quindi, la mia interrogazione resta tuttora valida.
Signor Presidente, la possibilità per il parlamentare di intervenire sul Governo


Pag. 54

per avere risposte relative ai problemi che interessano il proprio territorio, di fatto, viene svuotata.
Spero che, con questa mia sollecitazione, la risposta mi venga fornita. A distanza di tanto tempo, però, è del tutto evidente che quelle che erano necessità urgentissime non sono state prese nella dovuta considerazione.
Se riuscirò ad ottenere una risposta prima della fine dell'anno, avrò, quanto meno, adempiuto al mio dovere ed il Governo, credo, ad un dovere ancora più grande.

PRESIDENTE, onorevole Motta, le posso replicare, in sintesi, ciò che ho detto al collega De Franciscis: il Governo dovrebbe essere più sollecito, nel rispondere alle interrogazioni. Ci sono molti sottosegretari, molti ministri: potrebbero, con una sana staffetta, intervenire tutte le volte che è necessario.

VALERIO CALZOLAIO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VALERIO CALZOLAIO. Signor Presidente, anch'io mi scuso di trattenerla in aula, oltre il tempo di chiusura degli ordinari lavori, ma ci sono alcune questioni straordinarie da affrontare.
Desidero sollevare la stessa questione già espressa dal collega Lettieri, sulla quale sollecito, però, un intervento della Presidenza, perché essa presenta anche un profilo parlamentare ed istituzionale.
Questa mattina il Consiglio dei ministri si sarebbe occupato di una questione delicata ed importante: l'individuazione del sito di stoccaggio delle scorie nucleari.
In base alla normativa vigente, la gestione delle scorie è affidata alla SOGIN, di cui è commissario straordinario il generale Carlo Jean. Sempre in base alla normativa vigente, l'individuazione del sito sarebbe dovuta spettare ad un'intesa fra il commissario e le regioni.
Negli scorsi mesi, il commissario ha fatto anche dichiarazioni, non sempre condivisibili, su tale iter. In ogni caso, l'elemento fondamentale che volevo mettere in rilievo è la necessità di un'intesa con le regioni e con gli enti locali.
Nel disegno di legge Marzano si prevede un iter di individuazione del sito: se entro 18 mesi le regioni non giungeranno ad un accordo vi potrà essere anche un intervento sostitutivo del Governo; ma, prima, si attiverà una procedura ordinaria di coinvolgimento delle regioni e degli enti locali.
Si tratta di un disegno di legge già esaminato da una Camera e che, quindi, ha già avuto un'attenzione parlamentare.
Improvvisamente, oggi il Governo avrebbe deciso un decreto? Un decreto di che tipo? Con che tipo di ruolo per il generale Carlo Jean e con che tipo di coinvolgimento preventivo e comunque ora attuale delle regioni? Un unico sito? Lo chiedo, visto che in passato si era parlato di più siti, sia nella logica territoriale che in quella della distinzione tra le scorie di bassa o di alta radioattività. E un sito che può contenere al massimo 80 mila metri cubi è sufficiente, visto che 80 mila metri cubi è la cifra che riguarda le scorie legate alla produzione delle centrali nucleari? Noi sappiamo che ogni anno si producono altre tonnellate di scorie e dal momento che questo eventuale sito entrerebbe in funzione soltanto nel 2008, il sito deve comunque porsi il problema di una quantità diversa.
Pertanto, ci sono tutta una serie di domande che erano già all'attenzione del lavoro parlamentare, che erano già trattate in una specifica normativa, che sembrano essere state tagliate in blocco, in modo francamente autoritario e inaccettabile, dalla scelta del Governo. A questo si aggiunge poi il fatto che il sito ha una vocazione turistica: ovviamente, il comune non ne sapeva niente e già ci sono le dichiarazioni del sindaco, sconcertato. Tutto questo anche perché c'è stato un investimento da parte delle pubbliche istituzioni per un altro tipo di attività in quell'area della provincia di Matera, in Basilicata, che fra l'altro, per chi la conosce, è molto bella.


Pag. 55


Noi siamo sconcertati e le chiederemmo di valutare non solo la più rapida presenza parlamentare dei ministri competenti. Lei tenga presente che questa decisione sarebbe stata presa in assenza del ministro Matteoli, che tutte le agenzie di stampa ci dicono essere a Catania dove si sta occupando del fatto che l'Italia è all'ultimo posto nella capacità di depurazione fra tutti i paesi del Mediterraneo e quindi non era presente. Noi vorremmo al più presto che i ministri competenti potessero interloquire e la pregheremmo di valutare anche se non vi sia un profilo di scorrettezza istituzionale rispetto ai lavori parlamentari già avviati.

PRESIDENTE. I problemi che lei ha posto saranno senz'altro portati all'attenzione del Governo per vedere quali conseguenze può avere avuto e quale motivazione vi è stata per quanto è stato deciso dal Consiglio dei ministri.

GIANFRANCO BLASI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIANFRANCO BLASI. Signor Presidente, purtroppo - devo dire purtroppo -, il tema è lo stesso. Non conosco la Sogin Spa, società che si occupava di nucleare prima di proprietà dell'ENEL ed oggi del Tesoro, e non capisco le ragioni politiche per le quali il ministro Marzano abbia deciso di conferire a questa società poteri così forti in una materia così complessa e delicata come quella delle scorie nucleari che meriterebbe invece azioni responsabili di concertazione istituzionale e assunzione di decisioni le più collegiali possibili, peraltro coinvolgendo i poteri locali e regionali. Parliamo di un tema che meriterebbe, anche a livello europeo, di essere concertato e discusso in maniera programmatica molto più responsabile di quanto ogni singolo paese possa fare, perché stiamo rischiando di creare in Europa decine e decine di siti di raccolta senza una discussione geopolitica attorno a questo tema che invece meriterebbe una fortissima attenzione anche da parte delle opinioni pubbliche.
Certo è che la scelta del Governo di definire il sito nazionale per le scorie nucleari in Basilicata ed in particolare nel territorio di Scanzano Ionico, oltre ad apparire stridente rispetto a ragioni di natura istituzionale - lo devo dire evocando anche un tema ed un valore forte, anche dal punto di vista della democrazia - sembra un cinico e prepotente scherzo reso a una comunità regionale, forse perché piccola, ritenuta facilmente aggredibile. La Basilicata è già dilaniata dalle perforazioni petrolifere con uno sfruttamento massivo ed improvvido.
A tale proposito, vorrei dire al collega Lettieri, intervenuto precedentemente, di stare attento nell'attribuire responsabilità, perché tale sfruttamento nasce sulla base di decisioni assunte dal Governo D'Alema e dai governi regionali dell'Ulivo. Pertanto, eviterei di aprire fronti polemici strumentali così forti, come ha fatto il collega Lettieri.
Oltre allo sfruttamento petrolifero, vorrei ricordare, per esempio, la vicenda del maxi elettrodotto del Vulture e del Bradano, anche con riferimento al comune di Rapolla, della provincia di Potenza, interessato fisicamente al passaggio di questo elettrodotto (è previsto sopra le case dei cittadini). Forse, è il caso di dire basta, signor Presidente!
Nel caso del sito nazionale per le scorie nucleari, oltre a segnalare l'evidente contraddizione, come il collega che mi ha preceduto ha ben detto, tra la scelta operata unilateralmente e l'iter del disegno di legge sul riordino dell'energia, in discussione in questo momento al Senato (è il luogo legislativo deputato ad assumere la decisione), vorrei evidenziare, lo faccio con tutta la passione possibile, lo straordinario valore turistico, dell'agricoltura e del settore ortofrutticolo dell'area del Metapontino dove Scanzano Ionico risiede.
Gli investimenti operati nel settore turistico in questi anni sono miliardari; sono state costruite decine di villaggi turistici di valore assoluto perché il mare è straordinario.


Pag. 56

Non riusciamo proprio a capire il motivo per cui è stato scelto un territorio di così alto valore economico e turistico.
Le chiedo, signor Presidente, di informare il Governo di questi interventi che si sono succeduti e perché il ministro Marzano venga a riferire in aula su tale scelta.
Come esponente del gruppo di Forza Italia, di maggioranza, ritengo si tratti di una scelta che combatterò con tutto me stesso, con tutta la mia forza politica. Trasferirò questa battaglia in Basilicata perché davvero la reputo ingiusta, sbagliata e fuori da una logica ordinaria di confronto democratico che, invece, questo tema meriterebbe.

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Blasi. Naturalmente, le sollecitazioni che vertono su uno stesso tema hanno un'angolatura diversa; forse, la motivazione non dovrebbe eccedere molto in queste ore in cui le questioni si potrebbero discutere forse senza effetti speciali.

MARCO LION. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARCO LION. Signor Presidente, intervengo anch'io su questo speciosissimo argomento della scelta del sito delle scorie nucleari in Italia. A lei che ci rappresenta le chiedo di far presente al Presidente del Consiglio dei ministri ed al Consiglio dei ministri, riunitosi questa mattina, la questione relativa a questo Blitz, perché è di questo che si tratta.
La scelta, attraverso lo strumento del decreto-legge, del comune di Scanzano Ionico come sede delle scorie nucleari italiane è una questione che non va approfondita solamente dal punto di vista delle tematiche ambientali (successivamente ne parlerò), ma da quello del metodo utilizzato. Ritengo che, al riguardo, sia stata lesa la potestà ed il ruolo di questo Parlamento.
A metà di luglio è stato licenziato (è ora all'esame al Senato) il disegno di legge presentato dal ministro delle attività produttive Marzano sul riordino del settore energetico. In particolare, un articolo del suddetto, che, tra l'altro, anche nel titolo proponeva la questione della gestione dei rifiuti radioattivi, prevede una delega, l'ennesima, al Governo per quanto riguarda la gestione dei rifiuti radioattivi.
Il Governo è stato delegato, con uno o più decreti legislativi, a disciplinare la sistemazione in sicurezza dei rifiuti radioattivi in Italia. Alla lettera d) di questo articolo 30 è scritto testualmente: «Prevedere che la scelta del sito sia effettuata dal ministro delle attività produttive, di intesa con i ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e della salute, d'intesa con la regione interessata, sentiti gli enti locali interessati e non oltre 18 mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge e che ove non si pervenga all'individuazione del sito, la scelta sia effettuata con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri», prevedendo altresì che la costruzione del deposito nazionale sia completata entro e non oltre il 31 dicembre 2008.
Oggi, con una pratica che è tipica di questo Governo, attraverso un decreto-legge, di cui nessuno era a conoscenza, si individua già il sito. Questo decreto-legge riporta definizioni e dizioni ancor più preoccupanti: questo sito nazionale è infatti definito un'opera di difesa militare, da realizzare con procedure speciali anche in sostituzione dei soggetti competenti. Come gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo abbiamo votato contro il disegno di legge Marzano, in particolare nei confronti dell'articolo 30, intervenendo più volte sia in Commissione sia in aula, per sottolineare il fatto che non è possibile trattare una questione delicata come quella delle scorie nucleari in un articolo di un provvedimento generale sul riordino del settore energetico.
Chiedevamo una apposita proposta di legge che trattasse l'argomento; invece, purtroppo nel nostro paese si è assistito ad una gestione che definirei paramilitare della questione. Lo stesso fatto di indicare nel generale Jean il commissario addetto (una sorta di megaprefetto, con poteri che nessun prefetto ha mai avuto in Italia) alla gestione della questione delle scorie nucleari, è avvenuto subito dopo la decisione


Pag. 57

dell'Italia di appoggiare l'intervento militare in Iraq, con una motivazione collegata alla sicurezza nazionale.
Oggi, in questo decreto-legge si parla nuovamente di opera di difesa militare. Il generale Jean proviene dal rango militare ed incredibilmente si realizza una corrispondenza fra il controllore ed il controllato, in quanto presidente della Sogin, su una questione delicata come questa della gestione delle scorie nucleari; tutto questo rappresenta una fase particolarmente delicata della vita democratica e delle scelte che il nostro paese deve compiere.
Quanto sta avvenendo sulle scorie nucleari, getta veramente un'ombra anche drammatica e preoccupante su ciò che avviene in Italia per una partita che non è legata esclusivamente a questioni di sicurezza ed ambiente, che noi evidenziamo, ma riguarda qualcosa come 8 miliardi di euro per i diversi anni di gestione della problematica nucleare.
Se quindi la gestione di questo settore e delle risorse sono concentrate in così poche mani, se le decisioni vengono prese da così poche persone e si fa carta straccia del rapporto fra Stato ed enti locali, a partire dalla regione e dai comuni, credo che il segnale che arriva dal Governo sia un segnale rispetto al quale, come Parlamento, dobbiamo assolutamente rispondere.
Chiederei quindi alla Presidenza di far presente almeno al ministro Matteoli, ma anche al ministro Marzano l'esigenza di recarsi in Parlamento per spiegare le ragioni di queste scelte, con le quali si è fatta carta straccia di un disegno di legge che loro stessi avevano presentato.

EMERENZIO BARBIERI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

EMERENZIO BARBIERI. Signor Presidente, cercherò di essere breve, ma anch'io vorrei chiedere alla Presidenza di sollecitare la risposta alla mia interrogazione a risposta scritta n. 4-06739, che ho presentato il 25 giugno scorso e che riguarda la vicenda di un certo signore che avuto incarichi dalla procura di Palermo, sulla quale chiedevo al ministro dell'interno e al ministro di grazia e giustizia di verificare una serie di cose che io nell'interrogazione ho scritto e sulle quali, per lo più, Presidente, l'ufficio competente della Camera mi ha anche costretto a produrre una documentazione, altrimenti non considerava l'interrogazione ammissibile. Però, dopo sei mesi, credo si possa avere diritto ad una risposta. La pregherei di intervenire, perché trattandosi di una cosa delicata, il tempo che passa non aiuta la finalità per la quale ho presentato l'interrogazione.

PRESIDENTE. La Presidenza si farà senz'altro carico di chiedere al Governo di rispondere, affinché rispetti il Parlamento non soltanto con le presenze fisiche, ma anche fornendo le risposte alle interrogazioni, che meritano una risposta come quella che lei ha segnalato poco fa.
Il tempo, come si sa, è galantuomo, ma le resistenze fisiche hanno un certo limite, perciò sospendo la seduta che riprenderà alle 15,30.

Back Index Forward