Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 382 del 3/11/2003
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(Repliche del relatore e del Governo - A.C. 4233)

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore, onorevole Gamba.

PIERFRANCESCO EMILIO ROMANO GAMBA, Relatore. Rinuncio alla replica, signor Presidente.

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il rappresentante del Governo.

SALVATORE CICU, Sottosegretario di Stato per la difesa. Signor Presidente, ho ascoltato con estremo interesse i diversi interventi dei colleghi, i quali hanno posto in particolar modo l'accento su alcuni aspetti fondamentali di questa riforma, una riforma definita complessa, difficile, una riforma che - come è stato evidenziato in maniera particolare dall'onorevole Minniti - parte nel 2000. Proprio con riferimento a questo richiamo, vorrei cercare di capire se l'onestà intellettuale, culturale e politica debba essere posta in quest'aula in termini di reciprocità, perché


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se affrontiamo una riforma tanto centrale ed importante per la struttura democratica di questo paese, nel confronto dobbiamo anche individuare gli elementi che ci consentano di capire in che modo gli obiettivi, in termini comuni, possono essere definiti, proiettati e raggiunti.
Nel momento in cui noi diciamo che nell'anno 2000 la riforma della sospensione del servizio di leva era già stata definita, a mio giudizio, si proclama un'enunciazione e si dichiara un'attribuzione di responsabilità che è quella che oggi vorrebbe essere attribuita a questo Governo. Nell'anno 2000 si enunciava la sospensione anticipata della leva, proiettandola nell'anno 2007, senza alcuna previsione di impegno di spesa, senza alcuna copertura finanziaria, senza dare sostanza né fondamento ad una semplice dichiarazione di principio. Oggi, questo Governo e questa maggioranza, con il senso di responsabilità che fa riferimento alla configurazione in cui si inserisce il contesto di questa riforma che è stato più volte citato, anticipa di due anni la sospensione del servizio di leva e lo fa perché è partecipe, in maniera precisa ed importante, di un processo di crescita delle Forze armate, di una nuova condizione sociale delle Forze armate, di un nuovo status, di un nuovo traguardo da raggiungere che questo Governo sostiene in maniera forte e lo sostiene inserendo in una legge finanziaria, che da tutti viene citata come la finanziaria dei tagli, una copertura adeguata, idonea ed efficace che fa riferimento proprio al processo così complesso e delicato di questa riforma.
Sono convinto che gli aspetti culturali ricordati possono essere condivisi da una parte e dall'altra.
Nella storia del nostro paese, la leva ha sicuramente rappresentato un momento di crescita forte delle istituzioni democratiche, al fine di forgiare gli uomini e consentire loro di sviluppare il senso di appartenenza, il senso del dovere e il senso della patria e di essere - così come lo sono stati - fortemente utili nell'ambito di questo percorso e di questo progetto. Ma, nello stesso tempo, oggi, in tale evoluzione, si vuole, sempre di più (in tal senso, condivido fortemente ciò che è affermato dai rappresentanti della Casa delle libertà), porre l'accento su un processo di libertà, sul senso di giustizia e di equità.
Inversamente a quanto oggi è stato rappresentato da alcuni colleghi parlamentari, credo che questo senso di libertà abbia finalmente una risposta, ma nella mediazione del sistema che questo provvedimento prevede e sostanzia e nella possibilità - finalmente - per i nostri giovani e i nostri cittadini di scegliere il loro futuro, la loro proiezione, la loro qualità, il loro status, la loro dimensione di vita. Infatti, vi saranno giovani che non vorranno inserirsi nel mondo delle Forze armate e vi saranno giovani che sicuramente non vorranno inserirsi, per concorso, neanche nel mondo delle forze di polizia, sia ad ordinamento civile sia militare.
Questo passaggio è stato criticato fortemente. Vorrei semplicemente ricordare che invece l'articolo 51 della Costituzione stabilisce che tutti cittadini dell'uno e dell'altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di uguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. È chiaro che questo processo cerca di mediare tale concetto costituzionale per arrivare in progressione a dare questo senso di equilibrio, di equità e di giustizia, dove finalmente la libertà di scelta può sussistere e vigere.
Non dimentichiamoci - lo ricordava anche il presidente Ramponi - che, in questo necessario coinvolgimento e bilanciamento di valori costituzionali, la legislazione vigente ammette (peraltro, da molti anni) che il principio di eguaglianza nell'ambito dell'accesso sia, per talune carriere, relativizzato, riconoscendo riserve di posti sempre più ampie nei confronti del personale che, avendo assunto per lungo tempo il ruolo di servire la nazione, si è ritenuto avesse maturato il diritto di beneficiare di modalità agevolate per il successivo inserimento nel mondo del lavoro. Questo emerge da un provvedimento siglato con la legge n. 331 del 2000; già allora si riteneva di evolvere lo strumento


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militare verso la completa professionalizzazione e si prevedevano percentuali del 70 per cento per l'accesso alle forze di polizia a ordinamento militare, del 60 per cento per quelle ad ordinamento civile.
Oggi, abbiamo sentito sottolineare che noi, in qualche modo, stiamo facendo confusione e che non vogliamo più effettuare quella delimitazione tra ordinamento civile e militare. Non dimentichiamoci che nel 2000, con la legge n. 331, era già previsto il 60 per cento di riserve per l'ordinamento civile, ma era già previsto, fino al 45 per cento per il corpo dei vigili del fuoco, e per il 50 per cento per i ruoli civili del personale non dirigente del Ministero della difesa, nelle carriere iniziali dei corpi di polizia municipali e provinciali, e al 30 per cento in tutti i concorsi della pubblica amministrazione.
In questo provvedimento non c'è altro che un'evoluzione di quel bilanciamento, di quella mediazione, di quei valori che potevano consentire a chi avesse già servito la nazione di poter beneficiare di quelle riserve di posti.
Credo che il meccanismo in questione, peraltro, non precluda, in modo assoluto, ai civili l'accesso alle carriere sopra individuate, perché, anche per quanto riguarda il provvedimento in esame, c'è una riserva che fa riferimento a percentuali.
Fa riferimento a percentuali per coloro che sono nell'ordinamento civile, per esempio, fino al 65 per cento, peraltro non precludendo in alcun modo con questo tipo di proiezione, attraverso la previsione dell'articolo 17 del testo A che apre all'accesso ai cittadini qualora il tasso di selezione verso le amministrazioni individuate sia ritenuto inadeguato. Allora, sono fortemente convinto che questo Governo e questa maggioranza - peraltro procedendo nelle Commissioni ad un approfondimento totale - non si siano mai sottratti in alcun modo ad alcune riflessioni, ad alcun confronto e ad alcuna possibilità di mediare. È chiaro però che bisogna in qualche modo fare una riflessione rispetto alle proposte emendative che vengono da parte di alcuni illustri e autorevoli componenti dell'opposizione.
Ripeto, se vogliamo andare ad un confronto serio, dobbiamo essere intellettualmente, culturalmente e politicamente disposti ad un'onestà reciproca e non possiamo pensare che due anni prima della data in cui ci troviamo oggi l'allora maggioranza non avesse portato a casa nessun risultato.
Oggi abbiamo una situazione di caserme in assoluto degrado e inconsistenza ed una situazione dove le «paghette», allora definite tali, non siano in alcun modo retributive, anzi offensive. Mi sembra di capire che dalle riflessioni fatte quelle «paghette» - che l'allora maggioranza ha supportato, sostenuto ed elargito - siano oggi un'offesa per le nostre Forze armate. Noi stiamo lavorando per evitare che quell'offesa permanga - allora invertiamo le responsabilità e i ruoli - e oggi ci sentiamo dire che utilizziamo i più poveri e più deboli, cioè i soldati, per ridurre nei loro confronti le «paghette», perché non accettiamo il salario e il concetto della retribuzione.
Noi siamo gente seria e vogliamo dimostrare che il nostro programma verrà rispettato, ma attraverso un preliminare risanamento dei conti pubblici. Infatti, se siamo in Europa e il collante, il nuovo pilastro dell'Unione europea viene identificato con il concetto della difesa, vogliamo rimarcare, sottolineare, sostenere e rivalorizzare questo concetto attraverso la presidenza del Consiglio d'Europa. Noi non vogliamo soldati con «paghette» ma soldati professionisti sui quali investire risorse e con la formazione più adeguata, dando la possibilità non di borse di studio - che sarebbero ancora l'elargizione di un'elemosina - ma di una formazione del soldato che possa essere quella dell'uomo che domani si reinserirà in un contesto civile. Per tali motivi, stiamo stipulando protocolli di intesa seri con tutte le più grandi associazioni di questo paese - a cominciare dalla Confcommercio, dalla Confartigianato e dalla Confindustria - ramificandola sui territori e attraverso convenzioni regionali, perché vogliamo che


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alla fine il soldato venga accompagnato nel suo processo e nella sua dimensione di uomo.
Vorrei fare un cenno sul grosso problema degli immigrati ed extracomunitari. Mi sembra che si sia abbondantemente esagerato, pur capendo le ragioni di questa rappresentazione. Credo che vada definitivamente chiarito che la previsione recepita nel testo all'esame all'articolo 4, comma 1-bis, proposto attraverso un emendamento del relatore (cioè i requisiti per il reclutamento dei volontari in ferma prefissata di un anno), non rappresenta alcuna variazione ed innovazione ma semplicemente l'adeguamento e il richiamo alla legislazione vigente.
Esiste la legge n. 91 del 5 febbraio del 1992, che prevede le nuove norme sulla cittadinanza, e che, all'articolo 4, comma 1, testualmente recita: lo straniero o l'apolide del quale il padre o la madre o uno degli ascendenti in linea retta di secondo grado sono stati cittadini per nascita diviene cittadino:
A) Se presta effettivo servizio militare per lo Stato italiano e dichiara preventivamente di voler acquisire la cittadinanza italiana.
Allora, io mi chiedo in che modo questo Governo, inserendo un adeguamento rispetto ad una normativa del 1992, stia aprendo chissà a quali nuove ipotesi, a quali nuove configurazioni rispetto ad un problema, che verrà sicuramente discusso, che costituisce un tema centrale forte e importante del confronto di questo paese e di questo Parlamento, ma che sicuramente in questa riforma, con questa norma e con la ricezione di questo emendamento non ha nulla a che vedere. Quindi, io assicuro totalmente e fortemente il collega della Lega nord Padania, l'onorevole Bricolo, che con questa norma non viene in alcun modo inserito alcun processo di immissione di stranieri o extracomunitari all'interno di questa riforma.
Voglio anche aggiungere che il ministro Martino, correttamente e legittimamente, ha dichiarato, peraltro una sola volta, che forse questo paese, come altri paesi, può liberamente, se lo ritiene, affrontare l'approfondimento e la valutazione di una ipotesi, che resta solo ed esclusivamente nell'ambito di un approfondimento, cioè quella che riguarda il discorso della cosiddetta legione che guardava agli albanesi. Ipotesi che in nessun modo trovano ambito di discussione in questo progetto di riforma che vuole guardare solo ed esclusivamente alle leggi esistenti e a quello che questo Governo vuole portare avanti, con i cittadini italiani: un nuovo progetto di professionalizzazione delle forze armate.
Io credo che sia necessario peraltro aprire, così come si è già aperto all'interno delle Commissioni difesa e all'interno del Parlamento, sicuramente il problema della possibilità che ci sia il riallineamento, che ci sia il riordino, ma voglio ricordare ai colleghi dell'opposizione, che oggi sono intervenuti, che anche in quel caso la parametrazione la sta affrontando questo Governo, il riallineamento lo dove affrontare questo Governo, il riordino delle carriere lo deve affrontare questo Governo! Questo significa che nessun tema o problema di questo genere era stato mai affrontato. Questo significa che ci troviamo noi oggi a definire un percorso e un progetto che, guarda caso, sino a due anni, forse era stato affrontato in termini di enunciazioni di principio, ma mai sostanzialmente portato avanti.
Allora, io credo - e questo Governo e questo rappresentante di Governo non vogliono scendere a questo tipo di confronto nel far rimbalzare responsabilità o individuare responsabilità - che sia molto più sano, sia molto più importante pensare ai nostri soldati, pensare alle nostre forze armate, che oggi ci gratificano e ci stanno dando credibilità, ci stanno dando autorevolezza, ci stanno dando concretezza a livello internazionale con il loro operato. Io credo che dovremmo sostenerli cercando di parlare un linguaggio comune, accelerando un processo che consenta finalmente di dargli una retribuzione, di dargli le case, di dargli l'assistenza che meritano, di dargli la formazione che meritano. Ma non può essere il tema del confronto l'imputazione a questo Governo


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del fatto che in maniera scellerata, raffazzonata e forse superficiale sta pensando di varare una riformetta; perché questa non è una riformetta, è una grande riforma a cui è chiamato tutto il Parlamento.

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