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PRESIDENTE. Constato l'assenza dell'onorevole Michele Vianello, relatore di minoranza, che aveva facoltà di replicare: si intende vi abbia rinunziato.
Ha facoltà di replicare il relatore per la maggioranza, onorevole Paroli.
ADRIANO PAROLI, Relatore per la maggioranza. Signor Presidente, replicherò brevemente, ma credo che alcune puntualizzazioni debbano essere fornite.
Ricordo ai colleghi che stiamo discutendo sulla delega ambientale e ovviamente, come tutte le deleghe (lo abbiamo constatato nella scorsa legislatura), si vede la maggioranza assumere un atteggiamento fiducioso nei confronti del proprio Governo. È comprensibile, d'altra parte, una diffidenza da parte delle opposizioni.
Rivendico il lavoro svolto in Commissione, in aula, sia alla Camera sia al Senato, che ha visto maggioranza ed opposizione confrontarsi. Non si può pensare di affrontare un giudizio su questa normativa, prescindendo dal fatto che sono trascorsi due anni dall'inizio di questo lavoro; ciò la dice lunga sul grado di apertura che vi è stato da parte del Governo e della maggioranza.
Si tratta di una delega importante e richiesta, perché troppe materie hanno bisogno di un aggiustamento normativo e perché vi è la necessità di intervenire con ordine e con complessità su tutte le materie; per questo motivo, si tratta di una delega ampia. Credo, tuttavia, che non si possa accettare l'espressione «esproprio del Parlamento» né tantomeno si possa definire confusione quella che è stata un'apertura, una vera disponibilità al dibattito e alle soluzioni. Ciò è avvenuto, ad esempio, sulla modalità del controllo parlamentare che, insieme alle opposizioni, si era stabilito, nella prima lettura alla Camera, con l'istituzione della Commissione bicamerale, che il Senato ha ritenuto, invece, di rendere diverso con un passaggio semplice all'interno delle Commissioni (un passaggio che, evidentemente, avrebbe coinvolto ancora il Parlamento nel suo complesso) e che, alla Camera, si è deciso, insieme ai colleghi di minoranza, di ripristinare con una formula diversa e, quindi, con un doppio passaggio che, da un lato, può garantire il controllo e prevedere la possibilità di contribuire da parte delle Commissioni competenti, e, dall'altro, elasticamente, può fornire la possibilità al Governo di esercitare questa delega.
È una delega troppo ampia? Ho già detto che le materie sono molte e devono essere affrontate nel loro complesso.
È una delega che produrrà paralisi? Lo escludo. Credo che la paralisi sarà certamente evitata. Quanto prima, sarà possibile per il Governo intervenire ed esercitare questa delega.
Il comma 32 è stato citato come un elemento sul quale la Commissione ha esercitato un'attività negativa e di peggioramento. Non posso assolutamente essere d'accordo con questo giudizio. Credo che, sul comma 32, la Commissione abbia operato, migliorando la normativa e rendendola più coerente, più realistica ed applicabile al caso concreto.
Infine, un chiarimento è d'obbligo rispetto all'articolo 35 della legge finanziaria 2002. Vorrei ricordare ai colleghi che è necessario differenziare le posizioni espresse all'interno delle forze politiche durante e a latere dei lavori preparatori dalla posizione della maggioranza e del Governo e che viene manifestata all'esterno. Mentre il dibattito sulla possibilità di miglioramento, con riferimento all'articolo 35 della legge finanziaria 2002, è stato assolutamente ricco in Commissione, nelle forze politiche e tra le forze politiche, credo, tuttavia, che non si possa assolutamente accusare la maggioranza né tanto meno il Governo né di improvvisazione né di stato confusionale o giù di lì.
La maggioranza ha ritenuto - come d'altra parte ci viene sollecitato anche da parte delle opposizioni - una priorità, un'urgenza l'intervento sull'articolo 35. Con questo giudizio di priorità, è stato introdotto al Senato con il voto di fiducia e, oggi, è stato ripreso all'interno del
decreto-legge che accompagnerà il disegno di legge finanziaria perché si ritiene lo strumento più veloce, più efficace. Il testo è, tuttavia, assolutamente identico, migliorabile dal Parlamento nel lavoro che seguirà.
Credo, tuttavia, che un giudizio definitivo debba essere assolutamente rimandato all'esercizio della delega che sono certo sarà positivo. Tale delega vedrà il Governo assolutamente innovare in una materia che maggioranza ed opposizione insieme reputano bisognosa di attenzione e di innovazione.
PIETRO ARMANI, Presidente della VIII Commissione. Chiedo di parlare per una precisazione.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIETRO ARMANI, Presidente della VIII Commissione. Signor Presidente, desidero preannunciare che mi riservo di fare una dichiarazione prima della votazione finale.
PRESIDENTE. Grazie.
Ha facoltà di replicare rappresentante del Governo.
FRANCESCO NUCARA, Sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio. Signor Presidente, onorevoli deputati, nel condividere in toto sia la relazione sia la replica del relatore di maggioranza, devo fare qualche osservazione in ordine a quanto ho ascoltato durante la discussione sulle linee generali.
Al relatore di minoranza ed agli altri deputati intervenuti a nome dell'opposizione, i quali, più che entrare nel merito della delega al Governo, hanno fatto un discorso di impostazione generale, vorrei dire che, se lo stato dell'ambiente è quello che è, le responsabilità devono essere larghe, diffuse e risalenti nel tempo. È stato fatto rilevare, giustamente, che le infrazioni e le conseguenti condanne che il Governo italiano ha subito da parte della Corte di giustizia sono dovute a fatti che non c'entrano nulla con l'azione di questo Governo. In proposito, mi piace ricordare che, nel corso di un dibattito svoltosi tempo fa, un autorevole esponente dell'opposizione in Commissione ambiente ebbe a dire che il sindaco di una città del Mezzogiorno, Reggio Calabria, era stato un disastro per quella città, dimenticando che quel sindaco è in carica da poco più di un anno, mentre lo scempio è il risultato di decenni di amministrazione nel corso dei quali il centrodestra non aveva mai amministrato la città.
Tra le altre osservazioni, si è fatta la seguente: non si trovano i soldi per realizzare le opere, ma si trovano i soldi per fare la pubblicità a questa legge! C'è una bella differenza, però, tra le risorse finanziarie necessarie per realizzare strade e ferrovie o depuratori e quelle necessarie per fare pubblicità a questa o ad altre leggi. A mio avviso, le due cose non possono essere paragonate.
È sembrato assurdo, poi, che sia prevista la nomina di una commissione di esperti. Forse, dovremmo ringraziare il ministro Matteoli perché, proponendo al Consiglio dei ministri questa delega, egli propone di avvalersi della competenza e della professionalità di tecnici (siano essi professori universitari nell'ambito del diritto o tecnici di altra natura) che lo possano aiutare a meglio proporre le iniziative di sua competenza.
Se l'esigenza fosse soltanto quella di un riordino, non vi sarebbe bisogno della legge delega: per riordinare la legislazione vigente in materia di ambiente basterebbe un testo unico e si farebbe molto più rapidamente. Purtroppo, non si tratta, non si può trattare, soltanto di riordino, ma si tratta di rivedere tutta la legislazione del settore ambientale.
Mi dispiace pure che venga criticato l'articolo 35 della legge finanziaria per il 2002. È necessario pensare che l'acqua è un bene pubblico, ma che il suo uso, nella stragrande maggioranza dei casi, è privato. Perciò, il privato che utilizza l'acqua deve pagarla; diversamente, non avremmo le risorse per mantenere un servizio efficiente per tutti i cittadini.
A conclusione di questa breve replica, ringrazio il relatore per la maggioranza ed
invito il Parlamento ad approvare il più rapidamente possibile questo disegno di legge delega al Governo. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie a lei, signor sottosegretario.
Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
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