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PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.
Ha facoltà di parlare il relatore, onorevole Alberto Giorgetti.
ALBERTO GIORGETTI, Relatore. Signor Presidente, la risoluzione di approvazione del DPEF dello scorso luglio impegnava il Governo a valutare l'opportunità di integrare il documento di programmazione economica finanziaria entro il mese di settembre, per valutare i mutamenti degli indicatori del quadro dell'economia internazionale, la congiuntura nazionale e, quindi, gli eventuali impatti sulla finanza pubblica.
Il quadro che emerge dalla nota che è stata presentata evidenza alcuni elementi di preoccupazione.
Sul versante macroeconomico, si segnala un'accentuazione della divaricazione del tasso di crescita fra gli Stati Uniti e l'Europa, una divaricazione legata soprattutto ad un momento di crescita molto forte degli Stati Uniti, ma che non ha elementi di forza strettamente legati alla ripresa dell'economia nazionale americana, quanto piuttosto ad un'economia legata soprattutto all'intervento bellico.
Ad una ripresa delle economie europee, non sembra contribuire positivamente l'evoluzione dei mercati valutari nei quali il costante apprezzamento dell'euro, a parità di condizioni, rischia di tradursi in una perdita di competitività sui mercati internazionali.
Nel corso degli ultimi anni, si è determinata una situazione assai difficile per maggiori paesi europei le cui prospettive di crescita, seppure evidentemente chiare per ciò che riguarda gli anni 2004, 2005 e 2006, restano ancora incerte per l'ultima parte del 2003 e per i primi mesi del 2004.
Tutto ciò ha creato una condizione di disagio nell'opinione pubblica dei paesi europei, suscitando momenti di scarsa fiducia per il futuro. Peraltro, è già stata evidente la reazione, delle autorità non soltanto a livello nazionale, ma anche a livello comunitario. Infatti, in tutti i paesi europei si è intervenuti per cercare di sviluppare le politiche legate a Lisbona, ossia di mettere in atto, nel nostro continente, un'iniziativa di politica economica che potesse rilanciare la competitività.
Su tale competitività si è aperto un dibattito molto importante, attraverso una serie di riforme che prevedono un intervento di carattere strutturale sul versante fiscale, previdenziale, sull'assetto della sanità, tutti temi già affrontati dai nostri alleati europei (penso alla Germania e alla Francia) e che saranno vagliati già nel prossimo disegno di legge finanziaria e nei successivi interventi di politica economica
già pronunciati dal Governo che riguardano, più in generale, la finanza pubblica, ma soprattutto la previdenza.
È evidente, dunque, che si prosegue verso una politica legata al rigore e al controllo dei conti pubblici della spesa, agli impegni di natura europea, prestando grande attenzione ai temi dello sviluppo.
In tutto questo, c'è la volontà di affrontare, con grande determinazione, ma allo stesso tempo con forte gradualità, il tema più generale del sistema del welfare, al fine di abbattere una conflittualità sociale che potrebbe, in qualche modo, aumentare e di ridurre sempre di più l'area della marginalità.
A tal fine, è importante che la classe politica e il Governo si facciano carico della responsabilità di portare avanti questo modello, con un obiettivo di crescita e di sviluppo che tenga conto di un forte confronto con le parti sociali.
Nel caso specifico, nel nostro paese si tratta, per un verso, di intervenire, sostenendo la domanda interna, e per l'altro di correggere l'andamento sfavorevole delle esportazioni, penalizzate evidentemente dalla forza dell'euro sui mercati, ma anche da un sistema produttivo che deve rafforzare il potenziale di crescita da punto di vista dell'innovazione tecnologica e degli elementi di criticità che, oggi, rappresentano costi diretti per l'imprenditoria italiana che non le consentono di essere spesso competitiva, se non sul fronte della qualità del prodotto.
Per questo motivo, è indispensabile che gli interventi da assumere con la prossima manovra finanziaria siano connotati per la capacità di stimolare l'economia, di incidere tempestivamente e in modo significativo sul ciclo economico e di determinare una rapida inversione della congiuntura.
A tal fine, il Governo e il Parlamento collaboreranno per convogliare le risorse disponibili nella realizzazione degli obiettivi.
La manovra per il 2004-2006 dovrà caratterizzarsi, ancor più di quanto sia avvenuto nel recente passato - così com'è stato già fatto nel documento all'attenzione del Senato già da ieri - sul fronte oltre che sul fronte degli interventi quantitativi, anche su quello degli interventi qualitativi.
Questi dovranno privilegiare - questa è stata l'impostazione - un percorso che sostenga, evidentemente, la famiglia, la difesa dei soggetti più deboli, anche dal punto di vista della capacità di acquisto, e che sia in grado di dare comunque elementi per poter consentire alle imprese di essere affiancate dal Governo, dallo Stato, per quel che riguarda il percorso di innovazione e di competizione.
In questo senso, anche collegato, evidentemente, al rigore dei conti pubblici, la nota di aggiornamento ...
PRESIDENTE. Onorevole Giorgetti...
ALBERTO GIORGETTI. ... prosegue anche nel percorso di risanamento dei conti, attestando leggere modifiche che, per quanto concerne il quadro congiunturale internazionale, portano un leggero ribasso rispetto alle stime previste dal DPEF approvato nel luglio scorso, ma che mostrano, comunque, una linea di tendenza di crescita che ha animato il Governo in questi anni, secondo due chiavi di lettura - lo ribadisco - importantissime, due filoni: da una parte, il rigore dei conti pubblici e gli impegni in sede europea; dall'altra, il percorso verso lo sviluppo.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo. È presente il ministro Tremonti.
GIULIO TREMONTI, Ministro dell'economia e delle finanze. Non dispongo del testo delle risoluzioni presentate, signor Presidente.
PRESIDENTE. Sì, sì, glielo forniamo rapidamente.
Bene, prego, ministro Tremonti.
GIULIO TREMONTI, Ministro dell'economia e delle finanze. Signor Presidente, il Governo accetta la risoluzione Alberto Giorgetti ed altri n. 6-00089, con la seguente
specificazione: per quanto ci riguarda, con riferimento all'inciso «per quanto possibile» contenuto nel quarto capoverso del dispositivo, l'invito a considerare collegato il decreto-legge deve ancora essere fatto oggetto di analisi tecnica.
Il Governo non accetta, invece, la risoluzione Michele Ventura ed altri n. 6-00088.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Villetti. Ne ha facoltà.
ROBERTO VILLETTI. Dispongo di otto minuti, signor Presidente?
PRESIDENTE. Sì, onorevole Villetti, ma mi affido a lei. Lei ha 8 minuti.
ROBERTO VILLETTI. Signor Presidente, so bene che questo non è il momento in cui sviluppare un dibattito, un confronto sui temi della politica economica, anche se la nota di aggiornamento, istituzionalmente, lo sarebbe. Essa sarebbe, cioè, un momento nel quale sviluppare quel confronto che da più parti si chiede tra Governo ed opposizione. Qualcosa va detto su questo documento.
Si tratta di una nota che aggiorna dati che era possibile prevedere già nella prima formulazione del documento di programmazione economico-finanziaria. In effetti, la nota dovrebbe essere ulteriormente aggiornata. Con la risoluzione presentata dall'Ulivo, chiediamo che sia definita la reale consistenza della manovra di bilancio, indicando l'esatta entità delle misure a favore dello sviluppo, nonché il quadro tendenziale di finanza pubblica per l'anno 2004. Chiediamo, cioè, un'operazione di trasparenza.
A nostro avviso, il Governo non si è rivolto ai cittadini ed al Parlamento offrendo un quadro realistico della nostra finanza pubblica. Noi avvertiamo che si stanno aprendo delle crepe. Nelle precedenti finanziarie, si è scelta la strada principale delle una tantum, senza porre mano a interventi strutturali.
Questo può comportare dei gravi problemi per la nostra finanza pubblica. Gli interventi che sono stati fatti non hanno avuto alcun effetto come impulso allo sviluppo e, quindi, il quadro che noi abbiamo di ciò che ha fatto il Governo è un quadro che si potrebbe definire veramente povero di risultati o assente di risultati. Ora noi ci troviamo di fronte ad una proposta che è stata fatta dal Governo, i cui contorni non sono ancora chiari, che riguarda la riforma del sistema previdenziale. Su questa questione va detto con chiarezza che non esiste un'emergenza, ma esiste indubbiamente un grave problema strutturale, che riguarda il nostro sistema previdenziale come quelli degli altri paesi. Il confronto che deve avvenire sul tema del sistema previdenziale non riguarda la necessità di intervenire ma il modo in cui intervenire, perché è evidente che si possono adottare provvedimenti e misure che sono molto diverse. Sulla base di ciò che è affiorato io avanzo dei gravi dubbi sia perché non viene individuata una gradualità nell'intervento, quindi vi è una forte iniquità, sia perché le misure di incentivazione potrebbero dare dei risultati del tutto controproducenti.
Affronteremo questo dibattito, e purtroppo non vi sarà unitarietà nella sessione di bilancio, cioè questo tema, che sarà il tema principale del confronto, seguirà un'altra via, si utilizzerà un altro strumento con il quale in quell'occasione ci dovremo confrontare. Però sappiamo bene che questo sarà il cuore della manovra.
Guardate, la valutazione che si può fare di questi anni che sono trascorsi, in cui il Governo di centrodestra ha guidato il paese, è di profonda delusione; non solo abbiamo avuto un aggravio della finanza pubblica, ma abbiamo avuto anche un procedimento a zig zag. Pensate solo che adesso si pone la questione della riforma del sistema previdenziale, cosa che non era assolutamente affiorata nel famoso contratto con gli italiani fatto dal candidato alla Presidenza del Consiglio Berlusconi; in quella occasione, anzi, si propose di aumentare le pensioni minime, quindi un intervento di tutt'altro segno, e adesso
invece spunta la questione della riforma della previdenza. Quindi, ci troviamo con un operato del Governo che è indubbiamente sottoponibile a delle critiche sia per la sua impostazione sia per i risultati. Quindi, questa nota non è per noi assolutamente soddisfacente; noi come deputati del gruppo Misto-Socialisti democratici italiani voteremo con convinzione la risoluzione presentata dai deputati Michele Ventura ed altri e ci impegneremo in questo confronto. Sulla materia delle politiche pubbliche, della politica economica, della sessione di bilancio, c'è veramente una grande necessità di confronto, perché questi sono problemi che toccano fortemente i cittadini in un momento molto difficile, di ristagno, con il carovita, con tanti problemi, e noi dell'Ulivo non solo vogliamo dare una risposta critica al Governo, ma vogliamo anche offrire una proposta agli italiani. Quindi, i deputati del gruppo Misto-Socialisti democratici italiani voteranno a favore della risoluzione firmata da Michele Ventura e da altri colleghi. Come vede, Presidente, regalo un minuto.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Villetti. È iscritto a parlare l'onorevole Russo Spena. Ne ha facoltà.
GIOVANNI RUSSO SPENA. Signor Presidente, intervengo molto brevemente per esprimere la preoccupazione su un aspetto che riteniamo istituzionalmente e costituzionalmente importante, preannunciando fin d'ora che voteremo contro la risoluzione presentata dalla maggioranza mentre voteremo a favore della risoluzione che abbiamo presentato insieme ai colleghi dei gruppi parlamentari dell'Ulivo.
A noi pare molto grave il fatto che le misure fondamentali e portanti della manovra finanziaria siano collocate al di fuori della legge finanziaria e varate per decreto. Questo significa che esse sono sottratte all'alveo del dibattito parlamentare creando così complessi problemi, che chi segue da anni le sessioni di bilancio ben conosce, che attengono sia alla stessa manovra di bilancio, che dipende largamente dalle misure contemplate nel decreto stesso, sia a problemi di tipo tecnico-procedurale che la presidenza della V Commissione e quella della Camera dovranno in qualche modo risolvere.
Noi, insieme a tutti i colleghi dei gruppi dell'Ulivo, poniamo questo tema anche all'attenzione del Presidente della Camera. Il Parlamento, con questo decreto cosiddetto omnibus, che contiene misure fra loro non congruenti e comunque disinvoltamente interconnesse, viene ad essere espropriato. Un decreto che in sostanza sostituisce la legge finanziaria la quale viene così ad essere una paccottiglia di piccole misure disinvoltamente assemblate dato che tutte le misure rilevanti sono contenute nel decreto citato. Ci troveremo probabilmente di fronte ad una situazione, spiacevole e indegna sul piano istituzionale, in cui un decreto, contenente decine di articoli, ridurrebbe al minimo la legge finanziaria. Questa è, Presidente Casini, una vera e propria controriforma istituzionale e anche costituzionale non discussa e non indicata come tale dal Parlamento. Questa situazione è di inaudita gravità! La manovra di bilancio viene così messa fuori dalla sessione di bilancio con strumenti di urgenza costituzionalmente previsti che sottraggono al Parlamento la sua decisionalità sia dal punto di vista dei percorsi sia da quello delle valutazioni; siamo cioè di fronte ad una torsione autoritaria della sessione di bilancio.
Questo aspetto noi lo poniamo, come detto, all'attenzione del Presidente Casini. Dico ciò perché occorre tutelare le prerogative del Parlamento e i diritti e i doveri di ogni parlamentare di maggioranza e di opposizione. Noi crediamo che il Capo dello Stato possa con la massima attenzione valutare la congruenza e la costituzionalità di questo decreto che, come tutti sappiamo benissimo, deve avere dei requisiti e delle identità particolari per essere ammesso dal punto di vista costituzionale. Noi riteniamo che questo sia un aspetto particolarmente grave anche perché quest'anno non ci troveremo di fronte ad una sessione di bilancio e ad una legge finanziaria ma di fronte ad un decreto che, di
fatto, impoverisce la discussione della sessione di bilancio e, soprattutto, espropria il diritto di tutti i parlamentari, a cominciare da quelli dell'opposizione, di discutere le misure di bilancio. Questo, ripeto, rappresenta un aspetto che riteniamo molto grave e configura una torsione autoritaria a cui va posto rimedio da questo Parlamento.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Peretti. Ne ha facoltà.
ETTORE PERETTI. Signor Presidente, apprezzate le circostanze, vorrei dire solamente che condividiamo i contenuti della nota di aggiornamento al DPEF per gli anni 2004-2007 e che non ci sorprende che vi sia la necessità di aggiornare un dibattito sul documento di programmazione economico-finanziaria, dal momento che lo abbiamo fatto a luglio, con elementi molto relativi.
Pertanto, ne condividiamo i contenuti, rimaniamo fermi sulle convinzioni espresse nella risoluzione di approvazione del DPEF e rimandiamo ormai il dibattito al disegno di legge finanziaria, preannunziando sin da adesso il voto favorevole del gruppo dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro alla risoluzione Alberto Giorgetti ed altri n. 6-00089, presentata dalla maggioranza (Applausi dei deputati del gruppo dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole De Franciscis. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO DE FRANCISCIS. Signor Presidente, mi rivolgo proprio a lei, Presidente Casini - come già è stato detto da coloro che mi hanno preceduto - perché lei, in questi ultimi mesi, ha invitato i componenti la Commissione bilancio a compiere ogni sforzo per iniziare a modificare, almeno a livello di sottosistema, la sessione di bilancio. Converrà con noi che questa ricerca di una intesa tra i gruppi e tra i deputati per cercare di farla funzionare meglio poi salta quando, come in queste ultime ore, arriva una nota di aggiornamento al documento di programmazione economico-finanziaria. Tale nota dovrebbe essere riservata a situazioni straordinarie, ma poi, nei fatti, si tratta di situazioni da noi largamente previste.
ALESSANDRO DE FRANCISCIS. Inoltre, abbiamo letto ieri il testo del disegno di legge finanziaria approvata dal Governo perché compariva sulle pagine del principale quotidiano economico del nostro paese, e purtroppo le Commissioni parlamentari lo hanno ricevuto solamente in serata, prima al Senato, naturalmente, e questa mattina, in fotocopia, alla Camera. Tra l'altro, gli stessi dati della nota di aggiornamento sono stati nei fatti superati da quanto ci è stato fatto sapere dallo stesso ministro Tremonti, ascoltato ieri presso la Commissione bilancio del Senato in merito a ulteriori aggiustamenti sulla correzione dell'indebitamento e sui fabbisogni relativi agli anni 2003-2004 e via dicendo.
Siamo francamente sconcertati da tale modo di procedere, avendo, peraltro, offerto piena e rigorosa disponibilità a lavorare, a livello parlamentare, per rendere più veloce e proficuo il nostro lavoro.
Ma quando - e si tratta del dato ultimo che tutti sembrano attendere, salvo le anticipazioni sui giornali, perché non sappiamo altro da palazzo Chigi - è in arrivo addirittura un decreto-legge che dovrebbe contenere tutta la parte «di sostanza» della manovra del prossimo disegno di legge finanziaria, il nostro sconcerto non può che tradursi in un voto negativo alla proposta che oggi il Governo e la maggioranza avanzano a questa Assemblea, riservandoci di sostenere, come già fatto in Commissione bilancio, la risoluzione presentata da tutta l'opposizione, primo firmatario l'onorevole Michele Ventura, nella speranza di offrire almeno all'avvio di questa sessione di bilancio il senso di una testimonianza e di una battaglia politica,
perché la maggioranza, contrariamente a quanto fraudolentemente dichiarato dall'onorevole Adornato pochi minuti fa, in quest'aula, non è assolutamente disposta ad offrire alcun tipo di dialogo e di colloquio (Applausi dei deputati del gruppo Misto-UDEUR-Popolari per l'Europa).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Morgando. Ne ha facoltà.
GIANFRANCO MORGANDO. Signor Presidente, intendo sviluppare brevemente due ragionamenti per motivare il voto contrario che il gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo esprimerà sulla risoluzione presentata dalla maggioranza e l'orientamento favorevole sulla risoluzione che abbiamo contribuito a predisporre.
Il primo ragionamento riguarda il merito del documento in discussione. La nota di aggiornamento era annunciata, in qualche modo attesa, ed i suoi contenuti in qualche misura erano un po' scontati: si trattava di rideterminare il quadro di riferimento macroeconomico ed il quadro delle previsioni della finanza pubblica per l'anno in corso e per gli anni successivi, in presenza di un andamento negativo dell'economia.
I dati evidenziati sono molto preoccupanti; ho detto che in qualche misura erano scontati, ma sono comunque preoccupanti: diminuisce la crescita del prodotto interno lordo (dallo 0,8 per cento al 0,5 per cento), aumenta l'indebitamento della pubblica amministrazione (dal 2,3 per cento del PIL al 2,5 per cento per l'anno in corso), diminuiscono le entrate, aumentano le spese ed aumenta il fabbisogno. Vorrei sottolineare, inoltre, che riparte la forbice tra fabbisogno ed indebitamento, una delle questioni più complicate, difficili e delicate dei nostri conti pubblici, e che diminuisce l'avanzo primario, indicatore molto importante delle difficoltà della finanza pubblica.
Questi dati non sono una novità, ma sono cose note: sono state dette negli interventi dell'opposizione in occasione della discussione del documento di programmazione economico-finanziaria; probabilmente, si sarebbero potute dire già allora, probabilmente si sarebbero potute constatare già allora, e quindi avremmo avuto già allora la possibilità di costruire percorsi maggiormente coerenti con la situazione reale della nostra economia.
Si tratta di dati un po' scontati ma - attenzione - non meno preoccupanti. Scompaiono tra le pieghe della discussione alcuni elementi che denotano come ci troviamo in presenza di difficoltà strutturali della nostra economia. Invito a guardare due dati: gli investimenti passano da una previsione nel DPEF di aumento dello 0,8 per cento ad una previsione nella nota di aggiornamento di riduzione dello 0,6 per cento. Le esportazioni passano da una previsione nel DPEF di aumento del 2 per cento ad una previsione nella nota di aggiornamento di diminuzione dell'1,5 per cento. Si ritiene di risolvere tutto con l'aumento dei consumi delle famiglie che passa dall'1,2 per cento del DPEF all'1,8 per cento della nota di aggiornamento e mi piacerebbe sapere in questo clima su cosa si basa la previsione di aumento dei consumi delle famiglie, che non sia ovviamente una previsione di aumento puramente nominale determinata dall'inflazione e dall'aumento dei prezzi.
Allora, ciò conferma la difficoltà strutturale della nostra economia che abbiamo denunciato nel dibattito sul DPEF e rende particolarmente importante la sessione di bilancio che sta iniziando, in cui verificheremo la capacità di dare risposta a questa situazione da parte del Governo, delle sue proposte e delle decisioni della maggioranza.
La seconda considerazione, che è altrettanto breve, riguarda gli strumenti. Il ministro dell'economia, quando abbiamo cominciato a discutere su una ipotesi di riforma della sessione di bilancio, ci aveva detto che la politica di bilancio è una delle prerogative fondamentali dei Parlamenti ed aveva ragione. Mi piacerebbe sapere qual è la coerenza tra l'affermazione di allora e la risposta che ci fornite oggi. Oggi ci date la risposta della manovra in un decreto-legge e lo consideriamo un fatto molto grave. Non vi sono, a nostro avviso,
ragioni di urgenza per inserire in un decreto-legge quasi tutti gli interventi previsti. Spiegateci quali sono le ragioni di urgenza per la creazione dell'istituto italiano di tecnologia e per la trasformazione della SACE in società per azioni e quali sono le ragioni di urgenza per la riforma dei confidi e per la revisione della normativa in materia di servizi pubblici locali e potrei continuare elencando. Sono tutti temi molto importanti che devono essere affidati ad una seria discussione parlamentare.
Nessuno ci racconti la storia, contenuta nella nota di aggiornamento, della certezza dei tempi. La certezza dei tempi vi è nella legge finanziaria che viene approvata entro il 31 dicembre.
In realtà, voi avete due problemi: il primo è varare la manovra straordinaria di nascosto per aggiustare i conti pubblici del 2003 che non sono in regola; il secondo obiettivo è quello di limitare la discussione parlamentare perché all'interno stesso della maggioranza questa manovra di politica finanziaria e di bilancio determina problemi, contraddizioni e discussioni.
Consideriamo un vulnus grave la decisione di collocare tutta la manovra all'interno di un decreto-legge e lo consideriamo un attacco alle prerogative del Parlamento. Tanto più, lo consideriamo grave, se dobbiamo dar retta alle voci che corrono che ci dicono che il Governo ha intenzione di porre la questione di fiducia su questo provvedimento d'urgenza. Lo consideriamo tanto più grave - signor Presidente, mi avvio a concludere - nel clima del patto tra gentiluomini a cui il Presidente Casini, che in questo momento non è presente, ci aveva invitato ad aderire per la discussione della legge finanziaria.
Avevamo dichiarato la nostra disponibilità a quella proposta ed avevamo dichiarato la nostra disponibilità a concordare modalità per svolgere una discussione sulla legge finanziaria trasparente, non caricata dalla contraddizione delle migliaia di emendamenti, che fosse capace di evidenziare le vere posizioni sui problemi di fondo dell'economia italiana.
Chiedevamo semplicemente trasparenza nei percorsi e chiedevamo adesione del Governo ad un metodo più chiaro, più corretto e più credibile di dibattito. Il Governo ci ha risposto facendo la manovra di finanza pubblica per decreto.
Questa è una ragione di opposizione dura, di denuncia che facciamo nei confronti di questa decisione. Noi ci aspettiamo delle correzioni e pensiamo che la questione non si possa concludere in questo modo. Noi ci aspettiamo che in Senato si stralcino dal decreto-legge le parti non urgenti, che si trasferiscano le parti strutturali nella legge finanziaria, che si imposti una discussione seria con metodi nuovi.
Noi vogliamo ancora farlo a condizioni precise. Vi è qualche cenno nella risoluzione della maggioranza, ma non ci basta. Non basta considerare il decreto come collegato alla legge finanziaria.
Noi leghiamo il nostro comportamento ed il nostro atteggiamento nella sessione di bilancio ad una correzione di questa decisione che consideriamo grave e lesiva delle prerogative del Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Michele Ventura. Ne ha facoltà.
Vorrei ricordare ai colleghi, affinché amministrino il loro tempo, che nella riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo si era deciso che la votazione avesse luogo subito dopo le 14. Quindi, vi chiederei una sintesi corrispondente a tali intendimenti.
Prego, onorevole Ventura.
MICHELE VENTURA. Signor Presidente, capisco benissimo le ragioni di opportunità della sintesi, ma non vorrei che la nota di l'aggiornamento al DPEF venisse considerata quasi come una ricreazione. Tra 20 minuti ce ne andremo tutti felicemente, comunque sarò breve.
Innanzitutto, vorrei sollevare una questione che mi ha molto colpito in questi giorni nel dibattito politico sulla situazione economico-finanziaria. Dopo due anni e
mezzo di Governo di centrodestra due ministri, il ministro Bossi ed il ministro Tremonti, hanno scoperto che in Italia vi è un rilevante debito pubblico. Se sono stati necessari due anni di Governo per accertare tale elemento incontestabile credo vi siano motivi di preoccupazione per quanto riguarda le previsioni e gli interventi del Governo.
Sapevamo tutti che c'era quel debito pubblico nel quale si è imbattuto anche il centrosinistra, che riuscì a ridurlo di oltre 17 punti percentuali. Lo sapevate anche voi quando avete improntato la politica economica ad una serie di promesse irrealizzabili. Vorrei fare un esempio: avete promesso un milione a tutti i pensionati. Ci sono ancora cinque milioni di cittadini che aspettano che tale promessa sia mantenuta e, sulla base della scoperta del debito pubblico, motivate un intervento sulle pensioni (Commenti del deputato Vascon). È questo, onorevole Vascon, è questo. Non potete pensare che qui vi sia una platea di persone che ascoltano le favole. L'esistenza del debito pubblico è un argomento che abbiamo continuamente sollevato quando il ministro Tremonti avanzava una serie di ipotesi di crescita inarrestabile di questo paese e avete dato al paese l'idea che tutto fosse possibile e realizzabile.
Al di là di ciò, colleghi, ci troviamo con la nota di aggiornamento al DPEF che presenta un peggioramento, come diceva il collega Morgando, di tutte le questioni relative ai saldi di finanza pubblica. Mi riferisco all'indebitamento netto della pubblica amministrazione, all'avanzo primario, all'indebitamento netto strutturale, al fabbisogno. Ovviamente, mi riferisco anche - non poteva che essere così - alla presa d'atto della crescita del PIL inferiore rispetto a quanto previsto nel documento di programmazione economico-finanziaria.
Colleghi, vorrei richiamarvi ad un elemento di serietà: state riportando nella suddetta nota di aggiornamento quelle previsioni che l'opposizione, basandosi sul lavoro di indagine e di proiezione di importanti istituti di ricerca, aveva già fatto quando si discusse del documento di programmazione economico-finanziaria.
A tale proposito vi è una questione di fondo: mi riferisco al fatto che noi continuiamo a chiedere che il Parlamento sia informato puntualmente e tempestivamente delle questioni relative all'andamento della spesa pubblica di questo paese. Non è possibile che si debba continuamente sollecitare un qualcosa che dovrebbe essere dovuto a tutti parlamentari.
Vi è, infine, un'ultima questione che vorrei sollevare, sulla quale pregherei i colleghi della maggioranza di prestare attenzione. Abbiamo ascoltato varie sollecitazioni del Presidente della Camera, l'onorevole Casini, sul comportamento da tenere relativamente alla sessione di bilancio. Il Presidente Casini è venuto direttamente in Commissione bilancio a rivolgerci questa esortazione per invitarci a tale riflessione. Il Presidente Casini ha scritto, inoltre, un articolo su uno dei più importanti quotidiani del nostro paese. Doveva essere realizzato quel patto fra gentiluomini per un più agevole svolgimento della sessione di bilancio. Noi ci troviamo - e qui abbiamo avvertito una difficoltà vera anche dei colleghi di maggioranza nella Commissione - di fronte ad un impianto normativo, sul quale non sarà possibile avere un confronto effettivo in sede parlamentare. Il ministro Tremonti stamani ha dato una risposta anche a quella pur timida parte, contenuta nel documento di maggioranza, relativa al collegamento fra decreto-legge e finanziaria, dicendo che dovranno essere svolti ancora approfondimenti tecnici per dare una risposta.
Questa Camera rischia di discutere un decreto-legge nel quale è previsto di tutto: il patto di stabilità, l'intervento sulle aziende pubbliche locali, la trasformazione della Cassa depositi e prestiti in società per azioni. Rischia di discutere un decreto blindato, e quindi di non avere nessuna possibilità di intervento, ed una finanziaria che è un guscio vuoto. Vorrei porvi la questione in termini urgenti di riflessione, perché questa è un'ulteriore lezione non
soltanto nei rapporti tra maggioranza e opposizione ma è una lezione nell'esercizio proprio dei compiti e delle funzioni del Parlamento. È una questione sostanziale di democrazia. Noi questa questione continueremo a sollevarla, colleghi, perché ci sembra estremamente grave e pensiamo che essa dovrebbe occupare anche l'altro ramo del Parlamento, il Senato, indipendentemente dal fatto che lì inizia l'iter del decreto-legge e della finanziaria.
Noi prenderemo un'iniziativa nei confronti del Presidente della Camera, proprio perché il Presidente della Camera si era fatto protagonista nell'inaugurare un nuovo percorso della sessione di bilancio. Non solo non vi è niente di tutto questo, ma vi è uno strappo grave dal punto di vista istituzionale: un peggioramento significativo nei rapporti fra maggioranza e opposizione e, soprattutto, per quello che riguarda le regole democratiche fondamentali.
Consentitemi di concludere con una considerazione (l'ha ripresa stamani il presidente Violante). Questo doveva essere un patto tra gentiluomini e noi avevamo dato la nostra adesione. Come ho detto stamani in Commissione bilancio, questo presupponeva che vi fossero gentiluomini da tutte le parti. Evidentemente nel Governo non ve ne è traccia (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Constato l'assenza dell'onorevole Zanella, iscritta a parlare: s'intende che vi abbia rinunciato.
Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione.
Ricordo che sono state presentate le risoluzioni Michele Ventura ed altri n. 6-00088 e Alberto Giorgetti ed altri n. 6-00089.
Il Governo ha accettato la risoluzione Alberto Giorgetti ed altri n. 6-00089. Ritengo dunque che la riserva espressa dal ministro Tremonti sul punto 4 della risoluzione di maggioranza sia stata sciolta, considerando che tale punto reca le parole: «per quanto possibile».
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