Allegato A
Seduta n. 329 del 25/6/2003


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(Sezione 8 - Polemica sul mancato ritrovamento in Iraq di armi di distruzione di massa)

RIZZO. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
è notizia dei giorni scorsi che negli Stati Uniti ed in Gran Bretagna cresce la polemica per il mancato ritrovamento in Iraq di quell'arsenale di armi di distruzione di massa che ha costituito il casus belli, lungamente dibattuto anche in sede Onu, e la cui presunta esistenza aveva legittimato la coalizione anglo-americana ad invadere l'Iraq;
è venuta alla luce la colossale operazione di disinformazione che ha permesso a Bush di ingannare la comunità internazionale e convincere l'opinione pubblica mondiale a schierarsi a favore di un conflitto contro l'Iraq;
a quindici settimane dalla fine dei combattimenti, dall'amministrazione di Washington cominciano a trapelare le prime indiscrezioni su possibili pressioni da parte della Casa Bianca sui servizi segreti, affinché alterassero i propri dossier per favorire la guerra;
il Parlamento americano e quello britannico hanno deciso di insediare apposite commissioni parlamentari per accertare la credibilità delle informazioni


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fornite dalla Cia e dalla Defense intelligence agency e se le stesse non siano state errate o, peggio, manipolate;
in una sorprendente intervista al Guardian di Londra dell'11 giugno 2003, il capo dell'agenzia Onu per le ispezioni sulle armi chimiche, biologiche e balistiche (Unmovic), Hans Blix, racconta la crisi irachena ed i suoi tre anni di gestione dell'agenzia e, a tre settimane dalla scadenza del suo incarico alla testa di Unmovic, non va per il sottile e denuncia che il Pentagono ha sempre tentato di orchestrare una campagna di calunnie, mentre l'amministrazione Bush nel suo complesso ha esercitato, a più riprese, pressioni sugli ispettori, perché modificassero il linguaggio e il contenuto dei loro rapporti;
secondo quanto riportato il 12 giugno 2003 dal quotidiano americano Washington Post, la Cia sapeva che le notizie riguardanti un presunto programma di sviluppo nucleare dell'Iraq, in particolare un tentativo di procurarsi dell'uranio in Niger, erano false e l'articolo, a firma Walter Pincus, riporta testualmente: «Successivamente fu chiarito che le fonti di informazione su cui gli Stati Uniti e la Gran Bretagna avevano basato i loro rapporti provenivano da documenti manipolati dei servizi italiani»;
dalle allusioni di autorevoli esponenti dell'amministrazione americana, come Rumsfeld e Wolfowitz, costretti ad ammettere l'ipotesi che gli iracheni abbiano distrutto le armi di distruzione di massa in loro possesso prima del conflitto, si evince, ad avviso degli interroganti, che la minaccia costituita dal presunto arsenale di armi chimiche e batteriologiche di Saddam Hussein, deliberatamente esagerata dal presidente Bush, onde far guadagnare consensi all'intervento militare, in realtà rappresentava soltanto la giustificazione «burocratica» di un oramai imminente conflitto, che aveva altri obiettivi strategici;
il 19 giugno 2003 il Governo, intervenuto nell'aula di Montecitorio per rispondere ad un'interpellanza presentata dall'onorevole Pietro Folena sui reali motivi all'origine del conflitto militare in Iraq, non ha chiarito in maniera soddisfacente sulla base di quali prove od elementi attendibili in suo possesso ha trascinato anche il nostro Paese nelle operazioni militari -:
se non intenda fornire tutti gli elementi a disposizione del Governo idonei a far piena luce su questa gigantesca menzogna e sui veri obiettivi di questo conflitto mondiale, anche al fine di riconoscere a quei cittadini che si sono opposti a questa guerra imperialista, manifestando il loro dissenso nelle piazze, che le loro ragioni erano fondate e che, dietro le ragioni sbandierate in mesi di martellante campagna mediatica, si celavano, nella realtà, soltanto interessi di carattere economico.(3-02415)
(24 giugno 2003)