Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 389 del 13/11/2003
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(Dichiarazioni di voto - Doc. IV-quater, n. 92)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Palma. Ne ha facoltà.

NITTO FRANCESCO PALMA. Signor Presidente, ho avuto il privilegio di una certa consuetudine di lavoro con l'onorevole Filippo Mancuso, al quale mi sento legato da vincoli non solo di sincero affetto; ragione, questa, che mi avrebbe consentito di declinare l'invito, rivoltomi dall'onorevole Elio Vito, ad intervenire nel presente dibattito. Ma come l'onorevole Mancuso ben sa, non sono abituato a scaricare su altri le difficoltà né, tantomeno, a fuggire dalle responsabilità.
Onorevole Filippo Mancuso, quanto dirò, lo dirò liberamente, e sia certo dell'assoluta inesistenza di quelle indebite interferenze che pure ella, senza ragione alcuna, ha ipotizzato nella interferente missiva che ha inteso inviarci.
Il 24 aprile 2002, il professor De Siervo ed il professor Vaccarella venivano eletti giudici costituzionali. Il sipario scendeva su una difficile vicenda protrattasi, forse, troppo a lungo, ma che aveva visto il centrodestra battersi compatto e convinto su quella candidatura Mancuso ferocemente avversata dal centrosinistra. Avversata, onorevole Fanfani, non come lei afferma per una semplice questione di metodo, ma perché - è inutile negarlo - l'onorevole Mancuso si era permesso, da ministro, di attivare il suo potere ispettivo nei confronti dei, per voi intoccabili, pubblici ministeri di Milano ovvero di denunciare una serie di retroscena di cui si sarebbe reso protagonista l'attuale senatore Scalfaro e perché, da deputato di Forza Italia, non aveva lesinato energie in una battaglia a tutto campo contro la politicizzazione della magistratura. Una candidatura caduta, onorevole Fanfani, non come lei afferma per un voltafaccia del centrodestra, ma solo perché, a fronte del vostro comportamento ingiusto e ritorsivo, il centrodestra ha ritenuto di aderire ai richiami istituzionali del Presidente Ciampi, certo, cedendo, ma cedendo solo per senso di responsabilità, ha ritenuto di sbloccare la situazione.
Quello stesso giorno, in Transatlantico, l'onorevole Mancuso così si rivolgeva all'onorevole Previti: «La fama di bandito che hai è del tutto meritata. Anzi, forse è perfino inferiore alla realtà» (Applausi di deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo)... Grazie!
A seguire la prospettazione difensiva dell'onorevole Mancuso, la frase non parrebbe essere coperta da insindacabilità, se è vero che lo stesso onorevole Mancuso ha dichiarato di aver apostrofato l'onorevole Previti con i termini «bandito» e «malfattore» solo in risposta ad una provocazione ingiuriosa che a suo dire questi gli avrebbe rivolto. «Avrebbe», perché in atti non vi è traccia confermativa di tale dato né voi vi siete peritati di chiedere all'onorevole Previti se l'affermazione corrispondesse o meno al vero.
In ogni caso, a tutto voler concedere, si tratterebbe soltanto di offese reciproche, tali apprezzabili dal giudice ordinario, ai sensi della scriminante specifica di cui all'articolo 599 del codice penale, di certo non rilevanti ai fini dell'insindacabilità.
Lei, però, onorevole Fanfani afferma che la questione ha uno stretto collegamento funzionale con l'attività parlamentare. Ma ne è davvero certo? C'entra qualcosa con l'attività parlamentare lo scomposto reagire per il mancato raggiungimento dell'obiettivo? Un obiettivo verso il quale ella, riportando le parole dell'onorevole Mancuso, addirittura attesta che


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l'aspirante nutrisse un interesse relativo. Ma, davvero, così tante votazioni per un interesse relativo? E c'entra qualcosa il fatto che l'indicazione del futuro candidato da parte del candidato uscente non abbia potuto trovare conferma nelle successive decisioni della coalizione e nella conseguente espressione di voto?
Credo che non c'entri nulla e, se non c'entra nulla, non le pare, onorevole Fanfani, che le sue conclusioni aprano le porte alla strada dell'insulto generalizzato e insindacabile (Una voce dai banchi della Margherita, DL-l'Ulivo: «Sgarbi!»), ogni qual volta qualcuno intenda dare sfogo al proprio disappunto per non aver trovato soddisfazione alle proprie variegate aspirazioni ovvero a quelle, se del caso anche nepotistiche, di cui si rende portavoce e promotore?
Nutriamo qualche perplessità e le esprimiamo con serenità, ma con serenità diciamo anche che esse, non essendo noi come voi abituati a cambiare idea a seconda dell'appartenenza ideologica dei soggetti coinvolti nelle varie vicende, non ci indurranno a dare corso a precedenti che potrebbero in futuro essere oggetto di facili strumentalizzazioni.
Il successivo 14 settembre 2002, sul quotidiano la Repubblica veniva riportata la seguente frase dell'onorevole Mancuso: «Rispetto al vero destinatario e beneficiario di questa norma, l'onorevole Previti, il Presidente Berlusconi non è psicologicamente e moralmente libero: questo è il dramma del paese».
La frase è speculare a quanto affermato dall'onorevole Mancuso in sede parlamentare il precedente giorno 13 e, per l'effetto, è coperta da insindacabilità.
Evidentemente, non ho alcuna intenzione di ripercorrere il merito della vicenda, la quale pur traeva origine da un'ordinanza delle sezioni unite penali della Cassazione, né tantomeno, soffermandomici, ho intenzione di rendermi megafono di un'accusa di ricattabilità tanto generica quanto infondata ed ingiusta. Mi limito soltanto a chiederle, onorevole Mancuso: ma davvero lei pensa che se vi fosse stata tanta cogenza non saremmo stati in grado, pure in quella che lei ritiene essere la nostra povertà giuridica, di costruire la norma in termini assolutamente idonei al raggiungimento dell'obiettivo che lei prospetta? Perché nel suo intervento di allora ritenne di affermare che avrebbe detto le stesse cose anche se avesse fatto parte ancora del gruppo di Forza Italia? Qualcuno poteva dubitare della genuinità del suo dire o ne dubitava lei per primo?
Comunque sia, i fatti individuano le coerenze personali, travolgono i proclami e li dissolvono nel ricordo delle azioni. Lei ricorderà, come ricordiamo tutti noi, con quanta tranquillità ha votato favorevolmente alla legge di riforma del diritto societario o a quella sulle rogatorie o con quanta forza, nella seduta del 19 settembre 2001, ha sostenuto in Commissione la costituzionalità della legge sulle rogatorie.

FILIPPO MANCUSO. Non è vero!

NITTO FRANCESCO PALMA. Allora era certamente convinto, poi ha cambiato idea.

FILIPPO MANCUSO. Non è vero!

NITTO FRANCESCO PALMA. Guardi i resoconti stenografici. Chi sa quale folgorazione sulla strada di Damasco! Si tratta di una folgorazione, comunque, avvenuta solo dopo che le sue differenziate aspirazioni erano state frustrate.
Sulla legge Cirami pensi quello che vuole. Noi continuiamo a credere che tale legge, come le altre, servisse ad un recupero delle garanzie, un recupero necessario perché, come da lei testualmente affermato il 13 settembre: la sinistra ha abusato del suo potere; la magistratura ad essa ispirata ha conculcato in molti casi la regolarità dei processi e la libertà delle persone.
Noi di Forza Italia siamo qui e del nostro gruppo fa parte anche quell'onorevole Previti, chissà perché da lei solo di recente apostrofato come bandito e malfattore che, a nome di Forza Italia, si alzò nell'aula del Senato ed intervenne in suo favore quando la sinistra promosse ed


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ottenne la sfiducia individuale nei suoi confronti. Lei ci appare circondato da chi l'ha sempre contestata, da chi lei ha sempre combattuto. Ciò, per l'affetto che le portiamo, è per noi motivo di grande amarezza, specie quando, ogni volta che la applaudono, vediamo il loro volto illuminarsi di quel sorriso che denuncia la strumentalità e la falsità dei loro stessi applausi (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e della Lega nord Padania e di deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
Noi voteremo per l'insindacabilità, anche quelli tra noi, invero molti, che sono convinti che lei, al nostro posto, non farebbe altrettanto (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e della Lega nord Padania e di deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Enzo Bianco. Ne ha facoltà.

ENZO BIANCO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho ascoltato con la dovuta attenzione la requisitoria del collega Palma. Più che una dichiarazione di voto è sembrato, francamente, un processo alla persona dell'onorevole Mancuso di cui egli si dichiara amico. Mi viene in mente un certo detto che dice: dai nemici mi guardo io, che dagli amici mi deve guardare Dio (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).

GENNARO MALGIERI. È il contrario!

EDMONDO CIRIELLI. Voi siete il contrario di tutto!

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per cortesia...

ENZO BIANCO. Vorrei semplicemente ricordare che dalla decisione della Giunta adottata all'unanimità con la presenza, tra l'altro, dell'esponente di Forza Italia, viene fuori un ragionamento semplice.
Vorrei, inoltre, ricordare all'onorevole Palma, che ha votato insistentemente, credo per una decina di volte negli ultimi due mesi, per affermare l'insindacabilità ad esempio delle opinioni espresse dal collega Sgarbi... (Commenti dei deputati Bruno, Palma e Zanettin) - e molte volte ho votato anch'io per il collega Sgarbi -, che queste sue riflessioni e ragionamenti francamente mal si conciliano con tali affermazioni di insindacabilità. Noi, invece, voteremo convintamente e serenamente per difendere, questa volta pienamente, il principio sancito dalla Costituzione, perché in questo caso le affermazioni dell'onorevole Mancuso sono state fatte certamente nell'esercizio delle sue funzioni.

GIULIO ANTONIO LA STARZA. Bravo!

ENZO BIANCO. Questa è la ragione per la quale noi siamo assolutamente concordi con la relazione del collega Fanfani.

GIUSEPPE FANFANI, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE FANFANI, Relatore. Presidente, soltanto per una brevissima...

VALTER BIELLI. Presidente, avevo chiesto di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ma, scusate colleghi, o vi iscrivete prima o..., perché non è che ci si iscrive a rate. Quando si sa che... Ho capito, ma nessuno segnala niente. Non è un modo di fare questo.
Prego, onorevole Fanfani.

GIUSEPPE FANFANI, Relatore. Intervengo, signor Presidente, per un fatto personale. L'onorevole Nitto Palma mi ha attribuito pensieri personali e personali conclusioni, chiamandomi in causa non meno di cinque volte.
Egli erra. Io ho parlato solo riferendo il pensiero della Giunta e non il mio pensiero, com'è dovere di ogni relatore. La


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Giunta, all'unanimità, Forza Italia compresa - presente con l'onorevole Giuseppe Lezza -, ha deliberato l'insindacabilità, condividendo la relazione ed io ho pertanto il dovere di riferire il pensiero della Giunta.
L'onorevole Palma si riferisca, quindi, non a me, ma a tutta la Giunta come organo collegiale, perché solo così sarà corretto personalmente nei miei confronti ed userà un linguaggio giuridico altrettanto pertinente (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, Misto-Comunisti italiani e Misto-Verdi-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Onorevole Fanfani, per cortesia, le ho dato la parola, ma le voglio preannunciare - perché un po' di ordine bisogna darlo a questa Camera - che lunedì mattina indirizzerò una circolare ai gruppi parlamentari, elaborata sulla base delle circolari dei miei predecessori, che stabilisce che per fatto personale si parla a fine seduta (e bisogna che la Presidenza si attenga a questo). In secondo luogo, anche per altre ragioni, connesse - colgo l'occasione per dirlo, ma è chiaro che questo non lo dico al lei, onorevole Fanfani, ma lo sto dicendo all'intera Assemblea - a ricordi, celebrazioni, richieste di commemorazioni, le richieste vanno indirizzate alla Presidenza. Se il Presidente, o chi presiede in quel momento, ritiene di farlo, lo fa autonomamente; altrimenti i gruppi sono autorizzati a farlo a fine seduta.
Diversamente, noi abbiamo una difficoltà enorme a portare avanti i nostri lavori per questioni, anche importantissime ma poste incidentalmente, che sconvolgono il nostro ordine del giorno. Ho colto l'occasione del suo intervento, onorevole Fanfani - ma certamente non è indirizzato a lei, ma a tutti -, proprio per dire che lunedì mattina indirizzerò questa circolare, che naturalmente ho elaborato sulla base anche dei precedenti dei miei predecessori.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, io credo di essere venuto due minuti fa, personalmente, al banco della Presidenza ad iscrivermi; quindi, forse più di così è difficile fare, anche per un capogruppo, per iscriversi a parlare, tanto più un capogruppo del gruppo misto.
Parlerò brevissimamente e il più pacatamente possibile. Il collega Mancuso, come voi sapete, oltre che essere - e credo che questo lo pensino tutti, anche il collega Nitto Palma - un autorevolissimo esponente di questa Assemblea, da un certo tempo fa parte del gruppo misto, che ho l'onore di presiedere.
Da quando l'onorevole Mancuso fa parte del gruppo misto, onorevole Nitto Palma - è l'unica considerazione politica che introduco solo a chiarimento per l'Assemblea -, il collega Mancuso non mi risulta che abbia cambiato l'appartenenza politica. Nel gruppo misto è, a tutti gli effetti, considerato un deputato del centrodestra, in base ai criteri che si adottano in quest'aula, cioè in base a come uno vota sulle questioni di fiducia.
Quindi, ritengo che da questo punto di vista, da parte degli esponenti del centrodestra, anche nel legittimo dissenso, ci dovrebbe essere il massimo rispetto per la coerenza politica.
Dell'intervento svolto dall'onorevole Nitto Palma ho apprezzato la conclusione che, devo dire, fa onore a lui e al suo gruppo. Il collega Nitto Palma, dopo aver svolto considerazioni che ritengo improprie in quest'aula e in questa circostanza, ha tuttavia affermato che il suo gruppo avrebbe espresso un voto favorevole all'insindacabilità. Ciò, onorevole Palma, fa onore a lei e al suo gruppo e ne prendo atto positivamente.
Tuttavia, signor Presidente, non possiamo cogliere l'occasione di un dibattito parlamentare sull'insindacabilità per tali interventi; dibattito nel quale, perfino impropriamente, ciascuno di noi interviene a nome del proprio gruppo, in quanto - come il collega Saponara mi insegnerebbe - siamo chiamati uti singuli ad esprimere il nostro giudizio. Infatti, esprimiamo un giudizio non in senso tecnico-giudiziario,


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ma che comunque ci interpella come singoli rispetto al fatto se sia applicabile o meno il principio dell'insindacabilità in forza del primo comma dell'articolo 68 della Costituzione.
La ricostruzione svolta dal collega Nitto Palma sembra una sorta di ritorsione politica, per fortuna senza conseguenze giuridiche. Ma, onorevole Nitto Palma, non fa onore a lei e al suo gruppo usare questa occasione, anche se la conclusione è stata condivisibile.

GIULIO ANTONIO LA STARZA. Basta!

MARCO BOATO. Signor Presidente, possiamo dirla tutta? Tutti comprendiamo che, in questa vicenda, chi ha commesso un errore è stato l'onorevole Previti che ha assunto tale iniziativa in occasione di uno scontro politico - ed esclusivamente tale - e dunque richiamabile anche sotto il profilo della sindacabilità: siamo parlamentari! L'altro giorno, l'onorevole Bondi, intervenendo durante il dibattito relativo all'onorevole Violante, ha detto cose feroci, ma le ha affermate in quest'aula sul piano politico. Io non le ho condivise, ma erano feroci! E l'onorevole Violante, nel caso in cui tali affermazioni fossero state rese ad esempio ad un giornale, di certo non avrebbe presentato un atto di citazione civile.
L'errore clamoroso l'ha commesso l'onorevole Previti in quanto, se si ha uno scontro politico, non ci si rivolge al giudice con un atto di citazione civile nei confronti di un collega o ex collega di gruppo (in quel momento, addirittura, forse ancora collega di gruppo).
L'errore clamoroso è stato quello di tramutare in un tale atto la libertà del confronto politico duro ed aspro, tanto aspro che io non ho condiviso Bondi, Nitto Palma non condivide Mancuso e chiunque può non condividere quanto affermato da un altro. Tuttavia, è un errore tramutare lo scontro politico in un atto giudiziario: questo è un errore clamoroso (Vivi commenti del deputato Elio Vito)!
Dunque, ha fatto bene il collega Nitto Palma ad affermare che, nonostante le diversità politiche, il suo gruppo avrebbe espresso un voto favorevole all'insindacabilità. Di ciò - ripeto - prendo atto con soddisfazione, perché quest'ultimo gesto è intelligente e coraggioso, mentre tutte le premesse - a mio avviso - si possono anche discutere, ma non è questa la sede per farlo (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-l'Ulivo e Misto-UDEUR-Popolari per l'Europa).

ROBERTO GIACHETTI. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, faccio richiamo all'articolo 59, primo comma, del regolamento, anche in relazione alle sue dichiarazioni di poco fa - che condivido pienamente - riguardanti i richiami. Tuttavia, mi permetto sommessamente di farle presente che, prima, l'onorevole Fanfani non ha posto una questione di carattere personale, ma ha sollevato un problema, Presidente - glielo dico sommessamente e con il consueto rispetto che ho nei riguardi della sua persona -, che lei stesso probabilmente, in relazione a quanto previsto dall'articolo 59 primo comma, poteva sollevare, senza far intervenire l'onorevole Fanfani in quanto relatore.

PRESIDENTE. Onorevole Giachetti, tra i lavori che ho commissionato agli uffici ve ne è uno, che sarà pronto nella giornata di oggi, con i precedenti che ho deciso di far raccogliere, perché qualche giorno fa un collega - non ricordo chi e di quale parte politica fosse - mi ha richiamato a censurare alcune parole, per la verità un po' forti, che erano state pronunciate.
Anche in questo caso, è necessario che tutti si rendano conto - si tratta di un dossier interessante, se ritenete lo invierò ai gruppi - che non si può chiedere al Presidente di censurare una parte - non è il caso suo, collega, non sto rispondendo a lei - quando poi le stesse cose vengono dette dalla parte opposta.


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Anche in questo caso, dunque, o tutti i gruppi fanno uno sforzo di autocontrollo, in primo luogo quando parlano i propri rappresentanti, e in tal caso si possono aspettare una censura nei confronti della parte opposta, oppure mi riesce difficile intervenire quando sono state tollerate molte volte espressioni non convenienti pronunciate da chi chiede tale censura. Dico questo perché è importante usare lo stesso metro in situazioni diverse.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sgarbi. Ne ha facoltà (Commenti). Onorevoli colleghi, anche l'onorevole Sgarbi ha diritto di parlare, non ha minori diritti degli altri!

VITTORIO SGARBI. Non si direbbe! Mi scuso per il mio intervento, in quanto mi rendo conto che esso non è gradito né all'onorevole Filippo Mancuso né alla maggioranza di Forza Italia. Non si tratta di una questione personale o di amicizia, ma di una questione di idee. Ho sempre considerato la vicenda relativa ai rapporti con la magistratura non una questione di maggioranza che mi appoggia, o, nel mio caso, di ex maggioranza, ma di condivisione di idee.
Si tratta di una questione che è contemporaneamente molto delicata sul piano personale e assolutamente di principio e di idee, mai come questa volta. Pertanto, non si può non condividere quello che dice l'onorevole Nitto Palma, rispetto all'ossequio che oggi viene manifestato da parte della sinistra talvolta nei miei confronti, molto più spesso nei confronti dell'onorevole Filippo Mancuso, che è stato il simbolo di una visione della giustizia opposta rispetto a quella della sinistra, quando era non nel Governo Berlusconi, ma nel Governo Dini, al punto che, caso unico, è stato costretto, abbandonato dai suoi e dallo stesso Dini, a subire l'approvazione di una mozione di sfiducia individuale nei suoi confronti.
Si tratta di un caso storico, in cui ha avuto l'appoggio di quella parte della quale oggi non è più un rappresentante, ma alla quale, sembra dire Boato, è politicamente ancora vicino e che si trova in una situazione di conflitto derivante dall'esigenza di difendere un membro del proprio gruppo, Previti, rispetto ad un simbolo. La verità, infatti, è che Mancuso è un simbolo di idee, mentre Previti è un esponente politico che ha alcuni processi su cui si è determinata una guerra che non riguarda i valori e le idee, ma i processi stessi.
Non si può, mi rivolgo a Forza Italia, scambiare chi ha valori ideali alti con difese corporative dei membri del proprio gruppo. È questo il limite vero: non si può perdere Mancuso, non si può abbandonare Mancuso in una grande battaglia, perché Mancuso è un simbolo, che la sinistra oggi accoglie perché la destra lo ha incoscientemente perduto e voluto perdere (Commenti del deputato Saponara - Applausi del deputato Landi di Chiavenna)! È questo il vero problema, onorevole Nitto Palma! Perdere Mancuso significa perdere valori e ideali!
La questione di Previti è una questione importante relativa a un conflitto tra magistratura e politica, ma Previti non rappresenta un valore ideale (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)!

ITALICO PERLINI. Vieni a lavorare...

VITTORIO SGARBI. Ecco perché il tema è complesso e difficile da affrontare. Difendiamo un principio con Previti, ma non possiamo alzarlo come una bandiera. Mancuso è una bandiera nel rapporto con la giustizia, è una bandiera, ed avere abbandonato Mancuso (Commenti)...

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, non capisco...

VITTORIO SGARBI. Non capisco neanche io. Se non siete in grado di difendere le idee e di distinguere le idee dalle persone, ciò è la prova che la vostra parte non ha alcuna dignità politica (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.

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