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PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 1 (vedi l'allegato A - A.C. 2579-B sezione 3).
Nessuno chiedendo di parlare e non essendo stati presentati emendamenti, passiamo alla votazione dell'articolo 1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boccia.
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, il provvedimento in esame, che torna a noi dopo il rinvio del Presidente della Repubblica su un tema che avevamo già sollevato durante l'esame alla Camera, reca una serie di deleghe che il Parlamento conferisce al Governo, contenute, in particolare, nell'articolo 1.
Si tratta, dunque, di deleghe che la maggioranza di questa Assemblea conferisce al suo Governo. Infatti, certamente né il gruppo della Margherita né tutto il centrosinistra avrebbero ardito sino al punto di immaginare o di prevedere un provvedimento di delega così ampia e diffusa, e diciamo anche così pericolosa per l'assetto complessivo dei poteri nel nostro paese.
Il passato, in questo caso, ci è favorevole, in quanto le cosiddette leggi Bassanini, di grande riforma istituzionale, sono state votate in quest'aula, discusse ed elaborate nella competente Commissione, in un clima bipartisan tra maggioranza e opposizione. Un diverso stile ed una diversa volontà politica, evidentemente.
Deleghe indirette derivano dal più generale provvedimento di semplificazione e di riassetto normativo, mentre sono previste direttamente deleghe specifiche in quasi tutti gli articoli del provvedimento. Si tratta di deleghe al Governo da parte della maggioranza e del Parlamento che in qualche modo segnano, caratterizzano ed esemplificano il portato di fondo di due anni di Governo del centrodestra.
Più volte ho segnalato in quest'aula episodi di fortissima trasgressione degli equilibri tra i poteri dello Stato, con una chiara, chiarissima intenzione da parte del Governo di appropriarsi di poteri del Parlamento. In questi due anni abbiamo avuto una forte caratterizzazione degli avvenimenti, e non è questo l'ultimo episodio, ma sicuramente è il più grave per la qualità ed anche per la quantità delle deleghe.
Si tratta, infatti, di un provvedimento che contiene solo e soltanto deleghe. Una di queste, di ordine generale, riguarda proprio l'articolo in esame ed è relativa alla semplificazione e al riassetto normativo
e prevede tutta una serie di decreti legislativi. Segue una quindicina di articoli, ciascuno contenente una delega per un determinato settore e per una determinata materia.
È evidente che è questa la questione relativa al provvedimento in esame, ovvero il trasferimento del potere legislativo dal Parlamento al Governo. Si tratta di uno stravolgimento del rapporto tra potere esecutivo e potere legislativo, al quale stiamo assistendo dall'inizio della legislatura e che certamente rappresenta una caratterizzazione della volontà politica del centrodestra.
Formalmente la procedura potrebbe anche essere corretta, perché in fondo è il Parlamento che delega il Governo, ma in un sistema maggioritario in cui la maggioranza del Parlamento corrisponde alla maggioranza che governa il paese, e in una circostanza particolare, che, ahimé, si è verificata in questa legislatura, in cui la maggioranza parlamentare corrisponde alla figura del Presidente del Consiglio dei ministri, lo stravolgimento istituzionale causato dal provvedimento in esame è molto evidente.
Pertanto, signor Presidente, esprimeremo voto contrario sull'articolo 1, che, in fondo, è la madre di tutte le deleghe contenute nel resto del provvedimento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, rappresentante del Governo, colleghi, vorrei associarmi alle osservazioni critiche ed alle considerazioni che, con molta pacatezza, ma anche con molto rigore, ha espresso poco fa il collega Boccia, proprio sotto il profilo della degenerazione progressiva del rapporto tra potere legislativo e potere esecutivo e di ciò che sta avvenendo in questa legislatura, in modo sempre più accentuato, con produzione di norme, da parte della maggioranza del Parlamento e, quindi, del Parlamento, che di fatto attribuiscono in modo sempre più vasto e sistematico, anche sotto il profilo giuridico, il potere legislativo al Governo, espropriando il Parlamento di questa sua fondamentale competenza. Condivido le considerazioni espresse dal collega Boccia, le faccio interamente mie e preannuncio il nostro voto contrario.
PRESIDENTE. Naturalmente, la questione che è stata sollevata, concernente la legislazione di delega, è una questione molto seria.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Gerardo Bianco. Ne ha facoltà.
GERARDO BIANCO. Signor Presidente, il collega Boccia ha sollevato in modo molto fermo un problema la cui rilevanza mi pare stia sfuggendo a questa Assemblea. Noi ci troviamo di fronte ad un provvedimento che, di fatto, sta espropriando il Parlamento delle sue più essenziali prerogative, che sono quelle del legiferare e della possibilità di intervenire su ogni provvedimento!
Credo che nel messaggio del Presidente della Repubblica sia implicito, in qualche maniera, un richiamo rivolto al Parlamento a considerare quelle che sono le proprie prerogative costituzionali. Anche se il rinvio è avvenuto per un problema di copertura - attenendosi rigorosamente al principio della copertura della spesa e, quindi, all'articolo della Costituzione relativo all'equilibrio finanziario, che deve essere mantenuto -, tuttavia nel messaggio del Presidente io vedo implicitamente anche un riferimento che riguarda questa specie di «confisca», che diventerà sempre più grave: il Parlamento si spoglia delle sue funzioni, conferendo di fatto al Governo, attraverso qualcosa che è incredibile - io ho già sollevato questo problema precedentemente - cioè attraverso i testi unici e con decisioni di questo genere, il potere di decidere e di modificare le norme, anche dal punto di vista sostanziale! Ecco perché, in questo momento, io sento il dovere di sottolineare questo aspetto, che è molto importante per la funzione del Parlamento, già ridotto purtroppo a mera cassa di risonanza, privo
ormai delle sue funzioni di controllo reale e di indipendenza di ciascuno di noi rispetto alle decisioni che vengono assunte, trasformato in un'aula nella quale con insofferenza si prendono delle decisioni, si parla quasi contando sull'indulgenza dei colleghi e, perfino nella fase delle dichiarazioni di voto finali, si sollecitano i colleghi a non intervenire! È un Parlamento, insomma, che è ridotto ad un simulacro.
Ecco perché io, con sdegno, ritengo che bisogna votare contro questo provvedimento e chiederei al Governo di fare una riflessione e di correggere - se non ritiene di doverlo ritirare - l'orientamento che sta assumendo che è di spoliazione della funzione del Parlamento, ripeto, di spoliazione della funzione del Parlamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Amici. Ne ha facoltà.
SESA AMICI. Signor Presidente, i colleghi che mi hanno preceduto e le argomentazioni espresse durante la discussione sulle linee generali che si è svolta lunedì, confermano ancora una volta gli elementi di fondo per i quali noi esprimiamo contrarietà a questo provvedimento, in particolare sull'articolo 1. Chiederò ai colleghi un attimo di pazienza e di attenzione.
La contestazione del centrosinistra su questo argomento avviene non solo per questioni di contenuti, ma anche per questioni legate all'oggetto stesso della discussione del nostro provvedimento. Si tratterebbe di una materia di semplificazione e riassetto normativo. Questi sono due termini, di fatto, in contrasto, perché una legge di semplificazione - come avveniva durante i governi precedenti - tendeva fondamentalmente a sottoporre al Parlamento, all'inizio dell'anno, una serie di provvedimenti che venivano riunificati e resi semplici, nella dinamica e soprattutto nelle direttive, e non chiedeva di fatto a questo una delega per il Governo. Noi, invece, con questo articolo e con il provvedimento nel suo complesso, di fatto assistiamo allo spostamento dell'asse del ragionamento: non si parla più né di testi unici né di semplificazione, ma ci si riaffida ai codici. Il sottosegretario Saporito ha ricordato, proprio durante la discussione sulle linee generali, che i codici in qualche modo rendono giustizia maggiormente, sono più «di argomento» e quindi più pregnanti e, proprio perché si rimanda ai codici, è necessario presentare una richiesta di deleghe.
Noi non siamo d'accordo proprio su questo spostamento di asse, dal momento che le richieste implicite di deleghe avvengono all'interno di una logica di difficile interpretazione: sono deleghe generiche, che non tengono conto neanche dei principi stabiliti dall'articolo 76 della Costituzione. I colleghi avranno modo, durante l'esame del provvedimento, di rendersi conto che qui c'è una serie di argomenti di estrema rilevanza, oggetto, a volte, di una richiesta di delega troppo labile, proprio per i temi a cui si riferisce. Mi riferisco, in particolare, all'articolo 3.
È del tutto evidente che, proprio questo elemento che affida una funzione così ampia di richiesta di deleghe e di decreti legislativi, impone di fatto una riflessione sul nostro modo di lavorare che attiene alle funzioni e all'azione del Governo e non vorrei che, ancora una volta, insieme ai provvedimenti di semplificazione, saremo costretti - come è accaduto la scorsa settimana - ad esaminare provvedimenti che ci chiedono la proroga dei termini di quegli stessi decreti e deleghe che il Governo ci ha chiesto e sui quali ha ottenuto il voto di questo Parlamento.
Questo non soltanto denota un modo di concepire l'azione di Governo come un'azione esercitata «a zig zag», ma testimonia che nella richiesta eccessiva di deleghe si determina una volontà di tipo politico che, di volta in volta, espropria - come ricordava poc'anzi anche il collega Gerardo Bianco - una funzione propria del Parlamento, quale è la capacità di legiferare, ma soprattutto la capacità di impattare sulle leggi che noi approviamo per misurarne l'effettiva efficacia.
Credo che questi siano gli elementi di fondo per i quali questo provvedimento continua a suscitare in noi perplessità, ma
vi sono anche elementi di cultura giuridica e soprattutto funzionale che non ci permetteranno di esprimere il nostro assenso su questo provvedimento.
PRESIDENTE. Poiché è stata chiesta la votazione nominale mediante procedimento elettronico, per consentire il decorso del termine regolamentare di preavviso, sospendo la seduta che riprenderà alle 11.
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