Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 345 del 23/7/2003
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(Esame dell'articolo 10 - A.C. 2579-B)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 10 (vedi l'allegato A - A.C. 2579-B sezione 12).
Nessuno chiedendo di parlare e non essendo state presentate proposte emendative, passiamo alla votazione dell'articolo 10.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Magnolfi. Ne ha facoltà.

BEATRICE MARIA MAGNOLFI. Signor Presidente, con questo articolo si scopre una cosa abbastanza stupefacente: dopo due anni di Governo, dopo due anni dall'istituzione di un nuovo ministero, denominato pomposamente per l'innovazione tecnologica, nonché dopo una roboante campagna elettorale all'insegna delle tre I, il Governo si prende ancora diciotto mesi di tempo - nel testo originario si parlava di un anno, poi incrementato - per adottare uno o più decreti legislativi che dovrebbero assegnare al Governo stesso competenze di coordinamento di progetti in materia di innovazione tecnologica, con criteri assolutamente vaghi e persino superati dallo sviluppo impetuoso di questo settore.
Colleghi, in due anni di tempo, nel mondo della telematica e dell'informatica


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è cambiato quasi tutto, e per fortuna. Per fortuna, nessuno si è fermato in attesa che il Governo cominciasse ad intervenire concretamente in questa materia e anche a destinare qualche risorsa significativa. Vorrei ricordare che la finanziaria di quest'anno ha destinato all'intero settore - pubbliche amministrazioni, alfabetizzazione dei cittadini, autostrade informatiche - 100 milioni di euro. Quindi, giudicate voi quale sia la graduatoria di importanza che il Governo delle tre I assegna all'innovazione tecnologica. Dicevo che, nell'attesa, il mondo è andato avanti, mentre il ministero moltiplicava qualche iniziativa promozionale. Per lo più, si tratta di siti vetrina, nei quali si è accolti - devo dire, con grande cortesia - dal benvenuto del ministro. Ma non c'è molto di più, se non tanta convegnistica.
Questo sviluppo è avvenuto senza guida con le uniche risorse degli enti locali e dei privati e, dunque, con molte contraddizioni. Pensiamo soltanto alla modernizzazione della pubblica amministrazione, che è un nodo cruciale per il nostro paese: non si può parlare di competitività e di recupero di efficienza e di efficacia senza affrontare di petto tale questione. Pensiamo al cosiddetto e-government, di cui molto si è parlato, soprattutto in riferimento ai vari piani Marshall destinati al terzo mondo. Le uniche risorse investite dallo Stato in due anni sono quelle ereditate dai governi dell'Ulivo: il gruzzolo del 10 per cento sulla vendita delle licenze UMTS, distribuito fra i 138 progetti degli enti locali che sono stati approvati. Il resto lo hanno fatto da soli - lo ripeto: da soli - i comuni, le province e le regioni del nostro paese. E non è stato poco: servizi al cittadino, prenotazione on line, pagamenti on line, telemedicina e così via.
Il Sole 24 Ore, in occasione del recente convegno interministeriale europeo di Cernobbio, ha pubblicato uno speciale inserto tutto dedicato all'e-government da cui si evince che l'Italia degli ultimi anni su questi temi ha risalito alcuni posti nella graduatoria di Lisbona, dell'Europa dei 15, passando dal dodicesimo al nono posto, unicamente - lo sottolineo: unicamente - grazie all'impegno degli enti locali e non a caso - lo dico senza enfasi, ma con un po' di orgoglio - fra i primi 10 comuni che Il Sole 24 Ore ha elencato in quella graduatoria, nove sono amministrati dal centrosinistra.
Molti passi si sono fatti in avanti anche nel terreno dell'open source, il cosiddetto software libero o con codice a sorgente aperta. Gli altri paesi fanno passi in avanti. La Germania ha reso obbligatoria l'adozione del sistema Linux per tutti i siti pubblici. La Francia ha espresso una forte raccomandazione verso l'open source. La Spagna dal 1999 sta attuando una migrazione graduale verso il sistema Linux, che è da tutti riconosciuto come più economico e anche molto ma molto più democratico. Noi siamo fermi al palo. C'è qualche dichiarazione ambigua del ministro, che poi viene smentita dai bandi, per esempio, del Ministero dell'economia e delle finanze, che escludono l'utilizzo di questo sistema e il ministro dice e non dice, mentre, nel frattempo, ogni soggetto si arrangia come può e come crede.
Pensiamo ad un'altra questione, quella della banda larga. Di recente, proprio in questi giorni, è uscito... Dice a me, Presidente? Pensavo che volesse richiamare all'ordine ...

PRESIDENTE. Onorevole collega, lei ha passato i cinque minuti previsti.

BEATRICE MARIA MAGNOLFI. Concludo immediatamente.
Dico che anche sulla banda larga noi non abbiamo indirizzi, non abbiamo risorse da parte di questo Governo e ci sono intere zone del territorio nazionale, i piccoli comuni, le aree di montagna le isole, quelle zone che hanno più bisogno di questi servizi, che non saranno mai cablate e non avranno mai le infrastrutture digitali, perché i gestori non ritengono remunerativo questo investimento.
Allora, il nostro voto contrario su questo articolo è dovuto al fatto che su queste cose così complesse e delicate - non cito la relazione del garante della privacy perché richiederebbe un argomento a sé -


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non si può agire per delega, non si può agire dopo due anni e mezzo dall'inizio del Governo, non si può agire senza tener conto di tutti questi argomenti che in questo articolo e in questa legge di semplificazione assolutamente non ci sono (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Acquarone. Ne ha facoltà.

LORENZO ACQUARONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, si è discusso a lungo questa mattina sul fatto che le deleghe trovano soltanto un coordinamento, che sarebbe legittimo, oppure un'innovazione legislativa che sarebbe comunque illegittima, non tanto perché sottrae competenze al Parlamento, ma perché le sottrae violando i principi di cui all'articolo 76 della Costituzione, attesa la vacuità dei criteri direttivi. Ebbene, l'articolo 10 dà la prova che invece ci troviamo, effettivamente, proprio di fronte ad un esproprio delle prerogative parlamentari senza alcuna giustificazione. Ce la dà per un errore in cui forse sono caduti i formulatori, perché certe volte dalle piccole cose che si capiscono le grandi. L'ultimo comma dell'articolo 10 prevede che «Il Governo è delegato ad adottare uno o più decreti legislativi recanti disposizioni correttive e integrative». Questo concetto di «integrativo» chiarisce la portata del primo comma dell'articolo 10 dove ci si limita a parlare di riassetto, concetto che potrebbe essere inteso soltanto come una forma di razionalizzazione o di coordinamento formale, come si dice nel linguaggio parlamentare.
È pur vero che nell'articolo 10 del provvedimento in esame si fa richiamo all'articolo 20 della legge n. 59 del 1997, che noi amministrativisti consideriamo legge madre in tema di semplificazione, ma è anche vero che risulta in esso inserita l'espressione «come sostituito dall'articolo 1 della presente legge» che allarga le maglie previste dalla legge n. 59. Pertanto, vi è il sospetto tante volte avanzato dall'amico e collega Gerardo Bianco: non ci troviamo di fronte ad un coordinamento formale, ad un riassetto soltanto di tipo organizzatorio della normazione, ma ad un vero e proprio conferimento di poteri legislativi in violazione dell'articolo 76 della Costituzione.
Questa espressione «disposizioni correttive e integrative dei decreti (...)» chiarisce il concetto di riassetto e, purtroppo, lo fa in modo molto contrario a quanto sostenuto sinora dai colleghi della maggioranza, nonché anche dal mio antico amico sottosegretario Saporito.
Per queste ragioni, invito i colleghi ad esprimere un voto contrario proprio perché nell'articolo 10 si evidenzia una certa chiarezza non prevista negli articoli precedenti.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Gerardo Bianco. Ne ha facoltà.

GERARDO BIANCO. Signor Presidente, il collega Acquarone ha chiarito in termini giuridici, assolutamente rigorosi, la pericolosità di questo provvedimento ed i rischi a cui si va incontro in termini, credo, difficilmente confutabili.
Vorrei, tuttavia, aggiungere una sola considerazione: si tratta di un articolo che riguarda le società di informazione che rappresentano uno degli elementi decisivi dell'organizzazione della società del nostro tempo. Mettere nelle mani del Governo questa materia, senza un reale controllo, significa determinare processi di degenerazione democratica del paese piuttosto gravi e pericolosi. Invito, pertanto, i colleghi a rendersi conto di ciò che stanno facendo, perché, altrimenti, continueranno a votare passivamente, concorrendo a determinare situazioni piuttosto gravi per il nostro sistema complessivo sociale e democratico (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 10.
(Segue la votazione).


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Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 433
Maggioranza 217
Hanno votato
238
Hanno votato
no 195).

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