Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 345 del 23/7/2003
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(Esame dell'articolo 6 - A.C. 2579-B)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 6 (vedi l'allegato A - A.C. 2579-B sezione 8).
Nessuno chiedendo di parlare e non essendo stati presentati emendamenti, passiamo alla votazione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boccia. Ne ha facoltà.

ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, ci sono alcuni articoli di questo provvedimento


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che pongono un altro problema, più volte da me già sollevato, anche in questa legislatura, e che rendono ancora meno accettabile il testo, anzi accrescono fortemente la nostra contrarietà.
Se guardiamo, signor Presidente, al contenuto di queste deleghe, potremo facilmente riscontrare, senza bisogno di conoscenze approfondite, che alcuni degli articoli che stiamo esaminando delegano al Governo materie per le quali la competenza è perlomeno concorrente ed, in qualche caso, anche esclusiva delle regioni.
Dunque, procediamo, anziché ad un riordino normativo, alla delegificazione, alla formulazione di testi unici - molto opportunamente lo avremmo potuto fare, spurgando la legislazione da tutti contenuti di indirizzo e normativi concernenti le materie di competenza regionale - sostanzialmente, ad approvare delle leggi quadro. Si diceva e si dice ancora oggi delle leggi di principio, cioè delle norme che devono, poi, valere come norme vincolanti della legislazione regionale.
Vi è, quindi, il tentativo di individuare i principi ai quali devono ispirarsi le regioni, nel varare le loro leggi. Come comprenderà, signor Presidente, per talune materie, come quelle che stiamo attualmente esaminando, compreso questo articolo, ai sensi della Costituzione vigente, trattandosi di materie che non rientrano più, o quanto meno sono concorrenti, nella competenza dello Stato centrale e, quindi, del Parlamento, aggiungiamo un altro motivo di preoccupazione a quelli già sollevati.
La maggioranza incorre in una forte contraddizione, anche temporalmente visiva. Da una parte, si appresta a varare il provvedimento sulla devoluzione che, teoricamente, dovrebbe favorire un processo di decentramento e di regionalizzazione - dicono, di federalismo - e, dall'altra, invece, come in questi articoli - lasciatemelo dire da ex presidente della regione - si riappropria, anzi, peggio ancora, trasferisce al Governo, sovrapponendosi ingiustamente ed illegittimamente, di materie che la riforma del titolo V della Costituzione ha ormai trasferito a regioni, province e comuni.
Anche in questo caso vi sono elementi che lasciano forti dubbi e perplessità, non solo riguardo alla costituzionalità del provvedimento, ma anche riguardo alla trasgressione delle competenze regionali. Si tratta di una contraddizione ormai sistematica. Se si esaminano tutte le questioni pregiudiziali di costituzionalità, che il collega Bressa ed altri dell'opposizione hanno presentato in questi due anni, quando, un giorno, sarà fatta una raccolta di tali questioni pregiudiziali, si potrà registrare immediatamente come sia sistematica a parole una volontà di decentrare in senso federalista la vita dello Stato e come sia sistematica, invece, la concreta approvazione di norme che espropriano le regioni delle loro competenze.
Quindi, signor Presidente, si aggiunge anche questo motivo di forte contrarietà, si tratta infatti di tutt'altro che di riordino di legislazione e di semplificazione. Ancora una volta vi è un esproprio dei poteri delle regioni ed una contraddizione costituzionale nei comportamenti tenuti da questa maggioranza.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Sarò breve, signor Presidente. Mi viene in mente, d'altra parte, che sul conflitto di interessi, che abbiamo discusso ieri, avevo a disposizione cinque minuti su tutto il complesso del provvedimento.

PRESIDENTE. Spero che li abbia spesi bene.

MARCO BOATO. Come vede, cerco di essere morigerato e sarò rapidissimo.
Il collega Gerardo Bianco è intervenuto su quasi tutti gli articoli, con unica argomentazione: siccome è uomo di studi classici, mi è venuta in mente una sorta di Carthago delenda est, ripetuta in ogni circostanza. Io non lo faccio; mi richiamo


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semplicemente alle sue considerazioni, in modo molto sintetico, e le faccio mie.
Analogamente ha fatto, in modo più ampio, anche perché ha più tempo a disposizione, il collega Boccia; anche in tal caso mi richiamo alle sue argomentazioni ed in particolare a quelle che riguardano il profilo della sovrapposizione dell'attività statale, in questo caso non solo del Parlamento ma anche del Governo, che lede, in alcuni casi, le competenze previste dal nuovo titolo V, in capo alle regioni.
Non è su questo, tuttavia, che volevo attirare l'attenzione, ma sul fatto che, a differenza di tutti gli altri, nei quali è contenuta una delega al Governo da esercitare nell'ambito temporale di un anno o, in alcuni casi, di sei mesi, nell'articolo 6, che riguarda i prodotti alimentari, si prevede una delega al Governo da adottare entro tre anni. Per esempio, una delle materie, quella contenuta alla lettera b), che condivido pienamente, riguarda la tutela degli interessi relativi alla salute, all'ambiente, alla protezione del consumatore, alla qualità dei prodotti ed alla salute degli animali e dei vegetali.
Condivido pienamente il principio ed il criterio direttivo indicato in questa delega. Sono, però, un po' sconcertato per il fatto che la stessa sia attribuita al Governo nell'arco di tre anni...

CESARE RIZZI. Tempo!

PRESIDENTE. Onorevole Boato, aveva promesso la misura.

MARCO BOATO. In altre parole, la stessa va addirittura a scavalcare la legislatura, perché prevedere un termine di tre anni significa entrare nella quindicesima legislatura. Forse, è una delega al futuro Governo di centrosinistra che sarà nominato nella prossima legislatura (lo dico come un auspicio affettuoso ed ironico), ma è singolare che, quando si tratta della tutela degli interessi che ho appena citato, si preveda un arco temporale assai più ampio.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Preda. Ne ha facoltà.

ALDO PREDA. Signor Presidente, siamo di fronte ad un eccesso di delega che centra alcuni problemi che indubbiamente esistono. Mi riferisco al problema di armonizzare la disciplina della produzione e della commercializzazione dei prodotti alimentari, al problema della sicurezza, al problema della qualità dei prodotti alimentari. Però, ciò vuol dire espropriare completamente le Commissioni parlamentari ed il Parlamento del contributo che possono dare. Infatti, vi è la smania di collegare questi problemi non ad un rapporto diretto tra le produzioni ed i produttori organizzati che arrivano dal mercato, ma di collegare le produzioni all'industria.
Peraltro, il rapporto industria-produzione rappresenta un grosso guaio per il nostro paese, perché si rischia di espropriare i produttori agricoli organizzati di qualsiasi ruolo in ordine al problema della qualità e della sicurezza alimentare. Vi è il problema di costituire, di agire, di andare verso l'agenzia per la sicurezza alimentare.
Con riferimento soprattutto alla qualità e alla salubrità dei prodotti agricoli, vi è il problema di non recepire tutto ciò che viene dall'industria. Questo significa non solo espropriare i produttori agricoli dell'attività che possono svolgere nel nostro paese, ma vuol dire soprattutto espropriare alcune produzioni della qualità.
Faccio un esempio tra i tanti che potrei portare: riconoscere che il latte microfiltrato è fresco come il latte tradizionale munto significa espropriare della qualità il latte per il consumo alimentare, a favore di un'innovazione puramente industriale. Il non tener conto, ad esempio, dei pareri delle organizzazioni dei produttori e dei pareri delle stesse Commissioni, per cercare di armonizzare l'innovazione industriale con le produzioni e l'agricoltura di base, vuol dire correre un grosso rischio per la qualità nel nostro paese.
Molte volte confondiamo tipicità, qualità e gli interventi che si possono effettuare rispetto ad esse: occorre stare attenti.


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Il problema riferito all'articolo 6 riguarda una delega concessa senza condizionamenti al Governo il quale ha questa smania di favorire, anche con riferimento alla produzione alimentare ed agricola, l'industria a danno dei produttori agricoli singoli ed associati.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Gerardo Bianco. Ne ha facoltà.

GERARDO BIANCO. Signor Presidente, ritengo che i presidenti di Commissione, gelosi delle loro funzioni, se non vogliono rendere inutile il loro lavoro, dovrebbero opporsi all'approvazione di questo provvedimento. Non è un caso che un presidente attento alle proprie prerogative - mi riferisco all'onorevole Tabacci, presidente della Commissione attività produttive, commercio e turismo - ha fatto stralciare due articoli presenti nel provvedimento di delega perché si stava legiferando in materia di energia in ordine alla quale ha ritenuto che non si potesse delegare il Governo. Egli ha difeso le sue prerogative ed il Parlamento: questo è il punto.
Insisto su questo aspetto: è una legge sbagliata non perché non si debba realizzare l'armonizzazione, ma perché vengono introdotti criteri e metodi attraverso i quali si cambia e si può cambiare di fatto anche il contenuto delle leggi. A questo punto, signor Presidente, il nostro ruolo finisce; finisce il ruolo del parlamentare, quello dei presidenti e quello del Parlamento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Marcora. Ne ha facoltà.

LUCA MARCORA. Signor Presidente, anch'io intervengo per denunciare l'esproprio del Parlamento con riguardo alle competenze legislative in materia di agricoltura. Abbiamo già dato al Governo 37 deleghe in materia di agricoltura. Adesso spogliamo nuovamente le Commissioni e l'Assemblea di competenze in relazione alla qualità dei prodotti, alla protezione della salute e della sicurezza alimentare e dell'ambiente.
Vi è di più: in Commissione agricoltura vi sono proposte di legge relative, ad esempio, all'etichettatura del latte fresco. Nel provvedimento leggiamo che saranno abrogate o modificate norme rese inapplicabili o superate dallo sviluppo tecnologico. Stiamo parlando proprio del latte microfiltrato. Quindi, mentre in Commissione agricoltura vi è un provvedimento che, tra l'altro, raccoglie l'adesione di tutte le componenti politiche, il Governo avoca a sé una delega in tale ambito. Lo stesso vale per la sicurezza alimentare: in Commissione affari sociali vi sono numerose proposte per quanto riguarda la costituzione dell'agenzia sulla sicurezza alimentare. Nel provvedimento in esame si dice che fisseremo regole uniformi per quanto riguarda la vigilanza ed il controllo della sicurezza alimentare.
Si lasci lavorare il Parlamento e si smetta di scipparlo delle sue competenze. Con il provvedimento in esame stiamo facendo questo (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 6.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 432
Votanti 430
Astenuti 2
Maggioranza 216
Hanno votato
239
Hanno votato
no 191).

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