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B) Interpellanza ed interrogazioni
di Michele Santoro o di Enzo Biagi o la realizzazione di un telegiornale del Nord, ma investono decisioni aziendali che, nel recente passato, hanno destato forte indignazione nell'opinione pubblica;
i compensi dei professionisti dello spettacolo, ingaggiati dalla Rai e dalle principali reti televisive private nella competizione per il primato nell'ascolto, raggiungono spesso livelli scandalosamente alti;
il livello di simili retribuzioni, pur essendo funzionale alla tipologia del mercato in cui suddetti professionisti operano, appare molto oneroso, sia per i soggetti privati che per il soggetto pubblico dell'emittenza radio-televisiva;
sebbene qualsiasi compenso possa trovare un'eventuale giustificazione quando si tratta di professionisti dello spettacolo che lavorano per le emittenti private, che, in quanto tali, non richiedono alcun contributo all'utenza, ciò non vale nel caso in cui a stipulare contratti che prevedono simili ingaggi sia il soggetto pubblico, del momento che esso è responsabile davanti al Parlamento e ai cittadini dell'uso delle proprie risorse, finanziate con l'esazione di un canone pubblico;
resta di fatto che il livello di predetti compensi, se paragonato al reddito medio di milioni di pensionati e lavoratori dipendenti, non trova alcuna giusta motivazione -:
se non ritenga che i sin troppo elevati compensi corrisposti ai professionisti dello
spettacolo ingaggiati dalla Rai - di cui all'opinione pubblica non è mai dato conoscere la reale entità - siano incongrui sotto il profilo dell'efficienza e dell'economicità della gestione.
(2-00442)
«Di Teodoro, Milioto, Ramponi, Biondi, Bertucci, Rodeghiero, Nicotra, Spina Diana, Daniele Galli, Buontempo, Nespoli, Fiori, Campa, Milanato, Grimaldi, Ferro, Butti, Savo, Milanese, Nuvoli, Fratta Pasini, Filippo Mancuso, Leccisi, Iannuccilli, Santori, Bertolini, Giulio Conti, Villani Miglietta».
(25 luglio 2002)
l'inchiesta che ha condotto Libero, quotidiano d'informazione, sul vergognoso e scandaloso utilizzo delle somme incassate dalla Rai dai canoni televisivi non può lasciare indifferente il Governo;
non a caso il quotidiano Libero ha denominato l'inchiesta: «Le antenne della cuccagna»;
gli italiani hanno appreso da tale inchiesta la vergogna dei mostruosi compensi miliardari elargiti ad artisti e giornalisti;
gli italiani hanno appreso, semplificativamente, che il «compagno Roberto Benigni ha incassato, per la sua esibizione al festival di Sanremo», circa 11.760.000 vecchie lire al minuto, approssimativamente pari a 6 mesi e mezzo di retribuzione di un operaio tessile che lavori 40 ore settimanali;
come se non bastasse, l'informazione alternativa del telegiornale satirico Striscia la notizia ha fatto conoscere agli italiani la ripetitività delle battute di Roberto Benigni, sicché, oltre tutto, il testo era privo di originalità;
gli italiani hanno appreso che altri personaggi dello spettacolo, notoriamente di sinistra, incassano miliardi ... per non svolgere le prestazioni contrattualmente previste!;
l'indignazione è elevata, soprattutto da parte dei lavoratori di tutti gli schieramenti che hanno necessità temporali di decine di generazioni per incassare le somme che molti dei suddetti personaggi incassano con l'esecuzione di un contratto stipulato con la Rai;
appare francamente intollerabile, in uno Stato che conta milioni di poveri e milioni di disoccupati, assistere ad uno spreco tanto incredibile, quanto discutibile sul piano morale;
la Rai non può rivendicare un'autonomia anche oltre i confini della decenza, tenuto conto che si alimenta di denaro pubblico -:
se vi siano strumenti giuridici per far sì che, nel più rigoroso rispetto dell'autonomia gestionale dell'azienda, siano rispettati criteri di economicità nella stipulazione dei contratti con uomini dello spettacolo e giornalisti, i cui corrispettivi, finalmente conosciuti grazie al quotidiano Libero, tanta indignazione stanno sollevando fra i lavoratori italiani. (3-00792)
(13 marzo 2002)
i problemi legati alla televisione di Stato non riguardano soltanto la permanenza
in particolare, gli uomini di spettacolo realizzano cachet assolutamente improponibili per un'azienda, i cui conti, oltre tutto, non evidenziano utili di bilancio;
lo stesso mondo del calcio sta operando una riflessione che riguarda la misura degli ingaggi, delle retribuzioni e dei premi destinati agli assi del pallone;
in particolare, è ancora vivo il ricordo del compenso versato, per la sua presenza al festival di Sanremo, all'attore Roberto Benigni, pari alle retribuzioni nette di qualche decennio di un operaio tessile;
il Governo, dopo aver encomiabilmente risolto il problema, prima morale e poi economico, delle pensioni sociali minime, deve ora, sul versante opposto, cercare di restituire moralità ad un'azienda di Stato, che per troppi anni ha gestito il denaro pubblico gestendo i rapporti contrattuali con una «enclave» di poche decine di professionisti dello spettacolo e del giornalismo, con una disinvoltura che poteva derivare soltanto dalla tacita complicità dell'Esecutivo -:
se, ferma ovviamente restando l'autonomia decisionale del consiglio di amministrazione della Rai, abbia notizia della volontà di quest'ultimo di rivedere radicalmente la misura dei compensi ai personaggi dello spettacolo ed ai personaggi del mondo dell'informazione per le loro prestazioni professionali, eliminando radicalmente in tal modo una delle ragioni della sacrosanta indignazione dei cittadini contribuenti. (3-01242)
(18 luglio 2002)