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La seduta, sospesa alle 9,45, è ripresa alle 10,15.
NICHI VENDOLA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NICHI VENDOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo sull'ordine dei lavori soltanto per porre una questione e per chiedere al Governo qualche risposta.
Questa mattina, alle prime luci dell'alba, una comunità, la mia comunità, la cittadina di Terlizzi, è stata invasa da forze di polizia in assetto di guerra: centinaia di poliziotti, con tenuta antisommossa, e di carabinieri in borghese... (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale), che non sono lì impegnati per un'operazione antimafia o per un'operazione anticrimine, bensì per reprimere un movimento, che è incarnato dalle parrocchie, dall'intero consiglio comunale, dal centrodestra, dal centrosinistra, da tutte le forze politiche, nella battaglia che nella mia comunità è particolarmente sentita contro il piano di riordino ospedaliero, che in forme autoritarie il governatore Fitto ha imposto con i suoi Diktat (Commenti dei deputati del gruppo di Forza Italia).
La mia comunità, signor Presidente della Camera e cari colleghi, tutta la mia comunità, chiede di poter aspettare le 48 ore della risposta del TAR alla richiesta di sospensiva dell'ordinanza, che sta smobilitando un ospedale che, ancora tre giorni fa, è stato visitato dalle televisioni di tutta Europa, in quanto considerato uno dei migliori ospedali d'Italia. Il fatto che si voglia chiudere quell'ospedale ferisce la mia comunità e, dal momento che esiste un contenzioso presso le sedi giudiziarie, presso il tribunale amministrativo, presso il Consiglio di Stato, non capisco a cosa serva la polizia in assetto di guerra. Non l'abbiamo vista nei quartieri di Bari vecchia o di San Paolo, durante la guerra di mafia, non capisco perché debba essere lì investita, per reprimere tutta una comunità che lotta per il proprio diritto!
Chiedo, pertanto, che il ministro dell'interno venga a rispondere in Parlamento su questo problema (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).
GIUSEPPE ROSSIELLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE ROSSIELLO. La comunità di Terlizzi non si oppone alla razionalizzazione della rete ospedaliera, bensì prende atto di alcuni colpi di mano che, da un paio di giorni, corrispondono di fatto al blocco dei ricoveri, per una collettività che va ben oltre il comune di Terlizzi e che riguarda un pezzo della provincia di Bari nell'immediato nord. Di fatto, si chiudono dei reparti che hanno rispettato gli standard migliori e, in buona sostanza, non si sta andando né verso quello che l'attuale Governo ritiene essere un criterio di eccellenza, dividendo le divisioni di medicina da quelle di chirurgia, né verso un livello, che questo Governo ha accettato, di posizionamento per chilometri di rete ospedaliera, trasferendo di fatto a Corato - dove alcuni reparti non raggiungevano neanche il minimo consentito dei ricoveri - i reparti che funzionavano e che avevano livelli eccellenti di ospedalità a Terlizzi.
Un'intera popolazione, ben oltre quel comune, sta subendo dunque il blocco dei ricoveri con grave disagio. La mobilitazione ha visto impegnati carabinieri, forze di pubblica sicurezza e quant'altro, in maniera abnorme e abbastanza pericolosa. Ben ha fatto l'onorevole Vendola a dire: quei poliziotti si mandino a Bari, dove si spara! Si mandino dove di fatto esiste la
malavita che colpisce e non dove una popolazione sta difendendo pacificamente il suo diritto alla salute!
Presenteremo al ministro della salute un'interpellanza affinché sia svolta un'ispezione al fine di controllare i criteri, da noi certamente non condivisi, che sono i vostri criteri che, nell'occasione, il governatore Fitto ha pienamente calpestato in quella zona della provincia di Bari (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).
DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Signor Presidente, colleghi, prendo la parola sull'argomento e voglio premettere che la prendo a braccio, senza conoscere il merito dell'intervento delle forze dell'ordine che, in questo momento, apprendo essersi verificato e che, fino a prova contraria, devo assolutamente ritenere sia avvenuto nel rispetto dei doveri dell'istituto e dell'ufficio delle forze dell'ordine, al fine di far rispettare la legalità e le disposizioni legittimamente ricevute. E non entro neppure specificamente nel merito della riorganizzazione della rete ospedaliera e dell'assetto dei reparti e dei servizi del pur noto e rilevante polo ospedaliero della città di Terlizzi, in quanto, fino a prova contraria, la competenza in questa materia spetta alle regioni e non credo che lo specifico dibattito in questa sede abbia titolo per esaminare temi che attengono alla riorganizzazione della rete ospedaliera di una specifica regione e di uno specifico territorio. Ritengo che saremmo disponibili, specie chi ha qualche conoscenza del territorio medesimo, ma esorbiteremmo dalle nostre funzioni.
Quello che posso dirvi - cari colleghi della sinistra, che giustamente svolgete il vostro mestiere di oppositori, sia a livello regionale sia a livello nazionale e, dunque, sollevate un caso di questo genere - è che quanto si verifica in terra di Puglia, in particolare in quell'area, si verifica abbondantemente anche in altre regioni governate dalla sinistra e dal centrosinistra che, ugualmente, rispondendo a propri schemi territoriali e ad imposizioni politiche, attuano interventi brutali sulle comunità locali e riorganizzano o pretendono di riorganizzare la rete dei servizi di territorio e ospedalieri nel settore della sanità in maniera tale da suscitare la ribellione e la protesta di molte comunità locali.
Allora, mi permetterete di affermare che anche la destra esprime una forte sensibilità a questo riguardo; tra l'altro, pochi giorni or sono, io stesso ho preso la parola per rivendicare un'azione di difesa del reticolo diffuso dei servizi nelle città importanti che hanno il solo torto di non essere città capoluoghi di determinati territori e, mentre ci permettevamo di istituire altri enti con relative spese, rivendicavo il diritto delle comunità locali di disporre di servizi adeguati alla tradizione e alla domanda che il territorio esprime.
Voi, in questo momento, avete indirizzato nei confronti del ministro un appello di sensibilizzazione o di richiesta di intervento. Mi permetto di affermare, senza togliere il mestiere ai colleghi che in Commissione si occupano di tali problemi, che il ministro Sirchia, come tutti abbiamo letto ed ascoltato più volte, ha auspicato una profonda riforma generale dell'assetto, attraverso il superamento della struttura o dell'attuale forma di governo delle ASL, per giungere ad ospedali-fondazioni che le comunità locali sentano come propri e siano in grado di difendere e di arricchire.
Ritengo che, al di là del caso specifico che legittimamente avete sollevato e al di là dell'auspicio che viene svolto anche da questi banchi che non si tratti di problemi intesi come problemi di ordine pubblico, ma problemi che politicamente e socialmente devono essere affrontati nell'interesse delle popolazioni, vi chiedo di non aprire soltanto il tavolo della protesta - che riguarda regioni governate dall'uno o dall'altro schieramento -, ma anche un
tavolo per una grande intesa riformistica per rivedere l'assetto sui territori e rispettarne le esigenze e le tradizioni.
ANTONIO BOCCIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà, ma è l'ultimo.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, avendo tutti i gruppi espresso la loro opinione, consenta anche a me di dire due parole, non solo sul metodo che si sta usando e che francamente mi sembra eccessivo, ma, in generale, sull'esigenza che i processi di riforma che riguardano, e non da oggi, il mondo della sanità non siano gestiti con imposizioni e con la forza. Infatti, ogni grande riforma, quando non ha il sale e l'intelligenza della prudenza e della moderazione, finisce soltanto per ingenerare restaurazioni e, peggio ancora, rivoluzioni.
Dobbiamo farci carico di difendere il bisogno di ammodernare la società e i servizi, di realizzare una sanità competitiva e di rispondere alle esigenze del cittadino di avere una sanità uguale a Terlizzi, nel Mezzogiorno, e nel resto del paese. Dobbiamo certamente assicurare che vengano attuati i provvedimenti che la regione ha assunto (sebbene non li condivida, ma si tratta sempre di provvedimenti di un ente pubblico), ma non possiamo consentire - ha ragione il collega Vendola - che con la forza, con l'imposizione e con azioni violente vengano portati avanti processi riformatori.
Mi auguro che anche l'intervento del Presidente della Camera possa servire per raccomandare prudenza e per risolvere le questioni nell'interesse dei cittadini con metodi democratici e persuasivi.
PRESIDENTE. Riferirò al Presidente della Camera, che a sua volta farà presente al Governo il problema che è stato sollevato dall'onorevole Vendola e dagli altri colleghi che sono intervenuti, e mi auguro che il Governo venga a riferire.
Un'unica osservazione: non vorrei che, alla fine, la colpa fosse delle forze di polizia, che difendono le istituzioni, dovunque esse siano. Credo che ciò debba essere evitato. Alle forze di polizia va, evidentemente, anche da parte della Presidenza, il plauso e la solidarietà.
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