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PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 3 (vedi l'allegato A - A.C. 2579-B sezione 5).
Nessuno chiedendo di parlare e non essendo state presentate proposte emendative, passiamo alla votazione dell'articolo 3.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Guerzoni. Ne ha facoltà.
ROBERTO GUERZONI. Grazie Presidente. Credo che l'articolo 3 sia il più emblematico di tutto il provvedimento al nostro esame per quanto riguarda ciò che è già stato sollevato in precedenza dai colleghi.
Con la legge di semplificazione si introduce un provvedimento fortemente lesivo del diritto del Parlamento di legificare nelle materie che sono di stretta competenza parlamentare. Infatti, con questo articolo non soltanto abbiamo la riprova che si tratta di un provvedimento omnibus (che cosa centra la sicurezza nei luoghi di lavoro con la semplificazione amministrava delle finanze, l'intervento dei meteorologi o altri aspetti della pubblica amministrazione?) ma siamo anche di fronte al fatto che si esercita una delega così ampia e generica che mette in discussione tutto l'assetto dell'attuale normativa sulla sicurezza del lavoro. Questo è ciò che è scritto nell'articolo 3.
Se noi scorriamo il testo di questo articolo possiamo notare una delega che interviene per ben dodici punti su tutta la materia della sicurezza del lavoro e delle normative che presiedono la tutela dei lavoratori. Si concede una delega al Governo per intervenire in materia di normativa comunitaria e di convenzioni internazionali; si dà la delega per intervenire nella determinazione delle misure tecniche-amministrative di prevenzione; si dà delega per intervenire nella materia che riguarda le norme tecniche della sicurezza delle macchine e degli istituti concernenti l'omologazione, la certificazione e l'autocertificazione; si dà delega per quanto riguarda la riformulazione dell'apparato sanzionatorio e via dicendo. Addirittura la delega interviene laddove si dice che il Governo provvederà ad adeguare il sistema della prevenzione e del relativo campo di applicazione alle nuove forme di lavoro e alle nuove tipologie contrattuali.
In sostanza, con uno strumento - la delega - si espropria il Parlamento della possibilità di intervenire nelle materie di propria competenza. Le nuove tipologie contrattuali sono quelle della legge n.30 del 2003, che noi abbiamo contestato anche nel merito e che comunque richiederebbero una nuova legislazione in termini di sicurezza per evitare che questo supermarket della condizione del lavoro diventi anche un motivo ulteriore di minore tutela del lavoratore. Noi non potremo intervenire perché il Governo con questa delega si prende uno spazio ampio, anzi, direi uno spazio totale, per il quale le Commissioni di merito (lavoro e affari sociali) hanno avuto soltanto la possibilità di intervenire in sede consultiva all'interno di un disegno di legge di semplificazione.
Il punto più grave per cui si chiede questa delega, che io credo dia anche il senso della direzione di marcia, è stato messo in luce nel corso del dibattito; in cui di fronte all'obiezione del Governo che la delega serviva soltanto a riordinare, noi proponemmo di inserire tra i criteri di delega la specificazione che tutte le normative inserite nei decreti legislativi non dovessero disporre un abbassamento dei livelli di protezione, di sicurezza e di tutela, dei diritti e delle prerogative dei lavoratori e delle loro rappresentanze. Allora tutte queste nostre proposte di salvaguardia furono rifiutate.
La gravità non sta soltanto nel fatto che l'insieme del provvedimento utilizza in modo abnorme e assurdo lo strumento della delega, ma anche nel fatto che in modo specifico, con questo articolo 3, si interviene su un tema di grande sensibilità che riguarda la tutela della sicurezza del mondo del lavoro senza porre mano a questo tema, che tutti sappiamo essere urgente perché abbiamo letto sui giornali e ascoltato dai mezzi di informazione come siano cresciuti gli incidenti sul lavoro e il numero delle morti bianche. Abbiamo sentito soltanto la necessità di intervenire in modo più efficace. Noi abbiamo proposto l'idea di un testo unico, ma ci è stata rifiutata.
Abbiamo proposto di intervenire con la legge finanziaria per aumentare gli ispettori e le risorse a favore del controllo e della tutela del mercato del lavoro e ci è stato detto di no. L'unico strumento deciso è questo di una delega assurda verso cui non potremo che esprimere un voto contrario (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boccia. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, a chi ci chiedesse il motivo della nostra posizione critica su questo articolo che riguarda il riassetto normativo in materia di sicurezza del lavoro, noi risponderemmo di esserlo sotto un profilo generale, ciò che mi consente di continuare il discorso avviato precedentemente, e sotto un profilo specifico. Siamo fortemente critici perché la semplificazione non passa attraverso la predisposizione di testi unici e la delegificazione. Se si fosse proceduto così in questo articolo, avreste, colleghi della maggioranza, rispettato il Parlamento e la sua potestà legislativa, attribuendo al Governo il potere di riordinare la materia,
non di riscrivere una nuova codificazione della stessa. Si procede, invece, verso un riassetto normativo che passa, attraverso una delega, ad una nuova codificazione e quindi ad una innovazione di principio e di contenuto della materia, cioè si va alla sostanza della legislazione corrente. Non si tratta, dunque, di una delega volta a sburocratizzare, snellire, semplificare - così come noi avevamo propriamente previsto ed immaginavamo che si potesse continuare a fare -, bensì di una delega finalizzata a rivedere scelte legislative generali e fondamentali, con conseguente sostituzione di fatto, in un solo colpo dell'attività del Parlamento, che opera nel merito della norma.
Siamo, dunque, fortemente contrari perché, mentre con i testi unici e la delegificazione si è veramente avviato nella scorsa legislatura un processo di semplificazione che ha reso più trasparente la comprensione delle norme da parte dei cittadini, mirando a rendere più efficiente ed efficace l'azione della pubblica amministrazione e a stabilire un rapporto più corretto tra istituzioni ed utenti delle medesime, con questa delega alla codificazione non è detto che tutto ciò si realizzi, anzi vi è il rischio - e da parte nostra il sospetto - che si renda più complessa e farraginosa la legislazione, aggiungendo nuove norme e non riducendole; invece che liberalizzazione, vi è la proliferazione di strumenti di riassetto, tra l'altro non adeguatamente coordinati. Al riguardo, mi chiedo chi altri, se non il Parlamento, abbia il compito di coordinare la legislazione. Noi, anzi voi, state, di fatto, per affidare al Governo un'azione di coordinamento legislativo. Tuttavia, questa proliferazione, a mio avviso, comporterà un aumento della complessità normativa, rendendo l'accesso alla norma da parte dei cittadini sicuramente più difficile.
Il rischio, anche di questo articolo 3, è dunque di arrecare un peggioramento notevole. Con la legge Bassanini, le grandi leggi di riforma della pubblica amministrazione, varate dal centrosinistra, si perseguiva l'obiettivo, come più volte il professor Cerulli Irelli ci ricordava, da relatore di questi provvedimenti, di alleggerire i carichi burocratici inutili, rendendo più semplice e comprensibile la legislazione. Ora, invece, questa vostra impostazione mette a rischio proprio queste finalità.
Siamo quindi contrari, perché, oltre alle questioni di ordine generale, oltre al fatto che si prevede ciclicamente, annualmente, di procedere in questo modo (anche nel merito, anche quando ponete mano ad una volontà di semplificazione, come in questo articolo), peggiorate soltanto le cose e rendete più difficile la comprensione delle norme e, anziché semplificare, determinate un nuovo «ingolfamento» della normativa sulla sicurezza del lavoro (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Gerardo Bianco, al quale ricordo che ha un minuto a sua disposizione. Ne ha facoltà.
GERARDO BIANCO. Signor Presidente, io, ovviamente, non mi illudo di modificare l'orientamento della maggioranza e non intervengo per ostinazione bensì in ragione del senso di dovere che mi impone di richiamare questo Parlamento alla responsabilità che ha di tutelare se stesso: il mio appello non è rivolto al Governo. Quest'ultimo, sotto certi aspetti, «fa il suo mestiere», appropriandosi, sempre di più di poteri maggiori, anzi, bypassando il Parlamento in un modo che, francamente, non ritengo molto saggio, onorevole sottosegretario. Ciò non è molto saggio perché non è con i maggiori poteri di cui il Governo dispone che si può realizzare una buona politica: la buona politica consiste nel rispettare le funzioni del Parlamento!
Voi vi state appropriando di funzioni che ci appartengono e di cui si pagherà poi il prezzo: questo è il punto!
La nostra responsabilità, mi rivolgo ai colleghi, sarebbe quella non di «autocastrarci» (perdonatemi l'espressione un po' forte, ma è ciò che sta avvenendo). Sento il dovere di richiamare l'attenzione del
Parlamento su questo problema perché difendo questa istituzione (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
VINCENZO CANELLI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VINCENZO CANELLI. Signor Presidente, desidero sottoporre alla sua attenzione quanto è accaduto questa mattina. Dalle otto di questa mattina, infatti, noi della Commissione bilancio, siamo stati impegnati in una serie di audizioni e, soprattutto, ci stiamo occupando di trovare la copertura finanziaria a un provvedimento importante come quello relativo alla missione italiana in Iraq.
Ebbene, fino a pochi minuti fa, eravamo impegnati presso la Commissione bilancio e l'attività in aula era già iniziata. So anche che hanno avuto luogo delle votazioni ma noi eravamo all'oscuro di tutto!
PRESIDENTE. Onorevole Canelli, quando la Commissione bilancio è stata convocata, il presidente della Commissione sapeva che alle ore 10,30 si sarebbe svolta la seduta in aula, con le votazioni. Quindi, mi permetta, l'errore non può essere attribuito alla Presidenza della Camera: la Commissione non doveva essere convocata a quell'ora perché, quando in aula si vota, le Commissioni vengono sconvocate. Quindi, come dire, la protesta è male indirizzata.
Comunque, desidero ricordare a tutti i presidenti di Commissione che, quando in aula si procede a votazioni, le Commissioni non possono essere convocate, altrimenti si va incontro ad inconvenienti come quelli descritti, dei quali, ovviamente, mi dispiaccio.
GERARDO BIANCO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GERARDO BIANCO. Signor Presidente, il collega ha perfettamente ragione perché anche io avrei dovuto partecipare alla seduta della Commissione ma non vi ho partecipato perché ho sentito il dovere di venire qui.
Le Commissioni non si possono sconvocare perché la convocazione, in questo caso, è stata fatta dal Senato e riguardava anche la Camera dei deputati. Quindi, i fattori devono essere combinati insieme: perché noi in questo modo non stiamo partecipando ad audizioni, che sono di grande importanza.
Secondo me, da questo punto di vista, il raccordo tra i due rami del Parlamento e tra le Assemblee e le Commissioni non vi è stato.
PRESIDENTE. Onorevole Gerardo Bianco, in questo caso, quanto lei afferma non c'entra, perché si trattava della Commissione bilancio della Camera convocata per discutere della copertura del decreto-legge il cui esame seguirà, nell'ordine del giorno, quella del disegno di legge che stiamo votando in questo momento.
L'Assemblea era stata convocata alle ore 10,30 proprio per concedere alla Commissione bilancio il tempo necessario di svolgere i suoi lavori.
Evidentemente, questa mattina, alle ore 8,30, al momento della convocazione, c'è stato qualche problema per cui la Commissione è stata riconvocata alle ore 11,00 (un fatto che, tuttavia, non doveva accadere perché, a quell'ora, si sapeva che ci sarebbe stata contemporaneamente la seduta in Assemblea).
GIOVANNI RUSSO SPENA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIOVANNI RUSSO SPENA. Signor Presidente, probabilmente, con riferimento a questa mattina, è accaduto quel che lei afferma ma, per esempio, per le ore 16 di oggi, sono convocate le Commissioni riunite bilancio della Camera e del Senato presso l'aula IV del Senato per importantissime audizioni.
Se la Camera è convocata per le ore 16, ovviamente, le due convocazioni avvengono in contemporanea! Quindi, trovo giusto in ogni caso il rilievo mosso dal collega Gerardo Bianco e ritengo che si dovrebbe intervenire.
PRESIDENTE. È giusto relativamente ad un evento successivo, non a quello che è stato posto in discussione dall'onorevole Canelli. Prima, infatti, stavamo discutendo della seduta della Commissione di questa mattina alle ore 11.
Quando si ha una convocazione delle Commissioni riunite di Camera e Senato si verifica sempre un delicato problema di coordinamento tra i due rami del Parlamento. Non è la prima volta che incontriamo questo problema, tuttavia, bisogna risolverlo con un certo pragmatismo!
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, intervengo, affrontando rapidamente in premessa anche la questione sollevata dal collega Canelli. A me pare che, correttamente, il collega abbia posto la questione all'attenzione dell'Assemblea. Dopodiché, giustamente, lei si richiama anche al senso di responsabilità del presidente della Commissione bilancio.
Tuttavia, il problema del raccordo e della non sovrapposizione tra i lavori dell'Assemblea e i lavori delle Commissioni, in particolare di una Commissione così rilevante come la Commissione bilancio (anche se poi il problema riguarda anche tutte le altre Commissioni), è giustamente posto all'attenzione dell'Assemblea e, altrettanto giustamente, lei, signor Presidente, richiama il senso di responsabilità del presidente della Commissione: infatti, visto che stiamo esaminando il documento di programmazione economico-finanziaria, parallelamente presso la Camera e il Senato, all'interno delle rispettive Commissioni bilancio, è giusto evitare sovrapposizioni.
Quindi, è condivisibile la sollecitazione fatta, anche pro futuro, rinviando alla Presidenza della Camera e ad una consultazione con la Presidenza del Senato il problema affinché tali sovrapposizioni non si verifichino nuovamente.
Concludo poi questo mio brevissimo intervento sul merito richiamandomi agli interventi del collega Guerzoni, del collega Boccia e al primo intervento del collega Gerardo Bianco.
Per far risparmiare tempo ai lavori dell'Assemblea, faccio mie le loro motivazioni - non le ripeto - e annuncio il voto contrario.
ALBERTO GIORGETTI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALBERTO GIORGETTI. Vorrei riallacciarmi ai temi già sollevati dall'onorevole Canelli e dagli altri colleghi.
Quest'anno, ci siamo trovati, per la prima volta, in una condizione che definirei «affannosa» e spiacevole per la quale, di fatto, il Senato nel concordare le audizioni con la Camera, ha dettato i tempi prioritari rispetto all'attività che si verifica presso l'Assemblea del Senato.
Tutto ciò, ci pone in una condizione di grave difficoltà (parlo anche in veste di relatore sul DPEF per la Camera) perché ci troviamo in grande imbarazzo a seguire le audizioni che si stanno - anche in questo momento - svolgendo al Senato, con una contestuale attività dei lavori presso l'aula della Camera, che ha costretto la Commissione bilancio della Camera ad essere convocata, al fine di esprimere pareri legati alle attività che avremmo dovuto e che stiamo svolgendo nella giornata odierna, relativamente a questioni di copertura particolarmente rilevanti, alle 8 di questa mattina!
Ora, noi ci troviamo nella condizione di doverci trasferire dalla Camera al Senato, di lavorare, evidentemente, nei margini di tempo al fine di poter consentire all'Assemblea di avere tutti gli elementi per deliberare al meglio, con coscienza e certezza, relativamente alle questioni legate alle coperture.
Ritengo che questa vicenda dovrebbe essere affrontata con maggiore determinazione poiché oggi non siamo nelle condizioni di poter operare al meglio e di dedicare quella serenità di attenzione e valutazione nei confronti delle categorie che vengono comunque audite nell'importante percorso legato alle consultazioni sul DPEF (che, a mio modo di vedere, non hanno evidentemente sufficiente dignità ed attenzione) al fine di fornire alla Camera tutti quegli strumenti per deliberare sul documento di programmazione.
Quindi, signor Presidente, non si tratta certamente di una disattenzione da parte dei componenti della Commissione bilancio o in qualche modo del presidente, bensì di una situazione di forzatura che è rimasta sotto traccia e che, a mio modo di vedere, va posta in maniera determinata sia all'interno della Conferenza del capigruppo, sia nel rapporto con il Senato.
PRESIDENTE. Prendiamo queste raccomandazioni, come peraltro ha ricordato l'onorevole Boato, pro futuro. Naturalmente oltre alle difficoltà della politica, incontriamo anche quelle della fisica, in quanto il tempo è anelastico, salvo a velocità prossime a quelle della luce, e dobbiamo gestire con un certo pragmatismo soprattutto gli eventi che richiedono una collaborazione tra Camera e Senato. Tenteremo di risolvere il problema, già sollevato più volte, in modo più soddisfacente possibile per entrambi i rami del Parlamento.
GABRIELE FRIGATO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GABRIELE FRIGATO. Ho apprezzato molto la pacatezza del collega Alberto Giorgetti, ma credo sia giusto ricordare - perché resti agli atti - il ritardo con cui, quest'anno, il Governo ha presentato il documento di programmazione economica e finanziaria e, forse, proprio da ciò nasce l'inghippo nel quale siamo immersi circa lo svolgimento dei lavori ed il rapporto tra l'aula della Camera e quella del Senato.
PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 451
Votanti 451
Maggioranza 226
Hanno votato sì 249
Hanno votato no 202).
Prendo atto che l'onorevole Scherini non è riuscito a votare.
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