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PRESIDENTE. L'onorevole Molinari ha facoltà di
GIUSEPPE MOLINARI. Signor Presidente,
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per le comunicazioni, onorevole Innocenzi, ha facoltà di
GIANCARLO INNOCENZI, Sottosegretario di Stato per le comunicazioni. Signor Presidente, in relazione all'atto parlamentare cui si risponde, si ritiene opportuno rammentare che il pagamento del canone - a norma dell'articolo 1 del regio decreto-legge 21 febbraio 1938, n. 246, convertito dalla legge 4 giugno 1938, n. 880 - è dovuto per la semplice detenzione di uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle radiodiffusioni indipendentemente dalla quantità e dalla qualità dei programmi che si riesce a captare.
PRESIDENTE. L'onorevole Giachetti, cofirmatario dell'interpellanza, ha facoltà di
ROBERTO GIACHETTI. Signor Presidente, signor sottosegretario, ovviamente, come lei può immaginare, non sono soddisfatto. Sappiamo tutti che il pagamento
del canone risponde ad un'esigenza effettiva di finanziamento da parte della concessionaria RAI-radiotelevisione italiana, ma ciò che si sta verificando ultimamente assume, sia per il campo di applicazione sia per l'entità del coinvolgimento degli interessati, proporzioni serie e preoccupanti e si configura attraverso fattispecie a dir poco medioevali. Il numero dei cittadini ai quali la RAI-radiotelevisione italiana sta facendo pervenire diffide, sia che si tratti di utenti morosi sia di inadempienti per libera scelta, sta progressivamente aumentando, fino a raggiungere cifre elevate. È emblematico il caso di 8.900 milanesi, tra residenti e domiciliati, cui è arrivata o arriverà tra breve una cartella esattoriale che notifica il fermo amministrativo dell'automobile ovvero il blocco dell'auto a causa di debiti con lo Stato o con il comune.
ed incomprensioni tra i vari soggetti (le Poste, la RAI, l'Esatri) sono alla base di questo ennesimo pasticcio che ricade su ignari cittadini vessati da questo tipo di sistema.
Governo. Ovviamente, nulla di tutto questo è stato fatto. Il Presidente del Consiglio permane e viene rimandato dal nostro ordine del giorno l'esame anche di una legge farsa quale quella sul conflitto di interessi, ma almeno di una legge. Neanche di questo si discute ed il Presidente del Consiglio continua dopo due anni ed essere in pieno conflitto di interessi.
scarsa considerazione di coloro per i quali - e non contro i quali - si dovrebbe lavorare.
Con il decreto ministeriale del 19 novembre 1953, l'assoggettamento all'obbligo del pagamento del canone in parola ha riguardato anche i possessori di apparecchi per la ricezione delle trasmissioni televisive.
La Corte costituzionale, con sentenze dell'11 maggio 1988, n. 535, e del 17-26 giugno 2002, n. 284, ha riconosciuto al canone la natura sostanziale di imposta, per cui la legittimità dell'imposizione è fondata non sulla possibilità del singolo utente di usufruire del servizio pubblico radiotelevisivo, al cui finanziamento il canone è destinato, ma sul presupposto della sua riconducibilità ad una manifestazione di capacità contributiva.
Tutto ciò premesso, si significa che la concessionaria RAI collabora con l'amministrazione finanziaria-Agenzia delle entrate-SAT alla riscossione e alla gestione del canale televisivo, come previsto dall'atto aggiuntivo alla convenzione, stipulato con l'allora Ministero delle finanze-dipartimento delle entrate.
Tale collaborazione si estrinseca, tra l'altro, attraverso l'attività di recupero della morosità, ossia dei canoni non spontaneamente corrisposti dagli abbonati alle scadenze previste da legge. A tale scopo, vengono inviate delle comunicazioni attraverso le quali il SAT informa il destinatario che l'abbonamento non risulta in regola con i pagamenti e prosegue indicando all'abbonato le possibili conseguenze del protrarsi dell'inadempimento rilevato, ovvero il recupero coattivo con l'eventuale ricorso agli strumenti del fermo amministrativo e del pignoramento dei beni.
Tali provvedimenti, è bene ricordarlo, sono fasi o strumenti della procedura di riscossione e non sanzioni.
A completamento di informazione, la società RAI ha precisato che il numero degli avvisi del tipo indicato nell'interpellanza in esame che vengono annualmente inviati è in relazione al numero degli abbonamenti risultati non in regola con i pagamenti e, a titolo esemplificativo, ha fatto presente che nel 2002 sono stati spediti 735 mila avvisi.
Signor Presidente, signor sottosegretario, una diffida di tal sorta, anche per lo stillicidio continuo di avvisi di pagamento recapitati nelle case di migliaia di utenti, assume caratteristiche vessatorie e persecutorie assolutamente al di fuori del buon senso e, soprattutto, impone sanzioni che non sono previste da leggi specifiche e, pertanto, risultano essere illegali oltre che palesemente afflittive. La società di riscossione per il comune e la provincia di Milano (nella fattispecie con l'onorevole Mantini ci siamo concentrati su questo), l'Esatri, è stata sinora la più efficiente nell'applicare questa nuova forma di vessazione della pubblica amministrazione nei confronti dell'utente, ma altre ancora vanno ad uniformarsi con questa linea. Mi riferisco al Monte dei Paschi di Siena a Roma che sembra stia seguendo le medesime direttive.
Dunque, attraverso una lettera di sollecito che invita i destinatari a regolarizzare i canoni RAI arretrati, l'URAR, l'ufficio del registro abbonamenti radio-TV, sta tentando, ancora una volta, di recuperare coattamente crediti vantati per assicurare alle esigue finanze della RAI fondi aggiuntivi che sostengano l'attività della nostra televisione pubblica.
La procedura, se mi consente, si sintetizza in questo modo. Lo Stato perseguita l'utente finché non viene corrisposto l'importo richiesto, applicando la sanzione prevista dall'articolo 214, comma 8, del decreto legislativo n. 285 del 1992, che prevede il ricovero dell'auto presso un deposito ed un'ammenda che va da 635 mila a 2 milioni e 540 mila delle vecchie lire. Queste sono le sanzioni previste oltre ad un'ipotizzabile violazione dell'articolo 650 del codice penale concernente l'inosservanza dei provvedimenti dell'autorità per la quale la pena prevista, in questo caso, è l'arresto fino a tre mesi.
Signor Presidente, signor sottosegretario, in base alle segnalazioni giunte alle associazioni preposte alla tutela dei consumatori, si riscontra subito un elemento che ci colpisce e, cioè, che gli avvisi ed i solleciti sono scritti in maniera assolutamente incomprensibile e sembrano essere predisposti in modo da non rendere chiaro ciò che viene richiesto alla singola persona.
Negli avvisi si parla genericamente di somme dovute al 31 dicembre 2001 e si invitano gli interessati a contattare un numero telefonico - ovviamente, a pagamento - per eventuali informazioni. Già questo la dice lunga anche sull'idea che ha la RAI a proposito della sua veste di concessionaria del servizio pubblico e di come, in sostanza, si introduca un aumento surrettizio del canone: telefonando si spendono dei soldi per poter avere informazioni che dovrebbero - almeno queste - essere date gratuitamente.
Considerato che più del 50 per cento di questi avvisi sono riferiti a canoni già regolarmente pagati e non registrati oppure a segnalazioni non trasmesse per tempo dagli uffici postali, si può tranquillamente dedurre il livello di disagio e di difficoltà che viene riservato a tutti i contribuenti.
Inoltre, secondo alcuni zelanti impiegati dell'Esatri ogni utente a cui viene recapitato un avviso di pagamento dovrebbe comunque pagare e poi, eventualmente, chiedere un rimborso. Poca trasparenza, quindi, difficoltà burocratiche
Per fortuna, sono giunte nel frattempo sentenze favorevoli ai consumatori da parte dei tribunali: si tratta di decisioni che, di fatto, diventano importanti precedenti perché rendono possibile il ricorso al giudice di pace e riducono al minimo il rischio di perdere la causa ed essere, così, costretti a pagare anche le spese processuali. Ciò salvo il fatto, signor sottosegretario, che farete come avete fatto per la RC auto: nel momento in cui vi sono contenziosi per risolvere il problema ve la pigliate con i più deboli, appoggiate le compagnie assicurative e cercate di fare norme che modificano regole precedenti.
Tuttavia, appare evidente che il problema è alla radice e non è concepibile uno squilibrio simile tra l'entità del danno provocato allo Stato e l'importo che questo richiede, o meglio pretende, dai cittadini. Le associazioni a tutela dei consumatori, in particolare il Codacons, hanno sottolineato come non possa in alcun modo venire applicata una procedura come quella del blocco dell'automobile in ragione di un ritardo o di un mancato pagamento del canone di abbonamento televisivo perché si tratta di un fermo generalizzato e sistematico che non tiene in alcun conto la concreta situazione in cui versa il debitore, cioè se questi si trovi in una situazione fortemente debitoria e se vi sia un reale pericolo di sottrazione.
Non è stabilito né in forza di consuetudini, né tanto meno in base a norme vigenti, che lo Stato arrechi un danno tanto considerevole al cittadino per importi irrisori. Tale fenomeno è tanto più grave e significativo se riguarda la televisione di Stato, la RAI radiotelevisione italiana, come società concessionaria del servizio pubblico perché incide direttamente sul corretto rapporto con gli utenti e sulla regolare gestione del canone dando luogo ad un sentimento diffuso di protesta e, soprattutto, di sfiducia nei riguardi dell'azienda stessa.
C'è da chiedersi per quale ragione un cittadino perseguitato da diffide che fanno riferimento ad una somma che si aggira intorno alle vecchie 100 mila lire al quale venga sottratta l'automobile debba, poi, consapevolmente scegliere di rispettare un sistema clamorosamente squilibrato a suo danno. Infatti, per un ritardo di pagamento di 100 mila lire viene sostanzialmente sequestrata l'automobile.
Questa è una RAI, signor Presidente, sempre più in declino in ambito di bilanci aziendali e di qualità del servizio offerto, in crisi di ascolti a vantaggio della società concorrente, che si mostra disponibile a tutelare gli interessi dei forti e ad epurare personaggi scomodi - ho sentito le parole del collega precedente - per compiacere le esigenze di uno e della parte che lo sostiene. Non solo non dimostra il medesimo zelo nel garantirsi la fedeltà della maggioranza degli utenti, ma mette persino in atto un sistema di riscossione persecutorio e medievale a spese di questi ultimi condannandosi a perdere anche per questo progressivamente numeri e credibilità.
D'altra parte, non è una novità, anzi ormai si può parlare di una vera abitudine, che questo Governo abbia a cuore singoli interessi o interessi di minoranze di potere piuttosto che quelli della collettività. La lista è molto lunga, ma non credo di allontanarmi dalla realtà perché ormai è di pubblico dominio che si tratti di leggi e leggine personali a stretto uso e consumo di pochi che sembrano costituire le assolute priorità legislative di questa maggioranza.
Nel corso della precedente campagna elettorale sono state formulate mille promesse, sono stati firmati contratti via etere con gli italiani che impegnavano il Governo, fortemente incarnato nella figura del Presidente del Consiglio, ad abbassare le tasse, a riformare il sistema delle pensioni promuovendone un sostanziale aumento, ad incrementare settori produttivi, a garantire parità di diritti con particolare attenzione alle fasce sociali più deboli, a risolvere il macroscopico conflitto di interessi che investe proprio il Capo di questo
I cittadini, ormai, sono stupiti di quanto sta accadendo. A fronte di speranze ed aspettative chiaramente disattese quello con cui si trovano a fare i conti è il notevole aumento dei prezzi e del costo della vita. Questo episodio delle cartelle pazze relative al canone RAI testimonia, una volta di più, la vocazione da sanguisuga che connota questo Governo.
Gli italiani - e quindi anche quelli che vi hanno votato - si trovano così a dover subire decisioni assunte a tutela delle grandi aziende o delle grandi compagnie assicurative (come ricordavo prima a proposito della vicenda della RC auto), con la conseguenza di una serie di ulteriori aggravi fiscali che appesantiscono la vita dei singoli in maniera sicuramente superiore al dovuto, se pensiamo ai tanti balzelli che l'azione di questo Governo sta imponendo alle famiglie e ai danni che ciò sta procurando ai bilanci delle famiglie stesse. Penso, ad esempio, alla normativa abrogata pochi mesi fa, a larga maggioranza, relativa al cosiddetto giudizio secondo equità, che, intervenendo su una partita iniziata, modificava le regole del gioco esclusivamente in ragione di una parte. Non è un caso che laddove si sia aperta una conflittualità tra i pochi e i molti, tra i forti e i più deboli (in questo caso tra le compagnie assicurative e i singoli contribuenti), il Governo si sia schierato immediatamente con la minoranza forte, usando argomenti e provvedimenti che dovrebbero avere il carattere di urgenza e che invece non hanno alcun tipo di urgenza, se non quella di garantire che non i cittadini ma le compagnie in questo caso - rispetto alle quali il Presidente del Consiglio ha (un po' come dovunque) qualche tipo di interesse - siano tutelate, nell'ambito di un contenzioso con le associazioni dei consumatori.
Questo è un esempio, ma potrei citarne altri, di come questo Governo attui sistematicamente precise ed inconfutabili scelte di campo tra due soggetti in competizione e invece di cercare, con l'operato che dovrebbe essergli proprio, di mediare, di riunire le parti e di trovare una soluzione non impossibile, decide invece di favorirne una sola, schierandosi unilateralmente contro i diritti dei cittadini, dei contribuenti e - nel caso di questa interpellanza - degli utenti RAI. Pensiamo, ad esempio, a quello che potrà accadere in futuro se è vero, signor Presidente, che l'ANAS, così come ripetutamente ha annunciato, farà pagare un pedaggio per i non residenti a Roma che percorreranno il raccordo anulare. Si tratta di una trovata singolare, che attesta una volta di più l'allergia di questo Governo alla progettazione reale, alla tutela e alla realizzazione delle grandi e piccole infrastrutture (altra promessa svanita nel nulla!), alla regolare gestione delle autostrade e al miglioramento della viabilità, credendo di migliorare i problemi legati alla circolazione stradale con un provvedimento scellerato che andrebbe a discapito di tutti i cittadini - in questo caso riferito a Roma e alla provincia di Roma -, penalizzando i pendolari che usufruiscono quotidianamente del raccordo anulare.
Qui non si tratta solo di aver disatteso le promesse fatte in campagna elettorale, ma addirittura vengono presi di mira indistintamente tutti quelli a cui ci si rivolgeva per prendere i voti. Si peggiorano le condizioni delle famiglie, si adottano leggi speciali per perseguitare, tartassando pesantemente i cittadini, nel caso in esame morosi rispetto ad un pagamento di esigua entità. Francamente tutto ciò, sia per le nuove modalità con cui l'agenzia di riscossione si è mossa, ovvero lo stillicidio di avvisi e solleciti di carattere francamente persecutorio, sia per il danno considerevole che si arreca ai destinatari delle lettere, rivela tutta l'inadeguatezza di chi ricopre funzioni istituzionali avendo
D'altra parte, signor Presidente, a proposito di come questo Governo sta lavorando ed anche a proposito dello stillicidio puntuale di leggi, leggine, leggi particolari e speciali con cui sta governando, credo che al Governo una prima risposta sia arrivata dal Paese solamente questo fine settimana.


