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RODOLFO DE LAURENTIIS. Signor Presidente, signor ministro, onorevoli colleghi, il provvedimento sul quale l'Assemblea è oggi chiamata ad esprimersi per la seconda volta, il testo unificato per il riassetto del sistema radiotelevisivo, è stato oggetto di un attento lavoro e di un lungo ed aspro confronto tra le forze politiche di maggioranza e di opposizione e non poteva essere altrimenti date le implicazioni non solo politiche ma anche sociali, economiche e di costume che questo disegno di legge porta con sé, atteso che non solo più del 98 per cento degli italiani ha una televisione in casa, ma che quotidianamente tutti noi entriamo in contatto con almeno uno degli strumenti attraverso i quali viene veicolata l'informazione e che di fatto vengono interessati dal provvedimento.
Il governo del sistema radiotelevisivo, da quasi mezzo secolo, si fonda su due elementi: la scarsità delle radiofrequenze e la sua peculiare capacità persuasiva. Dalla scarsità delle radiofrequenze è derivata la sostanziale accettazione del duopolio televisivo, mentre dalla sua persuasività è scaturita l'attenzione, comunemente destinata, agli aspetti contenutistici delle trasmissioni. A questi due postulati, se ne è aggiunto un terzo, quello del pluralismo, autorevolmente richiamato anche nel messaggio del Presidente delle Repubblica.
In questo, come in altri campi, l'evoluzione tecnologica sta intervenendo profondamente mettendo a disposizione opportunità, solo poco tempo fa difficilmente immaginabili, che vanno tuttavia governate e rese strumenti di libertà e di democrazia. I tempi appaiono maturi perché si introduca, nel nostro ordinamento, una normativa di sistema che tenga nella giusta considerazione le istanze rivolte all'apertura dei mercati radiotelevisivi alla concorrenza e quelle del doveroso rispetto del pluralismo dell'informazione.
Per le sue peculiarità, l'attività radiotelevisiva non rientra propriamente ed esclusivamente nell'alveo delle forme di libertà economica in quanto essa impone il rispetto di un sistema di vincoli che sono posti per il soddisfacimento di interessi sostanzialmente extra-economici - come la qualità e l'imparzialità dell'informazione la tutela dei minori, il pluralismo, eccetera - laddove la ratio economica teoricamente li giustificherebbe per altri mercati.
Ebbene, non si può negare che il testo che abbiamo di fronte non abbia tentato di conciliare questi due aspetti, tuttavia alcune perplessità sollevate e che trovano conforto tra l'altro nelle dichiarazioni dall'autorità per le garanzie nelle telecomunicazioni, nonché di quella della concorrenza rimangono.
Il progetto di legge, a mio avviso, è in linea con il pensiero del Capo dello Stato che, con il suo messaggio alle Camere, ha autorevolmente sottolineato come i valori della libertà e del pluralismo, essenziali per la realizzazione d'una democrazia compiuta, non potranno essere l'automatica conseguenza del processo tecnologico. La politica quindi è chiamata a dare concreta attuazione a questi principi, a questi valori. In questo senso va interpretato e letto il nostro sforzo politico finalizzato a dare contributi efficaci per migliorare il testo nel rispetto dei profili sottolineati dal Presidente della Repubblica.
Avevamo, ad esempio, sollecitato una particolare attenzione alla tutela dei minori; ed il gruppo dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro si è fatto portavoce di questa esigenza sostenendo e contribuendo alla sforzo della relatrice di inserire uno specifico articolo di tutela e di garanzia delle fasce più giovani degli utenti televisivi.
Nel corso del complesso iter parlamentare anche coloro che hanno sollevato critiche hanno comunque riconosciuto la validità dell'impianto generale del progetto di legge ed a mio avviso il lavoro svolto ha permesso di costruire un impianto normativo organico, rispetto alla frammentarietà delle leggi ancora oggi in vigore e con una visione anticipatrice di processi tecnologici in atto.
Avevamo espresso l'auspicio che il progetto di legge, approvato in prima lettura da questo ramo del Parlamento, nella fase successiva, fosse ulteriormente migliorato.
Viceversa, su alcuni aspetti permangono, nonostante il lavoro svolto, elementi di perplessità o addirittura di criticità; mi riferisco, in particolar modo, al cosiddetto sistema integrato della comunicazione (SIC) che, come base di calcolo delle quote di mercato degli operatori, ma seppure condivisibile nella logica di favorire la progressiva integrazione dei diversi settori della comunicazione così come è stato delineato, identifica un'aggregazione che tende ad includere mercati tra loro distanti e troppo eterogenei che, oltre ad essere di complessa determinazione, difficilmente potranno arrivare a definire un valido, quanto trasparente, parametro antitrust per un'impresa.
Sarebbe stato - forse - opportuno riflettere di più e meglio sulla individuazione di limiti effettivamente idonei ad evitare il rischio di permanenza di operatori dominanti ed a garantire il naturale esplicarsi delle dinamiche concorrenziali, e di pluralismo delle voci, anche in presenza di una piena applicazione della tecnologia digitale.
A queste perplessità se ne aggiungono altre inerenti in particolare: alla sostanziale obbligatorietà degli investimenti per la digitalizzazione della rete che le imprese private dovranno prevedere avendone la capacità e che difficilmente si tradurranno, nel breve periodo, in altrettanti ricavi aggiuntivi; alla ratio con la quale si è voluta modificare la disciplina sull'affollamento pubblicitario, cui ha fatto seguito anche l'introduzione del comma 7 dell'articolo 15 con il quale si è configurata una distinzione tra spot pubblicitario e telepromozione con il rischio, per l'utente, che oltre a dover sopportare più spot durante le ore di maggiore ascolto vedrà aggiungersi a questi anche le telepromozioni che, non essendo più sottoposte al limiti di affollamento orario - ma esclusivamente a quelli giornalieri -, verranno probabilmente collocate appunto durante le ore di maggiore audience.
Simili innovazioni, da un lato, appaiono suscettibili di rafforzare ulteriormente l'attuale assetto del settore radiotelevisivo andando ad aggiungere linee di mattoni alle già alte - data la conformazione del mercato italiano - barriere d'entrata per i nuovi competitors mentre, dall'altro, si verrebbero ad assottigliare le risorse pubblicitarie destinate di fatto all'editoria e all'emittenza radiofonica, indebolendone le capacità di strutturazione ed esponendole, a partire dal 2008, al rischio di essere fagocitate.
Queste perplessità rimangono e pongono un evidente pregiudizio politico sulla totale condivisione del testo che abbiamo davanti; tuttavia voglio ribadire con lealtà il voto favorevole dei deputati del gruppo dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro sul progetto di legge n. 310-B ed abbinate, perché siamo convinti che esso ha comunque il pregio di adeguare la normativa italiana alle più recenti evoluzioni tecnologiche; confidando che l'avvento definitivo del digitale non solo consentirà all'Italia di recuperare parte del gap tecnologico che la separa dalle altre nazioni industrializzate, ma coinvolgerà anche i cittadini che sino ad ora non hanno avuto accesso alle nuove tecnologie.
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