Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 388 del 12/11/2003
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(Intervento del ministro della difesa)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il ministro della difesa, onorevole Antonio Martino.

ANTONIO MARTINO, Ministro della difesa. Signor Presidente, onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, con l'animo colmo di dolore e di amarezza mi accingo a riferire sulla tragedia che oggi ha colpito il nostro contingente in Iraq. A nome del Governo, ma credo di poterlo fare anche a nome del Parlamento - molti esponenti del quale me ne hanno infatti reso partecipe nelle convulse ore di questa mattinata - ed a nome dell'intero popolo italiano, vogliamo fare sentire la nostra partecipazione ai familiari delle vittime ed alle nostre Forze armate tutte.
In questo momento di gravissimo lutto, l'Italia intera vuole rendere onore ed omaggio ai suoi morti nell'esercizio del dovere. Sentiamo particolarmente vicina anche l'espressione che il Papa ha voluto far giungere al Presidente della Repubblica. Nel messaggio Sua Santità esprime testualmente «profondo dolore per la notizia del vile attentato dove carabinieri e soldati italiani hanno perso la vita nell'adempimento generoso della loro missione di pace» ed esprime «la più ferma condanna per questo nuovo atto di violenza che, aggiungendosi ad altri efferati gesti compiuti in quel tormentato paese, non aiuta la pacificazione e la ripresa». Sua Santità fa anche giungere ai militari ed ai civili impegnati nell'arduo compito al servizio di quella popolazione così provata l'espressione della sua solidarietà.
Ma le espressioni di cordoglio giungono da tutto il mondo. In particolare, stamani ho ricevuto le personali telefonate di tutti i miei colleghi dei paesi alleati.
Vengo ora all'esposizione dei fatti così come sono stati ricostruiti sulla base delle informazioni fornite dal capo di stato maggiore della difesa che esercita il comando operativo del contingente nazionale interforze in Iraq. Mi riservo naturalmente, signor Presidente, di tornare in quest'aula per riferire più dettagliatamente, quando avremo maggiore contezza degli eventi.
Alle ore 10,40 locali, circa, corrispondenti alle 8,40 in Italia, presso la base «Maestrale» dove ha sede il personale dell'unità di manovra del reggimento carabinieri della MSU (Multinational specialised unit), un automezzo seguito da un'auto blindata si è avvicinato ad alta velocità all'ingresso della base, facendo fuoco contro i militari della postazione di guardia che hanno risposto al fuoco con le armi in dotazione. L'automezzo proseguiva la corsa e, dopo aver colliso con i dispositivi di protezione, è esploso. L'onda d'urto ha investito in pieno il corpo di guardia e l'edificio retrostante. Il posizionamento ad opportuna distanza delle difese passive ha impedito all'automezzo di raggiungere il citato edificio, scongiurando


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danni e perdite ancora più gravi. L'area di interesse, agli effetti dell'esplosione, riguarda spazi ristretti dell'ordine di una decina di metri dall'ingresso dell'installazione.
Complessivamente nello stabile, che ha subito danni gravissimi, erano presenti circa 60 militari, ma non è ancora noto il numero di persone che si trovavano all'interno dell'edificio al momento dell'attentato.
Il bilancio, ancora provvisorio, del proditorio attacco terroristico è di estrema gravità. Contiamo al momento le seguenti vittime italiane: quindici militari, di cui undici carabinieri e quattro soldati dell'esercito italiano, ed un civile deceduti. Tra i militari deceduti vi è il figlio di un mio carissimo amico, ufficiale di grande valore, il generale Alberto Ficuciello. Contiamo, inoltre, una ventina di feriti, di cui molti gravi. Non abbiamo ancora notizie certe sulle vittime irachene.
Le operazioni di soccorso, immediatamente attivate, per estrarre dall'edificio crollato il personale che risulta disperso sono rese difficoltose dal gran numero di macerie e dagli incendi in atto. Dunque, non posso, purtroppo, escludere la presenza di altre vittime.
Subito dopo l'attacco, l'intera zona è stata cinturata dai carabinieri della MSU per scongiurare il pericolo di ulteriori possibili attacchi.
Ho dato immediatamente disposizioni perché le risultanze delle prime indagini fossero trasmesse a tutte le autorità e ad ogni organo competente per le conseguenti azioni necessarie ed opportune.
In via di prima approssimazione, apparirebbe anche possibile ritenere che la matrice di questo attentato possa essere ricondotta ad elementi sunniti della guerriglia irachena, unitamente a componenti estremistiche arabe. In realtà, però, le evidenze sul territorio e gli indicatori di intelligence autorizzano a ritenere che l'attentato di oggi a Nassiriya sia stato pianificato e realizzato da una cellula di feddaiyn Saddam.
Posso dare assicurazione che le disposizioni messe in atto nel teatro iracheno, come in tutti gli altri in cui sono impegnate le nostre missioni militari, sono le più efficaci per la tutela e la sicurezza del nostro personale. Al riguardo, sono state messe in atto le disposizioni previste dalla direttiva operativa nazionale del Comando operativo interforze. In particolare, all'ingresso dell'installazione MSU in Nassiriya era posta in essere una serie di ostacoli passivi al fine di limitare la velocità dei mezzi in ingresso e di convogliarne il movimento ed un presidio armato per la vigilanza dell'installazione.
Ciò non di meno, contro la proditorietà di attacchi suicidi la difesa è sempre estremamente difficile. D'altra parte, mai, mai abbiamo sottovalutato il rischio di queste operazioni.
Presso lo stato maggiore dell'esercito e il comando generale dell'Arma dei carabinieri sono stati attivati dei numeri telefonici per fornire informazioni ai familiari dei militari impegnati in Iraq.
La caserma attaccata, base del citato reparto, si trova nel centro abitato di Nassiriya ed era sotto il passato regime di Saddam Hussein sede della camera di commercio cittadina. Il comando e gran parte del reggimento MSU sono invece ubicati presso il complesso museale della città.
Il reggimento MSU, posto alle dirette dipendenze della brigata interforze italiana, opera fin dallo scorso mese di giugno nell'intera provincia di Dhi Kar, assegnata alla responsabilità nazionale e svolge compiti di raccolta di informazioni, operazioni di intelligence criminale, mantenimento dell'ordine pubblico, monitoraggio, assistenza e addestramento della polizia locale.
In particolare, l'unità di manovra attaccata è il reparto deputato prevalentemente alle attività esterne con riferimento all'opera di ricostituzione della polizia locale e collaborazione con le autorità che sovrintendono alla ricostruzione del paese.
Ricordo che il contingente nazionale di circa 2.700 militari dell'operazione «Antica Babilonia», rispetto ai 3.000 autorizzati


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dal Parlamento, si prefigge di garantire la irrinunciabile cornice di sicurezza all'opera di ricostruzione dell'Iraq.
Dal 15 luglio 2003 al contingente è stata affidata l'area di responsabilità di Dih Kar, con capoluogo a Nassiriya.
L'operazione è stata posta in essere a seguito delle risoluzioni della Camera dei deputati n. 6-00065 del 15 aprile 2003 e del Senato della Repubblica n. 8 del 15 aprile 2003 - di essa ho riferito con le comunicazioni del 14 maggio alle Commissioni congiunte esteri e difesa di Camera e Senato - e la spesa per l'intervento è stata autorizzata con il decreto-legge 10 luglio 2003, n. 165, convertito dalla legge 1o agosto 2003 n. 219.
Fanno parte dell'operazione: per l'esercito la brigata «Sassari», il cui comando ha sede a circa 15 chilometri dal capoluogo della citata provincia, con unità di supporto per un totale di circa 1.850 militari; per la marina, l'unità navale anfibia «San Giusto» con 500 militari; per l'aeronautica, circa 200 unità, con una componente di elicotteri per la ricerca e soccorso, presso l'aeroporto di Tallil, a circa 30 chilometri da Nassiriya.
Ricordo, ancora, che l'azione italiana in Iraq è di carattere multidimensionale e coinvolge diversi settori dell'amministrazione, in un contesto integrato e coordinato di mutuo sostegno, sia per assicurare alla popolazione di quella regione gli aiuti necessari sia per realizzare le opere immediate e urgenti di ripristino della funzionalità delle infrastrutture e di quei servizi che servono a garantire agli iracheni le migliori condizioni di vita possibili.
Oggi la nostra partecipazione alla missione si configura nel solco di quanto richiamato nella risoluzione n. 1511 delle Nazioni Unite, adottata il 16 ottobre scorso che, in considerazione del fatto che la sicurezza e la stabilità condizionano il processo di ricostituzione dell'Iraq, ha autorizzato una forza multinazionale a comando unificato a prendere tutte le misure necessarie per contribuire al mantenimento della sicurezza e della stabilità.
La risoluzione ha indicato un chiaro percorso politico che mira alla restituzione, al più presto possibile, della piena sovranità ed esercizio e responsabilità dei poteri al popolo iracheno.
Il voto all'unanimità nell'ambito del Consiglio di Sicurezza nella approvazione della risoluzione indica che ormai tutta la comunità internazionale si riconosce in quel percorso.
Questo è vero in particolare anche per l'Unione europea nel cui ambito l'Italia, nell'esercizio della sua Presidenza semestrale, sta fortemente sostenendo tale indirizzo.
In questo senso, anche da parte degli alleati, giungono utili ipotesi di accelerazione del transito dei poteri al popolo iracheno in tempi anche più rapidi di quanto inizialmente previsto. Tali ipotesi potranno essere finalizzate da qui alla scadenza del 15 dicembre individuata dalle Nazioni Unite per la presentazione di piani più dettagliati.
Voglio confermare che l'Italia continuerà ad adoperarsi, con il massimo impegno, per rafforzare il ruolo vitale delle Nazioni Unite in Iraq, includente l'afflusso di aiuti umanitari, la promozione della ricostruzione economica e condizioni di sviluppo sostenibile nel paese, esercitando ogni possibile sforzo per ristabilire istituzioni nazionali e locali rappresentative del popolo iracheno.
Onorevoli colleghe ed onorevoli colleghi, il dolore e la rabbia che stiamo provando di fronte al lutto che oggi abbruna la nostra bandiera ci muove alla consapevole determinazione di perseguire con coraggio la nostra missione.
Solo così - e questo è il nostro auspicio - il sacrificio dei nostri uomini non sarà vano. Vogliamo continuare a credere nella missione di pace, stabilità e solidarietà per la quale essi sono caduti.
Vorrei concludere richiamando alcune delle parole espresse, oggi, dal Presidente della Repubblica, appena avvertito del proditorio attacco: «Sono militari caduti mentre facevano il loro dovere, per aiutare il popolo iracheno a ritrovare la pace, l'ordine e la sicurezza. I nostri carabinieri,


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le nostre Forze armate sono in Iraq su mandato e per volontà del Parlamento. Tutta l'Italia si stringe attorno a loro e li sostiene in questo momento, in questa dura prova. Parto per gli Stati Uniti» - conclude il Presidente Ciampi - «con animo profondamente commosso. Ho la coscienza di rappresentare un paese unito e forte. Continueremo a svolgere, insieme con i nostri alleati e con le Nazioni Unite, il nostro ruolo nella lotta al terrorismo internazionale» (Prolungati applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro, della Lega nord Padania, Misto-Liberal-democratici, Repubblicani, Nuovo PSI e di deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo, che si levano in piedi, unitamente ai membri del Governo - Deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo si levano in piedi).

PRESIDENTE. Ringrazio il signor Presidente del Consiglio e il signor ministro della difesa per questa informativa.
Prima che inizi il dibattito, vorrei ribadire, con commozione, la vicinanza affettuosa di tutta la Camera dei deputati alle famiglie così drammaticamente colpite negli affetti più cari (L'Assemblea si leva in piedi e con essa i membri del Governo - Generali applausi).
Grazie, onorevoli colleghi. Avverto anche che il telegiornale ha deciso di trasmettere in diretta l'informativa assieme agli interventi dei gruppi.

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