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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Amici. Ne ha facoltà.
SESA AMICI. Signor Presidente, accogliendo il suo invito alla sobrietà, e vista anche l'ora, sarò breve, perché credo che l'ampia discussione - che forse non era del tutto prevedibile da parte degli altri colleghi, soprattutto della maggioranza - che si è svolta sul provvedimento al nostro esame abbia reso giustizia nel merito rispetto al nostro atteggiamento contrario, che esprimeremo nella votazione finale.
Tuttavia, mi preme sottolineare un solo concetto, e intendo ricordarlo al sottosegretario Saporito. Infatti, abbiamo avversato il provvedimento al nostro esame perché rappresenta un forte spostamento
di asse rispetto alla legge n. 59 del 1997, introdotta dal Governo di centrosinistra grazie all'allora ministro Bassanini. Tale legge aveva un fondamento che riteniamo ancora oggi valido: offrire la possibilità allo stesso Governo, grazie ad una serie di strumenti, come la semplificazione normativa, di verificare in qualsiasi momento i costi e i benefici dell'impatto legislativo della propria attività. Ciò si accompagnava contestualmente alla necessità di istituire un nucleo di semplificazione, e tali fattori segnavano, in qualche modo, una svolta ed un elemento di discontinuità anche nell'azione stessa del Governo.
L'operazione che ci è stata proposta con questa legge di semplificazione e di impatto normativo non solo rimette in discussione quell'aspetto che poc'anzi ho ricordato, ma accentua un elemento che, nel corso della discussione sulle linee generali (ribadito anche nel corso di un intervento durante l'esame delle proposte emendative) il sottosegretario Saporito ha evidenziato, consistente nella necessità non tanto di rifarsi ad un complesso di questioni, in modo da renderle più chiare ed intelligibili ai cittadini, che ne devono essere i soggetti fruitori, bensì di restituire ai codici una natura più complessiva. Proprio perché il Governo sposta tutto nuovamente all'interno dei codici, il provvedimento al nostro esame rende la situazione necessitata, con la conseguente richiesta di deleghe: i vari articoli del provvedimento, infatti, rappresentano effettivamente la richiesta esplicita da parte del Governo di deleghe per adottare i conseguenti atti.
Credo si tratti dell'elemento dirimente per l'opposizione; lo abbiamo già affermato precedentemente, e dunque non mi soffermerò su questo aspetto, ma tale metodo di procedere nell'azione di un Governo (in questo momento si tratta proprio della natura e della funzione stessa dell'esecutivo, che opera attraverso questi «salti») impedisce il corretto esercizio della funzione legislativa e soprattutto impedisce un'azione legislativa da parte del Parlamento, il quale deve essere chiamato, in tutte le occasioni, a verificare quanto di ciò che produce registri un impatto positivo o meno sui soggetti cui fa riferimento. È del tutto evidente, invece, che molte delle norme che abbiamo discusso, ed anche le dichiarazioni di voto sui singoli articoli, testimoniano che tale interesse non è stato in alcun modo presente nel corso dell'esame di questo provvedimento.
Vorrei portare un esempio, preso a prestito dalla discussione svoltasi al Senato. Ai colleghi basterebbe ricordare, in quest'ultima fase della discussione, quanto sia peggiorato il funzionamento nelle pubbliche amministrazioni rispetto ad alcuni procedimenti. In particolare, vorrei ricordare che negli anni precedenti avevamo avuto, grazie anche alle leggi di semplificazione, la legge relativa all'autocertificazione, che in molti enti locali aveva consentito di ridurre il problema delle lunghe file e dei certificati che si ripetevano.
Nel corso degli anni - vorrei segnalare, al riguardo, che siamo nel 2003, ma che stiamo discutendo di una legge di semplificazione per il 2002 - anche i numeri relativi a questa pratica, che rappresentava un modo per alleggerire l'impatto dell'attività della pubblica amministrazione sui cittadini, sono tornati vertiginosamente a crescere. È del tutto evidente che, nemmeno di fronte a questo, il Governo sente il bisogno di varare provvedimenti sui quali effettuare successivamente una verifica non di tipo ideologico, ma concreta e relativa alla fattualità degli stessi provvedimenti; invece, si assiste ad una specie di delirio, perché il Governo assume su di sé la delega, salvo poi, probabilmente, farci ritornare in Assemblea per chiedere una proroga, perché non è stato in grado di emanare i relativi decreti legislativi.
Questi argomenti, assieme a tutti gli altri sviluppati nel corso del dibattito, confermano il nostro voto contrario al provvedimento in esame (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, un tema come quello della legge di semplificazione - lo ricordava pochi istanti fa il collega Boccia - non appartiene ad una maggioranza del Parlamento, ma è un patrimonio che dovrebbe essere comune, di tutto il Parlamento.
Nella XIII legislatura vi sono state molte occasioni in cui, quando si sono affrontati questi temi, non vi è stata alcuna divisione tra maggioranza ed opposizione. La prova più evidente di tutto questo è stata proprio l'approvazione della prima legge Bassanini, la legge n. 59 del 1997, il cui articolo 20 è stato uno straordinario strumento di semplificazione. Tale articolo 20 fu approvato da tutti ed i suoi effetti sono sotto gli occhi di tutti noi.
Nel corso di quegli anni, nella passata legislatura, gli effetti dell'applicazione dell'articolo 20 sono stati i seguenti: sono stati delegificati 184 procedimenti, ne sono stati semplificati 157, sono stati approvati 68 regolamenti di semplificazione, sono stati predisposti 7 testi unici che, come voi tutti sapete, operavano delegificazioni, semplificazioni, risistemazioni ed abrogazioni.
Dal saldo di quei cinque anni di lavoro, frutto di un'attività comune, che aveva visto il coinvolgimento dell'opposizione di allora, si evince che sono stati abrogati 2.933 tra leggi e regolamenti, a fronte dell'introduzione di 321 nuove leggi e regolamenti. Sono stati abrogati 13.485 articoli di legge, a fronte dell'introduzione di 2.286 articoli.
Il saldo era clamorosamente positivo al punto tale che l'OCSE, nel suo rapporto sul sistema di regolazione e sulla situazione dell'impatto normativo del nostro paese, ci ha fatto fare giganteschi passi in avanti nella classifica internazionale, considerando il meccanismo che il Governo Prodi ed il ministro Bassanini avevano in qualche modo sottoposto al voto del Parlamento (e che lo stesso aveva approvato unitariamente) tra i più efficaci utilizzati nei paesi membri dell'OCSE.
Ebbene, non si capisce perché l'articolo 1 di questo disegno di legge provveda ad abrogare l'articolo 20 della legge n. 59 del 1997, modificandolo integralmente. Perché modificare integralmente un articolo che aveva prodotto i risultati che ho appena ricordato? Qual è la ragione politica, e direi anche legislativa, pratica di questa operazione? Non è stato possibile capirlo in tutti i passaggi e le letture che Camera e Senato sono stati chiamati a compiere. Forse, l'unica interpretazione che potremmo dare è che vi è stata una sorta di impennata all'interno del Governo che ha voluto, in qualche modo, marchiare il terreno, segnare il territorio con qualcosa di originale e di nuovo, che potesse portare il marchio di un nuovo ministro rispetto ad una funzione fondamentale e sostanzialmente bipartisan quale quella della semplificazione della normazione nel nostro paese. Tuttavia, tutto questo non serve ed i risultati sono sotto i nostri occhi.
L'ampliamento dei poteri delegati del Governo di cui agli articoli 1 e 2, così come ci è stato presentato, è una cosa poco seria. È poco seria sul piano del diritto, perché tali articoli ampliano il potere di delega molto al di là dei limiti consentiti dall'articolo 76 della Costituzione che parla di principi e criteri direttivi, di tempo limitato e, soprattutto, di oggetti definiti.
Dove sono questi principi costituzionali nel presente disegno di legge? Questo disegno di legge è una cosa poco seria anche sul piano dell'efficacia del risultato che si vuole raggiungere. La prova provata è che stiamo discutendo del disegno di semplificazione per il 2002 e siamo a metà del 2003: siamo in ritardo ormai di due anni rispetto a quella che era stata, invece, fino alla passata legislatura, un'attività che veniva compiuta anno dopo anno producendo risultati estremamente significativi come ho ricordato prima.
Davvero pensate di poter semplificare con uno strumento come quello che vi siete inventati? Cito il presidente della I
Commissione del Senato, il senatore Pastore, che parla di un complesso sistema di deleghe che si muove su tre livelli.
PRESIDENTE. Sottosegretario Saporito, ascolti le dichiarazioni di voto...
GIANCLAUDIO BRESSA. Il primo livello riguarda le leggi di riassetto e di codificazione; il secondo livello riguarda il richiamo all'articolo 20 della legge n. 59 del 1997, come descritto da voi; il terzo livello riguarda i principi specifici per ogni delega.
Avete una ben strana idea della semplificazione se pensate che una costruzione così barocca possa ottenere qualche risultato concreto! Ripeto ancora una volta: la prova provata è che siamo oltre la metà del 2003 e non abbiamo ancora approvato la legge di semplificazione per il 2002. Una legge che ha avuto così tanta difficoltà nell'essere approvata immaginate che tipo di difficoltà avrà ad essere attuata.
Allo stesso modo, avete una strana idea del potere taumaturgico della codificazione. Siete in grado di spiegarci come riuscirete a codificare il diritto amministrativo? Quest'ultimo non è come il diritto privato in cui vi sono principi che risalgono al diritto romano. La necessità di adeguamento e di adattamento continuo alle esigenze delle amministrazioni impedisce qualsiasi tipo di codificazione del diritto amministrativo, come tutti i grandi maestri di diritto amministrativo nella storia del nostro paese hanno testimoniato. Oggi venite a dirci che la strada dei testi unici deve essere abbandonata e si deve intraprendere quella dei codici. Auguri, perché sarà una strada impervia e, credo, molto avara di risultati.
Questo disegno di legge è un caravanserraglio a cui avete attaccato dieci deleghe sulla base di principi e criteri direttivi vaghi e nebulosi. Non è, quindi, e non sarà una legge di semplificazione perché complica tragicamente il modo di semplificare. È solo uno strumento per consentire al Governo di fare il pieno di deleghe e di umiliare il Parlamento espropriandolo della propria funzione legislativa.
Ci volete dire cosa impedisce a questo Governo ed ai suoi ministri di presentare un disegno di legge delega per il riordino di una materia attenendosi rigorosamente alla previsione dell'articolo 76 della Costituzione? Niente, solo l'arroganza politica del Governo e della sua maggioranza che considerano il Parlamento un intralcio alla propria cultura del fare.
Tuttavia, con questa legge di semplificazione non riuscirete a fare proprio nulla, se non a complicare le cose terremotando l'assetto della pubblica amministrazione, facendo venire meno alcune importanti certezze e la fiducia in una macchina complessa come quella dello Stato che, nel corso degli ultimi anni, aveva dimostrato di essere capace di semplificare e di modernizzarsi.
Questo disegno di legge è pericoloso e velleitario. Per questo il nostro sarà un voto convintamente contrario (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, ho poco tempo a disposizione per cui in questa brevissima dichiarazione di voto mi richiamo agli interventi più volte fatti nel corso dell'esame del provvedimento ed anche agli interventi degli altri colleghi del centrosinistra. Mi riferisco al collega Boccia, ma anche a tutti gli altri: condivido pienamente le considerazioni e le riserve critiche espresse poco fa dalla collega Amici per i Democratici di sinistra e, in modo puntuale e documentato, dal collega Bressa a nome della Margherita. In particolare, il collega Bressa ha fatto riferimento alla pretestuosa sostituzione integrale dell'articolo 20 della legge n. 59 del 1997 i cui effetti positivi egli ha puntualmente ricordato.
Signor Presidente, a nome delle diverse componenti del gruppo misto dell'opposizione, cioè a nome dei Comunisti italiani, dell'UDEUR-Popolari per l'Europa, dei Socialisti
democratici italiani, dei Verdi-l'Ulivo e della componente delle Minoranze linguistiche, annuncio il nostro voto contrario al disegno di legge in esame (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Socialisti democratici italiani).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Saponara. Ne ha facoltà.
MICHELE SAPONARA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per una brevissima dichiarazione di voto. Naturalmente, Forza Italia voterà con convinzione a favore di questo provvedimento perché lo abbiamo seguito in tutto il suo iter e ne abbiamo apprezzato ed approvato la ratio.
Si tratta di un provvedimento di razionalizzazione e di semplificazione. Poiché ci si lamenta delle leggi caotiche, che il cittadino non riesce a comprendere, penso allora che, anziché fare ostruzionismo e criticare, bisognerebbe essere d'accordo. Anche perché questo processo di semplificazione e di razionalizzazione non è solo nostro; noi abbiamo soltanto portato avanti un'attività iniziata nella precedente legislatura.
Il collega Boccia diceva poc'anzi che, dovendo creare un contenitore che serve a tutti (il processo di semplificazione), sarebbe auspicabile una collaborazione da parte di tutti coloro i quali poi devono usufruire di queste leggi. Penso invece alle obiezioni avanzate questa mattina, specialmente dall'amico Gerardo Bianco, il quale dice che il Parlamento viene ad essere espropriato, come se i decreti legislativi non dovessero poi passare al vaglio del Parlamento, con tutta la responsabilità che ovviamente compete alle Commissioni. Se, poi, le Commissioni, per pigrizia, non approfondiscono i problemi, questo è un altro discorso, però esse hanno il dovere di esaminare gli schemi dei decreti legislativi, al fine di vedere se corrispondano, o meno, a quanto contenuto nella legge delega.
Dicevo prima che noi voteremo a favore di questo provvedimento con convinzione ed anche con soddisfazione, perché con questa legge si prova che il nostro programma di Governo, il programma di modernizzazione e di razionalizzazione, viene attuato ogni giorno di più. Ciò vuol dire che quando si dice che noi approveremo determinate leggi entro un dato periodo di tempo, il tempo potrà anche sforare di qualche mese o di qualche giorno, ma il dato di fatto è che manteniamo i nostri impegni.
Per questi motivi, a nome del gruppo di Forza Italia, preannuncio il voto favorevole e convinto del nostro gruppo su questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole D'Alia. Ne ha facoltà.
GIAMPIERO D'ALIA. Intervengo, signor Presidente, per annunciare il voto favorevole del gruppo dell'UDC. Si tratta di un provvedimento molto complesso, che ha avuto un iter anch'esso complesso, i cui tempi sono stati dettati anche dall'intervento legittimo, e che apprezziamo, del Capo dello Stato, su alcune questioni; ciò ha costretto il Parlamento ad adeguare correttamente il provvedimento stesso. Il disegno di legge al nostro esame è complesso ed affronta una serie di questioni importanti, che non sono solo quelle relative al riassetto normativo, alla regolazione delle fonti e a quant'altro, ma riguardano settori importanti, come ad esempio quello del corpo di Vigili del fuoco, la sicurezza sul lavoro, le assicurazioni e così via.
Condivido il ragionamento svolto dal collega Gerardo Bianco sull'uso della delega. Alcuni interventi in questo senso sono stati fatti anche dal nostro gruppo parlamentare; l'onorevole Bianco ricordava l'intervento del presidente Tabacci sullo stralcio relativo alla delega per il settore energetico. Abbiamo anche noi qualche perplessità, come ricordava l'onorevole Tabacci, ad esempio con riferimento alla delega relativa alla tutela del consumatore, ma noi dobbiamo sviluppare
questo ragionamento, non solo affermando un principio, che è corretto anche in ragione dell'articolo 76 della Costituzione (cioè nel rapporto equilibrato tra Governo e Parlamento nel campo dell'attività normativa), ma anche tenendo conto della circostanza che, se è vero che il Parlamento in alcune materie non può vedere sottratta in parte la sua potestà legislativa, tuttavia è anche vero che ciò deve essere coordinato con l'attività del Governo. Laddove, quindi, vi siano dei momenti di inadempienza da parte del Parlamento, nell'intervenire legislativamente su alcuni settori importanti, in tal caso è legittimo che il Governo, utilizzando lo strumento della delega, possa coprire questa parte mancante dell'attività parlamentare.
Apprezziamo questo ragionamento ed esprimeremo un voto favorevole su questo provvedimento per il suo contenuto. Anche noi abbiamo alcune perplessità sulla questione del metodo, che tuttavia svilupperemo in seguito.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gerardo Bianco. Ne ha facoltà.
GERARDO BIANCO. Le ragioni della nostra contrarietà in ordine a questo provvedimento sono state esposte, in maniera molto chiara ed approfondita, da parte del collega Bressa.
Mi permetto soltanto di far osservare all'onorevole Saponara che, al comma 4, dell'articolo 2, è previsto il parere delle competenti Commissioni parlamentari che - com'è noto - è un parere non vincolante, consultivo, dunque puramente formale.
Onorevole Saponara, ho una lunga esperienza parlamentare e so che, alla fine, le solidarietà di maggioranza prevalgono rispetto alle decisioni di Governo. Ecco perché, di fatto, siamo di fronte ad un annullamento dei poteri del Parlamento. E questa è una preoccupazione che non deve appartenere soltanto a noi, non è soltanto un problema di dialogo tra maggioranza ed opposizione, è un problema che investe la stessa natura e la stessa funzione del Parlamento; ci preoccupiamo non solo per noi, ma per tutto il Parlamento.
Anche dopo l'approvazione di questo disegno di legge, vorrei invitare i colleghi a leggere questo provvedimento, affinché in futuro si possa correggere questa stortura che, sostanzialmente, espropria il Parlamento; mi preoccupo di ciò. Poi, i problemi relativi ai rapporti tra maggioranza ed opposizione devono avere altre basi e necessitano di altri tipi di dialogo che, spero, possano essere positivi.
Il mio invito è rivolto a voi in qualità di parlamentari, di maggioranza e di opposizione, affinché consideriate queste leggi come negative ed esproprianti della funzione del Parlamento.
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
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