Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 315 del 28/5/2003
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(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 2460-B)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Calzolaio. Ne ha facoltà.

VALERIO CALZOLAIO. Signor Presidente, rappresentante del Governo, colleghi, stiamo procedendo all'esame del suddetto disegno di legge di ratifica in terza lettura perché la Camera aveva già approvato il testo ed è stato modificato dal Senato soltanto l'articolo che riguarda la copertura finanziaria, riferendola all'anno in corso, il 2003. L'accordo di cui si parla, fatto a Roma il 7 giugno del 2000 (tre anni fa), è molto importante perché si inserisce nell'ambito della situazione delicata del Medio Oriente, prevedendo la possibilità di una collaborazione interinale culturale, scientifica e tecnologica con l'Organizzazione per la liberazione della Palestina, per conto dell'Autorità nazionale palestinese. Sappiamo che in queste ultime settimane l'OLP e l'ANP stanno rapidamente modificando gli assetti istituzionali legati al Governo del popolo palestinese in quell'area, contrassegnata, purtroppo, da decenni di tensioni, di guerre, di lacerazioni e di conflitti; ancora oggi costituisce il principale luogo di tensione a livello internazionale.
Credo sia molto importante ratificare tale accordo, considerate anche le perplessità sollevate in Commissione da alcuni colleghi in merito alla ratifica stessa ed in aula in sede di discussione sulle linee generali lunedì scorso. È vero: per avere un rapporto con gli organismi costituzionali palestinesi, noi dobbiamo farlo per il tramite dell'OLP. Ciò nasce per la particolare condizione di oppressione di quel popolo che dura oramai da decenni. Non è infatti possibile da decenni avere rapporti, perché ancora non esiste, con lo Stato palestinese. Sarebbe invece più urgente fare in modo che quel popolo abbia propri organismi democratici, istituzioni statuali; una propria realtà che a pieno titolo sia organicamente assimilabile ad uno Stato. Finalmente, nei giorni scorsi, grazie all'iniziativa congiunta svolta dall'Unione europea, dagli Stati Uniti, dall'ONU e dalla Russia, si è riattivato un meccanismo di accordo e di concertazione, quella che sul piano giornalistica è nota come road map, che peraltro costituisce ancora un luogo non certo, considerata la continua presenza di coloni di Israele che rende conflittuale la situazione in quell'area.
È importante che dall'Italia venga un segnale: il presidente Selva, in sede di discussione sulle linee generali, ha ancora una volta riflettuto sulla nostra proposta di inviare una delegazione parlamentare in quell'area. Vorrei ribadire al presidente Selva che noi siamo ampiamente d'accordo sul fatto che l'Italia si muova all'interno dell'Unione europea. Segnalo che nei mesi scorsi una delegazione del Parlamento europeo è stata in quell'area. Tuttavia, una volta costituito il Governo di Abu Mazen, può essere anche utile un'iniziativa del nostro Parlamento, che valorizzi e rafforzi questo nuovo Governo, facendo anche il punto sulla situazione per quanto riguarda i legittimi rappresentanti del popolo palestinese.
È ovvio che questo accordo noi lo abbiamo sottoscritto nel 2000 e vorrei dire che non è utile per il nostro paese continuare a sottolineare le differenze eventuali fra un leader vecchio e riconosciuto come Arafat ed il nuovo Governo. In ogni realtà democratica vi è un'articolazione di posizioni: è come se in Italia si sottolineassero le differenze all'interno del Governo e fra questo e l'opposizione. È ovvio che in una realtà democratica vi sono più posizioni politiche.
Noi siamo interessati ad avere rapporti con l'insieme dei rappresentanti del popolo palestinese nel sottolineare i punti d'unità nell'azione di quei rappresentanti anche nelle relazioni a livello internazionale. Probabilmente, però, dal momento che esiste un nuovo Governo, può essere utile, in raccordo con l'Unione europea,


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che vi sia una missione parlamentare in quell'area; finalmente, la ratifica di questo accordo, che peraltro ha un contenuto economico assai modesto ed un oggetto specifico culturale e tecnologico non riferito all'insieme dei rapporti con l'Autorità palestinese, potrebbe rappresentare un ulteriore segnale di pace e di conciliazione. Credo che anche in Commissione esteri dovremmo nuovamente occuparci del modo attraverso il quale accelerare la ripresa di una trattativa di pace in quell'area (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Di Teodoro. Ne ha facoltà.

ANDREA DI TEODORO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei dichiarare a titolo personale, coerentemente con quanto già fatto in prima lettura, una posizione di astensione su questo disegno di legge di ratifica.
Ritengo infatti che, sebbene siano stati fatti passi in avanti con la costituzione del nuovo Governo e con la nomina del nuovo Premier, Abu Mazen, l'Organizzazione per la liberazione della Palestina non abbia ancora compiutamente fatto i conti con il suo passato e si trovi ancora in una posizione di contiguità non chiarita con frange estreme di natura terroristica.
Credo che il problema non sia quello di discriminare tra posizioni e differenze politiche interne, ma tra chi oggi ancora crede nello strumento della lotta armata per liberare la terra della Palestina dalla presenza degli israeliani e chi, invece, crede sinceramente in un dialogo di pace con lo Stato di Israele. Penso che all'interno del mondo palestinese siano ancora largamente maggioritari coloro che credono nello strumento della lotta armata e ritengo che dare un così ampio credito all'Organizzazione per la liberazione della Palestina - come tradizionalmente nella politica filo-araba dei Governi italiani è sempre stato fatto - ferisca il nostro rapporto con l'unica democrazia esistente in Medio Oriente che è lo Stato di Israele. Per questo motivo, preannuncio l'astensione dal voto.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giovanni Bianchi. Ne ha facoltà.

GIOVANNI DEODATO, Relatore. Signor Presidente, vorrei intervenire...

PRESIDENTE. Onorevole Deodato, parlerete uno per volta.

GIOVANNI DEODATO, Relatore. Sì, ma io sono il relatore!

PRESIDENTE. Allora prego, onorevole.

GIOVANNI DEODATO, Relatore. Signor Presidente, ho fatto presente che avrei dovuto parlare per primo dal momento che sono il relatore di questo provvedimento. Poi, si regoli lei.

PRESIDENTE. Onorevole Deodato, le darò la parola subito dopo l'onorevole Giovanni Bianchi, che dovrebbe essere l'ultimo ad intervenire per dichiarazione di voto.
Prego, onorevole Giovanni Bianchi.

GIOVANNI BIANCHI. La ringrazio, signor Presidente. Abbiamo una road map anche noi, nei nostri lavori...
Intervengo per preannunciare il voto favorevole del mio gruppo e per evidenziare, come è già stato fatto, che il provvedimento in sé è importante - e qui farei una sottolineatura - anche perché si tratta di un provvedimento con il quale il nostro paese e il nostro Governo assumono una visibilità particolare a livello nazionale e, con il massimo spirito bipartisan, io voglio esprimere la nostra soddisfazione in questo senso. È un provvedimento, quindi, che si muove lungo un percorso ovviamente accidentato, come è stato ricordato.
Vorrei però dire a quanti nutrono delle perplessità che l'unica ipotesi possibile - badate bene: condivisa anche dai responsabili israeliani (lo posso dire anche per i colloqui avuti con la comunità italo-israeliana


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di Gerusalemme) - è la prospettiva che vede due popoli, due Stati, per una semplice ragione: la storia ci ha insegnato che le guerre non battono il terrorismo, ma lo suscitano là dove non c'era. La Cecenia è davanti ai nostri occhi, la fase conclusiva della guerra in Bosnia Erzegovina e il crearsi intorno a Itzebegovic di un'armata internazionale di disperati fondamentalisti sono lì a dire la medesima cosa. Quindi, l'unico percorso possibile è quello di riassorbire la spinta del terrorismo all'interno della razionalità dello Stato.
Credo che questo sia il problema che abbiamo di fronte e questo è lo spirito positivo di quella che è stata chiamata la road map. Del resto, la stessa storia di Israele ricorda l'Irgun, l'attentato al King David Hotel e poi un'epopea che ha consentito di costruire lo Stato di Israele, la cui sicurezza e la cui legittimità, ovviamente, non possono essere assolutamente revocate ed è indubbio che, attraverso questo percorso, debbano essere ulteriormente - se è possibile - legittimate. Ebbene, io credo che, in questo senso, vi siano anche figure emblematiche all'interno della stessa storia di Israele - da questo punto di vista, pensate a Menahem Begin - e vi siano pertanto tutte le ragioni per caricare del massimo significato politico questo provvedimento.

GIOVANNI DEODATO, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIOVANNI DEODATO, Relatore. Signor Presidente, naturalmente, come relatore, sono costretto a riprendere alcune argomentazioni. Sarei dovuto intervenire per primo, come avevo indicato, però la parola mi è stata data soltanto adesso.
Innanzitutto, desidero preannunciare il voto favorevole dei deputati del gruppo di Forza Italia. Desidero, inoltre, svolgere due considerazioni. In primo luogo, vorrei aggiungere, a quanto ho dichiarato in precedenza, che il provvedimento è tornato alla Camera dei deputati per la terza lettura, essendo già stato approvato in quest'aula in seguito alle modifiche apportate dal Senato all'articolo riguardante la copertura finanziaria. In quella sede, infatti, sono stati modificati gli anni di imputazione della spesa.
Credo sia opportuno ricordare che si tratta di un accordo interinale di collaborazione culturale, scientifica e tecnologica. Vale la pena di sottolineare anche una novità di questo accordo: si tratta del coordinamento, previsto dall'accordo, con l'Istituto nazionale infortuni sul lavoro che consentirà, quindi, di fornire formazione professionale ed assistenza a strutture palestinesi specializzate nel campo della riabilitazione motoria. Il che è tutto dire, soprattutto - come d'altra parte aveva già osservato anche il sottosegretario Ventucci - in una nazione dove, come vediamo alla televisione, ogni anno e ogni giorno, si verificano eventi che purtroppo creano problemi seri nella popolazione.
In secondo luogo, vorrei ripetere quando è stato ricordato dal presidente Selva in maniera molto chiara. In questo momento, attraverso questo disegno di legge di ratifica, si è inteso lanciare un segnale di forte approvazione su quanto è accaduto, con riferimento all'Autorità nazionale palestinese, con la nomina di un Primo ministro che ha già dimostrato di voler finalmente avviare, in modo concreto, quel percorso di cui, proprio in questi giorni, si è parlato in termini molto forti e anche per l'approvazione di tale percorso da parte del Governo di Israele.
Detto ciò, Presidente, non ho null'altro da aggiungere.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto anche l'onorevole Landi di Chiavenna. Ne ha facoltà.

GIAN PAOLO LANDI di CHIAVENNA. Signor Presidente, colleghi, dal punto di vista squisitamente tecnico, quello al nostro esame è sicuramente un provvedimento auspicabile, poiché va a sancire un accordo di carattere culturale, scientifico e tecnologico. Abbiamo già avuto modo di rilevare, nel corso della discussione sulle


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linee generali, l'aspetto profondamente umanitario di questo provvedimento quando il sottosegretario Ventucci ha ricordato - lo ha ripetuto il collega Deodato - la collaborazione in ordine al grave problema delle protesi ortopediche e dell'opportunità di intervenire dal punto di vista umanitario e della salute.
Tuttavia, esiste un nodo politico su questo provvedimento, già, in qualche modo, evidenziato (il mio intervento va verso valutazioni opposte a quelle espresse dal collega Calzolaio); vorrei portare questo nodo politico all'attenzione dell'Assemblea e del gruppo parlamentare di Alleanza nazionale. Noi, oggi, con questo provvedimento, per quanto sia in terza lettura, di fatto, ratifichiamo un accordo interinale di collaborazione con l'Organizzazione per la liberazione della Palestina che sancisce e ratifica questo accordo in nome e per conto dell'Autorità nazionale palestinese. Tutti sappiamo perfettamente quanto sia importante e strategico ciò che, in questi giorni, sta avvenendo nell'ambito degli accordi e delle trattative della cosiddetta road map, ossia tra il quartetto di nazioni, Israele e l'Autorità nazionale palestinese. Noi tutti auspichiamo che si possa arrivare, anche in tempi brevi, ad un accordo che consenta di definire quel processo di pace che, da troppi anni, attendiamo e che purtroppo ha determinato situazioni drammatiche anche dal punto di vista degli equilibri geopolitici del territorio. Ciò che noi critichiamo e su cui vogliamo portare l'accento della nostra valutazione critica è proprio l'opportunità di legittimare, anche con questo provvedimento, il ruolo dell'Organizzazione per la liberazione della Palestina che, spesso e volentieri, non è in sintonia con le scelte politiche dell'Autorità nazionale palestinese.
Allora, noi abbiamo sostenuto, anche in sede di discussione sulle linee generali, lunedì, che sarebbe stato più opportuno accantonare temporaneamente questo provvedimento per seguire - come noi riteniamo opportuno, anche strategicamente, per il nostro paese - gli sforzi di pace e, quindi, la valorizzazione del Governo di Abu Mazen e dell'Autorità nazionale palestinese. Ma non si dia questa investitura, questa ufficializzazione, anche attraverso questo provvedimento, all'Organizzazione per la liberazione della Palestina, al cui interno esistono ancora sacche radicali di movimenti che intendono contrastare il processo di pace!
Dunque, noi non critichiamo il provvedimento nel merito: critichiamo - politicamente - la scelta di voler continuare a legittimare l'Organizzazione per la liberazione della Palestina, la quale, a nostro avviso, è cosa diversa dall'Autorità nazionale palestinese. Ben vengano tutti gli accordi; ben venga il processo di pacificazione; ma ciò avvenga nei confronti dell'istituzione territoriale legittimata a definire questi accordi, che non può essere altri che l'Autorità nazionale palestinese. Al contrario, la legittimazione dell'Organizzazione per la liberazione della Palestina lascia molto perplessi.
A titolo personale, quindi, non posso che ribadire quanto ho già detto: mi asterrò dal voto.

GUSTAVO SELVA, Presidente della III Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GUSTAVO SELVA, Presidente della III Commissione. Onorevole Presidente, obiettivamente, questo dibattito si è caricato di argomenti che - devo dirlo - con il merito del provvedimento non hanno molto a che vedere.
Personalmente, ritengo opportuno votare a favore del provvedimento. Credo sia anche necessario valutare il problema, sollevato dall'onorevole Calzolaio, relativo al ruolo del Parlamento in modo particolare, nel conflitto israelo-palestinese. È vero che, in linea di principio, mi sono dichiarato favorevole ad una quarta missione della Commissione affari esteri (le tre precedenti sono state guidate tutte dal presidente); però, ritengo anche che, in questo momento, onorevole Calzolaio, il nostro contributo, il contributo che l'Italia può dare, che il Governo italiano può


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dare, si debba svolgere a livello europeo. Del quartetto fanno parte l'Organizzazione delle Nazioni Unite, la Russia, gli Stati Uniti d'America e l'Unione europea. Solitarie missioni, in questo momento, da parte del Parlamento e - se mi è consentito uscire dai limiti delle mie competenze - del Governo, a me sembrano attenere ai rapporti bilaterali, ma non costituire un contributo specifico per la road map. In questo, dobbiamo essere realisti. So che non solo l'onorevole Calzolaio, ma anche gli onorevoli Spini e Ruzzante mi hanno rivolto questa sollecitazione, ma credo che la Presidenza di turno del prossimo semestre conferirà al Presidente Berlusconi, al ministro degli esteri Frattini e, se volete, anche al sottoscritto ed alla Commissione che rappresento, il ruolo, ancora più importante e specifico, di operare in seno all'Unione europea.
L'onorevole Landi di Chiavenna ha indubbiamente ragione quando pone una distinzione tra l'Organizzazione per la liberazione della Palestina ed il Governo del primo ministro Abu Mazen. La distinzione non è causidica, ma importante: il nostro rapporto con l'Organizzazione per la liberazione della Palestina non implica che ne sposiamo tutte le cause, tanto meno quella dell'utilità del terrorismo! Ha ragione l'onorevole Di Teodoro quando, mettendo a confronto due sistemi politici, rileva che, da una parte, anche in questi giorni, c'è la libertà di dissentire nel modo più aperto e più franco, com'è avvenuto al Knesset, mentre, dall'altra parte, dalla parte dei terroristi, della Jihad, non c'è stata una sconfessione così precisa e così chiara come quella che noi desidereremmo.
Non sta a noi naturalmente, né in questa sede né in qualsiasi altra sede, interferire negli affari interni dell'Autorità nazionale palestinese, ma non c'è dubbio che esistano in questo momento delle preoccupazioni sulle differenti finalità di Abu Mazen e di Arafat.
Quindi, noi dobbiamo rafforzare tutto ciò che va nella direzione di uno sviluppo positivo dell'opera del quartetto, ma dobbiamo anche stare attenti che non sia una presa in giro ciò che viene promesso in ordine alla lotta che deve essere fatta per far terminare il terrorismo.
Quindi, è utile che in questa sede si sia allargato molto il discorso, in modo che ognuno di noi prenda delle posizioni ben precise e ben chiare, ma il ruolo dell'Italia in questo momento è teso a riconoscere i due obiettivi fondamentali, che sono sempre stati caratteristici della nostra linea politica: la garanzia di confini allo Stato di Israele, che - va sottolineato - è l'unica democrazia parlamentare della zona, e l'istituzione di uno Stato autonomo palestinese, che noi vogliamo avviato alla collaborazione democratica con lo Stato di Israele, per stabilire lì un'area di pace.
È noto agli onorevoli colleghi dell'opposizione che chi ha fatto una proposta concreta, che va sotto il nome mitico e storico di piano Marshall, è stato il Governo Berlusconi, sono stati i ministri del Governo Berlusconi, il Vicepresidente del Consiglio Fini, anche a livello di Convenzione europea. Quindi, mi sembra che questa sia un'operazione che va vista nello spirito dell'Unione europea; ecco la ragione per la quale, ripeto, una nostra missione in questo momento mi sembrerebbe quasi un qualcosa che si aggiunge, che non porta sicuramente contributi efficaci e reali (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Raisi. Ne ha facoltà.

ENZO RAISI. Signor Presidente, colleghi, intervengo molto velocemente a titolo personale per annunciare il voto contrario su questo disegno di legge di ratifica. Trovo, infatti, quanto meno anomalo che ci sia un accordo con una organizzazione politica e non con un'autorità legittimamente eletta, nonostante questa organizzazione politica abbia ricevuto la delega. Trovo peraltro giuste le rimostranze fatte dal collega di Forza Italia che mi ha preceduto in ordine ai conti con la storia che deve fare l'OLP, ma, soprattutto, in ordine ai conti pubblici che l'OLP dovrebbe


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in modo trasparente fornire a chi gli dà i soldi.
Credo che uno dei grandi motivi di disaccordo in questo momento, non solamente tra gli Stati, ma anche nell'ambito delle relazioni interne in Palestina, sia proprio la mancanza di trasparenza dei conti pubblici dell'OLP, che riceve finanziamenti da tutto il mondo e che non dichiara come questi finanziamenti vengono effettivamente spesi. Credo vi sia, oltre che una anomalia, anche una mancanza di giustificazione politica su questa scelta, per cui annuncio il voto contrario.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mantovani. Ne ha facoltà.

RAMON MANTOVANI. Signor Presidente, intanto vorrei dire che sulla questione dell'opportunità o meno di una missione della Camera dei deputati o della Commissione esteri discuteremo nella sede opportuna, onorevole Selva. Penso che ci sarà una riunione dell'Ufficio di Presidenza della Commissione esteri nella quale affronteremo questo tema. Tengo a precisare che, per quanto ne sappia io, la Presidenza italiana dell'Unione europea non determinerà, come non ha determinato in passato, alcun compito particolare per il Presidente della Commissione esteri, né per la Commissione esteri, e spero che si mantenga sempre aperta una dialettica tra la Commissione esteri ed il Governo, tra il Parlamento ed il Governo, almeno fino a che saremo in una Repubblica parlamentare e non entreremo in una monarchia o in un'altra forma di organizzazione dello Stato.
Dico agli onorevoli Landi di Chiavenna, Raisi e Di Teodoro che io sono un deputato che ha più volte impugnato ratifiche per porre dei problemi politici e, pertanto, rispetto totalmente e pienamente questa pratica. Tuttavia, a mio avviso, sarebbe bene dichiarare fino in fondo le proprie posizioni.
Gli accordi con l'Organizzazione per la liberazione della Palestina sono una tradizione della politica estera italiana condivisa unanimemente da questo Parlamento per almeno due decenni; nella politica estera italiana, se si è avuto un punto sul quale si è registrato, fin dalla metà degli anni settanta e per tutti gli anni ottanta e gli anni novanta, un atteggiamento, che oggi voi chiamereste realmente bipartisan, è stato quello tenuto dal Governo e dal Parlamento italiano nei confronti dell'Organizzazione per la liberazione della Palestina, la quale è riconosciuta con lo status diplomatico anche se non con lo stesso status di uno Stato sovrano. Ciò ha permesso al nostro paese di contribuire a sviluppare il dialogo, sfociato poi negli anni novanta nel processo di pace.
Desidero ricordare all'onorevole Di Teodoro che questo processo di pace è stato interrotto per una precisa scelta del Governo Sharon; inoltre, se in quelle terre c'è qualche terrorista che ha vinto la sua battaglia e cioè che ha raggiunto pienamente i propri obiettivi, è sicuramente quello che ha ucciso Rabin; difatti, Rabin fu ucciso da estremisti di destra israeliani affinché si interrompesse definitivamente il processo di pace.
Capisco i colleghi che impugnano questo disegno di legge di ratifica, che io considererei quasi un atto dovuto, per sottoporre all'Assemblea un problema politico; allora, se è così, si ponga veramente fino in fondo il problema politico! Dicano questi colleghi, o alcuni gruppi parlamentari, che non sono d'accordo con la politica italiana degli ultimi venticinque anni di contributo al processo di pace, e dicano anche che non ci debba essere un processo di pace, così come che il popolo palestinese non ha diritto ad uno Stato e che Israele, in violazione di tutte le risoluzioni delle Nazioni Unite, ha occupato territori che non gli appartengono ed ha effettuato rappresaglie contro le popolazioni civili. Hanno ragione di farlo! Lo dicano se ne hanno il coraggio, ma non facciano operazioni di basso cabotaggio tentando di insinuare in quest'aula dubbi sulla legittimità o meno di questo provvedimento il quale, lo ripeto per l'ennesima volta, scaturisce da una delle poche cose condivise


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della politica estera del nostro paese. Spero che questi colleghi rimangano in estrema minoranza (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Polledri. Ne ha facoltà.

MASSIMO POLLEDRI. Signor Presidente, intervengo a titolo personale per annunciare la mia astensione dal voto su questo provvedimento come effetto di una mia valutazione politica. Se è vero, infatti, che da due decenni esiste una politica italiana di riconoscimento dell'Organizzazione per la liberazione della Palestina, altrettanto vero è che deve esistere anche una politica di censura politica per errori che sono stati commessi nel corso di questo processo di pace da parte del leader Arafat. Mi riferisco al mancato riconoscimento dello Stato di Israele fino al 1980, e non si può negare che nel corso dell'Intifada vengono mandati avanti i bambini e i minorenni esponendoli, qualche volta, anche al rischio della morte; inoltre, è stato un grave errore rifiutare il processo di pace di Camp David.
Per questo motivi, non posso che astenermi dal voto su questo provvedimento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.

MARCO BOATO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor rappresentante del Governo, sebbene vi sia in queste circostanze in Assemblea una certa inevitabile distrazione, tuttavia desidero attirare l'attenzione su ciò che sta avvenendo in questo momento. Stiamo esaminando (e penso che, a larghissima maggioranza, questa Assemblea esprimerà il suo voto favorevole e ciò avverrà sia da parte del centrodestra sia da parte del centrosinistra e di Rifondazione comunista) un disegno di legge di ratifica e di esecuzione di un accordo tra la Repubblica italiana e l'Organizzazione per la liberazione della Palestina per conto dell'Autorità nazionale palestinese.
Questo disegno di legge reca le seguenti firme: Berlusconi, Scajola (che all'epoca era ministro dell'interno), Castelli, Tremonti, Marzano, Sirchia, Moratti, Urbani, Gasparri, Stanca. Pressoché metà del Governo italiano, a cominciare dal Presidente del Consiglio, ha presentato al Parlamento un disegno di legge di ratifica. La materia di questo disegno di legge concerne un Accordo fra il Governo della Repubblica italiana e l'Autorità nazionale palestinese, i quali sono desiderosi di rafforzare i legami di amicizia e di promuovere la reciproca comprensione e conoscenza attraverso lo sviluppo delle relazioni culturali, scientifiche e tecnologiche e, sulla base di ciò, le due parti (ossia la Repubblica italiana e l'Autorità nazionale palestinese) hanno convenuto quanto segue. Si tratta di 23 articoli e, ovviamente, non li citerò tutti. L'articolo 1 stabilisce che il presente Accordo ha lo scopo di promuovere e realizzare attività che favoriscano la conoscenza reciproca dei rispettivi patrimoni culturali e scientifici e che stimolino la cooperazione culturale, scientifica, tecnologica ed artistica.
L'articolo 2 riguarda lo sviluppo della collaborazione accademica e l'articolo 3, in particolare, concerne la cooperazione nel settore universitario. L'articolo 4 riguarda lo scambio di documentazione ed esperti per lo studio comparato dei rispettivi sistemi universitari; l'articolo 5 attiene alla collaborazione nel campo dell'istruzione; l'articolo 6 concerne l'insegnamento della lingua e della cultura di entrambe le parti e l'articolo 7 riguarda il rapporto fra le istituzioni culturali. L'articolo 8 riguarda le borse di studio per studenti universitari e laureati mentre l'articolo 9 concerne la collaborazione nei settori della musica, della danza, delle arti visive, del teatro e del cinema, nonché la collaborazione nel campo del restauro dei beni culturali e ambientali. L'articolo 10 attiene al campo editoriale e l'articolo 11 concerne gli archivi e le biblioteche. L'articolo 12 riguarda la collaborazione in campo archeologico e l'articolo 13 concerne la lotta contro il traffico illegale di opere d'arte e beni culturali. L'articolo 14 attiene


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allo scambio di informazioni ed esperienze nei settori dello sport e della gioventù e l'articolo 15 riguarda i contatti e la collaborazione tra i rispettivi organismi radiotelevisivi. L'articolo 16 riguarda i progetti nel quadro della partnership Euro-mediterranea mentre l'articolo 17 concerne le attività culturali rivolte ad intensificare la lotta contro il razzismo e l'intolleranza ed a rafforzare la tutela dei diritti dell'uomo. L'articolo 18 riguarda la promozione della cooperazione scientifica e tecnologica e l'articolo 19 concerne la formazione e l'assistenza nel campo della riabilitazione in generale e, in particolare, nel settore della costruzione e applicazione delle protesi con il relativo addestramento.
Non cito gli altri articoli che riguardano le procedure per realizzare tale accordo. Questo è il disegno di legge che il Governo Berlusconi, con i ministri che ho menzionato in precedenza, meritoriamente ha presentato al Parlamento.
Abbiamo ascoltato poco fa i colleghi Calzolaio, Giovanni Bianchi e Mantovani parlare a favore della ratifica di questo disegno di legge e - lo ripeto - non ho dubbi che anche la stragrande maggioranza del centrodestra esprimerà un voto favorevole. Tuttavia, abbiamo sentito rappresentanti di Forza Italia, di Alleanza nazionale, della Lega nord Padania (escludo, fortunatamente e meritatamente, l'Unione dei democratici cristiani e dei democratici di centro), ossia di tre su quattro dei gruppi che appartengono alla maggioranza preannunciare un voto di astensione o, nel caso di Alleanza nazionale, addirittura un voto contrario.
Ebbene, credo che, nonostante la disattenzione che vi è stata con riferimento a questo dibattito tuttavia così ampio, sia da sottolineare questa singolare anomalia.
Ho riportato intenzionalmente i contenuti di questo accordo. Credo sia imminente la partenza del Presidente del Consiglio - tra poche settimane Presidente di turno del Consiglio europeo - per un viaggio in Medio Oriente e in quest'aula sentiamo riserve su un accordo di questo genere espresse, sia pure a titolo personale, esclusivamente da esponenti dei gruppi di maggioranza.
Signor rappresentante del Governo, credo, anche se lei è silenzioso, che abbia avvertito un certo disagio e l'anomalia politica, istituzionale e culturale di ciò che sta avvenendo. È questa la ragione del mio intervento, che altrimenti non avrei fatto: volevo sottolineare tutto ciò e ho cercato di farlo pacatamente, ma anche con un forte disappunto politico.
In ogni caso, annuncio il voto favorevole dei Verdi al disegno di legge Berlusconi che l'Assemblea si accinge a votare (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Innocenti. Ne ha facoltà.

RENZO INNOCENTI. Signor Presidente, il dibattito, come ricordava il collega Boato poco fa, ha messo in luce un'anomalia che si evidenzia con prese di distanza da parte di autorevoli rappresentanti della maggioranza rispetto al pronunciamento che il Governo ha fatto in merito alla ratifica dell'accordo internazionale con l'Organizzazione per la liberazione della Palestina per conto dell'Autorità nazionale palestinese.
Anche il nostro gruppo vive con disagio le osservazioni, le contrarietà e le perplessità sollevate dai vari colleghi della maggioranza in ordine all'opportunità ed al merito del disegno di legge in esame. Francamente - scusatemi colleghi -, ci vedo una dose di strumentalità: forse si ha in mente altra finalità o si vogliono dare assicurazioni di un rafforzamento in un campo diverso da quello trattato dal provvedimento in esame? Non è il modo migliore per cercare di superare, anche se vi fossero, tali problemi.
Credo che il modo migliore sia quello di avere, come Parlamento, un'autonomia decisionale rispetto ad un atto che consideriamo importantissimo e che contribuisce ad un clima di distensione. Oggi, lo facciamo nei confronti dell'Autorità nazionale


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palestinese, così come altre volte lo abbiamo fatto nei confronti dello Stato di Israele. Infatti, la nostra posizione è sempre stata di grande equilibrio - non equidistanza - rispetto agli interventi che rafforzano l'area culturale, tecnica e scientifica di quel territorio martoriato e pieno di tragedie quotidiane, a cui molte volte abbiamo assistito passivamente, anche in modo ipocrita. Credo sia il modo migliore per cercare di contribuire, come Parlamento, a creare quel clima necessario a porre le condizioni che sembrano timidamente riaprirsi in queste ore, seppure all'interno di contraddizioni e difficoltà.
Ecco per quale motivo mi auguro che il Governo confermi la propria posizione favorevole alla ratifica di tale accordo e che si possa oggi giungere al termine di un percorso che da troppo tempo aspetta di vedere una compiutezza. Spero che il voto che tra poco esprimeremo serva a dare un'indicazione precisa per quanto riguarda il nostro sforzo nei confronti della pace e della convivenza civile all'interno di quell'area mediorientale (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Armani, al quale ricordo che ha un minuto a disposizione. Ne ha facoltà.

PIETRO ARMANI. Annuncio, signor Presidente, a titolo personale la mia astensione su questo disegno di legge di ratifica. Il collega Boato ha elencato sia le firme autorevolissime di Governo, che accompagnano questo provvedimento, sia i contenuti del provvedimento medesimo. Personalmente non metto in discussione né le une, né gli altri, ma semplicemente ritengo vi sia un problema di opportunità politica.
Nel momento in cui sembra si comincino ad intravedere timidi indizi di sblocco di una situazione purtroppo pluridecennale e drammatica, come quella del conflitto israelo-palestinese, ritengo che l'Italia possa (come in tanti altri casi) mettere in stand-by un provvedimento di questo tipo - senza mettere in discussione la ratifica in quanto tale -, in attesa che la situazione si chiarisca. Ciò in quanto dare il segnale di una propensione verso una delle due contrapposte posizioni potrebbe essere uno sbaglio dal punto di vista della diplomazia e dell'opportunità politica, anche alla luce della vigilia del nostro semestre di Presidenza europea. Per questi motivi, quindi, mi asterrò nella votazione finale di questo provvedimento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cima, alla quale ricordo che ha un minuto di tempo a disposizione. Ne ha facoltà.

LAURA CIMA. Vorrei rafforzare, signor Presidente, tutte le considerazioni svolte dal presidente di gruppo, onorevole Boato, e dal collega Innocenti, ricordando che è stato il Presidente Berlusconi a sostenere da sempre che bisognava fare un Piano Marshall, addirittura, per la Palestina e che, sempre il Presidente Berlusconi, oggi e domani chiuderà i lavori di un convegno organizzato dal Ministero degli affari esteri relativo al futuro palestinese, in cui ad esempio vi è la presentazione di uno schema globale per lo sviluppo della Palestina (quindi con un impegno che, evidentemente, segue questo della ratifica).
Trovo, quindi, assolutamente incoerenti, assurdi ed anche disinformati i colleghi che si astengono con le motivazioni che hanno espresso in quest'aula. Forse farebbero meglio ad informarsi di più sulla politica del Governo, al quale appartengono come maggioranza politica. Invito, pertanto, tutti i colleghi all'approvazione di questo disegno di legge di ratifica (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rivolta. Ne ha facoltà.

DARIO RIVOLTA. Vorrei, signor Presidente, tranquillizzare i colleghi Boato, Innocenti e Cima per il loro disagio. Se non li conoscessi personalmente, sarei portato a ritenere che il loro disagio davanti


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all'espressione, a titolo personale, di posizioni diverse sia dovuto ad una mancanza di abitudine al rispetto delle sfumature di pensiero che si concretizzano, a volte, anche in espressioni di voto differenti dal gruppo, ma, conoscendoli, so che così non è. Allora devo solo pensare che da parte loro vi sia la volontà di strumentalizzare delle posizioni politiche, che noi riconosciamo come valide e come legittime e che sono dovute o a sensibilità particolari che sfuggono alla valutazione politica della maggior parte del gruppo o - come ha lasciato trapelare l'ipotesi della collega Cima - ad un non adeguato aggiornamento, da parte di qualcuno, sulle analisi politiche della situazione.
Tranquillizzo, comunque, i colleghi che la volontà di questa maggioranza è una volontà precisa, raffigurata esattamente nell'azione - sottolineata anche dai colleghi di centrosinistra - attiva e positiva del Governo. L'Italia - questo Governo in modo particolare - vuole contribuire in maniera importante alla soluzione del problema israelo-palestinese e tutti siamo consapevoli che in questo momento, anche dopo fatti importanti avvenuti in quell'area, dopo decisioni importanti assunte sia da una parte sia dall'altra e dopo (lo sottolineo) la nomina del nuovo primo ministro all'interno dell'Autorità nazionale palestinese, un atto come questo - che comunque avremmo adottato, all'interno di una linea politica che condividiamo - assume una valenza ancora maggiore.
Questa maggioranza sa che cosa va fatto, mantiene l'equilibrio e voterà per l'approvazione di questo provvedimento, nonostante qualcuno, a titolo personale, legittimamente, possa dissentire (con vostra sorpresa). Se non avesse voluto farlo, sarebbe stato facile non fare arrivare neanche in aula questo provvedimento.
Quindi, colleghi, mettete pure da parte il vostro disagio - non ce n'è motivo - e fate un altro sforzo: cercate di non strumentalizzare inutilmente scelte legittime, anche se non condivise da gran parte di questa maggioranza (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Malgieri, al quale ricordo che ha a disposizione un minuto. Ne ha facoltà.

GENNARO MALGIERI. Signor Presidente, dal momento che alcuni colleghi della Casa delle libertà hanno legittimamente dichiarato la propria astensione su questo provvedimento, sento il dovere di ribadire, anche a nome della stragrande maggioranza dei colleghi di Alleanza nazionale, che questo disegno di legge è condiviso dal mio gruppo, che si è già espresso favorevolmente in Commissione.
Ricordo che tale provvedimento è stato voluto, con una sorta di accelerazione, dal Governo Berlusconi, proprio al fine di contribuire alla distensione dei rapporti con un'organizzazione che rappresenta l'Autorità nazionale palestinese, dunque uno Stato. E, fedeli all'impostazione che, da sempre, abbiamo sostenuto, vale a dire quella del riconoscimento di due popoli e di due Stati, riteniamo che questo accordo di cooperazione culturale e scientifica possa contribuire a distendere i rapporti in quell'area.
Ecco perché teniamo particolarmente all'approvazione di tale disegno di legge che, com'è stato rilevato da qualche collega della sinistra, costituisce uno dei modi per cercare di riaffermare linee di tendenza condivise in questo Parlamento che, purtroppo, in altri momenti importanti della nostra vita politica degli ultimi mesi, non è stato possibile condividere.
Quindi, approfitterei di questo provvedimento per cercare di ristabilire quella linea di tendenza di valori condivisi in politica estera, al fine di fornire un segnale quanto più unitario possibile verso la soluzione - sia pure modesta da parte nostra - di un problema gravissimo, quale quello che viviamo giorno per giorno e che quotidianamente ci propone tragedie che passano sotto i nostri occhi quasi indifferenti.
Per tale motivo invito la Casa delle libertà ad esprimere compattamente un voto favorevole su questo provvedimento, fermo restando che ciascuno può nutrire


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le perplessità che vuole ed astenersi (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.

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