Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 384 del 5/11/2003
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(Ripresa esame dell'articolo 10 - A.C. 4233)

PRESIDENTE. Riprendiamo l'esame dell'articolo 10, precedentemente accantonato, nonché delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 4233 sezione 17).
Passeremo quindi all'articolo aggiuntivo Minniti 15.01, riformulato, anch'esso accantonato precedentemente.
Nessuno chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.

PIERFRANCESCO EMILIO ROMANO GAMBA, Relatore. La Commissione raccomanda l'approvazione del suo emendamento 10.3.
Per quanto riguarda gli emendamenti presentati all'onorevole Bricolo, la Commissione aveva già espresso un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario.

PRESIDENTE. Il Governo?

SALVATORE CICU, Sottosegretario di Stato per la difesa. Il Governo concorda con il parere del relatore.

PRESIDENTE. Onorevole Bricolo, accede all'invito al ritiro formulato dal relatore?

FEDERICO BRICOLO. No, signor Presidente, insistiamo per la votazione.

PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bricolo 10.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Jannone. Ne ha facoltà.

GIORGIO JANNONE. Signor Presidente, innanzitutto vorrei ringraziare il sottosegretario Cicu che, come al solito, con la sua consueta sensibilità, ha dedicato tempo ed energie a ricercare una difficile soluzione per questo tema, che è estremamente complesso. La questione della territorialità posta da alcuni colleghi, per quanto riguarda il corpo degli alpini, è un tema serio ed importante.
È chiaro, infatti, che, con riferimento a tale corpo, esistono alcune specificità che lo legano, in maniera indissolubile, ad alcuni territori e, certamente, a buona parte dei territori dell'arco alpino.
Molte regioni intrecciano la loro storia con quella delle penne nere. Oggi, tra le regioni dell'arco alpino e il corpo degli alpini, esistono molti legami saldissimi, sia culturali sia inerenti alla tradizione. Si pensi al significato, non solo numerico, ma anche culturale e di valenza partecipativa che per molte regioni ha l'Associazione nazionale alpini. Vi sono migliaia di iscritti, assemblee annuali, sfilate e soprattutto centinaia di opere di solidarietà in tutto il nostro paese e in molti paesi del mondo.
Per queste ed altre ragioni, l'Associazione nazionale alpini e gli alpini stessi chiedono di prestare attenzione al tema della territorialità. Evidentemente, si tratta di un corpo rappresentativo di tutto il territorio nazionale e certamente da tutto il territorio nazionale proviene buona parte degli appartamenti a questo corpo. Tuttavia, è altrettanto vero che sarebbe paradossale se, in buona parte del paese, vi fossero i presidi e non rimanessero alcune caserme la dove le penne nere hanno segnato fortemente la loro storia. Chiediamo, dunque, di prestare attenzione al tema della territorialità.
Per questo e per molti altri motivi, abbiamo presentato un ordine del giorno ad hoc cui rimandiamo e per il quale


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chiediamo al Governo l'attenzione dovuta, senza insistere sul tema specifico di queste proposte emendative, ma ponendo all'attenzione questo argomento.
Siamo certi che il Governo presterà la dovuta attenzione agli argomenti posti da questo ordine del giorno e agli argomenti importanti posti dalle proposte emendative presentate da alcuni colleghi.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Detomas. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE DETOMAS. Signor Presidente, condividiamo lo spirito di questo emendamento. Speravamo che il Governo proponesse una riformulazione più precisa, tuttavia quello riguardante il reclutamento nelle aree alpine e la posizione di sbilanciamento dell'esercito con riferimento alle zone di reclutamento (parlo di una politica per equilibrare ed omogeneizzare la provenienza geografica dei soggetti che compongono il nostro esercito), era un problema che sentivamo. L'incentivazione, quindi, per promuovere il reclutamento nelle aree alpine ci sembra oggettivamente un obiettivo da perseguire, proprio per avere un'omogeneità e per considerare l'esercito un'istituzione di questo paese. Auspicavamo che il Governo si facesse carico di ciò.
Prendiamo atto che del problema non si vuole parlare e, quindi, ci troviamo costretti ad appoggiare quest'emendamento, noi, come Minoranze linguistiche e, naturalmente, con i valdostani e i trentini.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zacchera. Ne ha facoltà.

MARCO ZACCHERA. Signor Presidente, intervengo per associarmi a ciò che ha dichiarato precedentemente il collega di Forza Italia.
È importante, a mio avviso, che vi sia una maggiore attenzione sul problema della territorialità. Rilevo due iniziative che molti enti locali stanno assumendo sul territorio, come per esempio quella di farsi carico, anche dal punto di vista economico, di una maggiore presenza promozionale nelle scuole superiori per incentivare, verso le truppe alpine, l'attenzione degli studenti delle scuole superiori di questi territori.
È importante, inoltre, che questi enti locali siano vicini a questi ragazzi che sono indotti a scegliere esplicitamente il servizio volontario nelle truppe alpine. È importante, anche perché sul territorio esistono sovente molti manufatti - qui era una volta il confine italiano - che hanno un valore anche storico e di testimonianza che non deve essere sprecato.
Ritengo, quindi, che, al di là del voto su singole proposte emendative, il Governo, su questo, debba fare qualcosa di più, altrimenti andiamo al di sotto di parametri numerici, al fine di ottenere una corrispondenza del territorio sufficiente per avere una continuità, non tanto associativa, quanto di tradizioni che hanno un loro valore, perché sono intrinsecamente collegate tra truppe alpine e territorio montano.
Mi auguro, pertanto, di poter sottoscrivere anche l'ordine del giorno precedentemente citato, anche perché lo faccio mio.

PIERFRANCESCO EMILIO ROMANO GAMBA, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIERFRANCESCO EMILIO ROMANO GAMBA, Relatore. Signor Presidente, desidero fare un po' di chiarezza rispetto a questa vicenda che, ieri, ci ha impegnato molto. Evidentemente, le considerazioni già fatte potrebbero non avere un peso sufficiente per l'Assemblea nel momento in cui questa si appresta alla votazione.
Lo spirito dei due emendamenti Bricolo 10.1 e 10.2, com'è stato più volte ripetuto, è condiviso: si vogliono creare forme di incentivazione per alimentare le truppe alpine con residenti nelle zone dell'arco alpino. Però, la maniera in cui essi sono stati congegnati - lo rilevavamo già ieri sera - non ne consente l'approvazione. La stessa formulazione dei due emendamenti


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confligge con altre disposizioni, di cui alcune addirittura di rango costituzionale.
In particolare, prevedendo che la prestazione del servizio avvenga all'interno della regione di appartenenza, la lettera a) non tiene conto che non vi sono truppe alpine in almeno due regioni dell'arco alpino, la Liguria e la Lombardia; quindi, essa non può essere considerata favorevolmente.
La lettera b) prevede incrementi economici soltanto per coloro che provengono dalle zone dell'arco alpino, il che, al di là delle evidenti connotazioni di illegittimità costituzionale, non tiene sufficientemente conto del fatto che l'indennità operativa prevista per le varie tipologie di Forze armate è specificamente indicata, per le truppe alpine, nel 160 per cento dell'indennità operativa di base. Quindi, vi è già una forma di maggiore retribuzione per coloro che, comunque in tutta Italia, sono impiegati nelle truppe alpine.
La lettera c), mirando ad introdurre la previsione relativa al beneficio di due pernotti settimanali presso il proprio domicilio, trova, ovviamente scarsa cittadinanza in un provvedimento di legge, in una norma ordinaria di rango primario. Eventualmente, essa potrebbe essere contenuta, e non con questa indicazione così puntuale, nell'ambito di norme attuative di competenza dello stato maggiore della difesa o di coloro che comunque hanno il compito di attuare le norme primarie in termini pratici.
Per quanto riguarda la lettera d), non esiste, attualmente, l'ipotizzata, apposita riserva, a disposizione delle autorità nazionali, da mobilitare in caso di calamità naturali. Oltretutto, di tale riserva bisognerebbe precisare natura, entità, composizione e funzioni, specificazioni che nell'emendamento non sono presenti e che, quindi, dovrebbero comunque essere demandate ad altra sede.
Infine, il comma 3 ed il comma 4, che riguardano, rispettivamente, la riserva del 75 per cento e del 25 per cento, si riferiscono, ancora una volta, ai residenti nelle regioni dell'arco alpino, senza tenere conto che, tra le zone tipiche di reclutamento alpino, vi sono altre regioni quali, ad esempio, la Calabria, l'Abruzzo ed il Molise.
Per queste ragioni, poiché le norme che verrebbero introdotte dall'emendamento non sarebbero comunque congrue, abbiamo insistito nell'invito al ritiro. A questo punto, chiediamo all'Assemblea di esprimersi al riguardo in modo contrario, restando impregiudicata, naturalmente, la valutazione degli ordini del giorno da parte del Governo e tenendo conto che l'emendamento 10.3 presentato dalla Commissione migliora il testo dell'articolo 10, che già derivava dall'accoglimento di un emendamento, poi riformulato, presentato dalla Lega nord Padania.
Per chiarezza, poiché i colleghi non hanno avuto neanche il tempo di compulsare la documentazione, rileggo l'emendamento 10.3 della Commissione, che, anzitutto, modifica la rubrica dell'articolo 10 nel modo seguente: «Incentivi per favorire il reclutamento di personale volontario nelle zone tipiche di reclutamento alpino» e, quindi, estende l'applicazione della disposizione a tutte le zone in cui attualmente avviene il reclutamento alpino.
Il testo recita: al fine di accrescere il numero degli aspiranti volontari in ferma prefissata di un anno tra i giovani residenti nelle zone tipiche di reclutamento alpino, questi ultimi sono destinati, nei limiti delle esigenze organiche e qualora lo richiedano, prioritariamente in unità alpine, fatte salve le esigenze operative e funzionali dell'esercito.
Si aggiunge un periodo ulteriore che recita: tali unità - cioè quelle alpine - dovranno essere dislocate preferibilmente nelle medesime zone, in modo da cercare di favorire quella vicinanza alle residenze, e quindi anche per i pernottamenti e per quant'altro è stato indicato, che non può essere prevista in maniera assoluta per quello che abbiamo detto in ordine per esempio alla lettera a) dei due emendamenti Bricolo, ma che può essere invece credibilmente favorita attraverso questa disposizione.
Per questo raccomando l'accoglimento dell'emendamento 10.3 della Commissione;


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poi il Governo valuterà i numerosi ordini del giorno, dei quali - come detto - la Commissione condivide spirito.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Dario Galli. Ne ha facoltà.

DARIO GALLI. Signor Presidente, noi capiamo il discorso di trasformare in ordini del giorno queste altre cose, però sappiamo bene tutti in quest'aula l'importanza irrisoria degli ordini del giorno e quindi mi sembra di dover comunque sottolineare il contenuto del nostro emendamento. Fatto salvo il discorso delle zone tipiche, su cui in linea di principio siamo comunque d'accordo - anche se nel nostro emendamento si parla soprattutto di arco alpino, ovviamente, però l'intesa era comunque quella di parlare di zone tipiche; chiaramente gli alpini hanno una tradizione prevalentemente alpina, c'è nel nome stesso, però ci sono storicamente presenze importanti anche di abruzzesi e, in seconda battuta, anche di calabresi -, però quello che volevo sottolineare di questa questione è proprio l'importanza non solo militare, ma proprio anche culturale, territoriale, del tessuto sociale che il corpo degli alpini ha rappresentato e rappresenta per le regioni padane e per le regioni del nord Italia. In questo corpo non c'è solo storia militare, ma c'è veramente proprio una storia di generazioni, di appartenenza al territorio, di appartenenza ad un corpo che ha comunque peculiarità uniche. Non è un caso che associazioni di alpini, di ex alpini, che o hanno fatto la guerra - e ce ne sono sempre meno per ovvie ragioni - o semplicemente hanno fatto il militare, comunque, dopo l'anno di militare, mantengono un collegamento stretto con il corpo stesso; non è casuale. Proprio perché, al di là dell'aspetto puramente militare, dove comunque gli alpini si sono sempre distinti in maniera egregia - ricordo che le guerre vere che l'Italia ha fatto si sono sempre svolte in definitiva sull'arco alpino -, c'è tutto il resto, c'è l'appartenenza culturale che distingue questo corpo dagli altri.
Mi dispiace veramente molto sentire interventi che vogliono far apparire il nostro emendamento diverso da quello che è, con connotazioni quasi razziali, e veramente mi dispiace sentire altri interventi che invece tendono a minimizzare l'importanza delle cose che ho detto riguardanti il corpo degli alpini.
Dopodiché per quanto riguarda il discorso della costituzionalità o meno, io ritengo che un paese, se è un paese serio da un punto di vista amministrativo, debba rendersi conto della realtà propria. In questo paese facciamo una miriade di leggi speciali, perché se andiamo a vedere in campo economico, di diritto del lavoro, di contribuzione, di tassazione e tutto, noi abbiamo un paese diviso in 50 mila parti. Quello che si paga a Milano talvolta non lo si paga in altre zone d'Italia, e ciò viene giustificato con il fatto che le situazioni sono diverse da un punto di vista territoriale, economico, eccetera. E noi possiamo anche condividerlo. Qui stiamo dicendo la stessa cosa. Non è che i giovani del nord non vogliono fare il militare o sono meno interessati dei giovani del sud, è evidente che ci sono situazioni sociali ed economiche precise e diverse, di cui noi, se vogliamo governare l'Italia tutta insieme, non possiamo non tener conto. Allora, se noi diciamo di mettere delle incentivazioni rispetto alle quali diamo la più ampia libertà, attraverso una delega al Governo, di decidere poi come meglio crede di intervenire in questo senso, dicendo però che esiste questa differenziazione, non diciamo né una cosa incostituzionale né una cosa razzista; diciamo una cosa di buonsenso che il legislatore dovrebbe sempre avere in mente.
Se alcune zone sono disagiate per alcuni aspetti e ci sembra, quindi, giusto intervenire per ridurre il disagio rispetto ad altre zone e, se da un punto di vista militare il disagio nelle regioni del nord si trasforma in una minore appetibilità della carriera militare, allora non vedo perché non si debba considerare la questione e non si debba intervenire al riguardo. Dopo di che, se il concetto è che si vuole distruggere il Corpo degli alpini, come


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risulta evidente dai molti interventi svolti in quest'aula, allora lo si dica chiaramente che tale Corpo è connotato in maniera troppo Padana e, quindi, lo si vuole distruggere. Allora, perlomeno parliamo chiaro.
Siccome non credo che la questione sia in questi termini, si tratta, allora, da buoni amministratori, da buoni legislatori, di prendere atto che nelle regioni del nord, non per colpa o per merito di nessuno, comunque non è questa la sede per discutere di questo argomento, la situazione sociale è diversa e di questa cosa bisogna tenerne presente. Pertanto, per incentivare i giovani del nord ad entrare nel Corpo degli alpini ci sono delle cose che comunque debbono essere fatte affinché si ottenga il risultato finale che si vuole conseguire: quello di mantenere vivo e vitale questo Corpo sia per quello che ha rappresentato in passato nella storia militare di questo paese sia per quello che rappresenta oggi - pensiamo, ad esempio, a tutte le missioni all'estero svolte dal Corpo degli alpini - sia, infine, per quello che può rappresentare in futuro. Forse, non ci si rende conto che metà della protezione civile, in molte zone d'Italia, è composta dal Corpo degli alpini, da ex alpini o dall'associazione alpini che, di generazione in generazione, si trasmettono questa tradizione e noi, che quel territorio rappresentiamo, non ci sentiamo di non dover portare avanti questo discorso (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Scherini. Ne ha facoltà.

GIANPIETRO SCHERINI. Signor Presidente, credo che già ieri, durante l'intervento svolto dal presentatore dell'emendamento in questione, è stato rimarcato che il cuore di questa proposta emendativa fosse la sostanza e non la forma. Ieri si è discusso, sono stati sospesi i lavori, la Commissione si è riunita e si è giunti ad una proposta della Commissione stessa. Ritengo che quest'ultima proposta possa contenere almeno quello che era lo spirito degli emendamenti così come erano stati presentati.
Pertanto, oggettivamente ritengo che noi dobbiamo ringraziare di questo sia il sottosegretario Cicu, il quale si è fatto carico del problema, sia il relatore, onorevole Gamba, che ha saputo sintetizzarlo; e credo anche che si debba rimarcare come in Assemblea si sia discusso in maniera abbastanza approfondita della materia. Utilizzo il termine abbastanza perché, come sappiamo tutti, quella alla nostra attenzione è una materia di grande interesse e di grande complessità che andrebbe probabilmente ripensata anche se non è questa la sede.
Stando così le cose, non posso che apprezzare il lavoro svolto dalla Commissione e sentirmi più tranquillo. Al momento il mio è un grazie ancora a denti stretti, riservandomi un grazie ancora più convinto al sottosegretario Cicu quando darà per accettati quegli ordini del giorno che contengono e che rimarcano la questione degli alpini.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ruzzante. Ne ha facoltà.

PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, ritengo che, nell'ambito della discussione parlamentare, dobbiamo riportarci ed attenerci ai contenuti degli emendamenti. È evidente che i temi posti sulla questione alpina dall'emendamento presentato dal gruppo della Lega nord Padania potrebbero essere apparentemente condivisibili, ma, se andiamo a guardare il contenuto dello stesso, c'è un errore di forma sostanziale che determina il voto assolutamente contrario da parte del nostro gruppo. Dico ciò perché in questo emendamento non si parla della condizione di disagio dell'essere alpino, che è sicuramente evidente ed è anche in qualche modo già oggi riconosciuta rispetto ad altri corpi, e non ci si riferisce ai giovani che svolgeranno il servizio volontario nell'ambito delle forze alpine, ma si parla di giovani residenti nelle regioni dell'arco alpino.


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Ciò è sbagliato concettualmente e storicamente, perché, come è notorio, le truppe alpine sono presenti non solo nelle regioni del nord, ma anche in regioni come la Calabria, il Molise e l'Abruzzo; pertanto, la proposta avanzata è sbagliata anche rispetto al Corpo degli alpini, che tradizionalmente è legato anche ai reparti alpini presenti in altre parti d'Italia.
Insomma, è evidente che non possiamo votare a favore dell'emendamento al nostro esame nel modo in cui è formulato. Ci sarebbe piaciuto l'innesto delle modifiche proposte dall'emendamento 10.3 della Commissione rispetto a questo emendamento presentato dalla Lega nord Padania; allora, si sarebbe potuta svolgere una riflessione non sulla circostanza di essere cittadini residenti nelle zone alpine del nord, ma sulla condizione di disagio dell'essere soggetto alpino nell'ambito delle nostre Forze armate. Se vi fosse stato tale innesto, avremmo potuto ragionarci ed anche votare a favore.
Il nostro gruppo ha presentato l'articolo aggiuntivo 10.01 - del quale sono primo firmatario e di cui annuncio il ritiro e la trasfusione del suo contenuto in un ordine del giorno - che tentava di affrontare il tema in termini complessivi e nazionali (dunque, non riferito esclusivamente alle regioni del nord) attraverso un sistema di incentivi a favore di coloro che svolgono un servizio professionale nel Corpo nazionale degli alpini.
Pertanto, preannunzio che il nostro gruppo esprimerà un voto contrario sugli emendamenti 10.1 e 10.2 Bricolo - e vorrei che tale motivazione fosse recepita dall'Assemblea - perché, a nostro avviso, le proposte emendative in questione pongono un problema giusto, ma sotto il profilo tecnico non possono incontrare il voto favorevole del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo.
Preannunzio che ci asterremo dal voto, invece, sull'emendamento 10.3 della Commissione, che modifica in maniera corretta il testo approvato dalla Commissione. Vorrei far notare, tuttavia, che tale proposta emendativa si innesta sull'articolo 10 del provvedimento nostro esame, che si conclude con queste parole: «fatte salve le esigenze operative e funzionali dell'esercito». Su questo aspetto c'è ormai un'enorme giurisprudenza su leggi, relative proprie al Ministero della difesa, che sono state approvate ma che non sono state successivamente applicate a causa di queste ultime due righe. Al riguardo, ricordo che nella passata legislatura si votò la legge sul servizio militare, la quale disponeva che il servizio di leva poteva essere svolto entro 100 chilometri dal luogo di residenza, fatte salve le esigenze operative e funzionali dell'esercito: il risultato è che la stragrande maggioranza dei giovani che hanno svolto il servizio obbligatorio di leva sono andati a farlo ben oltre i 100 chilometri dalla loro residenza.
Pertanto, ci asterremo dal voto sull'emendamento 10.3 della Commissione e sull'articolo 10, proprio perché non riuscirà a risolvere né il problema sollevato dalle proposte emendative presentate dal gruppo della Lega nord Padania, né quello della condizione effettiva del Corpo nazionale degli alpini.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Ascierto. Ne ha facoltà.

FILIPPO ASCIERTO. Signor Presidente, mi sembra ovvia, se non scontata, la difesa nei confronti di un corpo così glorioso e nobile, come quello degli alpini. Ritengo che nessuno voglia mettere in discussione né la storia, né le tradizioni di coloro che sono appartenuti a tale corpo, tuttavia con l'articolo 10 del disegno di legge al nostro esame, e con la sua riformulazione, vogliamo esaltare ancora di più quello spirito di appartenenza e quella partecipazione che possono venire non solo dalle regioni alpine, ma anche da quelle località che, tra l'altro, hanno fatto onore agli alpini, come la Sila, il Gran Sasso e la Maiella (montagne di grande bellezza), e che hanno dato natali a giovani che in passato hanno versato anche il loro sangue per la patria.


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Condivido per alcuni aspetti le proposte presentate dall'onorevole Bricolo, poiché si tratta comunque di richieste fondate; tuttavia, come ha sostenuto il relatore, non possono essere contenute in una legge, perché tali aspetti normativi devono essere il risultato della contrattazione, da svolgersi ogni quattro anni, per la stipula dei contratti collettivi.
Non penso che un ragazzo del nord scelga di fare l'alpino perché per due giorni va a dormire a casa propria; lo fa perché sceglie di servire il paese con professionalità, e può recarsi tutti i giorni a dormire a casa propria perché presta la propria opera sotto il profilo professionale.
Vi è di più: un incentivo per questi giovani. Anzi, cari amici della Lega, dobbiamo rendere insieme una corretta comunicazione ai nostri giovani, dicendo che, se si arruoleranno negli alpini, rimarranno nella regione di appartenenza e, semmai, anche nella stessa località in cui sono nati o in cui abitano; invece, se sceglieranno di entrare nelle forze dell'ordine, per otto anni non potranno stare nella regione di appartenenza in cui sono nati. Peraltro, se prendiamo come riferimento la Guardia di finanza, i limiti arrivano addirittura a 11 anni. Questo mi sembra un incentivo oltremodo forte per far capire ai ragazzi che, stando nella propria regione di origine, possono svolgere un lavoro dignitoso che li colloca in un gradino più alto all'interno della società. Infatti, stiamo garantendo a chi serve la patria ed a chi fa parte delle Forze armate un percorso anche nella pubblica amministrazione dopo i nove anni di ferma, rafferma e ancora di ferma prefissata.
Allora, ritengo che questo articolo, così riformulato, sia giusto e che gli altri obiettivi posti nell'emendamento Bricolo 10.1 possano essere trasfusi in un ordine del giorno. Il Governo, senza dubbio, si può impegnare nell'ambito della prossima contrattazione che avverrà nell'ambito della Funzione pubblica, per dare ulteriori incentivi a questi ragazzi.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Parolo. Ne ha facoltà.

UGO PAROLO. Signor Presidente, francamente ho sentito tante belle parole, ma sono solo parole! Noi non siamo soddisfatti ed io non lo sono. Mi dispiace sentire le considerazioni del mio collega di maggioranza eletto, come me, in Valtellina. Non me la sento di dichiararmi soddisfatto per il lavoro svolto. Sappiamo bene che fine fanno gli ordini del giorno: sono mere indicazioni che poi non vengono mai recepite ed alle quali non seguono mai fatti concreti.
Se si fossero veramente voluto recepire le aspettative portate avanti dalla Lega nord per salvaguardare il corpo degli alpini, si sarebbe dovuto lavorare tutti insieme per modificare certamente il testo dell'emendamento da noi presentato, così come peraltro è stato fatto. Mi risulta che vi sia stata la volontà di recepire le modifiche e noi lo abbiamo fatto. Tuttavia, si sarebbe dovuto anche approvare questo emendamento e non trasfonderlo in un ordine del giorno. Gli ordini del giorno - mi dispiace dirlo - agli effetti pratici non valgono niente. Noi, cari colleghi di maggioranza, non ce la sentiamo di presentarci nelle regioni in cui siamo stati eletti con un semplice ordine del giorno e sostenere che abbiamo fatto il nostro dovere per salvare gli alpini. Tutti noi andiamo alle parate degli alpini...

PRESIDENTE. Onorevole Parolo...

UGO PAROLO. Concludo, signor Presidente. Tutti noi andiamo a queste parate, promettiamo tante cose e poi, in questa sede, non le manteniamo. Al collega Ruzzante, che è eletto, come noi, nelle regioni del nord, vorrei dire due cose: caro collega, o non hai letto l'emendamento così come è stato modificato oppure sei in malafede e stai solo cercando un alibi per non approvarlo. Infatti, abbiamo modificato questo emendamento in accordo con la maggioranza e con voi: non si parla più


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di giovani provenienti dalle regioni dell'arco alpino, ma di zone tipiche di reclutamento.

PIERO RUZZANTE. Ma dove? Di cosa stia parlando?

UGO PAROLO. Quindi, caro collega Ruzzante, se volete approvare questo emendamento, lo potete e lo dovete fare.

PIERO RUZZANTE. Non è corretto l'emendamento!

UGO PAROLO. Se, invece, non lo volete approvare per altre questioni o perché dovete rispondere ad aspettative che provengono da altre regioni, allora assumetevene la responsabilità (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Banti. Ne ha facoltà.

EGIDIO BANTI. Signor Presidente, desidero semplicemente dire che, sicuramente, il nuovo emendamento fa un passo avanti, anche se non decisivo, come è già stato osservato. Di sicuro, quando si riservava alle regioni dell'arco alpino la possibilità di agevolazioni relative al reclutamento alpino, si commetteva, come nel testo della Commissione e degli emendamenti, un errore abbastanza madornale.
Provengo dalla provincia di La Spezia in Lunigiana dove la maggior parte di coloro che hanno la ferma nell'esercito è oggetto di reclutamento alpino. Gli alpini hanno una tradizione molto forte anche nell'Appennino. Quindi, non credo si possano fare distinzioni da questo punto di vista, a parte il fatto che vi sono le Alpi Apuane e, forse, anche queste dovrebbero essere considerate Alpi. Tuttavia, se ci soffermiamo su distinzioni di carattere geografico, non ne veniamo più fuori. Bisogna lavorare e ragionare meglio sulla difesa del Corpo degli alpini, che credo stia a cuore a tutta l'Assemblea, cercando di migliorare ancora, per quanto possibile, i testi che si presentano (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto a titolo personale l'onorevole Fistarol. Ne ha facoltà.

MAURIZIO FISTAROL. Signor Presidente, l'emendamento proposto dalla Commissione è senz'altro apprezzabile ma non è, in alcun modo, sufficiente e soddisfacente. Hanno ragione i colleghi che hanno rimarcato il fatto che gli ordini del giorno sono atti di indirizzo significativi, ma la cui ricaduta concreta è a tutti nota.
Credo che gli emendamenti proposti dai colleghi Bricolo e Caparini colgano un problema reale: quello del collegamento stretto che esiste, come è stato poc'anzi detto in quest'aula, tra le truppe alpine ed alcune zone del nostro paese, non necessariamente soltanto dell'arco alpino. Le truppe alpine, oltre ad essere legate a tali zone da legami a tutti noti, svolgono anche un'opera di presidio del territorio di straordinario rilievo e straordinaria importanza. Chi, come me, ha avuto la ventura di fare l'amministratore ed il sindaco in una città dell'arco alpino per molti anni ha avuto modo di apprezzarlo anche direttamente...

PRESIDENTE. Onorevole Fistarol, deve concludere.

MAURIZIO FISTAROL. Mi consenta ancora 10 secondi. Credo che per tali motivi gli emendamenti proposti dai colleghi della Lega meritino, almeno da parte mia, un voto non contrario (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania e di deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Paniz. Ne ha facoltà.

MAURIZIO PANIZ. Il valore dell'arma alpina non mi pare possa essere messo in discussione, soprattutto in questi tempi in


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cui il loro impegno nei territori dove viene mantenuta la pace è riconosciuto da tutti. Va sottolineato il loro intervento nell'ambito della protezione civile, nell'ambito del volontariato, nell'ambito della collaborazione sociale. Si tratta di interventi che debbono essere riconosciuti anche in termini concreti. È per questo che mi sento di votare a favore degli emendamenti proposti dal collega Bricolo sottolineando, ancora una volta, l'importanza di dare segni concreti a chi in concreto, con il proprio comportamento quotidiano, ha fatto del bene alla vita sociale italiana (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania e di deputati del gruppo di Forza Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Frigato. Ne ha facoltà.

GABRIELE FRIGATO. Signor Presidente, vorrei solo significare all'Assemblea come, dal mio punto di vista, gli alpini rappresentino certamente la storia di un territorio, ma mi pare che la storia degli alpini sia stata posta a servizio di tutto il paese. Gli alpini nel mondo, signor Presidente, onorevoli colleghi, sono uno dei più chiari sinonimi del paese Italia. Allora, per rispetto alla storia, al valore ed alle grandi battaglie che gli alpini hanno condotto per tutti gli italiani, sotto la bandiera italiana, al servizio di tutto il paese, mi pare che gli emendamenti proposti dai colleghi della Lega colgano alcuni problemi, ma siano intrisi di una buona dose di populismo e strumentalità.
Pertanto, personalmente, non voterò a favore di tali emendamenti (Applausi di deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Olivieri. Ne ha facoltà.

LUIGI OLIVIERI. Signor Presidente, vorrei alcuni chiarimenti da parte del relatore, altrimenti non riusciamo più a capire. Ho colto le modifiche, ma dagli interventi che ho sentito ho la sensazione che l'Assemblea non abbia tale chiarezza.
La prima questione: siamo tutti d'accordo che gli emendamenti Bricolo 10.1 e 10.2 se fossero stati modificati dal relatore o dal Governo - i soggetti che hanno la possibilità di intervenire nel momento della nostra discussione -, sostituendo l'espressione «regioni dell'arco alpino» con l'espressione «zone tipiche di reclutamento alpino», certamente avrebbero potuto essere quanto meno condivisi molto più diffusamente nell'ambito dei nostri lavori.
La seconda questione: le modifiche apportate dal relatore all'attuale formulazione dell'articolo 10, consistenti in buona sostanza nella sostituzione della dizione «regioni dell'arco alpino» con la dizione «zone tipiche di reclutamento alpino», lasciando però inalterata la discrezionalità assoluta contenuta nella dizione «fatte salve le esigenze operative e funzionali dell'Esercito» si tramutano in buona sostanza in acqua calda, in cose di poco conto.
Chiedo quindi veramente alla maggioranza...

PRESIDENTE. Onorevole Olivieri, la invito a concludere.

LUIGI OLIVIERI. ...di riflettere ulteriormente e di rimodulare e riformulare l'emendamento presentato dall'onorevole Bricolo (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Romele. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE ROMELE. Bisogna innanzitutto dare atto al Governo e al sottosegretario Cicu, unitamente alla Commissione, dello sforzo compiuto. Tuttavia, se si fosse approfondita di più questa tematica in periodi antecedenti all'appuntamento qui in aula per l'esame del provvedimento, sarebbe stato molto meglio. La via di uscita comunque oggi, a mio giudizio, va trovata. La soluzione, anche se non


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completa, proposta dalla Commissione, grazie alla collaborazione del sottosegretario Cicu, sicuramente ci offre una via d'uscita, non dimenticando comunque - mi rivolgo a tutta l'Assemblea - che a breve avremo un altro appuntamento per parlare degli alpini, quando cioè parleremo del provvedimento sulla montagna. In quell'occasione - mi rivolgo, ripeto, alla sensibilità di tutti i componenti dell'Assemblea, in particolare a coloro che provengono dalle zone di montagna, indistintamente alpine o appenniniche -, sicuramente avremo l'opportunità di porre qualche correttivo migliorativo, anche con riferimento al ruolo e all'arruolamento stesso degli alpini.

PIERFRANCESCO EMILIO ROMANO GAMBA, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIERFRANCESCO EMILIO ROMANO GAMBA, Relatore. Mi è stato chiesto un chiarimento dall'onorevole Olivieri, che do ben volentieri. Fermo restando quanto ho già detto in ordine alla difficoltà di accogliere alcune indicazioni contenute negli emendamenti presentati dall'onorevole Bricolo, per ragioni che non sono solo riferite al fatto della limitatezza di queste provvidenze a favore di coloro che provengono solo dalle regioni dell'arco alpino (e quindi non agli altri alpini che non provengono dalle regioni dell'arco alpino), aggiungo che non si poteva semplicemente sostituire la dizione «regioni dell'arco alpino» con quella di «zone tipiche di reclutamento alpino». Ciò perché, anche in riferimento all'osservazione fatta sull'inciso relativo alla riserva delle esigenze operative e funzionali dell'Esercito, i colleghi devono considerare che i concorsi per i volontari delle Forze armate (che costituisce oggetto del provvedimento) non sono separati, nel senso che non esistono concorsi soltanto per le truppe alpine, bensì si tratta di concorsi per volontari nell'esercito, nella marina e nell'aeronautica. Le esigenze da salvaguardare, pur fissando un principio di preferenza rispetto alle domande di coloro che provengono dalle zone di reclutamento alpino, sono riferite al fatto che per esempio potrebbero esserci meno posti destinati agli alpini (per motivi legati alle esigenze dei contingenti delle truppe alpine) rispetto al numero di domande con preferenza per le truppe alpine.
Ma il principio, ripeto, che si viene ad instaurare con l'articolo 10, come ulteriormente modificato dalla Commissione, consente di stabilire una preferenza - che non è soltanto una petizione di principio -, che sarà mantenuta, salvo casi assolutamente eccezionali in cui vi siano domande assolutamente superiori ai posti messi a disposizione nelle truppe alpine. Non so se sono stato sufficientemente chiaro, ma questo è il significato della riserva posta in ordine alle esigenze operative e funzionali dell'Esercito.

SALVATORE CICU, Sottosegretario di Stato per la difesa. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SALVATORE CICU, Sottosegretario di Stato per la difesa. Signor Presidente, intendo chiarire un aspetto che fa riferimento soprattutto all'emendamento presentato dalla Lega nord e a diversi interventi dei colleghi.
Innanzitutto, occorre precisare che le brigate alpine in questo momento sono sature. Cioè, oggi, gli alpini esistono e il corpo degli alpini sta svolgendo il suo ruolo e il suo lavoro, come abbiamo potuto verificare in Afghanistan, dove ha portato avanti un'eccezionale operazione.
Qui, il problema non riguarda l'esistenza del corpo degli alpini, altrimenti si ingenera confusione e non si comprende quale è il vero problema, vale a dire quello di consentire ai cittadini di alcune regioni di essere incentivati ad arruolarsi come volontari nelle Forze armate con destinazione il corpo degli alpini.
Allora, rispetto a tale problema, grazie alla sollecitazione di tutti colleghi, compresi quelli della Lega nord, si è giunti ad


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una soluzione che consente di favorire questo tipo di destinazione per coloro che risiedono in quelle regioni.
Detto ciò, vorrei precisare che l'emendamento della Lega nord oggi non può essere accolto in quanto privo di copertura finanziaria e perché dà una delega al Governo che non può essere riconosciuta. Infatti, l'esecutivo non può esser autorizzato entro sei mesi a trattare una materia come questa, in quanto tale tema potrà essere trattato attraverso l'accoglimento di ordini del giorno che non sono carta straccia, ma impegni che il Governo assume, anche rispetto alle soluzioni già fornite, che consentiranno di approfondire meglio tale problematica individuandone le soluzioni.
Infatti, il corpo degli alpini esiste, ma il fatto che sia alimentato anche da cittadini residenti in quelle regioni non è un problema della Lega nord, ma di tutto il Parlamento, che lo ha sollecitato.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bricolo, al quale tuttavia segnalo che il suo gruppo ha terminato il tempo a disposizione. Ne ha facoltà.

FEDERICO BRICOLO. Signor Presidente, interverrò brevemente per cercare di spiegare la nostra posizione.
L'equivoco che può essere nato sul problema della zona di reclutamento alpino o zone alpine nasce solo dal fatto che, attraverso questo nuovo esercito, sarà estremamente difficile che nelle fila del corpo degli alpini ci possano essere persone che vivono o sono residenti nell'arco alpino. Ciò a causa di differenze economiche ed altro.
Dunque, vi saranno sicuramente alpini che rappresentano regioni che non sono alpine - e questo ci fa anche piacere -, ma il problema è quello di tutelare i giovani del nord che, a nostro avviso, devono ancora far parte corpo degli alpini e che, purtroppo, con questo provvedimento perdono tale possibilità.
Invitiamo dunque l'Assemblea ad esprimere un voto favorevole su questo emendamento il cui contenuto potrà entrare a far parte di questo provvedimento che poi sarà discusso nuovamente al Senato con la proposizione anche di ulteriori modifiche. Infatti, anche il Governo ha affermato che al Senato si dovrà nuovamente porre mano al provvedimento e che ci saranno nuovi cambiamenti proposti proprio dall'esecutivo.
Dunque, nel frattempo, possiamo inserire questo emendamento nel testo e poi eventualmente modificare le parti su cui non si è d'accordo - visto che il relatore non intende riformularle in questo momento - direttamente al Senato.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Caparini. Ne ha facoltà.

DAVIDE CAPARINI. Signor Presidente, la ringrazio per il tempo che ci mette a disposizione.
Intendo chiarire che la richiesta che il gruppo della Lega nord ha rivolto al Governo e al relatore era quella di riformulare questo emendamento con riferimento alla destinazione, quindi in relazione alla provenienza dei giovani per il reclutamento. Ovviamente, teniamo in modo particolare al fatto che siano precisate le zone tipiche di reclutamento alpino, che sappiamo essere anche al di fuori dell'arco alpino.
Faccio comunque presente che, in questo emendamento, la riserva - tra virgolette - riguarda il 50 per cento dei reclutandi.
Quindi, si tratta comunque di un vincolo di territorialità, ma solo per una parte dei reclutandi, il che mi sembra coerente con quanto abbiamo votato ieri approvando un emendamento nel quale si fa una distinzione fra il 50 per cento che deve prestare servizio militare per un anno per poter accedere alle forze di polizia e il 50 per cento per il quale ciò non è richiesto.
Siamo ovviamente disponibili ad un miglioramento del testo; lo abbiamo dimostrato al Governo in numerose occasioni. Quello che è importante è il mantenimento del vincolo tra i territori tipici...


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PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Caparini.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zanetta. Ne ha facoltà.

VALTER ZANETTA. Signor Presidente, intervengo per dichiarare il voto favorevole sull'emendamento in esame e per aggiungere la mia firma allo stesso. Ringrazio la Commissione, che ha introdotto nell'articolo 10 tale attenzione agli alpini; tuttavia, al di là della rubrica, che sembra aprire grandi possibilità per il corpo degli alpini, nel testo dell'articolo non c'è nulla.
Ritengo pertanto sia giusto approvare l'emendamento in esame, fatta salva la possibilità di introdurre ulteriori correzioni al Senato.

PRESIDENTE. Prendo atto che l'emendamento in esame è stato altresì sottoscritto dall'onorevole Collè.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bricolo 10.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 419
Votanti 410
Astenuti 9
Maggioranza 206
Hanno votato
sì 49
Hanno votato
no 361).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 10.3 della Commissione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.

GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, abbiamo assistito ad una straordinaria recita, poiché, come è stato giustamente fatto presente dal sottosegretario Cicu, gli emendamenti presentati dalla Lega non potevano più essere accolti perché privi di copertura finanziaria. Ma assistiamo anche ad una recita da parte del Governo nel momento in cui sostiene l'articolo 10, che costituisce un'altra emissione di fumo molto forte. L'emendamento della Commissione corregge la definizione «regioni dell'arco alpino» in «zone tipiche di reclutamento alpino», facendo giustizia della propaganda effettuata in quest'aula dalla Lega. Abbiamo sentito cose assolutamente inconcepibili: è stato detto che il corpo alpino è connotato in maniera padana, non avendo la benché minima cognizione geografica, non avendo la benché minima cognizione storica di cosa siano gli alpini e non avendo la benché minima percezione culturale di cosa sia la storia degli alpini del nostro paese (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
Accanto a tale colossale emissione di fumo da parte della Lega, assistiamo ad un atteggiamento ipocrita da parte della stessa Lega e del Governo, poiché tutti sembrano preoccuparsi dei poveri alpini che hanno bisogno di essere in qualche modo rinfrancati. L'occasione per occuparsi seriamente di queste cose si avrà fra qualche settimana, quando approveremo la legge finanziaria (Applausi del deputato Frigato): vedremo se nella legge finanziaria ci saranno i soldi per riconoscere all'esercito, e quindi anche agli alpini, il proprio ruolo, perché è su questo che si misura la serietà politica del Governo e della sua maggioranza, non su queste immissioni di fumo che prendono in giro in primo luogo gli alpini, ma anche il Parlamento! È una cosa vergognosa (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, Misto-Comunisti italiani e Misto-Socialisti democratici italiani)!

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.


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Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 10.3 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 434
Votanti 257
Astenuti 177
Maggioranza 129
Hanno votato
sì 256
Hanno votato
no 1).

Prendo atto che i presentatori dell'emendamento Bricolo 10.2 non accedono all'invito al ritiro.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bricolo 10.2 , non accettato dalla Commissione né dal Governo sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 427
Votanti 410
Astenuti 17
Maggioranza 206
Hanno votato
sì 46
Hanno votato
no 364).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 10, nel testo emendato.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 435
Votanti 261
Astenuti 174
Maggioranza 131
Hanno votato
sì 242
Hanno votato
no 19).

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