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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge: Partecipazione finanziaria italiana al primo aumento di capitale della Interamerican Investment Corporation, nonché alla ricostituzione delle risorse del Fondo asiatico di sviluppo, del Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo e dell'Asem trust fund.
La ripartizione dei tempi
è pubblicata in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea (vedi calendario).
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
Avverto che il presidente del gruppo parlamentare dei Democratici di sinistra-l'Ulivo ne ha chiesto l'ampliamento senza limitazioni nelle iscrizioni a parlare ai sensi dell'articolo 83, comma 2, del regolamento.
Avverto, altresì, che la III Commissione (Affari esteri) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Il relatore, onorevole Baldi, ha facoltà di svolgere la relazione.
MONICA STEFANIA BALDI, Relatore. Signor Presidente, signor sottosegretario, onorevoli colleghi, il disegno di legge oggi in discussione, presentato dal ministro dell'economia e delle finanze, onorevole Giulio Tremonti, alla Camera dei deputati il 3 gennaio 2003, ed assegnato il 20 marzo alla III Commissione, autorizza la partecipazione finanziaria dell'Italia al primo aumento di capitale della Interamerican Investment Corporation, alla settima ricostituzione delle risorse del Fondo asiatico di sviluppo, alla quinta ricostituzione delle risorse del Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo ed alla prima ricostituzione delle risorse dell'Asem trust fund.
La partecipazione italiana alle banche ed ai fondi di sviluppo a carattere multilaterale è regolata dalla legge n. 49 del 26 febbraio 1987 - Nuova disciplina della cooperazione italiana con i paesi in via di sviluppo - che prevede due diverse modalità per realizzare gli interventi di cooperazione allo sviluppo: il dono ed il credito d'aiuto, da attuarsi attraverso il canale bilaterale e multilaterale.
La gestione degli aiuti a dono spetta al Ministero degli affari esteri, in particolare alla direzione generale per la cooperazione allo sviluppo, che la mette in atto attraverso la cura di rapporti bilaterali con i singoli paesi ed, altresì, partecipando alla cooperazione multilaterale, con contributi agli organismi delle Nazioni Unite e agli organismi sovranazionali. La gestione del credito d'aiuto è affidata, invece, al Ministero dell'economia e delle finanze, che la mette in atto attraverso il Fondo rotativo del Mediocredito centrale, per quanto riguarda i rapporti bilaterali, e attraverso la partecipazione a banche e a fondi di sviluppo (sul versante del canale multilaterale), versando contributi che formano il capitale di tali istituti.
La partecipazione finanziaria al capitale di banche e fondi di sviluppo rappresenta, quindi, uno degli strumenti attraverso i quali l'Italia partecipa alla politica internazionale. Al fine di determinare i propri fini, gli enti interessati si avvalgono dei fondi messi a disposizione dagli Stati membri e dei fondi raccolti sui mercati finanziari. I paesi membri conferiscono il capitale alle banche e ai fondi di sviluppo, in proporzione alle quote azionarie da loro possedute, da cui dipende anche il diritto di voto e di rappresentanza negli organi di amministrazione. I maggiori azionisti sono i paesi industrializzati e le risorse raccolte vengono utilizzate per effettuare i prestiti ai paesi in via di sviluppo. Le banche di sviluppo non hanno scopo di lucro e i prestiti che esse effettuano
ai paesi in via di sviluppo hanno condizioni particolarmente agevolate, considerando che i tassi di interesse praticati coprono solo i costi e le spese amministrative.
Lo scopo principale dei fondi di sviluppo è quindi quello di aiutare i paesi più poveri, utilizzando i contributi a fondo perduto dei paesi donatori per concedere prestiti a tasso zero, con condizioni di restituzione a mutuo agevolato. Il controllo dei fondi di sviluppo spetta al ministro dell'economia e delle finanze, il quale, annualmente, invia al Parlamento una relazione sugli esiti dell'attività ad esso affidata, come previsto dal comma 2-bis, dell'articolo 4, della legge n. 49 del 1987; al riguardo, ricordo che l'ultima relazione trasmessa al Parlamento riguarda l'anno 2001.
Per quanto riguarda l'Interamerican Investment Corporation (IIC), costituitasi nel 1983 nell'ambito del gruppo della Banca Interamericana di sviluppo, con la quale condivide i vertici amministrativi, essa è volta all'erogazione di prestiti in area latino americana, soprattutto a favore di piccole e medie imprese. L'aumento di capitale di 500 milioni di dollari, deciso nel marzo del 1999, contestualmente all'ingresso di cinque nuovi membri dell'Interamerican Investment Corporation, mira soprattutto a consentire la prosecuzione delle operazioni dell'istituto. Il contributo dell'Italia è proporzionale alla quota del 3,7 per cento della partecipazione del nostro paese al capitale dell'IIC ed ammonta precisamente a 15.360.000 dollari USA, da corrispondere in 8 versamenti annuali.
Per quanto riguarda, invece, la VII ricostituzione delle risorse del Fondo asiatico di sviluppo, è importante ricordare che tale fondo è stato istituito nel 1974, allo scopo di finanziare le attività di prestito della Banca asiatica di sviluppo a favore dei paesi più poveri, a condizioni agevolate, con un ammortamento in 32 anni per i prestiti progetto ed in 24 anni per i prestiti programma, con interessi che non superano, in nessun caso, l'1,5 per cento. L'Italia ha aderito all'accordo istitutivo di tale Fondo con la legge 23 dicembre 1976, n. 264 e, da allora, ha sempre contribuito ai rifinanziamenti che si rinnovano ogni 4 anni. I negoziati per la VII ricostituzione delle risorse del Fondo sono approdati ad un accordo intorno alla cifra di 5.600.000.000 di dollari USA, dei quali 2.900.000.000 come nuove risorse messe a disposizione dai paesi donatori, laddove la quota dell'Italia si è attestata sul 3,9 per cento del totale, ossia circa 110.220.000 euro, da versare in 4 rate annuali a partire dal 2001.
I paesi donatori hanno, altresì, ribadito che la lotta alla povertà in Asia rimane l'obiettivo prioritario dell'azione del Fondo. Inoltre, essi hanno sottolineato la necessità di affiancare - nella valutazione della distribuzione delle risorse disponibili -, ai tradizionali parametri del PIL e della popolazione, il criterio dell'efficienza nell'uso delle risorse da parte dei vari paesi.
La V ricostituzione delle risorse del Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo che, insieme alla FAO e al Programma alimentare mondiale, costituisce il polo umano delle Nazioni Unite, è un'istituzione finanziaria al servizio della povertà rurale, con finalità di credito nei progetti di sviluppo agricolo e si basa sostanzialmente sui cofinanziamenti provenienti da due categorie di paesi, quelli industrializzati e quelli esportatori di petrolio.
Da un punto di vista geografico, l'Africa assorbe la maggior parte dei finanziamenti dell'IFAD (42 per cento nel 1996), ma anche altre aree sono destinatarie del credito del Fondo soprattutto verso le microimprese, mentre varie forme di cofinanziamento - con la Banca mondiale, la Banca asiatica di sviluppo, eccetera - investono circa i due terzi dei progetti, convogliando risorse addizionali.
Per quanto concerne l'aspetto sostanziale, attualmente l'Italia è tra i maggiori contributori del Fondo, con 32 milioni e 700 mila dollari, dopo il Giappone, la Germania e prima degli Stati Uniti. Dunque, la partecipazione italiana alla IV ricostituzione delle risorse di tale Fondo è per un totale complessivo di circa 45
miliardi di lire ed è stata autorizzata con legge 16 luglio 1996, n. 381, mediante la quale si è provveduto ad erogare la prima rata del contributo, mentre il saldo è avvenuto con una legge successiva, la n. 176 del 2000. Quindi, il contributo italiano ammonta a 28 milioni e 800 mila euro, ma un ulteriore stanziamento di 3 milioni e 720 mila euro sarà erogato dal nostro paese all'IFAD a favore dell'iniziativa internazionale sulla riduzione del debito, in pratica in ordine alla Heavily Indebted Poor Countries.
Per quanto riguarda la I ricostituzione delle risorse dell'Asem trust fund - ricordo che si tratta di un'iniziativa proposta dal II Vertice euroasiatico, tenutosi a Londra il 3-4 aprile 1998, dal Regno Unito che in quel momento svolgeva la Presidenza dell'Unione europea -, essa è volta a facilitare la ripresa economica dei paesi maggiormente colpiti dalle crisi finanziarie asiatiche a partire dal 1997. Si tratta di un fondo di assistenza tecnica costituito presso la Banca mondiale e da questa amministrato per il finanziamento a fondo perduto di attività di ristrutturazione del settore finanziario locale e di interventi tesi a mitigare gli effetti sociali della crisi, in particolare cercando di incentivare l'impiego di manodopera per far fronte alla grave situazione occupazionale connessa con il crollo dei mercati asiatici. La Banca mondiale, nel perseguire l'obiettivo primario della lotta alla povertà, in qualità di gestore del fondo, convoglierà gran parte delle risorse verso i paesi a basso reddito e verso quelli a medio reddito della fascia più bassa.
I paesi cosiddetti eleggibili - cioè potenzialmente destinatari degli aiuti provenienti dal fondo - per il momento sono 7: Cina, Indonesia, Malesia, Filippine, Corea, Thailandia e Vietnam. Il Trust fund è divenuto operativo il 29 giugno 1998, dopo il deposito del primo contributo da parte del Regno Unito e avrebbe dovuto svolgere le sue funzioni fino al 31 dicembre 2001, ma i risultati conseguiti hanno consigliato di ricostituire le risorse del fondo per un totale di circa 30 milioni di euro, con una maggiore finalizzazione in favore dei paesi più poveri dell'area interessata. In tale quadro, il contributo italiano ammonta a 2 milioni di euro.
Mi preme ricordare che il provvedimento in esame è coerente con una serie di precedenti atti legislativi, attraverso i quali l'Italia ha accordato fondi agli organismi di cui al provvedimento stesso, senza peraltro interferire con tali normative.
Il presente disegno di legge è riconducibile a materia di competenza esclusiva dello Stato, ai sensi dell'articolo 117, comma secondo, lettera a), della Costituzione (politica estera e rapporti internazionali dello Stato, rapporti dello Stato con l'Unione europea). È stato, perciò, necessario intervenire con specifica legge, in quanto il provvedimento reca oneri a carico del bilancio dello Stato, nel rispetto dell'articolo 81, comma quarto, della Costituzione che, come riportato dal parere favorevole espresso dalla Commissione bilancio della Camera, ha comportato modifiche al testo iniziale di natura esclusivamente tecnica; tant'è vero che gli articoli della proposta iniziale risultano modificati.
Vorrei ricordare fra l'altro che all'articolo 6 del testo modificato vengono indicate con attenzione le risorse necessarie, che ricordo brevemente: l'articolo 6, comma 1, per la VII ricostituzione delle risorse del Fondo asiatico di sviluppo autorizza la spesa di 82.666.157 euro per l'anno 2003 e di 27.555.385 euro per l'anno 2004. Per l'attuazione della V ricostituzione delle risorse del Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo lo stesso articolo, al comma 2, autorizza la spesa di 28 milioni e 806 mila euro per l'anno 2003, nonché al comma 3 l'ulteriore spesa di 3 milioni e 720 mila euro per lo stesso anno. Infine, sempre l'articolo 6, al comma 4, per la I ricostituzione delle risorse dell'Asem trust fund autorizza la spesa di 2 milioni di euro, sempre per l'anno 2003.
Auspico che l'esame del provvedimento, anche in considerazione della sua importanza, avvenga in tempi rapidi, affinché possano trovare attuazione gli impegni internazionali assunti dall'Italia.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.
COSIMO VENTUCCI, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, il provvedimento in esame è inerente a una partecipazione finanziaria internazionale di evidente contenuto umanitario. Non ho quindi nulla da aggiungere all'ampia ed esaustiva relazione dell'onorevole Baldi, se non ribadire l'augurio che il provvedimento possa essere celermente approvato.
PRESIDENTE. Constato l'assenza dell'onorevole Rizzi, iscritto a parlare: si intende che vi abbia rinunciato.
Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
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