Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 389 del 13/11/2003
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(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 172)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bindi. Ne ha facoltà.

ROSY BINDI. Signor Presidente, è con vero rammarico che siamo costretti a votare contro un provvedimento al quale abbiamo lavorato molto.
Abbiamo lavorato molto in questa legislatura in Commissione. Qui, va un ringraziamento sincero all'onorevole Mosella che ha seguito questo provvedimento fin dall'inizio del suo iter. Abbiamo lavorato molto anche nella precedente legislatura, nel lavoro collegiale del Governo, in un impegno che potremmo definire bipartisan in Commissione, già dalla legislatura precedente.
Il Governo ha voluto la sua legge e ha ritardato i lavori. Ha tenuto fermo il provvedimento fin quando lo ha reso inutile, annullando ogni forma di finanziamento e pretendendo un'approvazione affrettata che ha imbarazzato la stessa maggioranza.
Vorrei ricordare all'onorevole ministro delle pari opportunità che in Commissione questo provvedimento è stato approvato con un solo voto di differenza, quando la sua maggioranza - come lei ben sa - anche nella nostra Commissione, è molto superiore numericamente alle opposizioni.
Quindi, una contrarietà dei gruppi di opposizione ed un imbarazzo da parte dei gruppi di maggioranza, che - me lo consenta, onorevole ministro - con il suo intervento di stamane lei ha certamente contribuito ad aumentare!
Vorrei ricordarle che c'è uno stile da capo di partito, e lei non lo è, e c'è un stile istituzionale, che nell'intervento di stamattina non le è appartenuto. Abbiamo ascoltato una provocazione continua, un'offesa (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e di Rifondazione comunista) ed una denigrazione del lavoro di tutto il Parlamento che non le fanno onore: non le fanno onore come ministro, non le fanno onore come donna e non le fanno onore come ministro delle pari opportunità! Non le fanno onore proprio nel momento in cui questo Parlamento le farà dono di una legge che non sarà certamente un dono per gli italiani.
Comunque, noi voteremo contro, non solo per un problema di metodo, ma anche di merito. Voglio qui ricordare i motivi più profondi della nostra contrarietà, proprio sulle questioni di merito.
Gli asili nido e quelli che qui vengono chiamati servizi innovativi (espressione che non si sa cosa voglia coprire) non sono strumenti educativi e sociali per i bambini, ma sono aree di parcheggio per i bambini! Si ritorna indietro di molti anni, onorevole ministro, ai tempi in cui a legiferare su


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questa materia non vi erano, perché non ci sono mai stati, pericolosi comunisti, ma un ministro che si chiamava Falcucci, la quale promosse una legge - la n. 1044 - che rappresentò un salto di qualità molto importante nel percorso educativo e sociale della vita del nostro paese.
Quel ministro considerò gli asili nido, appunto, servizi per i bambini, pose al centro della sua visione il bambino ed incominciò a tradurre nella legislazione quella dottrina e quella cultura pedagogica che considerava il bambino non un piccolo adulto, ma una persona con una sua dignità e con le sue caratteristiche. Con questo provvedimento si torna indietro, così come avete cercato di tornare indietro con quello che aboliva i tribunali per i minori. Anche in quel caso, vi era un'idea ispiratrice che non vedeva come elemento centrale il bambino, ma lo considerava un piccolo adulto delinquente. La stessa cultura che aveva ispirato quel disegno di legge ispira anche questo provvedimento!
Mancano gli standard, onorevole ministro. Noi l'abbiamo letto questo testo: mancano gli standard di qualità; mancano i criteri di accreditamento; mancano, soprattutto, i requisiti più importanti, quelli del rapporto pedagogico, che passa attraverso i requisiti delle figure professionali! E la fase più delicata della vita del bambino, quella alla quale si riferiscono gli asili nido, viene affidata ad un accordo, senza alcun impegno effettivo da parte della legislazione nazionale. Non è questo che richiede il titolo V della Costituzione: richiede ben altro, che in questa legge non è rispettato; avrebbe richiesto i criteri di contenuto ispiratori di quell'accordo sui requisiti di accreditamento, sui requisiti di qualità.
Ecco perché noi siamo estremamente contrari. Al centro di questo provvedimento non vi è il bambino! Al centro di questo provvedimento c'è l'asserito tentativo, che potremmo definire sociale - certo, importantissimo per noi, fondamentale -, di coniugare i tempi della famiglia con i tempi del lavoro e, in maniera particolare, i tempi della donna con i tempi del lavoro. Ma vediamo se questa cosa è vera. Io credo proprio di no.
Anche su questo aspetto, se me lo consente, ministro, siamo noi a invitare lei ad una rilettura dei nostri emendamenti.
È un fallimento dal punto di vista dei servizi sociali questo provvedimento, perché non ha una vera attenzione verso le fasce più deboli. Se voi aveste questa attenzione, capisco, onorevole ministro, che lei sarebbe costretta a riscrivere il suo intervento e forse dovrebbe farlo a braccio e non ne sarebbe all'altezza; quindi esce dall'aula; complimenti (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo - Commenti dei deputati del gruppo di Forza Italia)! Beh, cosa volete, questa è la dimostrazione evidente. Mi auguro che qualcuno legga questo intervento, anche coloro che sono costretti a votare a malincuore questo provvedimento.
Se fosse vero che questo provvedimento ha un carattere sociale avreste accettato i nostri emendamenti sull'attenzione particolare ai lavoratori e alle lavoratrici precari e flessibili, avreste accolto i nostri emendamenti sugli immigrati. L'abbiamo fatta noi la legge Turco-Napolitano, nella quale i bambini degli immigrati non hanno bisogno di essere figli di regolarizzati per avere accesso ai servizi. Il nostro emendamento puntava a dare un sostegno economico ulteriore alle famiglie dei regolarizzati, perché sappiamo perfettamente che questo non sarà e non può essere evinto dal principio generale di questo provvedimento, così come abbiamo chiesto di esplicitare il riferimento ai piccoli comuni, che sono le aree deboli del nostro paese, e anche questo emendamento l'avete rifiutato, così come vi abbiamo chiesto di mettere a carico delle famiglie una quota che non superasse il 30 per cento del costo della retta, e anche questo emendamento l'avete rifiutato. Ecco perché questo provvedimento nel merito è un fallimento educativo ed un ritorno indietro ed è anche un fallimento dal punto di vista sociale.
Ancora, è un provvedimento che ignora il nuovo titolo V della Costituzione; voi


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oscillate dalla invocazione della devolution, che tenete in piedi perché costituisce elemento di ricatto all'interno della maggioranza, alla pratica di un centralismo che non ha precedenza nella vita del nostro paese. Questo provvedimento è un esempio classico di centralismo che non rispetta le prerogative delle regioni e degli enti locali.
Ma il motivo principale per il quale noi votiamo contro è che questo è un provvedimento-manifesto, un provvedimento-spot, un provvedimento senza alcuna forma di finanziamento. L'avete portato all'approvazione dopo che avete individuato un meccanismo per evitare il parere della Commissione bilancio, e cioè togliere ogni finanziamento. A che cosa serve questo provvedimento? A che cosa serve una legge senza alcuna forma di finanziamento? Forse a fare degli spot.
È una legge incostituzionale da questo punto di vista perché una forma di finanziamento c'è - è vero - ed è per i nidi aziendali, ai quali noi non siamo contrari, vorremmo solo che in quei nidi il figlio del ministro, come avviene al nido del Ministero delle pari opportunità, o il figlio della lavoratrice precaria avessero le stessi prerogative, gli stessi agenti professionali e percorsi educativi e sociali che vengono assicurati in quelli che si definiscono veri e propri asili nido di cui in qualche modo si fa riferimento nella nostra legislazione. Li abbiamo pensati noi per la prima volta gli asili aziendali, vogliamo rivendicarlo, perché certamente non è della cultura della destra l'intenzione e la volontà di conciliare i tempi di lavoro della donna con i tempi della maternità, perché per voi la donna deve stare a casa. Questa è una filosofia vecchia, che ricordate ogni tanto, e ritenete che questa sia la prerogativa femminile.
Siamo stati noi a pensare per primi ai nidi aziendali, ma perché avessero gli stessi requisiti, perché anche il figlio del ministro Prestigiacomo potesse avere dentro quell'asilo del Ministero delle pari opportunità le stesse assicurazioni educative che hanno i bambini che vanno in quelle scuole e in quegli asili nido che vengono anche gestiti da alcuni agenti che vi stanno molto a cuore.

ALESSANDRA MUSSOLINI. Basta! Parla sui contenuti!

ROSY BINDI. No, non basta, ho ancora altre cose da dire.
Sapete perché è incostituzionale questo provvedimento, che finanzia gli asili nido e lascia senza una lira tutti gli altri servizi per l'infanzia? Perché va contro uno di quei principi con il quale avete vinto le elezioni: la libertà di scelta. Ve la ricordate la tanto conclamata retorica sulla libertà di scelta e il pluralismo educativo, con il quale avete imbandierato questo paese? Ecco, questo provvedimento ne è la negazione in sé, tutto questo percorso legislativo lo è, perché i cittadini saranno liberi di scegliere i nidi aziendali dove ci sarà una forma di finanziamento e non saranno libere le madri che vogliono mandare un bambino all'asilo nido anche essendo casalinghe, perché quello è un servizio educativo e non è solo un servizio per la famiglia.
È molto grave tutto questo! Ed è uno spot perché va a collocarsi dentro una famiglia abbandonata - sì, abbandonata - per le politiche del lavoro, per le politiche sanitarie, per le politiche sociali, per le politiche di trasferimento alle regioni e agli enti locali.
Mi rivolgo al ministro Maroni, che ha qualche anno in più e forse anche un po' di esperienza in più ed è forse anche più intelligente e più furbo, cui devo dare atto per le cose che ci ha detto nel suo intervento, e gli chiedo - e voglio vedere se mi risponde - siccome qui non c'è una lira, con che cosa una famiglia finanzierà il costo dell'asilo nido del proprio bambino che non viene finanziato da nessuno. Lo finanzierà con l'aumento del costo della scuola pubblica - che ormai è à la carte - del figlio più grande, che deve pagarsi oltre la quarta ora, che deve pagarsi le materie come l'inglese, che deve pagarsi i servizi per portare i bambini a scuola? Con che cosa lo finanzierà? Lo finanzierà


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con l'aumento del costo dei ticket? Lo finanzierà con l'aumento del costo delle liste di attesa in sanità? O, forse, lo finanzierà con l'aumento del costo della vita?

PRESIDENTE. Onorevole Bindi, si avvii a concludere.

ROSY BINDI. Concludo, Presidente. Credo che queste siano le fonti di finanziamento che sono previste da questa legge. E i comuni con che cosa finanzieranno questo? Con la diminuzione dei trasferimenti agli enti locali che, per la terza volta, anche con questa finanziaria, questo Governo persegue. E con che cosa le regioni lo finanzieranno? Lo finanzieranno, certamente, questa sarà, credo, l'idea del Governo, con la diminuzione del fondo sociale che è stata, appunto, denunciata chiaramente da tutte le regioni. Questa è la realtà; questa è la realtà di questo provvedimento che voi oggi sbandierate; che oggi sbandierate come sbandierate il provvedimento dei mille euro da assegnare al secondo bambino di cui potranno usufruire una su 3 delle famiglie italiane e che, forse, esso stesso servirà a finanziare quegli asili nido che non sono finanziati con questo provvedimento.
Noi voteremo contro; noi non firmeremo il vostro spot che, credetemi, è agli estremi di pubblicità ingannevole (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, di Rifondazione comunista e Misto-Verdi-l'Ulivo - Congratulazioni).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mazzuca Poggiolini. Ne ha facoltà.

CARLA MAZZUCA POGGIOLINI. Signor Presidente, io ho avuto la possibilità di seguire personalmente in Commissione affari sociali solo l'inizio dei lavori di questo provvedimento, poi cambiando Commissione ho seguito il suo iter dall'esterno.
Mi trovo qui a preannunciare l'astensione dei deputati dell'UDEUR-Popolari per l'Europa dal voto su questo provvedimento. Astensione perché, dal nostro punto di vista, in questo provvedimento esistono elementi positivi, ma esistono anche elementi negativi alcuni dei quali posti eccellentemente in evidenza dall'intervento della collega che mi ha preceduto. Quello che è certo è che questa normativa interviene in un problema molto forte, quello dei servizi per la prima infanzia (gli asili nido), che riguarda le nostre famiglie e i nostri territori in modo molto, molto rilevante e, per fortuna, in un modo sempre più rilevante dato che, anche grazie all'apporto della natalità degli immigrati regolari, nel nostro paese sembra che la curva di denatalità si sia fermata e stia leggermente cominciando una sia pur lieve risalita.
Voglio anch'io ricordare il forte impegno dell'Ulivo e del centrosinistra nella precedente legislatura. E voglio qui ricordare ancora l'impegno profuso, in particolare, dal ministro Livia Turco in questo settore; un impegno che ha cercato di portare all'ordine del giorno della politica e dei finanziamenti, in parte riuscendoci, il problema degli asili nido.
Voglio ancora ricordare (l'ho appena accennato poc'anzi) i problemi di una società che cambia e che vede una vita sempre più difficile - ricordiamo la precarietà e la volatilità dei lavori, sempre più interinali -, e dunque il bisogno di un sostegno sempre maggiore del settore pubblico per quanto riguarda la sicurezza dell'affido e dell'educazione propri figli, perché non sempre una famiglia può permettersi di dedicarsi a tale attività.
Vorrei aggiungere che questa società che cambia manifesta anche l'esigenza di risolvere un problema che questo Governo, con l'attuale disegno di legge finanziaria, ha pesantemente disatteso in termini di risorse finanziarie, vale a dire quello degli anziani non autosufficienti.
Si tratta di un altro problema emergente e molto forte, tuttavia, proprio questa mattina, apprendiamo dai giornali che saranno totalmente disattese le aspettative di questa ampia parte della popolazione a favore, invece, di altre scelte, che ritengo


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un po' demagogiche. Sto parlando dei mille euro per il secondo figlio, che probabilmente andranno a chi forse ne potrà fare a meno, ma che, purtroppo, lasceranno senza risorse la possibilità di garantire una qualità della vita accettabile per migliaia di anziani non autosufficienti. La coperta si tira da una parte, e lascia scoperti o i piedi o la testa, ma è evidente che scelte più oculate da parte di questo Governo potrebbero far sì che, in materia di politiche sociali, la coperta possa coprire tutti i bisogni, in particolare quelli emergenti e quelli drammatici che ho appena menzionato.
Credo, allora, che questo provvedimento ampli sicuramente la possibilità di offrire un maggior numero di servizi all'infanzia, pur nella difficoltà dell'attribuzione delle competenze istituzionali (quelle delle regioni e dei comuni, come è stato qui ricordato). Ricordo, infatti, che quando ero ancora membro della Commissione affari sociali, ci si è un po' «rotti la testa» con la relatrice, l'onorevole Francesca Martini - che desidero ringraziare -, sul modo con cui far procedere il provvedimento al nostro esame, che aveva un senso in quanto indicava princìpi e criteri, e comunque dava un impulso alle regioni e ai comuni. Questi ultimi devono realizzare i nuovi servizi, ma occorreva far sì che, senza negare la loro autonomia, lo Stato si assumesse (come sta facendo) l'onere di realizzare una cornice nella quale tali servizi possano svilupparsi nel modo più ampio ed utile.
Vorrei aggiungere che se i servizi integrativi vengono ampliati, tale ampliamento, tuttavia, si realizza nella più completa assenza di una programmazione che coinvolga le famiglie, così come indicavano alcune proposte emendative presentate - in solitudine - dall'opposizione. I servizi sociali e le scuole, invece, devono vedere il coinvolgimento della famiglia: voi stessi lo avete affermato, ma rifiutando i nostri emendamenti, lo avete negato in questo stesso provvedimento. La famiglia deve essere attrice proprio in queste realizzazioni, un po' fuori dai canoni che questa legge e quelle precedenti prescrivono.
Per quanto concerne i nidi aziendali, già si è detto. Io ne sono una fautrice, come ho ribadito in tutte le sedi, ma essi devono essere aperti al territorio, e devono essere supportati da una professionalità che, se vogliamo che tali servizi all'infanzia siano veramente utili ed efficaci, e non lesivi del diritto dell'infanzia e della prima infanzia ad avere sempre il meglio, (specialmente quando questo «meglio» viene finanziato dallo Stato), deve essere garantita!
Credo, allora, che la scelta di non voler stabilire, sin dall'inizio, che tali nidi siano aperti al territorio, di non garantire questa professionalità e di lasciare un po' fuori la famiglia rappresenti un motivo abbastanza valido per giustificare la nostra astensione dal voto su questo provvedimento. Ciò perché la chiusura totale a tutte le proposte emendative presentate dal centrosinistra - questa sì, ministro Prestigiacomo - è frutto di una forte pregiudiziale del centrodestra nei confronti del centrosinistra. È vero: forse in qualche esponente del centrosinistra c'è un po' di supponenza rispetto alla bontà della propria ricetta per quanto riguarda l'infanzia.
Tuttavia, accipicchia se non c'è supponenza ed arroganza da parte del centrodestra, nel momento in cui dice «no» in modo totale e assoluto a qualsiasi aspetto oggettivamente migliorativo, anche nel senso da voi indicato di un miglior coinvolgimento della famiglia nei servizi integrativi, che venga da questa parte politica!
Quindi, forse, bisogna fare un grande esame di coscienza. Sul provvedimento in esame ci asterremo, non perché siamo contrari ad esso, ma proprio per gli errori commessi, soprattutto dal Governo, nella gestione di questa vicenda. I motivi che ho esposto danno valore a questa nostra astensione, che risponde ad un senso di responsabilità.
Infine, voglio svolgere una considerazione politica. A noi del gruppo Misto-UDEUR-Popolari per l'Europa dispiace che sul tema dei servizi all'infanzia - che, in altre sedi, vede l'unanimità delle decisioni giunte dopo un lavoro approfondito e dopo un confronto anche aspro ma


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sempre utile nei confronti di soluzioni che vadano a favore dei nostri bambini - lo scontro sia stato elemento costitutivo di questa legge. Si tratta di uno scontro voluto, in particolare, dal Governo e non certamente dalle nostre colleghe parlamentari.
Ci dispiace che non si sia trovato un terreno di accordo su un tema come questo, che vede l'appassionato lavoro di tutte le colleghe e dei colleghi sia del centrodestra ma, soprattutto e da molto tempo, dei colleghi e delle colleghe del centrosinistra.
Per tutti questi motivi, ribadisco che i parlamentari del gruppo di Misto-UDEUR-Popolari per l'Europa si asterranno sul provvedimento in esame (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-UDEUR-Popolari per l'Europa e Misto-Verdi-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Guido Giuseppe Rossi. Ne ha facoltà.

GUIDO GIUSEPPE ROSSI. Signor Presidente, vorrei ricordare alcuni dati. La legge finanziaria per il 2002: 300 milioni di euro per asili nido in tre anni; legge finanziaria per il 2003: 10 milioni di euro per un fondo di rotazione per la costruzione di asili aziendali, un bando cui hanno già aderito oltre 230 aziende anche piccole e medie; decreto ministeriale del 18 aprile 2003: ben 161 milioni di euro, pari al 10 per cento del fondo nazionale per le politiche sociali, sono ripartiti per l'acquisto della prima casa di abitazione e per il sostegno alla natalità; febbraio 2003, il libro bianco sul welfare: vengono delineate le linee programmatiche che questo Governo intende adottare per potenziare l'istituto della famiglia e favorire l'incremento della natalità. Si tratta di una serie di misure quali sgravi fiscali, banche etiche per garantire prestiti alle famiglie ed assegni per coprire i costi degli asili nido nonché corsi di aggiornamento per le mamme in aspettativa.
Sono tutta una serie di misure assolutamente valide e fondamentali.
Nel decreto economico, il cosiddetto decretone, che è stato già licenziato dal Senato e che sta giungendo alla Camera è previsto un assegno di 1.000 euro per ogni secondo nascituro delle famiglie italiane.
Si parlava prima di utilizzo non accorto delle scarse risorse con cui ogni Stato dell'Unione Europea deve fare i conti per far quadrare i bilanci e i vincoli di stabilità dovuti proprio al fatto di essere all'interno della stessa Unione Europea e la collega che mi ha preceduto ha messo in competizione, a mio avviso in modo non condivisibile ed anche poco corretto, categorie ed interventi che sono ovviamente degni di attenzione, ma che non possono essere messi in competizione.
Non si può mettere in competizione e in contrapposizione l'aiuto che viene dato alle famiglie e alla natalità di questo paese e l'aiuto che si deve dare alle persone non autosufficienti e agli anziani che già tanto hanno dato a questo paese. È una politica che assolutamente non condividiamo ed è un messaggio che non condividiamo, anche perché si potrebbe utilizzare in termini altrettanto chiari ed altrettanto veri per sottolineare come e quante risorse vengano spese, ad esempio, per dare assistenza sociale e sanitaria a quelle centinaia di migliaia di immigrati, adesso milioni di immigrati in questo paese, che non hanno pagato contributi e che utilizzano asili nido, strutture sociali, strutture di assistenza sociale e strutture sanitarie.
Se vogliamo fare questo tipo di discorso dobbiamo informare i cittadini di questo paese di quanto costa l'immigrazione. Infatti, si dice sempre che l'immigrazione è una risorsa. Allora, facciamo conoscere ai cittadini di questo Stato quanto costa l'immigrazione anche nel campo delle politiche sociali e di aiuto alle famiglie, visto che abbiamo parlato di contrapposizione.
Il provvedimento in esame è capace di produrre un aggiornamento normativo (sappiamo che la normativa quadro sugli asili nido risale al 1971) e di portare un mutamento culturale passando da un'ottica parcellizzata ad una visione di insieme, di sistema, capace di offrire alle famiglie servizi differenziati e modulati


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sulle esigenze delle famiglie stesse, ma soprattutto sulle esigenze dei bambini, che non dobbiamo mai dimenticare.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ALFREDO BIONDI (ore 12,50)

GUIDO GIUSEPPE ROSSI. Perciò, oltre all'asilo nido classico, vi sono il nido sul luogo di lavoro, il nido di caseggiato, i nidi di famiglia, i servizi integrativi che, con capacità e competenza tecnica, il relatore, onorevole Francesca Martini, ha evidenziato negli interventi in aula nelle giornate precedenti. Ho voluto fare tale elenco per comunicare all'Assemblea ed a tutti coloro che ci ascoltano al di fuori di quest'aula le azioni concrete ed i fatti portati avanti dal gruppo parlamentare della Lega nord Padania e dalla delegazione leghista in questo Governo, con il suo rappresentante di settore, il ministro Roberto Maroni.
Oltre a tali fatti vi è una rivoluzione culturale - voglio utilizzare tale termine - che la politica leghista ha portato su tale tema. Il nostro segretario federale, il ministro Bossi, ha attivato nel panorama politico italiano tale rivoluzione culturale sul tema della famiglia uscendo dalla retorica un po' stanca ed ipocrita dei decenni passati. Tutti si riempivano la bocca parlando di famiglia e di politica familiare. Ebbene, la Lega è uscita allo scoperto con azioni concrete e ha voluto dare risposte concrete, sia dal punto di vista degli atti legislativi, sia dal punto di vista dell'impostazione culturale, affermando concetti chiari rispetto a problemi concreti ed epocali.
Il primo problema concreto ed epocale evocato da tutti in quest'aula è quello della denatalità. I numeri a tale proposito - li abbiamo già ricordati - sono devastanti per la tenuta stessa della nostra comunità nazionale (anche questo è un termine molto abusato) e di quella europea. Dobbiamo affrontare il tema della denatalità non in maniera ideologica, ma dando risposte concrete. Noi abbiamo indicato alcune linee molto chiare: l'aiuto economico; lo sgravio fiscale; il supporto ai servizi come l'asilo nido; un supporto alle famiglie in modo che possano coniugare l'attività lavorativa (sempre più spesso entrambi i genitori sono impegnati nel mondo del lavoro) con la possibilità di avere una famiglia e dei figli; un supporto strutturale. Mi riferisco, ad esempio, all'aiuto per l'acquisto della prima casa che, nella nostra cultura, è uno degli elementi fondamentali per avere una famiglia, per poter far crescere i figli.
Abbiamo dato tali risposte ed alcuni piccoli segnali vi sono: abbiamo visto una piccola inversione di tendenza in Lombardia. Vogliamo di più perché ciò sta già avvenendo in Europa, nei paesi del nord Europa ed anche in Francia. Vogliamo che ciò avvenga anche e soprattutto nel nostro paese. Questa è la risposta che deve essere data ad un fenomeno epocale come la denatalità nei paesi occidentali ad economia avanzata, tra i quali l'Italia, insieme alla Spagna, è in fondo alla classifica. Questa è la risposta che deve essere data, non ci sono scorciatoie. Noi diciamo «no» alla scorciatoia proposta da un certo tipo di centrosinistra: per combattere la denatalità non serve l'immigrazione.
L'immigrazione serve a qualcos'altro, ma non serve a combattere la denatalità (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania), perché questa si combatte ritrovando la fiducia nella propria comunità e nel proprio popolo. Se si fa conto sull'immigrazione per combattere la denatalità, si pianifica in realtà un genocidio di un popolo e noi non vogliamo essere complici di questa azione politica, non vogliamo essere complici di quello che sta avvenendo.
Abbiamo ribadito, anche dal punto di vista culturale, un'altra cosa, che forse poteva dare fastidio a qualcuno, che cioè la cellula di questa rinascita è la famiglia naturale, quella prevista dalla Costituzione italiana, dal 1948 in poi. Dunque, non inventiamo niente di nuovo, niente di eccezionale, ma ribadiamo questo concetto: la famiglia naturale. Tutto il resto, tutti gli altri modelli che vengono proposti, come le coppie di fatto (per arrivare magari poi a coppie di fatto omosessuali)


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non appartengono al modello di sviluppo (collegato anche alla denatalità), che noi vogliamo proporre a questo paese. Lo diciamo molto chiaramente, con molta onestà intellettuale; si potrà poi essere d'accordo o meno, ma lo diciamo chiaramente.
Così come diciamo che la famiglia è anche la cellula dell'identità, perché un popolo, una comunità, nazionale o regionale, deve avere delle cellule costitutive, laddove questa cellula si chiama famiglia: famiglia naturale, identità, lotta alla denatalità. Questa è la traccia culturale e politica, che noi abbiamo indicato e della quale ci assumiamo totalmente la responsabilità, come Lega nord Padania, così come ci assumiamo ovviamente l'onere, ma anche l'onore, di portarla avanti all'interno di questo Governo.
Per questi motivi di carattere tecnico rispetto al provvedimento che stiamo approvando, ultimo di una serie di provvedimenti legislativi che ho elencato prima, assolutamente positivi, nel solco di questa battaglia culturale e per i motivi culturali che ho elencato il gruppo parlamentare della Lega nord Padania della Camera dei deputati voterà convintamente questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zanella. Ne ha facoltà.

LUANA ZANELLA. Signor Presidente, intervengo per esprimere, pur con rammarico, la nostra contrarietà al provvedimento. Con rammarico perché il lavoro della relatrice è stato serio e il confronto che ha saputo garantire in Commissione è stato a tutto campo. Tuttavia, il risultato, a causa di precise scelte del Governo, è davvero modesto. Abbiamo sicuramente perso un'occasione. D'altronde, siamo di fronte ad una politica, che ho definito minimalista, priva di respiro e di slancio. Questo è un provvedimento che si colloca al di sotto delle esperienze vive ed avanzate - citate anche dalla collega Cima nella giornata di ieri -, in quanto non le sa recepire.
La realtà è che questo Governo investe poco e male sulla famiglia, riservando agli anziani, come ai bambini, le briciole. È di oggi la notizia che sarebbe saltato il bonus per gli anziani, laddove il bonus, com'è facile capire, è una misura che sostituisce una politica vera a favore degli anziani. Peraltro, mi sembra evidente che sarà difficile che qui si riprenda davvero in mano il provvedimento per la istituzione del Fondo per il sostegno delle persone non autosufficienti, sul quale è stata effettuata lunedì scorso la discussione sulle linee generali.
Quindi, agli anziani come alle bambine e ai bambini, si riservano le briciole. Questo nonostante le tanto sbandierate promesse e l'enfasi con cui si afferma, anche qui oggi, di voler promuovere la famiglia, di voler promuovere le giovani coppie, di voler promuovere la natalità, come se bastasse qualche nido per invertire un movimento demografico, che ha radici in ben altre dinamiche e in ben altri tempi.
Anche tutto il ragionamento sulla necessità di articolare l'offerta di servizi socioeducativi, di renderla flessibile eccetera, o la proposta di deregulation edilizia per consentire l'apertura di nidi, magari nei sottoscala dei condomini, nasconde una verità con cui occorre fare i conti, in quanto la conosciamo bene, e chi ha un minimo di esperienza amministrativa la conosce ancora di più.
In tutti i comuni vi sono chilometriche liste di attesa per accedere ad un posto nell'asilo nido pubblico. È un dramma cui abbiamo cominciato a far fronte con l'impulso dato alle sperimentazioni di servizi diversificati - dallo stesso spazio cuccioli, qui nominato, ai nidi condominiali o aziendali - con i 1.500 miliardi di vecchie lire messi a disposizione con la legge n. 285.
La realtà è che il costo di un asilo nido vero e proprio è altissimo e i tempi per la realizzazione di nuovi asili sono lunghissimi. Da qui - se siamo onesti - il ricorso a strutture alternative in grado di rispondere degnamente anche ad una diversificazione della domanda. Ma ciò - come è


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stato ben sottolineato dalle colleghe dell'opposizione - deve essere realizzato all'interno di un progetto unitario e sotto la guida e il controllo della comunità governante, che si deve assumere la responsabilità della qualità, degli standard e dell'accesso ai servizi, che devono essere universalmente garantiti per tutte le bambine e i bambini, senza distinzione di provenienza e, per quanto riguarda gli immigrati, di situazione soggettiva di regolarità o irregolarità dei genitori, in quanto in questo caso si parla delle bambine e dei bambini.
Da ciò i nostri emendamenti, tesi a garantire standard di qualità, criteri di accesso leggibili, l'estensione delle deduzioni a tutti gli utenti ed altri ancora. Tuttavia, ci troviamo di fronte ad un monte risorse davvero insufficiente: vi sono i tagli operati ai trasferimenti ai comuni nonché un disinvestimento nella spesa sociale.
A noi sembra che la proposta centrale dei provvedimenti in esame sia quella di ridurre l'offerta di servizi socioeducativi alla promozione di micronidi aziendali o condominiali di dubbia qualità, insomma, al surrogato di un vero servizio socioeducativo. Ripeto, è un vero e proprio esito minimalista (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo e Misto-UDEUR-Popolari per l'Europa).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Valpiana. Ne ha facoltà.

TIZIANA VALPIANA. Signor Presidente, mi lasci affermare che è avvilente, per chi a partire dei primi anni settanta ha fatto parte personalmente e politicamente di quel vasto movimento di donne che ha preteso che nel nostro paese vi fosse un cambiamento di cultura rispetto all'infanzia, ottenendo buone leggi - come quella sui consultori familiari e sugli asili nido -, vedere che oggi si tenta di smontare un altro pezzo di storia delle donne. E il fatto che ciò sia posto in essere da parte della ministra per le pari opportunità ci dispiace molto.
Infatti, partendo dalla libertà di questa generazione di donne, che per la prima volta non vivono la maternità come una scelta obbligata, ma come espletamento del proprio desiderio di maternità - quindi, una maternità di qualità -, è veramente triste vedere che tutta questa fase culturale viene negata e che si pensa al bambino non più come a un bene primario sul quale investire per la sua vita e per il futuro di tutta la nostra società, ma come una semplice appendice della famiglia, della quale quest'ultima può disporre come e dove vuole.
È questo il sunto del provvedimento in esame: ancora una volta, si tratta di un provvedimento presentato da questo Governo nei confronti di una categoria debole, una categoria che in questo caso è stata completamente inascoltata, quale quella dei bambini i cui bisogni non vengono assolutamente tenuti in considerazione.
C'è un'altra categoria che è stata assolutamente inascoltata, quella dei genitori e delle madri che in questi anni hanno raccolto numerose firme (alcune sono state consegnate da parte dei comitati dei genitori democratici anche alla relatrice), hanno proposto un progetto di legge d'iniziativa popolare sottoscritta da milioni di cittadini e hanno creato un vasto movimento, che chiedeva semplicemente il riconoscimento dell'alta qualità dei nidi del nostro paese, che hanno fatto scuola in tutto il mondo (mi riferisco, ad esempio, all'esperienza di Reggio Emilia e alle mille altre esperienze di ogni tipo, anche nei servizi sperimentali in numerose parti d'Italia). Tale esperienza andrebbe generalizzata: oggi, purtroppo, proprio per la carenza dei nidi, essa serve solamente, di fatto, il 6 per cento dei bambini italiani, con lunghissime liste d'attesa in tutti i comuni.
Il movimento dei genitori democratici chiedeva, attraverso questa legge, la generalizzazione dei nidi di qualità. Ci troviamo invece di fronte a una risposta completamente diversa rispetto alla domanda: la generalizzazione viene operata abbassando il livello di qualità e si offrono


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servizi integrativi rispetto all'asilo nido, svuotando completamente quest'ultimo.
Si chiedeva dunque un servizio di qualità generalizzato e si risponde generalizzando la miseria, la deregulation e i servizi innovativi, a ben vedere i quali ci si accorge che dietro questo «nuovo che avanza» c'è il più vecchio del vecchio. Si investe poco e male sui servizi che riguardano i bambini; non si offrono servizi, ma si preferisce scegliere l'elemosina una tantum alle famiglie. Infatti, in questo modo le famiglie, cui vengono offerte risposte di tipo individualistico anziché servizi sociali, sono completamente abbandonate, con i loro mille euro in tasca, ma completamente abbandonate nell'educazione e nel sostegno dei figli.
Un altro grave problema che presenta il testo che stiamo esaminando è dato dal fatto che, non nominandoli, vengono messi sullo stesso piano i servizi pubblici, i servizi del privato sociale e i servizi privati, eliminando, di fatto, quella funzione estremamente importante di coordinamento, di programmazione e di definizione dei livelli essenziali che l'ente pubblico ha sempre esercitato.
Un ulteriore aspetto che deve essere assolutamente messo in evidenza - lo hanno fatto gli interventi che mi hanno preceduto, in particolare quello della collega Bindi - è il disconoscimento, da parte della proposta di legge in esame, della soggettività di ogni singolo bambino e di ogni singola bambina, riducendo la sua crescita a un problema di custodia.
Si tenta di coniugare i tempi di vita con i tempi di lavoro, ma in realtà quello che volevamo, quello che voleva il movimento delle donne e quello che voleva la sinistra era che ciò avvenisse a vantaggio dei tempi di vita e dei tempi di relazione. Con la scelta che avete fatto, questa conciliazione va invece a vantaggio del tempo di lavoro.
D'altra parte, nel sito del Ministero delle pari opportunità, quando si parla del nido del ministero stesso, l'unico vantaggio che viene messo in evidenza è quello rappresentato dal fatto che, da quando è aperto il nido, la produttività delle lavoratrici è aumentata. Non ci si occupa quindi del benessere dei bambini, ci si preoccupa della produttività dei lavoratori e delle lavoratrici.
Oltre alle questioni di merito, va anche stigmatizzato il metodo con cui il provvedimento in esame è stato portato avanti. Infatti, mentre in Commissione c'è stato un confronto serio e ampio e sono stati accolti alcuni temi proposti dall'opposizione, in questa Assemblea abbiamo avuto a mio avviso un esempio di come non si dovrebbe lavorare in un Parlamento.
Abbiamo visto un ministro - e il suo intervento di questa mattina ne è stata una riprova - che si dimentica di far parte di un esecutivo che deve confrontarsi con un potere legislativo, ma che viene qui con un fare da razza padrona a dire la propria e a lasciare inascoltata ogni proposta presentata.
Non è stato accolto un solo emendamento. Eppure, non abbiamo alcuna fretta di concludere l'iter di questo provvedimento. Questo testo dovrà passare all'esame del Senato. Dunque, si sarebbe potuta introdurre qualche piccola modifica. Si sarebbero potuti accettare alcuni emendamenti, quelli di buonsenso, quelli che, addirittura, sono stati condivisi durante la discussione.
Abbiamo avuto una ministra assolutamente disattenta nella fase della discussione in Commissione. Credo che, invece, dobbiamo rendere merito sia alla relatrice sia alla sottosegretaria Sestini per l'attenzione con cui hanno seguito il provvedimento in Commissione, seppure da punti di vista completamente diversi. Da parte della ministra, che oggi è venuta qua ad offenderci - lasciatemelo dire sinceramente -, non c'è stata alcuna attenzione in Commissione, se non la testarda riproposizione delle proprie scelte, senza ascoltare e senza accettare alcuna mediazione né alcun suggerimento. Si è trattato di un atteggiamento, oltre che arrogante, - direi - assolutamente incompetente, tanto incompetente che la ministra non ha saputo nemmeno approfittare delle competenze che molte colleghe e molti colleghi avrebbero, sinceramente, messo a disposizione di una buona legge.


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Così, ci troviamo di fronte ad una legge assolutamente demagogica che credo - e su questo do atto alla ministra di aver detto la verità - in un primo tempo sarà sicuramente molto ben accolta dalle famiglie, perché è evidente che, di fronte a nessuna risposta, di fronte all'essere in lista d'attesa e a doversi arrangiare, le famiglie accetteranno qualsiasi tipo di servizio dequalificato, di condominio, di sottoscala, di parcheggio, di quartiere, di azienda che verrà loro offerto. È evidente: meglio qualcosa che il nulla. È evidente anche che le scelte economiche operate dal Governo rispetto a questo provvedimento indirizzeranno le famiglie. Mi piacerà vedere la prima famiglia che, avendo due figli gemelli, decida di mandarne uno al nido aziendale - quindi, potendo dedurre la retta dalle proprie tasse - e uno al nido territoriale. Quando ci saranno i ricorsi, mi piacerà vedere come verrà difesa la palese incostituzionalità della scelta di privilegiare uno dei due temi.
Termino così il mio intervento sul provvedimento, su cui - mi pare evidente - Rifondazione comunista formula un giudizio assolutamente contrario, in tutti i sensi. Ritengo importante ribadire che in questo provvedimento mancano i bambini, manca l'ascolto dei loro bisogni. Evidentemente, si parte dal presupposto che con i bambini tutto vada bene, che con i bambini, che non criticano e non danno giudizi, tutto possa andare bene. Dobbiamo ricordare, però, che ciò che i bambini assorbono oggi, in termini di dequalificazione dei servizi con cui sono costretti a confrontarsi, un giorno ci verrà restituito. Ci renderanno tutto. Se facciamo respirare ai bambini un'aria dequalificata, un'aria di disattenzione, un'aria secondo cui «tutto fa brodo» e «tutto va bene», come in questo provvedimento, un giorno ne risponderemo. Un giorno i bambini ci risponderanno. Avremmo voluto un testo di legge completamente diverso, un testo snello che definisse, con sobrietà e con rigore anche scientifico - caratteristiche che in questo provvedimento mancano completamente -, i principi e gli standard di qualità e di professionalità, gli investimenti finanziari e le indicazioni dei livelli essenziali da dare alle regioni. Qui, invece, abbiamo dimenticato tutto questo. Avete fatto solo pura demagogia.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mussolini. Ne ha facoltà.

ALESSANDRA MUSSOLINI. Signor Presidente, colleghi, è importante verificare in quest'aula - e io l'ho sperimentato soprattutto attraverso gli interventi che mi hanno preceduto, con particolare riferimento a quelli dell'onorevole Bindi e dell'onorevole Valpiana - come, su un tema così delicato, si sia parlato in modo veramente sprezzante, usando parole che nulla hanno a che vedere con la delicatezza del tema e utilizzando i bambini in modo strumentale. Vorrei ricordare ai colleghi che stiamo parlando di una fascia di età che va dai 3 ai 36 mesi. È un momento delicato, in cui la famiglia si trova a dover affrontare i problemi di un nuovo ingresso - quello del figlio - che stravolge tutto ciò che il nucleo familiare è, anche dal punto di vista psicologico.
Inoltre, deve affrontare le pressioni economiche e soprattutto la nuova organizzazione del lavoro. Allora, più che argomentazioni di contenuto su questo tema ho sentito delle invettive di una violenza fuori luogo, soprattutto nei confronti del ministro Prestigiacomo, perché, vedete, la sinistra va a testa bassa. Quando la Valpiana dice che non sono state date delle risposte e allora si chiede se i cittadini accetteranno questo tipo di intervento, io dico: certamente, perché in sette anni di Governo di centrosinistra non sono state date risposte, questa è la verità. Allora, bisogna prendere atto di una maggioranza a proposito della quale la collega Bindi ha parlato di cultura di destra. Ebbene, qual è questa cultura di destra? È una cultura di integrazione, è una cultura attenta al sociale, è una cultura di solidarietà. Vorrei ricordare quello che ha fatto il centrosinistra con i molti emendamenti del centrodestra nelle passate legislatura: li ha letteralmente eliminati,


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non prendendoli mai in considerazione. Invece, l'articolo 3 del testo di legge è frutto di una elaborazione, perché io voglio ricordare che questo è un testo unificato che nasce dal Parlamento, sulla base di vari progetti di legge - tra i quali peraltro non vedo la firma dell'onorevole Bindi (Commenti del deputato Bindi) - ai quali si è aggiunto in modo determinante il disegno di legge del Governo per dare una spinta decisiva e per segnare l'impegno del Governo su questa tematica. Alleanza nazionale ha dato un grande contributo, non solo con la presentazione della proposta di legge di cui io sono la prima firmataria con l'onorevole e l'amica Castellani, ma con il lavoro svolto in Commissione.
Allora, abbandoniamo queste arroganze e il controcampo (Commenti del deputato Bindi)... Lei fa le controscene, come si dice, onorevole Bindi: si occupi dei bimbi, onorevole Bindi, e sia meno arrogante!
Abbiate meno paura delle iniziative sociali rivoluzionarie di questo centrodestra, soprattutto su questo tema: questa è la cosa più importante. Si danno risposte, mentre si parla in modo sprezzante dei genitori, come dice l'onorevole Valpiana, che afferma che i bambini che vengono parcheggiati (Commenti del deputato Bindi). Ma quale dignità secondo voi hanno queste famiglie, quale dignità voi date a queste famiglie dicendo che vengono parcheggiati o tenuti in custodia? Noi abbiamo il massimo rispetto di queste famiglie. Forse non lo sa la Bindi che molte donne quando hanno il primo figlio riescono ad avere il part-time ma quando arriva il secondo figlio spesso, proprio perché mancano i servizi, perché non c'è la flessibilità sugli orari e perché sono pochi questi servizi a disposizione, debbono abbandonare il posto di lavoro. Quando si parla di donne e di movimenti di donne, pensiamo anche ad avere una visione alta e non sempre una visione a testa bassa contro il centrodestra. Quando ci sono iniziative come queste, che vanno a favore delle famiglie, non si può votare contro perché certamente dopo se ne ricorderanno i cittadini, visto che per fortuna tutti questi dibattiti sono pubblici.
Allora, questo testo dà una risposta a questo tema e mette il bambino al centro, mette le famiglie in grado di poter organizzare il proprio lavoro. Mette al centro la famiglia - questo è importante - ed inoltre dà anche dei segnali molto forti riguardo ai genitori, alle famiglie che hanno un solo genitore - alla monogenitorialità -, ai bambini portatori di handicap, ai disabili, alle famiglie che sono in grave deficit e disagio economico. Queste sono le nostre risposte.

KATIA ZANOTTI. L'hai letta questa mattina la proposta. Vieni in Commissione a discutere.

ALESSANDRA MUSSOLINI. A me non importa che ci siano su questo testo queste affermazioni (Commenti del deputato Bindi). Anzi, mi fa piacere che ci sia questo intervento ...

PRESIDENTE. Colleghi...

ALESSANDRA MUSSOLINI. No, lasciateli sfogare, perché devono prendere atto della realtà...

PRESIDENTE. Non è che questo sia uno «sfogatoio», questo è un Parlamento.

ALESSANDRA MUSSOLINI. Mi fa piacere.
Evidentemente, sono delle reazioni disarticolate di fronte alla realtà; cara Bindi, abbiamo fatto centro sul sociale. Il centrodestra si occupa del sociale, mentre voi, nelle amministrazioni locali che governate, non lo avete fatto (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale, di Forza Italia e dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro) - Commenti di deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo). Questo è il motivo per cui preannuncio l'espressione da parte del gruppo di Alleanza nazionale di un convinto voto favorevole sul provvedimento concernente gli asili nido...


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KATIA ZANOTTI. Abbiamo gli asili più belli del mondo.

ALESSANDRA MUSSOLINI. ...e mi auguro veramente che vi sia una presa di coscienza non in questa sede parlamentare, ma di fronte ai cittadini che vogliono da noi risposte e non faide o lotte ideologiche come state facendo voi oggi (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale, di Forza Italia e dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro - Commenti del deputato Rosy Bindi)!

PRESIDENTE. Non si urla in questo modo. Onorevole Bindi, stia nel suo caratteristico riserbo! Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Frigato. Ne ha facoltà.
La collega Bindi ha utilizzato quasi tutto il tempo a disposizione e, pertanto, potrà intervenire per uno o due minuti.

GABRIELE FRIGATO. Signor Presidente, intervengo anche perché, probabilmente, insieme al collega Rossi del gruppo della Lega, vogliamo dare una testimonianza: questo argomento interessa tutto il Parlamento, anche noi uomini perché siamo anche papà.
Al di là di questo, per il gruppo della Margherita è già intervenuta la collega Bindi che ha motivato l'espressione del nostro voto contrario. Vorrei solo aggiungere una riflessione e, per alcuni aspetti, anche una preoccupazione.
Tra le diverse proposte emendative ricordo gli emendamenti Bindi 2.5 e Mosella 6.3, proposti dal gruppo della Margherita, che si proponevano l'obiettivo di aprire concretamente il servizio di asili nido anche ai bambini figli di immigrati, con regolare permesso di soggiorno. Questi emendamenti andavano nel segno dei valori del rispetto della dignità, propria di tutte le persone, dell'integrazione sociale, che mi pare sia un elemento condiviso, e della società multiculturale, alla quale serenamente penso ci dobbiamo tutti preparare.
Ebbene, tali emendamenti sono stati bocciati dall'Assemblea. Penso che ciò sia grave, soprattutto in questo periodo, in cui il Vicepresidente del Consiglio Fini si esprime favorevolmente per quanto riguarda la questione del voto agli immigrati. Mi dispiace, colleghi parlamentari, che nessun collega del gruppo di Alleanza nazionale abbia voluto dare un segnale, anche per dire che la proposta di Fini sul tema dell'immigrazione è una scelta di civiltà e non solo propaganda politica.
Ancora una volta, ha vinto la Lega; ancora una volta, il gruppo della Lega si è imposto. Permettetemi allora di dire che cresce il sospetto che l'onorevole Fini si limiti ...

PIERFRANCESCO EMILIO ROMANO GAMBA. Che c'entra?

GABRIELE FRIGATO. ...se non alla propaganda politica, semplicemente alla enunciazione delle sue buone intenzioni.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Dorina Bianchi. Ne ha facoltà.

DORINA BIANCHI. Signor Presidente, il provvedimento in esame che ci accingiamo a votare si propone l'obiettivo di porre rimedio alle lacune della legge n. 1044 del 1971 che ha istituito gli asili nido. Il provvedimento che stiamo approvando è, infatti, frutto di numerosi disegni di legge, presentati in Commissione, che testimoniano la grande sensibilità che l'argomento ha suscitato sia in Commissione sia in Parlamento.
Garantire ai bambini luoghi in cui poter crescere, che abbiano caratteristiche di elevata qualità e che siano pubblici ed aperti a tutti, è un preciso dovere per un paese sensibile ai diritti dell'infanzia.
Con il provvedimento in esame si offrono ai bambini opportunità indispensabili per un adeguato processo di sviluppo umano ed educativo, valorizzando i ruoli e le funzioni dei genitori per una moderna politica della famiglia.


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Questa proposta di legge si muove nello spirito della tutela dei diritti del fanciullo, del ruolo centrale della famiglia nell'educazione e nell'istruzione della prole, in armonia con i principi costituzionali stabiliti nell'articolo 117 della Costituzione. La legge intende infatti dettare i principi fondamentali per garantire l'uniformità su tutto il territorio nazionale dei diritti sociali e civili del fanciullo, nella fase della vita denominata prima infanzia, tutelando il diritto dell'infante ad essere aiutato nella crescita attraverso strutture idonee, nelle quali è prevista una compartecipazione dei genitori per il migliore assolvimento dei compiti loro affidati.
La proposta di legge è innovativa perché rappresenta un incontro fra le istituzioni pubbliche e private e i genitori per assicurare congiuntamente la migliore tutela del bambino. La normativa non solo prevede misure economiche per sostenere la creazione di strutture pubbliche, ma favorisce anche la compartecipazione degli enti locali, dei privati e degli stessi genitori agli oneri per la creazione di strutture nelle quali l'offerta pedagogico, culturale, ludica ed igienico-sanitaria sia eccellente.
La proposta di legge si propone di omogeneizzare il riconoscimento del diritto dell'infante all'accoglienza in strutture di supporto per la famiglia, con la crescita e lo sviluppo equilibrato del medesimo, ed in particolare si propone di riconoscere pari opportunità per le donne mamme nel mondo del lavoro, lasciando impregiudicata la possibilità per la regione e gli enti locali di organizzare sul proprio territorio gli interventi più mirati per tutelare l'assistenza all'infanzia.
Non a caso la proposta di legge istituzionalizza per la prima volta un sistema articolato di servizi socio-educativi per la prima infanzia, il cui epicentro è la famiglia. Attraverso le formazioni associative previste dall'articolo 5 la famiglia assume un ruolo decisivo, ad esempio nella creazione di nidi familiari presso il proprio domicilio o di nidi di caseggiato destinati all'accoglienza dei bambini residenti in abitazioni limitrofe.
La partecipazione dei genitori alla vita del bambino viene inoltre assicurata dalla realizzazione da parte di comuni e regioni di micronidi nei luoghi di lavoro. La proposta di legge in esame ha previsto come strumento per favorire lo sviluppo dei servizi socio-educativi per la prima infanzia l'accordo da raggiungere in Conferenza Stato-regioni; l'obiettivo è di trovare forme di intesa in tempi brevi sulle finalità e i criteri per la realizzazione dei servizi socio-educativi, al fine di raggiungere una omogeneità su tutto il territorio nazionale e modalità organizzative, funzionali e strutturali dei servizi: dall'accreditamento alla vigilanza delle strutture, dalla prevenzione alla tutela dei livelli igienico-sanitari, dai programmi di corretta alimentazione ai requisiti dei luoghi in cui realizzare le strutture, dai profili professionali degli educatori alla loro riqualificazione.
La proposta di legge evidenzia inoltre la cultura dell'integrazione del disabile, garantendo non soltanto il sostegno ai bambini con il loro inserimento, la cultura dell'accoglienza dei fanciulli in luoghi di socializzazione e di crescita senza distinzione di razza, sesso, condizione economica, sociale e culturale.
Non meno importante appare l'introduzione della norma sancita all'articolo 6 che promuove lo sviluppo della ricerca scientifica, già garantito dall'articolo 9 della Costituzione anche nel campo socio-pedagogico, con l'istituenda commissione di studio e proposte presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e quello delle pari opportunità.
È lodevole altresì aver previsto il monitoraggio sull'attuazione della normativa in esame come strumento di verifica dell'attuazione dei servizi socio-educativi per la prima infanzia.
Annunzio pertanto il voto favorevole del gruppo dell'UDC e ringrazio in modo particolare, per aver collaborato attivamente con noi parlamentari, i ministri per le pari opportunità Prestigiacomo e del welfare Maroni (Applausi dei deputati del gruppo dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro).


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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Turco. Ne ha facoltà.

LIVIA TURCO. Signora ministro, ci dispiace molto che lei si sia contraddistinta, su questo provvedimento, fin dall'inizio, per arroganza, per faziosità, per sordità e anche per grande superficialità. Noi avremmo voluto fare una buona legge insieme e avremmo voluto dare il nostro contributo.
Proprio per questo ho apprezzato il diverso atteggiamento del ministro Maroni e ringrazio ancora una volta la relatrice Francesca Martini che in Commissione ha saputo porre attenzione ed interloquire con pazienza con le nostre argomentazioni. Si sarà resa conto, cara ministra, che non soltanto quelle che hanno preso la parola sono donne, colleghe - lei che parla di trasversalità femminile, di forza femminile -, ma sono donne che, su un tema come questo, si sono misurate in prima persona - penso all'onorevole Valpiana che gestisce un asilo nido -, nella costruzione della rete di servizi come amministratrici - penso all'esperienza dell'onorevole Katia Zanotti -, hanno, come si dice, conoscenza diretta della materia per averla vissuta come madri e per averla vissuta come autrici di questi servizi.
Ci sarebbe piaciuto fare una legge insieme e ci rammarichiamo molto di dover esprimere un voto nettamente contrario. Ci rammarichiamo per le famiglie, per le donne, per i bambini di questo paese, perché realizzare una nuova legge sui nidi, sul servizio socio-educativo per la prima infanzia, sostituire addirittura una legge importante, come è stata la legge n. 1044 del 1971, dovrebbe comportare la fatica di misurarsi con le esigenze dei bambini e delle famiglie. Tali esigenze ci parlano di liste d'attesa lunghe, di carenza dell'offerta, di stili di vita cambiati, di un costo della vita sempre più pesante, di rette e costi del servizio che tante volte non sono alla portata degli stipendi e dei salari.
Se vi foste misurati, signora ministro, con le domande della società, dei bambini, dei genitori, delle donne, avreste colto un dato più silenzioso, più nascosto, ma profondo: il bisogno dei nostri bambini di crescere in un ambiente realmente educativo, capace di amare, di formare, di trasmettere valori e, contemporaneamente, il bisogno acuto dei genitori - questo bisogno acuto poco sottolineato - di essere sostenuti nell'esercizio della loro funzione genitoriale.
Per questo le domande più profonde delle famiglie, le ampie competenze psicopedagogiche che ha richiamato più volte Katia Zanotti, l'esperienza degli amministratori locali suggeriscono, hanno suggerito al legislatore di mettere al centro la qualità del progetto educativo per il bambino. E la critica che noi facciamo alla vostra legge, dopo averla non solo letta ma, tentato di cambiarla, è proprio questa: essa elude la qualità del progetto educativo!
Progetto educativo è ambiente, è calore umano, è professionalità degli operatori - tema di cui non c'è traccia nella vostra legge -, è sostegno e sviluppo della capacità cognitiva del bambino, perché soprattutto nel mondo di Internet non solo è essenziale saper apprendere, saper capire, ma è essenziale saper dare un senso a ciò che accade! Questo è decisivo per vivere bene, per non essere tagliati fuori, per non vivere ai margini, ma queste capacità cognitive si formano tra zero e tre anni. Da esse dipende il futuro della capacità di autonomia della persona e queste capacità cognitive possono essere sviluppate non sono nelle relazioni familiari, ma anche in quelle sociali.
Cara ministra, sono antimoderne queste domande? È antimoderno questo approccio? Lei ha polemizzato con me su un argomento che non esiste, perché non soltanto io sono d'accordo sui nidi aziendali, ma ne ho inaugurati tanti. Le dirò anche una cosa. Già negli anni settanta, per esempio, alla Ducati di Bologna c'era un asilo nido aziendale e le lavoratrici di quell'asilo nido chiesero che si passasse dal nido aziendale al nido territoriale. Quindi la storia è più complessa!
E noi, oggi, non siamo contro i nidi aziendali. Vogliamo che ciascun nido, anche


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quello aziendale, si apra al territorio e sia garante di qualità del progetto educativo.
Lei, invece, non ci ha risposto sui problemi che abbiamo sollevato. Non ci avete risposto sull'importanza di inserire ciascuna tipologia di nido in una rete di servizi, sull'importanza che alla famiglia sia offerta una garanzia certa sulla qualità del servizio, poiché l'utente è una persona specialissima come un bambino da zero a tre anni. Voi non ci avete risposto sul fatto che non si possano mettere sullo stesso piano l'ente locale e qualunque soggetto privato. Ci avete risposto che ente locale e privato sono la stessa cosa e che il ruolo di regia dell'ente locale è un retaggio del passato.
Ebbene, le richiamo un esempio, uno dei tantissimi che potrei fare. Vado a Napoli a chiedere al sindaco Jervolino di conoscere l'esperienza dei nidi di mamma. Sono nidi costruiti da madri, donne giovani, disoccupate, che, dopo un'esperienza formativa, si sono associate in cooperativa e hanno promosso un nido che accoglie i bambini del quartiere.
Sa perché quelle mamme lo hanno fatto, pur non avendo risorse a disposizione? Perché hanno avuto coraggio e spirito imprenditivo, ma anche perché hanno trovato un ente locale, una legge, la n. 285, risorse che hanno sostenuto i loro talenti e la loro capacità imprenditiva, mettendo a disposizione risorse e sostegno alla progettazione. Senza quel sostegno, il talento, la caparbietà e la capacità, quelle madri non ce l'avrebbero fatta.
Vada a Reggio Emilia e si faccia a raccontare come e perché quella città è riuscita a soddisfare la domanda di un numero amplissimo di famiglie, innovando fortemente la tipologia e la qualità. E il segreto di Reggio Emilia si chiama investimento del pubblico, grande ruolo dell'ente locale, professionalità degli operatori, saperi e partecipazione da parte delle famiglie, quello che voi, invece, non avete messo nel vostro provvedimento.
Voi avete voluto applicare ad un servizio così delicato la vostra ricetta del mercato dei servizi sociali, dei voucher e dei buoni, che sostituiscono la rete integrata dei servizi. Ma la rete integrata è costituita dalla mobilitazione, dalla sinergia di tutte le risorse umane, professionali, di servizi che esistono in un determinato territorio e che contribuiscono a formare un ambiente pienamente umano, quell'ambiente che solo può far crescere bene ciascun bambino e può consentire a ciascuno di dare il meglio di sé.
Ecco perché insistiamo sulla rete, ossia su un progetto educativo capace di prendere in carico la globalità della persona bambino, coinvolgendo e valorizzando i saperi delle famiglie, degli operatori e tutte le risorse umane presenti sul territorio.
Allora, colgo l'occasione della presenza attenta della sottosegretaria Sestini e del ministro Maroni per chiedere loro come mai la legge quadro n. 328 sulle politiche sociali, dentro la quale ha senso una rete integrata dei servizi per l'infanzia, è abbandonata a se stessa, non ha le adeguate risorse, non ha visto gli atti applicativi necessari per essere pienamente applicata.
Eppure quella legge l'abbiamo costruita insieme. C'è stato il contributo anche di molti di voi, oltre che del volontariato, del non-profit, degli operatori degli enti locali. Quindi, vi chiediamo di rilanciare questo insieme di leggi per costruire davvero una rete integrata di servizi per l'infanzia.
Ci dispiace dover rilevare che questa è l'ennesima legge manifesto. È grave far credere che ci saranno gli asili nido. Invece, non ci saranno, semplicemente perché non ci sono i finanziamenti. Non mi riferisco soltanto a quanto è scritto in questo testo, ma al disegno di legge finanziaria che ci accingeremo a votare nei prossimi giorni e che prevede - non lo dico io, ma i documenti di tutti gli assessori alle politiche sociali, centrodestra centrosinistra - un pesante taglio di trasferimenti agli enti locali al fondo per le politiche sociali.
Ci dispiace, onorevole ministro, che, ancora una volta, speculiate su un bisogno reale delle famiglie, che, ancora una volta, ricorriate al cinismo dell'inganno, perché di questo si tratta.


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Dopo la beffa delle pensioni minime, dopo la promessa delle dentiere gratis agli anziani, oggi arriva la beffa degli asili nido che non ci saranno; domani quella del bonus bimbo, che durerà solo un anno e che è finanziato con i soldi che erano stati accantonati per aumentare le indennità di disoccupazione; dopodomani arriverà la legge per gli anziani autosufficienti, per la quale non prevedete, anche per questo, una lira di finanziamento! E non dite che avete avuto un'opposizione sterile e non costruttiva perché per la legge sulla non autosufficienza, oltre che a proporla noi (Commenti dei deputati del gruppo di Forza Italia)...

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesi!

LIVIA TURCO. ...non ci siamo limitati a chiedervi più risorse pubbliche, ma ci siamo fatti carico di indicarvi una proposta alternativa di finanziamento, facendo leva fino in fondo sulla cultura di Governo.

PRESIDENTE. La ringrazio...

LIVIA TURCO. Sappiate, però, che le famiglie non si lasceranno incantare dai vostri spot pubblicitari, che esse sanno farsi i conti in tasca (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).
Per questo, sui temi sociali, per favore, signora ministro Prestigiacomo, siate più seri: meno spot e più fatti concreti (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani)!

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Turco.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Burani Procaccini. Dopo di lei, onorevole Burani Procaccini, parlerà la collega Alberta De Simone, la quale ha chiesto di parlare in dissenso dal proprio gruppo.
Prego, onorevole Burani Procaccini.

MARIA BURANI PROCACCINI. Signor Presidente, signori del Governo, colleghi, quando ci si accinge ad approvare una legge come questa, una legge quadro che affronta un argomento del sociale particolarmente sentito dalle famiglie italiane, ci si dovrebbe comportare come noi nella precedente legislatura: di fronte ad argomenti consimili, quali erano la legge n. 285 del 1999 e la legge n. 328 oppure la legge contro il turismo sessuale oppure la legge in favore dell'adozione internazionale, abbiamo lavorato, allora come minoranza, intensamente e, in Assemblea, ci siamo astenuti dal voto!
Quando si affrontano argomenti di questo genere, io credo che non debbano esistere maggioranza e minoranza. Certo, vi sono le differenze politiche; certamente, le autostrade che si decide di prendere per arrivare ad un unico obiettivo, quello di migliorare il sociale, nel nostro Stato, nella nostra Italia, sono diverse; ma la comunanza dell'argomento trattato ci dovrebbe portare ad astenerci semplicemente dal voto quando siamo minoranza - e noi l'abbiamo sempre fatto quando eravamo minoranza - e ad esprimere un voto favorevole quando siamo maggioranza. Credo che questo sia una sorta di dovere civico. Credo si tratti veramente di riconoscere il lavoro che si fa tutti insieme.
A questo proposito, io ringrazio la minoranza per il lavoro che ha svolto in Commissione affari sociali. Però, ricordo il lavoro che abbiamo fatto noi nella precedente legislatura e, nel rivendicarlo, dico che questa legge non per niente parte da una proposta che è stata presentata dal gruppo di Forza Italia e che reca la mia prima firma.
Noi non abbiamo dimenticato il sociale! E questo sociale non lo affidiamo alle lotte personalistiche. A noi non interessa l'asilo che è stato realizzato in questo od in quel ministero. Se il ministro ha ritenuto di doverlo fare, ben venga: è un asilo in più, è un aiuto in più! E non facciamo questioni personali quando non ne devono essere fatte.
Ad ogni modo, ciò che vogliamo rivendicare è la qualità di una legge quadro.


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Certamente, vorremmo che ci fossero più soldi. E chi non li vorrebbe? Abbiamo presentato un ordine del giorno apposito! La qualità di questa legge quadro è alta. In particolare, questa legge quadro parla di professionalità degli operatori. Non solo ne parla, ma ha istituito, con l'articolo 7, una commissione per valutare tale professionalità. Questa legge parla di servizi innovativi. Nella precedente legislatura, l'attuale minoranza ha molto insistito sui servizi innovativi, che si volevano: quando li facciamo noi, i servizi innovativi vengono considerati una cosa oscura, una cosa difficile, una cosa da mettere in un cantone. Invece, il genio italiano, il genio delle donne italiane in particolare, è sui servizi innovativi che si è dimostrato attivo in questi trent'anni passati dalla legge del 1971: è proprio nello spazio dei servizi innovativi che esse hanno creato i nidi di caseggiato già funzionanti, che esse hanno creato quei servizi alternativi già funzionanti.
Quel 95 per cento di bambini italiani, che non sono coperti dai nidi comunali e che quindi resterebbero senza nessun supporto, loro, le loro mamme e i loro papà - perché qui parliamo di genitorialità, non soltanto di maternità -, trova un supporto oggi, grazie a quei servizi innovativi che in questo provvedimento abbiamo voluto riconoscere e abbiamo voluto potenziare. Infatti, l'innovazione non si ferma nel 2003, ma va avanti e noi dobbiamo pensare a quella che proseguirà. Questa deve essere una legge in progress, come sono tutte le leggi del centrodestra, non deve essere una legge chiusa, perché noi abbiamo un'idea diversa, non abbiamo un'idea conservatrice, abbiamo un'idea innovatrice.
Noi parliamo, infine, di una novità grande, di un grande rispetto che abbiamo dimostrato con questo provvedimento nei confronti del Parlamento. Vorrei ricordare a tutti i colleghi che in questo provvedimento abbiamo stabilito che nella relazione che verrà fatta sui servizi alla prima infanzia il Parlamento sia in prima fila e proprio la Commissione che questo Parlamento ha istituito con la legge n. 451, la Commissione parlamentare per l'infanzia, avrà voce in capitolo per capire se si è fatto o non si è fatto e come le cose devono andare e come bisogna incentivare questo o quel servizio.
Io credo che questo sia alto senso dello Stato, grande rispetto per il Parlamento. I motivi sono questi e sono anche quelli a cui hanno accennato le colleghe, e mi riferisco anche alle colleghe di minoranza, perché vorrei che si riconoscessero in un progetto comune, come io mi sono riconosciuta personalmente - e la gente che io rappresento si è riconosciuta - nei progetti comuni della legge n. 285, della legge n. 328, della legge contro il turismo sessuale, della legge sulle adozioni internazionali. Noi questa cultura dello Stato ce l'abbiamo e questa cultura vogliamo confermare con questa legge (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Alberta De Simone. Ne ha facoltà. Con la nota brevità.

ALBERTA DE SIMONE. Signor Presidente, vorrei ribadire e fare riferimento all'intervento che io stessa ho fatto in quest'aula la prima volta che è venuto in discussione questo provvedimento. La mia opinione è che il concetto di bambino, così come è stato definito nella Convenzione di New York e nella Carta dei diritti europea, confligge con il concetto di azienda. Intervengo a titolo personale per manifestare il mio dissenso dal concetto di nido aziendale, perché da Rousseau in poi i principi pedagogici più elementari hanno stabilito che un bambino cresce, si evolve, nella sua evoluzione psicologica e fisica, in contatto con coetanei di diversa estrazione sociale, oltre che con specialismi e specialisti, come hanno detto prima di me molte colleghe intervenendo in questo dibattito. Quindi, esprimo una contrarietà all'idea che si possa concepire un nido in una azienda, tanto meno in un condominio, ed esprimo tre concetti in modo rapidissimo.
Il primo è che la legge n. 1044 era una grande legge, ma viene oggi abrogata.


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Quella legge aveva un solo problema: la compatibilità finanziaria. Allora quello che, a mio parere, si doveva fare era togliere questi servizi da servizi a domanda individuale, da optional e spostarli sulla fiscalità generale, per rendere possibile a tutte le donne di usufruire di questi nidi e a tutti bambini di formarsi secondo criteri moderni.
In secondo luogo, la legge confligge con quanto è stato stabilito a livello di Unione europea. Mi riferisco al trattato di Lisbona e di Salonicco, che dice che tutti i paesi membri devono garantire entro il 2010 un nido al 30 per cento dei bambini, un nido a tutti i bambini, anche ai figli delle casalinghe e delle disoccupate.
In terzo luogo, è una proposta, ancora una volta, antimeridionale perché premia quei luoghi, quelle regioni del paese dove sono situate le aziende e, ancora una volta, punisce quel «pezzo» del paese dove sono presenti pochissime aziende e che ha già avuto una penalizzazione per via dell'incompatibilità finanziaria dei bilanci dei comuni con una legge meravigliosa - la n. 1044 del 1971 - che, però, lasciava questi servizi tra quelli a domanda individuale.
Questa è la ragione del mio totale dissenso e della mia totale contrarietà a questo provvedimento (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).

PRESIDENTE. Grazie, all'onorevole Alberta De Simone che ha ben espresso i propri concetti.
Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.

FRANCESCA MARTINI, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FRANCESCA MARTINI, Relatore. Signor Presidente, trentadue anni separano questo provvedimento, che ci accingiamo oggi ad approvare in prima lettura, dall'approvazione della legge n. 1044. Trentadue anni di profondi cambiamenti sociali: la famiglia, da strutture allargata a famiglia mononucleare, la condizione femminile profondamente mutata con un'ampia partecipazione delle donne sia al mondo del lavoro sia anche a livelli più alti della cultura. Ventiquattro anni sono quelli che hanno separato l'ultimo finanziamento del fondo degli asili nido da quello che è stato costituito con l'articolo 70 della finanziaria per l'anno 2002. Il 6 per cento è la percentuale dei bambini in età potenziale, dai tre ai trentasei mesi, che hanno la fortuna di godere di un servizio socioeducativo per la prima infanzia. Penso che questi dati bastino per consegnare ai colleghi, in questa sede, la responsabilità di intervenire in maniera profonda su questa materia. È una responsabilità che credo investa chiunque abbia responsabilità istituzionali e, quindi, direi, un modo per contribuire al futuro del nostro paese.
Questo provvedimento ha avuto grande spazio e grande volontà di cambiare quello che era un sistema ingessato; è un sistema che è stato senz'altro la motivazione per cui solo quel 6 per cento dei nostri bambini gode di un servizio per la prima infanzia. Questo provvedimento propone un sistema che culturalmente accetta, anzi promuove, la diversificazione, la capillarizzazione, la flessibilità e la vicinanza al territorio ai bisogni delle famiglie con l'obiettivo, sempre, della centralità e dell'impegno che noi assumiamo nei confronti dei bambini.
Pertanto, nel ringraziare profondamente di cuore tutte le colleghe e tutti i colleghi, che hanno seguito il provvedimento in Commissione, e tutti coloro che si sono interessati a questa materia con grande impegno, con autenticità e con profondo coinvolgimento, anche personale, nonché il Governo e il presidente Palumbo, che ha lasciato ampio spazio al nostro dibattito, auspico un'ampia votazione favorevole di questo provvedimento. Ringrazio, infine, gli uffici della Camera dei deputati che ci sono stati sempre vicini, e sempre molto attenti e puntuali nel collaborare con i deputati (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega nord Padania,


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di Forza Italia, di Alleanza nazionale, dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro, e del ministro Prestigiacomo).

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