Allegato B
Seduta n. 366 del 2/10/2003


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ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA
DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interrogazione a risposta orale:

TIDEI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro per le politiche agricole e forestali, al Ministro delle attività produttive. - Per sapere - premesso che:
nel pomeriggio e nella notte del 28 settembre 2003 il litorale a Nord di Roma e i territori dei comuni di Cerveteri e Ladispoli sono stati investiti da un violento nubifragio, con pioggia intensa e prolungata che ha provocato ingenti danni alla viabilità, alle attività agricole e produttive, al sistema fognario, alle abitazioni civili, la cui entità, che si presume notevole, dei danni è in corso di accertamento;
in particolare sono state colpite le zone di Cerenova, e Campo di Mare, che hanno subito gravissimi danni alle strutture balneari, negozi, cantine, garage e ai piani terreni delle civili abitazioni, costringendo alcune famiglie a ricercare alloggio presso gli alberghi locali;
i produttori agricoli hanno perduto gran parte delle produzioni in campo, colpendo seriamente il loro reddito e mettendo in forse il recupero di piantagioni future;
le conseguenze drammatiche della pioggia sono state in parte limitate dal pronto intervento dei servizi comunali di protezione civile dei comuni di Cerveteri e Ladispoli, coadiuvati dalle squadre dei Vigili del fuoco e dalle associazioni di volontariato, attivate dalla sala operativa della regione Lazio, che sono riusciti a mettere in sicurezza strade ed abitazioni, sia in relazione agli incombenti pericoli di frane e smottamenti, sia in relazione agli allagamenti anche di vaste proporzioni che hanno interessato singole abitazioni e interi condomini;
è in corso la raccolta dei dati relativi ai danni provocati in ogni sito, da parte degli uffici tecnici dei comuni secondo la normativa prevista dalla legge per il riconoscimento dello stato di calamità -:
se, in attesa dei definitivi accertamenti dei danni provocati dal maltempo in Cerveteri e Ladispoli, e in attesa che la regione avvii la procedura istruttoria per la dichiarazione dello stato di calamità naturale, il Governo non intenda accelerare quanto di Sua competenza per assicurare con sollecitudine alle popolazioni interessate i benefici previsti dalla legge.
(3-02721)

Interrogazioni a risposta scritta:

GERACI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro per la funzione pubblica, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
la perdita da parte di Aci Italia, sin dal 1997, della posizione di gestore unico per il soccorso stradale ha comportato per la società controllata Aci 116 una riduzione di personale per ben 259 unità, delle quali una parte in prepensionamento e la restante (176 unità) assorbita da Aci Italia a mezzo di selezioni di idoneità;
l'Aci 116, oggi Aci Global, in data 10 febbraio 2003 ha formalmente comunicato ex articoli 4 e 24 della legge n. 223 del 1991 l'avvio di procedura di una ulteriore riduzione di personale per 171 unità (con la conseguente totale chiusura dei centri diretti per il soccorso nella viabilità ordinaria e autostradale), appartenenti a diverse qualifiche professionali;
di dette 171 unità solo 30 lavoratori, al termine del periodo di mobilità, potranno essere collocati in pensione e, di conseguenza, ben 141 lavoratori verrebbero a trovarsi sul lastrico;
questi 141 dipendenti Aci Global potrebbero essere riassorbiti dall'Aci Italia la


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cui pianta organica, approvata dalla Presidenza del Consiglio dei ministri in data 6 settembre 1995, prevede nelle varie qualifiche una vacanza di oltre 500 posti;
per detto provvedimento di assunzione l'erario non solo non avrebbe a suo carico alcun onere, vivendo l'Aci Italia dei proventi delle proprie attività istituzionali, ma verrebbe addirittura a conseguire un notevole risparmio per la mancata corresponsione del finanziamento per la legge mobilità di cui alla legge n. 223 del 1991 -:
se non intendano perseguire la soluzione adottata nel 1998, cioè la riassunzione presso l'Aci Italia delle 141 unità lavorative per impedire che dette persone si trovino senza lavoro e per evitare che le spese relative alle indennità di mobilità prevista dalla citata legge n. 223 del 1991 debbano essere sostenute dallo Stato.
(4-07568)

GIOACCHINO ALFANO. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro per la funzione pubblica, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
la perdita da parte di Aci Italia, sin dal 1997, della posizione di gestore unico per il soccorso stradale ha comportato per la società controllata Aci 116 una riduzione di personale per ben 259 unità, delle quali una parte in prepensionamento e la restante (176 unità) assorbita da Aci Italia a mezzo di selezioni di idoneità;
l'Aci 116, oggi Aci Global, in data 10 febbraio 2003 ha formalmente comunicato ex articoli 4 e 24, legge n. 223 del 1991, l'avvio di procedura di una ulteriore riduzione di personale per 171 unità con la conseguente totale chiusura dei centri diretti per il soccorso nella viabilità ordinaria ed autostradale), appartenenti a diverse qualifiche professionali;
di dette 171 unità solo 30 lavoratori, al termine del periodo di mobilità, potranno essere collocati in pensione e, di conseguenza, ben 141 lavoratori verrebbero a trovarsi sul lastrico;
questi 141 dipendenti di Aci Global potrebbero essere riassorbiti dall'Aci Italia, la cui pianta organica, approvata dalla Presidenza del Consiglio dei ministri in data 6 settembre 1995, prevede nelle varie qualifiche una vacanza di oltre 500 posti;
per detto provvedimento di assunzione l'erario non solo non avrebbe a suo carico alcun onere; vivendo l'Aci Italia dei proventi delle proprie attività istituzionali, ma verrebbe addirittura a conseguire un notevole risparmio per la mancata corresponsione del finanziamento per la mobilità di cui alla legge n. 223 del 1991 -:
se non intendano perseguire la soluzione adottata nel 1998, cioè la riassunzione presso l'Aci Italia delle 141 unità lavorative per impedire che dette persone si trovino senza lavoro e per evitare che le spese relative alle indennità di mobilità prevista dalla citata legge n. 223 del 1991 debbano essere sostenute dallo Stato.
(4-07569)

GIACCO, CARLI, MANCINI, ANGIONI e DUCA. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
in Italia vige un importante strumento di sostegno ai cittadini richiedenti asilo, denominato Programma nazionale asilo (PNA), il cui coordinamento è composto di rappresentanti dell'ANCI, dell'Ufficio per i rifugiati dell'ONU e del ministero dell'interno;
il Programma nazionale asilo interviene al fine di sostenere il reddito dei cittadini stranieri, in quanto questi impossibilitati a svolgere lavori remunerabili come previsto dalla normativa vigente, e al fine di sostenerne l'integrazione nel nostro paese, prima e subito dopo la risposta


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della Commissione centrale per il riconoscimento dello status di rifugiato, secondo la Convenzione di Ginevra del 1951;
l'avvio del Programma nazionale asilo ha rappresentato un importante segnale di civiltà del nostro Paese e rappresenta una risposta alla necessità di fornire un'accoglienza e un graduale inserimento sociale a persone giunte in Italia in fuga da persecuzioni, guerre e violazioni di diritti umani;
il Programma nazionale asilo rappresenta la traduzione concreta di impegni assunti dal nostro paese in sede di convenzioni internazionali;
caratteristica importante del Programma nazionale è quella di unire le esperienze delle associazioni e delle Istituzioni per dar corpo ad un modello di accoglienza, in sintonia con le esigenze degli attuali fenomeni migratori e di protezione del rifugiato stesso e rispondente alle disposizioni della Convenzione di Dublino che attribuisce all'Italia precise responsabilità in tema di richiedenti asilo;
il 19 giugno 2003 la conferenza unificata ha approvato il decreto di riparto del Fondo Nazionale per le politiche e i servizi dell'asilo;
nell'anno 2003 i comuni aderenti al Programma nazionale asilo e conseguentemente gli enti gestori non hanno ancora percepito alcun trasferimento da parte del ministero dell'interno;
tale situazione crea gravissimo danno agli enti gestori che devono provvedere ad anticipazioni di cassa per il tramite di Istituti bancari e quindi con il carico di onerosi interessi passivi non riconosciuti -:
quali provvedimenti urgenti intendano intraprendere affinché venga dato seguito ai trasferimenti economici previsti per l'anno 2003 necessari per lo svolgimento delle attività previste dalla rete dei comuni e degli enti gestori aderenti al Programma nazionale asilo.
(4-07570)

RUSSO SPENA.- Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
il regolamento penitenziario vigente ha disciplinato in forma più compiuta la materia riguardante la Cassa ammende definendo finalità, modalità organizzative e gestionali;
la Cassa, ente dotato di personalità giuridica di diritto pubblico, provvede ad attuare le finalità individuate nell'articolo 129 con gli interventi diretti ed indiretti previsti nello stesso articolo;
in particolare, la norma prevede che i fondi patrimoniali della Cassa sono erogati, previa delibera del consiglio d'amministrazione, per finanziare prioritariamente progetti dell'amministrazione penitenziaria che utilizzano le disponibilità finanziarie dei fondi strutturali europei, nonché progetti che utilizzano finanziamenti previsti dalla normativa comunitaria, da quella nazionale e da quella regionale;
i fondi sono altresì erogati, previa delibera del consiglio d'amministrazione, per il finanziamento di programmi che attuino interventi di assistenza economica in favore delle famiglie di detenuti e internati, nonché di programmi che tendono a favorire il reinserimento sociale di detenuti e internati anche nella fase di esecuzione di misure alternative alla detenzione;
i programmi finanziabili possono essere presentati da enti pubblici, enti privati, fondazioni o altri organismi impegnati in attività di volontariato e di solidarietà sociale, dagli istituti penitenziari e dai centri di servizio sociale dell'amministrazione penitenziaria;
la Cassa ammende rappresenta una importante e concreta risposta al problema del reinserimento dei detenuti e internati;
è di tutta evidenza, infatti, che un condannato o un internato reinserito positivamente nel contesto sociale accresce la


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sicurezza della comunità locale mentre un dimesso dalle strutture penitenziarie abbandonato a se stesso non fa che ricadere nella spirale della delinquenza e di conseguenza minacciare la sicurezza dei cittadini -:
se siano stati costituiti gli organi statutari previsti per la Cassa ammende;
quale sia l'esatto ammontare delle disponibilità della medesima Cassa;
se siano state disciplinate le modalità concrete di accesso ai finanziamenti;
quanti e quali progetti l'amministrazione penitenziaria abbia realizzato utilizzando le disponibilità congiunte della Cassa e dei fondi strutturali europei o finanziamenti previsti dalla normativa comunitaria, da quella nazionale e da quella regionale;
quanti programmi siano stati presentati per essere ammessi a finanziamento;
quali enti pubblici e/o privati o istituti penitenziari o centri di servizio sociale abbiano presentato programmi;
quanti e quali programmi siano stati ammessi a finanziamento;
se l'amministrazione abbia o meno pubblicizzato adeguatamente le possibilità offerte dalle risorse disponibili al fine di incentivare le attività connesse con il reinserimento dei detenuti e internati o ammessi alle misure alternative alla detenzione;
quali iniziative l'amministrazione intenda intraprendere per una migliore utilizzazione delle risorse disponibili per le finalità istituzionali previste dalla legge.
(4-07583)

BALLAMAN. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere - premesso che:
fonti giornalistiche hanno riportato un'intervista ad un alto funzionario alla sanità alla Difesa, che ha voluto mantenere l'anonimato, in cui emerge tutta la pericolosità dell'uranio impoverito utilizzato per scopi bellici;
nell'intervista emerge inoltre chiaramente che è da quasi vent'anni la Difesa riceve dalla Nato e dagli Usa rapporti sulla nocività del metallo;
il funzionario ha dichiarato di essere stato rimosso dall'incarico quando cercò di far presente i rischi;
tali rischi di cui la Difesa era, secondo l'intervista, al corrente sarebbero di origine chimica e non radioattiva, esattamente come concluso dalle analisi svolte dalla dottoressa Gatti per conto dell'osservatorio militare;
ad oggi, nonostante la morte di 23 militari italiani impiegati in zone belliche dove si è fatto uso di proiettili ad uranio impoverito e di oltre 200 ammalati, nonostante ci siano studi scientifici che dimostrano un inequivocabile nesso tra le patologie e l'uso di tali proiettili, la Difesa e le Forze Armate continuano a negarne la pericolosità;
nell'opinione pubblica serpeggia il sospetto che non si voglia far emergere le verità per coprire le colpe di qualcuno -:
se non si ritenga opportuno, a cinque anni dal primo decesso di un militare operante nell'area in cui fu sparato uranio impoverito, fare finalmente chiarezza;
se non si ritenga opportuno prendere in considerazione gli studi sopra citati;
quali siano le precauzioni prese per i nostri militari inviati in missione in Iraq, e quali sono le differenze con le precauzioni prese nelle missioni nell'ex Jugoslavia.
(4-07587)