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PRESIDENTE. L'onorevole Alfonso Gianni ha facoltà di
ALFONSO GIANNI. Ringrazio il Presidente ed il rappresentante del Governo. Noi desideravamo interrogare il ministro dell'interno, ma va benissimo la presenza del ministro per i rapporti con il Parlamento, su un problema che già si è presentato nelle elezioni amministrative, cioè il fatto che molti cittadini smarriscono o non ritrovano la tessera elettorale, e dunque hanno difficoltà per recarsi a votare.
PRESIDENTE. Concluda, onorevole Alfonso Gianni.
ALFONSO GIANNI. ...la scadenza e le modalità del voto.
PRESIDENTE. Il ministro per i rapporti con il Parlamento, onorevole Giovanardi, ha facoltà di
CARLO GIOVANARDI, Ministro per i rapporti con il Parlamento. La ringrazio, signor Presidente. Non vorrei che l'onorevole Alfonso Gianni si abituasse troppo bene, perché non solo il Governo gli dà ragione in aula, ma gli dà ragione anche anticipatamente, come dimostrano le dichiarazioni del ministro dell'interno di ieri riguardo al problema dei certificati elettorali. Il ministro dell'interno, infatti, ha giustamente sottolineato che al fine di garantire l'espressione del voto, che costituisce il fondamento della democrazia, deve essere perseguita ogni iniziativa che faciliti la partecipazione, mentre la tessera elettorale, in sostituzione del vecchio certificato, ha sicuramente contribuito a conseguire un risparmio, ma dal 1999, quando venne approvato tale provvedimento, sono aumentate le difficoltà operative ed organizzative nella gestione del servizio elettorale.
PRESIDENTE. L'onorevole Alfonso Gianni ha facoltà di
ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, ringrazio naturalmente il ministro Giovanardi per la sua cortesia, ma lo assicuro che non corro il rischio di abituarmi, poiché è vero che il ministro Giovanardi ha affermato, due settimane fa, che avevo perfettamente ragione rispetto al titolo sbagliato del referendum, tuttavia, girando l'Italia nel corso della campagna referendaria, riscontro che in molti comuni il titolo del referendum è rimasto ancora lo stesso, vale a dire l'esatto contrario rispetto a quanto vogliono coloro che hanno promosso la consultazione referendaria.
al referendum sull'articolo 18 del 15 e 16 giugno, sono sospettoso sui comportamenti del Governo. Allora, pretendo che il Governo faccia trasmettere gli spot su tutte le reti televisive dicendo agli italiani che bisogna votare ed illustrandone le modalità e pretendo che il titolo del referendum sia esatto; pretendo, in sostanza, che non vi sia alcun buco nero, alcun vuoto nell'esercizio dei diritti democratici. Poi, naturalmente, ognuno voterà come crede, perché questo è il sale della democrazia; tuttavia, l'importante è che il 15 e il 16 giugno si voti, perché da quel voto dipende direttamente la condizione di 3 milioni e mezzo di lavoratori delle piccole imprese.
Giusto ieri, su uno dei massimi giornali italiani, il ministro Pisanu ha dichiarato che il problema esiste, e che forse sarebbe meglio, anche per ricordare ai cittadini le scadenze elettorali, tornare ad inviare i certificati elettorali. Dal momento che il 15 e il 16 giugno gli italiani saranno chiamati ad esprimersi su un referendum decisivo, che riguarda l'estensione della tutela contro i licenziamenti nelle piccole imprese, chiedo se il ministro non intenda inviare i certificati elettorali per ricordare ai cittadini questa consultazione; in mancanza di tempo, se non ritenga opportuno diffondere spot televisivi, così come già è avvenuto per le elezioni amministrative, per ricordare...
Oltre alla preoccupazione espressa dall'onorevole Alfonso Gianni, infatti, vi sono anche difficoltà collegate alla mancata applicazione degli appositi adesivi nel caso dei cambi di sezione nello stesso comune a seguito dell'ultimo censimento della popolazione, nonché l'aumento del numero delle operazioni per la registrazione del voto e per la verifica del numero dei votanti. Vi sono inoltre ulteriori rilievi, che non vanno sottovalutati, evidenziati dal garante per la privacy in merito alla possibilità di rivelare, attraverso il riempimento degli spazi, a quali consultazioni il cittadino ha partecipato, compresi i referendum, per i quali la mancata partecipazione può corrispondere ad una precisa e significativa scelta politica. La tessera elettorale, dunque, è percepita - occorre dirlo chiaramente - come un mezzo meno efficace al fine di richiamare all'elettore la scadenza elettorale ed il proprio diritto-dovere di esprimere democraticamente la propria opzione politica.
Alcuni di tali problemi potranno senz'altro essere risolti in prospettiva, con l'introduzione della carta d'identità elettronica, alla cui attuazione si sta lavorando; nel frattempo, potrebbe essere individuato, ove se ne ravvisasse la necessità, sulla base di un'analisi attenta di tale fenomeno, il ripristino del vecchio certificato elettorale. Tuttavia, siamo nel campo dei diritti soggettivi perfetti e per una loro eventuale modifica è necessario lo strumento normativo, il quale richiede tempi adeguati; pertanto, è possibile provvedere soltanto con una legge del Parlamento.
Per quanto riguarda le prossime consultazioni referendarie del 15 e del 16 giugno, quindi, non potendo intervenire sul certificato, si continuerà nella puntuale opera di informazione dei cittadini, peraltro già in corso, anche attraverso strumenti televisivi.
Allora, dico ai cittadini che se vedono scritto «abrogazione dell'articolo 18», ciò non significa che si propone l'abrogazione dell'articolo 18, ma che, al contrario, si propone l'estensione della tutela contro i licenziamenti anche alle imprese al di sotto dei 16 dipendenti.
Quindi, come vede, ministro Giovanardi, l'aspetto un po' al varco. La sua risposta è stata interessante, ma non completamente soddisfacente. Come diceva un suo vecchio maestro, a pensare male si farà anche peccato, però ci si prende quasi sempre.
Allora, quando il Presidente del Consiglio, a mio avviso irresponsabilmente, nella sua alta funzione, dice agli italiani di non votare in una consultazione elettorale, come ha fatto Berlusconi con riferimento


