Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 345 del 23/7/2003
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(Esame dell'articolo 23 - A.C. 2579-B)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 23 (vedi l'allegato A - A.C. 2579-B sezione 25).
Nessuno chiedendo di parlare e non essendo state presentate proposte emendative, passiamo alla votazione dell'articolo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boccia. Ne ha facoltà.

ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, abbiamo colto l'occasione offertaci dall'esame di questo testo per porre all'attenzione dell'Assemblea la qualità della nostra democrazia; abbiamo posto una serie di questioni che, come ben si comprende, vanno al di là del provvedimento. Infatti, essendo ormai in quarta e quinta lettura, è comunque scontata l'approvazione del disegno di legge da parte dell'Assemblea, pur se con il nostro voto contrario.
Al di là di tali circostanze, tuttavia, ci è parso opportuno intervenire nel dibattito al riguardo perché il provvedimento è un po' emblematico, rappresentando una sintesi della cultura che il centrodestra ha posto in campo in questa legislatura. Vorrei concludere su questo ultimo articolo i miei interventi circa il disegno di legge - la dichiarazione finale di voto per conto della Margherita la renderà il collega Bressa, che ha seguito il provvedimento in Commissione - ponendo un'ultima questione, di metodo.
Presidente, mi rivolgo a lei e, contemporaneamente, ai colleghi della maggioranza; il provvedimento conferisce una delega sistematica al Governo su una serie di materie. Ebbene, su questi temi, noi, colleghi della maggioranza, seppure tardivamente, dovremmo comprendere che vi è bisogno di lavorare insieme; in questo senso è il mio richiamo, il mio appello e tale è il significato politico del mio breve


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intervento. Sono temi che riguardano la casa comune, non la maggioranza e l'opposizione; purtroppo, non vi è stato alcun tentativo da parte della maggioranza di affrontare la questione del metodo. Mi riferisco alla questione di come adeguare il nostro lavoro parlamentare agli aspetti nuovi che il sistema maggioritario pone; ci saremmo aspettati un confronto più costruttivo e - lasciatemelo dire - anche più serio. Si poteva, per alcune di queste materie, prevedere la sede legislativa, con l'assegnazione alle Commissioni affari costituzionali dei due rami del Parlamento; probabilmente, se lo spirito fosse stato quello di costruire insieme tali riforme normative, di delegificazione e di snellimento, avremmo potuto convenire sulla necessità e l'opportunità di decidere in sede legislativa il riordino della materia.
Vi è sicuramente il diritto della maggioranza, anche e soprattutto dopo l'affermazione del maggioritario, di avere tempi certi per l'approvazione delle leggi; lo stesso diritto ha il Governo per quanto riguarda i «suoi» provvedimenti. Per corrispondere al voto popolare, la maggioranza, evidentemente, deve potere avere la certezza che i propri provvedimenti vadano, per così dire, a buon fine; ma sussiste anche il diritto dell'opposizione di recare un contributo, in nome della bontà delle proprie posizioni, ai convincimenti della maggioranza, cercando di modificare, secondo il proprio sentire e la propria visione delle cose, i testi presentati dal Governo e sostenuti dalla maggioranza medesima. Questa è la logica dei lavori in Parlamento ed è in questo ambito che deve avvenire la sintesi tra la volontà della maggioranza ed il ruolo di una opposizione costruttiva; infatti, è proprio sui temi di riordino istituzionale che si sarebbe potuto costruire il contrappeso di una impostazione maggioritaria del sistema. Impostazione che può diventare opprimente - e, di fatto, lo sta diventando, anche per la democrazia -, se viene interpretata in una logica non di maggioranza che governa ma di maggioranza che comanda.
E, quindi, potevamo trovare un contemperamento nell'assegnazione del provvedimento alla Commissione in sede legislativa ai fini della redazione di moltissimi di questi articoli del provvedimento. Questo è un tema che si pone questa mattina e che riguarda tutti e mi auguro che, nel prosieguo, possa svolgere la funzione di indirizzo. Questa è la volontà che esprimo a nome del gruppo parlamentare della Margherita, DL-l'Ulivo, e ritengo anche di tutta l'opposizione: c'è la volontà, quando si tratta di costruire le mura di una casa comune, di concorrere insieme a costruirla. Non mi pare che vi sia altrettanta disponibilità da parte della maggioranza. Non si tratta dunque solo dell'opposizione a questo provvedimento, ma si tratta di un'opposizione che ci costringe, come è accaduto ieri e come accadrà fra poco sulla cosiddetta legge Gasparri, a tenere un atteggiamento molto ostile, molto critico, che non è solo di opposizione di merito ma è anche opposizione sistemica ad un metodo che sta diventando sempre più limitativo delle prerogative del Parlamento e delle libertà costituzionali (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato, al quale ricordo che dispone di un minuto di tempo. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, il collega Boccia poc'anzi nell'esprimere le sue considerazioni ha sostenuto di svolgere queste osservazioni anche norme di tutta l'opposizione. Da parte nostra vi è piena condivisione di ciò che il collega ha detto e, pertanto, alle sue considerazioni e ai suoi rilievi mi richiamo.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 23.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.


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Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 424
Maggioranza 213
Hanno votato
246
Hanno votato
no 178).

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