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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole D'Alia. Ne ha facoltà.
GIAMPIERO D'ALIA. Signor Presidente, intervengo per annunciare il voto favorevole dell'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, come lei ha ricordato, trattandosi di un unico articolo, siamo ormai giunti alle dichiarazioni di voto finale sul provvedimento.
La scorsa settimana, in quest'aula, abbiamo sentito un rumore assordante, assistendo ad accuse, insulti, diffamazioni, calunnie e provocazioni in relazione all'approvazione del provvedimento che comporta la sospensione condizionale della pena. Oggi, nel momento in cui si approva una sorta di amnistia mascherata o di indulto mascherato, assistiamo al silenzio assoluto, salvo da parte nostra e dei colleghi che hanno sostenuto gli emendamenti.
Purtroppo - signor Presidente, colleghi - oggi si segna una brutta pagina nella storia del Parlamento in quanto, di fronte ad un provvedimento di questo genere,
coloro che lo hanno sostenuto con il voto non hanno avuto neppure il coraggio di motivarlo con la parola. E ciò non solo per ragioni di ipocrisia politica ed istituzionale, ma anche perché l'unica ragione che avrebbe potuto costituire l'occasione per una qualche modifica del sistema sanzionatorio per questo tipo di reati di natura elettorale è venuta meno. Infatti, l'occasione sarebbe potuta essere - seppure in forma discutibile - la modificazione delle procedure per la presentazione delle liste e delle candidature, vale a dire quella modifica contenuta nell'articolo 1 - rispetto al quale avevamo presentato una proposta interamente sostitutiva dello stesso - che, giovedì scorso, è stato stralciato da questo provvedimento presentato dal deputato Stucchi, da altri colleghi dei gruppi di maggioranza ed inoltre dai deputati Luciano Dussin e Fontanini. Cito i nomi perché il coraggio di presentare le proposte di legge l'hanno avuto, ma quello di motivare questo «indultone» - chiamiamolo così per il ceto politico allargato (lo dico giornalisticamente, con un termine assolutamente atecnico) - non l'hanno avuto.
A mio avviso, quanto paventato dai colleghi Soda, Mascia e Marone, vale a dire non solo la gravità della portata di questa iniziativa legislativa rispetto al passato - di ciò si può anche discutere -, ma la maggior portata della gravità di questa iniziativa in termini criminogeni rispetto al futuro, è sotto gli occhi di tutti, dunque è per tale motivo che non si ha il coraggio di motivarlo.
Il collega Saponara ha svolto una relazione introduttiva al progetto di legge che aveva una sua discutibile ragionevolezza affermando che, circa la possibilità di estendere a queste fattispecie le sanzioni previste per i reati commessi in occasione delle false autocertificazioni, la Commissione ha ritenuto di considerare sostanzialmente diverse le fattispecie e quindi opportuno sottoporle a diversi regimi sanzionatori.
Ripeto, come sempre è scritto con intelligenza ed equilibrio. Tuttavia, dietro parole equilibrate e intelligenti - «si potrebbe ritenere che fattispecie diverse comportino regimi sanzionatori diversi» - sussiste una realtà molto grave: il cittadino che sottoscrive una falsa autocertificazione su dati personali privi di qualsiasi implicazione sociale, politica o istituzionale - si tratta appunto di una violazione che riguarda dati relativi al cittadino medesimo e il rapporto con l'istituzione cui si rivolge - può essere punito, se accertata la responsabilità penale, con la reclusione fino a tre anni; l'uomo politico, il consigliere, colui che è autorizzato a presentare liste e candidature o a certificare le sottoscrizioni, che commette una violazione che ha una rilevanza enorme sotto il profilo politico, sotto il profilo istituzionale, sotto il profilo della distorsione dei meccanismi democratici, se ne verrà accertata la responsabilità, sarà sottoposto al pagamento di 500 euro, un milione di vecchie lire, con un tetto massimo di 2.000 euro. Il che significa che falsificare le liste comporta al massimo la spesa di 2.000 euro, quattro milioni di vecchie lire.
Ciò non è accettabile, per questi motivi esprimiamo voto contrario e riteniamo che l'auspicio, con il quale si conclude la relazione del collega ed amico relatore, di una sollecita approvazione da parte dell'Assemblea del provvedimento in esame fosse riferito all'opportunità, come è scritto nella stessa relazione, «di uniformare la disciplina per le elezioni politiche, provinciali e comunali a quella già prevista per le elezioni europee».
In realtà, questo non è stato fatto, non c'è stata alcuna uniformazione della raccolta delle firme alla disciplina già prevista per le elezioni europee. Pertanto la ratio ispiratrice di questa legge è totalmente scomparsa, tanto è vero che tra pochi minuti dovrete prendere atto anche del cambiamento del titolo della legge stessa, ed essa si è tramutata semplicemente in una sorta di sanatoria per chi ha violato le leggi elettorali del nostro paese nella fase della sottoscrizione delle liste e della formazione delle candidature.
Tutto questo ci pare grave e inaccettabile, per questo esprimeremo voto contrario.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mascia. Ne ha facoltà.
GRAZIELLA MASCIA. Signor Presidente, è stato ricordato più volte, ma intendo sottolinearlo nuovamente, come il provvedimento sia stato discusso a lungo in Commissione, in quanto ha per oggetto la modifica di una legge in vigore ormai dagli anni novanta e che aveva cercato, all'atto della sua introduzione, di proporre una modalità di raccolta delle firme per le candidature che ponesse tutti coloro che intendessero partecipare alla competizione elettorale in una situazione di parità di condizioni e di pari opportunità, per poter raccogliere le firme ed essere presenti nella competizione stessa.
La discussione si è svolta tutta nell'intento di evitare di determinare una situazione che favorisse i più forti, che già di per sé sono maggiormente tutelati e comunque nelle condizioni di tutelarsi meglio, penalizzando le minoranze e coloro che potrebbero trovarsi in una condizione di minoranza. Lo sforzo e la discussione ruotavano quindi intorno a questo nodo, l'accordo non è stato raggiunto e si sono determinati elementi di diversità all'interno della stessa maggioranza. Infatti, nell'ambito di una riforma delle modalità di sottoscrizione delle liste vi potevano essere due strade da scegliere, una che comunque salvaguardasse tutti e soprattutto coloro che si trovano in condizioni di minor favore, l'altra che consentisse di autotutelare se stessi, ovvero coloro che già sono presenti o sono maggiormente forti nelle aule parlamentari, a discapito di coloro che magari per la prima volta vorrebbero presentarsi alle elezioni.
Allora questo sforzo non aveva trovato una quadratura del tutto condivisa e, però, aveva una sua logica, aveva una sua finalità. Anche le opposizioni parteciparono a questo sforzo, teso a risolvere, attraverso una nuova modalità, le difficoltà di procedura che sono state riscontrate e che si sono manifestate anche con errori o con falsi nella raccolta delle firme. In questo senso, si era cercato di dare un contributo che, in qualche modo, forniva l'alibi - da parte nostra vi era la totale contrarietà - per sanare le situazioni esistenti, relative a coloro che sono incorsi nel reato di falso o che, comunque, in questo momento sono indagati per tale ragione.
Ora, dopo lo stralcio e la soppressione dell'articolo 1, è evidente che non vi è più neanche l'alibi e questo provvedimento si presenta, in tutti i suoi aspetti, come un'amnistia. Credo sia questo il termine migliore dal punto di vista giuridico, perché non stiamo parlando di una sanatoria. Stiamo infatti depenalizzando un reato e stiamo amnistiando chi l'ha già commesso. Non si tratta neanche di una diminuzione della pena, perché, di fatto, passiamo da un reato penale ad un reato amministrativo. Ma non parliamo neanche di un'amnistia dichiarata. Il giorno che in quest'aula si volesse affrontare un tema come quello dell'indulto e dell'amnistia, noi saremmo favorevoli per principio a farlo, salvo poi andare ad affrontare nel merito le questioni e le motivazioni, quando però questo potesse avvenire in modo assolutamente trasparente.
Invece, in questo caso, senza dichiararlo, si realizza una sanatoria per sottrarre alla giustizia le persone oggi indagate e per tradurre il loro reato in una pena pecuniaria, ponendo le condizioni perché domani chiunque voglia falsificare le liste nella fase della raccolta delle firme possa farlo, mettendo in conto che dovrà semplicemente pagare una multa. Quindi, non soltanto siamo di fronte ad una sanatoria non dichiarata nelle volontà, ma si pongono anche le condizioni per spingere a continuare su questa strada. Crediamo sia un elemento grave da tutti i punti di vista. Politicamente, ci chiediamo dove sia finito l'imbarazzo della Lega e del suo capogruppo, che in aula, nella scorsa settimana, rivolgendosi ai colleghi della maggioranza, diceva: ci avete fatto votare provvedimenti vergognosi; ci avete messo in imbarazzo, perché trovate sempre attenuanti generiche per chi commette i reati. Ebbene, qui stiamo parlando di persone che hanno commesso reati senza attenuanti generiche, e voi non provate alcun
imbarazzo. Provate imbarazzo soltanto quando si parla dei poveretti che stanno scontando la pena. Anzi, provate disgusto, a giudicare dalle indicibili argomentazioni che avete sostenuto. Invece, quando si tratta di salvare coloro che appartengono al ceto politico - come è stato chiamato - e che, in qualche modo, sono più tutelati di altri, viene meno anche l'imbarazzo, oltre al disgusto.
Penso sia un atto di notevole gravità. Oltretutto, come è stato ribadito dai colleghi, vi sono ragioni di merito dal punto di vista giuridico, anche perché non si è presa in considerazione l'unica proposta possibile, vale a dire quella di procedere in un'ottica di revisione complessiva del codice penale, che è uno dei più rigorosi in campo internazionale ed europeo. Saremmo favorevoli non soltanto ad una massiccia depenalizzazione dei reati minori ma anche ad un ridimensionamento della portata del nostro codice penale. Ma tutto deve avvenire dentro un sistema di congruità e, soprattutto, di giustizia. Invece, si introducono disparità così evidenti per un reato che rimane grave e che, anche in una revisione generale, sarebbe discutibile pensare di tradurre semplicemente in un'ammenda. Si tratta, infatti, di un reato che ha a che fare con la democrazia e con gli aspetti più rilevanti della sua organizzazione.
Tuttavia, non solo questo è discutibile in sé, ma è ancora più discutibile quando si traduce in una assoluta disparità, per cui, come è stato detto, se il cittadino normale sbaglia per una qualsiasi sua causa o esigenza personale, come un'autocertificazione, rischia la pena carceraria, e chi invece, volutamente o non volutamente, dovesse incorrere in reato di falso per l'organizzazione della democrazia, se la cava semplicemente con una multa.
Qui le questioni di gravità si aggiungono le une alle altre. Noi abbiamo potuto solo tentare di contribuire, di condizionare e di partecipare a suo tempo alla discussione in Commissione. Oggi ci troviamo con un solo articolo che palesemente si rivela in tutta la sua gravità e su cui possiamo solo votare contro, oltreché continuare a denunciare questa doppia faccia di chi siede in quest'aula e a volte urla contro la certezza della pena e il giorno dopo impedisce che su questa certezza della pena vi sia, quantomeno, una parità di trattamento (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marone. Ne ha facoltà.
RICCARDO MARONE. Signor Presidente, vorrei cominciare questo intervento con una domanda. Come è possibile che ogni volta che affrontiamo un problema della giustizia questa maggioranza riesce a risolverlo sempre nella maniera peggiore possibile? È sconcertante! Qui c'erano tante soluzioni, ne abbiamo discusso per mesi e alla fine andiamo a votare - anzi, andrete a votare - a favore della peggiore soluzione che si poteva adottare in questo caso. Questa è una prima considerazione.
Una seconda considerazione è che nel momento in cui voi continuate ad approvare leggi che servono a sanare e a risolvere problemi concreti - ma come sapete le leggi non valgono per il passato ma per il futuro - voi create e state continuando a creare nell'ordinamento elementi di vulnus inaccettabili. Infatti, è vero che queste norme, come le tante che abbiamo approvato in questi due anni, hanno risolto tanti problemi per tante persone, ma da oggi in poi queste andranno a disciplinare la generalità dei casi e quindi disciplineranno la giustizia per i cittadini, con tutte le gravissime conseguenze che ne deriveranno. Quindi, ripeto, voi non solo state sanando una situazione, ma non come quando c'è di mezzo la povera gente, perché in quel caso allora diventate rigorosissimi: per carità, mai «indultino»! Alleanza nazionale è stata contrarissima e la Lega ha fatto ostruzionismo. Quando si tratta della povera gente non accettate deroghe, mentre quando si tratta di sanare la situazione di altre persone, allora, si comincia a discutere o meglio si comincia a non parlare. Non parla più nessuno in quest'aula, nessuno più dice niente e si vota
in silenzio una serie di norme che servono a salvare qualcuno. Lo ripeto, questo mi sembra il risultato finale della proposta di legge il cui esame era cominciato con tutto un altro spirito e con tutta un'altra prospettiva.
Infatti, tutti eravamo partiti dalla considerazione che esisteva un problema, anzi due. Il primo problema era la gravità della sanzione penale in questa fattispecie, certamente, eccessiva, e questo ci trovava tutti d'accordo, oltretutto rispetto a una serie di altri reati similari. Il secondo problema si riferiva alla questione della raccolta delle firme e della non autenticità della loro raccolta. Questi erano i due problemi: li si poteva affrontare in tutte le maniere possibili e immaginabili e, anzitutto, bisognava in ogni caso affrontarli insieme, qualsiasi fosse stata la soluzione. Bisognava, quindi, decidere come affrontare quel problema. Alla fine di tutto è accaduto che l'articolo 1 - anche quella era la peggiore delle soluzioni possibili - è stato stralciato e abbiamo semplicemente fatto un'amnistia per una serie di persone che avevano problemi penali.
Fin qui, ripeto, nulla di particolare; ne abbiamo fatte tante in questi due anni: per una in più o in meno, non credo che qualcuno si scandalizzi. Stiamo già preparando una norma destinata a prevedere le attenuanti obbligatorie e tra poco ne vareremo un'altra e tutti ne conosciamo i motivi: non ce ne stupiamo più di tanto. Il fatto grave in tutto ciò è che tale normativa entrerà a far parte del nostro ordinamento. È come se dicessimo alla gente che ci ascolta, ai consiglieri comunali, a quei soggetti che hanno raccolto le firme e lo continueranno a fare di non preoccuparsi, di fare ciò che si vuole, poiché anche se si continuerà a raccogliere le firme con la stessa disinvoltura mostrata nelle due tornate elettorali precedenti, non accadrà niente perché verrà approvata una legge che consentirà di procedere secondo una modalità sbagliata, che noi abbiamo criticato (è per tale motivo che volevamo che venisse approvata una nuova normativa).
Tuttavia, invece di porre in essere una disciplina per evitare che si continui a raccogliere e ad autenticare le firme in maniera disinvolta, variamo un provvedimento con il quale non solo non puniamo ciò che è accaduto in passato, ma invitiamo la gente a proseguire imperterrita nella stessa maniera, dal momento che è prevista solo un'ammenda di 500 euro. Pertanto, o verrà scelto qualcuno che non ha reddito e si risolve il problema o ciò entrerà in un conto elettorale. Sono talmente tante le spese elettorali; figuriamoci se non si può prevedere una spesa in più in una campagna elettorale.
Mi viene in mente un altro esempio relativo ai manifesti abusivi, affissi ovunque, che rappresentano ormai un costo della campagna elettorale. Il candidato sa che se i manifesti vengono affissi sugli spazi non consentiti deve pagare una somma ulteriore che entrerà a far parte del conto della campagna elettorale; se ha i soldi, lo fa, altrimenti no.
Non mi pare che la norma serva minimamente ad evitare le affissioni fuori dagli spazi consentiti e ciò accadrà anche in questo caso. Credo che ancora una volta stiamo approvando una brutta legge ed arrecando un brutto servizio al paese perché continuiamo ad incentivare la gente a non rispettare il principio di legalità, ad abbassare il livello di legalità di questo paese.
Siamo, pertanto, contrari a questa soluzione che riteniamo la peggiore possibile.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Anedda. Ne ha facoltà.
GIAN FRANCO ANEDDA. Signor Presidente, nel preannunciare il voto favorevole del gruppo di Alleanza nazionale sul provvedimento in esame, mi permetta di prospettare alla Camera alcune considerazioni. Se avessimo avuto ancora necessità di una riprova dello spartiacque che divide le concezioni della società, il modesto provvedimento di legge in esame ne darebbe un'ulteriore dimostrazione.
Il provvedimento, occorre fare una correzione, non cancella un illecito, ma gradua diversamente la pena; anziché la reclusione, prevede l'ammenda. Lo spartiacque sta proprio qui, giacché esistono alcune linee di pensiero che non concepiscono altra sanzione al di fuori del carcere e delle manette. L'unica sanzione possibile nella società ad un comportamento che si ritiene non corretto è rappresentata dal carcere, dalle manette.
L'altro corollario a questa concezione è che in ogni avvenimento della società o della vita debba intervenire la magistratura. Altri ritengono - io sono tra coloro che la pensano così - che le sanzioni possono essere diverse, che le sanzioni più efficaci sono quelle diverse dal carcere e che attengono realmente alla vita al di fuori della rilevanza penale.
Per alcune evidenti considerazioni (ne abbiamo avuto esempi anche nei giorni discorsi e mi riferisco al provvedimento, senza discutere del merito, relativo al codice della strada), colpire il guidatore in ciò che più gli sta a cuore, la possibilità di guidare, è molto più efficace di qualunque sanzione penalistica, così come era previsto nei vecchi schemi.
Questo provvedimento si ispira proprio a quella concezione, giacchè, senza annoiare la Camera con un discorso di filosofia del diritto, occorre sempre distinguere tra ciò che ha natura criminogena e ciò che non ne ha. Se è vero infatti che si sono verificate distorsioni o illeciti, se volete, in ordine alla autenticazione della raccolta delle firme, è anche vero che coloro i quali hanno commesso questi illeciti lo hanno fatto convinti che illeciti non fossero.
Corollario ulteriore è che la sanzione per una autenticazione della firma non veridica costituisce per il nostro ordinamento, e costituiva, un falso ideologico con una sanzione gravissima certamente non equiparabile alla volontà di chi commetteva l'illecito o di chi commetteva il reato.
Il punto di sintesi è allora costituito dal fatto che la Camera non poteva non comprendere quanto si fosse verificato, nella consapevolezza e nella convinzione che non è vero, come è stato detto, che questi eventuali illeciti interferiscono nel procedimento elettorale e cioè nella formazione del consenso, giacché l'illecito rimane, le conseguenze dell'illecito permangono, le conseguenze degli illeciti permangono appieno, ma viene soltanto graduata la sanzione in relazione alla modestia dell'atteggiamento di colui che l'illecito ha commesso.
Per questa ragione il gruppo di Alleanza nazionale è favorevole sul provvedimento e ritiene che questo atto debba aprire la strada finalmente alle sanzioni alternative, che costituiscono l'unica vera remora affinché illeciti non vengano più commessi e la regolarità costituisca la norma nella vita della società (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
MICHELE SAPONARA, Relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MICHELE SAPONARA, Relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non rinnego quanto ho sostenuto a pagina 4 della mia relazione, ricordata dall'amico Boato, nel punto in cui ho affermato che, una volta semplificata la procedura per la presentazione delle liste delle candidature, è apparso opportuno modificare anche l'attuale sistema sanzionatorio, previsto per la violazione della normativa precedentemente illustrata.
Noi abbiamo adottato lo stralcio perché tutti eravamo d'accordo sulla necessità di modificare il sistema relativo alla raccolta delle firme, che aveva dato luogo a gravissimi inconvenienti. Ci siamo adoperati - personalmente ho predisposto diverse bozze - in un clima che è stato ancora sereno; evidentemente in Commissione è stato ancora più sereno. L'Assemblea tuttavia fa da cassa di risonanza ed enfatizza, evidenziandoli, i motivi di disaccordo.
Non siamo riusciti a trovare in Commissione, e quindi in aula, un accordo sull'articolo 1. Abbiamo proceduto quindi allo stralcio, il che non significa che non dobbiamo riprendere il discorso in Commissione anche in relazione alle diverse proposte alternative; ad esempio, quella avanzata dall'amico Boato parlava di un doppio termine per la presentazione delle liste. L'argomento relativo all'articolo 1 resta valido ed acquista da questa discussione un nuovo mordente ed un nuovo stimolo.
Abbiamo proceduto alla seconda parte perché vi erano alcune esigenze. Lo stesso collega Marone lo ricorda perché la pena prevista per determinati fatti appariva eccessiva ed inadeguata rispetto all'inoffensività di fatto del caso concreto.
Abbiamo proceduto, così, alla seconda parte perché vi erano delle esigenze. Lo stesso ministro Maroni riconosce che erano d'accordo, perché la pena prevista per determinati fatti appariva eccessiva e quindi inadeguata alla inoffensività di fatto del caso concreto. Allora, abbiamo proceduto all'approvazione dell'articolo 2. Si è parlato di pena tenue, indultone, amnistia, depenalizzazione. Certo, il fatto che ci troviamo in Assemblea, il fatto che questo argomento venga trattato dopo l'amnistia e l'indulto ha dato la possibilità di enfatizzare, di contestare alla Lega nord, ad Alleanza nazionale, a coloro che lo hanno votato, quell'indulto, il diverso atteggiamento che oggi hanno di fronte a questo provvedimento. Però la verità è che - l'ho detto all'inizio e lo dico adesso - noi dobbiamo adeguare la pena al caso concreto e laddove i fatti dimostrino una minore offensività è giusto che vengano puniti con una pena diversa. In un momento in cui si parla di un diritto penale minimo in contrasto con il panpenalismo, diceva giustamente l'onorevole Anedda, è giusto passare all'attuazione di questi principi. Gli amici dell'opposizione hanno addossato tutta la responsabilità alla maggioranza, a questa maggioranza che fa le leggi sempre ad personam, o ad personas. Un fatto è certo, le proposte emendative sono state respinte da una maggioranza più ampia di quella costituzionale. Abbiamo avuto - mi pare si sia trattato della Margherita - tanti altri voti che si sono aggiunti ai nostri, il che significa che quel provvedimento è un provvedimento giusto. Ecco perché Forza Italia voterà a favore di questa proposta di legge.
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