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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Paoletti Tangheroni, alla quale ricordo che ha cinque minuti di tempo a disposizione. Ne ha facoltà.
PATRIZIA PAOLETTI TANGHERONI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che, in presenza di problematiche attinenti ai diritti umani, si debba essere prudenti, obiettivi e generosi. Prudenti perché il contesto storico ed internazionale in cui stiamo vivendo impone prudenza e perché le maglie della rete protettiva che tutti i paesi hanno obbligo di predisporre a difesa dei propri cittadini rischiano di essere compromesse proprio da una male intesa applicazione del rispetto dei diritti umani.
Noi, paesi nei quali i diritti umani fanno parte integrante non solo della nostra normativa, ma da molti secoli anche della nostra cultura, abbiamo il dovere di saper discernere sempre da quale parte si collochi realmente chi è più debole, senza equivoci e senza strumentalizzazioni. Dichiaro, quindi, di essere soddisfatta dell'informativa che i rappresentanti del Governo ci hanno sottoposto proprio da questo angolo visuale.
Proprio la virtù della prudenza ci aiuterà a discernere, a distinguere, a conoscere e poi ad operare; ho detto prudenti, ma anche obiettivi, perché, conosciuta la situazione, occorre agire con la massima onestà intellettuale, proprio perché si tratta di diritti umani, e quindi del destino non solo di chi si trova in gravi situazioni nelle quali corre un pericolo di vita o in condizioni di grave disagio, ma anche di chi si trova a subire l'ingresso di clandestini che possono essere, sì, persone sventurate in cerca di lavoro, ma anche soggetti con una precisa strategia politica antioccidentale.
Francamente, le strumentalizzazioni nei giorni scorsi sulle pagine dei giornali che hanno giustiziato, senza neppure un processo sommario, il signor Al-Sakhri, se non avessero quegli aspetti grotteschi che sono sfociati in un ridicolo di bassissima lega, sarebbero molto gravi; l'obiettività è quindi indispensabile.
Vorrei concludere evocando la generosità, perché solo se sapremo essere davvero prudenti ed obiettivi, potremo essere seriamente generosi ed aprirci ad accogliere chi ha realmente bisogno di trovare rifugio nel nostro paese.
Credo di dovere esprimere al Governo, ancora una volta, tutta la nostra soddisfazione per quanto ci ha riferito e perché mi pare che, continuando a seguire questo caso, si sia comportato con prudenza, obiettività ed anche molta generosità.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Leoni, al quale ricordo che ha cinque minuti di tempo a disposizione. Ne ha facoltà.
CARLO LEONI. Signor Presidente, voglio esprimere innanzitutto, anche a nome del mio gruppo, sentimenti di piena felicità per la notizia, comunicataci direttamente dal nostro ambasciatore a Damasco, che l'ingegner Muhammad Sa'id Al-Sakhri è vivo ed è in buone condizioni di salute.
La collega che mi ha preceduto ha espresso soddisfazione. Si è detto: è in buone condizioni di salute. Ma questa persona è in carcere da molti mesi, assistito soltanto da un difensore d'ufficio e senza aver avuto alcun contatto con i suoi familiari per lunghi mesi! Ed è stata questa condizione di totale isolamento - che mi risulta, colleghi del Governo, contraria ai più elementari diritti umani - ad impedire ai suoi parenti di verificare la notizia della morte del loro congiunto. Bene ha fatto, in questo clima di incertezza e di angoscia, la moglie, signora Maysun Lababidi, a diffondere la terribile notizia, proprio perché, senatore Mantica, questa famiglia risulta legata alle autorità siriane e risulta legata ai fatti di Hama del 1982. Per chi non lo sapesse, quei fatti hanno significato il massacro di diverse migliaia di persone, nella città di Hama, tutte accusate di appartenere all'organizzazione dei fratelli musulmani.
In questo clima, è del tutto evidente che la signora, moglie dell'ingegner Sa'id Al-Sakhri, potesse credere alla notizia che le giungeva e bene ha fatto a diffonderla; male hanno fatto quegli organi di stampa che non hanno inteso riportare la stessa notizia! Se la signora non avesse fatto questa denuncia e se essa non fosse stata fatta propria dai quotidiani - pochi, ripeto -, dalle organizzazioni umanitarie - quali il Centro italiano per i rifugiati, Amnesty international -, da parlamentari, onorevole Mantovano, di entrambi gli schieramenti - l'onorevole Malgieri, interessandosi di questa vicenda, ha fatto pienamente il suo dovere di presidente del comitato per i diritti umani, senza alcuna strumentalizzazione, come abbiamo inteso fare tutti noi -, se non fosse accaduto tutto questo, il Governo italiano non si sarebbe attivato, come poi alla fine ha fatto, per appurare la verità. Ripeto, non sono da accusare di strumentalizzazione quei giornali che hanno dato eco alle preoccupazioni della moglie dell'ingegnere siriano: è curioso che non lo abbiano fatto molti altri.
Tuttavia, quella che abbiamo appurato è una verità ancora parziale. Innanzitutto, perché il nostro ambasciatore a Damasco, la signora Laura Mirachian, secondo quanto ha dichiarato ai giornalisti, non ha potuto incontrare da sola l'ingegner Sa'id Al-Sakhri; al colloquio risultano presenti altre persone, non si sa chi e a che titolo.
Noi rinnoviamo la nostra richiesta, avanzata anche al Senato, dell'invio di una delegazione parlamentare a visitare il detenuto e che la stessa possibilità sia concessa alle organizzazioni umanitarie più prestigiose e rappresentative.
In secondo luogo, non ci convince del tutto la ricostruzione che è stata fatta di quei cinque giorni - cinque giorni, non cinque ore - a Malpensa, durante i quali sono accadute cose non chiare, prima che questa famiglia fosse imbarcata - risulta con l'inganno e con le mani legate, come si trattasse di pericolosi criminali - su un aereo per la Siria, dove ad attenderli - non si poteva non saperlo - c'era null'altro che la privazione della libertà. Ora, la domanda, cari colleghi, è la seguente: l'articolo 10 della nostra Costituzione consente forse una cosa del genere? C'è bisogno che io lo rilegga? Non lo consente. E non lo consente neanche l'articolo 14 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e la Convenzione di Ginevra del 1951! Avevano regolari passaporti e documenti di viaggio.
PRESIDENTE. Onorevole Leoni, la prego di concludere.
CARLO LEONI. Mi avvio alla conclusione, ricordando che queste domande non pesano sulle autorità di pubblica sicurezza, stressate dalla richiesta delle autorità politiche di Governo di attuare più esclusioni possibili (l'importante è che in un mese se ne compiano più del mese precedente e in un anno più dell'anno precedente), quando non si capisce che,
dietro tutto questo, vi sono domande di libertà di esseri umani alle quali un paese come l'Italia non dovrebbe voltare le spalle.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Malgieri. Ne ha facoltà.
GENNARO MALGIERI. Signor Presidente, ringrazio il Governo per la tempestività con la quale è venuto in aula, rispondendo alle sollecitazioni giunte da questo ramo del Parlamento nella giornata del 9 luglio scorso, quando si diffuse la notizia della morte dell'ingegner Al-Sakhri nelle carceri di Damasco.
Anche in quest'occasione, il Governo ha dimostrato una rara sensibilità per ciò che riguarda la tutela dei diritti umani che, del resto, appartiene alla tradizione civile e politica del nostro paese.
In particolare, prendo atto con soddisfazione della ricostruzione offertaci dal sottosegretario, onorevole Mantovano, e non ho assolutamente motivo di dubitare che le cose si siano svolte in tale maniera, anche perché, se dubitassimo di ciò, dovremmo offrire delle prove diverse; mi pare che nessuno abbia le carte regola per poter fare ciò.
Del resto, dopo la ricostruzione del sottosegretario Mantovano, ci sorge la seguente domanda: perché mai le autorità italiane di polizia si sarebbero dovute comportare in maniera difforme da come solitamente si comportano in questi casi nei confronti di un cittadino che con l'Italia non aveva evidentemente niente a che fare?
Dopo avere ascoltato la ricostruzione dei fatti accaduti all'aeroporto di Malpensa, mi sorge un'ulteriore domanda: per quale motivo l'ingegner Al-Sakhri non ha chiesto asilo politico, posto che, pochi giorni dopo, i suoi familiari e, in particolare, sua moglie hanno cercato di attivarsi in questo senso? Tale interrogativo inquieta e certamente apre la strada a molti dubbi e a molte perplessità.
Ringrazio anche il sottosegretario, senatore Mantica, per averci confermato la disponibilità e la solerzia delle autorità diplomatiche del nostro paese in Siria nel tenere costantemente sotto osservazione la condizione dell'ingegner Al-Sakhri e, in particolare, della sua famiglia.
Ricordo che il ministro degli esteri, qualche mese fa, dopo averlo interrogato, con lettera privata, sulle condizioni del detenuto siriano, mi assicurò che nulla sarebbe stato fatto contro i familiari dell'ingegner Al-Sakhri e, in particolare, della moglie. Credo che ciò sia accaduto anche e soprattutto per la costante pressione esercitata dalle autorità diplomatiche del nostro paese nei confronti del Governo di Damasco.
Mi auguro che nel momento in cui sarà definita la posizione giudiziaria dell'ingegner Al-Sakhri egli non sia condannato a pena capitale, posto che, come tutti sappiamo, nell'ordinamento della Repubblica di Siria vige la pena di morte. Le autorità diplomatiche del nostro paese, senatore Mantica, potrebbero utilmente continuare ad esercitare le pressioni che hanno fin qui esercitato (magari, aggiungendone qualcuna di più) proprio per sensibilizzare le autorità di Governo di Damasco, oltre che naturalmente la comunità internazionale, su questo caso, affinché lo stesso non finisca nel dimenticatoio e l'ingegner Al-Sakhri non trovi la morte.
Con questo, io dico che i diritti umani, nel nostro paese, sono fortemente tutelati, non soltanto da questo Governo, ma per una consolidata tradizione civile e politica e che ritengo la assicurazioni del Governo assolutamente ineccepibili.
Credo che tutti dovremmo prendere atto con soddisfazione che quel dibattito estemporaneo originatosi in questo ramo del Parlamento la mattina del 9 luglio ha richiamato l'attenzione su un caso così drammatico, così come prendiamo atto con soddisfazione che l'ingegnere Al-Sakhri è vivo e, sia pure nei limiti in cui può farlo trovandosi in isolamento in un carcere di Damasco, gode di buona salute. Grazie.
PRESIDENTE. Grazie a lei, onorevole Malgieri.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Giovanni Bianchi, al quale ricordo che dispone di cinque minuti. Ne ha facoltà.
GIOVANNI BIANCHI. Signor Presidente, mi associo al sentimento di soddisfazione comune derivante dall'avere appreso che l'ingegnere Al-Sakhri è in vita.
Credo che resti comunque un'atmosfera kafkiana su quanto si è effettivamente verificato in quei cinque giorni all'aeroporto di Malpensa. Quanto alla soddisfazione comune, devo citare, però, un giudizio del presidente della sezione italiana di Amnesty international, Marco Bertotto, il quale dice: quando si parla di condizioni normali, riferite ad una cella delle carceri di Damasco, questo aggettivo diventa quanto meno opinabile! Ovviamente, non metto in dubbio, anzi, ringrazio il Governo per il tipo di versione che ci ha fornito. Però, ripeto, l'atmosfera kafkiana resta: perché non si è cercato un interprete; perché non si è interpellato, allora, l'alto commissario delle Nazioni Unite; e questo non incontro con il fratello...
Ebbene, credo che tutti questi interrogativi ci vengano riproposti non solo dalla stampa che è stata richiamata come pregiudizialmente critica. Scriveva un giornale: «Così come non è bello - questo va detto - il "buco nero" pieno di troppe mezze verità, su quanto accade il 23 novembre 2002 alla Malpensa, dove la famiglia Al-Sakhri arrivò in volo dalla Giordania. Fare luce è doveroso. Soprattutto, è giusto sapere che cosa successe in quei cinque giorni in cui padre, madre e figli furono trattenuti dalle nostre autorità di polizia prima dell'espulsione verso la Siria (e perché mai proprio in Siria?) il 28 novembre seguente».
Era il Giornale dell'11 luglio a porsi questo interrogativo che anche - credo legittimamente - questo Parlamento si è posto. Credo, quindi, che alcuni interrogativi restino e che vi sia, come dire, un'ossessione derivante da una certa applicazione della Bossi-Fini - a proposito, poiché Bossi ha avuto modo di rivendicare davanti ai suoi il copyright della legge, forse, bisognerà chiamarla «Bossi-Bossi» da questo momento in avanti - là dove il diritto di asilo significa diritto di accesso alla procedura per il riconoscimento dello status di rifugiato.
Ebbene, io credo che vadano ricordati qui alcuni giudizi di persone che fanno parte di organizzazioni internazionali. Ad esempio, Laura Boldrini, alto commissario per i rifugiati dell'ONU, si domanda come sia stato possibile che la famiglia Al-Sakhri abbia fatto resistenza a partire per la Giordania e non per la Siria, dove pendeva una condanna a morte (relativa ai fatti verificatisi vent'anni fa: furono ventimila i morti prodotti, allora, dai thanks del «Leone di Damasco»...
ALFREDO LUIGI MANTICA, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Dai carri sovietici!
GIOVANNI BIANCHI. ...come si diceva). Vi sono, cito sempre, alcune cose che vanno riviste: la famiglia Al-Sakhri, infatti, non è stata messa in condizione di formulare la richiesta di asilo.
Anche per questo - conclude la porta voce dell'ACNUR - riteniamo che lo sportello del CIR debba essere spostato dentro la zona di transito. Probabilmente, ci sono state anche alcune disfunzioni che hanno prodotto questo tipo di esito. Lo stesso viene detto dal responsabile della Caritas, il quale fa una osservazione non peregrina. C'è un clima politico, pressioni che portano a respingere chiunque sia clandestino, ma dentro quella parola, che viene agitata in modo propagandistico, è compreso anche il 90 per cento dei richiedenti asilo; molti immigrati economici arrivano in Italia senza un regolare visto.
Del resto, le cifre da questo punto di vista parlano chiaro: l'Italia è fortemente al di sotto rispetto agli altri paesi. Non arriviamo, credo - cito a memoria -, a 8 mila richieste di rifugiati, con una Gran Bretagna che va oltre i 100.000; persino l'Austria, la piccola Austria, la Svizzera, ci doppiano da questo punto di vista.
Esprimo soddisfazione - del resto noi non abbiamo affatto eccessive polemiche
da questo punto di vista -, ma sottolineo che resta da chiarire ancora una situazione. Fa piacere vedere - e concludo - che le associazioni della società civile, l'associazionismo in genere è così attento, ma noi pensiamo che le istituzioni non debbano essere da meno, perché proprio nella capacità di diritto d'asilo noi troviamo una pietra, una misurazione delle nostre capacità di democrazia (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Naro. Ne ha Facoltà. Le ricordo che ha cinque minuti di tempo a disposizione.
GIUSEPPE NARO. Signor Presidente, la vicenda dell'ingegner Al-Sakhri ha creato in Italia comunque grande commozione e gli elementi che ci ha fornito il Governo sono per noi rassicuranti e quindi anche motivo di soddisfazione. Però questa vicenda suggerisce anche qualche riflessione di carattere generale. Infatti, la nostra è la situazione di un paese che fino agli anni sessanta è stato grande produttore di emigranti e che oggi si ritrova ad essere la prima linea dell'intera comunità europea per quanto riguarda l'immigrazione proveniente dalle aree più degradate dell'Africa e dell'oriente, ponendoci quindi in una condizione particolarissima che ci obbliga a coniugare le nostre sensibilità culturali, religiose e politiche con le esigenze della sicurezza e dell'economia.
Occorre non dimenticare che l'emigrante è un essere umano, non responsabile di eventi politici e militari che sconvolgono vaste aree del pianeta e determinano le condizioni per cui, per tanti, l'unica possibilità di sopravvivenza è la fuga. L'alto valore che attribuiamo alla vita umana ed ai diritti dell'uomo deve spingerci a fare ulteriori passi in avanti per ottenere la salvaguardia dei diritti della persona. Per questo, ritengo sia utile e producente accelerare l'iter del provvedimento che porterà all'adeguamento con l'Unione europea dei termini di riconoscibilità del diritto all'asilo politico al fine di fare ulteriore chiarezza, aiutarci a leggere, tutte le volte che si renderà necessario, il dramma nel dramma, consentendoci di distinguere chi fugge dalla miseria da chi fugge dalle persecuzioni, avendo sempre il rispetto della dignità e della vita della persona cui noi riconosciamo sacralità.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bricolo. Ne ha facoltà. Onorevole, ha cinque minuti di tempo a disposizione.
FEDERICO BRICOLO. Signor Presidente, devo dire che i fatti hanno reso questa informativa ancora più opportuna di quanto i media l'avevano prospettata. Ancora una volta i fatti dimostrano come questa sinistra che siede in questo Parlamento cerchi in tutti i modi, anche in quelli più vergognosi, di strumentalizzare certe azioni, con l'intenzione di ricondurle direttamente a questo Governo e di avere quella visibilità che in nessun altro modo riescono ad avere. Non si tratta quindi di una posizione costruttiva in grado di essere stimolo, di essere di aiuto in alcuni casi all'azione di Governo. La loro da sempre, ormai da due anni a questa parte, è diventata soprattutto un'azione distruttiva, che mette in difficoltà questo Governo e l'intero paese anche in politica estera.
Abbiamo visto quanto è accaduto al Parlamento europeo con il caso Schulz, e come la sinistra non si sia schierata in aiuto di quelli che erano gli interessi legittimi del nostro paese e della stessa Comunità europea, a difesa del Presidente di turno dell'Unione europea, ma anzi ha cercato di appoggiare chi cerca in tutti i modi di delegittimare la Presidenza di turno e, quindi, anche l'Unione europea. Allo stesso modo, oggi siamo di fronte ad una strumentalizzazione vergognosa montata ad arte dai giornalacci - questo è l'unico termine che mi sovviene - di sinistra che per mesi hanno cercato di montare un caso che poi l'evidenza ha dimostrato essere non vero.
Hanno millantato la morte di un espulso forzatamente dal nostro paese,
persona successivamente torturata ed uccisa in Siria. Questa persona, come dimostrano i fatti, non aveva mai richiesto asilo politico nei cinque giorni in cui è stato bloccato all'aeroporto della Malpensa, così come non aveva mai fatto cenno ai problemi di giustizia che aveva con il Governo siriano; nonostante ciò, per i giornalacci della sinistra questa persona è stata espulsa dall'Italia e poi fatta uccidere dal Governo siriano. Questa è, a mio parere, un'altra vergogna che voi vi portate nel curriculum di questi due anni di legislatura e che mi auguro venga evidenziata dagli organi di stampa che cercano di ricostruire un'opinione corretta di quello che accade in questo Parlamento. L'odierna informativa ci dà anche la possibilità di dire due parole su quanto accade in Siria, il cui Governo è da tenere sotto osservazione per cercare di ricondurlo ad un minimo di legalità. Si pensava che con l'ascesa al potere del giovane Assad qualcosa cambiasse, purtroppo non è cambiato nulla. La Siria ancora adesso con 25 mila militari occupa di fatto una parte del Libano, un paese che era l'unico Stato a religione cristiana nell'oceano islamico mediorientale; in questo senso, Israele ha adempiuto alla risoluzione n. 520 dell'ONU ritirando nel 2000 le sue truppe dal sud del Libano. La Siria protegge inoltre i più feroci gruppi terroristici che hanno stabilito la loro sede proprio in quel paese: un paese in cui i diritti umani ancora non sono riconosciuti.
Tutto ciò ritengo possa essere da stimolo alla Presidenza di turno dell'Unione europea nel portare avanti quelle iniziative che sono necessarie per ricondurre questo paese al rispetto della legalità, delle risoluzioni dell'ONU e soprattutto per ridare la possibilità, dopo la diaspora cristiana verificatasi nel Libano, ai cristiani di quel paese di ritornarvi in modo che si possano svolgere elezioni democratiche e si possa avere un Governo libero e non, come è attualmente, un protettorato siriano.
PRESIDENTE. Onorevole Bricolo, si avvii a concludere.
FEDERICO BRICOLO. Concludo, Presidente. Con la Siria il nostro Governo ha intrattenuto dei rapporti; ma fino ad ora non è riuscito ad esercitare, a livello diplomatico, quella pressione necessaria al fine di ricondurre questo paese ad una logica di dialogo costruttivo che consenta di affrontare e risolvere anche i gravi problemi presenti in tutto il Medio Oriente.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mantovani. Ne ha facoltà.
RAMON MANTOVANI. Signor Presidente, signori del Governo, sono profondamente insoddisfatto per la ricostruzione dei fatti oggi fornita. È chiaro che i responsabili di quanto avvenuto all'aeroporto della Malpensa sono gli estensori di quella ricostruzione. Il sottosegretario Mantovano non era presente, così come non lo ero io, tuttavia, come il sottosegretario sa, non erano presenti, insieme alle forze di polizia, organismi terzi per assistere e per capire quello che dicono le persone che sono sottoposte ad un provvedimento di espulsione.
È solo il funzionario di polizia che valuta se sia stata avanzata o meno un'istanza per attivare la procedura per la richiesta di asilo.
Naturalmente, confido nel fatto che lei abbia ricevuto una ricostruzione di quel tipo, tuttavia, so per lunga esperienza che le cose non vanno in quel modo. Io stesso, personalmente, ho fermato l'espulsione di un signore verso la Siria all'ultimo minuto, e successivamente un tribunale della Repubblica italiana ha verificato che quel signore aveva il diritto di non essere espulso, perché rischiava la vita: se non fosse intervenuto il deputato - all'ultimo minuto -, quel signore sarebbe stato espulso in Siria.
Se vuole, le rappresenterò il caso; per fortuna, è un caso che si è risolto positivamente, ma quanti altri hanno un esito negativo? Vi sono persone dolenti che fuggono da Stati che li perseguitano (è il caso di questo cittadino siriano) e vi sono anche persone che fuggono da situazioni,
perché non hanno alcun contrasto con la loro Repubblica, con il loro Stato o con il loro Governo, eppure esistono, in quei territori, organizzazioni che li perseguitano, e lo Stato non è in grado di garantire la loro sicurezza. Le forze di polizia espellono queste persone, e spesso e volentieri tali soggetti, una volta espulsi, tornano in una situazione nella quale perderanno la vita o la libertà, perché vengono anche sequestrati.
Ma voi li espellete, e si tratta di una pratica invalsa da anni: ricordo, in questa Assemblea, la gara tra un ex sottosegretario di Stato per l'interno e lei, con dati e statistiche, per vedere chi ne aveva espulsi di più. Ciò non appartiene alla tradizione del rispetto dei diritti umani; questa sì, cari colleghi della maggioranza, rappresenta la strumentalizzazione di una paura, di una xenofobia crescente e dei problemi esistenti nella società italiana. Tale strumentalizzazione avviene sulla pelle di migliaia di persone che giungono nel nostro paese e che hanno un colloquio di due minuti con un funzionario, il quale decide lui, nei fatti, se quel colloquio può dar vita all'attivazione di una procedura per la richiesta di asilo.
Questa è la realtà. In questi giorni, vi sono ancora decine di pakistani che hanno il problema cui poc'anzi accennavo: infatti, corrono il rischio di tornare nel loro paese e di essere perseguitati non dallo Stato, bensì da organizzazioni che ad alcuni di questi hanno ucciso fratelli, sorelle, familiari. Questa è la situazione, e non ci si può accontentare, sottosegretario Mantica, dell'attività della nostra ambasciata, che peraltro ringrazio per quanto ha fatto.
Bisognerebbe avere una visione più globale del problema dei diritti umani e meno sottoposta a strumentalizzazioni del momento, a seconda di questa o quell'altra guerra che si prepara, o a seconda di questa o quell'altra tensione internazionale.
Occorrerebbe...
PRESIDENTE. Onorevole Mantovani...
RAMON MANTOVANI. Occorrerebbe una maggiore coerenza in tutti i campi e in tutte le direzioni.
Signor Presidente, mi conceda qualche secondo per dire un'ultima cosa. Vorrei ricordare, infatti, che questo detenuto nelle carceri siriane ha perso definitivamente la libertà. Vorrei dire, pertanto, che in ogni caso vi è stato un difetto da parte delle autorità del nostro paese e da parte del sistema, il quale non permette alle persone che fuggono dalla perdita della libertà, di soddisfare un bisogno fondamentale: non capisco, onorevole Paoletti Tangheroni, dove sia questa grande generosità di cui lei ha parlato (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista e Misto-Comunisti italiani).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Maura Cossutta, alla quale ricordo che ha quattro minuti di tempo a disposizione. Ne ha facoltà.
MAURA COSSUTTA. Anch'io sono del tutto insoddisfatta, sottosegretario Mantovano, ed a mio avviso il Governo resta colpevole. Avete descritto tutti questi «accertamenti di verità», ma a posteriori, onorevole Mantovano: bisognava farlo prima, con certezza ed assicurando le adeguate tutele e garanzie a chi richiedeva l'asilo politico.
Allora, il caso del cittadino siriano non è certo un episodio isolato: purtroppo, ve ne sono tanti altri. Onorevole Mantovano, quanti di quei morti nelle acque di Lampedusa avrebbero chiesto l'asilo? Che cosa ne sapete, che cosa ne possiamo sapere? Eppure, voi li respingete tutti perché la vostra equazione è la seguente: politica migratoria uguale lotta contro l'immigrazione clandestina; politica migratoria dentro alla lotta per il terrorismo. Ciò significa guerra allo straniero, ciò significa immigrato uguale clandestino e, quindi, potenzialmente criminale. Sono la vostra legge e la vostra cultura politica a produrre questa vergogna!
Per quanto riguarda i vostri funzionari, noi che abbiamo rapporti con le associazioni sappiamo che vi sono funzionari e
funzionari: proprio perché vi è questa discrezionalità, in larghissima parte tutto dipende dal ruolo di tali funzionari, dalla cultura, dalla formazione, dalla preparazione degli stessi, ma anche dalla loro cultura politica. Vi sono tanti splendidi funzionari e questure e ve ne sono tanti altri molto meno splendidi e lo vogliamo dire.
Alcuni di essi diventano molto solerti e si scatenano in una rincorsa ad essere sempre più repressivi e restrittivi, senza alcuna minima garanzia per gli imputati e contro (lo definite così) l'abuso del diritto di asilo. Non vi è neanche il diritto di asilo e già vi è l'abuso del diritto di asilo!
Allora lo ripetiamo: l'asilo per noi è un punto cardine; facciamo subito la legge. Quest'esperienza tragica ci deve servire da stimolo: approviamo subito la legge, garantiamo subito quanto stabilito dal Consiglio europeo del 1995, a partire dai minori.
Onorevole Mantovano, quei minori erano iscritti sul passaporto del cittadino siriano e dovevamo, almeno per loro, offrire maggiori garanzie. Mi riferisco a garanzie di difesa certe: occorre un organo terzo; occorre prevedere l'effetto sospensivo del ricorso e più garanzie procedurali, nonché garantire anche la pubblicizzazione delle circolari. Tutto ciò non è previsto, onorevole Mantovano.
Procediamo ad un monitoraggio, andiamo insieme nelle questure: occorre la pubblicazione delle circolari che incidono sulla protezione giuridica dello straniero e dell'immigrato. Dobbiamo condurre una battaglia (e noi lo faremo), affinché il diritto di asilo sia iscritto nella Costituzione europea e affinché, per garantire l'asilo, non si scelga - come sta facendo, purtroppo, il nostro paese - l'opzione del paese terzo sicuro.
Noi crediamo che gli articoli 10 e 11 siano principi irrinunciabili della nostra Costituzione: da una parte, vi è il diritto d'asilo e, dall'altra, il ripudio della guerra. Gli articoli 10 e 11 della nostra Costituzione costruiscono il valore della memoria della nostra storia.
Lo ripeto, onorevoli rappresentanti del Governo: il nostro è un popolo di migranti che ha subito le migrazioni e l'esilio e che ha subito una guerra. Negli articoli 10 e 11 della Costituzione vi è un'idea del mondo e della società, ma anche una diversa idea di cittadinanza allargata. La vostra è un'idea del passato, l'idea di cittadelle e di fortezze assediate, ma senza pace e senza diritti non vi sarà sicurezza per nessuno.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cima. Ne ha facoltà. Ricordo all'onorevole Cima che ha tre minuti di tempo a disposizione.
LAURA CIMA. Signor Presidente, come hanno potuto notare i rappresentanti del Governo non ho voluto estremizzare le notizie che ci giungevano finché non sono state certissime. Tuttavia, devo dire che la risposta dei due sottosegretari mi ha profondamente delusa.
Signori del Governo, non è vero che va tutto bene ed abbiamo fatto tutto quanto in nostro potere! Mi auguro che tale caso simbolo serva, almeno, ad accelerare la volontà di legiferare sul diritto di asilo, in pieno adempimento dell'articolo 10 della nostra Costituzione. Io stessa ho definito, in questi giorni, una proposta di legge che presenteremo al più presto.
Ciò che più mi ha impressionato di tale vicenda è il fatto che l'ingegnere di cui parliamo (non si trattava di una persona minacciosa, visto che viaggiava con una moglie e quattro figli, e probabilmente non aveva l'aria di un terrorista) sia stato obbligato, dopo cinque giorni, con la forza - nessuno dei due sottosegretari ci ha spiegato come sia stato imbarcato - a tornare verso il paese da cui era scappato e dove lo aspettava il carcere. Per fortuna, come adesso pare, si è trattato solo di questo e non ancora della morte: meno male che vi è stata una mobilitazione internazionale! Sicuramente, però, è stato sottoposto a torture.
Signor sottosegretario, con la sua esperienza di politica estera mi deve spiegare come si possa credere ad un detenuto che, interrogato dall'ambasciatrice italiana in
presenza di altri, dica di non aver ricevuto torture. In che mondo viviamo? Cosa ci raccontiamo? Se era molto dimagrito, forse, qualche «torturina» l'avrà pure ricevuta! Mi pare evidente che, avendo già fatto l'Italia sufficientemente danno a lui ed alla sua famiglia, non se la sia sentita di spiegare, di fronte ad altri, con le ritorsioni che sarebbero arrivate e la diffidenza trasmessagli dal nostro paese, cosa abbia veramente patito in carcere.
Ritengo che non solo gli articoli 10 e 14 della nostra Costituzione ma anche l'articolo 19 della Carta di Nizza ci obbligassero a tenere un comportamento diverso. Mi auguro che tale lezione ci serva a cambiare rotta.
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento dell'informativa urgente del Governo sulla vicenda di un cittadino siriano espulso dall'Italia ed arrestato in Siria.
Sospendo la seduta che riprenderà alle ore 12.
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