![]() |
![]() |
![]() |
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di un'informativa urgente del Governo sulla vicenda di un cittadino siriano espulso dall'Italia ed arrestato in Siria.
Dopo gli interventi del sottosegretario per l'interno, onorevole Mantovano, e del sottosegretario per gli affari esteri, senatore Mantica, interverranno i rappresentanti dei gruppi in ordine decrescente, secondo la rispettiva consistenza numerica, fino ad un massimo di cinque minuti ciascuno. È previsto un tempo aggiuntivo per il gruppo Misto.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il sottosegretario per l'interno, onorevole Mantovano.
ALFREDO MANTOVANO, Sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, onorevoli deputati, parlo per la parte di mia competenza, perché, sul versante esteri, interverrà il senatore Mantica.
Il signor Muhammad Sa'id Al-Sakhri, la moglie e i loro quattro figli, tutti minori e iscritti sul passaporto della madre, sono giunti all'aeroporto di Milano Malpensa il 23 novembre 2002 alle 8,15, con un volo proveniente dalla Giordania e da Amman, in particolare. Ripropongo informazioni già riferite dal ministro Giovanardi in quest'aula il 18 dicembre 2002 e da me personalmente ribadite nella risposta scritta ad un'interrogazione del senatore Tessitore.
Secondo i documenti di viaggio, alle 10,45 dello stesso giorno i sei avrebbero dovuto imbarcarsi su un volo diretto a Casablanca, in Marocco. Al primo controllo di polizia hanno esibito passaporti e documenti che, per precauzione, la polizia
di frontiera ha fotocopiato. Tra la Giordania e il Marocco vige l'esenzione di visto e, per questo, la tratta Giordania-Italia-Marocco è considerata, in ambito Schengen, particolarmente esposta a flussi di immigrazione clandestina.
Il gruppo familiare, contrariamente al percorso indicato nei biglietti, non si è imbarcato per Casablanca ed ha volutamente interrotto il viaggio. Alle 13 dello stesso giorno, il signor Al-Sakhri e la sua famiglia si sono presentati al capo turno partenze internazionali ed hanno dichiarato di non essere in possesso né dei biglietti né dei passaporti L'identificazione del nucleo familiare è stata possibile soltanto grazie alle fotocopie dei loro titoli di viaggio, di cui gli interessati, evidentemente, si erano disfatti nel frattempo. Questo tipo di comportamento è, in genere, seguito dagli extracomunitari che tentano di entrare clandestinamente in area Schengen. Avviene spesso che, raggiunta la sala transiti, gli stranieri non comunitari riescano ad entrare in possesso di documenti falsi ma idonei ad attraversare la frontiera e a raggiungere il paese di destinazione finale.
Nei confronti dei componenti della famiglia di Al-Sakhri veniva, quindi, adottato un provvedimento di respingimento in Giordania, paese di provenienza, da effettuarsi con un volo Alitalia in partenza il successivo 26 novembre, diretto ad Amman, da dove erano giunti. Essi, però, rifiutavano tale imbarco, e le autorità giordane manifestavano l'indisponibilità ad accogliere la famiglia siriana. Gli uffici della polizia di frontiera organizzavano, allora, il servizio di scorta per il rimpatrio in Siria, paese di origine, che avveniva il successivo 28 novembre.
Alla luce di questa ricostruzione dei fatti, che non teme prova contraria, può affermarsi con certezza che le procedure adottate per il controllo e per il respingimento della famiglia siriana, come è stato accertato anche dal direttore del servizio immigrazione e polizia di frontiera inviato sul posto, sono state perfettamente rispondenti alle norme in vigore, al buonsenso e al senso di umanità. Come già riferito in Parlamento e ribadito di recente dal ministro Pisanu agli organi di informazione, il signor Al-Sakhri non ha mai presentato alcuna domanda di asilo, non ha mai chiesto o manifestato, anche solo per gesti, una volontà che andasse in tale direzione e nessuna esternazione diretta a richiedere asilo è stata mai percepita dalle decine di operatori di polizia e di addetti allo scalo, alla ristorazione e ai servizi che, nei cinque giorni di presenza in Italia, sono entrati in contatto con la famiglia siriana.
Neanche al personale imbarcato sul volo verso Damasco è stato detto o fatto capire nulla in proposito. Questo è il punto centrale della vicenda. Chi fugge dalla persecuzione, teme la morte o la tortura in caso di rimpatrio, non si lascia sfuggire l'occasione per manifestare tale ansia, soprattutto quando ha a disposizione cinque giorni di tempo per farlo. È quello che avviene quotidianamente nei centri di accoglienza o nei presidi di polizia che si trovano nel territorio nazionale. Il comportamento tenuto nella circostanza dal signor Al-Sakhri e dai suoi familiari descrive peraltro un atteggiamento tutt'altro che ingenuo, come si evince dalla dichiarazione di non possedere né passaporti, né biglietti, che invece erano stati visionati dalla polizia al momento dell'arrivo e opportunamente fotocopiati. Perché non è stata aggiunta in tale circostanza la richiesta di asilo?
Sarebbero giustificati i toni e le parole adoperate nell'occasione da esponenti dell'opposizione, secondo i quali a causa di questa vicenda ci troveremmo in un paese incivile che nega il diritto, se la richiesta di asilo fosse stata avanzata in qualsiasi modo, anche implicito e per gesti, ma - lo ripeto - nulla di tutto questo è avvenuto, a meno di tacciare di falso decine di appartenenti alle forze di polizia e non solo loro, come si è appena ricordato.
È falso, invece, come ha scritto qualche testata giornalistica, che la famiglia sarebbe rimasta segregata in aeroporto senza alcun aiuto. Durante il periodo di permanenza a Malpensa i sei siriani sono stati trattati con umanità, sono stati alloggiati in un'area attrezzata, con locali
separati per sesso, con servizi igienici ben funzionanti e avevano a disposizione una cabina telefonica, che non hanno adoperato neanche per comunicare a terzi la volontà di chiedere asilo. In questo periodo i sei hanno tenuto un atteggiamento normale e sereno che non faceva neanche lontanamente immaginare potenziali persecuzioni ai loro danni. Identico comportamento è stato tenuto dal gruppo durante il viaggio di ritorno nei confronti degli agenti della Polizia di Stato che li accompagnavano sull'aereo e tra loro vi erano anche due donne. All'arrivo a Damasco la famiglia è stata presa in consegna, come normalmente avviene, dalla polizia di frontiera del paese ricevente senza che gli interessati, anche in tale caso, esternassero reazioni o resistenze neanche all'atto del colloquio-intervista che il capofamiglia in lingua araba ha avuto con la polizia locale.
La situazione di pericolo della famiglia è stata comunicata alla polizia di frontiera solo nella serata del 29 novembre a rimpatrio ormai avvenuto da un avvocato milanese contattato dal fratello della signora Al-Sakhri che era giunto a Milano da Londra due giorni prima. Anche questo è un particolare da non trascurare. La signora aveva potuto più volte parlare telefonicamente con il fratello durante la sua permanenza a Malpensa. Il fratello, che ben avrebbe potuto comunicare alla polizia di frontiera o ad altre autorità italiane direttamente o tramite terzi un'eventuale situazione di pericolo, ha lasciato trascorrere due giorni di permanenza a Milano, mentre la sorella e la famiglia erano ancora a Malpensa, senza riferire nulla. Sono perciò assolutamente false le notizie pubblicate da talune testate che descrivono una richiesta di asilo presentata dalla donna a seguito dell'intervento del fratello.
Dato per certo quanto fin qui riassunto, va aggiunto che il signor Al-Sakhri era munito di un passaporto rilasciato dalla Siria nel 2001, il che non poteva far sorgere alcun dubbio su eventuali persecuzioni in atto nei suoi confronti nel suo paese. Respingo perciò con decisione e anche con sdegno qualsiasi tentativo di delegittimazione del lavoro della polizia di frontiera e delle altre autorità intervenute nella vicenda.
Vorrei solo ricordare che nel corso del 2002 l'ufficio di polizia di frontiera di Milano Malpensa ha ricevuto 228 richieste di asilo, tra le quali 8 di nuclei familiari siriani e 13 di singoli cittadini di quel paese: ciascuna di esse è stata seguita dall'avvio del relativo procedimento. Perché mai questo non sarebbe dovuto accadere anche nel caso del signor Al-Sakhri? È un caso nel quale di sicuro, oltre all'ineccepibile comportamento delle forze di polizia, vi è il desiderio di altri di strumentalizzare ad ogni costo, anche a costo di affermare cose del tutto contrarie al vero.
Come definire se non strumentalmente falsa la notizia, data per certa da taluni mass media e riportata come certa persino in quest'aula, della morte a seguito di tortura di Al-Sakhri nelle carceri siriane? Che dire dell'accusa per questo rivolta al Governo italiano di complicità indiretta nell'esecuzione del cittadino siriano espulso dall'Italia, nonostante sul suo capo pendesse la pena di morte?
In realtà, la ricostruzione dei fatti fin qui svolta - in ordine alla quale, per il rispetto che si deve al lavoro della polizia di Stato, mi permetto, signor Presidente, di sfidare chiunque a dimostrare il contrario - rivela un solo dato: sarebbe finita allo stesso modo anche se l'Unione europea si fosse già data la direttiva sull'asilo, alla quale sta lavorando, e l'Italia l'avesse recepita; sarebbe finita allo stesso modo anche se fosse stata in vigore la legge Turco-Napolitano nella sua versione originale, senza le modifiche apportate dalla legge Fini-Bossi; sarebbe finita allo stesso modo anche con un altro Governo e con un'altra maggioranza.
Mi auguro che chi avuto l'impudenza di speculare su una morte inesistente, oggi abbia l'onestà di riconoscerlo. L'evidenza della strumentalizzazione sta esattamente nell'aver colto l'occasione per criticare la nuova legge sull'immigrazione e la sua coerente applicazione. I fatti rivelano quanto questo tentativo sia stato nel caso
specifico privo di qualsiasi fondamento (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
PRESIDENTE. Do ora la parola al sottosegretario di Stato per gli affari esteri, senatore Alfredo Luigi Mantica.
ALFREDO LUIGI MANTICA, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, il Ministero degli affari esteri ha seguito con molta attenzione la vicenda del signor Al-Sakhri, dando precise indicazioni alla nostra rappresentanza diplomatica a Damasco perché, dal momento in cui erano apparse le prime informazioni sui giornali, si procedesse ad un'immediata verifica delle notizie circolate sulle condizioni del cittadino siriano.
L'intervento che abbiamo svolto, del quale successivamente riferirò, conferma il massimo livello di continua ed attenta azione di monitoraggio che la Farnesina, attraverso la rappresentanza a Damasco, ha posto in essere in questi mesi sul caso di Al-Sakhri, compiendo ripetuti e determinati passi diplomatici per garantire e sollecitare il pieno rispetto da parte siriana dei diritti umani e delle garanzie giuridiche del detenuto.
Vorrei ricordare che, tra il dicembre 2002 ed il marzo 2003, sono stati compiuti sette passi diplomatici ad alto livello con cui si chiedevano precise assicurazioni da parte siriana sulle condizioni del detenuto e sulla situazione della sua famiglia (tra l'altro, con riferimento alla suddetta informativa abbiamo avuto occasione di rispondere alla Camera e al Senato in base ad alcune interrogazioni formulate dai parlamentari). A riscontro di queste sollecitazioni, le autorità di Damasco hanno fornito ripetute assicurazioni circa il rispetto dei diritti umani nel caso in questione, specificando da subito che i familiari erano considerati del tutto estranei ai fatti imputati e che il solo capofamiglia era sottoposto a procedimento penale per reati legati agli eventi di Hama del 1982 ed alla falsificazione dei passaporti.
Nel quadro della ricordata vicenda, particolare attenzione è stata già mostrata nello scorso mese di marzo dalla nostra rappresentanza presso il Consiglio d'Europa quando erano apparse sulla stampa europea preoccupanti notizie sullo stato del detenuto. Erano state date istruzioni alla nostra ambasciata in Siria di compiere un deciso ulteriore intervento che accertasse le condizioni di salute di Al-Sakhri tramite la visita di un nostro rappresentante nella prigione in cui egli si trovava recluso. In relazione alle allarmanti notizie diffuse lo scorso 8 luglio da alcuni organi di stampa italiani sulla morte del signor Al-Sakhri, la Farnesina ha immediatamente richiesto informazioni in proposito all'ambasciatore siriano in Italia, signora Nabila Chaalan, dando, nel contempo, istruzioni alla nostra ambasciata a Damasco di ottenere ulteriori aggiornati elementi dalle competenti autorità siriane.
Il 10 luglio l'ambasciatore Chaalan è stato convocato alla Farnesina dove ha riferito, sulla base di quanto direttamente comunicatole dal viceministro degli affari esteri, Walid Moallem, che il detenuto Al-Sakhri si trovava in condizioni di normale detenzione nelle carceri siriane.
Su indicazione del ministro Frattini, il nostro ambasciatore a Damasco, ministro Laura Mirachian, ha contestualmente ottenuto positivo riscontro sull'esistenza in vita e sullo stato di salute del cittadino siriano mediante contatti diretti con il presidente della Commissione esteri del Parlamento siriano Suleiman e con il viceministro Moallem. Quest'ultimo, nella stessa giornata, ha poi informato l'ambasciatore Mirachian delle disposizioni impartite dal ministro degli affari esteri Sharaa - come era stato da noi pressantemente richiesto, per farle incontrare il detenuto nella mattinata di sabato 12 luglio.
L'ambasciatore Mirachian ha riferito di aver potuto, nel corso di questo incontro, che è avvenuto, identificare il signor Al-Sakhri, trovandolo, seppur dimagrito, in condizioni di salute assolutamente normali. Durante il colloquio, che si è svolto alla presenza dei responsabili del carcere, Al-Sakhri ha affermato di non essere mai
stato sottoposto a tortura o a trattamenti inumani né di avere avuto momenti di crisi per quanto riguarda le proprie condizioni fisiche.
Il direttore del carcere in cui è recluso Al-Sakhri, Hassan Khalouf, ha dichiarato al nostro ambasciatore che l'interessato sarà giudicato da un tribunale ordinario, che i tempi per la chiusura dell'inchiesta e l'inizio del processo dovrebbero essere brevi, e che egli potrebbe effettivamente beneficiare, qualora non fosse dichiarato colpevole di atti di terrorismo, della amnistia concessa dal presidente Assad in occasione del terzo anniversario della morte del padre.
Anche nella prospettiva del futuro processo, il Governo italiano intenda continuare a seguire con particolare attenzione il caso Al-Sakhri, rinnovando gli interventi finora compiuti ad ogni livello con le controparti siriane affinché i fondamentali diritti civili e politici del detenuto vengano rispettati, nell'auspicio che la sua vicenda processuale possa definirsi positivamente in breve tempo e con l'auspicio che le speculazioni su tale fatto non abbiano più a verificarsi (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
![]() |
![]() |
![]() |