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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tucci. Ne ha facoltà.
MICHELE TUCCI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che, a due anni dall'entrata in vigore della legge che ha introdotto il sistema professionale, si possa affermare con convinzione che il modello professionale funziona e che le istituzioni militari hanno dimostrato di gestirlo con risultati significativi e gratificanti. Lo dimostrano le tante missioni militari in cui le nostre Forze armate sono impegnate e, soprattutto, i tanti apprezzamenti e riconoscimenti che le nostre Forze armate hanno ricevuto. L'impiego operativo delle missioni più impegnative è ormai assicurato dal personale volontario, mentre quello di leva, come evidente, ha assunto via via un compito sempre più marginale di dislocazione territoriale.
Nel contempo, non si può sottacere che il reclutamento della leva è sempre più condizionato dalle adesioni al servizio civile che si sta qualificando come un'identità specifica, del tutto indipendente dalla leva obbligatoria. Il sistema professionale risulta, dunque, una scelta irreversibile ed una transizione molto lunga potrebbe avere la dannosa conseguenza di rallentare i necessari processi di ristrutturazione e, del resto, di compromettere i risultati sperati sotto il profilo della professionalità.
Sono queste le riflessioni che hanno indotto il gruppo dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro a valutare positivamente l'utilità e l'opportunità di accelerare la trasformazione del nostro sistema militare in senso totalmente professionale ed è a queste esigenze che il disegno di legge in esame fornisce un'adeguata risposta, peraltro, rimanendo nel solco del progetto di professionalizzazione, a suo tempo intrapreso, e dei conseguenti strumenti attuativi già individuati.
Il disegno di legge in esame anticipa dunque al primo gennaio del 2005 il termine per la sospensione del servizio militare di leva ed istituisce, a decorrere dalla stessa data, le nuove categorie di personale di truppa dell'esercito, della marina e dell'aeronautica, i volontari in ferma prefissata di un anno ed in ferma prefissata quadriennale, disciplinandone i profili relativi al reclutamento, lo stato giuridico, l'avanzamento e il trattamento economico.
Tale intento dunque risponde positivamente alla sempre più avvertita necessità di assicurare alti livelli di specializzazione ed efficienza delle forze armate, nonché ad una esigenza sociale, profondamente avvertita nel paese ed ampiamente condivisa dalle forze politiche ed imprenditoriali.
Onorevoli colleghi, noi riteniamo che la questione centrale del provvedimento sia nell'articolo 14, quello relativo ai criteri di reclutamento delle forze di polizia a ordinamento civile e militare. Il sistema proposto infatti è in linea con la disciplina vigente che avvantaggia gli aspiranti che hanno prestato servizio di leva e che consente a questi di partecipare ai concorsi fino all'età di trenta anni.
Questo sistema favorisce dunque l'immissione nelle forze di Polizia e nel corpo nazionale dei Vigili del fuoco di soggetti più giovani, già in possesso di una adeguata preparazione di base, consentendo in tal modo alle amministrazioni interessate di incentrare la successiva formazione sulle materie strettamente professionali. Riservare l'accesso a queste categorie di impiego pubblico a chi ha svolto il servizio militare di leva per almeno un anno rappresenta, a nostro giudizio, una giusta impostazione.
Nel corso del dibattito in Commissione difesa, sono state sollevate questioni diverse, in particolare, in riferimento alle modalità di accesso alle carriere iniziali delle forze di Polizia, del corpo nazionale dei Vigili del fuoco e del corpo militare della Croce rossa. Perplessità sono state espresse in ordine ad un presunto eccesso di militarizzazione delle organizzazioni non tipicamente militari.
Tali perplessità a nostro avviso rispondono esclusivamente ad una percezione non condivisibile del servizio militare inteso come disvalore.
Avere svolto il servizio come volontario consente di mettere a disposizione della amministrazione il requisito di professionalità ed un senso del dovere. A questo proposito, gli emendamenti presentati hanno avuto principalmente lo scopo di approfondire alcune tematiche e di contribuire ad una migliore definizione della figura del militare professionista su cui si baseranno le Forze armate. In tale ottica rientra il comma 2 dell'articolo 4 introdotto dalla Commissione difesa che estende la possibilità di accedere al servizio volontario agli stranieri e/o apolidi, figli di genitore italiano e discendenti in linea retta di secondo grado da cittadini italiani. Tale norma è molto chiara e dunque da noi pienamente condivisa, non tanto perché può allargare significativamente il numero degli aspiranti volontari, quanto invece perché in linea con quanto già introdotto dai paesi europei più avanzati
e soprattutto essa appare coerente con quella politica sempre più sentita di integrazione e aggregazione sociale, cui guarda il nostro paese.
In tal senso, le forze armate possono svolgere un ruolo importante, come dimostra l'esperienza fin qui maturata. Sono dunque non soltanto infondate le polemiche sollevate sulla norma, considerato peraltro che tale disposizione opera una naturale interpretazione della legislazione vigente in materia di cittadinanza; queste polemiche possono rappresentare e rappresentano un danno reale sulla strada dell'integrazione. Così come respingiamo al mittente l'ennesimo ed ingeneroso attacco ai meridionali, della cui riconosciuta intelligenza, capacità e laboriosità il nostro paese si è sempre giovato.
Ed allora, a nostro giudizio, la sospensione anticipata del servizio di leva rappresenta uno dei pilastri dell'azione del Governo e della sua maggioranza, che hanno individuato proprio nello sviluppo dello strumento militare il mezzo per garantire l'applicazione dei principi del nuovo modello di difesa.
Noi abbiamo l'obbligo di assicurare al paese Forze armate adeguate ad assolvere i nuovi compiti, in materia di difesa e di sicurezza, direttamente connessi al ruolo sempre più apprezzato ed importante che aspiriamo a svolgere nel contesto internazionale. È indispensabile, perciò, disporre di uno strumento militare adeguato, ma solo attraverso una professionalizzazione delle Forze armate si può raggiungere un modello di difesa tale da garantire questo obiettivo. Per queste motivazioni, signor Presidente, l'UDC auspica l'approvazione di questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Deiana. Ne ha facoltà.
ELETTRA DEIANA. Signor Presidente, tornerò rapidamente sui tre aspetti e sulle connesse problematiche che spiegano la nostra netta avversione al provvedimento e il nostro voto contrario. Voglio cominciare dal capitolo che riguarda direttamente la vita, le retribuzioni e i diritti dei giovani che vengono invitati ad arruolarsi.
Negli articoli che riguardano tali problematiche, vediamo una utilizzazione veramente strumentale - al limite di quello che io definirei una sorta di cinismo storico-politico - del bisogno di lavoro delle nuove generazioni, ma anche dell'aspirazione di senso che anima oggi una gran parte di queste nuove generazioni.
A questo doppio bisogno - il bisogno materiale e il bisogno di senso - si risponde in due modi che sono uno la faccia dell'altro. Da una parte, all'aspirazione di senso si risponde con la costruzione di meccanismi comunicativi retorici, tutti impiantati sul concetto di servizio alla patria, con la rispolverata di questa ideologia da una parte tradizionale, dall'altra certo non innovativa, in un momento in cui l'Italia è impegnata a costruire un percorso interno all'Unione europea, in una ricerca quindi di ridefinizione dei confini di appartenenza, a partire anche dall'individuazione di una concezione tutt'affatto differente dell'area geografica e dei criteri di definizione di una nuova cittadinanza. In questo contesto, si fa leva su una retorica di altri tempi e su un camuffamento continuo della vera natura cui sono destinate le cosiddette missioni di pace, che sono una parte essenziale di questi meccanismi comunicativi, di questa costruzione ideologica attraverso cui ai giovani si fa intendere di svolgere una funzione essenziale alla patria (io dico alla Repubblica). Credo che la Repubblica italiana, con il suo articolo 11, non abbia bisogno di concorrere - anzi, dovrebbe essere assolutamente estranea - alla costruzione di un ordine fondato su una pace che ha perso ormai completamente il suo significato e che camuffa la guerra. Ho potuto constatare che moltissimi giovani militari pensano di mettere a disposizione del paese le loro competenze, la loro formazione, la loro professionalità, credendo di rendere un servizio al nostro paese. Si tratta invece di un servizio distorto e snaturante rispetto al ruolo che l'esercito italiano dovrebbe
avere, stando allo spirito della Costituzione. Un'aspirazione quindi manipolata, utilizzata in senso assolutamente negativo.
Dall'altra parte, rispetto a questa retorica, a questa costruzione di un camuffamento o, in ogni caso, di una profonda distorsione del senso dell'aspirazione proprio di moltissimi giovani che si arruolano, vi è, invece, l'offerta di quasi niente dal punto di vista materiale. Penso a tutto ciò che i colleghi e le colleghe dell'opposizione ed io abbiamo sollevato relativamente alla «paghetta» - come l'ha definita la collega Pisa -, al diritto agli alloggi negato e all'intero, grande capitolo della rappresentanza democratica e della rappresentanza militare che non fa parte direttamente del provvedimento, ma è profondamente e radicalmente connessa. Mentre, infatti, si arriva ad un capitolo importante della definizione del nuovo esercito, non si arriva ad alcun punto essenziale sul piano dell'acquisizione per i militari di una pienezza del diritto alla cittadinanza. Quindi, sono connessi tutti i capitoli che concorrono a mantenere un largo margine di non definizione o di negatività rispetto a tale questione fondamentale: un esercito moderno e professionale che viene continuamente privato di diritti fondamentali su tutti i piani.
Un altro aspetto che ci indurrà ad esprimere un voto contrario ed un giudizio negativo riguarda le forme di reclutamento, ossia la materia che ho definito «militarizzazione latente», soltanto in parte contenuta nell'emendamento Bricolo che è stato approvato; tale modifica, tuttavia, non può cancellare l'impostazione di fondo del provvedimento che tende a superare le difficoltà del reclutamento, costruendo, da un lato, corsie preferenziali che violano i diritti di uguaglianza dell'insieme della cittadinanza e, dall'altro - come è stato continuamente ripetuto in questa sede dai colleghi della maggioranza, non ultimo dall'onorevole Tucci -, un primato del militare sul civile, una risorsa, un marcia in più che verrebbe dall'adempimento del dovere militare (lo dico ovviamente, tra virgolette, per quel che mi riguarda). Non a caso, tutte le proposte emendative tese a valorizzare l'apporto del civile e, quindi, anche del servizio civile, ossia tutto quello che dovrebbe far maturare nel paese una coscienza del concetto di difesa ampia, partecipativa e democratica viene respinto in nome della valorizzazione della dimensione del militare e, quindi, della risorsa delle Forze armate. Riteniamo profondamente negativa questa concertazione.
Infine, vi è la dimensione generale, strategica e storica in cui si inserisce la definizione dell'esercito professionale; mi riferisco alla connessione che vogliamo sottolineare tra la riforma delle Forze armate e la riforma in senso negativo - la controriforma - che è avvenuta (ma su cui è scarsa l'attenzione ed il dibattito) del concetto di difesa. Una controriforma, una metamorfosi negativa - come ho, più volte, sottolineato - che è la ragione di fondo della riforma dell'esercito.
Il nostro esercito, scarso di numero - e se fosse soltanto scarso di numero non sarebbe un male -, è pronto a qualsiasi operazione ed a qualunque intervento rapido ed è mobilitabile da una parte all'altra del mondo.
Tutti questi aspetti, esaltati come la quintessenza delle capacità professionali del nuovo esercito italiano sono, in realtà, elementi mimetici di quelle strategie di controllo globale che vengono teorizzate, ad esempio, dagli strateghi militari dell'amministrazione Bush. Sostanzialmente, l'esercito italiano dovrebbe imitare il modello che le nuove concezioni della difesa e della sicurezza dell'occidente, in particolare degli Stati Uniti, vorrebbero imporre all'intero pianeta: quello degli eserciti, delle Forze armate, che si muovono in un pericoloso spazio di superamento della divisione netta tra la guerra e la pace che, tradizionalmente, ha informato la concezione dello stesso diritto bellico.
Non c'è più distinzione tra la guerra e la pace secondo queste concezioni! Non a caso, il progetto di riforma del codice penale militare di guerra depositato dalla maggioranza in Commissione giustizia del Senato ha come suo punto essenziale esattamente
questo: il superamento del discrimine tra la pace e la guerra. Il che significa, sostanzialmente, che le Forze armate italiane, per quel che ci riguarda, ma anche quelle di qualsiasi altro paese voglia concorrere a questo nuovo ordine mondiale, sono alla discrezione dei governi o delle maggioranze dei governi, cioè sono praticamente svincolate da un contesto ordinativo, preciso e vincolante, delle regole di guerra e delle regole di pace.
È un passaggio storico-politico di straordinaria importanza, che dovrebbe essere affrontato a partire...
PRESIDENTE. Onorevole Deiana, dovrebbe concludere.
ELETTRA DEIANA. Sì, concludo, signor Presidente.
Si dovrebbe partire da questo elemento fondamentale e non da tutte le questioni tecniche o, addirittura, dal profluvio di vaneggiamenti sugli alpini che, in questa occasione, hanno abbondantemente caratterizzato il dibattito. Grazie (Applausi del deputato Pisa).
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Deiana.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bricolo. Ne ha facoltà.
FEDERICO BRICOLO. Grazie, signor Presidente.
Debbo dire che, su questo disegno di legge, il nostro gruppo ha avuto un atteggiamento molto critico. Essenzialmente, il provvedimento è stato licenziato dal Governo prevedendo una condizione che, per noi, era comunque fondamentale per cominciare a discutere un testo di tale portata, vale a dire con la condizione che requisito fondamentale per accedere alle nuove Forze armate del nostro paese fosse quello di avere la cittadinanza italiana.
Il Governo aveva licenziato il testo con la predetta intenzione perché, evidentemente, valutato il problema, il Consiglio dei ministri aveva deciso di portare avanti un disegno di legge che, nel suo articolato, richiedesse il requisito fondamentale del possesso della cittadinanza italiana. Poi, quando il provvedimento è arrivato in Commissione, sono stati presentati alcuni emendamenti, uno dei quali, fatto proprio dal relatore di Alleanza nazionale, ha scardinato questo concetto.
Si è passati, dunque, dalla condizione sine qua non, per entrare nel nostro esercito, di avere la cittadinanza italiana alla possibilità, per extracomunitari, cittadini non italiani e addirittura per gli apolidi, di accedere al nostro esercito, e si è creata, in tal modo, una breccia su quello che noi riteniamo un caposaldo irremovibile.
Il nuovo esercito professionista cambierà completamente la difesa nel nostro paese. Noi siamo sempre stati abituati alla leva obbligatoria e, dunque, ad un esercito composto da tutti i giovani che nascevano nel nostro paese e che diventavano maggiorenni, provenienti da tutte le classi sociali e rappresentanti tutto il paese, tutto il territorio.
Un esercito professionista come impostato in questo provvedimento è un esercito completamente diverso, molto ridotto per numero di uomini, dunque pochi uomini avranno il potere di gestire la difesa nel nostro paese e conosceranno l'uso delle armi, che sarà adesso invece sconosciuto ai nuovi giovani, perché comunque non apprenderanno queste conoscenze con il servizio di leva obbligatorio. Dunque, vi sarà un esercito professionistico composto da poche persone, che comunque non rappresenteranno tutte le classi del nostro paese, ma soprattutto non rappresenteranno la territorialità nel nostro paese. Così come nasce, questo provvedimento farà sì che vi sarà un esercito di professionisti le cui truppe volontarie, per la stragrande maggioranza, proverranno dal Mezzogiorno del nostro paese.
FEDERICO BRICOLO. È chiaro che le motivazioni le abbiamo già dette, sono anche normali. Le difficoltà di occupazione
che vi sono nel sud porteranno molti giovani ad entrare in questo esercito, però chiaramente caratterizzandolo dal punto di vista territoriale. Non sarà più l'espressione di tutto il paese, non sarà più ogni regione rappresentata in questo esercito, ma invece vi saranno solo alcune regioni che saranno la parte rappresentativa di questo esercito.
Questo esercito che, dicevo, sarà chiamato ad avere sempre più importanza dal punto di vista politico, dal punto di vista della politica di ogni Governo, soprattutto in politica estera, visto che spesso le nostre forze armate ormai sono chiamate a missioni di pace che vanno ad interferire in scenari internazionali, in conflitti multietnici, multireligiosi, che ormai purtroppo sono esplosi un po' in tutto il pianeta. Ricordiamo che il nostro esercito è il terzo al mondo, pensate, come numero di uomini impiegati in missioni di pace, a fronte invece di una spesa che dedichiamo alla difesa, che sicuramente non può annoverare il nostro paese come il terzo al mondo, ma a livelli sicuramente molto più inferiori.
Dunque, è chiaro che la politica di questo Governo è una politica dedicata a sfruttare comunque questo esercito anche come arma diplomatica per accreditarsi tra la varie democrazie, per far capire nel mondo che comunque l'Italia vuole svolgere un ruolo e anche un'azione diplomatica, come dicevo, di aiuto, per risolvere le controversie internazionali.
È anche vero che al nostro esercito noi della Lega nord Padania abbiamo chiesto più volte - e siamo intervenuti anche nei confronti del ministro Martino - delle priorità; è giusto intervenire in conflitti (che si sviluppano al di fuori dell'Unione europea), dove evidentemente c'è bisogno anche dell'intervento del nostro paese, ma è anche giusto comunque sfruttare il nostro esercito, sfruttare il Ministero della difesa nel compito forse principale che dovrebbe avere, che è quello di difendere i confini del nostro paese, che sono minacciati ogni giorno dall'immigrazione clandestina attraverso i flussi migratori che arrivano con le carrette dai mari e comunque con tutti sistemi che riescono ad escogitare i mercanti di schiavi e di immigrati clandestini per entrare nel nostro paese.
Diversi parlamentari della Lega nord Padania sono stati per esempio anche a Lampedusa, che adesso è diventato l'epicentro dei flussi migratori, e abbiamo visto la latitanza del nostro esercito. C'è qualche motovedetta della Guardia di finanza, vi sono le capitanerie di porto, vi è qualcosa dei Carabinieri, eccetera, ma manca un pattugliamento costante e continuo delle nostre acque da parte della nostra marina, un monitoraggio da parte della nostra aviazione, un controllo anche dei nostri militari, del nostro esercito sulle coste.
Evidentemente, pensiamo che, in primis, un esercito nel nostro paese deve affrontare il grave fenomeno dell'immigrazione clandestina, che sappiamo è collegato anche poi con l'entrata illegale nel nostro paese di terroristi fondamentalisti, nonché di armi, di spaccio di droga, eccetera. Dunque, un ruolo di contrasto diventa importante per la sicurezza della gente che vive sul nostro territorio. È chiaro che l'intervento del nostro esercito, se vuole essere usato per risolvere i problemi negli altri paesi in primis deve essere usato per risolvere i problemi che abbiamo direttamente a casa nostra.
Questo - devo dire - fino adesso non è accaduto, almeno nel modo in cui vorremmo noi della Lega nord Padania. Molti nostri colleghi, rappresentanti istituzionali, li abbiamo visti presenziare i funerali di quei poveri disperati che cercano di entrare nel nostro paese illegalmente. È chiaro che non serve solo piangere in questi momenti, ma serve anche fermare questi flussi migratori.
Fermare i flussi migratori vuol dire anche fermare le centinaia di morti di queste persone che avvengono nei nostri mari. Dunque, diventa assolutamente demagogica qualsiasi posizione che piange queste morti ma che, al tempo stesso, non vuole intervenire per risolvere il problema. Il problema può essere risolto solo se c'è fermezza da parte dello Stato sia nei confronti di chi organizza questi traffici
sia nei confronti di questi paesi che li portano avanti. Auspico, quindi, che il Ministero della difesa decida di dedicare maggiore attenzione a questo fenomeno; abbiamo anche presentato un ordine del giorno, accettato dal Governo e, pertanto, speriamo bene.
Per quanto concerne il provvedimento, come già detto, a noi non piace. Non ci piace assolutamente il concetto che la cittadinanza italiana non sia più un requisito fondamentale. Mentre in un esercito di leva, come è stato detto da alcuni in questa sede, gli extracomunitari avrebbero potuto essere spalmati su un numero notevole di centinaia e centinaia di migliaia di giovani militari, l'esercito professionistico, che avrà numeri ridotti ed avrà l'importante il compito di rappresentare il nostro paese nel mondo e di difendere il nostro territorio, deve essere composto da cittadini, da figli della nostra terra, da figli che rappresentano il nostro territorio. É chiaro che sono gli unici che avranno la possibilità effettivamente di rappresentarci, di difendere i nostri interessi. Poche centinaia di euro non possono motivare uno straniero, un extracomunitario, un apolide, a difendere i nostri interessi, magari con sprezzo della propria vita. I nostri militari saranno chiamati a rischiare la propria vita. Sono convinto che chi non è un cittadino del nostro paese sicuramente non rischierà la propria vita per difendere i nostri interessi. I compiti affidati al nostro esercito, fra l'altro, aumenteranno sempre di più, viste le gravi tensioni e i conflitti internazionali che purtroppo stiamo vedendo in questo momento nascere ed esplodere nel mondo.
Diventa dunque irresponsabile non portare avanti un disegno come quello che noi della Lega nord Padania vogliamo portare avanti.
Nell'impianto del provvedimento vi sono altre lacune. Ripeterò, forse, cose già dette in precedenza durante la discussione sulle linee generali, come, ad esempio, il tema della territorialità che diventa anch'esso molto importante. Vi saranno regioni che non saranno rappresentate in questo nuovo esercito professionistico; è, dunque, evidente che se si vuole dare corpo a questo provvedimento bisogna anche porre, in questo nuovo esercito professionistico, dei paletti chiari e bisogna dare delle certezze. Pertanto, occorre che nel nuovo esercito siano rappresentate tutte le realtà territoriali; è un esercito che, comunque, deve essere impegnato per difendere il nostro territorio. Un esercito in cui ci sono al suo interno dei corpi, come, ad esempio, quello degli alpini per il quale abbiamo fatto una grande battaglia; evidentemente, la battaglia che abbiamo condotto in Parlamento non è stata accolta dagli altri colleghi parlamentari che magari sono i primi a sfilare durante le numerosissime sfilate fatte dal corpo degli alpini. Migliaia e migliaia di persone che si radunano a dimostrazione di quanto questo corpo, anche dopo aver svolto il servizio militare, riesca ad aggregare i nostri giovani, i «veci», gli alpini, che decidono ancora di impegnarsi nel volontariato - forse, in quello più duro -, e in prima fila, quando si verifica nel nostro paese qualsiasi tipo di calamità naturale, nell'intervenire per aiutare gli altri. Ebbene, questo corpo degli alpini, radicato non solo al nord ma anche in altre zone del paese, verrà a perdere inevitabilmente. Questo o non è stato colto, o non è stato colto volutamente; io penso più alla malafede di molti colleghi soprattutto visti gli interventi svolti dall'onorevole Ruzzante in dichiarazione di voto sui nostri emendamenti a tutela degli alpini; emendamenti che non sono stati portati avanti. In questo modo, noi non avremo, quindi, più residenti nelle regioni del nord nel corpo degli alpini e in quello degli artiglieri di montagna. Questo deve far riflettere! Il flusso di persone che, finita la leva, entravano nelle associazioni di volontariato diverrà ad essere tagliato; la tradizione del corpo degli alpini, radicata soprattutto in tutto il nord del nostro paese...
PRESIDENTE. Onorevole Bricolo, si avvii a concludere.
FEDERICO BRICOLO. Dunque concludo, signor Presidente, annunciando che, visto che per noi il possesso della cittadinanza
italiana è un presupposto assolutamente fondamentale per entrare nel nostro esercito, darò un'indicazione di voto contraria su questo provvedimento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Molinari. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE MOLINARI. Signor Presidente, essere maggioranza non significa essere autosufficienti nella comprensione dei fenomeni e nella gestione di ciò che, in realtà, è patrimonio di tutti.
Lo sanno bene i componenti della Casa delle libertà dopo il voto di ieri, quando, sull'emendamento presentato dall'onorevole Bricolo sulla riserva del 50 per cento dei posti a concorso per coloro che hanno svolto il servizio militare volontario e sulla salvaguardia dell'autonomia della selezione del personale per il Corpo dei vigili del fuoco; ma lo sa bene anche Alleanza nazionale, che sulla norma che riguarda l'arruolamento dei cittadini extracomunitari nelle Forze armate ha avuto bisogno dei nostri voti, considerata la ferma opposizione della Lega nord Padania, ribadita poc'anzi anche sulla votazione finale del provvedimento al nostro esame.
È evidente, quindi, che il dibattito parlamentare ha fatto emergere, ancora una volta, le vistose crepe di tenuta che vi sono all'interno del centrodestra. In questa sede va dato atto all'opposizione del centrosinistra e dell'Ulivo di aver affrontato nel merito le questioni che riguardano un patrimonio di tutti, come le Forze armate, senza speculazioni, senza strumentalizzazioni e con la serietà che contraddistingue le forze di governo, ricordando che l'abolizione della leva fu una delle numerose riforme che il centrosinistra varò nella scorsa legislatura.
GERARDO BIANCO. Signor Presidente, dov'è il Governo?
PRESIDENTE. Il rappresentante del Governo si è momentaneamente allontanato, non credo si sia volatilizzato. Vi chiedo la cortesia di chiamarlo: sarà probabilmente un'esigenza temporanea.
Prego, onorevole Molinari, continui.
GIUSEPPE MOLINARI. Il tempo è sempre giudice supremo delle verità storiche, e dunque si darà atto all'intuizione ed alla caparbietà dell'allora ministro della difesa, Beniamino Andreatta, di aver voluto fortemente una riforma che avvicina il nostro paese all'Europa. Le parole pronunciate ieri nel corso della cerimonia del 4 novembre, festa dell'unità d'Italia e delle Forze armate, dal Presidente Ciampi sul valore e sul ruolo delle nostre Forze armate di pace sono infatti la prova provata della stima e dell'affetto del paese ai nostri militari.
Nel centrosinistra avete trovato non un atteggiamento dilatorio o ostruzionistico sul provvedimento, ma una contrapposizione leale sul metodo e non sull'obiettivo; anzi, nel corso delle precedenti leggi finanziarie abbiamo sempre presentato in Parlamento, assieme al collega Minniti, proposte emendative volte ad anticipare la sospensione della leva, convinti che, ormai, si fosse in grado di affrontare questo impegnativo salto di qualità.
Quando il ministro Martino, nel corso di un'audizione svolta presso la Commissione difesa, annunciò il provvedimento, apprezzammo tale impegno; purtroppo, non ne abbiamo apprezzato il contenuto, troppo frammentato e poco organico rispetto ai problemi globali che una riforma del genere introduce in un paese nel quale, per la prima volta, si va oltre la leva obbligatoria. Oggi le nostre Forze armate rappresentano l'orgoglio di una nazione in grado di assumersi la sua responsabilità sullo scenario internazionale, e vorrei sottolineare che, pur nella differenza delle opinioni rispetto alla maggioranza di centrodestra, non abbiamo mai messo in discussione il nostro sostegno alla loro azione.
L'anticipo della sospensione della leva, dunque, è il risultato più evidente che dimostra quanto la riforma varata dall'Ulivo abbia funzionato; lo dimostrano i
quasi 10 mila militari impegnati nelle missioni internazionali all'estero, dall'Iraq a Timor Est, passando per i Balcani e l'Afghanistan, cui va il nostro saluto e quello di tutto il Parlamento.
Non basta, tuttavia, anticipare l'abolizione del servizio obbligatorio di leva per avere un esercito funzionante e operativo nelle migliori condizioni. Come abbiamo sostenuto più volte, avremmo voluto confrontarci seriamente con la maggioranza sul merito delle questioni sollevate, che sono state affrontate, invece, con una certa supponenza e superficialità.
La responsabilità del legislatore è quella di affrontare al meglio il ruolo attribuitogli dalla Costituzione: approvare una legge-spot per affermare di aver anticipato al 2005 la sospensione della leva obbligatoria può avere un effetto immediato sui media, ma, al dunque, saranno purtroppo i nostri giovani a dover affrontare e subire i danni di un provvedimento incompleto, privo di quel respiro normativo che avrebbe potuto e dovuto, finalmente, far superare a tutto il sistema questa fase di transizione.
Si tratta di una riforma che doveva essere affrontata in altro modo, per la semplice ragione legata all'avvio, finalmente, del difficile ma ineludibile processo di costruzione di un sistema di difesa comune a livello europeo.
GIUSEPPE MOLINARI. I nodi veri, quelli che riguardano le questioni della qualità della vita dei militari di carriera, sono stati, quindi, nella maggior parte elusi, nonostante i risultati ottenuti nel corso della discussione, pensando erroneamente che potessero risolversi da soli.
La paga settimanale non è, forse, il migliore incentivo per chi sceglierà di entrare nelle forze armate? Noi avevamo chiesto che venisse attribuito quello che definiamo correntemente uno stipendio, abbiamo chiesto di fare attenzione a non pregiudicare una situazione complessa e complicata, a non esasperare la rigidità nei meccanismi di selezione del personale anche negli altri corpi del comparto di sicurezza. Abbiamo chiesto di ascoltare le nostre proposte emendative sulle questioni legate alla casa ed abbiamo apprezzato l'emendamento che è stato accolto (anche se non ci soddisfa del tutto, è un primo passo innanzi).
In questi mesi non si è fatto che un gran parlare di cartolarizzazione degli immobili della Difesa, di SCIP 3, di vendite e si è ignorato che il problema sarà assicurare ai volontari delle Forze armate situazioni confortevoli di alloggio in considerazione del loro spostarsi continuamente per motivi di servizio.
Abbiamo chiesto di stabilire quote di accesso alle case popolari e programmi di edilizia residenziale pubblica, proprio per dare risposta ad una priorità molto avvertita e che deve rappresentare una leva di incentivazione e non di deterrenza. Abbiamo posto in evidenza le soluzioni per evitare che tanti giovani commettano errori di valutazione sulla permanenza nelle Forze armate. Abbiamo proposto l'abolizione dell'articolo 12, proprio per evitare che, alla fine, un giovane possa passare nove anni nelle Forze armate per poi ritrovarsi senza prospettive in un'età critica per la vischiosità del mercato del lavoro.
Sulla caratterizzazione etica delle future Forze armate è bene svolgere alcune considerazioni. La Lega si è detta preoccupata della grande incidenza numerica dei meridionali ed ha posto alcune condizioni, francamente prive di qualsiasi fondamento logico.
In un contesto generale bisognerebbe chiedersi il motivo per cui le caserme, di fronte alla grande rilevanza di militari provenienti dalle regioni meridionali, debbano essere dislocate prevalentemente al nord. Sulle caserme tornerò più avanti.
Aver pronunciato un'affermazione del genere è davvero un'enormità. Lo è, perché è offensivo nei confronti di quei tanti soldati meridionali che sono caduti per un ideale e per il nostro paese sulle
montagne del nord e che hanno consentito che si realizzasse l'unità del nostro paese.
Le Forze armate, più di ogni altra istituzione, hanno contribuito a fare l'Italia nell'accezione cavouriana del termine. Fatta l'Italia, si disse che bisognava fare gli italiani. Ebbene, le Forze armate hanno svolto questo compito. Per tanti giovani la leva, in un contesto nel quale non vi era la mobilità presente oggi, rappresentava il primo viaggio fuori dal proprio mondo e la prima occasione di socializzazione. È un discorso valido sia per il contadino della bergamasca sia per il bracciante della Lucania. Non è con la logica delle riserve indiane che si difende la presenza del nord nelle Forze armate.
Noi siamo stati responsabili ed abbiamo appoggiato l'emendamento del relatore Gamba per quanto riguarda gli arruolamenti degli stranieri a discendenza italiana. Non abbiamo fatto speculazione politica: avremmo potuto farla. Avremmo potuto mettere in evidenza come, ancora una volta, due partiti della maggioranza, Lega e Alleanza nazionale, abbiano manifestato opinioni diverse su un provvedimento del proprio Governo. Tuttavia, è ovvio che il problema è altrove: è un braccio di ferro continuo che è in atto nella Casa delle libertà.
Vorrei ora tornare sulla questione delle caserme. È evidente che la logica dei numeri impone una riconsiderazione, su tutto il territorio nazionale, delle attuali strutture militari. Un minor numero di soldati di leva si declina come necessaria razionalizzazione di caserme. Per noi è importante che venga assicurata la presenza di una caserma per ciascuna regione.
Vorrei ricordare che nella scorsa legislatura il Parlamento approvò una risoluzione che impegnava il Governo a realizzare ben cinque nuove caserme militari di cui la maggior parte al sud. La geografia politica è cambiata: è il Mediterraneo la nuova frontiera da presidiare. Ormai ad est è finita definitivamente l'oscura parentesi storica che aveva diviso in due il continente. Tuttavia, le caserme non hanno solo funzioni militari in senso stretto, ma anche funzioni di servizio della protezione civile in caso di calamità naturali. Per questo motivo, è bene e soprattutto interesse del paese mantenere un'intelaiatura militare efficiente spalmata su tutto il territorio nazionale.
Infine, una particolare attenzione merita la questione del servizio civile. Con il superamento della leva obbligatoria è evidente che si verranno a determinare situazioni di criticità anche per il servizio civile, una scelta che decine di migliaia di giovani hanno fatto in alternativa al servizio militare. Con il loro impegno, attualmente, vengono erogati servizi importanti nelle nostre città, soprattutto per quanto concerne prestazioni socio-assistenziali. Se non si interviene per tempo molti servizi potrebbero andare in corto circuito a danno delle fasce più deboli. Penso agli anziani ed ai disabili, per fare un esempio. Il servizio civile è un modo diverso di servire il paese, ma non meno importante.
PRESIDENTE. Onorevole Molinari...
GIUSEPPE MOLINARI. Quindi, al Governo chiediamo di confrontarsi in Parlamento anche su questo punto. Non bastano gli spot per incentivare il servizio civile, ma occorrono leve più incisive, altrimenti vi saranno guai più seri.
Ecco, quindi, le nostre perplessità ed i nostri timori nei confronti di una riforma che andava, sì, portata a compimento definitivamente, ma in modo diverso e, comunque, con strumenti più efficaci. Questo voleva dire maggiori investimenti e maggiori risorse, elementi che, purtroppo, non riscontriamo nella legge finanziaria per il 2004.
Il centrodestra aveva fatto una campagna elettorale cavalcando i temi cari alle Forze armate ed al comparto sicurezza. Oggi, anche questo bluff viene scoperto e il re è nudo. L'1,5 per cento del PIL di cui aveva parlato il ministro Martino da destinare alla spesa per la difesa è ben lungi dall'essere raggiunto. Quest'anno siamo ancora una volta al di sotto dell'1 per cento. Difficilmente una quota così residuale
potrà essere d'aiuto a tutto il settore, compreso quello della ricerca e dell'industria militare che rappresenta un importante patrimonio economico ed occupazionale del nostro paese.
Manchiamo di slancio politico nella difesa e sembriamo ancora troppo timidi nel faticoso lavoro di costruire una forza militare europea che ci possa far assumere una maggiore indipendenza collaborativa ed alleata rispetto agli Stati Uniti. La realizzazione di una forza comune a livello europeo è una necessità anche per dotare il continente di uno strumento fondamentale per la politica estera. Una riforma senza risorse è una riforma senza entusiasmo.
Pur condividendo gli obiettivi e con tutte queste perplessità il gruppo della Margherita annuncia il voto di astensione (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ascierto. Ne ha facoltà.
FILIPPO ASCIERTO. Signor Presidente, ho un profondo rispetto nei confronti dei colleghi della Commissione difesa. Con molti abbiamo condiviso un percorso, talvolta anche su piani differenti, nelle ultime due legislature. A volte, però, non riesco a comprendere certe affermazioni che sembrano davvero strumentali: o si è avuta un'inversione di tendenza e di pensiero in questi ultimi tempi o - e non voglio neanche pensarlo - si leggono cose scritte da altri che non sono condivise neanche da chi le legge. Infatti, sono diverse le affermazioni che in Commissione e nel passato erano fatte.
Posso solo affermare il voto convinto di Alleanza nazionale, anche se non mancano amarezze su questo provvedimento. Dobbiamo schiarire il fondo da ipocrisie. Abbiamo voluto accelerare i tempi sul termine della leva e sul professionismo per il semplice motivo che sono emerse difficoltà di alimentazione e di arruolamento delle Forze armate. Tale percorso non inizia oggi, cari colleghi, ma è iniziato nella scorsa legislatura con un Governo di centrosinistra. Noi abbiamo votato a favore, nella scorsa legislatura, perché il professionismo nelle Forze armate è stato sempre una battaglia della destra.
Riteniamo infatti che la professionalità costante nel tempo non può che giovare non solo alla difesa del paese, ma ancora di più alle missioni internazionali di pace, che in questi ultimi anni le Forze armate sono state chiamate ad assolvere, con brillantezza e con spirito di sacrificio, tant'è che gli stessi paesi che ospitano le Forze armate italiane ci rappresentano, giorno dopo giorno, la loro soddisfazione, amicizia e vicinanza (compresi gli iracheni nell'ultima missione).
Ebbene, negli ultimi tempi si è verificato che, a fronte di un ipotetico contenitore (che sono i nostri giovani, i nostri figli) di 300.000 unità, solo 10.000 hanno scelto di prestare il loro servizio nelle Forze armate. Gran parte di tali giovani ha cercato di praticare le strade che la legge prevedeva per non fare il militare. Molti erano impegnati in altri lavori, anche umili, ma non hanno scelto questo percorso. Per questo motivo abbiamo pensato che, anticipando la sospensione della leva obbligatoria, bisognava dire a questi giovani: noi vi offriamo qualcosa in più, rispetto a quello che trovate quotidianamente nella società. Abbiamo quindi voluto far capire a questi giovani che entrare nelle Forze armate dava loro una prospettiva futura, nell'ambito della pubblica amministrazione, del privato, ma anche delle istituzioni dello Stato che danno sicurezza ai cittadini.
Abbiamo voluto far capire loro che, in futuro, per fare il carabiniere, il poliziotto o il finanziere - e non vedevo neanche nulla di male nell'ipotesi del vigile del fuoco - bisognava passare attraverso un percorso formativo, che non è degenerante perché al servizio dello Stato con una divisa nell'ambito delle Forze armate, bensì è formativo e qualificante, contribuendo anche alla diffusione di valori che sono importanti sia nell'attività professionale sia nella vita quotidiana: ad esempio il rispetto delle
responsabilità, e quindi della gerarchia, è una regola che ha sempre funzionato nel mondo militare e personalmente ritengo - è un mio modesto parere - che l'assunzione di responsabilità, come regola anche nel mondo civile, sia qualificante per qualsiasi amministrazione.
Allora a questi ragazzi viene offerta, dopo un anno, la strada per poter entrare nelle forze dell'ordine. Ho anche detto, in un mio intervento precedente, che ero all'inizio contrario ad attribuire ad esempio una percentuale specifica ai militari delle Forze armate per entrare nei Carabinieri e nella Polizia di Stato, ma poi mi sono dovuto ricredere, perché ho visto che i ragazzi selezionati e formati nelle Forze armate hanno delle grandi qualità e partendo insieme con i coetanei che vengono dal mondo civile hanno espresso una formazione ed una qualità, che all'inizio è stata superiore rispetto agli altri. Ecco perché trovavo gratificante per un ragazzo poter avviare questo percorso. E, credetemi, so cosa possono pensare i sindacati delle forze di polizia ad ordinamento civile, che non è che vedano in modo favorevole tutto questo, ma il tempo darà ragione alla scelta che è stata fatta.
Allora l'amarezza è che partendo da un provvedimento che nasce dal centrosinistra, da una situazione di disagio evidente - perché se 11.000 giovani sono impegnati nelle missioni internazionali di pace e devono comunque avere un ricambio, vi è la necessità di un'alimentazione nel corpo delle Forze armate -, conosciuto il problema, bisognava affrontarlo e mi sarei aspettato una responsabilità comune nell'affrontare e nel risolvere il problema. Invece si è fatto un po' un dispetto, che è una sorta di autogol, un boomerang, che comunque tornerà a chi comunque amministrerà o gestirà il paese - e noi ci auguriamo di farlo il più a lungo possibile -, perché, difatti, non risolve il problema, anzi lo accentua.
Infatti, mentre prima si arrivava ad un 70 per cento, con l'emendamento strumentale, presentato e poi votato da tutto il centrosinistra al completo, si è compiuto addirittura un passo indietro rispetto alla legge che voi stessi, cari amici, avete emanato.
Allora, vorrei sgombrare il campo dalle ipocrisie. Come si può pensare di fare una scelta e di condividere i significati e i valori ognuno in modo diverso e poi venire qui in aula e compiere ipocritamente un passo indietro o, eventualmente, astenersi affermando che si tratta di un problema che dobbiamo affrontare noi?
Certo, ci assumiamo la responsabilità - e, probabilmente, è anche meglio che lo facciamo in modo unilaterale - per far comprendere che il percorso che, in futuro, realizzeranno le Forze armate è nuovo, moderno e altamente qualificante, sia per coloro che ne faranno parte sia per gli stessi impegni delle Forze armate.
Vorrei precisare che sono state rese affermazioni inesatte. Certo, in questa finanziaria, occorre prevedere maggiori stanziamenti per le Forze armate e questo non è il provvedimento nell'ambito del quale occorre discuterne. Ne discuteremo quando la finanziaria giungerà all'esame dell'Assemblea e, in quell'occasione, si evidenzierà la battaglia che Alleanza nazionale ha sempre svolto e svolgerà in difesa degli uomini in divisa. Presenteremo emendamenti in favore degli stipendi degli appartenenti alle Forze armate e dimostreremo agli amici del centrosinistra che gli stanziamenti operati nel tempo sono di gran lunga superiori a quelli che il centrosinistra aveva previsto nella scorsa legislatura.
A questo punto, intendo sottolineare alcuni aspetti particolarmente rilevanti contenuti in questo provvedimento. Si tratta di una legge che riconosce maggiori opportunità ai giovani e che apre agli extracomunitari non nel loro insieme, ma agli italiani che si trovano in Argentina, in Croazia e che possono godere di un'ulteriore opportunità di servire la loro patria, la patria in cui hanno sempre creduto. E nessuno intende maltrattare gli alpini, che sono nel nostro cuore e che sono già ampiamente rappresentati nelle Forze armate. Certo, incentiveremo ancor di più i ragazzi del nord, riconoscendo loro quelle
prerogative e quegli incentivi che altri non hanno, come quello di servire la patria nella propria regione, come quello di poter godere di un distinguo e di un incentivo sulle retribuzioni. Ma ciò va realizzato in sede di contrattazione e non all'interno di questo provvedimento.
Allora, lasciamo da parte le ipocrisie. Vi invito a condividere un percorso e, se non lo volete condividere, ci assumiamo comunque questa grande responsabilità auspicando che, al Senato, possa essere modificato il limite del 50 per cento, che creerà ulteriori problemi a quegli uomini e a quelle donne che servono il paese con grande dignità e ai quali va il nostro incondizionato ringraziamento.
Questa è la posizione di Alleanza nazionale; dunque, preannuncio il voto favorevole del mio gruppo su questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Minniti. Ne ha facoltà.
MARCO MINNITI. Sinceramente, ascoltando anche i colleghi della maggioranza, ho avuto la sensazione che ci si trovi in uno stato simile ad una situazione paradossale. Infatti, il clima che si vive in quest'aula è un po' paradossale e surreale.
Non sfugge a nessuno che stiamo per votare un provvedimento che quest'Assemblea ha profondamente cambiato e non in una parte marginale, ma in quella che è stata ed è considerata da parte del Governo e della maggioranza come il cuore del provvedimento. E, in questa sede, si discute come se nulla fosse successo!
Abbiamo assistito a un'esibizione da parte della maggioranza parlamentare. È una maggioranza confusa, divisa, che confermerà le sue divisioni nel voto finale.
Onorevole Ascierto, di questo dovremmo parlare, non dell'opposizione, che, come lei sa, fa pienamente il suo mestiere.
Il provvedimento in esame affonda le sue radici in una riforma storica che nella precedente legislatura, su proposta del centrosinistra e attraverso una larga condivisione parlamentare, si è prodotta nel nostro paese: il passaggio dalla leva all'esercito professionale. Il mutato quadro internazionale e l'esigenza di compiti diversi per le nostre Forze armate richiedevano le scelte che sono state compiute. Oggi non stiamo discutendo di quella riforma, che è stata già fatta. Stiamo invece discutendo su come affrontare un problema qui e oggi, ovvero su come accelerare la transizione e su come rendere più rapidamente operativa quella scelta compiuta dal Parlamento.
Voglio dire con chiarezza che l'accelerazione della riforma non è soltanto una proposta che condividiamo, ma è la nostra proposta: l'abbiamo avanzata in Parlamento prima ancora del Governo, accelerare su quella strada è la via giusta. Ricordo che mentre formulavamo tale proposta, all'interno del Governo c'era qualcuno che parlava di ritornare alla leva.
Il punto non è costituito dall'accelerazione, ma dalle ricette che si propongono per accelerare. A nessuno può sfuggire come introdurre il principio dell'obbligatorietà del servizio militare volontario per l'accesso alle forze di polizia civili e militari introduca un punto delicatissimo, in linea di principio e dal punto di vista dell'impatto democratico nella vita del paese. Abbiamo cercato di ragionare con la maggioranza, proponendo soluzioni alternative, anche alla luce del parere della Commissione affari costituzionali che ha posto un'osservazione grande come una casa.
Si è andati avanti come un treno, per poi dimostrare, onorevole Ascierto, che la gioiosa macchina da guerra della maggioranza in Parlamento non c'era, perché ieri siete andati sotto su un punto chiave: bella responsabilità vi siete assunti!
Abbiamo un'altra idea, quella di pensare alla transizione come a un intervento su più piani. Uno di questi è certamente costituito dalla riserva di posti, che può essere aumentata, ma non arrivando mai al 100 per cento, perché è in discussione un principio di libertà. Ma non basta, è
un'illusione pensare che possiate andare su quella strada, lo dico in questa sede impegnativa quale è il Parlamento.
Accanto alla riserva di posti vanno affrontate altre questioni. La prima è quella relativa ai salari: non è possibile avere Forze armate professionali senza stipendi adeguati. La seconda riguarda le condizioni materiali di vita delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi, e su questo vertono le proposte da noi avanzate: investimenti per le caserme e gli alloggi, investimenti per poter avere borse di studio e per poter continuare a lavorare, ed infine un premio di reinserimento al fine di dare a chi serve la Patria un contributo finanziario che gli consenta di ritornare con maggiori motivazioni e anche con maggiori risorse alla vita civile.
C'è bisogno di più diritti e di più democrazia: si tratta di un tema che riguarda la riforma della rappresentanza militare, questione sulla quale in questo Parlamento si discute da tempo ed è ora di prendere una decisione definitiva. Più democrazia per un esercito al quale si chiede sempre di più. La risposta è stata negativa su tutta la linea.
L'obiettivo è quello che abbiamo proposto, la strada che si sceglie non è quella giusta. Lo diciamo con grande chiarezza, perché il Governo deve imparare una cosa elementare: non si possono fare riforme, né tanto meno grandi riforme, senza soldi.
Si continua a girare intorno al problema e non si dice con grande chiarezza che nel comparto difesa sperimentiamo tre anni di tagli permanenti. Oggi, il bilancio della difesa è sotto l'1 per cento; gli obiettivi sbandierati vengono disattesi; il personale viene colpito al cuore delle sue aspettative, tant'è che ieri i Cocer hanno rotto la trattativa insieme con i sindacati delle forze di polizia. Il comparto sicurezza e difesa è abbandonato a se stesso.
Come ho ascoltato anche in quest'aula, ci troviamo di fronte ad un Governo e ad una maggioranza sempre più prigionieri di una retorica - se mi è consentito - sempre più tronfia e sempre più vuota. È la retorica di chi dice di essere accanto alle Forze armate, di chi dice di essere riconoscente alle Forze armate per quello che fanno. E io sono riconoscente. Colgo l'occasione per dire, con grande chiarezza, che per quanto ci riguarda questo appuntamento serve anche per riconoscere che il paese ha un debito nei confronti delle Forze armate italiane per quello che stanno facendo nelle missioni di pace e per la capacità dimostrata nel garantire la sicurezza internazionale in alcune aree calde. Tuttavia, quella riconoscenza ha bisogno anche di atti concreti. Nelle Forze armate si è sempre più stanchi delle parole e si ha la sensazione che questo Governo e questa maggioranza facciano soltanto parole.
C'è la legge finanziaria. Al Senato i segnali dimostrano che non si vuole cambiare nulla. Voglio vedere - lo ripeto: voglio vedere - i leoni di oggi domani in aula, quando si discuterà della legge finanziaria. Non vorrei che i leoni di oggi, domani si presentassero nuovamente come pecore, dicendo che ci sarà una prossima volta. Non c'è più una prossima volta. In questo Parlamento si vota e si discute. Dobbiamo sapere chi sta da una parte e chi sta dall'altra. Basta con i giochi delle tre carte che ormai sono noti a tutti.
In conclusione, signor Presidente, onorevoli colleghi, ci asterremo dalla votazione su questo provvedimento. E lo faremo per due ragioni, perché sentiamo un senso insieme di continuità e di responsabilità. Sappiamo che la riforma storica che questo Parlamento ha votato nella scorsa legislatura deve essere ulteriormente portata avanti. C'è un bisogno di dare più benzina al motore del cambiamento. E su questo siamo pronti ad assumerci tutte le nostre responsabilità.
Tuttavia, non sfugge a nessuno che la strada intrapresa è una strada non convincente. Il testo è stato migliorato, anche per il contributo importante fornito dall'opposizione nel corso del dibattito parlamentare. L'auspicio che faccio è che il Governo e la maggioranza, nel momento in cui il Senato si appresterà a nuove modifiche, ascoltino quello che l'opposizione ha detto in quest'aula e recepiscano positivamente le proposte che abbiamo
fatto. E non le abbiamo fatte per spirito di parte ma guardando agli interessi generali del paese.
Ci asterremo, ma vorremmo che il Governo e la maggioranza comprendessero una cosa: questa Camera ha dato un segnale. Da questa Camera, con i voti espressi, è venuto un segnale molto forte. È bene che il Governo lo ascolti (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fontana. Ne ha facoltà.
GREGORIO FONTANA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ieri, mentre il Parlamento stava lavorando su questa importante riforma, l'Italia ha celebrato la giornata dell'unità nazionale e la festa delle Forze armate - e lo ha fatto nella sua più alta sede istituzionale, il Quirinale, con l'abituale cerimonia di consegna delle decorazioni dell'ordine militare conferite nell'anno - ma anche con l'inaugurazione, presso la caserma Invictia, sede del contingente italiano in Afghanistan, di un monumento ai caduti per l'Italia. È un filo ideale che lega questi tre eventi, un filo che unisce in un legame ancora più saldo il popolo italiano, attraverso i suoi rappresentanti, alle Forze armate e che rende plasticamente evidente quanto ieri ha detto il ministro della difesa, il quale ha sottolineato come gli italiani abbiano ripreso ad amare le Forze armate.
Lo strumento militare non è più percepito come un corpo estraneo, ma come una parte vitale della nazione, ha sostenuto il ministro Martino. Mi permetto di aggiungere che il Parlamento ha saputo cogliere con questa riforma questa percezione collettiva. Se, oggi, siamo considerati nel mondo un grande paese capace di dare il suo importante contributo alla costruzione della pace nella sicurezza è anche grazie a quanto le nostre forze armate hanno saputo compiere all'estero: un lavoro svolto dai militari di professione che hanno saputo dimostrare la loro preparazione, la loro competenza, la loro profonda dedizione alla causa della pace. Grazie a questa riforma, il nostro contributo alla conquista di un nuovo equilibrio di pace sul pianeta potrà indubbiamente crescere e rafforzare la credibilità internazionale del nostro paese e del nostro Governo.
Tuttavia, signor Presidente, colleghi, non c'è stato soltanto questo a motivare il convinto voto favorevole di Forza Italia. Abbiamo anche l'orgoglio di annunciare a centinaia di migliaia di giovani e alle loro famiglie che la fine della leva è vicina e che lo Stato italiano non pretenderà più la tassa sulla loro gioventù. Una nazione moderna, uno Stato moderno chiedono ai suoi cittadini e ai suoi giovani l'impegno a realizzare cose importanti e utili e affida loro la responsabilità di perseguire obiettivi, speranze e ambizioni di crescita umana e civile. Certamente, il servizio militare obbligatorio, così come lo abbiamo conosciuto negli ultimi anni, non era certo né importante, né utile, né era per i nostri giovani - che spesso trascorrevano tutto il tempo della ferma in attesa del giorno del congedo - una esperienza di particolare importanza. Certamente, non era utile allo Stato italiano e alle forze armate, che non potevano certo investire risorse adeguate nella formazione dei moderni militari: in pochi mesi non si dà professionalità a nessuno, tanto meno a chi si sente costretto da un obbligo. Con questa riforma tutto questo non c'è più e si apre, invece, per i giovani un'opportunità nuova, una possibilità di formazione e di carriera nello Stato, ma anche fuori di esso. Come in tutti i paesi moderni, il passaggio nelle forze armate rappresenterà una importante carta per competere nel mercato del lavoro.
Inoltre, voglio motivare il convinto voto favorevole del gruppo Forza Italia riconoscendo e sottolineando il valore positivo dell'impianto complessivo di questo provvedimento, auspicando che il Senato svolga alcuni approfondimenti su punti specifici. Desidero inoltre ringraziare il Governo per quanto ha detto in quest'aula il sottosegretario Cicu. Grazie alle decisioni del Governo e in particolare all'individuazione
delle risorse necessarie per l'attuazione della riforma nei tempi stabiliti, quella che oggi il Parlamento approva non è una mera dichiarazione di intenti o una proclamazione di auspicabili obiettivi non raggiungibili, come purtroppo è avvenuto troppo spesso negli anni passati. Grazie all'azione del Governo, le decisioni del Parlamento si tradurranno in fatti concreti i cui effetti positivi non tarderanno a manifestarsi.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, la Casa delle libertà sta procedendo nel suo disegno di riorganizzazione e modernizzazione complessive dello Stato italiano: la riforma della leva che oggi approviamo è un tassello importante di quest'opera. Pertanto, è con la soddisfazione di chi, come ho ricordato nel corso della discussione generale, ha combattuto questa battaglia di civiltà e modernità per oltre vent'anni, che annuncio il voto favorevole del gruppo di Forza Italia (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
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