Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 383 del 4/11/2003
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(Esame dell'articolo 3 - A.C. 4233)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 3 e delle proposte emendative ad esso presentate (vedi l'allegato A - A.C. 4233 sezione 6).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Santino Adamo Loddo.

SANTINO ADAMO LODDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, di fronte a questo provvedimento avremmo dovuto esclamare: finalmente si è giunti all'anticipazione dell'entrata in vigore della riforma che porta alla professionalità delle forze armate a seguito della abolizione della leva obbligatoria!
È stata sempre una nostra richiesta sin dall'avvio di questa nostra legislatura e rappresenta un punto del programma che avevamo presentato alle elezioni del 2001.
L'opposizione aveva evidenziato la necessità che questo processo fosse portato a compimento; prova ne sia quanto abbiamo proposto nelle precedenti leggi di bilancio, sin dall'inizio di questa legislatura. La legge 14 novembre del 2000, la n. 331, recante «Norme per l'istituzione del servizio militare professionale», che riforma il servizio militare italiano, ha conferito al Governo la delega ad adottare un decreto legislativo per disciplinare la graduale sostituzione entro sette anni, a decorrere dalla data di entrata in vigore del medesimo decreto legislativo, dei militari in servizio obbligatorio di lega con volontari di truppa e personale civile del Ministero della difesa.
Il decreto legislativo 8 maggio del 2001, n. 215, fissando il termine per la sospensione del servizio obbligatorio di leva a decorrere dal 1o gennaio 2007, prevede che gli ultimi ad essere sottoposti alla coscrizione obbligatoria siano i giovani nati entro il 31 dicembre del 1985. Un periodo di transizione così ampio è il risultato di un atteggiamento ispirato alla ragionevole prudenza che il passaggio da un sistema di reclutamento ad un altro rendeva necessario. Va inoltre considerato che ferme volontarie pluriennali erano state introdotte nell'organizzazione militare dal 1995.


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Oggi, dopo due anni dall'entrata in vigore della legge che ha introdotto il sistema professionale, possiamo dire che il modello funziona. L'impegno delle forze armate in missioni internazionali sotto l'egida dell'ONU ed in base agli accordi internazionali per il mantenimento e il ripristino della pace, nonché la partecipazione ad operazioni di soccorso alle popolazioni esposte ad eventi bellici, sono stati il banco di prova più severo, che ha dimostrato, riscuotendo il plauso incondizionato della comunità internazionale, il livello di efficienza e di capacità operativa raggiunto dalle nostre unità.
Sono oltre novemila i militari impegnati in queste missioni che rendono lustro al nostro paese in maniera indiscutibile.
Le nostre forze armate sono un patrimonio del paese, a prescindere dalle maggioranze di governo e noi rivolgiamo un caloroso saluto ed un'incondizionata stima a chi indossa la divisa per il nostro paese, nel rispetto pieno del dettato costituzionale.
A questi gravosi impegni vanno sommati quelli che sistematicamente ormai da tempo sono disposti all'interno dei nostri confini per la sorveglianza e il controllo del territorio, laddove il personale militare viene posto a disposizione dei prefetti in stretto coordinamento con le forze di polizia.
Il modello professionale funziona e le istituzioni militari hanno dimostrato di poterlo gestire con eccellenti risultati.
Tutto questo deve inquadrarsi in una dinamica di costruzione di una forza di difesa europea sulla base di quanto venne definito nel novembre 2000 per la costituzione di una forza rapida di intervento di 60 mila uomini. È una necessità che si avverte sempre più urgente di fronte agli scenari internazionali per rafforzare l'autonomia operativa e collaborativa con gli Stati Uniti d'America e non con una certa subalternità.
La politica estera europea non può essere priva di uno strumento operativo importante come quello di dotarsi finalmente di un programma comune di difesa. Occorre investire su questo aspetto, in termini economici e di risorse umane.
Lo scorso anno il ministro Martino disse che l'Italia avrebbe destinato alla difesa l'1,5 per cento del prodotto interno lordo ed invece nella legge finanziaria vi sarà addirittura una riduzione degli stanziamenti, nella misura dell'uno per cento del prodotto interno lordo. Quest'anno, per pudore, il ministro è stato costretto al silenzio, ma non cambia la sostanza del problema; soprattutto adesso che ci avviamo ad un esercito professionale, occorre trovare più risorse.
È quindi evidente che il passaggio ad un sistema professionale è irreversibile e il periodo di transizione molto ampio avrebbe finito per rallentare gli stessi processi di ristrutturazione con il rischio di avere ibridi non efficienti ed efficaci anche sotto il profilo della professionalità. Vi erano e vi sono quindi tutte le condizioni di utilità e di opportunità per accelerare la trasformazione del nostro strumento militare in senso totalmente professionale, esonerando dall'obbligo di leva i giovani nati dopo il 31 dicembre 1982 e, a nostro avviso, sospendendo il servizio di leva fin dal 1o gennaio 2004, senza attendere quanto previsto dal disegno di legge del Governo.
Per realizzare tale obiettivo è necessario intervenire in più direzioni per garantire alle Forze armate una disponibilità adeguata, per quantità e qualità di volontari in ferma. In Commissione, nel corso del dibattito, abbiamo incontrato una certa superficialità anche nell'affrontare le questioni da noi poste. Pur condividendo comunque l'obiettivo, non condividiamo il percorso per consentire l'anticipo al 2005 dell'abolizione della leva. Non comprendiamo il perché delle risposte negative ai nostri orientamenti; eppure non sono ostruzionistici, ma assolutamente di merito.
Una prima misura riguarda il miglioramento del trattamento economico che certamente è uno dei fattori che incidono sul reclutamento, prevedendo per il personale delle carriere iniziali l'attribuzione di un vero e proprio stipendio, che la


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proposta di legge prevede di fissare al quinto livello retributivo. Attualmente, il personale in ferma volontaria non percepisce uno stipendio, ma soltanto una paga giornaliera. Tale paga, volta a compensare esclusivamente le giornate di effettiva presenza presso i reparti, è peraltro determinata in misura inferiore rispetto a quanto offerto in altri settori delle istituzioni pubbliche, che quindi assorbono parte consistente dei giovani disponibili all'arruolamento.
È una situazione ormai divenuta inaccettabile. Bisogna consentire anche la possibilità di modificare la ripartizione tra i volontari in ferma e quelli in servizio permanente. Altri due aspetti su cui è necessario intervenire riguardano le condizioni di vita all'interno delle caserme e la collocazione sociale nel contesto esterno nonché le prospettive lavorative per coloro che verranno congedati al termine delle ferme prolungate. Sono necessari provvedimenti ed incentivi alle imprese per le assunzioni di quei militari in congedo. Teniamo ben presente che è soprattutto il Mezzogiorno a fornire questo personale per le Forze armate. Noi abbiamo proposto un piano di interventi di edilizia economica e popolare per garantire a coloro che faranno la scelta professionale un significativo aiuto per risolvere il problema dell'abitazione.
Ci si deve interrogare su cosa accadrà nella riorganizzazione della rete attuale delle caserme sul territorio nazionale. Occorre evitare che venga disperso un patrimonio di storia e di dislocamenti operativi in termini di sicurezza. Lo smantellamento deve prevedere il mantenimento in ogni regione di una caserma militare - questo lo deve prevedere in assoluto - e di altre infrastrutture logistico-operative, per evitare una concentrazione non funzionale all'apparato militare. Siamo contrari a razionalizzazioni selvagge che deprimono e non aiutano la nascita di un esercito professionale.
Per queste ragioni, si è voluto presentare una proposta di legge alternativa. Noi intendiamo dare un'idea compiuta di quelle che sono le Forze armate in Italia in una visione europea. Prevediamo anche una ristrutturazione delle caserme, tenendo conto che dovranno ospitare persone che non si fermano più soltanto per pochi mesi e che appartengono a sessi diversi con esigenze, quindi, del tutto nuove rispetto al passato.
Un altro strumento molto utile a incentivare il reclutamento può consistere nella possibilità di consentire la scelta del servizio militare volontario a quei giovani che intendono contemporaneamente proseguire gli studi, ma possono trovarsi in condizioni economiche che non consentono con facilità tale scelta. A questi giovani si prevede siano riservate borse di studio che consentano di completare il ciclo delle scuole medie superiori o quello universitario senza oneri da parte loro. È chiaro che ciò assicurerà alle Forze armate anche l'ingresso di una fascia di popolazione che ha, tra i propri obiettivi, anche quello di migliorare la propria formazione culturale e professionale.
Il problema del collocamento al lavoro con forme agevolate per i volontari congedati senza demerito può, a nostro avviso, avvalersi utilmente della previsione di consentire all'amministrazione della difesa di ricorrere a risorse esterne per il soddisfacimento delle necessità tecniche e logistiche, agevolando le imprese e le aziende cooperative che risultano formate in gran parte proprio dal personale congedato. Con ciò, si realizzerebbe una particolare civilizzazione della logistica con effetti positivi sull'intero sistema.
Inoltre, quella riguardante le case è una questione importante per incentivare la permanenza nelle Forze armate. Pensate al disagio di persone che, per motivi di servizio, devono spostarsi e trovare una sistemazione confortevole per la propria famiglia.
Le nostre proposte emendative prevedono modifiche alle norme che disciplinano il profilo di carriera dei volontari, le condizioni dell'impiego, il transito nel ruolo dei sergenti, migliorandone lo stato giuridico e le condizioni di avanzamento.
Infine, è del tutto evidente che la sospensione anticipata del servizio di leva


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obbligatoria va esaminata e discussa anche per gli effetti diretti e indiretti che potrà avere sul servizio civile volontario e sul reclutamento negli altri corpi del comparto sicurezza.
Abbiamo avuto l'audizione del Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Rolando Mosca Moschini, il quale ha svolto alcune osservazioni che sono oggetto delle nostre proposte emendative proprio all'articolo 14. Chiediamo lo stralcio per la selezione del personale, assicurando al Corpo dei vigili del fuoco e alle altre forze del comparto sicurezza una maggiore autonomia (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ruzzante. Ne ha facoltà.

PIERO RUZZANTE. Signor Presidente, colgo l'occasione dell'esame dell'articolo 3 per chiarire la posizione del gruppo dei Democratici di sinistra in merito al provvedimento in esame.
Stiamo discutendo sulla sospensione anticipata del servizio di leva obbligatorio. Tutti i colleghi ricorderanno che la sospensione della leva obbligatoria è stata una delle importanti riforme attuate dall'Ulivo nella passata legislatura, una riforma che ha visto un consenso pressoché unanime da parte dell'Assemblea. È questo il motivo per il quale ci siamo espressi a favore dell'articolo 1, poiché in questo disegno di legge si propone di anticipare la sospensione della leva obbligatoria al 1o gennaio 2005.
A dir la verità, un anno prima rispetto all'iniziativa del Governo abbiamo presentato una proposta di legge di iniziativa parlamentare (il primo firmatario è l'onorevole Minniti) nella quale si propone la fine della leva al 1o gennaio 2004; soprattutto, è tale provvedimento ha un impianto diverso rispetto a quello del disegno di legge del Governo. Questa riforma è assolutamente utile e necessaria per i giovani, necessaria come messaggio alle giovani generazioni e alle loro famiglie. È utile e, oserei dire, fondamentale anche per un disegno riformista delle nostre Forze armate che necessitano - come veniva ricordato anche questa mattina attraverso le parole del Presidente della Repubblica - di operazioni di ammodernamento, di efficacia.
Presidente, mi consenta di aprire una parentesi per far rilevare alla Presidenza della Camera che quella di oggi - 4 novembre - rappresenta una giornata importante per il nostro paese. Trovo un po' strano che si impedisca a tanti parlamentari di partecipare nei propri collegi alle manifestazioni, alle iniziative che si sono svolte nella giornata del 4 novembre; ciò avrebbe consentito a ciascun parlamentare di essere presente sul proprio territorio (Applausi di deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e di Alleanza nazionale) e di dimostrare la propria solidarietà alle Forze armate in maniera concreta ed importante.
Credo che nel calendario dei lavori del prossimo anno si debba tener presente di questa data, di questa giornata, altrimenti il messaggio alle Forze armate rischia di apparire retorico, non consentendo a tutti i deputati di quest'Assemblea, sia di maggioranza sia di opposizione, di poter essere presenti alle manifestazioni sul loro territorio.
Abbiamo punti di vista diversi rispetto al disegno di legge del Governo; essi riguardano (li troveremo negli articoli successivi) la questione degli incentivi economici, delle borse di studio, dei crediti formativi (lo ha ricordato precedentemente l'onorevole Loddo), dei servizi ai giovani che sceglieranno di prestare un servizio volontario nelle Forze armate (mi riferisco in particolar modo al problema degli alloggi e della ristrutturazione delle caserme).
Questi sono i motivi che ci spingeranno ad esercitare una critica costruttiva, a partire da questo articolo 3.
Ovviamente, il nostro punto di vista è favorevole alla sospensione anticipata del servizio obbligatorio di leva. Nel contempo, però, desideriamo ribadire che il nostro giudizio è critico su quanto il Governo ha proposto: si rischia di fare le nozze con i fichi secchi, nel senso che, dal


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punto di vista economico, non c'è un investimento adeguato. Oltre a ciò, corriamo anche il rischio - è un aspetto che pure teniamo a mettere in evidenza - che il disegno di legge al nostro esame finisca per non essere applicabile, per non essere realizzabile e, dal punto di vista dell'efficacia, di non rispondere all'esigenza della sospensione anticipata della leva obbligatoria.
Sottolineeremo adeguatamente tutti questi profili allorquando esamineremo gli emendamenti più significativi. Speriamo che l'Assemblea possa accoglierne una parte, per modificare questo testo e per tentare di migliorare, attraverso il dibattito che si svilupperà in aula, il lavoro compiuto all'interno della Commissione difesa (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare sull'articolo 3 e sulle proposte emendative ad esso presentate, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.

PIERFRANCESCO EMILIO ROMANO GAMBA, Relatore. Signor Presidente, sugli emendamenti Angioni 3.1 e 3.2 il parere della Commissione è contrario.

PRESIDENTE. Il Governo?

SALVATORE CICU, Sottosegretario di Stato per la difesa. Il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.

PRESIDENTE. Sta bene, lo immaginavo.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Angioni 3.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 411
Votanti 409
Astenuti 2
Maggioranza 205
Hanno votato
198
Hanno votato
no 211).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Angioni 3.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 431
Votanti 428
Astenuti 3
Maggioranza 215
Hanno votato
206
Hanno votato
no 222).

Prendo atto che l'onorevole Giuseppe Gianni non è riuscito a votare.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 431
Votanti 238
Astenuti 193
Maggioranza 120
Hanno votato
236
Hanno votato
no 2).

Prendo atto che gli onorevoli Giuseppe Gianni e Fanfani non sono riusciti a votare.

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