Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 345 del 23/7/2003
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(Esame dell'articolo 5 - A.C. 2579-B)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 5 (vedi l'allegato A - A.C. 2579-B sezione 7).
Nessuno chiedendo di parlare e non essendo state presentate proposte emendative, passiamo alla votazione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Nigra. Ne ha facoltà.

ALBERTO NIGRA. Grazie signor Presidente, onorevoli colleghi, il provvedimento al nostro esame - come è noto - è definito ogni anno dal Governo sulla base di un programma di priorità e di interventi, determinati dal Consiglio dei ministri in relazione a proposte formulate dai ministri stessi e presentate al Parlamento per consentire di discutere i contenuti del provvedimento e le modalità con cui, su materie ben determinate, il Parlamento stesso deve intervenire.
Non mi soffermerò sul tema che ha poc'anzi interessato l'Assemblea, cioè il fenomeno del doppio voto, ma, come hanno fatto altri colleghi, su un altro aspetto più premiante, il fatto che il provvedimento dimezzi (forse anche più) le prerogative del Parlamento, riaffermando uno strumento già abbondantemente utilizzato dal Governo ben oltre quelli che sono, a nostro giudizio, le previsioni costituzionali, cioè la delega.
In modo particolare, mi soffermerò sui contenuti dell'articolo 5, dove si procede ad un riassetto in materia di incentivi alle attività produttive. Le stesse caratteristiche e difetti che già altri colleghi, precedentemente, hanno illustrato, saranno affermate anche da me per evidenziare il limite del provvedimento.
Nello specifico della materia trattata dall'articolo 5, il provvedimento, potrebbe essere definito una legge di procrastinazione più di semplificazione. Il Governo è incapace di emanare i provvedimenti di cui necessitano l'economia ed il sistema produttivo del paese, si limita a rinviarli di un anno e tenta di emanare provvedimenti che possano essere utili al paese, ma che sono presi con estremo ritardo rispetto alle necessità di cui il sistema produttivo necessita.
Ad esempio, al comma 1 dell'articolo al nostro esame si considera «il riassetto delle disposizioni vigenti in materia di interventi di sostegno pubblico per lo sviluppo delle attività produttive»; chiedo che cosa il Governo abbia prodotto sotto questo punto di vista. La risposta è il nulla. Il Governo è costretto a dover parlare anche nel documento di programmazione economico-finanziaria della crisi, ormai palese, del sistema industriale del


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nostro paese, dopo avere per anni sostenuto che l'economia sarebbe arrivata, con l'attuale maggioranza, al Bengodi in poco tempo.
Siamo al paradosso. La maggioranza non emana provvedimenti e li rinvia di un anno, ma il sistema produttivo li richiede; l'assenza dell'attività del Governo si fa sentire in maniera pesante. Ad esempio, quali strumenti sono stati previsti come incentivazione? Pochi, rari, scarsi, e spesso revocati dallo stesso Governo, non per l'inefficacia dei provvedimenti stessi, ma per l'incapacità a gestire i conti pubblici, per la mancanza di risorse con cui effettuare coperture di provvedimenti che avrebbero potuto dare un po' di «fiato» all'economia del paese.
Sono stati promessi aiuti al sostegno allo sviluppo e alla produzione: dove sono finiti? Di certo non sono contenuti nel Documento di programmazione economica e finanziaria. Nel paese fate alcune promesse, ma in Parlamento realizzate qualcosa che si avvicina al nulla (e spesso oltrepassa questa soglia).
Come si può parlare di delegificazione, quando il Governo ha brillato in questi due anni per la burocratizzazione con cui ha infarcito ogni proprio atto, anche quando si è trattato di provvedimenti che avrebbero dovuto procedere in una direzione diversa?
Infine, la definizione dei principi fondamentali per quanto riguarda la legislazione regionale. Su tale questione avete fatto dei pastrocchi. Parlate tutto il giorno, fate convegni, preannunciate crisi - come hanno fatto alcuni gruppi di questa maggioranza - sulla devolution, sul federalismo; in realtà fate dei pastrocchi.
Il Parlamento - ho concluso, signor Presidente - è messo, ogni giorno, di fronte non alla semplificazione ma, come ho detto, alla complicazione. Ciò ci impedisce di votare favorevolmente l'articolo 5 di questo provvedimento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gerardo Bianco. Ne ha facoltà.

GERARDO BIANCO. Sarò breve. Signor Presidente, non entro nel merito dei singoli articoli. Con insistenza, continuo a ripetere un unico concetto. Quando si è in presenza di un Parlamento rassegnato, che accetta l'espropriazione dei propri poteri, credo che vi sia un rischio per le stesse istituzioni.
Vorrei pregare i colleghi di non essere rassegnati. Ci stiamo spogliando delle nostre funzioni. Continuo a ripeterlo, sperando che almeno qualche collega abbia un momento di riflessione su tale aspetto.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 5.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 422
Votanti 421
Astenuti 1
Maggioranza 211
Hanno votato
234
Hanno votato
no 187).

Prendo atto che gli onorevoli Fanfani e Milioto non sono riusciti ad esprimere il proprio voto.

VITTORIO MESSA. Bravo, Sabattini! (Una voce dai banchi del gruppo di Forza Italia: «Dillo a Violante!»).

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