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La seduta, sospesa alle 10,55, è ripresa alle 11.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 378
Maggioranza 190
Hanno votato sì 220
Hanno votato no 158).
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 2 (vedi l'allegato A - A.C. 2579-B sezione 4).
Nessuno chiedendo di parlare e non essendo stati presentati emendamenti, passiamo alla votazione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boccia. Ne ha facoltà.
ANTONIO BOCCIA. Grazie, Presidente. Anche questo articolo contiene una delega di ordine generale sul riassetto normativo proprio in materia di produzione normativa, di semplificazione e di qualità della regolamentazione. Ho avuto modo di dire, intervenendo sull'articolo 1, che è nel rispetto delle regole ed è corretto che il Parlamento deleghi il Governo. Sennonché, ci troviamo in una situazione anomala, in quanto abbiamo riformato il sistema elettorale in senso maggioritario, ma non abbiamo riformato la Costituzione rispetto al quadro degli assetti dei poteri dello Stato e soprattutto dei rapporti tra potere legislativo ed esecutivo. Dovrei aggiungere, Presidente, che vi è la necessità di un adeguamento anche dei regolamenti parlamentari, perché la legge elettorale, la Costituzione e i regolamenti parlamentari necessariamente devono trovare un punto di coordinamento.
Però questa correttezza è inficiata dal fatto che la maggioranza parlamentare, che delega il Governo spogliando il Parlamento della sua competenza legislativa, è proprio la maggioranza del Governo e del suo Presidente. Quindi, vi è in qualche modo una perversione in questa Assemblea, in quanto ci sono colleghi di maggioranza che si spogliano del potere di fare le leggi, che la Costituzione assegna loro, delegandolo all'esecutivo.
Che cosa c'è dietro? Perché ciò accade? Sull'articolo 2, Presidente, è evidente cosa accade. Dietro vi è una latente insofferenza da parte dell'esecutivo, del suo Presidente e della maggioranza che lo sostiene nei confronti del lavoro parlamentare. Ciò è alla base di questa ripetizione di deleghe, di decreti-legge e di richieste di deleghe. Di fatto questo Governo nelle Commissioni parlamentari e anche qui in Assemblea non ha aperto un confronto su niente, nemmeno sul question time. Non abbiamo il piacere di vedere il Presidente del Consiglio ed il Vicepresidente dialogare con l'opposizione nemmeno sugli strumenti di sindacato ispettivo.
Devo dire che non vi è mai stata da parte del Governo e della maggioranza una volontà di aprire un confronto sui temi che riguardano non le singole materie ma la casa comune, dove non sono né la maggioranza né l'opposizione padrone dell'appartamento, ma sono il popolo e la nazione. Tutti insieme siamo interessati a costruire le mura dell'appartamento.
Questo provvedimento è emblematico. Si vuole fare una semplificazione e il primo colpo viene dato al Parlamento.
Infatti, quando si va a semplificare, lo si fa eliminando il dibattito parlamentare, come se il Parlamento fosse vissuto alla stregua di un fastidio e come se il lavoro delle Commissioni, gli emendamenti, gli interventi e le nostre discussioni fossero una perdita di tempo. D'altro canto il Presidente Berlusconi, in una delle tante - mi auguro - gaffe, ha avuto modo di dire che qui dentro si perde tempo.
Siccome stiamo trattando di un provvedimento e di un articolo che riguarda la semplificazione, la prima semplificazione che il Governo propone è quella di dire al Parlamento di togliersi di mezzo. Questa è la sostanza. Quindi è paradossale ed emblematico che questo provvedimento di semplificazione compia la prima semplificazione eliminando il Parlamento dal procedimento legislativo. Il provvedimento in esame contiene - come abbiamo visto - una indicazione. Al comma 2 dell'articolo 1 vi è l'obbligo da parte del Parlamento, previsto da noi stessi in questa legge di delega, di emanare decreti legislativi per dare attuazione alla semplificazione. Ossia noi, o, per meglio dire, la maggioranza già oggi fa una previsione obbligando se stessa ed il Parlamento a provvedere in futuro su una materia tramite deleghe. È vero che il Parlamento è sovrano e quando arriverà il momento potrà modificare questa previsione, però, Presidente, è anche vero che è significativo ed emblematico che noi oggi già prevediamo che per forza i futuri parlamenti dovranno delegare il Governo. Come si può votare a favore di un articolo che contiene addirittura una autolimitazione dei poteri dei futuri parlamenti? Grazie, Presidente (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Saluto gli studenti e gli insegnanti della Stony Brook University di New York, che sono in visita alla Camera (Applausi).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Grazie, Presidente, rappresentanti del Governo e onorevoli colleghi. Anche in questo caso intervengo quasi di rimessa, perché il tempo a disposizione del mio gruppo è assai limitato rispetto a quello a disposizione dei gruppi maggiori. Quindi, in qualche modo, mi limito a ripercorrere sinteticamente l'ambito di considerazioni fatte poc'anzi dal collega Boccia. Egli giustamente non ha accentrato la sua attenzione e non ha richiamato quella dell'Assemblea e del Governo su un singolo comma, una singola lettera o una singola disposizione (tant'è vero che in questo momento non ci sono al nostro esame delle specifiche proposte emendative), ma ha alzato il tiro della riflessione, che non è soltanto giuridica ma anche politico-culturale e politico-costituzionale, rispetto a ciò che si può leggere nella filigrana dell'articolo 2 ora al nostro esame, dopo aver già dibattuto poco fa dell'articolo 1.
I criteri direttivi o i principi ispiratori indicati in questo articolo 2 sono principi o criteri che di per sé non possono che essere condivisibili. È questo il motivo per cui sul punto specifico non ci sono proposte emendative.
È evidente che tutti abbiamo interesse affinché vi sia una garanzia della coerenza giuridica, logica e sistematica della normativa, come è previsto dalla lettera a) del comma 1. È evidente che tutti abbiamo interesse che vi sia un riassetto normativo per materie e una riduzione delle disposizioni legislative vigenti, anche mediante apposite leggi periodiche, contenenti le indicazioni delle disposizioni abrogate, o comunque non più in vigore. Abbiamo anche interesse, anche se in questo caso il confine è più problematico, sotto il profilo della delegificazione in materia di aspetti organizzativi e procedimentali. Poco fa ho citato la lettera c), ora faccio riferimento alla lettera d), c'è un aspetto che riguarda in particolare la definizione della funzione e dei compiti della Presidenza del Consiglio dei ministri a partire dalla legge n. 400 del 1988 e via elencando.
Tutti questi aspetti di per sé sono condivisibili, del resto si è cominciato a legiferare in questa direzione già dalla scorsa legislatura, l'aspetto che però è diventato esorbitante e, quindi, non più
fisiologico in questa legislatura, è che il trasferimento progressivo dei poteri e dei compiti istituzionali e costituzionali dal Parlamento, che è il titolare per eccellenza del potere legislativo, al Governo ha assunto caratteristiche abnormi. Tale scelta è stata affiancata, ha fatto bene il collega Boccia a ricordarlo, da un sistematico tentativo di evitare la dialettica Parlamento-Governo anche negli strumenti più ordinari e fisiologici; si veda ad esempio l'atteggiamento del Presidente del Consiglio nei riguardi del question time, sono trascorsi due anni e alcuni mesi della legislatura e non abbiamo ancora avuto il piacere della sua presenza per rispondere ad una interrogazione, in palese e sistematica violazione del nostro regolamento. Sono queste le considerazioni di carattere generale che ci inducono ad associarci ai rilievi critici che sono stati fatti e ad annunciare il nostro voto contrario.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto a titolo personale l'onorevole Gerardo Bianco. Ne ha facoltà.
GERARDO BIANCO. Intervengo solo per richiamare l'attenzione dei parlamentari, che credo siano piuttosto disattenti sulla espropriazione dei propri poteri, sulla lettera a) e la lettera b) del comma 1 dell'articolo 2. Si tratta di una delega in bianco che conferisce al Governo la possibilità di modificare le leggi, anche sostanzialmente, attraverso le parole adeguamento, aggiornamento e semplificazione. Dobbiamo porci, pertanto, la domanda: quale sarà la nostra funzione?
Nel momento in cui il Governo può intervenire, manipolare e cambiare le leggi attraverso questa delega che viene da noi concessa, che cosa ci stiamo a fare in questa aula?
Vorrei che il presidente della Commissione, peraltro persona sensibile, ed il relatore ci fornissero un chiarimento, che finora non è venuto, su questo punto. Penso che questo provvedimento dovrebbe essere ritirato.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 425
Votanti 424
Astenuti 1
Maggioranza 213
Hanno votato sì 244
Hanno votato no 180).
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