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ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, non intervengo sull'ordine dei lavori, ma per segnalare alla Presidenza una questione particolarmente delicata. Ho chiesto la parola al termine dei lavori affinché lei, Presidente, possa valutare quali iniziative siano più opportune.
Lo scorso anno, in occasione dell'approvazione in Commissione del disegno di legge finanziaria, ci fu un incidente abbastanza forte tra il sottoscritto e il sottosegretario Aprea concernente la questione della riduzione degli insegnanti di sostegno nelle scuole. Il sottosegretario Aprea nel sostenere la norma che veniva proposta in finanziaria comunicò alla Commissione che da uno studio che era stato fatto risultava un certo «gonfiamento» del numero degli insegnanti di sostegno.
Ovviamente io intervenni per chiedere al sottosegretario Aprea se, in relazione a questo gonfiamento, vi fosse stata un'iniziativa del Governo perché, altrimenti, questi aspetti potevano determinare denunce nei suoi confronti. La questione si chiuse lì. Il sottosegretario propose in aula degli emendamenti e la norma fu modificata. I danni nei confronti degli studenti portatori di handicap furono notevolmente ridotti sotto la spinta delle iniziative emendative dell'opposizione.
Ora, Presidente, quella norma è entrata in vigore, è legge dello Stato e si è applicata a far data dall'anno scolastico 2003-2004. Che cosa è accaduto? Che applicando quella norma molti studenti portatori di handicap praticamente non hanno l'insegnante di sostegno perché i dirigenti degli uffici scolastici, incaricati di comporre le classi secondo il rapporto numero degli alunni/insegnanti di sostegno/bambini bisognosi in relazione alle risorse finanziarie, avevano dovuto apportare dei tagli, per cui hanno escluso la possibilità
degli insegnanti di sostegno per il mero rilievo della carenza di fondi. Alcuni genitori e famiglie hanno fatto ricorso ai tribunali amministrativi regionali, altri per danni ai tribunali civili e qualcuno anche in sede penale perché vi ha riscontrato un'omissione da parte degli uffici scolastici.
Io credo, Presidente, che la questione sia talmente delicata che non è opportuno - questo è il mio giudizio - che il Governo attenda gli esiti di questi giudizi nelle diverse sedi per poi adempiere, ottemperare e risolvere il problema.
La norma è molto rigorosa perché prevede che le aziende sanitarie locali accertino le condizioni di handicap e che, in relazione a questi accertamenti, verificato lo stato di sussistenza del bisogno dell'insegnante di sostegno, vi si provveda. Io non voglio richiamare i principi della Costituzione e nemmeno le norme generali, ma quando l'handicap è certificato dall'azienda sanitaria locale, dovrebbe essere doveroso da parte del servizio pubblico scolastico dare l'insegnante di sostegno a questi bambini.
Sollevo questa questione e chiedo alla Presidenza di fare un'iniziativa di segnalazione al Governo e, in particolare, al sottosegretario Aprea, che segue questa materia, affinché si provveda a dare le istruzioni necessarie agli uffici scolastici regionali, i quali ovviamente oppongono il loro diniego segnalando norme e circolari che il ministero ha diramato. Per cui si è creato un circolo negativo in cui da una parte si attendono i giudizi, dall'altra non si danno disposizioni, mentre questi studenti vanno a scuola senza l'insegnante di sostegno.
Signor Presidente, credo si tratti di poche centinaia di studenti nel nostro paese e non sarà questo a creare una disfunzione nello sfacelo dei conti pubblici. Se la Presidenza della Camera vuole segnalare questa necessità al Governo, mi sembra che sia una cosa buona e giusta.
PRESIDENTE. E fonte di salvezza, come si dice... Al riguardo, solleciterò senz'altro il Governo, perché il tema ha un valore non soltanto di carattere corrispondente alle norme di legge, ma anche corrispondente ad esigenze che devono essere sempre tenute presenti, senza inutili paternalismi.
TEODORO BUONTEMPO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, in merito a ciò che ha detto il collega Boccia, ritengo che compito della Camera sia anche quello di verificare e controllare che vi sia l'applicazione concreta delle norme che approviamo e perciò la sua richiesta mi sembra pertinente.
Vorrei rivolgere una amichevole correzione al collega Boccia, perché quella modifica a quanto era previsto precedentemente dalla legge fu, in particolare, il risultato di una mia battaglia e di un mio emendamento.
Con il sottosegretario Aprea ci incontrammo più volte al ministero e nelle Commissioni e, alla fine, si riuscì a modificare ciò che aveva fatto il Governo di sinistra tramite questo emendamento, che migliorava il rapporto tra alunni ed insegnanti di sostegno. Mentre prima esso era legato al numero degli alunni e non ai portatori di handicap, con quell'emendamento che il Governo accolse, riuscimmo a stabilire un rapporto diverso, ossia un legame tra portatori di handicap e numero degli insegnanti di sostegno.
A fronte di ciò si stabilirono norme per la certificazione. È vero, invece, che quelle norme non hanno avuto piena attuazione, creando un disagio incredibile. Mi occupo di tale questione da ben tre leggi finanziarie, perché nelle leggi finanziarie successive queste norme vengono modificate. È un po' come la questione degli enti pubblici: qualcuno all'interno del Governo evidentemente rassicura - lo dico responsabilmente, signor Presidente - i soggetti che dovrebbero ottemperare a quanto previsto dalla legge, che possono anche soprassedere, perché poi la norma viene modificata.
Altrimenti, non si capisce - ne parleremo nei prossimi giorni - come, ad esempio, sia stato possibile che un emendamento riferito alla legge finanziaria del 2001, che ridava diritto a chi aveva fatto domanda agli enti di acquistare beni agli stessi prezzi del momento in cui avevano presentato la domanda stessa, venga accolto dal Governo ed approvato quasi all'unanimità dal Parlamento e, invece, nel decretone si cancellino proprio quelle parole.
Siccome non è stata applicata la norma, tant'è che ci sono stati molti ricorsi, tra l'altro vinti dagli inquilini, evidentemente qualcuno rassicurava gli enti dicendo loro di aspettare perché la stessa sarebbe stata modificata. Questa ipotesi sarebbe molto grave.
Mi pare incredibile che i provveditorati e chi di competenza abbiano potuto non ottemperare alla norma che ristabiliva un diritto di equità a costi non impossibili (erano, infatti, costi del tutto accettabili) ed ora le famiglie abbiano pagato duramente queste inadempienze.
Mi rivolgo alla sensibilità del Presidente di turno e chiedo ai ministri e ai sottosegretari preposti, anche per evitare interrogazioni in casi delicati come questo, che il Governo compia accertamenti per riferire alle Commissioni preposte cosa sia accaduto e cosa si intenda fare per riparare a questa grave mancanza.
PRESIDENTE. Onorevole Buontempo, poco fa avevo detto come avessi apprezzato l'esigenza, soprattutto di carattere giuridico, che le leggi, una volta che esistono, non siano soggette ad un'interpretazione o ad una messa in atto dal punto di vista di chi ne ha il dovere. Comunque, ora che so che anche lei ha i diritti d'autore, lo faccio anche più volentieri.
ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, poco fa, in modo informale, per informare i colleghi che stavano uscendo dall'aula, ha comunicato l'orario della seduta di domani: l'inizio è previsto per le ore 10. Signor Presidente, normalmente le sedute del giovedì cominciano alle 9,30 ed è inspiegabile il preannunzio di un orario del tutto particolare.
PRESIDENTE. Non conosco gli arcana regni.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, questa è la dimostrazione che andiamo avanti - lo dico tra virgolette - alla carlona: ogni giorno si applicano orari e regolamenti a seconda delle convenienze.
PRESIDENTE. Onorevole Boccia, non per contraddirla perché non ci proverei nemmeno, ma il regolamento non dice nulla al riguardo. Vi sono alcune prassi che hanno una forza diuturni consensu mores utentium comprobati.
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