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PRESIDENTE. Il Governo intende intervenire o si riserva di farlo successivamente?
COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento. Presidente, preferisco intervenire.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente il Governo italiano condivide senza riserve gli obiettivi e le motivazioni umanitarie che il Parlamento
italiano e quello europeo hanno posto a fondamento di un'iniziativa europea per una risoluzione sulla moratoria delle esecuzioni da presentare all'Assemblea generale delle Nazioni Unite in corso a New York. È in virtù di questo profondo convincimento che la Presidenza italiana dell'Unione europea si è attivamente adoperata, in ogni modo, a più riprese, persino dall'inizio del semestre di Presidenza, per acquisire un consenso europeo a tale iniziativa, attraverso un'intensa azione diplomatica che si è concretizzata in quei passi che sono già stati messi in evidenza. Penso alle mozioni presentate a prima firma degli onorevoli Ronchi e Buemi.
In particolare, dopo avere sollevato la questione già nei Consigli Affari generali di luglio e settembre, il ministro Frattini, a seguito dell'ultima riunione del Consiglio del 13 ottobre scorso, ha scritto nuovamente ai ministri degli esteri dell'Unione, trasmettendo loro una nota che reiterava l'invito a sostenere un'iniziativa per la moratoria, di alto valore politico e morale, che l'Italia ritiene pienamente coerente con l'impegno europeo in favore dell'obiettivo ultimo di un'abolizione universale della pena capitale. Nella nota, veniva altresì esposto l'esito del sondaggio, realizzato grazie al fattivo impegno di tutta la nostra rete diplomatica, sui possibili orientamenti di voto in Assemblea generale ed i risultati, pur con il grado di incertezza naturalmente presente in esercizi di questo tipo, e alla luce delle riserve comunque manifestate, non escludevano che una risoluzione sulla moratoria potesse avere successo a New York.
Il 22 ottobre scorso, il ministro Frattini, dinanzi al Parlamento europeo, riunito in seduta plenaria, ha confermato ancora una volta la piena disponibilità dell'Italia ad adempiere alle indicazioni dello stesso Parlamento europeo e del Parlamento italiano in favore della presentazione di una risoluzione sulla moratoria all'Assemblea generale dell'ONU in corso a New York. Poiché in diplomazia è bene attentamente considerare ciò che ufficialmente non appare, all'indomani, il nostro ministro degli affari esteri, ha nuovamente rivolto ai suoi omologhi europei, con una lettera personale, un forte invito a considerare con favore una iniziativa europea per l'adozione di una risoluzione a New York sulla moratoria delle esecuzioni capitali. Nel suo messaggio, il ministro Frattini chiedeva l'assenso dei partner alla presentazione da parte della Presidenza italiana di una iniziativa a nome dell'Unione europea o, in subordine, se vi fossero obiezioni, alla presentazione di una tale iniziativa da parte dell'Italia a titolo nazionale. Inoltre, da parte italiana, si è sottoposto ai partner, nell'occasione, un progetto di possibile soluzione, con il fine di focalizzare la riflessione su elementi concreti.
Ma anche quest'ultimo appello non ha sortito presso i partner comunitari gli effetti che sarebbe stato legittimo attendersi, tanto più dopo la pronuncia del Parlamento europeo; l'azione dell'Italia si è scontrata con il permanere di forti resistenze dei partner che hanno formalmente confermato, per iscritto, di non condividere l'impostazione - che avevamo loro proposto - di opporsi alla presentazione di una proposta di risoluzione europea. I nostri partner continuano, infatti, a ritenere che non sussistano ancora le condizioni per un successo dell'iniziativa in Assemblea generale e che una nuova sconfitta, dopo quelle del 1994 e del 1999, pregiudicherebbe gravemente la battaglia dell'Unione europea sulla pena di morte. Essi reputano, inoltre, che sia inopportuno perseguire, in Assemblea generale, un obiettivo, quale quello della moratoria, che viene considerato riduttivo rispetto all'abolizione della pena capitale. Obiettivo, quest'ultimo, in vista del quale l'Unione europea riesce ogni anno a conseguire l'approvazione di una incisiva risoluzione in sede di Commissione per i diritti umani di Ginevra.
Anche l'eventualità che l'Italia presenti una risoluzione a New York a titolo nazionale è stata oggetto, onorevole Innocenzi, della più ferma opposizione; tale ipotesi ha infatti suscitato nette riserve e preoccupazioni dei nostri partner che hanno rilevato come, nella lotta alla pena di morte - problematica di alta visibilità
politica, con una lunga e consolidata tradizione d'impegno unitario a livello europeo - iniziative a titolo nazionale appaiono inopportune, controproducenti e, per di più, in contrasto con le regole PESC in materia di coordinamento. Se l'Italia prendesse una simile iniziativa a titolo nazionale - hanno argomentato i partner - si romperebbe la solidarietà comunitaria, con gravi danni di immagine e di credibilità per l'Unione europea e con pregiudizio per l'azione politica della Unione, sia in generale, sia nel settore specifico dei diritti umani (Commenti del deputato Giachetti). Tanto più grave sarebbe questa rottura se operata dal paese che detiene attualmente la Presidenza di turno.
Di tali preoccupazioni e prese di posizione il Governo non può non tener conto, anche in considerazione delle specifiche responsabilità che incombono su di noi quali Presidenti di turno dell'Unione europea nella delicata fase di preparazione del Trattato costituzionale. Il Governo si rammarica vivamente di questo atteggiamento di chiusura. Pur condividendo pienamente le raccomandazioni rivolte in materia sia dal Parlamento europeo sia da quello italiano, dobbiamo tuttavia prendere atto che un'iniziativa a titolo nazionale, alla luce delle esplicite riserve formulate dai nostri partner comunitari, assumerebbe oggi il valore di una clamorosa rottura dell'unità dell'Unione europea in un settore nevralgico della politica estera comune di cui saremmo, in quanto Presidenti in esercizio, ritenuti doppiamente responsabili.
Una parola va spesa sui presunti ritardi con i quali, secondo le mozioni a prima firma degli onorevoli Buemi e Calzolaio, il Governo avrebbe dato seguito all'iniziativa. Occorre precisare che la questione di una possibile risoluzione sulla moratoria è stata sottoposta dalla Presidenza italiana all'esame del competente gruppo di lavoro europeo sin dalla prima riunione, nel luglio scorso, sotto la nostra Presidenza. A tale discussione hanno fatto seguito le successive iniziative sopra evocate, che sono, del resto, correttamente riportate nei testi parlamentari in esame.
Va, in particolare, sottolineato come il Governo italiano, coerentemente con gli impegni assunti anche nei confronti di codesto Parlamento, abbia immediatamente promosso la riflessione nell'ambito dell'Unione europea al più alto livello, svolgendo un'azione costante e incisiva che, pur non conseguendo l'obiettivo della presentazione della risoluzione, ha avuto l'indubbio merito di sensibilizzare i partner sull'opportunità di rilanciare e rinvigorire l'impegno dell'Unione in favore di una moratoria generalizzata delle esecuzioni.
In conclusione, l'Italia, a questo punto, non può che prendere atto con profonda delusione e rammarico della posizione assunta dai partner. L'impegno del Governo è e sarà quello di assicurare che la proposta italiana di presentare una risoluzione in favore di una moratoria delle esecuzioni all'Assemblea generale delle Nazioni Unite resti fra i temi di assoluta priorità nell'agenda politica dell'Unione. L'Italia continuerà a svolgere la propria azione, affinché si possa raggiungere nel tempo un consenso europeo.
In quest'ottica ci adopereremo, innanzitutto, affinché la risoluzione sulla pena di morte, che l'Unione europea, ancora una volta, presenterà alla Commissione dei diritti umani di Ginevra nella primavera del prossimo anno, possa acquisire il numero più ampio possibile di co-sponsorizzazioni. A partire da tale auspicato risultato siamo fermamente intenzionati a rilanciare, ancora una volta, la discussione nell'Unione europea sull'opportunità di una iniziativa all'Assemblea generale.
Proporremo, altresì, ai partner di rinvigorire l'azione di respiro globale dell'Unione in favore di una immediata moratoria delle esecuzioni con passi ed iniziative concrete in tutte le capitali del mondo ove la pena di morte è tuttora prevista ed applicata.
Nell'intervento generale che la Presidenza italiana pronuncerà nei prossimi giorni a New York nell'Assemblea generale,
a nome dei paesi dell'Unione e di quelli in via di adesione, rivolgeremo, infine, un forte appello ai paesi ritenzionisti, affinché attuino una immediata moratoria delle esecuzioni in sintonia con la forte e chiara presa di posizione del Presidente del Consiglio nel dibattito generale dell'Assemblea.
L'onorevole Ronchi sostiene che il Governo debba continuare nella battaglia diplomatica per debellare l'infamia costituita dalla pena di morte. Il Governo lo farà e chi vi parla, poiché sin dalla nascita dell'associazione Nessuno tocchi Caino è un sostenitore di quelle tesi e di quelle battaglie, aggiunge anche l'impegno personale affinché ciò possa essere effettuato quanto prima (Applausi del deputato Ronchi).
PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
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