nel piano infraregionale elaborato dalla provincia di Modena nell'ottobre 1989 venivano indicati nella fascia pedemontana dieci siti potenzialmente idonei alla realizzazione di discariche;
nel 1992 venivano identificati con priorità quattro siti, tra cui una discarica controllata di prima categoria da situare in una ex cava, in località «la Quercia di Pigneto di Prignano», piccolo comune di circa 3.500 abitanti;
l'area prescelta è quasi priva di viabilità, si trova a ridosso del fiume Secchia e vicino ad un importante sito archeologico risalente alla civiltà villanoviana; inoltre, fin dai primi anni '80 la medesima area è sottoposta a vincoli ambientali, boschivi, idrogeologici e a rischio di frane;
a seguito della violazione dei vincoli predetti, il sindaco di Prignano vietò alla società Sat, incaricata della progettazione, l'accesso alla cava;
l'ordinanza del sindaco Bonilauri fu impugnata dalla regione Emilia Romagna, che lo denunciò per abuso d'ufficio e falso ideologico in atto pubblico, ottenendo il rinvio a giudizio;
secondo notizie apparse sulla stampa, il predetto sindaco sarebbe stato recentemente condannato a dieci mesi di reclusione e ad una provvisionale di 15 mila euro;
nell'ex cava sarebbero stati rinvenuti, tra l'altro, i resti dei corpi di partigiani bianchi della zona, uccisi dalla polizia partigiana di estrazione laica verso la fine del secondo conflitto mondiale -:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti e quali siano le sue valutazioni rispetto ad una vicenda che ha scosso la popolazione interessata rispetto alle procedure adottate e ai rischi conseguenti alla realizzazione di una discarica su un'area che deve assorbire i rifiuti di un comprensorio comprendente ottantamila persone.(3-02409)
(24 giugno 2003)