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PRESIDENTE. Passiamo le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giovanni Bianchi. Ne ha facoltà.
GIOVANNI BIANCHI. Signor Presidente, anche in questo caso preannuncio il voto favorevole del gruppo della Margherita democrazia e libertà.
L'Albania veniva pensata a livello internazionale come situata in un'area di influenza italiana e una sorta di divisione del lavoro e dell'attenzione ci ha sempre assegnato un posto di ragguardevole responsabilità in direzione di questo Stato.
Si tratta di uno Stato che sta attraversando un periodo definito di infinita transizione che ha visto non soltanto momenti di grave decadenza, ma anche - addirittura - momenti in cui vi è stata la chiusura di interi comparti produttivi sia per quel che riguarda l'agricoltura sia per quel che il paese è riuscito a costruire a livello industriale.
Nei confronti dell'agricoltura di questo paese venne perseguita un'opera probabilmente mai pensata nei confronti di nessun altro paese, che costrinse l'Albania ad importare il 60 per cento dei prodotti alimentari relativi al suo fabbisogno.
Andò, inoltre, distrutta l'industria del rame (l'Albania ne era il secondo paese produttore ed esportatore). Sebbene il paese sia notoriamente ricco di risorse idriche, il settore elettrico non era in grado di soddisfare le esigenze nazionali.
Vorrei concludere con una rovinografia facente parte di un percorso molto accidentato che ho avuto occasione di verificare sul posto più volte, cercando anche di coinvolgere alcune istituzioni italiane, le regioni, ad esempio per quanto riguarda i percorsi di formazione professionale da porre in essere sul territorio albanese, considerato il flusso di immigrazione che attraversava l'Adriatico per giungere fino a noi. Con questo accordo di cooperazione e mutua assistenza amministrativa in materia doganale, firmato a Tirana il 12 marzo 1998, i Governi italiano ed albanese si impegnano a fornirsi, sia su richiesta sia spontaneamente, reciproca assistenza e cooperazione tramite le rispettive amministrazioni doganali.
Credo che non vi sia necessità di ulteriori delucidazioni; tutti sono a conoscenza, attraverso le cronache, dei problemi di comunicazione - chiamiamoli così - tra l'Italia e l'Albania. Questo è un modo per regolare il traffico, per incentivare i rapporti e per far sì che la transizione infinita abbia un termine e si svolga più razionalmente e più rapidamente possibile.
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