Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 366 del 2/10/2003
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(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 310-B)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Moroni. Ne ha facoltà.

CHIARA MORONI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, circa un anno fa, dopo molte iniziative legislative e dibattiti in cui si è discusso senza esito dei problemi dell'informazione e della riforma del sistema radiotelevisivo, il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, inviava un messaggio alle Camere, con il quale si sottolineava la necessità di elaborare una nuova normativa di settore. Proprio convergendo con queste sollecitazioni e conformemente alle sentenze della Corte costituzionale e alle direttive europee, il Governo ha dato seguito a questi inviti e ha presentato un disegno di legge che, responsabilmente, nel dare ampia risposta al messaggio presidenziale, ne ha arricchito il significato più profondo ed incisivo, ossia quello di far crescere la nostra democrazia attraverso la crescita delle voci stesse della democrazia. Mi riferisco alla ricerca delle strumentazioni più idonee ad ampliarne e ad espanderne le possibilità, gli spazi e le occasioni, per arricchire le voci stesse che la società contemporanea produce ed alimenta di continuo e per far sì che vi sia un tasso di pluralismo e di imparzialità dell'informazione, tale da realizzare - per l'appunto - una democrazia realmente compiuta, quella che potremmo definire la democrazia dei moderni.


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Se questa è, come penso, la ragione più profonda che alimenta i punti nodali del disegno di legge, allora credo che questa legge vada ben oltre il necessario riassetto che pure essa prevede e delinea con chiarezza; è un'iniziativa che, in termini di sistema, risponde a necessità e esigenze ineludibili per l'essenza stessa di qualsiasi democrazia contemporanea. Nel corso del dibattito si è detto, con forzatura ideologica decisamente spropositata e a tratti scomposta, che questa legge rappresenterebbe l'esaltazione del monopolio e la mortificazione della concorrenza e che arrecherebbe danno alle nostre prospettive di crescita sul terreno delle telecomunicazioni e dell'industria culturale, sino al punto di dipingerla come una legge liberticida.
Ebbene, se c'è un provvedimento che si muove nella direzione esattamente opposta e che smentisce concretamente queste obiezioni, come dire fin troppo radicali e strumentali, è proprio questo provvedimento. Si tratta di una legge che riguarda e riguarderà milioni di cittadini, i quali potranno usufruire di una più ampia gamma di servizi per effetto della moltiplicazione dell'offerta, e che, al tempo stesso, risponde ai cambiamenti profondi avviatisi nel corso di questi ultimi anni riguardo a un tema cruciale quale è quello della convergenza dei settori della telecomunicazione, dei media e delle tecnologie dell'informazione.
Aggiungo che l'impianto di questo provvedimento, raccogliendo la sfida lanciata al summit di Lisbona del 2000 circa il passaggio ad una economia digitale basata sulla conoscenza, persegue essenzialmente e prioritariamente obiettivi di interesse generale, quali sono quelli della libertà di espressione, del pluralismo dei mezzi di informazione, dell'imparzialità, della diversità culturale e linguistica, della tutela dei minori e dell'inclusione sociale, che costituiscono, a loro volta, il quadro normativo previsto dalle istituzioni comunitarie nella direttiva quadro del marzo 2002, cui risponde e guarda proprio il disegno di legge al nostro esame.
Questo provvedimento, in ossequio alla stessa sentenza della Corte costituzionale, introduce e prevede una nuova fase del nostro sistema radiotelevisivo e delle comunicazioni, una fase nella quale digitale e analogico convivranno, recuperando i ritardi accumulati sino ad oggi; accelera il processo dell'innovazione tecnologica attraverso l'avvento del digitale terrestre; accresce il tasso di competitività e di pluralismo del sistema italiano delle comunicazioni con la moltiplicazione delle fonti informative; riforma il sistema pubblico radiotelevisivo; riformula la disciplina antitrust, stabilendo precisi divieti di posizione dominante nei singoli mercati; prescrive, infine, le procedure per l'elezione degli organi di amministrazione della RAI, attribuendo un ruolo fondamentale alla Commissione parlamentare di vigilanza.
È un progetto che nella sua essenza supera l'attuale sistema da tutti descritto come ristretto, chiuso e insufficiente, agevolando e promuovendo il passaggio ad un sistema più aperto, più largo, con più ampie possibilità e opportunità per il potenziale di crescita delle imprese che vi operano, anche al fine di creare maggiore e migliore occupazione, e soprattutto per i cittadini che potranno così usufruire di un'offerta di servizi assai più differenziata, più ampia, più profonda e puntuale in ordine ai suoi contenuti.
Onorevoli colleghi, l'approvazione di questo disegno di legge rappresenta un vero e proprio salto di qualità per il nostro paese perché mette a disposizione dei cittadini un sistema radiotelevisivo e delle comunicazioni che amplierà sensibilmente gli spazi del pluralismo, garantendo un'informazione e programmi nuovi e più ampi, certamente più formazione e partecipazione all'interno di una società sempre più interconnessa e globalizzata quale è quella attuale. È una disegno di legge importante che noi consideriamo positivo e per questa ragione i deputati del gruppo Misto-Liberal-democratici, Repubblicani, Nuovo PSI voteranno convinzione a favore di questo disegno di legge (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).


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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bulgarelli al quale ricordo che ha otto minuti a disposizione. Ne ha facoltà.

MAURO BULGARELLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevoli colleghe, apro questo mio intervento segnalando un evento, a mio avviso straordinario, che ha segnato la discussione di questo disegno di legge, ossia la decisione da parte di un gruppo di deputati della Casa delle libertà di intraprendere concretamente nei fatti la strada della libertà, negando al piccolo grande fratello la realizzazione del suo sogno di pensiero unico mediatico. Evidentemente, la natura antidemocratica di questa legge, sulla quale molte voci autorevoli e di diverso orientamento politico si erano già pronunciate molto chiaramente in questi mesi, ha indotto i più saggi tra i colleghi della maggioranza a non aggravare ulteriormente lo stato drammatico in cui versa l'informazione nel nostro paese.
Dello stesso avviso era stato in questi giorni, tra gli altri, il presidente della FIEG il quale, senza mezzi termini, ha dichiarato che questo provvedimento mette in gioco il futuro democratico del nostro paese, facendo eco al parere espresso da giuristi, costituzionalisti, operatori della comunicazione in merito all'incostituzionalità di questo testo di legge. Infatti, questo è un testo segnato in profondità da uno spirito illiberale, che assegna al mercato un dominio viziato da palesi violazioni delle regole del gioco, una disparità delle condizioni di partenza che si riflette sull'intero impianto che sorregge il testo, il quale, ampliando a dismisura il paniere delle risorse disponibili, favorirà i soggetti dotati di maggiore potere economico, primo fra tutti, la società Mediaset che fa capo al nostro Presidente del Consiglio.
Il Senato, inoltre, ha reintrodotto quell'insieme di norme che più smaccatamente tutelano gli interessi economici di Mediaset e ha previsto dal 2008 la possibilità per le TV di acquisire testate giornalistiche, ha previsto l'esclusione delle telepromozioni dal computo dell'affollamento pubblicitario orario drenando ancora, in questo modo, risorse pubblicitarie a tutto svantaggio della carta stampata. Ha persino reintrodotto la norma che impedisce a Telecom, a La7, di consolidarsi come futuro terzo polo televisivo, imponendole precisi vincoli allo sviluppo; ha introdotto il controllo da parte del Governo sulla nomina della presidenza della RAI; infine, ha ratificato l'odioso privilegio assegnato ad una rete Mediaset, Retequattro, che nonostante la sentenza della Corte costituzionale del 31 dicembre 2003, non andrà sul satellite, sentenza aggirata con un risibile escamotage.
Gli italiani hanno già avuto modo di sperimentare come nell'attuale Governo la funzione di servizio pubblico sia un concetto odioso e privo di senso, da smantellare manu militari, per fare largo a quel vero e proprio mostro, «Raiset», che la legge Gasparri vorrebbe partorire. Un monolite blindato, dove non vi sarà spazio che per la propaganda del partito-azienda oggi al Governo, un megafono per gli spot e le incursioni mediatiche del Presidente del Consiglio, come è accaduto qualche giorno fa, in occasione della sua «televendita» sulle pensioni. In questa televisione avrebbero sempre più potere i padrini e certi dirigenti che già oggi si arrogano il diritto di decidere chi debba andare o meno in onda, al di là dei meriti professionali, come è accaduto in questi giorni con l'odiosa censura del programma del noto giornalista Massimo Fini, da parte del direttore di RAI due. Sappiamo bene come dietro questo mostro ci sia un conflitto di interessi che non ha eguali al mondo, una concentrazione monopolistica che mai è stata più intrecciata con il potere politico ed è inconcepibile che tale conflitto non sia stato neppure affrontato prima di discutere questo disegno di legge.
La stessa RAI dal 2004 sarà data in pasto alla speculazione privata sotto il diretto controllo del Governo, il cui capo è il capo del gruppo televisivo concorrente. La denominazione «Raiset» mai più fu appropriata. La RAI, controllata dal Governo e cioè dal Presidente del Consiglio e cioè dal proprietario del fantomatico suo


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concorrente Mediaset, sarà, inoltre, al centro della tanto sbandierata rivoluzione digitale che tutto garantirà meno che il pluralismo e l'accesso all'informazione ai soggetti più deboli.
Il digitale terrestre, infatti, non si sostituirà all'analogico nel breve e medio periodo, ma si sommerà ad esso e conviverà con quest'ultimo fino alla morte naturale dell'analogico. Raiset così aumenterà la sua occupazione dello spettro e avvierà la sperimentazione digitale sui grandi mercati. I concessionari nazionali analogici senza frequenza resteranno tali. I piccoli e medi operatori regionali e locali restano nel limbo analogico in attesa che l'evoluzione della tecnologia e dei ricevitori provochi la progressiva scomparsa del loro pubblico, mentre RAI e Mediaset potranno trasmettere tre programmi sulle reti analogiche e digitali.
Infine, quanto questo disegno di legge tenga in considerazione il pluralismo e la proliferazione democratica dei soggetti emittenti è testimoniato dall'assoluta mancanza di considerazione dimostrata nei confronti dei modi nuovi di fare televisione che anche nel nostro paese si vanno affermando ogni giorno. Penso alle TV di strada, un movimento sempre più vasto, che ha iniziato a decostruire il concetto stesso di televisione e che ha eletto come proprio habitat naturale, piuttosto che l'auditel e le grande platee passive, i quartieri, le strade, i condomini, le comunità e la loro voglia di autonarrarsi.
Questa presa d'atto del diritto a comunicare raccoglie eredità importanti. Soltanto una decina di anni fa nessuno avrebbe scommesso sull'enorme potenzialità della comunicazione telematica in rete. Eppure, è bastato che le prime comunità virtuali intuissero le formidabili opportunità che esso offriva sul piano dell'orizzontalità, del decentramento, della riappropriazione e della proliferazione degli strumenti comunicativi per dare vita ad una vera e propria rivoluzione che ha reinventato il concetto stesso di comunicazione.
Qualche anno prima qualcosa di simile era accaduto con la stagione delle emittenti radiofoniche private che hanno trasformato la radio da elettrodomestico da bagno ad amplificatore di una miriade di comunità sociali, culturali e politiche. Oggi, probabilmente lo stesso tipo di processo, fondato sul protagonismo collettivo, sul decentramento e sulla proliferazione, si è avviato nel campo dell'autoproduzione televisiva.
Questa esperienza, a mio avviso, è un laboratorio destinato a replicarsi con una rapidità insospettabile; essa costituisce, altresì, una risposta libera e democratica alla gestione viziata delle concessioni televisive che allude ad una rivoluzione copernicana dello stesso concetto di pubblico, fondandolo non più e non solo sulla funzione di servizio offerto alla comunità, ma incardinandolo su un modello di accesso aperto e connettivo che permette alla comunità di costruirsi e di autogestirsi un'opportunità di parole e di linguaggio, chiamando a raccolta il mondo dell'associazionismo, del volontariato, dei comitati di quartiere e degli enti locali.
Penso che su questi due grandi temi, la lotta al monopolio mediatico e la salvaguardia delle nuove espressioni di comunicazione dal basso, sarà necessario nei prossimi mesi intraprendere, tra la gente, una grande battaglia di civiltà, poiché sono direttamente in gioco, oltre che la libertà dell'informazione nel nostro paese, i diritti basilari dei cittadini (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo - Congratulazioni).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Di Gioia, al quale ricordo che ha a disposizione otto minuti di tempo. Ne ha facoltà.

LELLO DI GIOIA. Signor Presidente, il gruppo dei Socialisti democratici italiani ritiene che in questi giorni sia stata negata al Parlamento, di fatto, la possibilità di discutere in merito ad un provvedimento importante che avrebbe dovuto rimettere in ordine il sistema radiotelevisivo.
Abbiamo compiuto diversi tentativi in Commissione e in aula e, sotto certi aspetti, devo dire che vi è stata una certa


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sensibilità da parte di tanti colleghi della minoranza che hanno capito l'esigenza di costruire un sistema pluralistico per fare in modo che nel nostro paese si instauri una democrazia della comunicazione.
Dicevo: noi abbiamo perso questa grande occasione e voi avete disatteso anche il messaggio del Capo dello Stato, quello dello scorso anno, l'unico che è stato inviato a queste Camere. Avete, di fatto, operato con la vostra arroganza, perché intendete realizzare un sistema che sia semplicemente di garanzia nei riguardi del cosiddetto Presidente del Consiglio imprenditore in quanto tale: un sistema che non crea il pluralismo democratico dell'informazione e la possibilità che vi sia in questo paese l'espressione di voci diverse in grado di confrontarsi. Vorrei sottoporre alla vostra attenzione una questione: pensate per un istante se tutto quello che è accaduto in Inghilterra, con i mezzi di informazione che sostanzialmente hanno attaccato il Governo, fosse accaduto qui in Italia, dopo tante dichiarazioni che il Presidente del Consiglio ha svolto, una in contraddizione rispetto all'altra; invece, nessuno ha detto nulla.
Credo che queste cose ci debbano far riflettere per comprendere ciò che potrà accadere: guardate, il pluralismo dell'informazione, la democrazia rappresentano un problema di tutti, non di una minoranza, ma dell'intero Parlamento e quindi del paese. Per quanto riguarda l'approvazione di questa legge, che fortunatamente verrà rinviata al Senato, mi auguro, e credo, che in quella sede il buonsenso di tutti possa determinare miglioramenti in modo da discutere su un testo in grado di determinare una condizione di pluralismo nell'informazione.
Guardate: non è concepibile, colleghi dell'opposizione, disattendere le questioni sollevate dalla Corte costituzionale. Non è pensabile che non si tenga conto delle indicazioni avanzate dall'Autorità indipendente; non è pensabile che si predispongano meccanismi così complessi, come il sistema integrato delle comunicazioni, una scatola vuota nella quale si è inserito di tutto e di più, in modo da determinare una concentrazione di fatto nelle mani del Presidente del Consiglio. Qui si pone con forza un problema di conflitto di interessi nei riguardi dell'intero Parlamento, perché occorre avere garanzie e regole funzionali alla nostra democrazia, non certamente questo sistema integrato delle comunicazioni, che creerà, come giustamente hanno sottolineato i colleghi dell'opposizione durante il dibattito in aula sugli emendamenti, disfunzioni e la non competitività delle imprese.
Determinerà grande preoccupazione per le piccole imprese all'interno del nostro paese: proprio alle piccole imprese, anche a quelle televisioni locali che hanno un grande mercato e che hanno la possibilità di espandersi e di fornire quell'informazione locale importante per la nostra democrazia e le nostre istituzioni, questo sistema arrecherà danni.
Con questa proposta di legge, viene di fatto eliminata la possibilità di far crescere l'emittenza locale, nonostante il mercato sia ampio, sia quello della televisione sia quello della radio. Voi non potete pensare di ricordarvi strumentalmente delle parole del Presidente della Repubblica, come è accaduto l'altro giorno in aula, quando il ministro Marzano, discutendo del blackout, ha fatto riferimento a quanto detto dal Presidente della Repubblica sulla questione energetica. Vi ricordate strumentalmente di quello, ma non di quel messaggio che il Presidente della Repubblica ha fatto sulla libertà di informazione e sul pluralismo.
Credo che queste cose debbano far riflettere tutti i parlamentari, perché in questo paese si sta determinando una situazione di grande drammaticità, per quello che è accaduto qualche giorno fa, le cosiddette comunicazioni del Presidente del Consiglio a reti unificate sui problemi delle pensioni, per quello che non si è fatto, ad esempio, per ciò che riguarda la diretta televisiva della manifestazione dei sindacati europei, per quello che potrà accadere nel prossimo futuro.
Credo che tali questioni ci debbano far riflettere, come ci deve far riflettere anche ciò che ha detto il presidente della RAI. E


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anche su questo non avete voluto discutere, su come impostare un nuovo sistema di elezione e quindi di nomina del presidente della RAI e del consiglio di amministrazione!
Noi socialisti abbiamo sempre detto con chiarezza che siamo disponibili, per un sistema pluralistico e competitivo, ad una privatizzazione della RAI! Lo abbiamo detto, ma voi non avete voluto ascoltare queste nostre impostazioni importanti in una democrazia liberale dove vi è concorrenza del mercato. Abbiamo sottolineato anche la necessità di abbattere il canone, se non di eliminarlo. Ma abbiamo capito perché di fatto non si vuole eliminare il canone...

PRESIDENTE. Onorevole Di Gioia, la prego di concludere.

LELLO DI GIOIA. ...perché, per ogni lira di canone, vi è una lira in più per la pubblicità su Mediaset! Questo è il vero problema, cari colleghi! Voi qui, in questi giorni, avete tentato di approvare una legge illiberale, che non crea condizioni di pluralismo, ma state certi - e con questo voglio concludere - che i cittadini italiani stanno capendo le reali intenzioni del Governo e del suo Presidente (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Socialisti democratici italiani)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Diliberto. Ne ha facoltà.

OLIVIERO DILIBERTO. Signor Presidente, quando in un paese la stessa persona detiene un immenso potere economico, il potere politico e il controllo pressoché totale dei mezzi di informazione di massa, in quel paese vi è un'evidente anomalia democratica, proprio in nome di quei valori dell'occidente liberale ai quali voi costantemente fingete di volervi rifare.
In questo quadro, l'approvazione di questa legge - come è stato tante volte spiegato in quest'aula dai colleghi dell'opposizione - non potrà evidentemente che peggiorare la situazione, tanto più in un contesto politico nel quale avete presentato un pacchetto di riforme costituzionali che tendono, paradossalmente, ad aumentare i poteri del Premier anziché restringerli. E questo la dice lunga anche sulla cecità di qualche collega del centrosinistra che con voi vorrebbe dialogare su questo terreno.
D'altro canto, il Presidente del Consiglio che ha tutti questi poteri così anomali è lo stesso Presidente del Consiglio che si rifiuta di partecipare alle celebrazioni del 25 aprile, che riabilita il fascismo e Benito Mussolini, che insulta i parlamentari europei degli altri Stati all'inaugurazione del semestre italiano di Presidenza, che, attraverso la ministra Moratti - anzi Brichetto -, distrugge la scuola pubblica e favorisce quella privata, che colpisce la magistratura e l'indipendenza della magistratura in nome di un uso privato della giustizia, che calpesta i diritti delle donne e i principi più elementari della laicità dello Stato, che si inventa, insieme al Vicepresidente del Consiglio - in questo caso in buona compagnia -, nuove leggi repressive per la tossicodipendenza, che inaugura la schedatura, dopo trent'anni, dei sindacalisti e dei lavoratori che scioperano, che fa approvare una legge - e anche in questo caso in buona compagnia, con l'onorevole Bossi - razzista come quella sugli extracomunitari.
Insomma, un Governo di classe, nel senso tradizionale del termine, e potenzialmente eversivo.
Quella che si apre, qui, in Parlamento, come nelle piazze di tutto il nostro paese, è, dunque, una battaglia, contemporaneamente, per i diritti sociali e per quelli di libertà e di democrazia. E il primo banco di prova saranno il disegno di legge finanziaria, le pensioni, la controriforma pensionistica che avete acuito con l'idea di far passare questi provvedimenti, tipicamente parlamentari, con un decreto-legge, quindi, con un'ulteriore blindatura ed un restringimento oggettivo degli spazi di dialettica democratica.
Tuttavia, di fronte a questo scempio che state compiendo, il vostro blocco sociale si sta logorando, e lo sapete. Attraverso


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la proposta di riforma, o meglio di controriforma, delle pensioni, i sindacati confederali hanno ritrovato l'unità. La CISL e la UIL hanno ripreso l'iniziativa, a partire dallo sciopero generale proclamato per il 24, insieme alla CGIL. I commercianti, che erano parte significativa del vostro blocco sociale, sparano a zero contro l'esecutivo. Persino Confindustria, che tanta parte ha avuto nell'appoggio politico, massiccio, tetragono alla vostra campagna elettorale del 2001, sta, piano piano, abbandonando l'appoggio al Governo. Da ultimo, ma ovviamente non in ordine di importanza, persino la Conferenza episcopale italiana vi spara contro.
Questo progressivo logoramento del vostro blocco sociale è la causa delle vostre divisioni politiche dell'oggi, è la causa della crisi politica della vostra maggioranza, che perde pezzi, che non appena ha l'opportunità di votare in libertà, con lo scrutinio segreto, sostanzialmente, abbandona il Governo ed il Presidente del Consiglio in particolare, cui evidentemente sta tanto a cuore questo provvedimento.
Vedete, si spenderanno molte parole, molti commenti su ciò che è successo ieri ed oggi. Vorrei svolgere un'unica considerazione politica con la quale concludo il mio intervento. L'onorevole Berlusconi aveva dichiarato, blindando o cercando di blindare la propria maggioranza (invano, come abbiamo visto), che il voto sul disegno di legge Gasparri equivaleva ad un voto di fiducia. Bene, il voto di fiducia non c'è stato, anzi, ci sono stati due voti di sfiducia a scrutinio segreto, ossia quando i deputati della maggioranza (che non è più maggioranza in questi due casi), possono votare liberamente.
Credo, dunque, che la discussione sul disegno di legge Gasparri, se fossimo in un paese liberale, come voi auspicate, se fossimo in un paese dove si rispettano le più elementari regole della politica, dovrebbe concludersi con le dimissioni del ministro Gasparri, sfiduciato per due volte da questo Parlamento (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Comunisti italiani e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)!
Se Gasparri fosse un uomo d'onore, rassegnerebbe le proprie dimissioni (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Comunisti italiani, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Verdi-l'Ulivo)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Potenza. Ne ha facoltà.

ANTONIO POTENZA. Signor Presidente, sarebbe cosa buona e giusta, mi sento di dire con spirito di cristiana rassegnazione, che questo disegno di legge sia bocciato, come merita, e si restituisca al paese la dignità di vivere in un sistema libero e democratico dove le regole valgono per tutti e non solo per alcuni e a favore di altri.
Stiamo parlando, signor ministro, quando arriverà, di una legge che, più volte ritenuta illiberale ed antidemocratica, mina alle fondamenta l'esistenza di un sistema misto pubblico-privato nel settore radiotelevisivo che è sempre stata l'essenza della vita democratica del nostro paese.
Mi verrebbe da chiedere se in tutto questo c'entri davvero lei, come rilevava Gentiloni, o se, invece, come un suo autorevole amico di partito, il presidente Storace, sostiene da più tempo, il provvedimento che vuole imporre agli italiani sia o non sia di altra matrice: dettato dalle regole di cassa Mediaset e tradotto in codice da autorevoli luminari del mondo delle comunicazioni. Dovremmo così discutere, qui, anche dell'autonomia reale di alcuni settori dell'Autorità garante delle comunicazioni se non avessimo letto il parere che sul progetto di legge ha più volte espresso il presidente dello stesso organismo, il professor Cheli, che, evidentemente, contrasta con quello del componente l'autorità, Pilati.
Vogliamo, invece, credere nella sua buona fede e nel lavoro che ha messo su in questi ultimi mesi per delineare le linee guida di un provvedimento legislativo che riuscisse a compensare le esigenze del settore privato con quelle del settore pubblico


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e, al tempo stesso, a garantire processi innovativi all'altezza dei tempi che viviamo nell'intero sistema delle comunicazioni. Vogliamo credere che tutto ciò accada davvero, ma i segnali che ci arrivano sia in sede politica sia in sede tecnica stanno ad indicare con quanta difficoltà questo Parlamento ha cercato di costruire un percorso agibile, capace di fortificare il sistema privato senza osteggiare quello pubblico.
Gasparri ha proposto di fare entrare nel settore i grandi monopolisti della telefonia, le grandi testate giornalistiche di proprietà dei magnati dell'industria italiana, i cinematografari ed i proprietari dell'industria discografica. In questo modo, i film si potranno vedere solo sulle TV che fanno capo alle società cinematografiche, mentre le società discografiche come AFI, SCF ed IMAIE fanno la guerra alle emittenti radiofoniche locali per non far mandare in onda i loro dischi.
In verità, nel mercato della distribuzione delle opere cinematografiche, già da tempo non si trovano più film. La ragione? Semplice: RAI e Mediaset hanno acquistato i diritti dei film con clausole di esclusiva per dieci anni, lasciando alle locali sono i film dell'anteguerra. Come vogliamo chiamarla questa operazione? Accaparramento o monopolio di cartello?
Non richiamo qui gli autorevoli pareri di costituzionalisti i quali, in questi giorni, sulla stampa italiana, hanno raccontato e dimostrato come, di fatto, il sistema integrato delle comunicazioni (ed il tetto del 20 per cento delle risorse), se, da un lato, è innovativo ed indicativo di una volontà che già nel testo Maccanico pare prendesse corpo, dall'altro, costituisce l'essenza per garantire ad un unico operatore del settore, Mediaset, di rafforzare la sua posizione dominante violando le regole che la Corte suprema aveva indicato e non, come dice lei, autorizzando, oggi, quello che, fino ad oggi, è vissuto nell'illegalità. Una forma nuova forma di condono, è stato rilevato, che, nel modificare anche le forme di raccolta pubblicitaria tra telepromozioni e spot, altera le regole della concorrenza e le limitazioni dell'autonomia editoriale delle stesse emittenti locali.
Le stesse norme antitrust - e qui, ancora una volta, riprendo le parole di Gentiloni - ipotizzate nel provvedimento vanno in una direzione totalmente illiberale, come mostrate di essere voi della maggioranza anche quando, minacciando ritorsioni, e contrabbandandoli con altri provvedimenti, avete convinto un partner della maggioranza, l'UDC a ritirare gli emendamenti presentati, in particolare quelli che vietano o, comunque, limitano il cosiddetto traino pubblicitario senza sottrarre potenziali risorse pubblicitarie alle emittenti locali.
In più, va detto, riprendendo anche le osservazioni delle maggiori associazioni di categoria delle emittenti locali, che le norme e le proposte presentate per correggere o per limitare i danni del progetto di legge Gasparri non individuano soluzioni finalizzate a garantire l'autonomia delle emittenti locali rispetto all'assetto duopolistico del sistema radiotelevisivo italiano.
Questo disegno di legge di riforma in discussione - deve consentircelo il ministro - non piace a nessuno, tanto meno credo alla stessa maggioranza visti i risultati, visto il travagliato iter che questo provvedimento sta continuando a seguire anche perché non si è individuato un sistema che garantisce la partecipazione dei cittadini alla vita del paese (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-UDEUR-Popolari per l'Europa e Misto-Verdi-l'Ulivo).
Grazie, ma non avevo terminato.

PRESIDENTE. Lei non ha terminato, ma il tempo è terminato; quindi, c'è un conflitto di interessi.

ANTONIO POTENZA. Presidente, mi lasci almeno dire che voteremo contro il provvedimento, almeno questo (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-UDEUR-Popolari per l'Europa, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Verdi-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Questa è una informazione.


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ANTONIO POTENZA. Chiedo comunque alla Presidenza l'autorizzazione alla pubblicazione in calce al resoconto stenografico della seduta odierna di considerazioni integrative del mio intervento.

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza sulla base dei consueti criteri.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giordano. Ne ha facoltà.

FRANCESCO GIORDANO. Signor Presidente, signori del Governo, con questo testo voi colpite in un punto delicato e nevralgico elementari principi di libertà e di democrazia. Con un colpo solo siete riusciti a contraddire l'articolo 21 della nostra Costituzione, l'articolo 10 della Convenzione europea, l'articolo 11 della più recente Carta dei diritti europei su cui pure noi abbiamo espresso critiche, lo stesso nuovo titolo V della Costituzione, che regola i rapporti fra Stato e regioni, svariate sentenze della Corte costituzionale. Viene da dire: complimenti! Dobbiamo ammettere che ci vuole una certa perizia e anche una discreta propensione a praticare disinvolte violazioni dell'ordinamento democratico e dello Stato di diritto per produrre questo capolavoro. Pur di difendere interessi privati, piegate le regole, che dovrebbero essere condivise da tutti, a logiche di parte.
C'è una intera produzione legislativa, signori del Governo, che è inquinata da un clamoroso conflitto di interessi irrisolto, che fa tracimare ripetutamente i confini tra politica ed economia. Lo stesso Sartori, ieri, in un editoriale sul Corriere della sera, ha dichiarato che le normative sul conflitto di interessi e questa sono manifestatamente anticostituzionali. D'altronde, questo provvedimento è stato contestato proprio da tutti; tutti coloro che lavorano nel settore si sono espressi contro, dai giornalisti agli editori; tutti i dipendenti, tutte le loro associazioni, i sindacati, non c'è nessuno che vi sostiene. Voi volete legittimare con questo testo la parzialità, la manipolazione, la sistematica violazione del pluralismo. Avete già espulso dal sistema informativo pubblico le voci critiche, da Santoro a Biagi, da ultimo Massimo Fini, che - lui stesso dice - non può essere certo definito un comunista.
Avete oscurato parti importanti della società, eventi straordinari, come le manifestazioni del movimento, conflitti sociali e sindacali. State producendo una stretta autoritaria sul sistema informativo, perché siete in difficoltà. Siete in difficoltà con il vostro blocco sociale di riferimento, in difficoltà perché l'impasto tra liberismo e populismo non regge più sotto i colpi della recessione. Siete costretti a tagliare la spesa sociale, a tagliare le pensioni e gli stipendi, e tra di voi esplodono malesseri, contraddizioni, spinte identitarie insanabili. Il Presidente del Consiglio cerca, con un'azione sistematica di depistaggio, di dare voce agli umori più grevi e più inquietanti della società italiana: dall'autonomia della magistratura al fascismo, alla derisione della resistenza.
È un'operazione deliberata quella del Presidente del Consiglio dei ministri ed è tesa a fiaccare il tessuto connettivo democratico del nostro paese, e tende ad alimentare uno scontro ideologico in cui aree sociali deluse dalla vostra politica possano essere imprigionate. Non ce la farete! Non ce la farete perché nel paese si sta costruendo un fronte che tiene insieme questioni democratiche e questioni sociali, a cominciare dalle due grandi manifestazioni di questo sabato. Il movimento sindacale ha già indetto lo sciopero generale contro i tagli alle pensioni e contro la vostra politica economica. I metalmeccanici continuano la loro lotta sul rinnovo contrattuale, e tutte le opposizioni si preparano a costruire una straordinaria manifestazione di massa contro i veleni e le tossine delle vostre politiche e per un'alternativa di Governo.
La vostra stretta autoritaria sull'informazione è la prova più lampante ed evidente che il liberismo che praticate non sopporta e non tollera più il vaglio democratico. Con questa legge, mutate la fonte di legittimazione dei vertici e della direzione della RAI i quali dipenderanno direttamente dall'esecutivo. Non garantite il


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pluralismo; non sostenete l'innovazione tecnologica nel settore pubblico; avete fatto saltare ogni limite antitrust rendendo etereo e incalcolabile il bacino delle risorse finanziarie da computare per porre i limiti. Legittimate una frode. Sì, è una frode perché aggirate e contraddite la sentenza della Corte costituzionale del 20 novembre 2002 per salvare Retequattro e date avvio ad una privatizzazione, sia pure nebulosa, della più grande azienda culturale del paese; a quella privatizzazione - lo diciamo anche ai colleghi del centrosinistra che si sono dimostrati permeabili a queste sirene - noi ci opporremo con forza.
Con un nostro emendamento siamo riusciti a tutelare un po' di più i minori dal mercato, disvelando la doppia morale di tanti di voi, quel perbenismo che si ferma sulla soglia degli interessi e delle leggi del mercato come ci spiegano oggi su alcuni quotidiani esperti cinici ed emeriti di marketing. Il 33 per cento degli spot, il 45 per cento addirittura in prima serata, sono spot in cui sono utilizzati i bambini. Il vostro perbenismo si è fermato sulle soglie del mercato.
Questo provvedimento, nonostante gli avventati proclami della maggioranza, dovrà passare al Senato e, nel frattempo, sempre al Senato si dovrà discutere la legge finanziaria a meno che voi, come da qualche parte si legge, tenderete a manomettere anche i regolamenti di quell'altra Camera. Utilizzeremo questo tempo per far crescere l'opposizione, per fare esprimere l'opinione democratica e per far maturare una rivolta sociale, morale e intellettuale del paese (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Caparini. Ne ha facoltà.

DAVIDE CAPARINI. Signor Presidente, in quest'aula ha echeggiato più volte l'evocazione al pluralismo. Al riguardo, desidero ricordare ai colleghi che il pluralismo non è solo quello dell'equilibrio tra le varie parti, tra le varie sorgenti, e quello sociale, ma anche e soprattutto quello territoriale. Una democrazia compiuta non può non tenere conto del processo che questo paese sta compiendo nella direzione federale al fine di chiudere quel cerchio aperto con la modifica del titolo V della Costituzione e che con la nuova riforma riuscirà a giungere ad un compimento completo.
In questo senso, quindi, la RAI federale, il pluralismo territoriale rappresenta un elemento fondamentale dal quale non si può prescindere, poiché non è possibile prescindere dalla rappresentazione dei territori, delle loro identità e delle loro culture, le quali sono, oggettivamente, antitetiche all'egemonia culturale alla quale oggi assistiamo; sto parlando della rappresentazione di una cultura nazionalpopolare «finta», che costituisce una «media» tra le varie identità del paese.
Come abbiamo sottolineato all'inizio del dibattito, conosciamo già gli strumenti necessari: sono le delibere del consiglio d'amministrazione, atti molto importanti che hanno «dato il la» a questo processo di realizzazione della RAI federale, ed il contratto di servizio, al quale abbiamo partecipato, emendandolo con l'inserimento dell'attenzione fondamentale all'identità e alle culture, che rappresentano la vera ricchezza del paese.
Il disegno di legge Gasparri reca, tra le grandissime novità che abbiamo sottolineato più volte, un elemento che riteniamo molto importante, quale la ripartizione del gettito del canone. Infatti, con il voto che questa Assemblea affronterà tra pochi minuti, sanciremo che la ripartizione del gettito del canone RAI dovrà essere operata anche con riferimento all'articolazione territoriale delle reti nazionali, al fine di assicurare la loro autonomia economica.
Pertanto, si tratta di un principio fondamentale, che si muove in direzione antitetica rispetto al progetto di riforma dell'Ulivo, e dunque non può che essere convinto e determinato il voto di quella parte fortemente federalista della maggioranza,


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consapevole che la vera riforma del paese passi attraverso il rafforzamento delle identità e delle culture del territorio: quindi, non potrà mancare il voto favorevole della Lega nord Padania su questo provvedimento.
Signor Presidente, chiedo alla Presidenza l'autorizzazione alla pubblicazione in calce al resoconto stenografico della seduta odierna delle considerazioni integrative della mia dichiarazione di voto, dal momento che non intendo sottrarre troppo tempo all'Assemblea.

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in base ai consueti criteri.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole De Laurentiis. Ne ha facoltà.

RODOLFO DE LAURENTIIS. Signor Presidente, ho ascoltato con grande interesse le numerose considerazioni svolte dai colleghi, sia della maggioranza, sia dell'opposizione, sul disegno di legge Gasparri, e vorrei dire che molte delle considerazioni che avevamo già svolto nel corso della precedente lettura restano fortemente attuali.
Nell'annunciare il voto favorevole del gruppo dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro, chiedo alla Presidenza l'autorizzazione alla pubblicazione in calce al resoconto stenografico della seduta odierna della mia dichiarazione di voto, cui rinvio per le considerazioni che motivano tale voto (Applausi dei deputati del gruppo dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro).

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in base ai consueti criteri.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cardinale. Ne ha facoltà.

SALVATORE CARDINALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, se mi si chiedesse di esprimere un pensiero in grado di compendiare la vasta gamma di opinioni che abbiamo ascoltato, e alla quale abbiamo concorso nelle aule parlamentari, negli incontri con gli operatori del settore e sugli organi di informazione (si tratta, per la verità, di un dibattito tra sordi, nel senso di sordità intellettuale), potrei aprire e concludere la mia dichiarazione di voto, che rendo a nome del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo, con uno sconsolato pensiero.
È stata persa un'occasione per dare davvero al paese un'autentica legge di sistema.
È stata persa un'occasione per costruire regole civili per quell'agorà aspra e vitale che è la democrazia italiana, informandola al metodo e alla religione della libertà.
È stata persa un'occasione per aprire il paese non solo ad un effettivo pluralismo dell'informazione, ma allo sviluppo di un sistema industriale avanzato, un sistema capace di favorire la competizione, di scongiurare nello stesso tempo il nanismo industriale e di garantire l'allargamento della platea dei soggetti interessati ad investire e a misurarsi su un mercato nel quale è in gioco la libertà come bene di valore costituzionale che deriva le sue radici dalla morale naturale.
Invece, la prevalenza di interessi cospicui e concentrati, la difesa ad oltranza degli orti conclusi, il sostanziale rifiuto di aprire un tavolo di aperta e coraggiosa discussione che aiutasse a sgombrare equivoci gravi ed a scongiurare vere e proprie forme di occupazione del mercato e di dilatazione delle posizioni dominanti, hanno prodotto il risultato di una leggina che razionalizza l'esistente e lo perpetua verso un futuro blindato che non lascia trasparire alcun indizio di una possibile evoluzione verso un mero assetto liberale dell'informazione.
Più che ad una legge di sistema, siamo stati posti di fronte ad una legge che è sistema, un complesso di interessi storicamente consolidato. È una legge che non risponde alle sfide che ci pongono le tecnologie digitali alle quali viene riconosciuta, invece, una evidente finalità strumentale, poiché non solo non le iscrive in un quadro di reale modernizzazione del


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sistema paese, ma le utilizza da schermo per quelle specifiche convenienze che si sentono minacciate dalle pronunce della Corte costituzionale.
È una legge che non si fa carico della riforma del sistema pubblico radiotelevisivo, contribuendo, invece, ad assegnare ad esso una funzione ancillare e complementare nei confronti della TV commerciale, confinandolo così in una terra di nessuno alla ricerca e alla rincorsa di spazi sempre più incerti e precari, quando non marginali. È una legge che costruisce sul cosiddetto SIC il monstrum nel quale convivono il massimo di indeterminatezza e il massimo di possibili prevaricazioni. È un territorio per scorrerie, accaparramenti e conglomerazioni di risorse dalla più varia, pittoresca ed occasionale provenienza.
Sarebbe interessante chiedere ad un sodalizio di veggenti cosa sia, in questo tempo che viviamo, un sistema integrato delle comunicazioni, soprattutto in un mondo che ormai totalizza e socializza tutte le forme di relazione, quando addirittura non le sublima e sarebbe divertente registrarne gli oroscopi.
Il dibattito, naturalmente, ha molto indugiato, dentro e fuori di qui, e ancora indugerà al Senato dove la legge ritornerà per le modifiche introdotte da questa Assemblea sulla natura, sulla fisica e sulla metafisica del SIC, che nell'accezione latina vale come affermazione apodittica: è così. Sicché, credo che in questi termini il SIC sia stato interpretato in questo senso: è così o si muore.
Comprendo, quindi, bene le riserve ed il malessere che circolano nella stessa maggioranza. Non posso qui riassumere naturalmente tutte le argomentazioni proposte nel tentativo, purtroppo vano, di conferire alla legge un profilo più liberale, meno conservatore dello status quo, più aperto alle ragioni di libertà e, quindi, più rispondente alle sollecitazioni pacate ed oggettive del Capo dello Stato.
Sarebbe bastato collegarsi, sia pure criticamente, al lavoro realizzato nella passata legislatura, facendo tesoro del serrato e libero dibattito che lo accompagnò in Parlamento e fuori di esso.
Credo sia bene il caso di ricordare che l'occasione che manchiamo oggi non ci avvicinerà, certo, alle grandi democrazie del nostro tempo. Anzi, costituirà una ragione di ritardo, di involuzione, di regressione verso forme di controllo e di manipolazione che assai difficilmente consentiranno al paese di vivere la vera metafora dell'agorà, dello spazio pubblico della democrazia, della competizione tra valori civili che sono l'autentica dimensione di una civiltà liberale.
Non era questa la legge che il nostro paese meritava per le sue fin troppo scoperte asimmetrie, per le sue omissioni, per le nuvole di fumi balsamici che diffonde su un duopolio di fatto e per le fughe verso un futuro incerto e precario cui costringe il nostro sistema.
Mi auguravo che in questo Parlamento trovassero lo spazio che è mancato quegli spiriti liberi, capaci di resistere ai richiami all'ordine, ai diktat, capaci di distinguere tra proposte costruttive e positive e gli sciocchi sciovinismi delle tifoserie contrapposte. Purtroppo, l'esito appare scontato, né intravedo uno sforzo, pur minimo, per ritrovare un approdo civile ai problemi di libertà e di garanzie democratiche che si pongono in una stagione così difficile e rischiosa.
Con questi sentimenti, quindi, dichiariamo il nostro «no» ad una legge che ci condanna, purtroppo, ad un'infelice ed infinita transizione (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e Misto-UDEUR-Popolari per l'Europa - Congratulazioni).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Butti. Ne ha facoltà.

ALESSIO BUTTI. Signor Presidente, le chiedo l'autorizzazione alla pubblicazione in calce al resoconto stenografico della seduta odierna delle considerazioni integrative della mia lunga ed articolata dichiarazione di voto con la quale annuncio il voto favorevole del gruppo di Alleanza nazionale al provvedimento. Desidero, però, precisare alcune questioni.


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Vi era da mettere ordine nel sistema radiotelevisivo: era un'esigenza non solo degli utenti, dei cittadini, ma anche dell'intero sistema economico italiano. Noi vorremmo riuscire in questo, laddove il centrosinistra, per cinque anni, ha fallito. È una legge importante e non ci aspettavamo, ovviamente, l'unanimità. Quando si parla di informazione e di comunicazione, inevitabilmente, occorre fare ricorso alle diverse impostazioni culturali che caratterizzano l'azione politica del centrodestra e del centrosinistra.
Vorrei ricordare ai colleghi del centrosinistra il testo iniziale del Governo, quello che approdò all'inizio dell'anno nelle competenti Commissioni e, magari, invitare i colleghi del centrosinistra a confrontarlo con il testo attuale che è stato, dal nostro punto di vista, arricchito, migliorato ed esteso, a volte anche con il fattivo contributo del centrosinistra. Non è stato un testo blindato, come aveva già annunciato il ministro Gasparri. Certo, non si può chiedere al centrosinistra di modificare un'impostazione culturale su un provvedimento che, di fatto, oltre a mettere al passo con l'evoluzione tecnologica in atto il sistema Italia, consente al mercato di aprirsi, di liberalizzare.
Vi è una RAI privatizzata; il digitale terrestre, cioè la fine dei palinsesti statici, l'avvio dei palinsesti dinamici e l'uso interattivo che si potrà fare della televisione; la rivalutazione, finalmente, del mondo dell'emittenza locale, sia delle radio, sia delle televisioni. Vi è il rispetto di quanto chiesto dal Presidente Ciampi in ordine alla libertà ed al pluralismo, anche in funzione del digitale. Non solo abbiamo rispettato quanto chiesto dal Presidente, ma abbiamo incrementato il tasso di pluralismo con questa legge. Della tutela dei minori non si era mai parlato in questo Parlamento: oggi vi è un codice di autoregolamentazione, certamente affidato al buonsenso di chi lo ha sottoscritto, ma vi è anche un importante articolo all'interno di questo provvedimento.
È una legge per tutti e non una legge contro qualcuno. Ci sono stati due incidenti di percorso - e mi avvio alla conclusione - che, però, non hanno minimamente scalfito l'impianto della legge.
La maggioranza ha fin qui tenuto e ci auguriamo di dare un esempio di compattezza ovviamente anche in sede di espressione del voto finale. Il primo incidente è quello relativo alla presenza dei minori negli spot - ci si domanderà poi perché negli spot è vietata la presenza, mentre è stata consentita nelle televendite -, una modifica antistorica e veramente demagogica. Il secondo incidente è invece quello di questa mattina, relativamente all'articolo 24. In proposito, occorre che i colleghi del centrodestra e del centrosinistra sappiano che con l'emendamento approvato questa mattina il centrosinistra ha di fatto soppresso una norma inserita, al Senato, per opera del senatore Falomi, capogruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo; un emendamento che era stato richiesto a viva voce dalle radio del gruppo L'Espresso (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale). Quindi avete approvato due emendamenti dannosi all'impianto di questo testo normativo e anche la stampa lo ha capito, a parte il quotidiano la Repubblica, che in un articolo di una signora che non conosco ha scritto bugie e fantasie in libertà.
Preannuncio, quindi, il voto favorevole del gruppo di Alleanza nazionale su questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale - Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. La Presidenza autorizza, onorevole Butti, come da lei richiesto all'inizio del suo intervento, la pubblicazione delle considerazioni integrative della sua dichiarazione di voto finale sulla base dei consueti criteri.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fassino. Ne ha facoltà.

PIERO FASSINO. Desidero segnalarle, signor Presidente, l'assenza di stile del ministro, il quale ritiene di non dovere neanche ascoltare le dichiarazioni di voto finale. Ma ciò fa parte delle tante cadute


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di stile a cui questo esecutivo ci ha abituato e ci abitua ogni giorno. Queste due giornate di discussione parlamentare hanno in ogni caso reso evidente un malessere, che si è manifestato non soltanto in occasione dell'approvazione dei due emendamenti ...

PRESIDENTE. Il ministro è arrivato, onorevole Fassino.

PIERO FASSINO. La ringrazio. Un malessere, dicevo, che non soltanto si è manifestato in occasione dell'approvazione dei due emendamenti da parte dell'Assemblea, ma in realtà anche in tutte le votazioni effettuate a scrutinio segreto. La media è stata di 25, 30, qualche volta 35, parlamentari, che ogni volta hanno fatto mancare il loro sostegno alla maggioranza di Governo. Si tratta di un disagio evidente, che affonda le proprie radici in parte nella consapevolezza che si sta approvando una brutta legge. Ma evidentemente non è soltanto il merito della legge ad aver sollecitato questo comportamento. È anche la sensazione sgradevole che hanno molti colleghi della maggioranza di non essere liberi, di essere sottoposti ad una pressione costante e continua, che vincola la loro libertà di mandato e non lascia loro la facoltà di valutare il testo normativo per quello che è, ma subordina ogni e qualsiasi valutazione alla tutela degli interessi che stanno a cuore al Presidente del Consiglio.
Esiste un disagio vasto proprio per un'imposizione, che viene vissuta dalla maggioranza come tale. Segnalo quanto è stato già segnalato da altri colleghi: in queste due giornate l'intero Governo ha ritenuto di dover essere presente a votare questo provvedimento. Anche se questo è certamente un atto di attenzione verso il Parlamento, tuttavia segnalo che l'intero esecutivo non ha mai questa sensibilità quando in questo Parlamento si affronta l'esame di provvedimenti normativi anche più importanti di quello che è stato esaminato oggi (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, Misto-Comunisti italiani e Misto-Socialisti democratici italiani).
Tutto ciò non avviene per caso, bensì perché l'Italia è un paese con una situazione che non ha pari in nessun paese democratico di questo pianeta. Noi siamo, in questo campo, un paese nel quale un imprenditore, del tutto legittimamente, come imprenditore privato è proprietario del 50 per cento del sistema televisivo e della più grande società di pubblicità per le televisioni, che raccoglie pubblicità non solo per le proprie reti, ma anche per altre (tanto per ricordarne una Sky, cioè il polo che si dice essere un elemento di pluralismo che arricchisce il sistema). Questo signore, oltre ad essere proprietario del 50 per cento del sistema televisivo e della più grande società di pubblicità, è anche proprietario della più grande casa editrice del paese, attraverso la quale egli controlla il principale settimanale di attualità politica del paese.
Inoltre, attraverso partecipazioni azionarie sue o di suoi familiari, è proprietario di due quotidiani, uno dei quali è quello che si distingue nella vergognosa aggressione che quotidianamente viene condotta contro gli esponenti del centrosinistra (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, Misto-Comunisti italiani e Misto-Socialisti democratici italiani). E questo signore che, come imprenditore - del tutto legittimamente -, è proprietario di tutte queste cose è anche il Presidente del Consiglio che - si converrà - come minimo ha un potere di condizionamento psicologico - e mi fermo qui - nei confronti del restante 50 per cento del sistema televisivo e dell'altra grande società di pubblicità proprietaria della RAI.
Insomma, siamo in una situazione nella quale parlare di pluralismo dell'informazione è francamente un paradosso e richiederebbe da parte di chi si trova in questa posizione tanta sensibilità da non far prevalere il proprio interesse sugli interessi generali paese; e ciò è esattamente quello che non avviene.


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Infatti, una situazione anomala di questo genere configura e determina quotidianamente un conflitto di interessi che non solo non viene sciolto, ma addirittura vede pendere di fronte a questo Parlamento una brutta legge sul conflitto di interessi e, oggi, vede questo Parlamento obbligato ad approvare una legge che renderà ancora più acuto quel conflitto di interessi. Perché questa è la questione che, in questi due giorni, avete costantemente rifiutato di considerare!
La discussione sul SIC non è di natura tecnica, in ordine a come si forma la platea con cui si calcola la percentuale sul Sistema integrato delle comunicazioni. La discussione sul SIC richiama il problema del conflitto di interessi nonché il fatto che, quotidianamente, si determina un conflitto tra gli interessi privati, come imprenditore, del Presidente del Consiglio e quelli generali che il Presidente del Consiglio dovrebbe essere impegnato a tutelare come uomo pubblico.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PIER FERDINANDO CASINI (ore 12,55)

PIERO FASSINO. Non solo: avete preteso di predisporre una legge che, per la prima volta in questo Parlamento, viene varata non per adeguare la legislazione ad una sentenza della Corte costituzionale, ma per contraddire esplicitamente un'indicazione della stessa Corte.
In questo caso lo strappo è grave, in quanto è ormai una prassi consolidata in atti legislativi il fatto che, ogni qual volta una sentenza della Corte costituzionale richieda una modifica legislativa, il Parlamento la realizzi adeguando la legislazione all'indicazione della Corte. Invece qui vi accingete ad approvare una legge che non si è adeguata alle indicazioni della Corte, ma anzi le aggira, addirittura contraddicendole.
D'altra parte, ciò non lo affermiamo solo noi. Ve lo dicono gli editori, ve lo dice quel Luca di Montezemolo che - come è stato già ricordato - volevate come ministro e che, quando deve rappresentare gli editori, non può che dire che questa è una brutta legge che sacrifica gli interessi dell'editoria.
Ve lo dicono i giornalisti e non solo quelli che, a vostro avviso, sono schierati con il centrosinistra, ma tutti i giornalisti; infatti, anche quelli che hanno sensibilità culturale di centrodestra considerano questa legge un danno per l'informazione ed anche per la loro professionalità.
Ve lo dice l'antitrust, chiedendo in modo esplicito di non fare riferimento in nessun modo a questa legge e a qualsiasi intenzione di controllo antitrust; tant'è vero che avete approvato una normativa che elude qualsiasi possibilità di controllo.
Insomma, avete predisposto una legge sbagliata, una legge che non garantisce il pluralismo né editoriale, né informativo, né imprenditoriale, una legge che rappresenta un danno per il paese e che costituisce semplicemente un sostegno ad una politica di concentrazione di cui è beneficiario in primo luogo quell'impero editoriale ed informativo che fa capo al Presidente del Consiglio.
E avete fatto ciò nonostante il messaggio del Presidente Ciampi. Un messaggio - vorrei ricordarlo - che inizia con queste parole: la garanzia del pluralismo e dell'imparzialità dell'informazione costituisce strumento essenziale per la realizzazione di una democrazia compiuta.
Voi questa affermazione l'avete messa sotto i piedi, in quanto vi accingete ad approvare una legge che non garantisce il pluralismo dell'informazione come realizzazione di una democrazia compiuta.
Ma non avete contraddetto soltanto questo principio generale. In realtà, approverete una legge che nega le indicazioni contenute nel messaggio presidenziale.
Vorrei segnalare, tra l'altro, che un messaggio del Presidente della Repubblica alle Camere non è un atto ordinario, bensì straordinario.
Tutti sappiamo che il Presidente Ciampi è uomo saggio, prudente ed avveduto e, se un uomo saggio, prudente ed avveduto decide di ricorrere ad uno strumento straordinario per richiamare il Parlamento ad un problema, vuol dire che,


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quanto meno, quel problema c'è ed ha un'evidenza significativa. Voi, invece, con questa legge, lo avete negato.
Avete negato anche qualsiasi corrispondenza alle indicazioni specifiche che, in quel messaggio, sono contenute.
In quel messaggio si parla di centralità del servizio pubblico televisivo.
Guardate come avete ridotto la RAI! Una RAI che avete asservita dal punto di vista informativo, una RAI di cui dequalificate, ogni giorno, il patrimonio di competenze e di professionalità che possiede in corpora, una RAI di cui compromettete anche gli interessi economici; lei, ministro Gasparri, non ha ancora spiegato a questo Parlamento perché ha disdetto l'accordo RAI Way, che rappresenta una compromissione di interessi patrimoniali dell'azienda (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, Misto-Verdi-l'Ulivo e Misto-Socialisti democratici italiani).

PIETRO ARMANI. Ma smettila!

FILIPPO ASCIERTO. Sei un «telebano»!

PIERO FASSINO. Avete contraddetto l'indicazione che, nel messaggio presidenziale, riguardava i minori e, se questa Assemblea ha, invece, ottemperato, tale messaggio lo si deve all'emendamento che noi abbiamo fatto approvare ieri a tutela dei minori.
Avete varato una legge che contraddice la sentenza della Corte, richiamata espressamente nel messaggio presidenziale; non solo: vorrei concludere, richiamando la parte conclusiva del messaggio del Presidente della Repubblica.
Chiederei ai colleghi, almeno per un attimo, di prestare attenzione, almeno per un attimo, a questa citazione, se non altro per rispetto alle parole della più alta Magistratura di questo Stato. Scrive il Presidente della Repubblica: nel preparare la nuova legge, va considerato che il pluralismo e l'imparzialità dell'informazione, così come lo spazio da riservare nei mezzi di comunicazione alla dialettica delle opinioni, sono fattori indispensabili di un bilanciamento dei diritti della maggioranza e dell'opposizione.
Ciò tanto più in un sistema, come quello italiano, passato, dopo mezzo secolo di rappresentanza proporzionale, alla scelta maggioritaria.
Continua il Presidente dicendo: quando si parla di statuto delle opposizioni e delle minoranze, in un sistema maggioritario, le soluzioni più efficaci vanno ricercate anzitutto nel quadro di un adeguato assetto della comunicazione, che consenta l'equilibrio dei flussi di informazione e di opinione.
Vorremmo che queste parole provaste almeno a mandare in memoria, visto che avete approvato una legge che, non solo non prevede alcun riferimento ai diritti ed alle prerogative dell'opposizione nel sistema dell'informazione, ma che accresce ulteriormente il controllo sul sistema d'informazione da parte della maggioranza di Governo.
Insomma, una brutta legge che fa un danno al paese, contro la quale noi continueremo a batterci...

PRESIDENTE. Onorevole Fassino...

PIERO FASSINO. Ho finito, signor Presidente. Continueremo a batterci al Senato, visto che, grazie alla nostra battaglia, questo provvedimento dovrà tornare all'esame di quell'Assemblea; speriamo anche in quella sede di tornare a modificarlo per riportarlo nuovamente in quest'aula, perché consideriamo questa battaglia centrale per la democrazia.
Il Presidente Ciampi ha chiuso il suo messaggio con queste parole: non c'è democrazia senza pluralismo e imparzialità dell'informazione. Sono fiducioso che l'azione del Parlamento saprà convergere verso la realizzazione piena di tale principio.
Oggi non è stato così. Per colpa vostra, questo Parlamento non è stato in grado di garantire quel principio.
Noi ci batteremo perché quelle parole del Presidente non siano soltanto un auspicio (Applausi dei deputati dei gruppi dei


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Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Verdi-l'Ulivo e Misto-Socialisti democratici italiani).

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Fassino.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Adornato. Ne ha facoltà.

FERDINANDO ADORNATO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi siamo soddisfatti di approvare, dopo un anno di grande confronto pubblico, una legge così importante, ma non diremmo la verità se non affermassimo che non ci piace il clima nel quale l'opposizione ha scelto di discutere questa legge, in quest'aula e nel paese.
In realtà, viene fuori, ancora una volta, un'anomalia del nostro sistema: oggi non possiamo contare su di una normale opposizione parlamentare (Applausi polemici dei deputati dei gruppi Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, Misto-Verdi-l'Ulivo e Misto-Socialisti democratici italiani). Essa potrebbe definirsi...

GIUSEPPE ROSSIELLO. Venduto!

FERDINANDO ADORNATO. Hanno anticipato quello che stavo per dire. Essa potrebbe piuttosto definirsi come una contrapposizione parlamentare, un fronte di antagonismo pregiudiziale e permanente (Applausi polemici dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).
L'onorevole D'Alema ha sostenuto che, votando a favore della legge Gasparri, la maggioranza darebbe una spallata al bipolarismo, chiudendo ogni possibile dialogo. Ma lei, onorevole D'Alema, dove ha vissuto negli ultimi due anni? Non c'è stato un solo giorno (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo)...

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, mi sembra che il diritto di parola sia concesso anche all'onorevole Adornato in quest'aula, scusate (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo - Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia). Ci vuole un minimo di par condicio nel trattare le persone. L'onorevole Fassino è stato ascoltato in silenzio, la stessa cosa vale per l'onorevole Adornato. Non mi sembra, tra l'altro, che egli stia insolentendo qualcuno. Sta facendo una polemica politica, come se ne è sentita per due giorni. Scusi, onorevole Adornato. Continui.

FERDINANDO ADORNATO. La ringrazio, Presidente. L'importante è che calcoli, come l'arbitro, i tempi di recupero.
Onorevole D'Alema, lei dove ha vissuto negli ultimi due anni? Non c'è stato un solo giorno nel quale il centrosinistra abbia reso possibile un filo di dialogo. Ogni provvedimento del Governo, senza eccezione, è stato, di volta in volta, giudicato inaudito, incostituzionale, motivato da interessi personali, se andava bene, e, se andava male, un attentato alla democrazia.
L'enfasi demagogica, e non la politica, ha guidato e guida il centrosinistra: la riforma del mercato del lavoro ispirata da Marco Biagi massacrava i diritti dei lavoratori; la riforma Moratti smantellava la scuola pubblica. E anche oggi, proponiamo il premierato, - si badi - per venire incontro ad ipotesi di riforma istituzionale partite dal centrosinistra, e dite che lo facciamo soltanto per aumentare il potere di Berlusconi. Mettiamo mano ad un'equa riforma delle pensioni, che tutta l'Europa ci chiede, che il vostro euroleader Prodi ci chiese nel 1994, che lei, onorevole D'Alema, tentò senza successo di impostare, che oggi in Francia e in Germania è materia di serio dialogo tra maggioranza e opposizione, e la sinistra italiana, invece, che fa? Ma che dubbio c'è! Si accoda allo sciopero generale (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale - Applausi polemici di deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo)!
Onorevole D'Alema, la spallata al bipolarismo la state cercando soltanto voi.


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Noi cerchiamo il dialogo come il pane della democrazia (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo). Uscite allora dalla contrapposizione. Diventate opposizione e, allora, dialogheremo. Noi non aspettiamo altro.
Per quel che ci riguarda, discuteremo con serenità al nostro interno sugli stati di malessere che sono venuti fuori e che, però, hanno colpito punti non centrali della legge. Ma voi non fatevi soverchie illusioni sulla nostra unità, come ieri pure avete mostrato di fare...

GRAZIANO MAZZARELLO. Anche oggi!

FERDINANDO ADORNATO. ...perché nessuna delle persone sedute in questi banchi dimentica che gli italiani non ci hanno eletti per ripetere le vostre inconcludenti divisioni (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo). Nessuna delle persone sedute in questi banchi dimentica che l'unità è il bene più prezioso. Con l'unità, cari amici, ciascuno, nella Casa delle libertà, potrà raggiungere ogni traguardo politico. Senza l'unità, nessuno potrà mai raggiungere alcun traguardo politico (Applausi polemici di deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo - Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
Dunque, tornando al tema, anche la legge Gasparri per voi sarebbe liberticida e costruita a misura per gli interessi del Premier. Bene, stiamo ai fatti. E stare ai fatti significa saper leggere la storia di questo paese. C'è stata, a partire dal 1954, una prima fase trentennale del nostro sistema televisivo, caratterizzata dalla nascita e dallo sviluppo del monopolio statale: una fase pionieristica e gloriosa. Negli anni ottanta, l'iniziativa azzardata e, prima di allora, impensabile di un outsider come Berlusconi propose l'eresia della libertà di antenna e di un nuovo pluralismo televisivo. Una parte rilevante del sistema politico si arroccò a difesa del monopolio statale contro la libertà e il pluralismo (Una voce dai banchi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo: Senti chi parla!). E gran parte di quelle forze sono le stesse che si oppongono, oggi, anche alla Gasparri (Commenti dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
Nel 1984 con il decreto Craxi e, poi, nel 1990 con la Mammì, vinse la libertà e il monopolio diventò duopolio. Ebbene, oggi quella seconda fase - anch'essa quasi trentennale - si sta esaurendo. E guai a non capire tutti che è tempo di preparare il futuro.
Ebbene, ha ragione l'opposizione a sostenere che oggi siamo noi a voler pietrificare il sistema a difesa dell'esistente? Onestamente direi di no, in primo luogo perché già altri soggetti sono entrati nel mercato, come La7, e altri prepotentemente, grazie al satellite, entrano oggi, come Sky - la storia sta già andando oltre il duopolio - ma, soprattutto, perché proprio questa contestatissima legge Gasparri apre concretamente l'era del digitale terrestre, che sancirà un'ampia pluralità di offerta, come tutti sapete. Voi potete pure fare demagogia, ma sta nel testo della legge.
Questa legge impone a RAI e a Mediaset di preparare con investimenti pesanti già per il 1o gennaio 2004 una copertura digitale terrestre del 50 per cento del territorio attraverso programmi in chiaro e decoder accessibili. Non credete che possa essere il 2006 la data finale di questa transizione? È probabile, ci vorrà forse qualche anno di più, ma questo non vi può in alcun modo permettere di ignorare che oggi, al pari di Francia e Germania e forse persino con qualche anticipo, l'Italia con questa legge apre la terza fase della sua modernizzazione televisiva (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).
Dopo il 1954, dopo il 1984, nel 2004 il nostro paese aprirà la nuova tappa del suo progresso mediatico...

ROSY BINDI. Dopo quante giravolte?

FERDINANDO ADORNATO. Un'opposizione seria direbbe: vigileremo perché


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ciò accada sul serio. Invece, voi fate il solito processo alle intenzioni negando persino l'evidenza.

ROSY BINDI. Traditore, venduto!

FERDINANDO ADORNATO. Allo stesso modo, il sistema di calcolo del SIC è opinabile, persino perfezionabile; ma perché per sostenere questo dovete negare quello che molti di voi hanno sostenuto per molti anni, vale a dire che in un paese moderno non avesse alcun senso mantenere una rigida barriera tra strumenti mediatici, TV, giornali, Internet, editoria, ormai intimamente legati da reti multimediali?

ROSY BINDI. Venduto!

FERDINANDO ADORNATO. Finalmente, questa legge abolisce tale anacronistica barriera.
Gli editori dei giornali, già con la prossima finanziaria, saranno certamente aiutati con un credito di imposta del 10 per cento sul quantitativo di carta consumata. Tuttavia, vorremmo dire loro che sbagliano se pensano che colpire in qualche modo la pubblicità televisiva possa significare automaticamente vederla trasferita sulle proprie colonne, perché diversa è la tipologia editoriale, diversa è la scelta dell'investitore, diversa, purtroppo, è la forza della carta stampata, i livelli di lettura che si è saputo conquistare.
Dite, infine, che abbiamo fatto questa legge solo per salvare Retequattro; dimenticate però di dire che si tratta, nel caso, di salvare anche la RAI, anch'essa obbligata dalla sentenza della Corte costituzionale a rinunciare a 300 miliardi di pubblicità con gravi ripercussioni su tutta l'azienda.
Ebbene sì, vedete, noi facciamo questa legge anche per salvare Retequattro e la RAI: sta qui però la vera differenza culturale tra noi e voi. Voi pensate che la parola pluralismo (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e del deputato Bindi) ... Se non avete rispetto delle opinioni altrui non potete neanche contestare questa legge, abbiate pazienza (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego ... Onorevole Bindi, la richiamo all'ordine.

FERDINANDO ADORNATO. Voi parlate di libertà di opinione e i fatti vi smentiscono.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, mi sembra che sia giusto ascoltare tutti. Onorevole Bindi, è la seconda volta che la richiamo, non mi costringa a fare quello che non vorrei mai (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale)...
Onorevole Adornato, sarà risarcito, nel tempo.

FERDINANDO ADORNATO. Sta qui, dicevo, la vera differenza culturale tra noi e voi (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo). Voi pensate che la parola pluralismo coincida con la parola restrizione. Immaginate, cioè, solo la dismissione di frequenze che poi magari...

ROSY BINDI. Allora (Commenti dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale)?

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, però, adesso, sinceramente, se vi ci mettete anche voi (Commenti dei deputati del gruppo di Forza Italia) ... Colleghi, ho capito, io li ho richiamati. Per cortesia, anche perché non è che ci si faccia una bella figura.
Onorevole Adornato, le chiedo scusa io a nome dei colleghi.

FERDINANDO ADORNATO. È uno spot che aiuta le mie tesi, lasci pure.

PRESIDENTE. Basta, colleghi.

FERDINANDO ADORNATO. Dicevo che poi questa dismissione di frequenze,


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magari, non troverebbe nessun acquirente sul mercato, sacrificando posti di lavoro e pretendereste anche che di tali tagli alla RAI ed a Mediaset si assumesse la responsabilità non il Parlamento, ma il Presidente Ciampi. L'onorevole Violante stamattina ha detto che questa è una legge contro il Presidente della Repubblica. Ma a lei chi gliel'ha detto? Vi consiglierei di smetterla di farvi scudo del Presidente della Repubblica italiana (Vivi applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale - Applausi polemici di deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
Noi pensiamo, al contrario, che la parola pluralismo coincida con la parola crescita. Immaginiamo che le nostre imprese debbano ancora crescere per potere essere competitive con i colossi stranieri puntando invece sulla modernizzazione, il satellite e il digitale terrestre, per aprire nuovi spazi di libertà informativa. Certo, difendiamo il duopolio perché queste sono le imprese del paese, ma nello stesso tempo con questa legge cominciamo a preparare un futuro di maggiore pluralità.
Ma il vero blackout della vostra analisi si registra proprio intorno al tema del conflitto di interessi. Per voi, infatti, forse per antichi riflessi, la parola proprietà è comunque sempre antitetica alla parola libertà. Soprattutto nel campo dei media (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale - Vivi commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo) non è affatto così. È evidente che in Italia vi è una situazione proprietaria anomala; non lo nega nemmeno il Presidente del Consiglio, ma da qui se ne ricava che la libertà informativa in Italia è in pericolo?
Chi ragiona onestamente sa benissimo (Commenti del deputato Bindi) che non solo non è in pericolo, ma, al contrario, la maggioranza dei media italiani non è affatto filogovernativa e, anzi, si può dire che è antigovernativa (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale - Applausi polemici dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo e del deputato Maura Cossutta)!
Non solo, ma la proprietà berlusconiana di Mediaset non proibisce affatto a quell'impresa una grande libertà espressiva. Che strano dittatore è questo nostro Premier, la cui casa editrice diffonde i libri dei capi dell'opposizione e le cui TV (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale) ....

PRESIDENTE. Onorevole Adornato, concluda...

FERDINANDO ADORNATO. Le assicuro che mi manca poco. Era calcolato nei 9 minuti.

PRESIDENTE. Era calcolato bene, lo sto parametrando con l'onorevole Fassino che ha anche lui «spalato».

FERDINANDO ADORNATO...le cui TV, tra Zelig, Striscia la notizia, il Maurizio Costanzo show e Le Iene tutto fanno meno che incensare il capo e il cui Tg principale, il Tg 5, anche per molti di voi (l'onorevole Rognoni lo ha riconosciuto ieri e lo ringrazio) è un modello di imparzialità.
Voi parlate di regime culturale, ma quanti italiani sanno che Roberto Benigni, Bernardo Bertolucci, Ettore Scola, Aldo, Giovanni e Giacomo, Paolo Virzì, Giuseppe Tornatore (Proteste dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo) ...

GIOVANNA MELANDRI. Ma che vuoi dire?

FERDINANDO ADORNATO. ...cioè, anche alcuni tra i più schietti contestatori del Premier e di questa maggioranza, diffondono la loro creatività e le loro idee in Italia e nel mondo grazie alla Medusa, produzione e distribuzione legata a Mediaset (Commenti dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).


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PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego (Commenti del deputato Duca)! Onorevole Duca, la richiamo all'ordine.

GIOVANNA MELANDRI. È inaudito! Basta!

PRESIDENTE. ...Non mi sembra che sia successo niente di drammatico (Commenti del deputato Petrella). Onorevole Petrella, non capisco! Prego, onorevole Adornato.

FERDINANDO ADORNATO. Non vi è nulla, Presidente, di straordinario in questo; Mediaset non fa una gentile concessione. È la situazione ordinaria di imprese che nascono e crescono proprio per dare gambe industriali alla creatività di una nazione. Quello che è straordinario, invece, è continuare a dire il contrario e trattare con ostilità imprese che hanno un ruolo decisivo nello sviluppo della cultura italiana nel mondo.
Quanto alla RAI, onorevole Fassino, vogliamo ricordare i nomi dei presidenti via via proposti dal centrodestra? Letizia Moratti, Antonio Baldassarre, Lucia Annunziata.
Al di là dei difformi esiti del loro incarico, in nessun caso abbiamo fatto una scelta militante come quella di Zaccaria, anzi siamo la prima maggioranza nella storia d'Italia (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale cui si associano i ministri Gasparri e Alemanno) che ha offerto il posto di presidente ad una personalità dell'opposizione.
Non c'è che dire! Siamo davvero una bella banda di liberticidi (Proteste dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo - Applausi polemici di deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo), cari amici!

ENZO BIANCO. È indecente!

FERDINANDO ADORNATO. Signor Presidente, un'ultimissima considerazione (Commenti dei deputati dei Democratici di sinistra-l'Ulivo - Commenti del deputato Petrella).

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi. Onorevole Petrella, non capisco perché si agiti tanto.
In questo dibattito ne ho sentite talmente tante che, francamente, non vedo perché si debba interdire la parola all'onorevole Adornato. Onorevole Adornato, la prego di terminare.
Naturalmente, egli sa, come tutti voi, che le nomine RAI spettano ai Presidenti delle Camere e non alle maggioranze parlamentari (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo, di Rifondazione comunista, Misto-Comunisti italiani, Misto-Socialisti democratici italiani e Misto-Verdi-l'Ulivo). Non c'è bisogno che glielo ricordi!

FERDINANDO ADORNATO. Anche Zaccaria è stato nominato dai Presidenti delle Camere, onorevole Presidente (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro)!

PRESIDENTE. Non vi è dubbio!
Onorevoli colleghi, lasciate concludere l'onorevole Adornato.

FERDINANDO ADORNATO. Vorrei svolgere un'ultima considerazione: l'anomalia della quale ho parlato all'inizio, ovvero l'ossessione antiberlusconiana, costringe noi tutti a parlare solo di contenitori, mentre l'era che si apre è quella dei contenuti (Dai banchi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo si ride). La nuova informazione plurale sarà ancora più invadente e pretenderà dagli operatori quella civiltà del confronto e quell'etica della responsabilità che troppo spesso mancano ai media, non solo in Italia. Troppo spesso prevalgono ancora mediocrità e volgarità.


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GIORGIO PANATTONI. Tempo!

IGNAZIO LA RUSSA. Silenzio!

FERDINANDO ADORNATO. Troppo poco amore si ha per la nostra storia e per la nostra identità nazionale ed europea, il racconto delle nostre radici. La creatività italiana, invece, se bene indirizzata, se non compressa nel vecchio e provinciale teatrino, se dotata di vera forza industriale, potrebbe competere con chiunque nel mondo. È questa la vera sfida che la maggioranza intende oggi proporre agli operatori del sistema informativo, quella della qualità, perché questa è la vera sfida del terzo millennio (Il Vicepresidente del Consiglio Fini si reca a congratularsi con l'onorevole Adornato - Vivi applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Prendo atto che l'onorevole Savo chiede l'autorizzazione alla pubblicazione in calce del resoconto stenografico della seduta odierna del testo della sua dichiarazione di voto.
La Presidenza l'autorizza sulla base di consueti criteri.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Bellillo. Ne ha facoltà.

KATIA BELLILLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, una proposta di legge che torna all'esame del Senato. Questo è un obiettivo politico, ma è una proposta di legge ancora peggiore rispetto a quella proveniente dal Senato. Vorrei svolgere una dichiarazione di voto per dire che ieri ho esultato per il raggiungimento dell'obiettivo politico. Tuttavia, vorrei ribadire che non avrei mai votato per quell'emendamento, se su questa proposta di legge vi fosse stata l'opportunità di ragionare liberamente.
Tra l'altro, le regole sull'utilizzo dei bambini nella pubblicità vi sono da tempo e presumo che siano rispettate. Se i bambini che recitano spot possono, come dichiara l'onorevole Mussolini, eccitare i pedofili, dovreste vietare lo Zecchino d'oro, con il mago Zurlì e topo Gigio. L'onorevole Mussolini è diventata la portabandiera di questa parte di paese anarco-clericale. Non c'è testata giornalistica, pubblica o privata, che non la esibisca.

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.

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