Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 345 del 23/7/2003
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Seguito della discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 10 luglio 2003, n. 165, recante interventi urgenti a favore della popolazione irachena, nonché proroga della partecipazione italiana a operazioni militari internazionali (4154) (ore 16,35).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 10 luglio 2003, n. 165, recante interventi urgenti a favore della popolazione irachena, nonché proroga della partecipazione italiana a operazioni militari internazionali.
Ricordo che nella seduta di ieri si è svolta la discussione sulle linee generali.

LUCIANO VIOLANTE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, poiché vorrei rivolgere una richiesta al Governo, pregherei i rappresentanti del Governo di prestare attenzione.

PRESIDENTE. Onorevoli rappresentanti del Governo...

LUCIANO VIOLANTE. Il ministro Giovanardi è fin troppo presente, mi riferisco al «Giovanardi time...».
Signor Presidente, signor ministro, signori del Governo, il decreto-legge in esame contiene in sé due tipologie di interventi: una riguarda le antiche missioni, quelle che si continuano nel tempo; l'altra riguarda la missione in Iraq. Si tratta di missioni strutturalmente diverse. La missione in Iraq avviene senza copertura delle Nazioni Unite e di organismi internazionali.
Oggi vi sono due notizie sulle agenzie: in una Amnesty denuncia torture sui detenuti in Iraq da parte delle truppe di occupazione. La seconda notizia è una considerazione del settimanale Famiglia Cristiana che si intitola: dal Vietnam all'Iraq, la regia dell'inganno. Tale notizia si sofferma su un punto che molti colleghi conoscono: quello dell'inganno sul quale è stata costruita la guerra in Iraq.
Colleghi, mettere insieme tali questioni così diverse all'interno di uno stesso provvedimento costringe la Camera ad esprimere una sola valutazione su materie che hanno diritto ad avere valutazioni profondamente distinte. Infatti, una cosa sono le vecchie missioni, altra sono le missioni in Iraq.
In relazione a tale questione, chiedo, signor ministro, signori rappresentanti del


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Governo, che si valuti una nostra richiesta. Chiediamo che si proceda - il Governo troverà il modo - a separare la parte del decreto-legge riguardante le missioni antiche, sulla quale, per quanto riguarda i Democratici di sinistra, vi è consenso, dalla parte relativa alla missione in Iraq, sulla quale non vi è consenso. Questo provvedimento non guarda solo al finanziamento, ma anche ai profili della missione. Non siamo d'accordo su tali profili e chiediamo di non essere costretti ad esprimere un voto unitario su questioni profondamente distinte.
Mi spiace non vedere in questa sede il ministro Martino, un amico che stimo. Il ministro Martino era qui ieri quando si votava il conflitto di interessi, materia che - credo - non riguarda la difesa. Avrei trovato opportuno che egli fosse qui oggi con noi a discutere di una materia che riguarda la difesa (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).
Vorrei aggiungere una precisazione: chiedo che il Governo rifletta sulla nostra richiesta e diciamo ai colleghi che interverremo in modo continuativo in quest'aula. Se la nostra richiesta venisse accolta, nella peggiore delle ipotesi, sarebbe sufficiente che il Governo varasse un decreto-legge su una delle due questioni. Separando l'altra questione si potrebbe rapidamente arrivare al voto su entrambe le parti. Se così non fosse, saremmo costretti ad intervenire numerosi sul complesso degli emendamenti, sui singoli emendamenti, sugli ordini del giorno e nelle dichiarazioni di voto finale perché riteniamo sbagliato che la Camera sia costretta a pronunciarsi con un solo voto su materie così eterogenee.
Chiediamo di essere messi in condizione di esprimere valutazioni distinte su questioni distinte, laddove il Governo, presentando un unico decreto-legge, ci impedisce di farlo.
Questa, signor ministro, è la ragione per la quale mi rivolgo a lei e ai colleghi del Governo. Non credo sia una richiesta assolutamente eterogenea (penso, anzi, che altri colleghi la sosterranno): dateci la possibilità di esprimere valutazioni diverse su problemi diversi. Questa è la richiesta che vi facciamo, perché la vicenda Iraq è totalmente diversa dalle vicende precedenti; è infatti una vicenda che nasce da un inganno. La missione italiana nasce da un inganno, perché in questa sede il ministro Frattini disse cose diverse da quelle che si sono poi verificate: disse che non si trattava di missione di stabilizzazione (laddove si tratta anche di missione di stabilizzazione).
Per questo complesso di ragioni vi chiediamo, quindi, di riflettere sulla nostra richiesta e, peraltro, ripeto che andremo avanti negli interventi fino a che non avremo ottenuto una risposta (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).

PIERLUIGI CASTAGNETTI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIERLUIGI CASTAGNETTI. Vorrei associarmi, signor Presidente, anche a nome del mio gruppo, alla richiesta appena avanzata dal collega Violante.
Signor ministro, noi sappiamo che quello al nostro esame è un provvedimento molto importante e non ci sfuggono la delicatezza e l'importanza dell'argomento: stiamo, infatti, parlando delle missioni di migliaia di uomini, i quali, a nome del nostro paese, stanno svolgendo azioni di pace in varie parti del mondo. Ebbene, questi uomini, che rappresentano l'Italia, debbono poter sentire che alle loro spalle vi è la solidarietà di tutto il paese. Non ci sfugge questa esigenza ed è per questo motivo che vogliamo esprimere solidarietà per tutte le missioni che si svolgono con il mandato delle Nazioni Unite o di altre organizzazioni internazionali, di cui il nostro paese fa parte.
In questo provvedimento, però, come ha appena detto l'onorevole Violante, sono inserite materie non omogenee. Vi sono missioni che sono coperte dal mandato delle Nazioni Unite o della NATO o dell'Unione


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europea e vi è poi questo intervento in Iraq, che invece ha caratteristiche del tutto diverse. Si tratta di un intervento che ha cambiato la sua natura rispetto agli impegni presi dal Governo in quest'aula ed è, altresì, un intervento che prevede che i nostri uomini siano sottoposti alla catena di comando di un altro paese.
Vorrei ricordare al ministro Giovanardi che il ministro Frattini, intervenendo in quest'aula, si è espresso testualmente in questo modo: la missione che avremo in Iraq non è l'ISAF dell'Afghanistan e neppure quelle dei Balcani, missioni (queste) destinate alla stabilizzazione politica e sociale, oltre che alla sicurezza; quella dell'Iraq di oggi è, invece, una missione italiana che ha lo scopo emergenziale ed umanitario, per salvaguardare, mentre si definisce il quadro internazionale, le condizioni della popolazione civile.
Sappiamo, perché lo abbiamo saputo da fonti esterne al Parlamento, per la verità dalla televisione e dai mass media -, che il compito affidato alle nostre truppe è un compito di stabilizzazione, in un'area precisa dell'Iraq. Chiediamo, allora, al Governo di consentire una separazione della missione in Iraq, sulla quale esprimiamo un netto dissenso, dalle altre missioni, sulle quali invece esprimiamo un consenso (doverosamente un consenso).
Signor ministro, il valore della trasparenza sta diventando, nel rapporto fra i governi e le opinioni pubbliche, un valore imprescindibile; al riguardo, possiamo vedere cosa sta accadendo in Gran Bretagna o negli Stati Uniti, dove assistiamo ad un sollevamento delle opinioni pubbliche nei confronti dei rispettivi governi che vengono accusati di aver taciuto o alterato la verità di questo intervento militare in Iraq.
I cittadini esigono lealtà, esigono verità, esigono trasparenza nei comportamenti dei loro governi! Nel semestre di Presidenza italiana dell'Unione europea, l'Italia non ha bisogno di essere trascinata in una polemica sulla mancanza di trasparenza delle sue azioni sullo scenario internazionale. Decidere come realizzare questo obiettivo e come realizzare la separazione compete a voi, compete al Governo; peraltro, il disegno di legge di conversione del decreto-legge deve comunque andare ancora al Senato e non può avere quindi un'approvazione conclusiva in questo ramo del Parlamento, dove è stato anche modificato il finanziamento in esso previsto.
Peraltro, siamo di fronte ad un decreto-legge che non è in scadenza, che quindi non presenta caratteri di urgenza e che può essere tranquillamente sostituito da altri provvedimenti idonei. E anch'io confermo che non ostacoleremo l'approvazione in Parlamento di questi provvedimenti sostitutivi, ma sta a voi.
Noi vogliamo ribadire la nostra solidarietà ai militari italiani impegnati in numerose missioni nel mondo e spesso esposti a rischi molto concreti; tuttavia, sentiamo il dovere di dissociare la nostra responsabilità politica rispetto alla missione in Iraq, la cui natura è cambiata, mentre la nuova natura dell'intervento non è mai stata sottoposta a nessuna approvazione del Parlamento. Per questo chiediamo al Governo una separazione delle materie (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

MARCO RIZZO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARCO RIZZO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ministro Giovanardi, anche noi ci associamo a questa richiesta di distinzione, in quanto stiamo esaminando un provvedimento con il quale si finanziano missioni militari diverse. In queste missioni vi è un'articolazione oggettiva e sappiamo che si tratta di cose diverse, ma sappiamo anche che l'aspetto pregnante, politicamente e anche quantitativamente dal punto di vista militare, dell'impegno del nostro paese è quello relativo all'Iraq.
Quindi, riteniamo vi debba essere una particolare chiarezza da parte delle istituzioni rispetto ad un impegno del paese in un'opera che è di occupazione militare


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di un paese straniero; un'occupazione militare derivata da una guerra illegittima, che ha superato qualunque vicenda relativa al diritto internazionale e che - è la cronaca politica di questi giorni - è derivata da un'enorme menzogna, vale a dire quella sulla cosiddetta presenza di armi di distruzione di massa in Iraq. Una bugia avallata dalle amministrazioni americane ed inglesi, che ora si palleggiano la responsabilità di questa bugia con i rispettivi servizi segreti e, come se non bastasse, in una sorta di gioco di scatole cinesi, cercano anche di vedere i servizi segreti del nostro paese come protagonisti.
Credo che la verità su questa enorme bugia non si saprà mai, nel senso che non ci sarà mai un'oggettività su chi l'ha detta per primo, tuttavia restano i fatti. E i fatti ci dicono che l'Iraq è stato invaso, che è stata combattuta una guerra, che vi è un'opera di occupazione totalmente illegittima che, comunque, sarebbe illegittima anche se avallata dall'ONU.
Peraltro, sarebbe particolarmente originale che l'ONU, dopo essere stata completamente scavalcata nella fase della guerra, intervenisse a guerra finita per avallare un'occupazione militare in uno Stato straniero.
Da questo punto di vista la nostra posizione è molto chiara: o si procederà ad uno stralcio, che consentirà al Parlamento di esprimere con nettezza la propria opinione su ogni singola missione oppure ritengo giusto che le forze di opposizione pongano in essere un atteggiamento ostruzionistico, in modo da rendere chiara la responsabilità di un Governo che vuole coprire le responsabilità del nostro paese con riferimento a questa missione.
Noi Comunisti italiani chiediamo, dunque, il ritiro immediato dei soldati italiani - lo stiamo chiedendo con una mozione e lo faremo anche attraverso un ordine del giorno che presenteremo durante il dibattito -, in quanto ritengo che questa sia la soluzione più trasparente di fronte ad una vergogna come la guerra in Iraq (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Comunisti italiani e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

RAMON MANTOVANI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RAMON MANTOVANI. Signor Presidente, intervengo per porre una questione non identica, ma analoga a quella posta dal collega Violante.
Purtroppo, da quando è iniziata la pratica delle missioni militari, tutti i governi che si sono succeduti alla guida del paese hanno proceduto attraverso decreti-legge omnibus che reiteravano più missioni insistenti su situazioni completamente diverse e originate da organizzazioni internazionali completamente diverse, come le Nazioni Unite o l'Alleanza NATO.
Abbiamo già chiesto in Commissione - e reiteriamo la richiesta - che il Governo si impegni fin d'ora per il futuro a provvedere con un decreto per ciascuna missione all'estero, per consentire al Parlamento di votare specificamente su ognuna delle missioni e di discutere sui contesti geopolitici nei quali avvengono e sono reiterate le missioni stesse.
Ad esempio, in merito al decreto in esame non avremmo difficoltà alcuna ad esprimere il nostro voto favorevole su tre fra le missioni in esso previste: quella sul processo di pace eritreo-etiopico, quella ad Hebron e quella in Somalia. Saremo costretti ad esprimere un voto complessivo e saremo quindi privati della possibilità di esprimere un consenso che dovrebbe unire anche gli altri gruppi.
In questo decreto non c'è solo la missione in Iraq, ma anche la reiterazione della missione in Afghanistan in tutte e due le sue facce, ISAF ed Enduring Freedom. Pochi giorni fa i militari italiani inquadrati in Enduring Freedom sono stati fatti oggetto di fuoco avversario: sarebbe necessario che anche tali missioni fossero discusse approfonditamente e seriamente.


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In questo decreto, inoltre, c'è non la reiterazione, ma il finanziamento e sostanzialmente la decisione parlamentare sull'invio di 3.000 soldati italiani inquadrati in quella che non si può definire diversamente da un'occupazione militare straniera, illegittima dal punto di vista del diritto internazionale.
Non ci siamo mai fidati delle vaghe parole giustificazioniste del ministro degli affari esteri e del ministro della difesa, che parlavano di missioni umanitarie: era del tutto chiaro fin dall'inizio che questa missione era una missione di guerra, era ed è una missione che interviene in un'occupazione militare di un territorio da parte di forze che non hanno avuto alcun mandato da parte di alcun organismo internazionale.
Appoggiamo la richiesta che il Governo provveda perlomeno a distinguere la discussione su quest'ultima missione dalle altre, ma ribadiamo la nostra contrarietà anche a quelle missioni che non furono originate da organizzazioni internazionali legittime quali le Nazioni Unite, come, ad esempio, la guerra nel Kosovo ed altre ancora, che non appoggiammo allora e che continueremo a non appoggiare (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

MARCO BOATO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, signor ministro, onorevoli colleghi, sarò brevissimo perché non credo che in questa fase preliminare dobbiamo anticipare il giudizio sui singoli aspetti al nostro esame.
C'è una richiesta formulata dal collega Violante, ribadita dal collega Castagnetti, dal collega Rizzo, e mi pare, da ultimo, sia pure in forma diversificata, dal collega Mantovani. È sotto gli occhi di tutti la totale diversità - quanto alla natura, alle finalità e al contesto internazionale - assunta dall'intervento in Iraq rispetto alle altre missioni, sulle quali, come abbiamo sentito, vi sono giudizi differenziati; ma c'è una cesura che separa l'intervento in Iraq rispetto alle altre missioni al nostro esame.
Per tali motivi mi associo alla richiesta rivolta al Governo - anche se il Governo si sta consultando al telefono - che vi sia una separazione - con lo strumento tecnico-giuridico che il Governo vorrà valutare, è stata prospettata un'ipotesi dal collega Violante che mi sembra del tutto plausibile - al fine di mettere l'Assemblea nella possibilità di diversificare il giudizio sull'intervento in Iraq rispetto a quello sulle altre missioni.
Pertanto mi associo a questa richiesta. Credo sarebbe saggio da parte del Governo valutarne la portata non soltanto rispetto all'andamento dei nostri lavori - come è stato prospettato - ma proprio rispetto a quelle che sono le finalità di uno strumento di decretazione d'urgenza, che riguarda una pluralità assolutamente eterogenea di argomenti di enorme rilevanza sul piano internazionale.

UGO INTINI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

UGO INTINI. Signor Presidente, non cerchiamo scontri sulla politica estera, perché questi sono fuori dall'interesse nazionale, tuttavia, ci associamo alla richiesta dell'opposizione. Non si possono mettere sullo stesso piano tutte le missioni all'estero: l'Afghanistan non è l'Iraq. Siamo d'accordo senza riserve, ad esempio, sulla presenza dei soldati italiani in Afghanistan, perché essi sono sotto l'egida delle Nazioni Unite. Sull'Iraq abbiamo obiezioni di principio e di buon senso: da una parte, non si può chiedere oggi il ritiro delle truppe italiane; dall'altra, non si può, tuttavia, ignorare che ormai le truppe occidentali stanno combattendo in Iraq contro la guerriglia, dopo una guerra che era stata motivata dalla sigla WMD - weapons of mass destruction -, che per la stampa americana ora serve a descrivere una situazione ben diversa ed un concetto ben diverso: weapons of mass disappearence.


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Non possiamo lasciare a tempo indefinito, dunque, i nostri soldati in questa...

PRESIDENTE. Chiedo scusa, non so l'inglese, onorevole Intini. Cosa vuol dire questa frase?

UGO INTINI. «Armi di disapparizione di massa», perché sono sparite.

PRESIDENTE. La ringrazio. Per i più piccini, sa.

UGO INTINI. Non possiamo, dunque, lasciare in queste condizioni i nostri soldati a tempo indefinito in Iraq, agli ordini degli inglesi. Chiederemo in futuro il loro ritiro, se non si passerà da un'occupazione militare da parte degli Stati Uniti e dei loro volenterosi alleati ad un'occupazione temporanea sotto l'egida delle Nazioni Unite. I nostri soldati potranno restare in Iraq a tempo indefinito quando, come in Afghanistan, saranno lì con la NATO e con l'ONU. I Socialisti hanno sempre saputo assumersi le loro responsabilità su questi temi. Non si nascondono dietro il dito della Costituzione né dell'ipocrisia, ma non possono accettare che i nostri soldati siano in Iraq in una condizione che né i francesi né i tedeschi e neppure gli indiani, ormai, accetterebbero (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).

ELIO VITO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ELIO VITO. Signor Presidente, ho sempre molto rispetto - credo occorra averne sempre, soprattutto da parte della maggioranza e del Governo - per le ragioni e per le richieste dell'opposizione, ancora di più quando si tratta di temi di straordinario rilievo ed importanza, che attengono all'immagine ed al ruolo del nostro paese nel contesto internazionale. Così, anche in quest'occasione, ci siamo sforzati di avere rispetto per gli autorevoli interventi dei presidenti di gruppo dell'opposizione.
Signor Presidente, confesso, però, di avere una certa difficoltà a capire il significato della richiesta avanzata e anche - un po' - a capire quale sia la richiesta. Non vorrei che, come rischia di accadere a chi fa politica - e anche a noi -, si confondessero questioni di politica interna con questioni di politica internazionale, questioni interne nel senso proprio con questioni esterne. Sappiamo già che la richiesta di stralcio, che in un primo momento era stata avanzata all'esterno dai gruppi della sinistra o dell'Ulivo, non è ammissibile dal nostro regolamento, in base ai precedenti, per i disegni di legge di conversione di decreti-legge che, per loro propria natura, hanno caratteristiche di necessità e di urgenza che sono riconosciute nel momento stesso in cui il provvedimento viene adottato. Colleghi, ora vi scandalizzate e denunciate la presunta disomogeneità in base ad una reale differenza tra le diverse missioni internazionali, ma si sa anche che vi sono decine e decine di precedenti: sono infatti numerosissimi i decreti-legge adottati da tutti i governi, anche di centrosinistra, che, con un unico provvedimento d'urgenza, hanno prorogato le varie missioni internazionali, in giro per il mondo.
Quanto alla richiesta del collega Mantovani, che su tre missioni sarebbe d'accordo e su due no, mi pare francamente difficile da parte del Governo proporre ogni sei mesi dieci decreti-legge, atteso che abbiamo - e credo che ciò debba essere l'orgoglio dell'intero Parlamento - migliaia di soldati impegnati in numerosissime missioni internazionali.
Certamente, onorevole Boato, si tratta di missioni di natura e con caratteristiche diverse, per le modalità con le quali si svolgono, per il luogo stesso nelle quali si svolgono ed anche per le caratteristiche della situazione. Certo che è diversa la missione in Etiopia da quella nei Balcani, da quella dell'Afghanistan, da quella dell'Iraq. Tuttavia, credo che, a presidio di queste missioni internazionali, il Parlamento debba riconoscere con una predisposizione


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unitaria, dal momento che vi è l'interesse del nostro paese a contribuire a mantenere la pace, la libertà e la democrazia nelle zone più delicate del mondo.
Tornando alle cose dette dal presidente Violante, naturalmente, ci possono essere anche su queste differenti missioni delle diverse posizioni di vari gruppi e all'interno di ciascun gruppo, ma credo che, per evitare di far emergere queste differenti posizioni - che sappiamo che ci sono e che per quanto ci riguarda tutto ciò non ci scandalizza neanche perché questo può appartenere alla politica -, non si debbano chiamare a pretesto altre cose.
Colleghi, per noi può anche essere facile o difficile immaginare adesso di stare qui a discutere con l'ostruzionismo, non si sa bene su quale ragione teorica, giuridica o regolamentare, e minacciare di stare qui giovedì, venerdì, sabato e domenica.
In ogni caso, io direi che dobbiamo tener presente che, per quanto possa apparire scomodo e noioso, interessante o fastidioso, immaginare questo percorso parlamentare o minacciare questo percorso parlamentare, nascondendo un problema politico interno con una questione regolamentare inesistente, questa nostra condizione sarebbe comunque molto, molto più vantaggiosa di quella dei ragazzi che stanno adesso con 50 gradi all'ombra in Iraq e in Afghanistan a difendere la libertà e la pace di quelle popolazioni ed a rappresentare il nostro paese, ai quali dovremmo far sapere che noi siamo qui con l'aria condizionata a fare ostruzionismo per decidere se hanno diritto o meno allo stipendio (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).

COSIMO GIUSEPPE SGOBIO. Allora, facciamoli tornare!

GIOVANNA MELANDRI. Falli tornare a casa!

ELIO VITO. Infatti, di questo si tratta. In altre parole, anziché dire che siamo tutti orgogliosi del lavoro che stanno facendo i nostri ragazzi in ogni parte del mondo, noi dovremmo dire loro che stiamo a discutere se vada fatto un articolo, due articoli, tre articoli o se il Governo debba fare un decreto o due decreti (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania). Tutto questo, in realtà, per non dire che siamo divisi sul merito della questione.
Allora, io preferirei che la divisione politica - facendo onore alla politica - emergesse chiaramente, come può accadere in ogni schieramento, ma che non si strumentalizzassero queste divisioni politiche con questioni regolamentari che non esistono e sulla pelle, lo ripeto, di ragazzi validi, coraggiosi che fanno onore all'Italia, all'Europa e al mondo (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo) e verso i quali noi intendiamo mandare da qui un grande tributo di solidarietà e di vicinanza. Mi auguro, invece, che il Parlamento non indugi nel confermare a questi ragazzi che l'intero paese gli è vicino ed è loro grato (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, Alleanza nazionale e della Lega nord Padania).

PRESIDENTE. A questo punto, dal momento che sono esauriti gli interventi, chiedo al Governo se intenda fare una dichiarazione.

CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Sì, signor Presidente. Ho ascoltato con attenzione le obiezioni che sono state mosse da parte di vari esponenti dell'opposizione rispetto a questo decreto-legge. Innanzitutto, vorrei ricordare a me stesso, ma anche ai colleghi che sono intervenuti, che la discussione nel merito di questa vicenda dell'Iraq è già avvenuta in Parlamento il 15 aprile e, in quella sede, si è discusso e si è approfondito il merito di una missione che ha anche diviso il Parlamento, con posizioni variegate che si sono registrate in quella occasione. Ora, non stiamo discutendo del merito della missione; stiamo discutendo semplicemente della copertura finanziaria.


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GIOVANNA MELANDRI. No, è proprio il merito!

CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Stiamo discutendo, per quanto riguarda l'Afghanistan, l'Iraq e le altre missioni, di ciò che è sempre avvenuto in questo Parlamento riguardo alle partecipazioni italiane a missioni di pace o a missioni che avevano anche connotazioni diverse. Per esempio, un precedente provvedimento del 1999 riguardava la «proroga della partecipazione italiana a missioni internazionali nei territori dell'ex Jugoslavia, in Albania e ad Hebron, nonché autorizzazione di un ulteriore contingente di militari dislocati in Macedonia per le operazioni di pace in Kosovo». Come vedete eravamo...

PIETRO FOLENA. Vi era la copertura delle Nazioni Unite.

MAURA COSSUTTA. Si è sotto il comando degli inglesi!

CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. ...Scusate, in Kosovo, non c'entravano nulla le Nazioni Unite, com'è noto. Erano missioni variegate che avvenivano in contesti differenziati. Questa è la verità storica (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro)!
Quindi, per quanto concerne la presentazione del decreto-legge in esame, siamo nell'ordinarietà poiché i decreti-legge sono sempre stati presentati da tutti i Governi che si sono succeduti...

RENZO INNOCENTI. Dite delle falsità!

CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Compreso il Governo Prodi...

PIETRO FOLENA. Non dire bugie!

EMERENZIO BARBIERI. Lascia parlare il ministro!

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, il Governo ha diritto di esprimere le sue opinioni. Vi prego di ascoltare. Prima chiedete l'intervento del Governo e poi impedite che si esprima. Non si fa così! Prego, onorevole Giovanardi.

CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Siamo nell'ordinarietà, per quanto riguarda l'utilizzo dello strumento del decreto-legge, atteso che da sempre tali provvedimenti hanno affrontato, in unica soluzione, il problema della copertura finanziaria delle nostre missioni all'estero, delle nostre variegate missioni di pace all'estero che avevano anche natura e copertura internazionale differenziata a seconda dei casi.
Detto ciò, sempre per rimanere nell'ambito tecnico della questione e non politico, viene richiesta una cosa impossibile: ad impossibilia nemo tenetur. Viene chiesto al Governo di stralciare una parte del decreto-legge; poiché si tratta di un decreto-legge in vigore, ciò potrebbe avvenire, immagino, solo attraverso la bocciatura della parte riguardante l'Iraq che consentirebbe al Capo dello Stato di firmare un nuovo decreto-legge. Quest'ultimo, essendo in contrasto con quello bocciato, rappresenterebbe una reiterazione inammissibile. Quindi, la richiesta avanzata di sdoppiare un decreto-legge è anche tecnicamente impercorribile.
Credo, quindi, che si debba avere responsabilità nazionale; non voglio usare toni aulici, ma vorrei ricordare che stiamo parlando di quasi diecimila soldatesse e soldati italiani impegnati in delicate operazioni (su cui il Parlamento si è già pronunciato) che aspettano la copertura finanziaria, cioè i mezzi per poter sostenere queste missioni.

GIOVANNA MELANDRI. No!

LUCIANO VIOLANTE. No!

CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Dal punto di vista politico, riconfermo pienamente la natura emergenziale ed umanitaria di cui


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ha parlato l'onorevole Castagnetti. È vero! Ciò che sta accadendo in questi giorni reitera e riconferma la vocazione dei nostri soldati in missioni di pace - ad esempio, negli ospedali che abbiamo aperto -, che stanno assistendo la popolazione; ricordo il benvenuto che la popolazione interessata ha dato ai soldati italiani, che si trovano in quel paese per svolgere un'opera di soccorso, di intervento umanitario a favore della popolazione stessa, in un dopoguerra - è una guerra cui non abbiamo partecipato - caratterizzato da una situazione di particolare delicatezza. Noi non andiamo a fare la guerra a nessuno, come non abbiamo fatto la guerra a nessuno quando è scoppiata la guerra in Iraq.
Pertanto, in merito a ciò possono manifestarsi posizioni differenziate, già emerse il 15 aprile; in merito a ciò, ritengo assolutamente legittimo - ci mancherebbe altro, anche se non lo condivido - che l'opposizione possa votare contro un decreto-legge o una parte di esso perché ritiene di confermare la sua contrarietà a questa missione. Non riesco sinceramente a comprendere l'atteggiamento di ostruzionismo, con riferimento ad una richiesta che il Governo non può soddisfare perché si pone anche al di fuori di una realtà tecnica, e credo che non lo riesca a comprendere nemmeno l'opinione pubblica.

LUCIANO VIOLANTE. Non è vero!

MAURA COSSUTTA. Dite che non volete!

EMERENZIO BARBIERI. Cossutta, lascialo parlare! Basta!

CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Noi non possiamo accedere a questa richiesta. Ritengo, invece - lancio un appello che credo sia costruttivo -, che si debba entrare nel merito di questo decreto-legge per quanto concerne il limitato impatto che si può determinare dal punto di vista della copertura finanziaria di missioni che sono state già deliberate da questo Parlamento, attenendosi a questo argomento, sottolineando, come è giusto, la differenziazione di idee che si possono manifestare circa tale missione, senza costringere questo Parlamento ad assistere a giornate di ostruzionismo per un atto che, alla fine, è solo un atto dovuto, di giustizia, di comprensione per i nostri soldati impegnati all'estero.

MAURA COSSUTTA. Dovuto a chi? Agli americani!

LUCIANO VIOLANTE. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. L'intervento del Governo consente a chi ha chiesto di intervenire di prendere la parola. Prego, onorevole Violante.

LUCIANO VIOLANTE. Signor Presidente, non voglio fare alcuna polemica politica, ma fissare un punto della questione (Commenti dei deputati del gruppo di Forza Italia).

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, si tratta di una discussione alla quale parteciperò anch'io poiché dirò ciò che penso su questa materia.

LUCIANO VIOLANTE. Non è esatta la ricostruzione del ministro Giovanardi né tanto meno quella del presidente Elio Vito sulla nostra richiesta.
Si tratta di questo, signor ministro. Voi avete inserito nel provvedimento missioni con copertura delle Nazioni Unite insieme con missioni senza copertura. Noi chiediamo che la missione in Iraq abbia un voto distinto e separato, perché non si vota soltanto sul finanziamento ma anche sul profilo della missione, come lei sa benissimo.

GUSTAVO SELVA. La risoluzione sul profilo è già stata approvata.

LUCIANO VIOLANTE. Il ministro Frattini od il ministro Martino (che non si


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trovano con i militari americani, con temperature di 50 gradi all'ombra, ma in un altro posto e preferiremmo che fossero in Assemblea per discutere del provvedimento) sono a conoscenza di ciò e, se fossero stati presenti, non avrebbero dato la sua risposta, perché competenti della materia.
Chiediamo che il Governo adotti un decreto-legge sull'Iraq o su altre missioni e dia alla Camera la possibilità di pronunciarsi liberamente su una questione e sull'altra. Nel frattempo, si stralci, cioè non si voti una parte, perché è presente l'altro decreto-legge.
Non è vero ciò che dice il ministro Giovanardi - a cui forse è sfuggito questo aspetto -, ovvero che il decreto-legge non potrebbe essere adottato. Quando una legge è abrogata o non passa, vi è il divieto di presentarne un'altra, ma non quando una parte di una legge o di un decreto-legge è cancellata. Conosco poche cose e questa è una delle poche che conosco.

CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Sbaglia lo stesso!

LUCIANO VIOLANTE. Se vuole, signor ministro, la intrattengo sulla materia.
La questione è la seguente: se il Governo non è intenzionato a fare ciò, esso costringerà l'Assemblea ad esprimere con un solo voto la posizione su questioni assolutamente eterogenee. Insisto, signor ministro: se non si approverà rapidamente il provvedimento, sarà per esclusiva responsabilità del Governo che non intende accogliere questa richiesta. Penso sia un errore politico.

ELETTRA DEIANA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
Prego la collega di attenersi ad una sintesi che consenta a tutti di intervenire. Successivamente dovrò fare una comunicazione all'Assemblea.

ELETTRA DEIANA. Intendo contestare radicalmente le osservazioni del ministro relativamente alla congruità tra voto del Parlamento sulla missione in Iraq e decreto-legge del Governo. Condivido quanto il ministro ha ricordato sul fatto che vi sono precedenti estremamente «penosi» sulla materia, che non attengono a responsabilità del Governo e della maggioranza attuali.
Su questo punto il gruppo cui appartengo ha sempre avuto una posizione molto netta di opposizione sia alle missioni cosiddette umanitarie, camuffamento di missioni di guerra, sia alla reiterazione di decreti-legge che impedivano al Parlamento una discussione nel merito del contesto, della natura e della finalità delle varie missioni.
Detto ciò, però, credo che oggi ci troviamo dinanzi ad una assoluta incongruità proprio in relazione al voto parlamentare sulla mozione ed al profilo politico militare del decreto-legge.
Il Governo ha avuto un mandato dalla maggioranza sulla missione che era di natura umanitaria. Abbiamo votato contro ed eravamo totalmente contrari, perché una missione umanitaria in un contesto di occupazione militare da parte delle forze angloamericane significava una legittimazione dell'occupazione; si trattava di una missione assolutamente inutile dal punto di vista degli aiuti alla popolazione irachena. Il decreto-legge presentato è una vera e propria operazione di legittimazione politico-diplomatica dell'occupazione militare ad opera degli angloamericani.
È sufficiente pensare alla differenza tra i finanziamenti destinati agli aiuti umanitari (20 milioni di euro) e quelli destinati alla logistica militare (200 milioni) o al comando affidato agli inglesi...

PRESIDENTE. Onorevole Deiana, mi dispiace interromperla ma sta invadendo, come sa fare lei, il merito. Qui dobbiamo discutere sulle proposte che attengono non al merito ma al metodo.

ELETTRA DEIANA. Il merito e la procedura stanno insieme.
Il ministro Giovanardi è entrato nel merito, perché ha affermato che il profilo


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è congruo al voto della Camera. Io dico che questa congruità non c'è e che il Parlamento non è stato messo mai nelle condizioni di discutere veramente della natura della missione, perché ciò avrebbe significato discutere del contesto, della situazione, di quello che vanno a fare i militari laggiù!
Infine, per quanto riguarda l'attaccamento ai militari italiani che si trovano in Iraq, penso che sarebbe molto più saggio chiedere che essi rientrino in Italia, per salvaguardare la loro sicurezza e la loro vita, visto che laggiù vanno a fare solo danno.

LAURA CIMA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LAURA CIMA. Signor Presidente, purtroppo neanche il collega Elio Vito, oltre al ministro Giovanardi, si è attenuto al merito. Il merito è molto semplice: questa richiesta è maturata dopo giorni di dibattito in Commissione, in cui il Governo era assolutamente al corrente del fatto che questa missione non fosse congrua neanche con la risoluzione approvata; prova ne è che i nostri militari vanno sotto il comando di forze occupanti inglesi e a loro si applica il codice militare di guerra. Spiegatemi come si può dire che vanno a compiere una missione umanitaria!
Da questo punto di vista, la nostra proposta, il tentativo avanzato innanzitutto dal collega Castagnetti, era di rispettare i termini per il decreto-legge. Se applichiamo rigidamente i termini della discussione parlamentare permessa ad un decreto-legge, che poteva arrivare molto prima... Presidente, lei sa benissimo che il Governo è stato accusato fortemente, anche in Commissione, di aver presentato questo provvedimento con molto ritardo, all'ultimo minuto! Allora, non si può accusare il Parlamento se eventualmente questo decreto-legge decadrà: è il Governo che se ne deve assumere totalmente la responsabilità, in una situazione politica in cui si rifiuta di entrare nel merito di cosa sta succedendo! Nel giorno in cui la Casa Bianca ammette, attraverso le parole di Condoleezza Rice, di aver raccontato frottole vergognose sull'uranio, noi non possiamo neanche entrare nel merito del fatto che mandiamo in una situazione esplosiva dei militari che, come quelli statunitensi e come quelli inglesi, pagheranno le colpe dei loro Governi! Il Parlamento, questa parte del Parlamento, si dissocia da questa responsabilità!

DARIO FRANCESCHINI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DARIO FRANCESCHINI. Signor Presidente, credo che questo dibattito sia iniziato veramente male. Gli interventi del presidente Elio Vito e del ministro Giovanardi hanno introdotto immediatamente una buona dose di ipocrisie e, da parte del presidente Vito, anche una buona dose di retorica totalmente fuori luogo, parlando dei ragazzi che devono avere lo stipendio: tutti elementi che servono semplicemente a coprire l'assenza di volontà di dare una risposta politica ad un problema politico che l'opposizione ha posto e che non porta in alcun modo a discutere della solidarietà o del sostegno agli italiani che sono all'estero per decisione di questo paese, di questo Governo.
Noi abbiamo posto un problema politico: avete messo insieme missioni di natura completamente diversa, missioni autorizzate da questo Parlamento nella natura secondo la quale si sono poi svolte, missioni condivise in misura larghissima dalle forze politiche dentro quest'aula e la missione in Iraq, che si sta dimostrando - come è stato ricordato e come noi vogliamo ribadire - assolutamente diversa da quanto il Governo era venuto a raccontare in quest'aula, signor ministro.
In quell'occasione, l'opposizione si espresse con l'astensione, ricordando in modo chiaro che si trattava di una posizione di attesa, ma che avremmo poi verificato, al momento del finanziamento delle missioni e quindi al momento del decreto, se gli impegni assunti dal Governo


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sarebbero stati mantenuti. Ora, non sono soltanto i fatti avvenuti in Iraq, la natura di quella missione e la natura dei compiti a cui sono stati chiamati i nostri soldati, ma sono le parole che voi avete scritto in questo decreto-legge che mostrano il sostanziale cambio di impostazione di questa missione!
Il ministro Frattini, in quest'aula, ha dichiarato: la missione che avremo in Iraq non è l'ISAF dell'Afganistan e neppure quella dei Balcani, missioni, queste, destinate alla stabilizzazione politica e sociale, oltre che alla sicurezza. Quella dell'Iraq - ha aggiunto il ministro - è, invece, una missione italiana che ha lo scopo emergenziale umanitario di salvaguardare, mentre si definisce il quadro internazionale, le condizioni della popolazione civile.
Signor ministro, la invito ad ascoltarmi, perché attendo su ciò una risposta. Presidente, se può chiedere...

PRESIDENTE. Le posso garantire che il ministro ha un atteggiamento mimico di attenzione. A volte, le orecchie captano lo stesso.

DARIO FRANCESCHINI. Mi rivolgo a lei, ministro, non perché desideri la sua attenzione personale, ma perché chiedo che, su questo, fornisca una risposta.
Il ministro Frattini - queste sono le parole che ho letto - ha dichiarato in Parlamento che la missione in Iraq non era una missione di stabilizzazione. L'articolo 6 del decreto-legge recita esattamente: «per concorrere al processo di stabilizzazione del paese». Quindi, sono le parole che voi avete scritto nel decreto-legge che cambiano completamente la natura della missione, perché dicono l'opposto di quello che il ministro Frattini ha comunicato in quest'aula, portando l'opposizione, in attesa, ad astenersi dal voto. È la natura che è completamente cambiata.
Rispetto a ciò, anziché cercare, come dovrebbe fare una maggioranza, di costruire le condizioni tecniche e parlamentari per consentire all'opposizione di votare insieme a voi le dieci missioni condivise, rispondendo a quel principio che avete più volte sollecitato dove è possibile tenere un atteggiamento bipartisan di fronte ai temi di politica internazionale, vi aggrappate ad un'inesistente impossibilità tecnica che lei sa essere inesistente perché, come è stato già ricordato, vi sono diversi modi con cui è possibile consentire lo stralcio: due decreti-legge, un disegno di legge a parte che ci impegneremo a sostenere anche nei tempi e nei ritmi in Parlamento per consentire un'approvazione veloce. La realtà è che voi rifiutate lo stralcio perché avete costruito il provvedimento in questo modo, pensando di speculare, con una mediocre operazione, sulle presunte divisioni dell'opposizione. Volete tenere unito questo provvedimento, alla faccia dei tentativi di avere posizioni condivise in politica estera.
Per questo motivo, insistiamo in tale richiesta. Le chiediamo di chiarire questo cambiamento di indirizzo della missione che il Governo ha previsto nel decreto-legge e soprattutto respingiamo al mittente l'accusa gratuita del presidente Vito, ricordando che, è proprio il rifiuto dello stralcio da parte della maggioranza che ritarderà il pagamento delle missioni ed il pagamento degli stipendi dei nostri soldati (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

MARCO RIZZO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARCO RIZZO. Signor Presidente, credo che il Governo ed il ministro Giovanardi non solo abbiano detto inesattezze nell'esplicare la vicenda che stiamo discutendo, ma, dal punto di vista della valutazione politica, stiano commettendo anche un serio errore, perché, proprio sulla base del rispetto verso i nostri militari impegnati in varie parti del mondo, credo che, da parte di quest'Assemblea e del Governo, ci dovrebbe essere un'attenzione affinché le vicende siano definite una ad una e vi sia la possibilità, da parte di tutto il Parlamento, di esprimere, con un voto, quell'adesione o meno ad ogni singola missione.


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Dato che tecnicamente è possibile fare questo da parte del Governo, vuol dire che politicamente il Governo non si vuole assumere questa responsabilità. È una responsabilità grave quella che il Governo non si vuole assumere, perché stiamo parlando di vicende estremamente delicate.
Sulla vicenda principale dell'Iraq le inesattezze del ministro Giovanardi sono confutate dai fatti quotidiani. Solo ieri, i nostri carabinieri a Nassiriya, per far fronte ad un assalto da parte degli integralisti islamici - ossia dai nemici che si vorrebbero combattere - della sede di uno dei partiti comunisti, guarda caso, hanno arrestato gli aggrediti, schierandosi contro di loro. Vorremmo sapere, dal punto di vista del Governo, quali siano le regole dell'ingaggio.
A proposito di questa vicenda, che ho appena trattato in una nota pubblicata da alcuni quotidiani italiani, sarebbe interessante, sarebbe utile capire, proprio da coloro che si occupano del merito - vedo qui il presidente Selva, ma mancano il ministro Martino ed il ministro degli esteri Frattini -, quali siano le regole di ingaggio e quali siano le regole politiche: se i nostri soldati sono lì a stabilizzare, sarebbe interessante capire come in uno dei centri nevralgici, Nassiriya, i nostri carabinieri stiano, tra virgolette, dalla parte degli integralisti islamici, cioè dalla parte di quelli che, tra virgolette, si vorrebbero combattere.
Quindi, la responsabilità di questo Governo è duplice perché ci troviamo in uno stato confusionale, anche sotto il profilo della gestione, dovuto al fatto, tra l'altro, che il comando dei nostri militari è affidato a stranieri privi di ogni autorizzazione che stanno occupando illegittimamente un paese!
Credo che, da questo punto di vista, la responsabilità del Governo nel non aderire alle nostre richieste sia grave e, anzi, si faccia sempre più grave giorno dopo giorno. Da ultimo, vi è da dire che vi è anche una mancanza di rispetto verso i parlamentari della maggioranza perché, evidentemente, è chiaro che li si obbligherà a stare qui, seduti sui loro scranni, qualche giorno in più (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Comunisti italiani).

CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. Ne vale la pena!

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ho ascoltato, come sono solito fare, con attenzione questo è stato detto nel corso del dibattito ed anche le interessanti e diversificate impostazioni che sono state date al problema; però, ad un certo punto, avevo richiamato il discorso sul metodo, invece che sul merito, perché il metodo richiede la valutazione, ai sensi del regolamento, di ciò che si può o non si può fare, indipendentemente dalla valenza politica degli argomenti.
Allora, anticipando anche una decisione che mi sono permesso, insieme al Presidente Casini, di sollecitare, voglio dirvi come la penso sul metodo perché le questioni hanno una loro valenza che si colloca nella tradizione con la quale la Camera deve poi svolgere il suo lavoro per stabilire, non in questa stagione o in un'altra, ma, come vi dirò, nelle varie stagioni - a cominciare dal 24 febbraio 1988 al luglio 1999 e poi al 2002 -, che lo stralcio di articoli di un decreto-legge non può essere ammesso in quanto tali articoli non fanno parte dell'atto di iniziativa formalmente all'esame della Camera: il disegno di legge consta di un unico articolo, ma il decreto-legge è un atto che già oggi ha forza di legge ed è, perciò, in vigore nell'ordinamento giuridico; quindi, in sede di conversione, le Camere non possono pronunciarsi che sull'intero testo del decreto-legge.
Ciò premesso nel metodo, io ritengo che la questione abbia una sua valenza di carattere politico ed anche etico-politico perché riguarda chi combatte, chi rischia, chi è lontano da noi, chi può non capire nemmeno la legittimità delle diverse posizioni. Perciò, d'accordo con il Presidente Casini, anzi su suo autorevole impulso, io sospendo la seduta e convoco, per incarico del Presidente Casini, la riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo alle 17,50, nella sala dei ministri.
Questo avviene perché l'interesse che la Presidenza attribuisce alla soluzione equilibrata


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del problema corrisponde non alla paura di stare qui in aula un'ora, un giorno o dieci giorni in più, ma alla ragione che è giusto trovare una soluzione giusta (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).
Sospendo dunque la seduta.

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