Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 364 del 30/9/2003
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CONSIDERAZIONI INTEGRATIVE DELLA DICHIARAZIONE DI VOTO FINALE DEL DEPUTATO PIERLUIGI MANTINI SUL DISEGNO DI LEGGE N. 3744

PIERLUIGI MANTINI. I deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo voteranno a favore del provvedimento di delega al Governo per l'unificazione degli ordini dei commercialisti e dei ragionieri, che è una riforma già impostata dal precedente governo di centrosinistra.
Lo facciamo convinti delle ragioni di semplificazione e di omogeneità con l'Europa già richiamate in sede di discussione sulle linee generali e per l'urgenza di rendere coerenti le nuove lauree istituite con gli sbocchi professionali.
Lo facciamo con senso di responsabilità, ma siamo preoccupati per le mancate modifiche da noi proposte con gli emendamenti illustrati che ora consegniamo al legislatore delegato, al Governo, con l'auspicio che le ambiguità almeno siano risolte in senso positivo.
Siamo preoccupati per le norme che vietano agli iscritti con laurea triennale di eleggere il presidente (che a noi sembrano antidemocratiche e poco utili alla «immagine» stessa degli ordini); siamo preoccupati per come sarà esercitata la delega in materia di attribuzione di «nuove competenze» (articolo 3, lettera d)) che noi, coerenti con l'Europa, non vorremmo esclusive e creatrici di nuove riserve; restiamo preoccupati per la contraddittoria formulazione dell'articolo 5 sul registro dei revisori contabili che va salvaguardato nella sua autonomia.
Con la nuova formulazione dell'articolo 3, lettera d) si è migliorato, sulla base delle nostre proposte, il testo del Governo che ora dà più garanzie a quel vasto mondo di professionisti (periti ed esperti tributari, consulenti tributari, eccetera) che esercitano la professione al di fuori degli ordini, organizzato in associazioni, sulla base dei principi più volte riconosciuti dalla Corte costituzionale, da leggi elettorali e dall'antitrust.
Attualmente il nostro ordinamento, comunque, si muove nella dicotomia «libertà/riserva», nel senso che è liberamente esercitabile da chiunque ogni attività che non sia riservata ad iscritti ad albi professionali. Nel settore economico-contabile-fiscale esistono attività liberamente esercitabili e solo pochissime di queste sono riservate agli iscritti agli albi dei dottori commercialisti e ragionieri.
Infatti, la consulenza tributaria è libera (Corte costituzionale, sentenza n. 418 del 1996), la tenuta della contabilità è libera (medesima sentenza della Corte costituzionale); i consulenti tributari esercitano l'attività con codice IVA 74.12.C. pur non


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essendo scritti in albi; i consulenti tributari sono intermediari autorizzati dall'Agenzia delle entrate (decreto del Presidente della Repubblica n. 322 del 1998); rappresentano i contribuenti dinanzi alle commissioni tributarie (articolo 12 del decreto legislativo n. 546 del 1992); attestano la veridicità e la correttezza formale delle scritture contabili delle imprese in caso di contestazioni da parte degli uffici finanziari (decreto del Presidente della Repubblica n. 570 del 1996).
Ma siamo anche preoccupati per la totale assenza, da parte del Governo, di un disegno chiaro di riforma delle professioni che noi continuiamo a sollecitare con le nostre proposte in Parlamento e in ogni sede. Non si può infatti affrontare questa materia, che riguarda le trasformazioni della parte più dinamica dei nostri mercati del lavoro (oltre 4 milioni di addetti), senza una bussola, senza principi fondamentali (come l'articolo 117 della Costituzione ci impone).
Noi ribadiamo, anche in questa occasione, i nostri principi di riforma che sono i seguenti:
1) creazione di un sistema «duale» che legittimi, accanto agli ordini professionali riformati, anche il mondo delle «nuove professioni» basato sulle libere associazioni riconosciute tramite requisiti statutari previsti per legge ed il rilascio dell'«attestato di competenza» degli iscritti, secondo il modello previsto dalle direttive europee. Il nuovo sistema «duale» costituirà un incentivo notevole all'autorganizzazione nel mondo del lavoro, con forme di garanzia per i cittadini: un modello che dischiude potenzialità notevoli soprattutto per i giovani liberando e legittimando spazi per la creatività e l'innovazione;
2) pieno riconoscimento dell'esercizio professionale tramite società: società prevalentemente tra professionisti, con esclusione del socio terzo di puro capitale, per le attività riconosciute, e società commerciali, per le nuove attività. Si tratta di un progresso enorme che consentirà maggiore competitività anche sul piano internazionale;
3) eliminazione dei numeri «chiusi» nell'accesso alle professioni;
4) revisione dei minimi e dei massimi tariffari, solo per le attività di pubblico interesse, privilegiando però le intese negoziali, e gestione di essi da parte di un soggetto neutro, con la partecipazione di rappresentanze degli ordini ma anche di tutela dei consumatori;
5) riconoscimento per i giovani praticanti del diritto all'equo compenso e alle principali tutele sociali (sanità, maternità, previdenza) con la possibilità di svolgere il tirocinio all'interno della formazione universitaria, in alternativa al praticantato, oggi svolto negli studi professionali, che spesso genera un ingiustificato sfruttamento dei giovani subito dopo la laurea;
6) riforma dell'esame di Stato, secondo criteri di oggettività, imparzialità e semplificazione, prevedendo la possibilità di valutazioni abilitanti direttamente collegate al tirocinio;
7) riconoscimento della facoltà per i professionisti di fare pubblicità di contenuto informativo in grado di meglio promuovere Ì offerta e di stimolare la concorrenza senza cadere però in eccessi dannosi;
8) riconoscimento dell'ordine professionale come ente pubblico non economico ma limitatamente a precise funzioni pubblicistiche (tenuta degli albi, deontologia, tutela dei soli interessi generali) senza sovrapposizioni con il libero associazionismo sindacale;
9) promozione della formazione continua obbligatoria, di incentivi ai giovani per l'apertura di studi o società professionali e riconoscimento di crediti d'imposta per le attività di ricerca svolte da professionisti;
10) obbligo di copertura assicurativa per tutti i professionisti per meglio garantire


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i cittadini utenti dai rischi e dagli eventuali danni derivanti da errori o inadempimenti professionali;
11) aggancio dei profili professionali al nuovo assetto delle lauree (brevi e specialistiche) incentivando le nuove forme di organizzazione del lavoro;
12) riconoscimento del principio della libera scelta dell'iscrizione a più albi professionali nell'ambito di equipollenze dei percorsi formativi.

Sono questi i principi della nostra riforma delle professioni che vorremmo consegnare, anche in questa occasione, all'attuale Governo affinché la delega per l'istituzione del nuovo ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili possa essere esercitata con chiarezza di idee e con coerenza, evitando contraddizioni con l'Europa in un settore così decisivo per il futuro dell'Italia.

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