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PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare, se lo crede, il relatore, onorevole Saglia.
STEFANO SAGLIA, Relatore. Presidente, trovo che la discussione sulle linee generali sia stata sufficientemente approfondita.
Siamo consapevoli, come ho già detto nella relazione, che vi sono questioni che vanno approfondite; tuttavia, ragioni di brevità della nostra discussione - in particolare, la necessità di conversione del decreto-legge entro il 28 ottobre - ci impediscono di avanzare richieste di modifica.
Abbiamo preso nota di alcune incongruenze rilevate anche dai nostri colleghi e ci auguriamo che, in sede di esame degli ordini del giorno, si possa in qualche modo corrispondere alle richieste avanzate da alcuni colleghi; speriamo che il Governo possa impegnarsi in tal senso.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Saglia.
Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
GIOVANNI DELL'ELCE, Sottosegretario di Stato per le attività produttive. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la conversione del decreto-legge di cui oggi stiamo dibattendo ha assunto, nelle ultime settimane, un'importanza del tutto straordinaria a seguito dei noti episodi del mese di settembre, oggi oggetto di numerose indagini.
Proprio per questo, non ritengo opportuno spendere altre parole sulla concatenazione dei fatti che hanno determinato il blackout più grave della storia italiana e sulle relative responsabilità tecniche. Qualche commento mi sembra giusto esprimere, invece, a riguardo delle responsabilità morali, perché l'origine dell'accaduto è, ultimamente, imputabile più a questo livello che non a confuse comunicazioni notturne avvenute fra i gestori delle reti svizzera ed italiana nella notte incriminata.
Parlo di responsabilità morali riferendomi al modo strumentale con cui tutti noi parlamentari, uomini politici che siamo qui in forza di un mandato popolare e, quindi, di un consenso espresso sulle nostre persone, abbiamo usato il tema energetico concependolo come opportunità per manipolare l'elettorato. Il referendum sul nucleare fu la prima e più eclatante iniziativa di distorsione della verità a favore di tattiche partitiche che rivelarono quanto potente è l'argomento e quanto risulta coinvolgente presso l'opinione pubblica.
Il progresso a danno della salute dei nostri figli, questo è il messaggio che tutte le forze politiche che questa Assemblea rappresenta hanno usato nelle comunità locali allorquando si trattava di discutere sull'approvazione o meno di una infrastruttura elettrica, indipendentemente dal fatto che si trattasse di una centrale o di un elettrodotto; ancor più grave è il fatto che ciò avveniva indipendentemente dall'atteggiamento che le stesse forze politiche assumevano qui a Roma o nelle zone limitrofe interessate alla localizzazione degli
impianti in materia energetica; accadeva pertanto che gli impianti fossero buoni, purché non fossero realizzati nei propri collegi elettorali; diversamente diventavano all'improvviso origine di danni irreparabili alle persone e all'ambiente. Abbiamo tutti agito così, destra e sinistra su questo tema non hanno nulla da insegnarsi reciprocamente; l'energia è sempre pericolosa per chiunque si trovi alla maggioranza, perché ci sarà sempre un'opposizione che cavalcherà immoralmente i temi della salute pubblica per gettare discredito su chi si trova a decidere.
Il blackout è un forte esempio. L'opposizione per bocca di alcuni dei suoi più illuminati e ragionevoli esponenti si è trovata ad invocare lo spoils system come origine dell'accaduto, dimenticandosi che il rinnovo delle cariche del GRTN è avvenuto alla vigilia della chiusura estiva e che la gestione dell'emergenza è stata fatta da quella tecnostruttura scelta dal Governo precedente. Più ragionevole ed umanamente corretto sarebbe stato interpretare le dichiarazioni, certamente esagerate ed errate nei toni, dei responsabili del GRTN come un atto di stima e di solidarietà proprio nei confronti di quella squadra che si sono trovati ad ereditare e a cui hanno rinnovato la fiducia, anche se espressione di una diversa volontà politica.
Il Governo che mi trovo qui a rappresentare è oggi dunque chiamato a compiere un atto di responsabilità; deve infatti decidere quali strumenti proporre al Parlamento per garantire al paese la continuità delle forniture elettriche. Abbiamo già visto che non si tratta appena di provvedere la disponibilità di beni di seconda necessità, a cui il paese potrebbe in fin dei conti rinunciare, sia pure con qualche sacrificio; si tratta, al contrario, di consentire il regolare e ordinato svolgimento della vita nazionale, cioè delle comunicazioni, della sanità, della produzione industriale, del turismo e via dicendo.
Il Capo dello Stato non a caso ha ritenuto di spendere la propria autorevolezza per sottolineare come l'energia sia una risorsa primaria e vada garantita a tutti e per la quale tutti sono chiamati a ricoprire un ruolo attivo, assumendo costumi di vita meno consumistici e favorendo la localizzazione degli impianti di produzione, una volta che si sia verificata sul piano tecnico la loro compatibilità ambientale.
L'azione del Governo deve quindi intervenire in modo strutturale, con i tempi necessari per mettere rimedio alle carenze del sistema energetico: per realizzare una centrale elettrica servono 3 anni; la nostra coalizione governa da due anni; se dunque, a dispetto di quel corredo normativo che l'opposizione ha costruito in passato e del quale oggi lamenta le negative conseguenze ricusandone la paternità, avessimo imposto la realizzazione di nuovi impianti, saremmo ancora oggi nella fase cantieristica ed il blackout non sarebbe stato evitato comunque. Diversamente sarebbero invece andate le cose se gli stessi piani fossero stati licenziati dal precedente Governo: oggi si avrebbe di certo un diverso parco produttivo e quindi una diversa gestione delle emergenze, con centrali di pronto avvio e con conseguenti tempi di intervento dell'ordine di minuti e non di ore.
Ma il Governo deve anche mirare a disporre di strumenti di pronto uso, che consentano di risolvere transitoriamente e decorosamente la situazione presumibilmente critica che si paventa per le prossime stagioni invernali e estive.
Il decreto-legge di cui oggi parliamo si colloca in questo preciso contesto; esso ha quindi un marcato carattere di transitorietà e di eccezionalità.
Prima di citare i punti salienti, richiamo l'attenzione sulla durata delle misure di tipo ambientale, che è la prima riprova di quanto qui sopra asserito: la loro efficacia è infatti limitata alla scadenza del 31 dicembre 2003.
Entro tale data il ministro delle attività produttive potrà autorizzare, per un breve periodo e comunque in modo transitorio, il funzionamento di quelle centrali che il GRTN ritiene necessario di chiamare in esercizio per la sicurezza della copertura del fabbisogno elettrico nazionale anche in deroga ai limiti consentiti dalle normative
a difesa della qualità dell'aria; tutto ciò potrà avvenire con il concerto del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e comunque nel rispetto dei valori massimi di emissione dei principali inquinanti previsti per gli impianti di potenza inferiore ai 500 megawatt termici.
Analogamente il medesimo provvedimento prevede di poter modificare, con le stesse caratteristiche transitorie di cui sopra, il limite di temperatura degli scarichi idrici e delle centrali termoelettriche, ottenendo un beneficio in termini di potenza elettrica aggiuntiva pari a oltre millecinquecento megawatt. Si tratta di un quantitativo di potenza che il GRTN giudica indispensabile per disporre di una riserva senza la quale tutto il sistema può entrare in una fibrillazione piena di incognite. Non sfugge al Governo che queste misure possono solo tamponare una situazione che i noti fattori strutturali del settore, insieme alle eccezionalità meteorologiche nell'anno in corso e agli imprevedibili e contestuali incidenti della scorsa domenica, hanno portato su un livello di guardia di cui l'Italia non avrebbe mai dovuto fare esperienza. Ora si impone un'attenta analisi dei costi e dei benefici delle soluzioni possibili: il Governo ritiene che il piccolo e trascurabile «raffreddore» ambientale, che potrebbe conseguire alle scelte derivanti dalla conversione in legge del decreto-legge, possa senza dubbio evitare le mortali malattie che deriverebbero per tutto il paese e che sarebbero certamente causate da una prolungata assenza di energia elettrica.
Il Governo ha anche ritenuto che, in considerazione delle ragioni sopra riportate, fosse necessario stralciare dal disegno di legge sul riordino del settore energetico e inserire nel presente provvedimento alcune norme la cui attuazione si rende urgente. Si tratta, ripeto, di norme urgenti a cui il Governo è tenuto. Esse riguardano i temi che cito succintamente: il capacity payment, ovvero un sistema di remunerazione della capacità di generazione elettrica volto ad assicurare l'esistenza in servizio della capacità necessaria e l'ingresso di nuova capacità; le disposizioni in materia di espropriazione per pubblica utilità; le misure per l'organizzazione e lo sviluppo della rete elettrica e la terzietà delle reti (la norma è volta a permettere l'unificazione della proprietà e della gestione della rete elettrica di trasmissione nazionale e la privatizzazione del nuovo soggetto derivante da detta unificazione); le disposizioni per la sicurezza e la funzionalità del settore elettrico (l'articolo contiene una serie di norme volte ad aumentare il grado di sicurezza del sistema elettrico e la sua funzionalità); la semplificazione dei procedimenti di autorizzazione per le reti nazionali di trasporto dell'energia e per gli impianti di energia elettrica di potenza superiore a 300 megawatt termici (la norma è volta a semplificare i procedimenti amministrativi per la realizzazione delle infrastrutture energetiche a rete - elettrodotti, gasdotti e oleodotti - per le quali si prevede un procedimento unico analogo a quello previsto dalla legge n. 55 del 2002 da completarsi entro centottanta giorni); i provvedimenti finalizzati alla riduzione del rischio di distacchi di energia elettrica; le disposizioni per la realizzazione di impianti di produzione di energia elettrica e di terminali di rigassificazione di gas naturale liquefatto.
Signori, il paese ha bisogno di una politica energetica vera (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania).
PRESIDENTE. Grazie, sottosegretario Dell'Elce.
Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
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