Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 389 del 13/11/2003
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Seguito della discussione del testo unificato dei progetti di legge: Burani Procaccini; Turco ed altri; Valpiana; Mussolini ed altri; Briguglio; d'iniziativa del Governo: Nuove norme in materia di servizi socio-educativi per la prima infanzia (172-690-891-1783-2003-2020) (ore 12,05).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del testo unificato dei progetti di legge di iniziativa dei deputati: Burani Procaccini; Turco ed altri; Valpiana; Mussolini ed altri; Briguglio; d'iniziativa del Governo: Nuove norme in materia di servizi socio-educativi per la prima infanzia.
Ricordo che nella seduta di ieri si è concluso l'esame degli articoli e degli ordini del giorno presentati.

(Intervento del ministro per le pari opportunità - A.C. 172)

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il ministro per le pari opportunità. Ne ha facoltà.

STEFANIA PRESTIGIACOMO, Ministro per le pari opportunità. Signor Presidente, colleghi, desidero intervenire in conclusione dei lavori parlamentari, per sottolineare l'importanza del provvedimento che la Camera dei deputati si accinge a votare. Si tratta di un provvedimento fondamentale, voluto dal Governo che ha posto tra i suoi punti programmatici la politica per la famiglia, di cui la riforma dei servizi sociali per l'infanzia ne è un caposaldo.
Il Governo, nel novembre 2001, ha contestualmente varato due provvedimenti relativi agli asili nido: il disegno di legge, proposto dal ministro del welfare Maroni e da quello delle pari opportunità, di riordino del sistema dei servizi e l'anticipazione in finanziaria per il 2002, nella misura economica di 600 miliardi di vecchie lire, per il triennio 2002-2004, cui fa riferimento questo provvedimento.
Era necessario assicurare innanzitutto il diritto di accesso dei bambini, di tutti i bambini, a queste strutture, di fatto negato da una carenza di servizi e da un sistema anacronistico previsto dalla legge del 1971; legge di oltre trent'anni fa, diventata inevitabilmente inadeguata rispetto ad una società che ha visto profondi mutamenti nella composizione e nei bisogni della famiglia ed in cui è cambiato il ruolo della donna ed, in particolare, la presenza femminile in un mondo del lavoro che, già dieci anni fa, era radicalmente diverso rispetto a quello degli anni settanta.
Ciò che oggi si intende garantire in una società - ripeto - diversa rispetto a quella di trent'anni fa è una pluralità di offerte che ponga al centro l'esigenza dei bambini, che si interfacci efficacemente con le esigenze dei genitori e che tenga conto delle diverse condizioni socio-economiche e produttive del territorio.
Accanto alle strutture tradizionali e territoriali, che restano alla base del sistema


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che il testo disciplina, vengono previste nuove forme del servizio, all'insegna della flessibilità che, secondo me, non è dannosa, ma, al contrario, è una grande opportunità che potrà fornire risposte innovative a bisogni nuovi. Penso agli orari di apertura diversificati, a modalità di iscrizione e frequenza a progetti pedagogici, a servizi integrativi ed innovativi, fra cui anche gli asili nido ed i microasili nido aziendali di caseggiato o condominiali.
Questo è il provvedimento che noi abbiamo scritto e sul quale ci siamo sempre dichiarati disponibili ad ascoltare osservazioni e spunti migliorativi da parte della minoranza. In quest'aula, in questi due giorni, da parte della sinistra sono state mosse critiche totalmente infondate cui mi corre l'obbligo di rispondere.
È stato detto, in primo luogo, che il bambino non è mai considerato al centro di questo provvedimento. Si tratta di un appunto pretestuoso e privo di alcun fondamento. La riprova di questa infondatezza è nell'articolo 1 del testo che, nel determinare le finalità della legge, fa espresso riferimento alla Convenzione sui diritti del fanciullo di New York del 1989, ratificata nel 1991. Nella convenzione si parla di benessere e crescita armoniosa del bambino, elementi attorno ai quali ruota tutto l'impianto legislativo, anche quando in esso si fa riferimento alle famiglie.
Secondo l'interpretazione del centrosinistra, lo sviluppo armonioso di un bambino, cui fa riferimento la convenzione, sarebbe assolutamente indipendente dal contesto familiare, considerazione che, ovviamente, non possiamo condividere.
Non è possibile ritenere che occuparsi delle famiglie significhi non pensare al bambino o metterlo in secondo piano. Un bambino nasce, cresce e si forma soprattutto nei primissimi anni di vita all'interno della famiglia.
Va da sé che la serenità del nucleo familiare significhi serenità del bambino e l'avere pensato alla tutela di entrambi non attenua, ma anzi rafforza la centralità dei più piccoli.
Secondo: è stato detto che non si rispettano le pari opportunità perché non sarebbe prevista la parità di accesso ai servizi da parte di tutti i bambini. Inviterei l'opposizione a rileggere il comma 3 dell'articolo 1, nel quale si precisa: «I servizi socio-educativi per la prima infanzia prevengono e rimuovono le condizioni di svantaggio e di discriminazione e valorizzano la cultura della solidarietà e dell'integrazione.»
Non riesco quindi a comprendere a quale negazione delle pari opportunità alluda l'opposizione. È chiaro che il riferimento all'integrazione è rivolto alle realtà svantaggiate, fra cui le famiglie immigrate e i loro bambini. L'accesso ai servizi dei bambini con la nostra legge viene garantito, a prescindere dalla regolarità del permesso di soggiorno dei loro genitori e francamente sconcerta che l'onorevole Bindi abbia sostenuto con un emendamento che soltanto i figli degli immigrati con permesso regolare di soggiorno possono avere accesso ai servizi previsti e disciplinati dalla legge.
In realtà, l'opposizione a questo provvedimento giusto è disinformata, improvvisata, pretestuosa e subordina l'accanimento alla querelle politica all'interesse del bambino. Un'opposizione che si è rifiutata anche di apprezzare il richiamo a principi generali, storicamente condivisi, come la Dichiarazione dei diritti dell'infanzia di New York, il contrasto alle condizioni di svantaggio e di discriminazione, la valorizzazione della solidarietà e dell'integrazione.
Ancora: è stato detto che questo disegno di legge discrimina le famiglie monogenitoriali e i disabili. Risponderò limitandomi a leggere l'articolo 2, comma 2, laddove si enunciano i principi generali che regolano il sistema, fra i quali alle lettere d) ed e) si fa espresso riferimento ai diritti all'inserimento dei bambini disabili ai sensi della legge n. 104, che dovrebbe dirvi qualcosa, e al sostegno, alla lettera e), alle famiglie monogenitoriali.
Ancora, i nidi e i micronidi aziendali. La sinistra ha sempre iniziato il suo intervento precisando di non essere assolutamente


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e pregiudizialmente contraria ai nidi e ai micronidi aziendali. Contemporaneamente però li demonizza, perché a proporli è il centrodestra.
Non a caso il manifesto propagandistico che ha lanciato ieri l'altro l'onorevole Turco, puntualmente raccolto dal vostro bollettino quotidiano, è basato sul seguente assurdo teorema: solo il centrosinistra sa comprendere i bisogni dei bambini, che vengono invece fagocitati da noi del centrodestra. Noi del centrodestra dovremmo volere, secondo il «turco pensiero», per i bambini che casualmente sono anche nostri figli, nidi parcheggio, nidi «fai da te», nidi custodia (Commenti del deputato Zanotti)

PRESIDENTE. Onorevole Zanotti, c'è qualche problema?

KATIA ZANOTTI. Sì, signor Presidente

PRESIDENTE. Non è così che si risolvono i problemi. Sta parlando il ministro: lasciamolo parlare!

ROSY BINDI. Sei ministro della Repubblica!

PRESIDENTE. Onorevole Bindi: lei, che è stata sui banchi del Governo, ha un dovere supplementare di attenzione rispetto ai ministri e pertanto non deve interrompere! Parlerà dopo (Commenti del deputato Bindi)! Onorevole Bindi, la richiamo all'ordine!

ROBERTO MENIA. Basta!

PRESIDENTE. Onorevole ministro, la prego di proseguire.

STEFANIA PRESTIGIACOMO, Ministro per le pari opportunità. Dicevo: secondo il pensiero del centrosinistra, i nidi, secondo noi, sarebbero funzionali esclusivamente al raggiungimento del maggior profitto dei datori di lavoro, perché questo è stato detto e risulta dagli atti parlamentari. I quali datori di lavoro, così è stato detto, possono obbligare le lavoratrici a fare gli straordinari.
Insomma, ci sarebbero nidi aziendali di centrodestra (cattivi) e nidi aziendali di centrosinistra (buoni). Perché, invece, non spiega al suo elettorato, cara onorevole Turco, per quale motivo i nidi aziendali - che, mi dispiace per lei, tanto piacciono alle mamme, anche di sinistra - non sono stati previsti e incentivati quando lei era ministro? Andiamo avanti.
Ricordo ed informo l'Assemblea che l'articolo 70 della legge finanziaria del 2002, sulla base del nuovo assetto costituzionale, ha rimesso alla Conferenza Stato-regioni la definizione degli standard qualitativi per i nidi nei luoghi di lavoro, i quali sono già stati definiti, sono già stati approvati all'unanimità nell'aprile di quest'anno ed accolti dai rappresentanti di tutte le regioni d'Italia, incluse le regioni guidate dal centrosinistra.
In verità, i nidi aziendali, tanto demonizzati dal centrosinistra, sono una risposta intelligente e concreta alla necessità di conciliare famiglia e lavoro. Si tratta di strutture che consentono ai genitori che lavorano, prevalentemente alle madri, di accudire i propri bambini senza rinunciare alla propria indipendenza e alla propria realizzazione. Nei primi mesi di vita, si conciliano con l'allattamento materno evitandone l'interruzione, con tutti i vantaggi che ciò comporta per il bambino. È un'idea che è stata molto apprezzata e che, proprio per la sua validità, si sta diffondendo con grande successo.
Per quanto riguarda l'articolo 5 del testo - per rispondere ad una ulteriore critica avanzata -, vorrei precisare che l'accesso ai nidi e ai micronidi nei luoghi di lavoro è garantito ai figli di tutti i lavoratori, indipendentemente dal loro contratto.
È stato ripetuto che mancano standard qualitativi. A questo proposito, invito a rileggere l'articolo 6, dove, in base alla modifica del titolo V della Costituzione - che dovrebbe dirvi qualcosa -, si rinvia la definizione di standard qualitativi e organizzativi, omogenei su tutto il territorio


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nazionale, alla sede istituzionalmente competente, dettando 11 criteri di riferimento.
All'articolo 7 si prevede che lo Stato promuova la ricerca scientifica in materia di servizi socio-educativi per la prima infanzia, con un'apposita commissione interministeriale di studio e di proposta.
Infine, per quanto riguarda la copertura finanziaria di questo provvedimento, essa è chiaramente prevista con l'articolo 70 della legge finanziaria, che ha stanziato oltre 100 milioni di euro per il triennio 2002-2004, somma 120 volte superiore ai cinque miliardi di copertura previsti dalla proposta di legge Turco della precedente e dell'attuale legislatura, richiamata nel testo.
Questo provvedimento non affronta questioni di natura fiscale, ma ha come obiettivo la ridefinizione in chiave moderna del piano nazionale degli asili nido. Nella nostra legge del 7 aprile 2003, n. 80, di riforma del sistema fiscale, tra l'altro, sono previste espressamente, fra i criteri direttivi, deduzioni per l'assistenza all'infanzia e agli asili nido e domiciliari che saranno attuate con la gradualità che misure di questa entità richiedono.
Non riteniamo di aver creato alcuna discriminazione per il solo fatto di avere anticipato nella finanziaria del 2002 defiscalizzazioni per le famiglie che usufruiscono dei nidi aziendali. Incoraggiare la diffusione di nidi e micronidi nei luoghi di lavoro, con particolari agevolazioni, è stata una scelta della quale rivendichiamo e sottolineiamo l'assoluta validità. Non si possono chiedere misure di conciliazione famiglia-lavoro e poi criticarle quando vengono assunte.
Infine, è stato richiamato l'articolo 22 del cosiddetto decretone, che giustamente snellisce le procedure burocratiche per l'apertura di nidi condominiali. Con le nuove disposizioni basterà una denuncia di inizio attività per cambiare la destinazione d'uso di immobili ad uso abitativo che si vogliano adibire ad asili condominiali. Un'agevolazione che non comporterà alcun pregiudizio per la qualità, perché ovviamente restano ferme le previsioni normative in materia di sicurezza, di igiene e tutela della salute, nonché le disposizioni contenute nei regolamenti condominiali.
Da tutto questo contesto fatto di polemiche davvero fuori luogo e di critiche infondate, emerge un'opposizione che, in questo dibattito, ha deciso di porre al centro dei propri interventi la polemica politica, rinunciando ad un contributo costruttivo e positivo per migliorare concretamente il testo.
La tanto millantata centralità del bambino resta un vuoto esercizio retorico nelle posizioni del centrosinistra, essendo già ampiamente centrale nel disegno di legge, mentre emerge, con chiarezza (e mi dispiace dirlo) il livore politico e culturale di chi si sente espropriato di un tema, quello dei servizi alla prima infanzia, di cui si riteneva depositario.
Avrei preferito poter trarre conclusioni costruttive dall'iter di questo testo, ma, purtroppo, ciò non è stato possibile.
Il lavoro svolto dal centrodestra, con l'attenzione della relatrice, che vorrei ringraziare, e la sensibilità con la quale il Governo si è impegnato sul fronte della prima infanzia hanno reso doverosa una replica della quale avrei davvero preferito fare a meno.

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